Rifugiati, protezione sussidiaria e diritti

Viene considerata “persona ammissibile alla protezione sussidiaria il cittadino di un Paese terzo o apolide che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno” come definito dall’articolo 15 e che non sia portatore dei motivi di esclusione previsti all’art. 17 (crimini contro la pace, di guerra, contro l’umanità, reati gravi, pericolo per la comunità o la sicurezza ecc.).
Sono considerati dalla Direttiva danni gravi (art.15):
a) la condanna a morte o all’esecuzione;
b) la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente nel suo Paese di origine (o di dimora abituale);
c) la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.
Il permesso di soggiorno è della durata di cinque anni, ed è rinnovabile alla scadenza, “previa verifica della permanenza delle condizioni che hanno consentito il riconoscimento della protezione sussidiaria” (art. 23). Ciò implica di fatto un nuovo, seppur limitato, esame della situazione del richiedente il rinnovo da parte della Commissione circa il permanere delle condizioni che hanno determinato il rilascio dello status.

I diritti

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-Unità familiare
Il beneficiario di protezione sussidiaria ha diritto al ricongiungimento familiare alle medesime condizioni previste per il rifugiato.
-Assistenza sanitaria
I titolari dello status di protezione sussidiaria, al pari dei rifugiati, hanno diritto al medesimo trattamento riconosciuto al cittadino
italiano in materia di assistenza sociale e sanitaria.
-L’accesso al lavoro
I diritti dei beneficiari della protezione sussidiaria sono equiparati a quelli dei rifugiati, inoltre il d. lgs n.18/2014 ha riconosciuto ai
beneficiari della protezione sussidiaria anche il diritto all’accesso al pubblico impiego, precedentemente interdetto.
-L’accesso all’alloggio
L’accesso ai benefici relativi all’alloggio è consentito ai titolari di protezione sussidiaria in condizioni di parità con i cittadini italiani
(art.40, comma 6, d.lgs 25 luglio 1998,
n. 286).

Tratto dal
Manuale operativo richiedenti/titolari di protezione internazionale e vittime di tratta – 2015