Risposte ai TdG sul nome di Dio, sulla Madonna e altre questioni di fede

I Testimoni di Geova, la Sacra Scrittura e i T.d.G Per la nostra riflessione useremo i libri seguenti:  Mons. Lorenzo Minuti, Presidente nazionale del GRIS “I testimoni di Geova non hanno la Bibbia” – ed. Coletti a San Pietro Roma 1992 e Giuseppe Crocetti “I testimoni di Geova” – ed. Ancora Milano 1986.

Molti sapranno che i TdG affermano che la Bibbia è la base di tutte le loro dottrine, invece la Bibbia che loro utilizzano e che è intitolata “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture”, è alterata e ciò risulta per loro stessa ammissione. Infatti, nella prefazione dell’edizione italiana dal 1967 si legge che sono state inserite nel testo sacro “molte espressioni” che nella precedente edizione in inglese in sei volumi erano semplici note al testo. Ora come si fa a sapere quali espressioni sono quelle ispirate da Dio e quali invece sono semplici parole umane, visto che quasi mai c’è una veste tipografica che possa far comprendere la distinzione? Inoltre la Bibbia geovista tralascia 7 libri dell’Antico Testamento. Tobia, Giuditta, Sapienza, Siracide o Ecclesiastico, Baruc, 1 e 2 Maccabei adducendo come motivo che sono giunti a noi in lingua greca e non in aramaico o ebraico. Sta di fatto che, a partire dalla fine del secolo scorso e soprattutto con le scoperte di Masada nel 1964, sono stati ritrovati dei manoscritti del libro del Siracide in lingua ebraica. Ciò dimostra come tale libro venisse usato abitualmente nelle sinagoghe e che quindi non può essere considerato meno importante degli altri 39. La Chiesa cattolica ha sempre considerato questi libri come ispirati da Dio fin dai primissimi secoli. Numerosi sono gli esempi di passi biblici erroneamente tradotti.

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Vediamo qualche esempio. Il noto passo di Mt.26,26.2  ” Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo” che i TdG traducono : ” Prendete e mangiate, questo significa il mio corpo”. Ora il verbo greco usato da Matteo è appunto il verbo essere e lo riconoscono essi stessi in una nota al testo biblico, tuttavia traducono in modo errato perché partono dall’idea che nell’ Eucarestia non ci sia il vero corpo e il vero sangue di Cristo. Il brano di Col 2,9 : ” E’ in Cristo che abita corporalmente  tutta la pienezza della divinità” poiché dimostra che Cristo è Dio e i TdG non credono a questa realtà, viene da loro tradotto: “perché  in lui dimora corporalmente tutta la pienezza della qualità divina”. I TdG non tengono conto dei generi letterari nei libri della Bibbia, non tengono conte del contesto e qualche volta anche del testo, in definitiva offrono una traduzione della Bibbia viziata in punti fondamentali. La rivista dei Gesuiti “Civiltà Cattolica” (1984, I, p.317) conteneva questa precisa conclusione: ” Questa manipolazione della parola di dio è un fatto molto grave, perché fa dubitare dell’onestà del gruppo dirigente dei TdG, responsabile della traduzione della Bibbia”.

I TdG , a differenza di tutte le altre confessioni cristiane – cattolica, protestante, ortodossa -, non hanno accettato la traduzione interconfessionale proprio perché  partono da alcuni presupposti dottrinali e adattano il testo biblico ad essi.   Il nome di Dio Per i TdG risulta addirittura indispensabile conoscere il nome di Dio e usarlo per poter entrare in familiarità con Lui, altrimenti Dio non ci ascolterebbe. Cerchiamo di vedere come stanno le cose. In Es.3,14 troviamo questa risposta che Dio diede a Mosé che gli chiedeva come rispondere agli Ebrei che lo interrogavano su chi fosse colui che lo mandava: ” Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi”. Questa espressione in lingua ebraica è rappresentata da quattro consonanti, in quanto gli Ebrei non usavano scrivere le vocali. Con il passare del tempo tale espressione, denominata tetragramma (=quattro lettere) sacro, non veniva nemmeno più pronunciata proprio per indicare il massimo rispetto che avevano per essa e si usava in sua sostituzione il termine “Edonah” ( o “Adonai”) che significa “Signore”. I Masoreti , quando nel VI-VIII sec. d.C. inserirono le vocali nel testo ebraico consonantico,  rimasero perplessi su quali vocali inserire nel tetragramma sacro in quanto da oltre  mille anni nessuno più pronunciava il nome divino. Decisero allora di inserire tra le quattro consonanti del tetragramma sacro, che  nel nostro alfabeto sono Y,H,W,H, le vocali della parola Edonah (=Signore), parola che tutti gli Ebrei avevano pronunciato ogni volta che incontravano il tetragramma sacro. Ciò lo conferma la stessa antichissima traduzione rabbinica in greco dell’Antico Testamento detta dei LXX. Con tale inserimento di vocali si formò quindi la parola YeHoWaH, da cui la riduzione italiana Geova. Come è facile capire questa è dunque una parola ibrida, formata dalle consonanti di una parola e dalle vocali di un’ altra e pertanto non può essere considerata la corretta pronuncia del nome divino. E’ vero che i cristiani, sia cattolici che protestanti l’hanno usata e talvolta posta anche nelle loro chiese per secoli, ma soltanto perché essa proveniva dal testo masoretico in uso presso gli Ebrei e quindi era considerata corretta. All’inizio del nostro secolo, però, gli studi biblici hanno documentato, che la corretta pronunzia del nome di Dio non può essere “Geova” e che anzi la pronuncia più probabile, se non proprio quella certa, è “Jahvé”. La pronuncia, documentata dei Samaritani era “Jabè”, molto simile a “Jahvé”.   Queste cose le sanno bene gli stessi TdG, infatti a pag.7 del fascicolo “Il nome divino che durerà per sempre” hanno scritto: “. a dire la verità nessuno sa con certezza come si pronunciasse in origine il nome di Dio”.

In realtà il Corpo Direttivo dei TdG( l’organismo che dirige i TdG a livello mondiale e del quale parleremo in una prossima scheda ) usa il nome Geova come mezzo di pressione, in quanto chi non lo usa non può entrare in rapporto personale con Dio. La Sacra Scrittura, invece, ci ripete che Gesù ci ha insegnato a chiamare Dio semplicemente “Padre” (cfr. Mt 5,48; 5,16.45; 11,25s; Lc 23,46 etc.). Certamente Gesù non può aver fatto questo casualmente, così come l’evangelista Marco ha riferito la parola “Abbà” (= Padre, papà) udita dalle labbra di Cristo. La chiesa apostolica usa un solo nome semitico per indicare  Dio e cioè “Abbà”(cfr. Gal 4,6; Rm8,15). Questa novità nel chiamare Dio con il nome di “Padre” è molto importante per il cristianesimo: infatti Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, ci unisce intimamente a sé in modo che noi, uniti a lui e sotto l’azione dello Spirito Santo, ci rivolgiamo a Dio chiamandolo Abbà, Padre.

C’è, ancora, un’ulteriore motivo di riflessione: il Nuovo Testamento usa più di 100 volte la parola “nome” a proposito di Gesù. Già il solo numero sta a significare l’importanza di questo nome divino. Gli Atti degli Apostoli presentano una vera e propria teologia del nome di Gesù (cfr. At 3,6; 3,16; 4,7; 4,17.18.30): “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12). Così come sono numerosi i riferimenti nelle lettere di S. Paolo (cfr. Fil 2,9-11; Ef 1,20-21; 1Cor 1,2). La fede cristiana è credere nel “nome” di Gesù (cfr.: Gv 3,17-18; 20,30-31; 1Gv 3,23 etc). Appare davvero strana questa mancanza di attenzione dei TdG per il nome di Gesù. In una prossima scheda risponderemo ad alcune obiezioni geoviste a questo proposito.   Risposte ad alcune obiezioni dei TdG sul nome di Dio Appare chiaro che nella Bibbia il nome di Dio indica la stessa persona nominata, così come il nome di Gesù indica lo stesso Figlio di Dio. Vediamo come invece i TdG interpretano in senso stretto il termine “nome” e spesso, quando ci avvicinano nelle nostre abitazioni, iniziano i loro discorsi proprio a partire da questo argomento. Proviamo a dare qualche risposta. 1)  “Padre nostro.,sia santificato il tuo nome” (Mt 6,9). I TdG dicono che, siccome il nome di Dio è Geova, dobbiamo santificare il nome Geova. In realtà nella Bibbia il nome di Jahvé non è l’unico nome con il quale Dio viene chiamato, in quanto i vari nomi servono a mettere in risalto i molteplici aspetti della personalità divina. Così  El , che sta a indicare l ‘idea di potenza e che significa “Dio” (questo termine è comune in tutta l’ area del vicino oriente e, accompagnato dall’articolo, forma il nome Allah). Il nome Elohim, con la sua forma al plurale, che sta ad indicare ovviamente la pienezza degli attributi di Dio. Adonai (o Edonah), che significa “Signore”, Qanna, che significa “Geloso”, Elohah, che esprime l’idea di ente divino, Shadday, che esprime l’idea di onnipotenza,  Elyon, che significa “Altissimo”. E’ chiaro, quindi, che la frase “sia santificato il tuo nome” significa “sia santificata la tua persona” , infatti Gesù ci insegna a chiedere al Padre che santifichi la sua persona in noi attraverso la nostra obbediente risposta alla grazia che Egli ci dona. 2)  “Ho fatto conoscere il tuo nome” (Gv 17,6.26). Quindi, dicono i TdG, il nome Geova. In realtà Gesù non può aver fatto conoscere il nome Geova perché il nome Jahvé  era già ben conosciuto e usato nella liturgia sacrificale del Tempio. La missione di Gesù era quella di far conoscere la realtà del Padre attraverso le opere del Figlio. Inoltre Gesù ha costantemente usato il nome di Padre per riferirsi a Dio. 3)  “Un popolo per il suo nome”(At 15,14); “Le genti sulle quali è stato invocato il mio nome”(At 15,17). Anche qui appare evidente che ci si riferisce alla persona nominata. Il primo versetto significa: popolo di esclusiva proprietà di Dio. La seconda vuol dire che il Signore prende possesso delle genti. Il problema vero è che i TdG in At 15,17, come in numerosissimi altri versetti, abusivamente traducono “Geova”  il termine Kyrios , “Signore”. 4)  “Alleluia”. Questa parola, nel Nuovo Testamento, è presente solo nel libro dell’Apocalisse e precisamente in Ap 19,1.3.4.6 Letteralmente significa “Lodate Jah”, cioè Jahvé. I TdG prendono a pretesto questo brano per sostenere che il nome Geova è presente nel Nuovo Testamento. Notiamo, invece, che in Ap 19 è presente il nome “Jah” in composizione con ” hallelu “. Alleluia è un’acclamazione liturgica che ha importanza di per se stessa, senza badare agli elementi che la compongono. Infatti i LXX, traduttori del testo dell’Antico Testamento in lingua greca, quando si trovarono di fronte all’alleluia” iniziale dei salmi alleluiatici (ad es. Sal 104-106, 113-118 etc.) non scomposero il termine in “lodate Jah”, ma semplicemente lo trascrissero immutato.  Così è passato nella liturgia cristiana. Per quanto riguarda Ap 19, il temine 2alleluia” introduce e conclude un canto di vittoria e costituisce, insieme ad “amen” di Ap19,4, un ‘acclamazione a se stante. Prendere a pretesto il termine alleluia per poi vedere Geova in oltre 200 brani del Nuovo Testamento non può essere considerato coretto e infatti solamente i TdG h finora lo hanno fatto.     I TdG e la Madonna La figura della Madre di Dio presso i TdG è completamente svalutata, anzi essi affermano con forza che addirittura nella Bibbia è presente il divieto di onorarla. Nella loro pubblicazione “Ragioniamo facendo uso delle Scritture” a pag.217 citando Gv 2,3-4 (miracolo di Gesù  alle Nozze di Cana) sostengono che Gesù “rifiutò benevolmente, ma in modo deciso, la guida di Maria, la quale accettò umilmente la correzione”. Ma come si può sostenere ciò quando nel brano intero di Gv 2,1-11 si legge chiaramente che il miracolo fu fatto e che Cristo semplicemente dice che non è ancora giunta la sua ora? Anzi, proprio questo rafforza il grande ruolo della Vergine che induce, con la sua preghiera, il Figlio a compiere il primo miracolo. Ma per i nostri fratelli TdG il fatto di Cana di Galilea si riduce ai soli versetti 2 e 3 del secondo capitolo. E poi: come si fa a dire che Maria abbia “accettato la correzione” quando invece chiama i servi e dice: “Fate tutto quello che vi dirà” (Gv 2,5)? Un’altra accusa che i Testimoni di Geova rivolgono a noi cattolici è la seguente: “Come fate a chiamare una donna Madre di Dio? Come è possibile?”. Rispondiamo prendendo il Vangelo. Vediamo come gli stessi TdG nella Traduzione del Nuovo Mondo rendono il passo di Lc 1,43: “Come mai ho questo [privilegio], che la madre del mio Signore venga da me ?”. Il termine “Signore” (in greco Kyrios), in tutta la tradizione biblica è riferito sempre ed esclusivamente a Dio, quindi Elisabetta, salutando Maria, è come se avesse detto “la Madre del mio Dio”. E’ evidente che la Madonna è la Madre del Dio incarnato, di Gesù Figlio di Dio, a Lui dà il corpo mentre non dà la natura divina a Cristo che è unica persona con due nature: umana e divina. Questo ha sempre insegnato la Chiesa cattolica che non ha mai detto che Maria è madre di Dio Padre o dello Spirito Santo. L’accusa più grave che fanno a Maria è che ella ha avuto altri figli dopo Gesù. Queste accuse hanno in realtà come bersaglio la Chiesa Cattolica che vorrebbero far passare per menzognera di fronte ai suoi stessi fedeli. Lanciando tali accuse di fronte a un fedele sprovveduto si vuole insinuare che la Bibbia afferma cose diverse dalla Chiesa Cattolica. Ma le cose non stanno così. E’ senz’altro vero che nella Bibbia si parla di “fratelli e sorelle” di Gesù, ma il termine “fratello” nella Bibbia spesso designa un parente prossimo e non il fratello vero e proprio. Ad esempio in Gn 12,5 Lot viene chiamato figlio del fratello di Abramo, mentre in Gn 13,8 viene detto fratello di Abramo. Quando la Sacra Scrittura vuole indicare il fratello in senso stretto, indica anche il nome della madre. Quando in Mc 6,3 si parla di Gesù ” il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone”  in Mc 15,40 troviamo invece “Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses” diversa  quindi dalla Vergine. A nulla valgono le obiezioni geoviste sulla variante di forme del nome “Ioses, Iosef e Giuseppe” che secondo tutti i filologi designano lo stesso nome. In ogni caso la stessa traduzione  dei TdG con il testo greco, “Interlineare”, c’è la forma “Joses” che a margine viene mutata in “Joseph”. Per quanto riguarda Simone e Giuda, indicati anch’essi come “fratelli” di Gesù, la bibbia non ne indica la maternità, ma uno scrittore del secondo secolo, molto autorevole, Egesippo, ha lasciato scritto che essi erano figli di Cleopa, fratello di S. Giuseppe. Perché non dare credito anche ad altre testimonianze storiche come avviene per ogni ricostruzione storica?   I Testimoni di Geova e il Battesimo Recentemente un detenuto del carcere di Lanciano ha ricevuto il battesimo dei Testimoni di Geova e molti giornali hanno parlato di questo fatto, magari inducendo qualcuno a credere che un carcerato avesse ricevuto un sacramento. Purtroppo non è così in quanto niente è più lontano dal sacramento del Battesimo, istituito da Cristo, del rito che i TdG praticano e a cui danno impropriamente questo nome. Inoltre capita piuttosto di frequente ai parroci di ricevere richieste di cancellazione del Battesimo dai registri parrocchiali da parte di alcune persone che motivano le stesse con il fatto di aver cambiato religione. Vediamo di individuare i principali errori geovisti sul Battesimo e di riscontrare l’assurdità di simili richieste. Certamente le opinioni di tutti vanno rispettate, ma una richiesta del genere ci sembra che mostri uno scarso rispetto proprio per ciò che i cattolici credono sul Battesimo. Infatti il Battesimo è un sacramento che, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, “segna il cristiano con un sigillo spirituale indelebile («carattere») della sua appartenenza a Cristo. Questo sigillo non viene cancellato da alcun peccato, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza” (CCC 1272). D’altra parte ci sembra sorprendente che chi non crede a tale realtà rivelataci da Cristo possa tanto preoccuparsi per un nome scritto su un registro, nel quale sono trascritti solo i dati di un avvenimento realmente accaduto per volontà di chi ha chiamato all’esistenza tali persone e ha avuto l’ intenzione di fare un dono prezioso. E’ Cristo che ci comanda di amministrare il Battesimo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. (Mt. 28,19-20). Il Battesimo ci fa diventare figli di Dio: «Gli rispose Gesù (= a Nicodemo): In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio» (Gv. 3,3); «… se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv. 3,5). Il Battesimo unisce intimamente a Cristo morto e risorto: “O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione …” (Rm. 6, 3-5).  Mediante lo Spirito, il Battesimo unisce all’unico corpo ecclesiale: “E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi … ” (1 Cor. 12,3; cf. Ef. 4, 4-5). Se poi si volesse contestare il Battesimo amministrato ai bambini poiché non scritturale rispondiamo semplicemente che invece lo è pienamente: Paolo chiama il Battesimo la «vera circoncisione di Cristo» (Col 2,11); ora la circoncisione era praticata anche su bambini di pochi giorni (cfr. Gn. 17,12). Le parole di Gesù sul rinascere «dall’alto» nel colloquio con Nicodemo, sono così importanti e universali che non escludono i bambini: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv. 3,5). Il NT parla del battesimo di intere famiglie: “Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò…”(At. 16, 15: Lidia battezzata che invita Paolo e i compagni); “Risposero: Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia… e subito si fece battezzare con tutti i suoi” (At.16, 31-33: Paolo – Sila al carceriere di Filippi); “Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare” (At. 18, 8); “Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana …” (1 Cor.1, 16). Ora appare evidente che la decisione del capofamiglia (conversione-battesimo) coinvolgeva tutti i membri della famiglia, compresi quindi i bambini per i quali il Battesimo comportava l’atto di fede che, per il momento e in attesa dell’uso della ragione, veniva emesso anche per loro dal capofamiglia e dai membri della comunità che stava nascendo nel luogo. Il Battesimo è in primo luogo dono di Dio. La Tradizione ci attesta che sia in Oriente che in Occidente la prassi di battezzare i bambini è considerata una norma di tradizione immemorabile. Origene ed altri la ritenevano una «tradizione ricevuta dagli Apostoli» (Origene, In Rom V, 9; PG 14, 1047). Né ci si può appellare alla legge sulla privacy, infatti l’ ufficio del Garante ha risposto al ricorso di un cittadino, al quale era stata negata la cancellazione dal registro dei battesimi, in questo modo: “Il registro di battesimo non contiene dati illecitamente trattati, né notizie inesatte o incomplete, ma documenta un fatto realmente accaduto”. Invitiamo questi nostri fratelli TdG a riflettere seriamente su quanto affermano perché contestare così radicalmente l’insegnamento di Cristo come ci è stato trasmesso dagli Apostoli e che conduce, all’atto pratico ad opporsi direttamente al Divin Maestro che nel Vangelo ci ha ricordato: “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.” (Mt. 12,30-32). I Testimoni di Geova e il problema delle trasfusioni di sangue Molte persone conoscono i Testimoni di Geova perché sui giornali, di tanto in tanto, appare la notizia di qualcuno di loro che rifiuta una trasfusione di sangue con conseguenze, a volte, anche letali. E’ nota la rigidità di questa organizzazione su questo problema. Appare perciò interessante quanto scrive il 15 giugno 2000 La Torre di Guardia. In essa da un lato il geovismo ha confermato “che i testimoni di Geova rifiutano trasfusioni sia di sangue intero che dei suoi componenti principali” (cioè eritrociti, leucociti, piastrine e plasma), ma dall’altro, ha annunciato che non saranno più sanzionati i Testimoni che accetteranno “frazioni di uno qualsiasi dei componenti principali” citati. Vediamo cosa scrive l’ex TdG Achille Aveta: “Con questa “correzione di tiro”, ai Testimoni viene ora concesso – senza condizionamenti dettati dal rischio di essere “disciplinati” – di curarsi con interferoni ed interleuchine (sostanze ricavate dai leucociti e usate nella cura di certe infezioni virali e di tumori), e con un fattore (estratto dalle piastrine) che favorisce la guarigione delle ferite; tuttavia – cosa ben più significativa – questo cambiamento di direttiva consentirà ai Testimoni di beneficiare di trattamenti con emoglobina (ricavata dagli eritrociti) in casi di traumi o interventi chirurgici con massiva perdita di sangue. È evidente, quindi, che con tale presa di posizione ufficiale, il divieto geovista di sottoporsi a emoterapie è stato ulteriormente ridimensionato a beneficio degli affiliati, del che siamo ben lieti! Resta, comunque, la bizantineria di una posizione che è stata ben descritta da un medico (ex Testimone), il quale ha osservato: Per fare un esempio, è come se voi rifiutaste un bicchiere d’aranciata contenente pezzi di arancia, per prendere poi dallo stesso bicchiere solo qualche filamento dell’arancia contenuto nella spremuta. Che senso avrebbe tale comportamento? In ogni caso si tratterebbe di parti della stessa soluzione contenuta nel bicchiere!” Ex TdG rivelano che il dissenso interno alla congregazione su questo argomento sta provocando un lento mutamento della posizione dottrinale al riguardo delle trasfusioni. Cerchiamo di ricostruire la posizione dei TdG su questo problema. Dal 1945 i TdG insistono sul divieto, che loro fanno derivare dalla Bibbia, di assumere per bocca sangue animale e di ricevere trasfusioni. Vediamo cosa dice effettivamente la Bibbia su questo problema. Per prima cosa dobbiamo ricordare che la Bibbia distingue nettamente il sangue animale da quello umano. Il sangue animale, come ricaviamo dalla lettura dei seguenti brani dell’Antico Testamento, ha queste quattro principali proprietà: 1) Serve per allontanare i pericoli (ad es. il sangue dell’agnello pasquale Es. 12,12-14.22-24) 2) Ha il potere di consacrare (ad es. viene usato per la consacrazione di Aronne e i suoi figli Es. 29,20) 3) Ha il potere di purificare (ad es. le diverse malattie della pelle e la lebbra Lv. cc.4-5) 4) Il sangue espia (ad es. il rito del “giorno dell’espiazione” Lv. 16,14-15). Come si può vedere dalla Bibbia emerge una concezione del sangue molto diversa da quella nostra odierna. Cerchiamo di capire queste cose. Il divieto di cibarsi del sangue animale ricorre soprattutto nel Levitico (3,17; 7,26; 17,10.12.14; 19,26) e in numerosi altri passi dell’ Antico Testamento. Nella concezione biblica il sangue è considerato la sede della vita. “Perché la vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione per le vostre vite; perché il sangue espia in quanto è vita”(Lv. 17,11, cfr. anche Gn. 9,4; Lv. 17,14; Dt. 12, 23). Quest’equivalenza sangue = vita derivava dalla semplice constatazione che quando un animale viene dissanguato muore, pertanto la vita è nel sangue. In altri passi la Bibbia riconosce che “sangue” e “vita” non hanno lo stesso significato: per esempio in Sal. 104,29-30 la vita viene collegata con lo “spirito” di Dio; in Lv. 3,17 e 7,23-27 il divieto di mangiare sangue viene esteso al grasso animale. Inoltre fuori dal Pentateuco il divieto di mangiare sangue ricorre solo due volte (1Sam. 14,32-24; Ez. 33,25). Possiamo trarre alcune conclusioni: 1.   Nell’Antico Testamento il sangue animale è legato alla vita. 2.   Proprio per questo Dio vuole che il popolo si serva del sangue per i sacrifici. 3. Il divieto di cibarsi del sangue deriva dal fatto che Jahvé è l’autore e il padrone della vita. Questo concetto teologico non può però derivare dal divieto di mangiare sangue perché con il progredire delle conoscenze sulla nozione di vita perde di importanza il legame sangue – vita mentre rimane validissimo la realtà di Dio padrone e autore della vita. Nel cap. 15 del libro degli Atti degli Apostoli, dove si riferisce del “Concilio di Gerusalemme”, troviamo scritto: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi alcun obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla fornicazione. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose” (At. 15,28-29; cfr. 15,20; 16,4; 21,25). Questo decreto aveva uno scopo pratico, non esprimeva una necessità assoluta, e ciò lo ricaviamo dal contesto; infatti era sorta la questione di come comportarsi con i pagani che si convertivano al cristianesimo, se farli circoncidere e imporgli altre norme del giudaismo. Gli Apostoli, non ritenendo necessaria la circoncisione, affermano la necessità pratica di seguire tali norme alimentari perché fare altrimenti poteva rappresentare uno scandalo per i cristiani provenienti dal giudaismo. A conferma di quanto detto si può aggiungere che tale norma è presente solo nel libro degli Atti, mentre San Paolo non impone a nessuna Chiesa da lui fondata restrizioni alimentari. Come per altri problemi, i nostri fratelli TdG per sostenere le loro tesi prendono alcuni frasi bibliche e le estrapolano dal contesto. Ma non solo: mentre affermano una proibizione assoluta del sangue, accettano invece una cura medica con l’impiego di siero preparato dal sangue e “i sieri contengono una frazione di sangue, benché piccolissima” (cfr. “La Torre di Guardia” 1.12.1974 pp.735-6). In realtà i TdG se vietassero l’uso del siero si pregiudicherebbero la possibilità di viaggiare per le varie nazioni, essendo necessario essere sottoposti alle vaccinazioni preparate appunto col siero. Ma la cosa che ci sembra più importante è che Cristo ci ha dato il comando di bere il suo Sangue! “Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti.»” (Mc. 14,23-24) e ancora: “Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.»” (Gv.6,53) Purtroppo qui ritorniamo al solito discorso dell’interpretazione della Bibbia, che i TdG piegano secondo le loro convenienze.

Di volta in volta il Corpo Direttivo decide una nuova interpretazione  e tutti si devono adeguare. Questo lo giustificano affermando che la verità risplende sempre di più e quindi la nostra comprensione del messaggio biblico si approfondisce sempre di più. Ma può Dio contraddire se stesso, può cambiare idea? Ci piace ricordare a questi nostri fratelli TdG la parola dell’ Apostolo Paolo a Timoteo: “Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. Richiama alla memoria queste cose, scongiurandoli davanti a Dio di evitare le vane discussioni, che non giovano a nulla, se non alla perdizione di chi le ascolta.” (2Tm.2,11-14) Articoli GRIS CHIETI  

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