Santa Maria Goretti, che seguì l’esempio di Gesù morente

Una delle sante che possono accompagnarci e sostenerci durante questo itinerario della pienezza dell’umanità è Santa Maria Goretti, la giovane ragazza che ha preferito il martirio piuttosto che offendere Dio con il peccato.

Maria Goretti nacque a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, secondogenita di sei figli. I suoi genitori, Luigi Goretti e Assunta Carlini, poveri e semplici contadini, decisero di emigrare dalla Marche verso l’agropontino, per portare avanti la loro famiglia. Le condizioni malsane di quelle terre del basso Lazio mietevano numerose vittime per la presenza diffusa della malaria. Nel 1900 papà Luigi morì di malaria, e sua madre si trovò costretta a lavorare, lasciando a Maria l’incarico di accudire i fratelli e occuparsi della gestione della casa. La durezza di questa condizione non scalfì la sua gioia, alimentata da una intensa vita di preghiera quotidiana del Santo Rosario, di partecipazione all’Eucarestia  e di servizio amorevole e generoso verso i componenti della sua famiglia.

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La partecipazione alla prima Comunione, ricevuta all’età di dodici anni, fu una tappa fondamentale del suo cammino di fede. La sua profonda devozione all’Eucarestia la condusse ad esprimere un profondo desiderio di santità della vita cristiana: preferire la morte piuttosto che offendere Dio commettendo un peccato.

Non passò molto tempo per mettere in pratica quel proposito di santità. Alessandro Serenelli, un giovane di 18 anni, che era da tempo amico di Maria, tanto da essere considerato da lei quasi come un fratello, la aggredì con il proposito di violentarla. Maria Goretti si oppose con tutte le sue forze per sfuggire a quell’atto di violenza carnale. La reazione del suo carnefice fu molto violenta, infliggendole 14 coltellate con un punteruolo. Maria Goretti fu portata in ospedale ma le sue condizioni risultarono da subito molto critiche. Dopo l’operazione subita, ancora cosciente, ebbe il tempo e il coraggio di perdonare il suo assassino, sussurando a sua madre, che era accanto a lei: “Per amore di Gesù gli perdono; voglio che venga con me in Paradiso”. Sul letto di morte fu iscritta tra le Figlie di Maria, ricevette gli ultimi sacramenti e lasciò questo mondo per essere accolta tra le braccia di Dio. Era il 6 Luglio del 1902. Maria Goretti fu proclamata santa nel 1950 da Papa Pio XII.

Il suo assassino, Alessandro Serenelli, fu condannato a 30 anni di prigione. La reclusione in carcere segnò in lui un profondo pentimento e un principio di conversione, sostenuto dalla intercessione celeste di Maria Goretti, la quale gli apparve in sogno e lo invitava ad avere fede, perchè sarebbe anche egli entrato in Paradiso. Quando Alessandro Serenelli fu scarcerato dopo 27 anni di reclusione, chiese perdono alla madre di Maria Goretti.

Quale testimonianza di misericordia lascia la vita di questa santa, adolescente di età ma adulta nella fede? Gli adolescenti posseggono una spiccata potenzialità di bene e una grande capacità di servire e amare. I nostri tempi sono caratterizzati da una pericolosa deresponsabilizzazione dei doveri degli adolescenti e da un ecceso di libertà che li espone a gravi rischi, a causa della poca esperienza e della grande spregiudicatezza. Lasciare ad un adolescente la possibilità di guardare la telvisione da solo sino a tarda sera, permettergli di navigare in internet senza il controllo dei genitori o senza un parent control installato sul cellulare, lasciare uscire i ragazzi senza domandare con chi escono, significa concedere una eccessiva libertà che rischia di essere usata per compiere il male. Ai nostri giorni viene considerato disumano e irrispettoso da parte dei genitori chiedere ad una adolescente di aiutarli nei servizi di casa, aiutare i fratelli più piccoli a completare i compiti di scuola, andare a visitare frequentemente i nonni. L’adolescenza viene superficialmente considerata come un prolungamento dell’infanzia piuttosto che una preparazione all’età matura.

L’altro aspetto della vita di Maria Goretti è il rispetto della dignità della vita umana. Rispettare la castità del proprio corpo non significa adempire ad un precetto morale, non significa compiere una rinunzia ad un piacere presente, non significa evitare le chiacchiere maligne della gente. La castità è prima di tutto un atto di integrità dello spirito, che è chiamato a compiere un cammino di preparazione per la vocazione dell’età adulta, che può essere il matrimonio (tempo di principio di fioritura della maturazione umana per donare il proprio corpo in una unione aperta alla vita e fecondata dallo Spirito Santo), o come un prolungamento della castità nella vita religiosa oppure nel compimento di una missione nella Chiesa a servizio del debole e dell’escluso.

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Maria Goretti in occasione della prima comunione ha offerto a Dio la disponibilità al martirio come testimonianza estrema di rinunzia al peccato. Il martirio cristiano è sempre accompagnato dalla supplica di perdono per i propri aggressori, sull’esempio di Gesù che morente sulla croce ha perdonato i suoi mandanti ed uccisori, sull’esempio di Santo Stefano, il protomartire cristiano che ha perdonato i mandanti e gli esecutori quando era immerso sotto una pioggia di sassi, e sull’esempio di Susanna, il personaggio biblico dell’Antico Testamento che preferì il rischio della calunnia e della lapidazione piuttosto che peccare con i giudici che volevano approfittarsi di lei.

La preghiera del perdono, quando è elevata dall’altare puro e sincero del proprio cuore, è sempre ascoltata da Dio Padre. Per la preghiera di perdono e di giustificazione di Gesù sulla croce il centurione è stato il primo pagano a compiere la professione di fede nel Figlio di Dio. Per la preghiera di Santo Stefano di non imputare il peccato della sua morte, San Paolo, il mandante della lapidazione del diacono protomartire, è diventato il grande Apostolo della genti, il missionario e il testimone della carità cristiana andato ad annunziare quella stessa fede che voleva distruggere.

La preghiera di Maria Goretti di perdonare il suo aggressore è stata la scintilla che ha spalancato ad Alessandro Serenelli la speranza del perdono di Dio, propiziando l’inizio di un cammino di conversione, accompagnato da un lungo periodo di pentimento e penitenza nel carcere, che lo ha condotto a maturare la scelta di chiedere perdono alla madre della giovane da lui assassinata e la grazia di abbracciare la vita religiosa.

Questi sono i segni della fede da contemplare durante il tempo liturgico della Pasqua, nel quale continuano a fiorire frutti sempre nuovi di perdono, di giustizia e di riconciliazione.
Osvaldo Rinaldi – Zenit