Satana, le tecniche di preghiera e il Rosario

prayerScrive il filosofo-teologo Silvano Fausti: “Le tecniche di preghiera, in specie quelle orientali, rischiano di servire a trovare il proprio io invece di Dio. Il proprio benessere, pace e serenità, le proprie sensazioni e palpitazioni interiori, possono essere utili, ma non vanno confuse con la mistica. Non confondere Dio neanche con le tue vibrazioni dicendo parole magiche, quali – Ohm!- o mantra di qualunque tipo. Tutto questo ti può giovare alla salute; ti può anche aiutare, forse, a pregare, ma non sono né la salvezza né la preghiera.

La – pulsione mistica -, come quella sessuale, può consumarsi in autoerotismo spirituale, finire nella ricerca del proprio piacere invece di sfociare nell’amore gratuito verso l’Altro. Questo fa la differenza tra paradiso e inferno, relazione con Dio e chiusura nell’Io. I contemplativi del proprio io sono chiamati da Ruysbroeck – contemplativi di Satana!-.

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La sete dei risultati sensibili sostituisce la sete di Dio e la fiducia riposta in essi elimina la fede in lui e nella sua parola” ( Silvano Fausti, Occasione o tentazione? Arte di discernere e decidere, Ancora, Milano 2001, pp.91-92 ).

La Sacra Congregazione per la dottrina della fede, nella sua lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della Meditazione cristiana ( cfr Osservatore Romano, ed. settimanale n.51, 21 dicembre 1989, – documento – ) spiega che la Chiesa, fin dai primi secoli, ha combattuto contro metodi sbagliati di pregare.

Due furono le deviazioni fondamentali: lo pseudo-gnosticismo che pretende dalla preghiera di ottenere una conoscenza superiore e il messalianismo che pretende di ottenere dalla preghiera la sensazione della presenza di Dio nell’anima.

Attualmente i metodi orientali cercano con la preghiera il vuoto mentale e l’annullamento dell’individuo in Dio. Ma la via cristiana dell’unione con Dio non è quella dell’annullamento.

L’uomo ha per volontà di Dio una sua individualità che tale rimane in eterno. Pertanto non è mai possibile un assorbimento dell’io umano nell’io divino, neppure nei più alti stati di grazia.

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Cristo ci dona se stesso e ci rende partecipi della sua natura senza sopprimere la nostra natura creata, senza annullare il nostro io personale nel mare dell’assoluto. L’unione perfetta dell’amante e dell’amato non annulla le identità di entrambi.

  1. Agostino, che è un maestro insigne di preghiera, dice che l’uomo deve abbandonare il mondo per entrare in se stesso, ma poi deve procedere oltre se stesso per affidarsi a Dio che è in noi ma ci trascende nel suo mistero.

Certe tecniche psico-fisiche possono produrre sensazioni di quiete, di pace, di gioia, di calore, ma queste sensazioni non hanno nulla a che vedere con lo Spirito santo né con la preghiera: uno dei principali segni dell’autenticità della esperienza mistica consiste nel fatto che chi riceve un dono straordinario dello Spirito non lo cerca in nessun modo.

Alcuni esercizi psico-corporei possono favorire la preghiera ma possono anche diventare un idolo, un impedimento a quello spirito d’infanzia richiesto dal Vangelo per raggiungere Dio.

La preghiera cristiana autentica non si fonda su alcuna tecnica ma è sempre e soltanto dono di Dio ( cfr ivi n.8-28 ).

Il vertice della preghiera è affidare se stesso nelle mani di Dio per riposarsi in Dio. Il gesto simbolico medioevale delle mani giunte per pregare è il gesto dell’affidamento del vassallo nelle mani del feudatario, il quale stringe e abbraccia con le proprie mani le mani giunte di chi si affida alla sua protezione.

( Piccola nota sul Rosario )
Il Rosario, che è una pratica di preghiera nata nel medioevo e diffusa dai padri domenicani, ha le caratteristiche della preghiera completa che favorisce e la meditazione e l’affidamento.

Infatti il silenzio assoluto può distrarre più di un rumore e lo sforzo di concentrazione impedisce l’abbandono: il rosario riesce ad evitare entrambi questi problemi.

Con il rosario i pensieri e le parole scorrono come guidati all’interno di un fiume e noi riusciamo ad abbandonarci e ad essere come sospinti, cullati e sostenuti da una misteriosa corrente fatta di preghiere e misteri che diventa l’azione stessa di Dio.

I denigratori del rosario affermano che esso ricorda preghiere pagane nelle quali viene impiegata una funicella di nodi. Ma l’essere umano è per natura un essere religioso e le analoghe manifestazioni della ricerca di Dio presso i popoli più diversi e le più diverse religioni sono, invece, dimostrazione dell’esistenza di un identico e universale bisogno che si esprime attraverso fenomeni simili: l’esperienza religiosa trova naturalmente quelle che sono le modalità più indicate per favorire l’abbandono e l’intimità.

” Che esistano forme analoghe anche presso popoli primitivi è un argomento piuttosto a favore che contrario, perché denota che il modo di sentire, in ultima analisi, è uguale presso tutti gli uomini” ( F Krenzer, Compendio della fede cattolica, ed. Massimo, Milano 1976, pag 273).

Nel Rosario c’è la meditazione della vita di Cristo e le parole sempre uguali che si ripetono continuamente, affinché non sia necessario badare eccessivamente ad esse “(…) diventano, per così dire, il letto di un fiume, nel quale i pensieri si possono più facilmente raccogliere. Il silenzio assoluto, a volte, può distrarre più di un rumore lento ed uniforme. Vi sono persone che riescono a concentrarsi meglio camminando.

Naturalmente questi non badano ai singoli passi, come colui che recita il rosario non bada alle singole parole.(…) Se ci si lasciasse avvolgere completamente dal silenzio e soltanto lo spirito si sprofondasse nella meditazione, si potrebbe facilmente entrare nel mondo dei sogni. Le parole sante della preghiera sono come sponde verso le quali vanno continuamente a sbattere i nostri fugaci pensieri, per poi ritornare nuovamente al centro a ricostituire il loro flusso. A questo serve anche la corona; il conteggio delle Ave Maria avviene meccanicamente, senza badarvi. in tal modo si rimane liberi per l’essenziale. I grani grossi ci avvertono che un mistero è trascorso. Il rosario attacca, per così dire, i nostri pensieri alla – corda – o al – guinzaglio -. Se la nostra concentrazione si disperde, allora il duro grano nella mano serve da richiamo e noi ritorniamo di nuovo alla preghiera” ( F. Krenzer, ibidem, pag 272-273 ).

( piccola nota sul dogma della comunione dei santi e sull’intercessione di Maria )
Il dogma della comunione dei santi spiega che le preghiere, i sacrifici e i meriti di coloro che sono in grazia di Dio possono andare anche a beneficio degli altri che sono in tale stato di grazia: la comunione dei santi è per l’anima ciò che le trasfusioni di sangue sono per il corpo.

L’Adorazione è riservata solo a Dio, cioè solo Dio può e deve essere amato per se stesso. I santi, invece, non possono essere amati per se stessi ma solo in quanto creature di Dio che sono in amicizia con Lui e che possono pregare Dio per noi: questo atteggiamento viene definito venerazione.

Venerare significa onorare e cioè ascoltare, imitare e rispettare chi è migliore di noi e chiedere il suo aiuto. La Regina dei santi è Maria che, in quanto Madre di Gesù, per prima ha ricevuto Dio dentro di sé e per prima è stata assunta in cielo anche con il corpo. La Chiesa insegna che una specialissima venerazione è riservata a Maria la quale intercede sempre presso il Figlio per noi peccatori: per volontà di Dio, Maria intercede presso Gesù ( cfr Gv 2,3-11; cfr Lc 1,41-44 ).

Questa speciale venerazione è testimoniata dalla preghiera del Rosario dove si Prega Dio chiedendo aiuto a Maria ( cfr San. Pio X, op. cit., n. 340-341-338-368-369-370-371 ).

Maria è un dono del Signore, un segno della sua vicinanza, della sua misericordia, del suo amore, della sua continua e premurosa assistenza.

Il Santo Padre Giovanni Paolo II insegna che alla preghiera del Rosario hanno attribuito grande importanza tanti suoi predecessori ( cfr Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, lettera apostolica all’Episcopato, al Clero e ai fedeli sul Santo Rosario, 16 ottobre 2002, n. 2 ).

La Vergine Santa esercita attraverso questa preghiera la sua premura materna, quella premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: – Donna, ecco il tuo figlio !- ( Gv 19,26 ) ( cfr idem, n. 7 ).

Maria Santissima è il modello della contemplazione, recitare il Santo Rosario significa contemplare Cristo con gli occhi della Madre, imparare Cristo da Maria, conformarsi a Cristo con Maria, supplicare Cristo con Maria, annunciare Cristo con Maria (cfr ibidem, capit. 1).

Il Rosario non solo non si oppone alla liturgia, ma le fa da supporto, perché la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana ( Cfr ibidem, n. 4 ).

Il Rosario si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio Vaticano II l’ha delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede. Per tale motivo, se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto all’ecumenismo ( Cfr Ibidem, n.4 ).

Il Santo Rosario è soprattutto un aiuto efficace per ottenere la pace perché recitare il Santo Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Cristo che è la nostra vera pace: pace nel cuore, pace in famiglia, pace fra gli uomini, pace fra i popoli ( cfr ibidem, n.6 )

( Bruto Maria Bruti)