“Sono un ginecologo ateo e non pratico l’aborto. In nessun caso”

medici-obiettori-di-coscienzaSecondo l’oncologo Umberto Veronesi, «in un mondo civile e moderno la fede dovrebbe essere lasciata fuori dalla sala operatoria», così da consentire liberamente l’interruzione di gravidanza.

Ma siamo davvero sicuri che è la fede cristiana nella sacralità della vita umana ciò che sprona quasi il 90% dei ginecologi italiani -e l’86% di quelli americani–, a non praticare l’aborto? Certamente il cristianesimo è un grandissimo aiuto a livello morale, ma la questione è sopratutto medica.

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Lo dimostra non solo l’associazione Secular pro-life, attivisti atei contro l’aborto, ma anche Riccardo Cortelazzi, ginecologo e Dirigente Medico di I livello presso l’Ospedale Macedonio Melloni di Milano. «Sono obiettore», ha affermato, «ma non per questioni religiose. Sono stato cresciuto in una famiglia cattolica, ma non sono praticante. Sono per uno stato ateo, come in Francia». La fede è stata lasciata fuori dalla sala operatoria, eppure l’aborto non viene comunque praticato. Nemmeno in caso di feto malformato, «aiuto la paziente e non l’abbandono. In quel caso la legge prevede l’interruzione terapeutica della gravidanza, ma non la potrei mai praticare io, in nessun caso. Di fronte a situazioni che riguardano la salute della donna o del nascituro, do il mio sostegno psicologico, pur senza entrare nel merito di decisioni private, e indirizzo la paziente ad una mia collega ginecologa che non è obiettrice. Le spiego tutte le possibilità, analizzo dal punto di vista medico in che cosa consiste l’intervento e provo a spiegare che le ferite sono sempre anche psicologiche».

Ma, lo dicono i dati, questi casi sono una rarità, oltre il 90% degli aborti avviene per cause facilmente risolvibili, come quelle economiche o per mancanza di voglia di crescere un bambino. «Se si tratta, come purtroppo talvolta capita, di ragazzine che considerano l’interruzione di gravidanza un anticoncezionale», ha proseguito il ginecologo, «spiego che sono un obiettore alla legge 194/78 e le invito a rivolgersi altrove».

Come dicevamo, il problema dell’aborto è l’evidenza dell’uccisione di un essere umano, non di un grumo di cellule (nessuno si opporrebbe, altrimenti). Lo ha ripetuto tante volte anche Papa Francesco: «E’ un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema», e ancora: «L’aborto non è un “male minore”. E’ un crimine, non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico». Per questo, ha dichiarato recentemente, «a coloro che operano nelle strutture sanitarie si rammenta l’obbligo morale dell’obiezione di coscienza».

da: www.uccronline.it/

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