Storia del Catecumenato. I primi problemi (13/16)

“Se giudichiamo le cose secondo verità… dobbiamo riconoscere che è difficile trovare la fede in tante Chiese. Allora si era veramente fedeli, quando si affrontava il martirio… quando i catecumeni erano catechizzati in mezzo ai martiri e alla morte dei cristiani che confessavano la verità fino alla fine, e questi catecumeni, superando tali prove aderivano senza paura al Dio vivente… Allora i fedeli erano poco numerosi, ma veramente fedeli, e procedevano per la via aspra e stretta che conduce alla vita”. (Origene, Omelie su Geremia 4,3)

LE VICISSITUDINI DEL CATECUMENATO

AIUTA CON UN PICCOLO CONTRIBUTO:

Abbiamo visto, le volte precedenti, le tappe e i momenti principali di quel percorso di iniziazione cristiana che è il Catecumenato, in vista del Battesimo, nella sua strutturazione fondamentale realizzatasi nei primi secoli, secondo le testimonianze dei Padri. Nel corso dei secoli l’evoluzione storica fa emergere nuove problematiche che non mancano di influire profondamente sulla prassi catecumenale, come cercheremo di vedere brevemente.

Con la pace di Costantino, nel 313, si ha una svolta importante nella storia della Chiesa. Da religione proibita quale era prima, il cristianesimo passa a un regime di tolleranza legale, che si trasformerà presto in regime di libertà privilegiata, fino a diventare nel 391-392 l’unica religione autorizzata.

I cristiani a ragione si rallegrano di poter professare apertamente la propria fede senza essere disturbati, ma questo cambiamento provocherà nuovi problemi pastorali, in particolare quando il cristianesimo diventerà la religione ufficiale dello Stato. A questi problemi, vedremo, i vescovi risponderanno cercando di mantenere sempre la stessa autenticità dei secoli missionari precedenti, pur adattando necessariamente le forme alle mutate esigenze pastorali.

Uno di questi problemi pastorali è l’insufficienza dei motivi di conversione. Sempre più spesso i motivi della conversione dei nuovi postulanti sono tutt’altro che soprannaturali e molti sembrano fondati sull’interesse. Capita, ad esempio, che la richiesta di entrare nel catecumenato sia motivata dal solo desiderio di sposare un cristiano.

Questo desiderio può costituire un punto di partenza, ma alcune persone sono portate a simulare una fede che non hanno. Sentiamo come Cirillo di Gerusalemme ammonisce i candidati al battesimo:

IL TUO 5 per mille VALE MOLTISSIMO per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita sul tuo 730, modello Unico, metti il codice fiscale degli Amici di Lazzaro: 97610280014 ****************

 

“Non vi sia tra voi nessun Simone [il mago, cfr At 8,9-24], nessuna ipocrisia, nessuna curiosità di conoscere i riti. Può succedere ancora che tu venga con un altro pretesto. Può darsi che un uomo si accosti per entrare nelle grazie di una donna. (E allo stesso modo possiamo dire delle donne). Oppure è un servo che vuol far piacere al padrone, un amico all’amico”. (Cirillo di Gerusalemme, Catechesi preliminare. PG 33,342)

Cirillo ha ricordato il desiderio di conquistarsi la simpatia di un padrone o di un amico. Alcuni di questi amici sono talvolta ‘altolocati’ e si arriva persino a chiedere il battesimo per ambizioni politiche. Infatti, con il rito di ingresso al catecumenato si veniva già considerati, socialmente parlando, ‘cristiani’ (pur non essendolo, a rigore, fino al battesimo) e questo semplice titolo facilitava l’accesso alle cariche pubbliche. Il vescovo di Milano, Ambrogio, denuncia con vigore questo malcostume:

“Ecco uno che viene nella Chiesa perché cerca onori sotto gli imperatori cristiani; finge di domandare il battesimo con rispetto simulato; si inchina, si prosterna, ma non piega le ginocchia dello spirito” (Ambrogio, In Psalm. 118 20,48s)

ed aggiunge:

“Per avere una sposa che i genitori cristiani rifiuterebbero, alcuni pagani simulano per qualche tempo di avere la fede, poi dimostrano che quello che hanno confessato esteriormente lo negavano nel loro intimo”. (idem)

A tutte queste ipocrisie Agostino oppone il caso di uno che vuole diventare cristiano sinceramente e non per “aver la mano di una ragazza che intende sposare”. (Agostino, Sermone 47,17). Perciò consiglia di cercare di discernere sempre i motivi che hanno portato un uomo a chiedere l’istruzione battesimale:

“Se vuol farsi cristiano o perché si aspetta qualche vantaggio da parte di qualcuno… o perché vuole evitare l’offesa o l’inimicizia di qualcuno che teme, egli desidera non tanto di diventare cristiano, quanto di fingere di esserlo… E’ certamente utile informarsi possibilmente prima, da quelli che lo conoscono, sullo stato d’animo del catechizzando, o sulle ragioni che lo hanno spinto a venire a ricevere l’istruzione religiosa… Se il catechizzando si è presentato con animo finto, per desiderio di vantaggi materiali, o per fuggire qualche molestia, in ogni caso mentirà”. (Agostino, De Catech. Rud. V,9)

Il battesimo finisce per essere considerato, in un logica debitrice della cultura pagana di provenienza, non più come una ‘elezione’, ma quasi come un diritto, una assicurazione da prendere agli estremi per trarne il massimo vantaggio con il minimo dell’impegno o come un obbligo penoso al quale ci si deve sottomettere per evitare l’inferno. Certo, i vescovi ricordano costantemente le esigenze battesimali, ma i loro sforzi dimostrano precisamente come fosse falsa la concezione del battesimo radicata in molti. Sentiamo come Gregorio Nazianzeno alza la voce con ragione:

“Conosco tre modi per cercare la salvezza: quello degli schiavi, quello dei mercenari e quello di figli. Se sei schiavo, temi soltanto la sferza; se sei mercenario, bada soltanto al guadagno; ma se ti innalzi alla dignità di figlio, ama rispettosamente tuo Padre. Compi il bene, perché è bello obbedire a tuo Padre anche senza ricompensa,e non dimenticare che la ricompensa è piacere a tuo Padre”.

(Gregorio Nazianzeno, Oratio XL in sanctum Baptisma, 13)

Una volta ottenuto il mero titolo di ‘cristiano’ con l’iscrizione al catecumenato, il mancato interesse al sacramento vero e proprio del battesimo porta come conseguenza una generale tendenza al suo differimento nel tempo. La prossima volta vedremo brevemente alcune testimonianze in merito e come la Chiesa ha cercato, maternamente, di rispondere a queste mutate condizioni.