Storia. Il cosiddetto Risorgimento (28)

La liberazione dallo “straniero” austriaco era la cosa che interessava meno alla casta liberal-massonica che teneva Carlo Alberto praticamente in pugno. La Massoneria, a quel tempo fanaticamente anticattolica (ricordiamo che era stata trapiantata in Italia dai rivoluzionari francesi) teneva soprattutto a distruggere l’Austria “papista”. Nel Sudamerica, con la complicità interessata degli Usa, aveva promosso una serie di guerre d'”indipendenza” che avevano tolto tutto alla Spagna e al Portogallo e gettato quel continente, un tempo prospero, in braccio allo sfruttamento americano e inglese. Nell’Ecuador, per esempio, il presidente Garcìa Moreno, cattolico, aveva consacrato la Costituzione al Sacro Cuore, ma aveva anche dimezzato le tasse e triplicato i salari, arrivando a concedere il voto anche agli indios. L’Ecuador fu l’unico stato a mandare un modesto aiuto economico al papa Pio IX, dopo l’invasione di Roma da parte dei piemontesi. Garcìa Moreno venne assassinato mentre usciva di chiesa.

Alla Prima Guerra d’Indipendenza italiana, com’è noto, parteciparono tutti gli stati della penisola, anche i borbonici e perfino un contingente pontificio. Ma quando si accorsero che non si trattava di unire l’Italia in una confederazione secondo i progetti di Gioberti e Cattaneo, ma di star prestando man forte all’espansione del Piemonte, tutti si ritirarono. Carlo Alberto, resosi conto di essere stato di fatto il burattino di un progetto massonico internazionale, cambiò idea e da quel momento venne beffeggiato come “il re tentenna”.

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Suo figlio Vittorio Emanuele, invece, stette al gioco dei massoni Palmerston e Napoleone III. Pura propaganda era l’idea di “‘unità d’Italia”, tant’è che l’italiana Corsica fu lasciata fuori, e Nizza e la Savoia tranquillamente barattate. Con le leggi Siccardi il Piemonte carbonaro gettò la maschera e cominciò un’aggressione anticattolica senza precedenti. Gli ordini religiosi furono espulsi, i vescovi incarcerati, i beni ecclesiastici confiscati, i conventi divennero prigioni e caserme. Le processioni vennero vietate e si procedette a un’epurazione degli impiegati statali “papisti”. L’assassinio di Pellegrino Rossi e poi l’effimera Repubblica Romana inaugurarono l’era dei cortei massonici con gli stendardi neri raffiguranti Satana che schiacciava la testa all’arcangelo Michele.

Le chiese assaltate, le tipografie cattoliche devastate, i gendarmi che intervenivano per arrestare i “provocatori” cattolici. Con i soldi inglesi e le truppe francesi Cavour e compagni scatenarono una serie di guerre tutte regolarmente perse (la Seconda Guerra d’Indipendenza fu di fatto vinta dagli zuavi francesi). Le sole campagne vittoriose furono quelle contro altri italiani: il Papa e il Sud.

La Terza Guerra d’Indipendenza finì col disastro di Custoza e Lissa, malgrado l’Austria avesse offerto gratis il Veneto e il Trentino purché l’Italia si ritirasse dall’alleanza con la Prussia. I “plebisciti” sancirono l’annessione forzata di tutti gli ex stati italiani. La gente doveva votare all’aperto, mettendo le schede in due urne: su una stava scritto “sì”, sull’altra “no”. A Napoli si dovette votare passando tra due ali di garibaldini armati. Malgrado ciò i voti sommati risultarono pure molto superiori all’effettivo numero dei cittadini (segno che ogni “liberatore” aveva votato più volte). La spedizione dei Mille venne finanziata dagli Inglesi e dai protestanti americani e tedeschi. Ai Mille man mano si aggiunsero soldati piemontesi travestiti Molti alti ufficiali borbonici, massoni, cedettero senza combattere (alcuni finirono linciati dalle loro stesse truppe). Quando i borbonici poterono combattere davvero, al Volturno, Garibaldi a stento riuscì a salvare la pelle. A Gaeta Cialdini continuò a cannoneggiare per ore (anche l’ospedale) dopo che era stata issata la bandiera bianca. Lo stesso farà Cadorna alla breccia di Porta Pia. Diversi ufficiali piemontesi, cattolici, preferirono dimettersi.

Il floridissimo Regno delle Due Sicilie in brevissimo tempo fu portato al tracollo finanziario, e i meridionali per la prima volta nella loro storia furono costretti a emigrare all’estero per poter mangiare. Il Sud dovette pagare le guerre del Piemonte, anche quella combattuta contro i meridionali stessi.

Arrivarono tasse anche sul macinato, sulle porte e le finestre (le case cominciarono così ad avere un sola apertura, con conseguenti epidemie di tubercolosi, il male del secolo), arrivò la leva obbligatoria che durava anni e toglieva braccia a popolazioni prevalentemente agricole. Per dieci anni il Sud fu trattato come una colonia da sfruttare; sorse per reazione il cosiddetto “brigantaggio” (i partigiani dell’ex Regno, come al solito, vennero definiti banditi). Metà dell’esercito piemontese era di permanenza nel Sud, con uno stato di emergenza continuo: fucilazioni di massa, rappresaglie, stermini, incendi. Nacque così il problema del “mezzogiorno”, da allora mai più risolto. Nel nuovo regime burocratico e accentrato i meridionali, privati delle industrie e delle terre ecclesiastiche e statali su cui lavorare, presero il vizio di far carriera nella pubblica amministrazione.

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Lo scrittore Ippolito Nievo, cassiere dei Mille, morì in un misterioso naufragio mentre tornava al nord con le ricevute delle somme erogate. Cominciarono gli scandali: l’appalto dei tabacchi, quello delle ferrovie, lo scandalo della Banca Romana. Cominciarono i cadaveri “eccellenti” e le “insabbiature” di cui non si sarebbe mai saputa la verità.

Alla breccia di Porta Pia, dopo i bersaglieri, il primo ad entrare fu un carretto di Bibbie protestanti, tirato da un cane chiamato “Pio Nono”. Tra i patti che Cavour aveva fatto con gli inglesi, “padrini” dell’espansione piemontese, c’era anche l’appoggio alla divulgazione protestante contro l’odiato “papismo”.

Garibaldi si ritirò a Caprera con un sacco di grano (secondo la leggenda) e con una cassa di Bibbie protestanti (secondo la storia vera). Anche i soldati italiani in Crimea vennero inondati di Bibbie protestanti. Quando Pio IX morì il suo corteo funebre venne assaltato da fanatici massoni che cercarono di gettare nel Tevere la bara. Ogni venerdì santo le logge organizzavano giganteschi banchetti all’aperto in Roma, a base di carne di maiale. Il sindaco di Roma, duca di Torlonia, che aveva osato fare gli auguri a Leone XIII, venne destituito. Il sindaco più ricordato del tempo è il massone Ernesto Nathan, figlio dell’amante inglese di Mazzini, il quale poté fare il sindaco della capitale d’Italia pur essendo cittadino inglese. Del resto solo meno del 2% della popolazione aveva diritto al voto.

Gli inglesi avevano appoggiato l’invasione del Sud anche con le loro navi. Il Regno delle due Sicilie deteneva il monopolio dello zolfo, essenziale per i battelli a vapore, e l’Inghilterra voleva metterci sopra le mani. In più gli industriali piemontesi avevano tutto l’interesse nella distruzione delle industrie borboniche, molto quotate internazionalmente e fortemente competitive. Quando i siciliani che avevano appoggiato i Mille, credendo che i “liberatori” avrebbero provveduto a una redistribuzione di terre, si appropriarono di alcuni appezzamenti a Bronte e a Villalba, Bixio ricevette l’ordine di procedere a una spietata repressione. Quelle terre appartenevano a Inglesi. Una, in particolare, al padre delle scrittrici Charlotte ed Emily, appunto, Bronte.

Ultima stranezza (ma non troppo): Garibaldi, Mazzini, De Amicis e molti dei “padri della patria” erano spiritisti. A chiarire che si trattava esattamente di un’espansione piemontese il nuovo Re d’Italia, Vittorio Emanuele, non fu “primo”, ma rimase “secondo”. Vittorio Emanuele II, Re (adesso anche) d’Italia.

Rino Camilleri – Fregati dalla scuola