Storia. Il famoso Novecento (30)

II ventesimo secolo ha fatto più morti ammazzati di tutte le guerre precedenti, dall’età della pietra (se mai c’è stata) in poi. Esso si aprì con una specie di euforia per il Progresso, per il Futuro, che sarebbe stato sicuramente meraviglioso perché illuminato dalla Scienza. Esposizioni Universali e Balli Excelsior punteggiavano quella che si autodefiniva Belle Epoque, cui avrebbero fatto seguito gli Anni Ruggenti. Il romanticismo, che aveva disseminato di suicidi “per amore” o “alla Werther” e “alla Ortis” il secolo precedente, aveva ormai travolto anche re e prìncipi. In tutte le epoche i coronati avevano tenuto amanti, ma non si erano mai sognati di perdere la testa, la dignità, la corona, la vita anche, per una ballerina di can-can o per spogliarelliste come la Bella Otero o Mata Hari. Quelli che non si suicidavano a Mayerling, come l’erede al trono austriaco, finivano ammazzati dagli anarchici. Come Sissi, moglie di Francesco Giuseppe, o Umberto I re d’Italia.

Ma era l’intera Europa, che aveva dominato tutta la storia precedente, a preparare il suo suicidio. La Prima Guerra Mondiale fu realmente apocalittica. Per la quantità di nazioni che vi parteciparono fu ben più “mondiale” della seconda. L’intero pianeta scese in armi e, per la prima volta, scendeva in guerra anche la Scienza. Non solo. Per l’immenso sforzo necessario anche le popolazioni civili vennero coinvolte. Tutti gli uomini erano al fronte, così nelle fabbriche dovettero andare le donne. E divise, munizioni, viveri, medicinali non bastavano mai. Per mantenere il consenso dei popoli stremati si dovette far ricorso all’arma più micidiale di tutte: la propaganda. E il nemico non fu più l’avversario da battere, ma un “mostro” da distruggere per il bene dell’umanità. Gli Inglesi, per esempio, inventarono che i Tedeschi in Belgio avevano commesso stupri, stragi di civili e addirittura avevano mangiato i bambini. E a poco servirono le proteste tedesche. Ormai l’odio doveva essere fomentato con tutti i mezzi. La guerra “cavalleresca”, quella con le regole d’onore, era un ricordo: le uniformi mimetiche sostituirono i pennacchi colorati, le giacche rosse e i calzoni blu, gli alamari d’oro e le spalline d’argento. Corazzate, sommergibili, mine, gas, reticolati, aerei, bombe a mano, mitragliatrici, carri armati, elmetti, treni, autocarri, cannoni semoventi: tutto questo era adesso la guerra, con tutti i maschi atti alle armi al fronte. Da quel momento la guerra divenne “immane macello”: l’industria del ventesimo secolo poteva ricostruire tutto quel che veniva distrutto; dunque fare terra bruciata pur di vincere, costi quel che costi.

Rino Camilleri – Fregati dalla scuola