Storia. Il martirio del Messico (34)

Nel 1926 il Messico cattolico insorgeva in armi contro il governo massonico e laicista appoggiato dagli Stati Uniti. La guerra civile terminava nel 1929 con la totale disfatta degli insorti.

I manuali di storia amano insistere, per motivi ideologici, solo su alcune stragi. I “martiri” sarebbero dunque solo quelli che, per certi faziosi manualisti, sono morti militando nella parte “giusta” (quella che è giudicata tale dallo “storico”; purtroppo molti manuali di storia hanno come fonte solo altri manuali precedenti; così le leggende si moltiplicano e le nuove acquisizioni della storiografia restano per decenni lontane dalla scuola. Di più: è invalso l’uso deprecabiie di tacciare di “revisionismo” ogni interpretazione che si discosti da quella “ufficiale”, che poi sarebbe quella della maggioranza di volta in volta egemone. Il termine, di origine marxista, basta da solo a far capire che anche i fatti possono essere oggetto di racconto “addomesticato”).

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Nel secolo precedente Napoleone III aveva sostenuto l’attribuzione della corona messicana a Massimiliano d’Asburgo. Era l’unico sistema per far cessare i golpe continui e le conseguenti rivolte, fomentati dai vicini Stati Uniti. Un imperatore straniero, ma cattolico come i messicani, avrebbe pacificato gli animi e permesso a Napoleone III di accontentare l’opinione pubblica francese, che non vedeva di buon’occhio il suo appoggio alla politica anticattolica italiana. Pare che l’eminenza grigia di questa operazione sia stato l’ambasciatore spagnolo, il grande pensatore Donoso Cortés, già artefice del matrimonio dell’imperatore dei francesi con la contessa spagnola Eugenia de Montijo. L’avventura messicana- di Massimiliano finì, com’è noto, con la fucilazione di Queretaro per mano dei rivoluzionari.

Si ricominciò con i golpe e le rivoluzioni, con Carranza, Pancho Villa e Zapata, fino all’avvento al potere del cosiddetto Partito Rivoluzionario Istituzionale (è una contraddizione in termini, certo, ma tale partito è ancora oggi al potere), composto di massoni fortissimamente anticlericali e ammiratori di Lenin.

I presidenti Obregon e Calles, finanziati dagli Usa (che la diffusione del motore a scoppio aveva ingolosito del petrolio messicano), avviarono una campagna di scristianizzazione totale del paese. Per sradicare la “superstizione” cattolica vennero chiuse tutte le scuole confessionali, licenziati gli impiegati credenti, vietati gli abiti ecclesiastici, banditi i croce fissi dagli uffici pubblici. La croce di fuoco, film di John Ford, ben descrive la situazione. Il Papa protestò con un’enciclica. Per tutta risposta il santuario di Guadalupe subì diversi attentati dinamitardi. I vescovi locali decisero la sospensione del culto per protesta, ma le chiese erano sempre più affollate di fedeli. Allora il governo espulse i vescovi e abolì gli ordini religiosi. I cattolici risposero con il boicottaggio dei prodotti statali e americani. A quel punto si scatenò la persecuzione, con arresti, fucilazioni, rappresaglie. I federali, inalberando bandiere con su stampato Satana, sparsero il terrore per tutto il paese, ben forniti di aerei, autoblindo e mitragliatrici dagli Americani. Allora il popolo prese le armi e fu la cosiddetta cristiada, perché i combattenti cattolici venivano per disprezzo chiamati cristeros (il loro grido di guerra era Viva Cristo Rey! ). Un esercito spontaneo di ben cinquantamila uomini, aiutati in ogni modo dalla gente, tenne per tre anni testa alle ben più organizzate truppe governative. Le quali risposero con un massacro ferocissimo che non risparmiò vecchi, malati, donne e bambini. A ogni protesta del Papa i governativi aumentavano le rappresaglie. La Società delle Nazioni se ne lavò le mani: disse che si trattava di un problema interno messicano. Anche la Croce Rossa se ne disinteressò.

I cattolici messicani, abbandonati da tutti, si apprestarono a difendersi con la forza della disperazione. Ma a questo punto intervenne la “mediazione” degli Usa. Essi convinsero il Vaticano che, se gli insorti avessero deposto le armi, la Casa Bianca avrebbe fatto pressione sul governo messicano perché accedesse alle richieste dei cattolici. Il Vaticano abboccò e i vescovi ordinarono ai cristeros di consegnare le armi.

Forse, senza questa interruzione, gli insorti sarebbero davvero riusciti a impadronirsi di tutto il Messico, giacché i governativi erano in grave difficoltà. Ma obbedirono, e fu per essi la fine. Il governo si rimangiò tutte le promesse e a nulla valsero le proteste vaticane. Da quel momento, silenziosamente, tutti quelli che per un verso o per un altro avevano partecipato all’insurrezione vennero fatti “sparire”. Ne morirono più dopo la resa che durante la guerra. Giovanni Paolo II, in visita in Messico, stato ateo per Costituzione, è stato accolto dal governo come “signor Wojtyla”.

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Rino Camilleri – Fregati dalla scuola