Storia. La cosiddetta Rivoluzione sovietica (32)

Come ha ricordato Solgenitsin l’impero zarista era economicamente florido, non aveva praticamente deficit né debito pubblico e i prigionieri politici in Siberia erano in numero molto inferiore a quello poi propagandato dal regime comunista. Il paternalismo zarista, anzi, faceva sì che i più venissero graziati. E si trattava in genere di terroristi nichilisti, decabristi, radicali, come descritto nelle opere di Dostojewski. Le sconfitte in Crimea e contro il Giappone avevano notevolmente scosso il prestigio del governo autocratico, ma nulla era più lontano dalla realtà che le “condizioni” previste da Marx per una rivoluzione comunista. Anzi Marx sbagliò proprio tutto, “profetizzando” la sua rivoluzione in Germania e in Inghilterra.

Marx, il giornalista che pretendeva di ridurre la filosofia ad economia, perse notevoli somme giocando in Borsa (soldi di Engels, che lo manteneva). Come economista fu un fallimento, come “profeta” pure. In realtà mise in piedi una perfetta teoria per prendere il potere e mantenerlo. La sua filosofia si basava su un assioma (tutto è Materia, la Materia è eterna) e sull’idealismo hegeliano (la realtà è continua trasformazione e la si può manipolare e “guidare”); la sua analisi storica era sbagliata (la lotta di classe come motore della storia) e le sue teorie economiche poggiavano sull’opinabile concetto di “plusvalore” (quello del “valore” è un problema insolubile come quello dell’uovo e della gallina: quanto “vale” un oggetto? Si può solo sapere quanto costa, perché nell’idea di valore entrano in gioco elementi psicologici non quantificabili. Ma lui pretendeva di aver risolto il problema “scientificamente”). Le teorie marxiste divennero “leninismo”, “stalinismo”, “maoismo”, “gramscismo”, man mano che altri le adattavano a situazioni diverse. L’estrema adattabilità del marxismo ne fa un Proteo capace di assumere tutte le forme: al contrario di tutte le altre ideologie il marxismo diventa tale solo alla fine del processo. Cioè prima si scala il potere con tutti i mezzi, poi si instaura la teoria. Ecco perché paesi diversissimi (Cambogia, Cuba, Russia, eccetera) sono diventati uguali dopo che la cappa comunista li aveva inglobati.

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Ma la Russia ortodossa era famosa per i suoi periodici pogrom contro gli Ebrei. Moltissimi di questi preferirono emigrare negli Usa, dove divennero banchieri e finanzieri, uniti da un comprensibile astio nei confronti della loro ex patria. Tra essi troveremo diversi finanziatori del bolscevismo, tra i quali quel famoso Armand Hammer, il miliardario “rosso”, che sostenne il regime di Lenin con sottoscrizioni e prestiti.

Quando, dopo la gigantesca battaglia della Marna, la guerra si impantanò nelle trincee, fallito il piano originario tedesco, lo stato maggiore prussiano si trovò nella necessità di neutralizzare la Russia per non dover trovarsi a combattere su due fronti.

Da qui il famoso “treno blindato” con cui Lenin, fino a quel momento personalità di secondo piano e senza futuro in esilio a Zurigo, poté tornare in Russia ben fornito di marchi tedeschi. Com’è noto, dopo essere entrati in un governo di coalizione con i moderati di Kerensky, la tattica leninista dell’egemonizzazione di larghe maggioranze da parte di un gruppetto organizzato “alla giacobina” ebbe successo. I bolscevichi a quel punto fecero un vero e proprio golpe, che poi la propaganda trasformò in “rivoluzione”. Le foto che ritraggono il popolo all’assalto del Palazzo d’Inverno sono infatti false: furono costruite dopo, con attori e comparse. Lenin, di origine ebrea, diede vita ad un Soviet centrale in cui la stragrande maggioranza aveva la sua stessa origine.

Rino Camilleri – Fregati dalla scuola

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