Storia. La famiglia nel Medioevo

Nella concezione medievale la famiglia era tutto, l’individuo e lo Stato niente. Il ragionamento era semplice: se l’unica ricchezza è la terra, e la terra dura per sempre, per possederla e amministrarla ci vuole un’entità che abbia la stessa durata.

L’individuo muore, la terra rimane. Lo Stato? Lo Stato esiste quando esiste un’autorità fornita del necessario potere, cosa che nel frastagliatissimo periodo feudale era solo un ricordo, il ricordo di Roma. Non rimane che la famiglia, la quale dura per sempre, così come la terra. Da qui le norme che prevedevano il ritorno alle famiglie d’origine dei beni dei coniugi morti senza figli.

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Il concetto di proprietà non era più, dunque, quello romano, cioè il “diritto di usare ed abusare” della cosa posseduta. L’individuo non ha praticamente titolo a possedere; solo la famiglia lo ha. E le famiglie, a loro volta, sono riunite in “famiglie” più larghe, i cosiddetti “corpi intermedi”: le associazioni di mestiere (corporazioni), le parrocchie, i feudi, i regni. Tutti, poi, sono sotto una madre, la Chiesa, e un padre, l’imperatore e sopra tutti Cristo Re. Da questa concezione “familiare” discende una concezione diversa della proprietà. Sì, questa cosa è mia, ma nel servirmene devo ricordare che ci sono anche gli altri. Insomma uso “sociale” della proprietà. Come si ricorderà il feudo era praticamente di tutti quelli che ci vivevano; ognuno aveva su di esso dei diritti che erano solo diversi da quelli degli altri. Il termine “privilegio” deriva dal latino privata lex, cioè “norma valida per il singolo”. Tutti avevano dei privilegi in questo senso. Oggi per “privilegiato” si intende uno che ha qualcosa che gli altri non possono avere, perciò la parola ha un senso odioso. Ma, a ben pensarci, daremmo una sola sedia, come a tutti gli altri, a uno che pesa duecento chili? Sarebbe giusto dargliene due, e nessuno troverebbe da obiettare. Questo è il senso che il termine “privilegio” aveva nel Medioevo.

Spessissimo, poi, il privilegio era puramente onorifico (ma non per questo meno ambito). Ne il principe e il povero di Mark Twain, il soldato, grazie al quale ha riavuto il trono, riceve dal principe riconoscente il privilegio di poter stare seduto davanti a lui, mentre tutti gli altri devono alzarsi in piedi. Potrà trasmettere questo diritto ai suoi discendenti.
Quando il re di Francia rientrò in possesso del regno grazie a Giovanna d’Arco il paese natale della Pulzella ricevette, per riconoscenza (lei era già morta), l’esenzione perpetua dalle tasse.

Rino Camilleri (Fregati dalla scuola)