Storia. La Grande Guerra (31)

Tutto cominciò, com’è noto, con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie a Sarajevo. Non era la prima volta che una testa coronata cadeva sotto i colpi di attentati, ma questa scatenò una guerra mai vista. Perché? Innanzitutto si trattava dell’erede al trono austroungarico, e Francesco Giuseppe era molto vecchio. In più l’arciduca era dichiaratamente antiprussiano. Non vedeva, cioè, di buon occhio la supremazia della recentemente unificata Germania, protestante, sull’intero mondo di lingua tedesca. Se fosse salito al trono l’Austria non sarebbe scesa in guerra accanto alla Prussia. I circoli massonici internazionali volevano la distruzione totale dell’Austria. Per questo a Sarajevo non uno ma diversi attentatori erano dislocati lungo la strada che l’arciduca avrebbe dovuto percorrere. Il primo attentato, infatti, andò a vuoto, ma i colpi di Gavrilo Princip andarono a segno. I servizi segreti austriaci non ebbero dubbi: la Serbia aveva tenuto mano alla società segreta di cui il Princip faceva parte. Per questo, dopo reiterate richieste di far giustizia andate a vuoto, fu deciso di lanciare l’ultimatum alla Serbia.

Tutti pensavano che le cose sarebbero andate come al solito: le potenze avrebbero mostrato i muscoli, avrebbero effettuato mobilitazioni minacciose, ma poi tutto si sarebbe risolto per via diplomatica. Infatti la Russia, autoproclamatasi protettrice dei popoli slavi e dei Balcani, diede l’ordine di mobilitazione. La Francia era alleata della Russia e la Prussia dell’Austria. La Prussia intimò allo zar di smobilitare, lo zar rifiutò e fu la catastrofe. Infatti i tedeschi avevano pronto da sempre il cosiddetto “piano Schlieffen” che prevedeva, in caso di guerra, un velocissimo colpo di maglio sulla Francia per poi rivolgersi verso la Russia, da sempre lentissima a mobilitare tutti i suoi uomini. La Germania, infatti, sapeva perfettamente che avrebbe dovuto combattere su due fronti: si trattava di neutralizzare il primo per poi buttarsi sul secondo. L’efficienza raggiunta nel frattempo dalle ferrovie tedesche fece sì che il piano scattasse quasi automaticamente.

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L’Italia era alleata degli Imperi Centrali, ma le pressioni di Francia, Inghilterra (e Stati Uniti) la indussero a temporeggiare. L’Austria, pur di indurla almeno alla neutralità, le offrì ancora una volta gratis le cosiddette “terre irredente”. Ma la massoneria internazionale mise in campo tutto il suo peso per portare l’Italia al “ribaltone”. Francesi e Inglesi promisero all’Italia quasi di tutto, dalla Dalmazia alle colonie africane. A guerra finita, com’è noto, non mantennero e in Italia si parlò di “vittoria mutilata, innescando una serie di instabilità politiche che portarono all’avvento del Fascismo. Giolitti, il Papa e parte dei socialisti erano contrari all’intervento dell’Italia in guerra. I socialisti radicali (con Mussolini), i massoni (con D’Annunzio), i mazziniani e lo sparuto gruppetto dei cosiddetti “cattolici democratici erano per la guerra a fianco dell’intesa.

Così l’Italia combatté. In ben undici battaglie sull’lsonzo fu una carneficina per pochi metri di terreno. Seicentomila morti costò quell’inutile guerra all’Italia. I Tedeschi a un certo punto vennero in aiuto agli Austriaci. Crearono le famose sturmtruppen d’assalto (cui gli Italiani risposero creando gli Arditi) e sfondarono il fronte a Caporetto. La più grossa responsabilità di uno sfondamento che poteva essere contenuto, ma si tramutò in una rotta senza controllo, era di Badoglio, ma venne coperto dalle sue amicizie in alto loco. La successiva commissione d’inchiesta stilò un rapporto dettagliato dal quale sparirono le pagine che riguardavano le sue responsabilità. Il deputato che – pare – fu incaricato della cosa morì improvvisamente mentre beveva un caffè.

Cadorna pagò per tutti. Figlio del bombardiere di Porta Pia, ma profondamente cattolico, finì capro espiatorio anche se aveva salvato la situazione ordinando l’immediato arretramento del fronte a Vittorio Veneto. Amareggiato, stava per bruciarsi le cervella quando venne salvato da un’apparizione in bilocazione di Padre Pio.

La guerra fu decisa dall’intervento degli Stati Uniti, che nell’ultimo anno di guerra sbarcarono in Europa al ritmo di un milione di uomini al mese. L’opinione pubblica americana non voleva saperne di quella guerra europea, ma il governo la pensava diversamente. Venne artificialmente creato il casus belli del Lusitania, la nave passeggeri affondata da un sottomarino tedesco. L’Inghilterra aveva decretato il blocco navale delle merci dirette agli Imperi Centrali. Cioè le navi che commerciavano viveri e materiali con la Germania e l’Austria venivano sequestrate. Poiché gli Imperi Centrali erano praticamente privi di sbocchi sul mare questo sistema di guerra, contrario a tutte le norme di diritto internazionale, li strangolava. Allora risposero allo stesso modo, con la guerra sottomarina. Il Lusitania era una delle tante navi che, sotto l’apparenza di normali transatlantici, rifornivano di materiale bellico l’Inghilterra. Quantunque i Tedeschi avessero cercato in tutti i modi di scongiurare l’entrata in guerra degli Americani non ci fu niente da fare e le sorti del mondo vennero decise.

Alla fine di tutto gli Americani si trovarono completamente arbitri della situazione. Venne creata la Società delle Nazioni e, a Versailles, la carta d’Europa fu ridisegnata secondo i desideri della massoneria anglo-americana. L’unica vera vittima fu l’Austria-Ungheria, completamente cancellata.

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Quella che fino a pochi anni prima era stata una delle più grandi potenze non esistette più, ed era la prima volta nella storia che accadeva una cosa del genere. Al suo posto (e alla faccia del tanto sbandierato “diritto all’autodeterminazione dei popoli”) furono create mostruosità geopolitiche come la Cecoslovacchia e la Jugoslavia. Cioè popoli che si odiavano da sempre vennero accorpati artificialmente e per forza, mentre antichissime entità storiche ed etniche vennero smembrate. Tutti i nuovi stati, Italia compresa, si ritrovarono con minoranze che prima non avevano, cosa che preparava gli irredentismi futuri che puntualmente esplosero alla prima occasione. L’ultimo imperatore d’Austria Carlo d’Asburgo (uomo profondamente cristiano e in attesa di beatificazione da parte della Chiesa), venne deportato e morì di malattia in esilio, separato dai suoi figlioletti. La moglie italiana, Zita di BorboneParma, è scomparsa pochi anni fa.

La Russia ormai non esisteva più. Al suo posto c’era l’Unione Sovietica, una immensa carestia creata dal fanatismo comunista di Lenin e il terrore poliziesco scientificamente organizzato. La Germania fu caricata della colpa totale della guerra e costretta a pagare immensi risarcimenti ai vincitori. Aveva perso quasi tutti i suoi uomini attivi ed era letteralmente alla fame. Per essa si aprì un periodo di gravissimi torbidi e di inflazione apocalittica. Rivolte bolsceviche e settimane “rosse” e “di sangue” si susseguivano, mentre ogni partito si muniva di “servizi d ordine” in divisa e armati. Da qui l’ascesa del Nazismo e la volontà di rivincita.

Gli Inglesi, per mettere in difficoltà l’Impero turco, alleato degli Imperi Centrali, mandarono in Palestina il famoso Lawrence d’Arabia, col compito di sobillare le tribù arabe. Agli Arabi fu promessa la creazione di uno stato arabo palestinese. Ma verso la fine della guerra analoga promessa era stata fatta dagli Inglesi ai sionisti, cioè a quegli ebrei nazionalisti che volevano creare uno stato ebraico in Palestina. L’insanabile conflitto arabo-israeliano ha origine da qui. Francesi e Inglesi ridisegnarono a tavolino la geografia della zona, staccando dall’Iraq lo staterello artificiale del Kuwait, ricchissimo di petrolio e unico sbocco al mare. Se ne ricorderà l Iraq, invadendolo nel 1990.

Rino Camilleri – Fregati dalla scuola