Storia. La guerra di Spagna (35)

La moda “fascista” dilagò in molti paesi europei Bulgaria, Romania, Portogallo e altri si diedero regimi del genere. Intanto Hitler si riappropriava dei bacini carboniferi della Ruhr e della Saar e dichiarava che la Germania avrebbe cessato di pagare i debiti di guerra. Nel frattempo avviava trattative con l’Urss.

Si dimentica che è sempre la geografia a farla da padrona, e tutte le ideologie devono farvi i conti. Fin dai tempi dei Cavalieri Teutonici, e poi dello zar modernizzatore Pietro il Grande, la Russia aveva sempre contato sull’intraprendenza tedesca per sfruttare le sue immense risorse. Ingegneri, imprenditori, intellettuali tedeschi venivano letteralmente importati. La tradizionale contiguità tra Tedeschi e Russi era continuata anche col regime sovietico: i Tedeschi, infatti, misero al riparo gran parte dei loro armamenti proprio in Russia per sottrarli alle pretese dei vincitori della Prima Guerra Mondiale. Ma adesso il nazismo considerava il bolscevismo il suo nemico principale, e Stalin non aveva del tutto abbandonato l’idea di esportare il comunismo (l’aveva solo sospesa in attesa di tempi migliori: per questo aveva fatto uccidere Trotzski, teorizzatore della “rivoluzione permanente”). In più sapeva che comunismo e nazismo, totalitarismi concorrenti, non avrebbero potuto convivere a lungo. La Germania nazista voleva lo sterminato impero dell’est per due motivi: uno, le sconfinate risorse dovevano essere sfruttate dai Tedeschi, con i sovietici, “inferiori”, a fare da semplice manovalanza. In più l’immenso territorio era adatto per deportarvi gli Ebrei. Infatti alcuni storici sostengono che la “soluzione finale” consistesse proprio nella deportazione di massa di tutti gli Ebrei.

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La “prova generale” fu la Spagna. Qui erano andati al potere i repubblicani, uno schieramento composito che comprendeva comunisti, radicali e anarchici. L’aspetto meno noto consiste nella spietata persecuzione anticattolica che il nuovo regime avviò.

Disse uno storico liberale, Hugh Thomas, che non si era mai visto niente del genere dai tempi di Diocleziano. Più di sedicimila tra preti, vescovi, suore, seminaristi vennero massacrati nei modi più atroci. Oltre a un imprecisato numero di laici credenti. Vennero vietati i nomi cristiani e anche il saluto adios, che conteneva la parola “Dio”. Profanati e incendiati chiese e conventi, fucilate anche le statue religiose, sterminati anche i parenti degli ecclesiastici.

Stalin inviò Togliatti e Longo, agenti del Komintern (struttura dell’Internazionale comunista con compiti di controllo sui partiti comunisti nei vari paesi), i quali organizzarono i comunisti locali e permisero loro di sbarazzarsi della scomoda “sinistra” anarchica, irriducibile alle direttive di Stalin. L’eliminazione (fisica) degli anarchici procedette di pari passo con la guerra civile. L’esercito insorse contro i repubblicani “rossi”, aiutato da Italia e Germania. I “rossi” erano più o meno occultamente appoggiati da Stalin, dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti e dalla Francia. La propaganda internazionale sostenne notevolissimamente la parte repubblicana. Intellettuali come Hemingway, Picasso e Orwell vennero mobilitati. Picasso cambiò titolo a un suo quadro che celebrava la morte di un torero e lo dedicò a Guernica (tanto, con l’arte astratta, una cosa può benissimo diventare un’altra), la città della cui distruzione i rojos incolparono gli avversari, facendone il simbolo della loro presunta “barbarie”. Orwell, dal canto suo, vide nell’esperienza spagnola cos’era davvero il comunismo e vi concepì la sua opera più nota, 1984. La vittoria del generale Franco concluse la guerra civile. La Spagna, prudentemente, si tenne poi fuori dalla Seconda Guerra Mondiale.

Stalin a quel punto pensò bene di firmare il famoso trattato di non aggressione con Hitler, cosa che gli permise di invadere il Baltico, la Finlandia e spartirsi la Polonia con i Tedeschi. Nel contempo dava ordine ai partiti comunisti nel mondo di collaborare con la Germania, di cui adesso era “amico”

Rino Camilleri – Fregati dalla scuola

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