Storia. La prima rivoluzione industriale

Il Medioevo è l’unico esempio di società sottosviluppata che si sia sviluppata da sola. La liberazione dalla paura superstiziosa delle forze della natura, la santificazione cristiana del lavoro, l’abolizione della schiavitù e la parità tra uomo e donna, produssero quella che è stata chiamata “la prima rivoluzione industriale”.

Il termine “lavoro” deriva dal latino labor. Solo che labor significava “travaglio”, “fatica”. I Romani usavano il termine negotium, composto di nec e otium, cioè “assenza di ozio”. Essi distinguevano le attività in “servili” (quelle degli schiavi) e negotia, quelle amministrative, politiche, letterarie, le uniche degne dei ceti superiori. Il Cristianesimo ribalta questa concezione e fa del lavoro, anche servile, un mezzo di santificazione e ascesi. Infatti la maledizione di Adamo, nella Genesi, non consiste nel dover lavorare, bensì nel “sudore della fronte”, cioè nella penosità del lavoro. Come alleviarla in mancanza di schiavi? La cristianità medievale rispose: con le macchine. Certo anche gli antichi pagani conoscevano le macchine e le usavano ma, avendo a disposizione gli schiavi, si limitavano a quelle essenziali. Non solo. Essendo, adesso, l’alleviamento della pena un’opera meritoria, ecco che lo scienziato si piega sul mondo del lavoro e delle attività economiche: nasce la tecnologia.

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I Greci conoscevano tutti gli automatismi principali e la geometria di base (pensiamo ad Archimede o a Eratostene). Ma per i loro sapienti si trattava di “amore del sapere” (philosophia), e nient’altro. Platone cacciò dalla sua scuola un allievo che gli aveva chiesto a cosa servisse la geometria. Infatti per i Greci la scienza non doveva avere alcuno scopo pratico. I Romani, che erano grandi costruttori, invece utilizzarono le macchine, ma non in modo intensivo, perché l’energia gratuita era fornita dagli schiavi. E dalle donne. Infatti, ancora oggi, in certi documentari, vediamo le donne del Terzomondo intente a macinare a mano i cereali e ad accudire i figli. Il Medioevo, invece, applicò la massima di san Paolo: “Non c’è più né donna né uomo, né libero né schiavo, né giudeo né greco”, perché tutti sono figli di Dio. Ecco allora l’uso intensivo dei mulini (ad acqua e a vento) che libera le donne da una schiavitù antica e dà loro più tempo per dedicarsi alle attività dello spirito. Il Cristianesimo, infatti, a differenza del mondo pagano, riconosceva alle donne un ruolo in religione e, immediatamente sotto Cristo, venerava una donna, Maria. Che, pur non essendo una dea, era madre di Dio.

Nel mondo antico non mancavano inventori, ma si trattava di geni isolati, e l’invenzione era nient’altro che uno sporadico colpo di intuizione. Invece, per il Medioevo, l’investigazione della natura era una forma di lode tributata a Dio Creatore. Si ribalta il concetto di invenzione: non più cosa “scoperta”, bensì cosa “ricercata”. La ricerca scientifica nasce lì. Esempio: il carbon fossile fu scoperto proprio perché da secoli si cercava un’intensità di calore molto più alta di quella del carbone da legna. Per fondere certi metalli, infatti, ci vuole un calore intensissimo. Senza un metallo particolarmente resistente alla corrosione della salsedine si poteva sì pensare di navigare al di là delle Colonne d’Ercole, ma non farlo davvero.

Nascono così il verricello e la carrucola, la ferratura dei cavalli, le staffe, l’arco rampante, la volta a crociera, la carriola, l’aratro meccanico, l’aggiogatura a spalla, la vite elicoidale, il martinetto, lo specchio, il sapone, il bottone. Eccetera. Più il perfezionamento e l’utilizzazione su larga scala di invenzioni precedenti, come la bussola, il vetro, la polvere da sparo, la carta.

Due parole per dare un’idea dell’importanza capitale di queste invenzioni. Per esempio la staffa. La sua introduzione rivoluzionò l’arte della guerra e pose le basi della potenza dei Franchi: puntando i piedi sulle staffe il cavaliere poteva porre la lancia “in resta”, cioè sotto il braccio; così cavallo e cavaliere formavano un tutt’uno, con una potenza d’urto dirompente. L’aggiogatura “a spalla” permise di sostituire il cavallo al bue nell’aratura, con notevoli vantaggi di velocità. Infatti prima i cavalli erano imbracati al collo; il collare da spalla permetteva all animale di tirare con l’intero corpo.

La concezione cristiana del corpo come “tempio dello spirito” introdusse l’igiene personale, cosa fondamentale nella lotta alle epidemie. I Romani avevano si il culto del corpo, ma le loro terme erano luoghi di rilassamento, non di pulizia. I bagni pubblici furono il boom del Medioevo. Ci andavano uomini e donne, e anche suore e frati. Infatti la nudità non era considerata affatto scandalosa, e la verginità diventerà un valore religioso solo in epoca molto tarda. Anzi fu per colpa delle accuse luterane alla rilassatezza del clero cattolico che il peccato sessuale soppiantò l’avarizia nei manuali per confessori. Sessuofobia del Medioevo cristiano? Già. E Boccaccio? E l’Aretino? Infine la beneficenza. L’amore del prossimo, è inutile dirlo, era un’idea sconosciuta ai pagani. I mercanti medievali tenevano una voce apposita (“messer Dio”) nei loro bilanci: la somma da destinare alla beneficenza. Non solo. Grazie agli ordini religiosi l’assistenza, l’istruzione e la redistribuzione della ricchezza a favore dei più svantaggiati divenne organizzata e su larga scala.

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Rino Camilleri (Fregati dalla scuola)