Storia. L’illuminismo e la cosiddetta Rivoluzione americana (24)

Abbiamo detto la “cosiddetta” Rivoluzione americana, culminata nella Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776, perché si trattò in realtà di una guerra d’indipendenza delle colonie d’America contro l’Inghilterra, guerra scoppiata soprattutto per motivi fiscali. Le colonie chiedevano semmai una “restaurazione” dei loro antichi diritti.

Poiché, però, Franklin, Washington, Jefferson e gli altri “padri” degli Stati Uniti erano tutti massoni (infatti erano in stretto collegamento con i “fratelli” francesi: la Francia, per motivi coloniali, appoggiava gli insorti contro l’Inghilterra), e poiché le colonie erano popolate di emigrati europei appartenenti a tutte le varianti del Cristianesimo, il credo massonico fu scelto dai “padri della patria” come l’unico capace di tenere insieme la nuova realtà politica. Tutti i presidenti degli Usa da quel momento furono massoni (il capo onorario della Massoneria mondiale è, per tradizione, il fratello del re d’Inghilterra, il duca di Kent). I simboli massonici (come la stella a cinque punte) entrarono a far parte della bandiera americana e della moneta (il dollaro, sulle cui facce campeggiano ancora oggi quasi tutti i simboli massonici: dal colore verde alla piramide tronca, dal triangolo all'”occhio” divino). La pianta della capitale fu disegnata appositamente a forma di squadre e compassi e molte istituzioni filantropiche di carattere internazionale presero impulso da “fratelli” americani.

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L’atteggiamento elitario tipico delle logge si trasfuse nella filosofia illuminista. Coloro che capivano i “lumi” (che consistevano nel razionalismo “liberatore” dalle “superstizioni” del passato, cioè dal Cattolicesimo “papista”; il Protestantesimo e l’Ebraismo non ebbero affatto a soffrire dalla successiva Rivoluzione Francese) avevano il dovere di ”illuminare” gli altri e guidarli sulla via del Progresso. Tutte queste idee vennero divinizzate ed esasperate, cominciando con lo scriverle maiuscole: Progresso, Ragione, Scienza, Libertà, Eguaglianza, Nazione, Popolo. Chi aderiva ai Lumi era nel giusto; chi non voleva aderirvi si condannava alla cecità. Gli illuministi cominciarono così a dividere l’umanità in due: se stessi, gli “intelligenti” o “illuminati”, e gli “oscurantisti”. Poiché i secondi erano dannosi per l’Umanità andavano neutralizzati.

La Rivoluzione francese, diversamente da quella americana, fu una vera rivoluzione, nel senso che cambiò completamente il volto della Francia, poi dell’Europa. Solo chi la pensava come gli illuministi era provvisto di Ragione e operava per il bene e il progresso dell’Umanità. Per la prima volta nella storia l’ideologia faceva il suo ingresso sanguinoso. Per la prima volta, cioè, una filosofia si armava e distruggeva tutto per riedificare secondo la sua visuale. Gli illuministi accusarono la religione (cattolica) di essere causa di discordia e di guerre, e finirono per fare la stessa cosa in peggio.

I Sanculotti prima e i Giacobini poi, definiti da uno storico contemporaneo “banda di fanatici armati”, non si limitarono a prendere il potere in Francia, ma pretesero di fare tabula rasa della concezione cattolica (o di quel che ne restava) per costruire un mondo pensato a tavolino secondo le loro idee. Per questo usarono la ghigliottina e il Terrore organizzato. In più, come nel caso della Vandea, inventarono il primo genocidio “scientifico” della storia. Dalla Rivoluzione francese nascono tutti gli “ismi” che hanno sconvolto i due secoli successivi: il nazionalismo, il liberalismo, il comunismo. Si tratta di tre “anime” ben presenti fin dall’inizio nell’ideologia giacobina. Essa ereditò la mitologia romana (pensiamo alle parodie di fasci littori, berretti frigi, aquile imperiali, il mito di Sparta, il taglio di capelli “alla Bruto”, eccetera) e impose il centralismo “romano” (province, prefetti, questori, triumvirati, eccetera), nonché la leva di massa e obbligatoria, prima sconosciuta. Gli Illuministi si riallacciarono direttamente alla “romanità” (o almeno alla “romanità” come la pensavano loro) e chiamarono l’epoca intermedia “secoli bui” o semplicemente Età di Mezzo tra Roma e i Lumi.

Essa distrusse il Cattolicesimo (ma, come si è detto, lasciò in pace i Protestanti e gli Ebrei), inventò la carta moneta, la prima inflazione cartacea e la prima carestia artificiale della storia. Reintroducendo il concetto romano di “proprietà privata”, abolì tutti gli antichi diritti feudali e consuetudinari, le corporazioni operaie, col risultato di trasformare in salariati i contadini e gli artigiani. I beni dei nobili e della Chiesa, incamerati dallo stato, vennero svenduti ai ricchi borghesi (gli unici che potevano pagarli). Questi recintarono le loro proprietà (la Dichiarazione “universale” dei diritti dell’Uomo e del Cittadino, dice che la proprietà privata è “sacra e inviolabile”) e “proletarizzarono” il popolo. L’assistenza e l’istruzione vennero tolte alla Chiesa e presi dallo Stato. Nacque così lo Stato-Dio, lo Stato-Provvidenza, al quale andavano tutte le ricchezze e il solo ad essere abilitato a redistribuirle. Nacque la burocrazia, cioè gli impiegati dello Stato che si incaricavano di tutti questi nuovi compiti. Per la prima volta lo Stato non era una persona o un gruppo di persone, bensì un’entità astratta e lontana, priva di responsabilità, onnipotente e insindacabile.

Rino Camilleri – Fregati dalla scuola

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