Superare i traumi e le paure della tratta

Il centro Franz Fanon di Torino si propone come servizio di supporto psicologico e sociale ed anche psichiatrico che può essere svolto individualmente o in gruppo, a livello famigliare, per gli immigrati, le vittime di tortura e i rifugiati.

Intervista a Francesco Vacchiano, referente del centro

SE PUOI.... AIUTACI:

(D) Di cosa si occupa il centro Franz Fanon?

(R) Il centro svolge prettamente un lavoro clinico con immigrati e rifugiati, vittime della tortura. Il servizio è aperto dal 1996 e conta un’équipe formata da psicologi, psichiatri, mediatori culturali e antropologi. Il sevizio è stato caratterizzato da una prima parte di lavoro, diretto con l’utenza cui poi si è affiancato un lavoro, soprattutto sviluppato nel corso degli ultimi periodi, di consulenza diretta con l’utenza ed anche un lavoro di consulenza per gli operatori che si occupano degli immigrati, come operatori di comunità, educatori, assistenti sociali, altri psicologi, insegnanti, insomma tutti coloro che a vario titolo si occupano di immigrati e hanno delle difficoltà operative, o semplicemente la necessità di una consulenza o supervisione rispetto al lavoro che svolgono.
Il problema della tratta è stato uno delle prime caratteristiche dell’utenza, o meglio di una parte dell’utenza che si rivolgeva al centro. D’altronde le donne Nigeriane sono arrivate spesso al nostro servizio segnalate dall’I.S.I. ed erano pazienti che per lo più avevano difficoltà connesse in senso lato all’area della salute mentale . Abbiamo visto diverse pazienti direttamente qui al centro, alcune di queste da sole, in un lavoro classico uno a uno, altri invece in un lavoro di gruppo aggregato in cui ci sono più terapeuti presenti, di solito proponiamo anche questa possibilità. Dopo di che hanno contattato gli operatori dell’ufficio stranieri che si occupavano dell’Articolo 18 per tutto quello che poteva significare consulenza o formazione rispetto a questo tipo di difficoltà o problemi psicologici connessi all’esperienza di prostituzione.

2.      (D) Cos’è, e di cosa si occupa l’I.S.I.?

(R) L’I.S.I. è un servizio che si trova al piano terra della ASL 1, costituisce un ambulatorio generalistico per gli immigrati, per quelli che non hanno il permesso di soggiorno e quindi non sono iscritti al servizio sanitario nazionale, svolgono un lavoro molto simile a quello dei medici della mutua, offre anche un servizio di prenotazione per visite specialistiche a pagamento.

3.      (D) Con chi collabora il centro Franz Fanon ?

************************************ IL TUO 5 per mille PER I POVERI per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita sul tuo 730, modello Unico, metti il codice fiscale degli Amici di Lazzaro: 97610280014 ****************  

(R) Attualmente lavoriamo con l’ufficio stranieri, dove coordiniamo incontri di supervisione e formazione composti da tutti coloro che nel progetto del comune di Torino si occupano di donne Nigeriane vittime della tratta; e come se si creasse idealmente una tavola rotonda di supervisione in cui ci sono gli operatori dell’ufficio stranieri, gli operatori di quelle comunità che ospitano le vittime e in qualche caso ci sono coloro che fanno parte anche dell’area del volontariato come le Suore Albertine o il Gruppo Abele, collaboriamo anche con il comune di Torino nel progetto Freedom.

4.      (D) Cos’è il progetto Freedom?

(R) E’ un progetto attuato dal comune di Torino e dal dipartimento delle pari opportunità, sono coinvolti in questo progetto vari enti oltre a noi. Il comune di Torino offre anche un fondo per la gestione di tre comunità di livello diverso gestite dalla cooperativa che si chiama “progetto Tenda”. progetto Freedom ha cercato di strutturarsi fondamentalmente in tre livelli di accoglienza. Il primo livello di accoglienza è quello di base o di pronto intervento: la donna che denuncia entra in un programma di protezione e deve essere inserita in qualche luogo come difesa, se non ha altre risorse. Tra queste comunità di pronto intervento rientra, fra le altre, la comunità di Lungo Dora Savona. Poi in un secondo livello, diciamo di intervento più specialistico sul progetto, vi è una comunità dove le donne possono risiedere più stabilmente ed essere seguite nel periodo che dura tutto il programma di protezione, tutto il periodo necessario per la regolarizzazione, per il passaporto,il permesso di soggiorno e quant’altro.
La terza fase, potrebbe partire dall’ottenimento del permesso di soggiorno o dal periodo in cui la persona è già in borsa lavoro, si tratta di appartamenti più o meno autonomi ed è rivolto a persone che sono già abbastanza avanti nel percorso e che escono da una situazione comunitaria classica e rientrano in una specie di appartamento auto gestito. Questo è più o meno l’iter completo che termina con il lavoro e così la persona dovrebbe uscire da tutto il circuito.
Il progetto è quindi molto complesso per le difficoltà legate alle ambasciate, ai consolati e soprattutto alla questura. I tempi si dilatano in maniera esagerata nel senso che attualmente la donna che denuncia si trova ad aspettare anche tre anni per l’ottenimento del permesso di soggiorno.
Questi percorsi sono anche molto faticosi per le donne che ci sono dentro, una delle grosse difficoltà sta nel riuscire a rimandare nel tempo la prospettiva dell’inserimento tanto desiderato: non dimentichiamoci che sono donne che comunque arrivano con la prospettiva di guadagnare e molte di loro hanno questo come obbiettivo principale, quindi diviene per loro molto faticoso il dover rimandare così a lungo un lavoro regolare. Questo periodo si carica di ansia d’incertezze, di difficoltà, tenuto conto che la dimensione comunitaria si occupa di persone che hanno difficoltà prevalentemente di ordine sociale è quindi e chiaro che la dimensione comunitaria non è proprio ovvia, non capiscono bene perché “tu” debba andare in una comunità dove ci sono degli educatori che ti dicono cosa devi fare e cosa non devi fare! Quando tu sei una persona adulta che fondamentalmente è lì solo perché non ha una casa e un lavoro.

5.      (D) Cosa fanno in questo periodo di permanenza nelle comunità?

(R) Questo periodo di permanenza nelle strutture viene facilitato dal fatto che comunque sono presenti delle borse lavoro, il progetto mette a disposizione delle borse lavoro che vorrebbero essere un contatto con dei possibili datori di lavoro e che in seguito si concretizza in una vera e propria professione, anche se a volte non è così, purtroppo spesso la borsa lavoro diventa soltanto un occasione per una persona di fare qualcosa in un determinato periodo di inattività, senza che questa prospettiva dell’assunzione si concretizzi realmente, tra l’altro la borsa lavoro dà diritto ad uno stipendio piuttosto basso che si aggira intorno alle 400-500€ al mese, si potrebbe dire che per una donna che sta in comunità e che non ha spese di vitto e alloggio potrebbe essere sufficiente, ma noi dobbiamo incarnarci nella realtà della situazione di donne che hanno un mandato famigliare di guadagno che hanno un obbligo di mandare i soldi a casa o di donne nelle cui mani è transitato tanto denaro e che poi passano ad una situazione di estrema precarietà.
Per quanto riguarda le donne nigeriane devo aggiungere che vi sono una serie di abitudini che poco si adattano, alla situazione comunitaria in cui dovrebbe essere tutto più o meno standardizzato ,tra cui prima di tutto il cibo, ad esempio molte nigeriane tengono molto a poter comprare il cibo per poterlo cucinare “alla nigeriana” e questo la dice un po’ lunga rispetto anche alla situazione economica, in quanto la comunità non ha dei fonti da dare ad ogni donna per far fronte a queste loro esigenze, sopratutto quando questa ragazza non ha una borsa lavoro. Il comune elargisce una tantum un po’ di soldi, ma quando hanno la borsa lavoro le donne devono farsi bastare la loro busta paga, la sovvenzione del comune è la borsa lavoro, il comune paga la borsa lavoro.

6.      (D) In cosa consiste la borsa lavoro?

(R) La borsa lavoro funziona cosi: il datore di lavoro ha un impiegato un operaio un lavoratore, gratis, che viene pagato dal comune e il datore di lavoro si impegna solo a farlo lavorare ed eventualmente a costatare se al termine della borsa lavoro questo lavoratore ha acquisito le capacità necessarie per essere impiegato a tutti gli effetti, questo però succede poche volte.

7.      (D) Come si è evoluto nel tempo il profilo della prostituzione nigeriana ?

(R) Il profilo della prostituzione nigeriana è cambiato nel tempo nel senso che la prostituzione nigeriana in Italia è inizia sul finire degli anni 80 inizi 90 quando, in conseguenze alla forte crisi economica in Nigeria, una serie di persone, per cui spesso molte donne che già nel loro paese erano commercianti, iniziano a giungere in Europa per fare commercio per trasportare oggetti, tentando in qualche modo di risolvere il problema economico della Nigeria legato al petrolio d’esportazione.

Negli anni 70-80 inizia a nasce questa classe di nuovi poveri che emigrano spesso sono persone con un titolo di studio elevato, persone che scelgono la strada dell’immigrazione per tentare di cambiare la situazione sono queste donne che quando arrivano in Italia iniziano a capire quali sono le richieste del mercato colgono la domanda che c’è.

Sono proprio queste donne che all’inizio arrivano in maniera più artigianale e poi in maniera più organizzata iniziando da prima ad esercitare direttamente poi a comprare le ragazze cioè comprare delle ragazze significa pagare un intermediario che più o meno con l’inganno fa venire in Europa delle ragazze, in questa seconda fase le ragazze sono davvero ingenue cioè sono persone che non sanno ciò che verranno a fare ma sono allettate dalle promesse di guadagno facile, lavoro ben retribuito, di lavoro socialmente rilevante come ad esempio le modelle le commesse, le ballerine, ecc solo quando arrivano qui si rendono conto in effetti di quello che si trovano di fronte, di quello che dovranno fare.

Uno degli strumenti più rilevanti usati dalle madam per mandare le ragazze in strada è il rituale il rituale religioso, il rituale magico che ha la particolarità di sfruttare le credenze tradizionali, diciamo le sue matrici animiste per vincolare la ragazza alla madam là dove si dice se si oltraggia il patto mistico sancito con l’intervento di una divinità o di uno spirito ci si può anche ammalare fino ad arrivare alla morte.

Il vincolo è ovviamente molto forte soprattutto su persone che hanno come riferimento la religione tradizionale, le branche della religione vudù, chiamiamola vudù in senso generale per definire un complesso religioso animista tradizionale dell’area.

Sono donne che provengono dal Benin City in qualche caso dallo stato di Benin, cioè dallo stato Edo, mentre in qualche caso si tratta di ragazze che vengono dal Lagos cioè più a Ovest o da Worren cioè più ad Est persone che fanno di etnia prevalentemente Edo, ma anche Ibo, Yoruba, Urobo ecc.

Dopo questa seconda fase in cui partono le ingenue c’è la terza fase in cui si inizia a sapere ciò che fanno le nigeriane in Europa qualcuno inizia a raccontarlo, si formano delle campagne di prevenzione, qualcuno fa dei documentari e fa girare questo tipo di notizia e si inizia a sapere al limite ciò che non si sa in effetti sono le reali condizioni in cui viene praticato il mestiere.

Va premesso che rispetto alla prostituzione ci sarebbero da fare tanti discorsi interessanti e importanti anche dal punto di vista antropologico su ciò che significa corpo della donna, il rapporto della donna con altri uomini, in fin dei conti siamo in contesti in cui c’è una famigliarità un uso del proprio corpo anche in modo molto pragmatico, in modo molto negoziale in contesti in cui anche il matrimonio è molto spesso una scelta molto concreta, dettata dalle esigenze il vivere l’amore romantico non è assente … però è spesso accantonato in favore di altre situazioni più concrete.

Vi è una categoria conosciuta delle “ragazze zucchero di papà” che sono appunto le ragazze che in qualche modo vanno da uomini anziani, uomini già sposati e che in cambio di pratiche più o meno sessuali ricevo un supporto per gli studi, qualche soldo per la famiglia ecc questi uomini vengono chiamati fidanzati anche se si sa che è qualcosa di diverso, ma non provoca problema più di tanto, attenzione però ! non dico che sia per tutte cosi! dico che ci sono delle categorie di soggetti e di fatti!, sono eventi importanti da conoscere dal momento in cui si ragiona sulle attese rispetto alla situazione reale che si incontrerà sono pochissime le donne che sanno esattamente che staranno in strada al freddo che dovranno pagarsi il Joint cioè il posto in strada e l’affitto di una casa divisa con altre ragazze e con la madam a cui spesso dovranno essere fatti dei regali perché comunque è un autorità, è una persona che ha influenza su di te, è una persona con cui spesso si istaura un debito di riconoscenza.

Ci sono molte ambivalenze nelle relazioni con la madam cioè sono delle relazioni che spesso hanno una propria pragmaticità, ma non solo, spesso hanno delle vere e proprie caratteristiche di affiliazione.

8.      (D) Questa relazione con la madam la si potrebbe identificare con la sindrome di Stoccolma?

(R) Beh a me non piace questa definizione non parlerei in questi termini, direi che spesso non è l’identificazione con l’aggressore ma ci si rende conto che tutto sommato questa è una condizione in cui c’è una possibilità di guadagno, per qualcuno questa condizione di prostituta può non pesare e non pesa perché è appunto una possibilità di guadagno, ad un’altra ragazza a cui pesa questa situazione, i regali da fare alla madam possono essere un modo per tenersela buona perché e sempre un autorità anche mistica nei loro confronti, in quanto sa delle cose, sa fare delle cose che possono essere usate anche contro le ragazze stesse, è una relazione molto ambivalente.

Definire queste persone come sfruttatori è poi davvero poco utile perché ci rimanda ad un immagine del fenomeno poco reale, a quella che spesso gli operatori hanno all’inizio e poi dopo con loro frustrazione si accorgono non essere reale cioè spesso c’è una partecipazione emotiva più rilevante di quella che si immagina o non si potrebbe immaginare si parla di soggettività, banalmente dentro una scelta che è stata molto drammatica molto concreta di guadagno, con la prospettiva di ritorno con una prospettiva di poter mettere da parte soldi per aprire un attività un esercizio commerciale una casa ecc a tutto questo va aggiunto il fatto che il successo è visibile e l’insuccesso è invisibile, quindi quando uno torna e si compra la casa, la macchina o ostenta i segni di una fortuna fatta all’estero questo è un motore fortissimo per una nuova ondata migratoria mentre al contrario più si è investito un obbiettivo più è difficile sbagliare e questo spiega anche la difficoltà di comunicare con la propria casa e di tornare come persone che hanno fallito.

La quarta fase è l’arrivo delle ragazze minorenni, il flusso secondo me si è un po’ ridotto negli ultimi 10 anni.

Queste ragazze minorenni hanno dei punti di riferimento poco strutturati e sono in una situazione di grossa confusione rispetto al contesto che la ospita un conto è quando c’è un adulto che fa una scelta anche pragmatica e un conto è quando un minore è trascinato magari dalle possibilità di successo, di guadagno, o spinto da esigenze famigliari.

Nei contesti in cui si verificano queste situazioni si sa poco o nulla, con dei riferimenti anche psicologici, valoriali o anche normativi, morali molto o poco definiti, arrivano delle ragazze che non si rappresentano come bambini, si relazionano a se stessi e in relazione alla propria cultura di provenienza di appartenenza come dei veri e propri adulti, persone che però sono portatori di bisogni ancora molto legati all’adolescenza all’infanzia, persone con cui è difficile operare, perché la possibilità di avere tanti soldi in tasca è un grosso ostacolo per scegliere di denunciare gli sfruttatori.

Del resto uscire dal giro, quando si tratta di minori è difficile perché il denaro è proprio la misura del successo ed anche della condizione di adulto che provvede hai bisogni della propria famiglia c’è spesso un vero e proprio lavoro di riconversione rispetto all’esperienza della prostituzione, per esempio per abituare una persona che in un mese si può guadagnare quanto si guadagna in una sera queste giovani donne non hanno alternative, mentre una persona più adulta è consapevole che esistono delle alternative, una ragazza minorenne è in un paese straniero e le sue “Sister”, sorelle, sono spesso l’unico riferimento possibile e non c’è come riferimento neanche un passato famigliare così strutturato dal punto di vista psicologico, che permette loro di avere un endoscheletro normativo, morale, cognitivo, che permette loro di materializzare una scena alternativa rispetto a quello che stanno facendo. Ad esempio donne più adulte possono essere arrivate dopo aver lavorato in banda, come commesse, come commercianti e quindi c’è un alternativa nella loro testa, le minorenni spesso arrivano dopo aver fatto la scuola o meglio interrompendo la scuola, non c’è un’altra cosa! La conversione si riferisce ad una logica del denaro del quotidiano diversa

9.      (D) Negli incontri che fate con queste ragazze avete mai riscontrato sensi di colpa, istinti suicidi e quant’altro?

(R) Innanzi tutto dobbiamo partire da un dato di ordine antropologico molto importante e cioè che spesso nei confronti delle persone che incontriamo qui in generale, e in particolare per la Nigeria, il corpo ha un valore estremamente rilevante nella conduzione dei sintomi.

Lei ha fatto cenno a fenomeni che sono tipicamente di ordine psicologico, e bene, qui non arrivano ragazze con sensi di colpa, per lo meno codificato in questo linguaggio così, psicologicamente determinato, ma arrivano dei sintomi che sono scritte sui corpi attraverso dei sintomi strani, alieni, altri, e che rimandano in maniera rilevante all’esperienza della prostituzione le faccio un esempio che uso sempre quando faccio i discorsi sul corpo, ed è un esempio tratto da una delle sintomatologie che più spesso sono riferite dalle donne nigeriane ed è quella del verme! Verme che cammina sotto alla pelle, le donne avvertono fisicamente questo verme, lo sentono si sentono mangiare dentro, questo è incomprensibile per qualunque psicologo per qualunque medico, le donne a cui penso gli era stati prescritti degli esami parassitologici, esami neurologici risultati tutti negativi, e di fatto per nessuno era possibile andare al di là del sintomo in cui si manifestava e tradurlo, leggerlo, partendo da una chiave di lettura più raffinata, quello che è più interessante e della risposta la si trovano nei lavori antropologici sul corpo sulla medicina del luogo, dove estremamente diffusa la credenza in cui il corpo può essere infestato da vermi.

Siamo nella zona della Guinea, qui per l’appunto si parla del verme di Guinea e dove tutti sanno che possono avere delle elmintiasi cioè delle infestioni da parte di vermi e che questo tipo di fenomeno è talmente comune che è stato incorporato dai codici del corpo della medicina tradizionale degli Yoruba per cui c’è tutto uno studio molto interessante in cui dicono : nel corpo ci sono i vermi ma sono vermi buoni! Perché sono quei vermi che aiutano la digestione, dietro questa visione c’è una raffinatissima immagine, potremmo dire etno anatomica etno fisiologica del corpo.

Il corpo non è conosciuto attraverso le linee della moderna anatomia, ma a partire da quei dati di evidenza che provengono dal contesto, questi vermi sono buoni finche vengono contenuti nelle loro sacche che si dice esistano nel corpo, questi vermi diventano cattivi quando si riproducono a dismisura, escono dalle sacche e cominciano a vagare per i vari distretti periferici del corpo e quando vagano, mangiano la persona da dentro, proprio quello che una persona sente i “morsi”! quella persona sente camminare nel suo corpo, ti da persino le indicazioni di dove è posto il verme nei diversi momenti.

C’è una logica molto raffinata dietro questa eziologia, ancora più raffinata se si pensa alle ragioni per cui questi vermi iniziano a vagare nel corpo, le cause sono gli eccessi alimentari, e gli eccessi sessuali, in particolare l’attività sessuale svolta al di fuori del ciclo, per esempio un motivo principale può essere quello di fare attività sessuale durante le mestruazioni o nei periodi interdetti come tabù, ma anche nei periodi normali in cui però la sessualità è perversa, diciamo … l’eccesso di attività provoca calore in eccesso nel corpo sicuramente queste signore non stanno parlano di senso di colpa, no! ma sta parlando attraverso un codice corporeo che fa riferimento.

Potremmo dire ad un immagine del corpo così come è stata appresa da quando era piccola attraverso le tecniche del corpo che le sono state insegnate! cosa stanno dicendo queste signore? ebbene attraverso un codice raffinatissimo che ha il corpo al centro, la persona sta parlando dei propri eccessi, all’ora vediamo che la categoria dei sensi di colpa viene spazzata via da quest’idea per cui la persona parla di un fatto non psicologico, ma corporeo errore sarebbe pensare che questo è un fatto psicologico è difficile capirlo!

Questa incomprensione da parte nostra è causata dal fatto che noi siamo ingabbiati in una dicotomia totalizzante in cui da Aristotele in poi ci portiamo, ed è quella di mente e corpo, dell’idea che le due stanno su due ordini diversi ebbene uno degli stimoli più forti di questo lavoro è la dimostrazione chiara e netta che il corpo è mente e la mente è il corpo.

Anche il verme è un sintomo psicologico, no! Perché è un sintomo corporeo però proprio per il fatto che è un sintomo corporeo è profondamente psicologico, è contemporaneamente psicologico, non e aut aut ma et et , la differenza sintomatica noi la vediamo spessissimo, ci sono donne che ci parlano di sentire l’acqua che scorre sul capo, con riferimento al rito di Mamy Water questa divinità che presiede l’acqua in Nigeria e che è in qualche modo la dea della fertilità, molte donne vengono portate da Mamy Water per essere curate e diventano a tutti gli effetti come figli di Mamy Water, consorelle e restano legate a lei strettamente, quando si presentano questi sintomi è presente un interruzione dei legami non solo con la propria famiglia ma anche con la divinità a cui si è scritti, fino a situazioni in cui l’influenza del pensiero tradizionale è talmente forte da portare delle problematiche psicotici, di conseguenza della persecuzione che si sente operare nei propri confronti in relazione alla rottura del legame.

Mi è capitato anche di seguire casi in cui le ragazze avevano sintomi allucinatori o parlavano con voci nigeriane che dicevano: tu devi morire, e voci italiane che dicevano: no tu non morirai, questo è collegato al patto che le ragazze fanno con la madam i riti vudù e tutti sanno che se scappi puoi rischiare di ammalarti e morire, vede bene come, per capire queste situazioni non si può fare riferimento ad una teoria della persona, del soggetto, della psico-dinamica classica , è una forzatura perché già come il corpo si comporterà per la produzione dei sintomi e nella narrativa dei sintomi, cioè il modo di parlare dei sintomi ci sono delle matrici culturali molto importanti.

10.  (D) In che modo intervenite in questi casi?

(R) interveniamo, innanzi tutto con un ascolto molto attento, poi tentando di usare delle risorse che siano presenti nella logica che è la stessa che produce i sintomi, per esempio una donna che avverte la rottura del legame con Mamy Water può essere trattata, dico anche con dei rimedi che alludono a qualche sistema terapeutico tradizionale la donna che viene qui e dopo aver parlato di Mamy Water e dello spirito bianco su una nave che è venuto a prenderla una serie di immagini molto raffinate anche nel linguaggio tradizionale che significano anche delle cose particolari, ricordo una donna in che aveva sognato la manioca, il platano e il riso che sono guarda caso le offerte che si portano a Mamy Water e le dissi “vai al mercato compra il riso la manioca e il platano e poi gettalo nel fiume”, oppure avrei potuto dirle come è stato fatto “scrivi a casa e fatti mandare i bracciali le cavigliere che usavi nel rito di Mamy Water, riprendi ciò che avevi interrotto” questo può essere vissuto da un lato come una forte incomprensione e dall’altro di efficacia, protezione.

Come mi è capitato di fare la settimana scorsa con una donna nigeriana che aveva prodotto dei sintomi di natura marcatamente psicotica, in relazione ad un primo periodo di tre mesi in Italia in cui ha praticato la prostituzione però dopo che è andata in chiesa e dove si è sentita ripetere dal pastore durante una predica: “siete nel peccato, dovete liberarvi dal peccato, perché siete delle peccatrici, perché morirete se continuate su questa strada”, quindi parliamo di una persona che ha come riferimento , non la religione tradizionale del suo paese, ma la religione protestante, mi è capitato di dire a questa donna “tu devi confessare di essere una peccatrice cosi ti sentirai meglio durante il rituale della testimonianza, della cerimonia pubblica, di preghiera, confessare di aver peccato e liberarsi da questo peccato, dal vincolo che ti opprime”, questo tipo di trascrizione nasce dall’analisi dei molti culti profetici africani contemporanei dove il momento della confessione è enfatizzato come momento di rinascita ripresa come acquisizione di quelle prerogative buone, all’ora forse qui si può parlare in senso di colpa, ma non è certo esplicito.

La chiave di tutta una terapia la si può trovare solo dopo alcuni mesi di incontri, dove si riscopre insieme le vere motivazioni, i veri traumi, questa ragazza diceva di sentire delle voci, diceva che gli altri parlavano male di lei, e quando il prete parlava del peccato era sicura che si rivolgesse a lei, quando abbiamo analizzare i suoi problemi è venuto fuori che aveva passato tre mesi come prostituta.

Il miglior rimedio è di entrare nella logica che ha prodotto il sintomo e dal di dentro lavorare per risolvere le difficoltà che una persona deve affrontare ogni giorno.