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Per la Missione nelle nostre città (Giovanni Paolo II)

1248319929472_fMaria Santissima,
che dalla Pentecoste vegli con la Chiesa
nell’invocazione dello Spirito Santo,
resta con noi
al centro di questo nostro cenacolo.
A te, che veneriamo
come Madonna del Divino Amore,
affidiamo i frutti della Missione cittadina,
perché con la tua intercessione
la nostra Diocesi
dia al mondo testimonianza convinta
di Cristo nostro Salvatore.

Giovanni Paolo II

Consacrazione al Sacro Cuore (Giovanni Paolo II)

Signore Gesù Cristo,
redentore degli esseri umani,
ci volgiamo al tuo Sacro Cuore
con un profondo desiderio
di darti gloria, onore e lode.
Raccolti insieme nel tuo Nome,
che è più alto di tutti gli altri nomi,
ci consacriamo al tuo Sacro Cuore,
nel quale dimora la pienezza della verit
e della carità.
Re dell’amore
e principe della Pace,
regna nei nostri cuori
e nelle nostre case.
Amen.

Giovanni Paolo II

La Madre ci chiama (Giovanni Paolo II a Fatima)

1. “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,27).

Con queste parole si chiuse il Vangelo dell’odierna liturgia a Fatima. Il nome del discepolo era Giovanni. Proprio lui, Giovanni, figlio di Zebedeo, apostolo ed evangelista, sentì dall’alto della croce le parole di Cristo: “Ecco la tua madre”. Prima invece Cristo aveva detto a sua Madre: “Donna, ecco il tuo figlio”.

Era questo un mirabile testamento.

Lasciando questo mondo Cristo diede a sua Madre un uomo che fosse per lei come un figlio: Giovanni. Lo affidò a lei. E, in conseguenza di questo dono e di questo affidamento, Maria diventò madre di Giovanni. La Madre di Dio è divenuta madre dell’uomo.

Da quell’ora Giovanni “la prese nella sua casa” e diventò il custode terreno della Madre del suo Maestro; è infatti diritto e dovere dei figli aver cura della madre. Soprattutto però Giovanni diventò per volontà di Cristo il figlio della Madre di Dio. E in Giovanni diventò figlio di lei ogni uomo.

2. “La prese della sua casa” può anche significare, letteralmente, nella sua abitazione.

Una particolare manifestazione della maternità di Maria riguardo agli uomini sono i luoghi, nei quali Ella s’incontra con loro; le case nelle quali Ella abita; case nelle quali si risente una particolare presenza della Madre.

Tali luoghi e tali case sono numerosissimi. E sono di una grande varietà: dalle edicole nelle abitazioni o lungo le strade, nelle quali risplende l’immagine della Madre di Dio, alle Cappelle e alle Chiese costruite in suo onore. Ci sono però alcuni luoghi, nei quali gli uomini sentono particolarmente viva la presenza della Madre. A volte questi posti irradiano ampiamente la loro luce, attirano la gente da lontano. Il loro raggio può estendersi ad una diocesi, a un’intera nazione, a volte a più nazioni e persino a più continenti. Sono questi i Santuari mariani.

In tutti questi luoghi si realizza in modo mirabile quel singolare testamento del Signore Crocifisso: l’uomo vi si sente consegnato e affidato a Maria; l’uomo vi accorre per stare con lei come con la propria Madre; l’uomo apre a lei il suo cuore e le parla di tutto: “la prende nella sua casa”, cioè dentro tutti i suoi problemi, a volte difficili. Problemi propri ed altrui. Problemi delle famiglie, delle società, delle nazioni, dell’intera umanità.

3. Non è così il Santuario di “Lourdes” nella vicina Francia? Non lo è “Jasna Góra” in terra polacca, il Santuario della mia Nazione, che celebra quest’anno il suo giubileo di seicento anni?

Sembra che anche lì, come in tanti altri Santuari mariani sparsi nel mondo, con una forza di particolare autenticità risuonino queste parole dell’odierna liturgia:
“Tu splendido onore della nostra gente” (Gdt 15,10), ed anche le altre:
“Di fronte all’umiliazione della nostra stirpe /… hai sollevato il nostro abbattimento / comportandoti rettamente davanti al nostro Dio” (Gdt 13,20).

Queste parole risuonano a Fatima così come un’eco particolare delle esperienze non solo della nazione portoghese, ma anche di tante altre nazioni e popoli che si trovano sul globo terrestre: sono anzi l’eco della esperienza di tutta l’umanità contemporanea, di tutta la famiglia umana.

4. Vengo dunque qui oggi perché proprio in questo giorno dello scorso anno, in piazza san Pietro a Roma, si è verificato l’attentato alla vita del Papa, misteriosamente coinciso con l’anniversario della prima apparizione a Fatima, che ebbe luogo il 13 maggio del 1917.

Queste date si sono incontrate tra loro in modo tale che mi è parso di riconoscervi una speciale chiamata a venire qui. Ed ecco, oggi sono qui. Sono venuto a ringraziare la Divina Provvidenza in questo luogo che la Madre di Dio sembra avere così particolarmente scelto. “Misericordiae Domini, quia non sumus consumpti” (Lam 3,22), ripeto ancora una volta con il profeta.

Sono venuto soprattutto per confessare qui la gloria di Dio stesso:
“Benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra”, dico con le parole dell’odierna liturgia (Gdt 13,18).

E verso il Creatore del cielo e della terra alzo anche quello speciale inno di gloria, che è lei stessa, l’Immacolata Madre del Verbo incarnato:
“Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra…

Davvero il coraggio che ti ha sostenuto non cadrà dal cuore degli uomini che ricorderanno per sempre la potenza di Dio. Dio dia esito felice a questa impresa a tua perenne esaltazione” (Gdt 13,18-20).

Alla base di questo canto di lode, che la Chiesa eleva con gioia qui come in tanti luoghi della terra, si trova l’incomparabile scelta di una figlia del genere umano come Madre di Dio.

E dunque sia adorato soprattutto Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Sia benedetta e venerata Maria, tipo della Chiesa, in quanto “dimora della santissima Trinità”.

5. Sin dal tempo in cui Gesù, morendo sulla croce, disse a Giovanni: “Ecco la tua Madre”; sin dal tempo in cui “il discepolo la prese nella sua casa”, il mistero della maternità spirituale di Maria ha avuto il suo adempimento nella storia con un’ampiezza senza confini. Maternità vuol dire sollecitudine per la vita del figlio. Ora, se Maria è madre di tutti gli uomini, la sua premura per la vita dell’uomo è di una portata universale. La premura di una madre abbraccia l’uomo intero. La maternità di Maria ha il suo inizio nella sua materna cura per Cristo. In Cristo Ella ha accettato sotto la croce Giovanni e, in lui, ha accettato ogni uomo e tutto l’uomo. Maria tutti abbraccia con una sollecitudine particolare nello Spirito Santo. È infatti lui, come professiamo nel nostro “Credo”, colui che “dà la vita”. È lui che dà la pienezza della vita aperta verso l’eternità.

La maternità spirituale di Maria è dunque partecipazione alla potenza dello Spirito Santo, di Colui che “dà la vita”. Essa è insieme l’umile servizio di Colei che dice di sé: “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38).

Alla luce del mistero della maternità spirituale di Maria, cerchiamo di capire lo straordinario messaggio, che cominciò a risuonare nel mondo da Fatima sin dal 13 maggio 1917 e si prolungò per cinque mesi fino al 13 ottobre dello stesso anno.

6. La Chiesa ha sempre insegnato e continua a proclamare che la rivelazione di Dio è portata a compimento in Gesù Cristo, il quale ne è la pienezza, e che “non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore” (Dei Verbum, 4). La Chiesa valuta e giudica le rivelazioni private secondo il criterio della loro conformità con tale unica Rivelazione pubblica.

Se la Chiesa ha accolto il messaggio di Fatima è soprattutto perché esso contiene una verità e una chiamata, che nel loro fondamentale contenuto sono la verità e la chiamata del Vangelo stesso.

“Convertitevi, (fate penitenza) e credete al Vangelo” (Mc 1,15), sono queste le prime parole del Messia rivolte all’umanità. Il messaggio di Fatima è nel suo nucleo fondamentale la chiamata alla conversione e alla penitenza, come nel Vangelo. Questa chiamata è stata pronunciata all’inizio del XX secolo, e, pertanto, a questo secolo è stata particolarmente rivolta. La Signora del messaggio sembra leggere con una speciale perspicacia i “segni dei tempi”, i segni del nostro tempo.

L’appello alla penitenza è materno e, al tempo stesso, forte e deciso. La carità che “si compiace della verità” (1Cor 13,6), sa essere schietta e decisa. La chiamata alla penitenza si unisce, come sempre, con la chiamata alla preghiera. Conformemente alla tradizione di molti secoli, la Signora del messaggio di Fatima indica il “Rosario”, che giustamente si può definire “la preghiera di Maria”: la preghiera, nella quale Ella si sente particolarmente unita con noi. Lei stessa prega con noi. Con questa preghiera si abbracciano i problemi della Chiesa, della Sede di san Pietro, i problemi di tutto il mondo. Inoltre, si ricordano i peccatori, perché si convertano e si salvino, e le anime del purgatorio.

Le parole del messaggio sono state rivolte a fanciulli dai 7 ai 10 anni d’età. I fanciulli, come Bernardetta di Lourdes, sono particolarmente privilegiati in queste apparizioni della Madre di Dio.

Da qui il fatto che anche il suo linguaggio è semplice, a misura della loro comprensione. I bambini di Fatima sono diventati gli interlocutori della Signora del messaggio ed anche i suoi collaboratori. Una di essi vive ancora.

7. Quando Gesù disse sulla Croce: “Donna, ecco il tuo figlio” (Gv 19,26) – in modo nuovo aprì il cuore di sua Madre, il Cuore Immacolato, e le rivelò la nuova dimensione dell’amore e la nuova portata dell’amore, al quale era chiamata nello Spirito Santo con la forza del sacrificio della Croce.

Nelle parole di Fatima ci sembra di ritrovare proprio questa dimensione dell’amore materno, che col suo raggio comprende tutta la strada dell’uomo verso Dio: quella che conduce attraverso la terra, e quella che va, attraverso il purgatorio, oltre la terra. La sollecitudine della Madre del Salvatore è la sollecitudine per l’opera della salvezza: l’opera del suo Figlio. È sollecitudine per la salvezza, per l’eterna salvezza di tutti gli uomini. Mentre si compiono ormai 65 anni da quel 13 maggio 1917, è difficile non scorgere come questo amore salvifico della Madre abbracci nel suo raggio, in modo particolare, il nostro secolo.

Alla luce dell’amore materno comprendiamo tutto il messaggio della Signora di Fatima. Ciò che più direttamente si oppone al cammino dell’uomo verso Dio è il peccato, il perseverare nel peccato, e, infine, la negazione di Dio. La programmata cancellazione di Dio dal mondo dell’umano pensiero. Il distacco da lui di tutta la terrena attività dell’uomo. Il rifiuto di Dio da parte dell’uomo.

In realtà l’eterna salvezza dell’uomo è solo in Dio. Il rifiuto di Dio da parte dell’uomo, se diventa definitivo, guida logicamente al rifiuto dell’uomo da parte di Dio (cf. Mt 7,23; 10,33), la dannazione.

Può la Madre, la quale con tutta la potenza del suo amore, che nutre nello Spirito Santo, desidera la salvezza di ogni uomo, tacere su ciò che mina le basi stesse di questa salvezza? No, non lo può!

Per questo, il messaggio della Signora di Fatima, così materno, è al tempo stesso così forte e deciso. Sembra severo. È come se parlasse Giovanni Battista sulle sponde del Giordano. Invita alla penitenza. Avverte. Chiama alla preghiera. Raccomanda il Rosario.

Questo messaggio è rivolto ad ogni uomo. L’amore della Madre del Salvatore arriva dovunque giunge l’opera della salvezza. Oggetto della sua premura sono tutti gli uomini della nostra epoca, ed insieme le società, le nazioni e i popoli. Le società minacciate dalla apostasia, minacciate dalla degradazione morale. Il crollo della moralità porta con sé il crollo delle società.

8. Cristo disse sulla Croce: “Donna, ecco il tuo figlio”. Con questa parola aprì, in modo nuovo, il Cuore di sua Madre. Poco dopo, la lancia del soldato romano trafisse il costato del Crocifisso.

Quel Cuore trafitto è diventato il segno della redenzione compiuta mediante la morte dall’Agnello di Dio.

Il Cuore Immacolato di Maria, aperto dalla parola: “Donna, ecco il tuo figlio”, si incontra spiritualmente col Cuore del Figlio aperto dalla lancia del soldato. Il Cuore di Maria è stato aperto dallo stesso amore per l’uomo e per il mondo, con cui Cristo ha amato l’uomo ed il mondo, offrendo per essi se stesso sulla Croce, fino a quel colpo di lancia del soldato.

Consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria significa avvicinarci, mediante l’intercessione della Madre, alla stessa Sorgente della Vita, scaturita sul Golgota. Questa Sorgente ininterrottamente zampilla con la redenzione e con la grazia. Continuamente si compie in essa la riparazione per i peccati del mondo. Incessantemente essa è fonte di vita nuova e di santità.

Consacrare il mondo all’Immacolato Cuore della Madre, significa ritornare sotto la Croce del Figlio. Di più: vuol dire consacrare questo mondo al Cuore trafitto del Salvatore, riportandolo alla fonte stessa della sua Redenzione. La Redenzione è sempre più grande del peccato dell’uomo e del “peccato del mondo”. La potenza della Redenzione supera infinitamente tutta la gamma del male, che è nell’uomo e nel mondo.

Il Cuore della Madre ne è consapevole, come nessun altro in tutto il cosmo, visibile ed invisibile.

E per questo chiama.

Chiama non solo alla conversione, chiama a farci aiutare da lei, Madre, per ritornare alla fonte della Redenzione.

9. Consacrarsi a Maria significa farsi aiutare da lei ad offrire noi stessi e l’umanità a “Colui che è Santo”, infinitamente Santo; farsi aiutare da lei – ricorrendo al suo Cuore di Madre, aperto sotto la croce all’amore verso ogni uomo, verso il mondo intero – per offrire il mondo, e l’uomo, e l’umanità, e tutte le nazioni, a Colui che è infinitamente Santo. La santità di Dio si è manifestata nella redenzione dell’uomo, del mondo, dell’intera umanità, delle nazioni: redenzione avvenuta mediante il Sacrificio della Croce. “Per loro io consacro me stesso”, aveva detto Gesù (Gv 17,19).

Con la potenza della redenzione il mondo e l’uomo sono stati consacrati. Sono stati consacrati a Colui che è infinitamente Santo. Sono stati offerti ed affidati all’Amore stesso, all’Amore misericordioso.

La Madre di Cristo ci chiama e ci invita ad unirci alla Chiesa del Dio vivo in questa consacrazione del mondo, in questo affidamento mediante il quale il mondo, l’umanità, le nazioni, tutti i singoli uomini sono offerti all’Eterno Padre con la potenza della Redenzione di Cristo. Sono offerti nel Cuore del Redentore trafitto sulla Croce.

La Madre del Redentore ci chiama, ci invita e ci aiuta ad unirci a questa consacrazione, a questo affidamento del mondo. Allora infatti ci troveremo il più vicino possibile al Cuore di Cristo trafitto sulla Croce.

10. Il contenuto dell’appello della Signora di Fatima è così profondamente radicato nel Vangelo e in tutta la Tradizione, che la Chiesa si sente impegnata da questo messaggio.

Essa vi ha risposto col Servo di Dio Pio XII (la cui ordinazione episcopale era avvenuta precisamente il 13 maggio 1917), il quale volle consacrare al Cuore Immacolato di Maria il genere umano e specialmente i popoli della Russia. Con quella consacrazione egli non ha soddisfatto forse all’evangelica eloquenza dell’appello di Fatima?

Il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium e nella costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, ha illustrato ampiamente le ragioni del legame che unisce la Chiesa con il mondo di oggi. Al tempo stesso, il suo insegnamento sulla particolare presenza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, è maturato nell’atto con cui Paolo VI, chiamando Maria anche “Madre” della Chiesa, ha indicato in modo più profondo il carattere della sua unione con la Chiesa, e della sua sollecitudine per il mondo, per l’umanità, per ogni uomo, per tutte le nazioni: la sua maternità.

In questo modo si è approfondita ancora di più la comprensione del senso della consacrazione, che la Chiesa è chiamata a fare ricorrendo all’aiuto del Cuore della Madre di Cristo e Madre nostra.

11. Con che cosa si presenta, oggi, davanti alla Genitrice del Figlio di Dio, nel suo Santuario di Fatima, Giovanni Paolo II, successore di Pietro, prosecutore dell’opera di Pio, di Giovanni, di Paolo, e particolare erede del Concilio Vaticano II?

Si presenta, rileggendo con trepidazione quella chiamata materna alla penitenza, alla conversione: quell’appello ardente del Cuore di Maria risuonato a Fatima 65 anni fa. Sì, lo rilegge con la trepidazione nel cuore, perché vede quanti uomini e quante società, quanti cristiani, siano andati nella direzione opposta a quella indicata dal messaggio di Fatima. Il peccato ha guadagnato un così forte diritto di cittadinanza nel mondo e la negazione di Dio si è così ampiamente diffusa nelle ideologie, nelle concezioni e nei programmi umani!

Ma proprio per questo, l’invito evangelico alla penitenza e alla conversione, pronunciato con le parole della Madre, è sempre attuale. Ancora più attuale di 65 anni fa. E ancor più urgente. Perciò esso diventa l’argomento del prossimo Sinodo dei Vescovi, nell’anno venturo, Sinodo al quale già ci stiamo preparando.

Il successore di Pietro si presenta qui anche come testimone delle immense sofferenze dell’uomo, come testimone delle minacce quasi apocalittiche, che incombono sulle nazioni e sull’umanità.

Queste sofferenze egli cerca di abbracciare col proprio debole cuore umano, mentre si pone di fronte al mistero del Cuore della Madre, del Cuore Immacolato di Maria.

Nel nome di queste sofferenze, con la consapevolezza del male che dilaga nel mondo e minaccia l’uomo, le nazioni, l’umanità, il successore di Pietro si presenta qui con una fede più grande nella redenzione del mondo, in questo Amore salvifico che è sempre più forte, sempre più potente di ogni male.

Se dunque il cuore si stringe per il senso del peccato del mondo e per la gamma delle minacce, che si addensano sull’umanità, questo stesso cuore umano si dilata nella speranza col compiere ancora una volta ciò che hanno già fatto i miei predecessori: consacrare cioè il mondo al Cuore della Madre, consacrargli specialmente quei popoli, che ne hanno particolarmente bisogno. Questo atto vuol dire consacrare il mondo a Colui che è infinita Santità. Questa Santità significa redenzione, significa amore più potente del male.

Mai nessun “peccato del mondo” può superare questo Amore.

Ancora una volta. Infatti l’appello di Maria non è per una volta sola. Esso è aperto alle sempre nuove generazioni, secondo i sempre nuovi “segni dei tempi”. Si deve incessantemente ad esso ritornare. Riprenderlo sempre di nuovo.

12. Scrisse l’Autore dell’Apocalisse:
“Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo, ed egli sarà il Dio-con-loro”” (Ap 21,2ss).

Di tale fede vive la Chiesa.

Con tale fede cammina il Popolo di Dio.

“La dimora di Dio con gli uomini” è già sulla terra.

E in essa è il Cuore della Sposa e della Madre, Maria, ornato con il gioiello dell’immacolata concezione: il Cuore della Sposa e della Madre aperto sotto la Croce dalla parola del Figlio ad un nuovo grande amore dell’uomo e del mondo; il Cuore della Sposa e della Madre consapevole di tutte le sofferenze degli uomini e delle società di questa terra.

Il Popolo di Dio è pellegrino sulle strade di questo mondo nella direzione escatologica. Compie il pellegrinaggio verso l’eterna Gerusalemme, verso la “dimora di Dio con gli uomini”.

Là, Dio “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (cf. Ap 21,4).

Ma ora “le cose di prima” durano ancora. Proprio esse costituiscono lo spazio temporale del nostro pellegrinaggio.

Perciò guardiamo verso “Colui che siede sul trono, che dice: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”” (cf. Ap 21,5).

Ed insieme all’evangelista ed apostolo cerchiamo di vedere con gli occhi della fede “il cielo e la terra nuovi” perché il cielo di prima e la terra di prima sono già passati…

Ma finora “il cielo di prima e la terra di prima” perdurano intorno a noi e dentro di noi. Non possiamo ignorarlo. Questo ci consente però di riconoscere quale immensa grazia è stata concessa all’uomo quando, in mezzo a questo peregrinare, sull’orizzonte della fede dei nostri tempi si è acceso questo “Segno grandioso: una Donna” (Ap 12,1)!

Sì, veramente possiamo ripetere: “Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra!

… comportandoti rettamente, davanti al nostro Dio,
… hai sollevato il nostro abbattimento”.

Veramente! Sei benedetta!

Sì, qui e in tutta la Chiesa, nel cuore di ogni uomo e nel mondo intero: sii benedetta o Maria, Madre nostra dolcissima!

La fantasia della carita’ sulle orme di Giovanni Paolo II

UgpII-5na riflessione per chi vuol far parte di Amici di Lazzaro:

“Lo scenario della poverta’ puo’ allargarsi indefinitamente, se aggiungiamo alle vecchie le nuove poverta’, che investono spesso anche gli ambienti e le categorie non prive di risorse economiche, ma esposte alla disperazione del non senso, all’insidia della droga, all’abbandono nell’età avanzata o nella malattia, all’emarginazione o alla discriminazione sociale. Il cristiano, che si affaccia su questo scenario, deve imparare a fare il suo atto di fede in Cristo decifrandone l’appello che egli manda da questo mondo della povertà. Si tratta di continuare una tradizione di carità che ha avuto già nei due passati millenni tantissime espressioni, ma che oggi forse richiede ancora maggiore inventiva. È l’ora di una nuova « fantasia della carità », che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione. (LEGGI QUI) Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come « a casa loro ». Non sarebbe, questo stile, la più grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l’annuncio del Vangelo, che pur è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l’odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone. La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole. “

(di Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte 50)

Per le vittime e per i carnefici (Giovanni Paolo II)

2332115725_fce5bffdc4Per le vittime
e per i loro familiari,
per i responsabili della societa’ civile
e per i tutori dell’ordine,
per i terroristi
e i loro fiancheggiatori;
preghiamo in particolare
per quanti sono presi dalla tentazione
dello scoramento e dell’angoscia
di fronte agli abissi
della malizia umana.
Conferma, Signore, nei nostri cuori
la certezza che la vittoria definitiva
è riservata all’amore.

Giovanni Paolo II

Per la terra d’Armenia (Giovanni Paolo II)

Santa Madre di Dio
volgi il tuo sguardo sulla terra d’Armenia,
sulle sue montagne,
ove vissero schiere immense
di monaci santi e sapienti;
sulle sue chiese,
rocce che sorgono dalla roccia,
penetrate dal raggio della Trinità;
sulle sue croci di pietra,
ricordo del tuo Figlio,
la cui passione continua
in quella dei martiri;
sopra i suoi figli
e le sue figlie nel mondo.
Ispira i desideri e le speranze
dei giovani,
perché restino fieri della loro origine.
Fa’ che, dovunque vadano,
ascoltino il loro cuore armeno,
perché in fondo ad esso ci sarà sempre
una preghiera rivolta al loro Signore
e un palpito di abbandono a te,
che li copri col tuo manto di protezione.
O Vergine dolcissima,
o Madre di Cristo e Madre nostra, Maria!

(Omelia durante la Divina Liturgia in rito armeno, 21 novembre 1987)

(Giovanni Paolo II)

Lode a Maria che veglia sul mondo (Giovanni Paolo II)

papa-juan-pablo-segundoMadre del Redentore!
… sei stata ferma
accanto alla Croce di tuo Figlio,
che è la Croce di tutta la storia dell’uomo
anche nel nostro secolo.
Sei restata e continuerai a rimanere,
posando il tuo sguardo
sui cuori di questi figli e figlie
che già appartengono al terzo millennio.
Sei rimasta e continuerai a restare,
vegliando, con mille attenzioni di Madre,
e difendendo, con la tua potente intercessione,
l’albeggiare della Luce di Cristo
in seno ai popoli e alle nazioni.

Giovanni Paolo II

A Pasqua, per la pace nel mondo (Giovanni Paolo II)

432057_332001656850913_109310129120068_1012676_265927231_nSignore Gesu’,
nostra Pace (Efesini 2,14),
Verbo incarnato duemila anni or sono,
che risorgendo hai vinto il male e il peccato,
concedi all’umanita’ del terzo millennio
una pace giusta e duratura;
volgi a buon esito i dialoghi intrapresi
da uomini di buona volontà che,
pur fra tante perplessità e difficoltà,
intendono porre fine ai preoccupanti conflitti
in Africa e in America Latina,
alle tensioni che affliggono il Medio Oriente
e vaste zone dell’Asia e dell’Europa.
Aiuta le nazioni
a respingere i sentimenti di razzismo.
Tutta la terra sia inondata
dallo splendore della risurrezione.

Giovanni Paolo II

Resta con noi, Signore! (Giovanni Paolo II)

263038434456194612_zEO6AyP9_cResta con noi, Signore risorto!
E’ questa anche la nostra quotidiana aspirazione.
Se tu rimani con noi,
il nostro cuore e’ in pace.
Accompagnaci, come hai fatto
con i discepoli di Emmaus,
nel nostro cammino personale ed ecclesiale.
Aprici gli occhi, affinché sappiamo riconoscere
i segni della tua ineffabile presenza.
Rendici docili all’ascolto del tuo Spirito.
Nutriti ogni giorno
del tuo Corpo e del tuo Sangue,
sapremo riconoscerti
e ti serviremo nei nostri fratelli.

Giovanni Paolo II

Ci alzeremo (Giovanni Paolo II)

giovanni paolo alzeremoCi alzeremo in piedi ogni volta che
la vita umana viene minacciata…
Ci alzeremo ogni volta che la sacralita’ della vita
viene attaccata prima della nascita.
Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorita’
di distruggere la vita non nata…
Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso
o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione
e grideremo che ogni bambino
è un dono unico e irripetibile di Dio…
Ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio
viene abbandonata all’egoismo umano…
e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale…
Ci alzeremo quando il valore della famiglia
è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche…
e riaffermeremo che la famiglia è necessaria
non solo per il bene dell’individuo
ma anche per quello della società…
Ci alzeremo quando la libert
viene usata per dominare i deboli,
per dissipare le risorse naturali e l’energia
e per negare i bisogni fondamentali alle persone
e reclameremo giustizia…
Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti
vengono abbandonati in solitudine
e proclameremo che essi sono degni di amore,
di cura e di rispetto.

Giovanni Paolo II

La vita resta sempre verde se si fa dono – Giovanni Paolo II

Accanto al presepe, come in questa Piazza San Pietro, troviamo il tradizionale “albero di Natale“. Un’usanza anch’essa antica, che esalta il valore della vita perché nella stagione invernale, l’abete sempre verde diviene segno della vita che non muore. Di solito sull’albero addobbato e ai suoi piedi vengono posti i doni natalizi. Il simbolo diventa così eloquente anche in senso tipicamente cristiano: richiama alla mente l’”albero della vita” (cfr Gn 2,9), figura di Cristo, supremo dono di Dio all’umanità.

Il messaggio dell’albero di Natale è pertanto che la vita resta “sempre verde” se si fa dono: non tanto di cose materiali, ma di sé stessi: nell’amicizia e nell’affetto sincero, nell’aiuto fraterno e nel perdono, nel tempo condiviso e nell’ascolto reciproco.

Aiutaci a superare le divisioni (Giovanni Paolo II)

01_JoaoPauloO Signore,
fortifica in tutti i cristiani
la fede in Cristo,
Salvatore del mondo.
Dona a noi l’unit
e la pace per il mondo.
Fa’ che possiamo penetrare la verit
tutta intera.
Insegnaci a superare le divisioni.
Invia il tuo Spirito
per condurre alla piena unit
tutti i tuoi figli nella carità piena,
in obbedienza alla tua volontà,
per Cristo nostro Signore. Amen.

(Giovanni Paolo II)

Immacolata rallegrati! Giovanni Paolo II

Immacolata“Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28).

Con queste parole dell’Arcangelo Gabriele, ci rivolgiamo alla Vergine Maria più volte al giorno. Le ripetiamo oggi con fervida gioia, nella solennità dell’Immacolata Concezione, ricordando l’8 dicembre 1854, quando il beato Pio IX proclamò questo mirabile dogma della fede cattolica. (…)

2. Quanto grande è il mistero dell’Immacolata Concezione che l’odierna Liturgia ci presenta! Mistero che non cessa di attirare la contemplazione dei credenti e ispira la riflessione dei teologi. Il tema del Congresso ora ricordato – “Maria di Nazaret accoglie il Figlio di Dio nella storia” – ha favorito un approfondimento della dottrina del concepimento immacolato di Maria quale presupposto per l’accoglienza nel suo grembo verginale del Verbo di Dio incarnato, Salvatore del genere umano.

“Piena di grazia”, “κεχαριτωµευη”: con questo appellativo, secondo l’originale greco del Vangelo di Luca, l’Angelo si rivolge a Maria. E’ questo il nome con cui Dio, attraverso il suo messaggero, ha voluto qualificare la Vergine. In questo modo Egli l’ha pensata e vista da sempre, ab aeterno.

3. Nell’inno della Lettera agli Efesini, poc’anzi proclamato, l’Apostolo loda Dio Padre perché “ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (1,3). Con quale specialissima benedizione Dio s’è rivolto a Maria fin dall’inizio dei tempi! Veramente benedetta, Maria, tra tutte le donne (cfr Lc 1,42)!

Il Padre l’ha scelta in Cristo prima della creazione del mondo, perché fosse santa e immacolata al suo cospetto nell’amore, predestinandola quale primizia all’adozione filiale per opera di Gesù Cristo (cfr Ef 1,4-5).

4. La predestinazione di Maria, come quella di ognuno di noi, è relativa alla predestinazione del Figlio. Cristo è quella “stirpe” che avrebbe “schiacciato la testa” all’antico serpente, secondo il Libro della Genesi (cfr Gn 3,15); è l’Agnello “senza macchia” (cfr Es 12,5; 1 Pt 1,19), immolato per redimere l’umanità dal peccato.

In previsione della morte salvifica di Lui, Maria, sua Madre, è stata preservata dal peccato originale e da ogni altro peccato. Nella vittoria del nuovo Adamo c’è anche quella della nuova Eva, madre dei redenti. L’Immacolata è così segno di speranza per tutti i viventi, che hanno vinto satana per mezzo del sangue dell’Agnello (cfr Ap 12,11).

5. Contempliamo quest’oggi l’umile fanciulla di Nazaret santa e immacolata al cospetto di Dio nella carità (cfr Ef 1,4), quella “carità”, che nella sua fonte originaria, è Dio stesso, uno e trino. (..)

7. A Te, Vergine Immacolata, da Dio predestinata sopra ogni altra creatura quale avvocata di grazia e modello di santità per il suo popolo, rinnovo quest’oggi in modo speciale l’affidamento di tutta la Chiesa.

Sii Tu a guidare i suoi figli nella peregrinazione della fede, rendendoli sempre più obbedienti e fedeli alla Parola di Dio.

Sii Tu ad accompagnare ogni cristiano nel cammino della conversione e della santità, nella lotta contro il peccato e nella ricerca della vera bellezza, che è sempre impronta e riflesso della Bellezza divina.

Sii Tu, ancora, ad ottenere pace e salvezza per tutte le genti. L’eterno Padre, che Ti ha voluta Madre immacolata del Redentore, rinnovi anche nel nostro tempo, per mezzo tuo, i prodigi del suo amore misericordioso. Amen!

Per coloro che piangono (Giovanni Paolo II)

juanpabloII1Padre misericordioso,
Signore della vita e della morte,
il nostro destino e’ nelle tue mani.
Guarda con bonta’
l’afflizione di coloro
che piangono la morte di persone care:
figli, padri, fratelli, parenti, amici.
Sentano essi la presenza di Cristo
che consolo’ la vedova di Naim
e le sorelle di Lazzaro,
perche’ Egli e’ la risurrezione e la vita.
Aiutaci a imparare
dal mistero del dolore
che siamo pellegrini sulla terra.

Giovanni Paolo II

 

 

 

Il coraggio del perdono (Giovanni Paolo II)

karolPadre Misericordioso,
possano tutti i credenti
trovare il coraggio
di perdonarsi gli uni gli altri,
affinché tutte le ferite del passato guariscano,
e non siano un pretesto
per ulteriori sofferenze nel presente.
Possa ciò realizzarsi
soprattutto in Terra Santa,
questa terra che hai benedetto
con tanti segni della tua Provvidenza,
e dove ti sei manifestato
come Dio di Amore.
Amen.

(Giovanni Paolo II)

In realta’, e’ Gesù che cercate quando sognate la felicita’ – Giovanni Paolo II

In realta’, e’ Gesù che cercate quando sognate la felicita’;

e’ Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate;

e’ Lui la bellezza che tanto vi attrae;

e’ Lui che vi provoca con quella sete di radicalita’ che non vi permette di adattarvi al compromesso;

è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;

è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare.

E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.

Giovanni Paolo II ai giovani di Roma (a Tor Vergata GMG 2000)

A Natale (Giovanni Paolo II)

Signore Gesu’,
ti contempliamo
nella poverta’ di Betlemme,
rendici testimoni del tuo amore,
di quell’amore
che ti ha spinto a spogliarti
della gloria divina,
per venire a nascere
fra gli uomini
e a morire per noi.
Infondi in noi il tuo Spirito,
perché la grazia dell’Incarnazione
susciti in ogni credente l’impegno
di una più generosa corrispondenza
alla vita nuova
ricevuta nel Battesimo.
Fa’ che la luce di questa notte
più splendente del giorno
si proietti sul futuro
e orienti i passi dell’umanit
sulla via della pace.
Tu, Principe della Pace,
tu Salvatore nato oggi per noi,
cammina con la tua Chiesa
sulla strada che le si apre dinanzi
nel nuovo millennio!

(Giovanni Paolo II)