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Non e’ questione di pillole. Piu’ amore e conoscenza del proprio corpo

Il traguardo ultimo del mondo è la bellezza,  il punto d’orientazione dello spirito è la bellezza; ciò che provoca all’azione e la soddisfa è sempre questa misteriosa e indefinibile bellezza. Ciò che muove a cantare, ciò che ispira ogni poesia e ogni musica, e ogni impresa, è la bellezza. 

[David Maria Turoldo] 

La scelta dell’argomento di discussione è caduta su un tema caldo e centrale: “Amore & Vita. Questioni di cuore e di ragione. Tracce per un percorso formativo all’affettività e alla sessualità”. Destinatari privilegiati dell’iniziativa: i giovani.

Una visione della sessualità e dell’affettività – quella odierna – che spesso ha mortificato il significato relazionale e complementare della dualità uomo-donna, per indulgere all’individualismo, in cui il consumismo sessuale è diventato il modo ordinario di vivere. Sul piano educativo riteniamo sia infatti necessario riuscire a proporre una visione della sessualità che metta al centro il valore della relazione uomo-donna,della reciprocità e della complementarietà, il rispetto del corpo e il valore della vita umana fin dal concepimento.

L’ambito dei lavori del Gruppo , intitolato “Non è questione di pillole. Più amore e conoscenza del proprio corpo”, ha cercato – non senza difficoltà e con pluralità di vedute – di focalizzare l’attenzione sui cosiddetti “metodi naturali di regolazione della fertilità”, per promuovere, nel contempo, una visione della sessualità centrata sulla relazionalità e contestualmente sulla responsabilità condivisa della paternità e della maternità che non mortifichi la relazione di coppia né la dignità del corpo, soprattutto quello femminile, e sia contemporaneamente in grado di educare all’Amore e di aiutare nelle scelte legate alla procreazione.

L’antropologia di riferimento

Prima di addentrarci nell’approfondimento delle dinamiche di coppia che possono trarre beneficio e giovamento dalla conoscenza della fertilità, è utile ripercorrere brevemente i fondamenti antropologici che sostengono una scelta quale quella relativa all’uso dei metodi naturali di regolazione della fertilità. Fondamenti antropologici ai quali riteniamo di aderire, convinti che il porre al centro la persona in relazione costituisca un valore-cardine sul quale costruire il futuro. Per fare ciò è utile una premessa che inquadri la problematica della sessualità umana nel contesto culturale attuale. Il secolo che ha concluso il secondo millennio ha visto infatti il progressivo modificarsi della concezione relativa alla sessualità umana – una vera e propria “rivoluzione” – in cui la concezione positivista (riduzionismo biologico) e quella funzionalista (“produttività” anche generativa) hanno sostituito il legame sessualità-coniugalità-famiglia: il rifiuto di tale nesso “rompe il legame tra l’amore e la vita all’interno della famiglia e rende del tutto accidentale il fatto della procreazione”. Il legame sessualità-coniugalità-famiglia, che abbiamo appena richiamato, si pone a fondamento della antropologia alla quale invece vogliamo qui riferirci. È l’antropologia personalista che si fonda su valori precisi, ben definiti, che vedono al centro la persona (e non solo la vita), l’uomo e la donna (e non solo la generazione). È – questa – l’antropologia che personalmente abbiamo appreso attraverso la tradizione del Magistero della Chiesa, e di cui i recenti Pontefici (Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) ci hanno lasciato pagine insuperate che continuano a nutrire il nostro impegno per la vita, per la dignità della persona, per la conoscenza dell’Amore. Tale antropologia ha il suo fondamento nel rapporto sesso-persona, che ricalca quello di corpo-persona. “L’essere sessuati è, dunque, per l’uomo e per la donna un dato originario, poiché l’esperienza personale non può non passare fin dalla sua origine – cioè la fecondazione – attraverso la mascolinità o la femminilità. L’essere sessuati assume, inoltre, nell’uomo e nella donna una peculiare in quanto si è maschio o femmina in una dimensione e ad un livello diversi che negli animali: la femminilità e la mascolinità della persona, proprio perché espressa nel e dal corpo, porta la densità e la vitalità di tutto l’essere, dello spirito anzitutto, ed è riflesso nella immagine di Dio. […] La sessualità umana non è, quindi, riconducibile ad una cosa o ad un oggetto, ma è conformazione strutturale della persona, una sua struttura significativa prima ancora che una sua funzione”. In quanto componente fondamentale della persona, tuttavia, la sessualità condiziona anche il modo in cui ci si manifesta e relaziona con gli altri: “se la persona è un ‘io’ aperto al ‘tu’, è un ‘essere in relazione’, la sessualità possiede un’essenziale dimensione relazionale. È il segno e il luogo dell’apertura, dell’incontro, del dialogo, della comunicazione e dell’unità tra delle persone tra di loro”.  Come appare lontana e distante questa visione della sessualità rispetto alla visione dominante nel mondo contemporaneo! Siamo consapevoli che il messaggio di una sessualità armonica, che si fonda sulla relazione e sulla reciprocità personale, non collima con il pensiero del mondo nel quale viviamo. Ed allora il rischio che si corre, in ambito educativo e formativo, è quello di proporre una sorta di “etica minima”, di risposte e proposte preconfezionate e tarate su una sorta di standard minimo, quando non addirittura su ciò che pensiamo che i giovani e le coppie vogliano sentirsi dire. Crediamo invece che, proprio per l’adesione a quell’antropologia che pone al centro la persona, e la persona in relazione, sia nostro compito promuovere rilanciare quella “legge della gradualità” che Giovanni Paolo II ci ha tante volte ricordato, dove il messaggio deve essere chiaro e altrettanto chiaro deve essere il percorso che porta alla meta, anche se saranno presenti ostacoli, difficoltà, e necessità di “attrezzarsi” lungo il cammino. La montagna è lassù, con la sua vetta che si erge nel cielo, ed il cammino che porta in cima è lungo, tortuoso, tutt’altro che facile: ma un passo dopo l’altro, con pazienza e costanza, si può arrivare alla meta.

I metodi naturali di regolazione della fertilità

I metodi naturali di regolazione della fertilità, con particolare riferimento al Metodo dell’Ovulazione proposto dai coniugi Billings a partire dagli anni ’60, riteniamo possano essere una via privilegiata per ogni ragazza, per ogni giovane donna e per ogni coppia per “ri-appropriarsi” della conoscenza del proprio corpo, nella convinzione che solo la conoscenza costituisce l’autentico fondamento delle scelte. “Questi metodi possono costituire anche per adolescenti e giovani un’opportunità di conoscere il proprio corpo, i complessi meccanismi che rendono possibile la fertilità e la generazione della vita umana. Ciò assume particolare rilevanza nel processo di maturazione e di strutturazione della personalità, contribuendo ad uno sviluppo armonico dell’identità sessuale e dell’acquisizione di un atteggiamento di responsabilità nei confronti della procreazione”1. E ancora: “La consapevolezza della fertilità ed infertilità della donna ha una particolare rilevanza socio-sanitaria, soprattutto al giorno d’oggi, in cui la medicina si trova sempre più sollecitata ad affrontare le problematiche connesse alla compromissione della capacità procreativa e a cercare soluzioni adeguate al problema. Svariati fattori di tipo sociale, ambientale, comportamentale e biologico contribuiscono, in varia misura, a determinare il preoccupante fenomeno del declino della fertilità. Da ciò emerge la necessità di interventi rivolti alla prevenzione e alla tutela della fertilità stessa, nonché alla ricerca di opzioni alternative alla sua manipolazione, sia per le coppie che desiderano evitare la gravidanza, sia per quelle che la ricercano”.

Siamo consci che questi metodi non sempre vengono presentati in maniera “appetibile” ed immediatamente fruibile, ed invece la loro proposta richiede competenza, disponibilità al confronto, atteggiamento di accoglienza, per consentire a coloro che vi si avvicinano una paziente costruzione della conoscenza e della consapevolezza. Non solo. Spesso, troppo spesso, la proposta dei metodi naturali è stata identificata come una proposta “cattolica”: e ciò indubbiamente non ha contribuito alla sua agevole divulgazione. In realtà “È bene puntualizzare che i metodi naturali non sono un dono semplicemente per i credenti, e anche se forse solo la Chiesa ha investito molto in questa direzione e promosso e sollecitato la ricerca scientifica sui metodi naturali, è senz’altro vero che essi non sono un prodotto della Chiesa, né una sua invenzione. I metodi naturali, infatti, poggiano originariamente e originalmente sulla struttura stessa dell’essere umano, sulla sua differenza di maschile e femminile, e sulla dinamica naturalmente inscritta nell’unica verità della sessualità coniugale possibile, quella tra uomo e donna, in ogni suo atto. In questo senso Humanae Vitae non fa che riconoscere quello che da sempre appartiene all’essere umano, ad ogni essere umano e alla coppia, il che significa che la proposta dei metodi naturali è per tutti e a disposizione di tutti, in altre parole e con un linguaggio moderno è laica e aconfessionale. In tale direzione il rifiuto della contraccezione non è banalmente un divieto incomprensibile e disumano, ma la logica conseguenza del grande ‘sì’ detto alla pienezza e bellezza dell’amore. Il metodo naturale altro non è che l’apprendimento dell’alfabeto in cui è scritta la fisiologia della sessualità umana”. Tale conoscenza da sempre si estrinseca attraverso una figura-chiave, centrale nell’apprendimento dei metodi naturali, l’insegnante. È una figura altamente professionalizzata, che unisce alla conoscenza degli aspetti scientifici del metodo che propone, anche quella relativa agli aspetti antropologici, sessuologici, pedagogici e didattici; è una persona che svolge questa attività con spirito di servizio, in grado di instaurare una relazione proficua con la donna e la coppia, di suscitare e potenziare le motivazioni all’uso dei metodi naturali, di osservare il segreto circa il contenuto delle comunicazioni e delle confidenze raccolte durante l’insegnamento. L’insegnante segue la coppia come una compagna di viaggio, in tutte le situazioni clinicamente rilevanti della vita fertile della donna. Nel caso del metodo Billings, poi, la figura dell’insegnante è sempre una figura femminile, nella consapevolezza della necessità di poter insegnare qualcosa di cui si fa contemporaneamente esperienza diretta.La costruzione della conoscenza e della consapevolezza fa parte di quel processo di educazione nel quale – come adulti – ci sentiamo fortemente impegnati, ora più che mai.

“Educare significa agire sulla persona che accoglie, sulla sua libertà e responsabilità, sulla sua intelligenza e volontà […] in una parola, sull’atteggiamento, sul ‘prima’. È necessaria una ‘pedagogia’ che non solo porti a riconoscere i valori, ma che incida sui comportamenti: ‘l’opera educativa, che aiuta l’uomo ad essere sempre più uomo, lo introduce sempre più profondamente nella verità, lo indirizza verso un crescente rispetto della vita, lo forma alle giuste relazioni tra le persone’. […] In questa prospettiva, l’elemento pedagogico da riscoprire, in varie fasi della vita, è lo speciale legame persona-fecondità. […] Il processo educativo che porta alla comprensione del legame persona-fecondità è aiutato, in questa fase, dalla scoperta del corpo. Esso, in quanto sessuato, incarna in sé il processo che porta all’origine della Vita, tanto importante da essere considerato come l’elemento che definisce, quantomeno sul piano biologico, la sopraggiunta maturità sessuale. Tutto, nella fisiologia del cosiddetto apparato riproduttivo, porta i segni di quel disegno di fecondità che è strettamente incarnato nella persona. Si tratta di accogliere il legame sessualità-fecondità; e il punto di partenza è la conoscenza di sé e il rispetto del corpo e della sessualità come ‘luogo’ nel quale il valore della vita è intimamente legato al valore dell’amore; sono queste quelle ‘radici’ dalle quali il rispetto per la vita germoglia”.

Metodi naturali e relazione di coppia

Qualcuno ritiene che la proposta dei metodi naturali di regolazione della fertilità, poiché prevede una “regolarità” della vita di coppia, sia oggi una proposta anacronistica, fuori dal tempo, e addirittura irresponsabile. Infatti, secondo costoro, si dovrebbe suggerire una modalità di approccio alla vita sessuale che possa ridurre al minimo il rischio del concepimento – se non addirittura evitarlo – partendo dal presupposto che la promiscuità sessuale e l’esercizio della sessualità genitale fanno ormai parte di un costume diffuso e dominante. Di modo che la possibilità di vivere una fruttuosa vita di coppia sarebbe improponibile nel contesto culturale e sociale odierno. Certo, nessuno pensa che tale situazione possa essere agevolmente raggiunta: e chi vive la vita di coppia lo sa molto bene quanto sia impegnativo! Ma che non sia possibile presentarla come meta e traguardo cui tendere, ci sembra veramente un deprezzamento della fatica di tanti che camminano in tale direzione, e contemporaneamente della bellezza dell’Amore vissuto come relazione intensa e profonda. Il secolo che ha concluso il Secondo millennio è stato caratterizzato da una deriva sociale e culturale in cui sono emerse e, per così dire, sono state “normalizzate” alcune realtà che dovremmo invece definire inquietanti: pensiamo alla piaga dell’aborto, alle tecnologie sempre più esasperate applicate alla riproduzione umana, all’indifferentismo sessuale, del quale proprio in questo inizio di Terzo millennio scopriamo le esasperazioni più estremizzate. Non è questa la sede per analizzare compiutamente le cause di tale deriva socio-culturale, ma certo esse si incrociano con il processo di secolarizzazione che ha attraversato impetuoso il Novecento appena concluso, il cui retaggio di ideologie – non ultima l’ideologia del gender – ci siamo portati nel nuovo millennio. Qui ci basta rilevare come almeno una parte della responsabilità della presenza di realtà così inquietanti nel nostro tempo è legata proprio ad una visione del corpo e della sessualità che ne esalta gli aspetti edonistici senza prendere in considerazione alcuna idea di progettualità condivisa né alcuna prospettiva di responsabilità.

Nell’ambito della vita di coppia, la proposta dei metodi naturali consente alla coppia, agli sposi, di far crescere il dialogo e la comunicazione reciproca, di vivere l’intimità con naturalezza e spontaneità, di rispettare reciprocamente le differenze e di esaltare la complementarietà, di condividere la forza ed il dono della sessualità. La donna, poi, acquista maggior fiducia in se stessa, rafforza la stima di sé e nei confronti del coniuge che la rispetta nei suoi tempi e nella sua ciclicità. L’uomo, infine, condivide in maniera totale la responsabilità di un concepimento scelto in maniera “coniugale”, o la scelta di rinviare l’occasione della trasmissione della vita. Va ricordato, inoltre, che la scelta dei metodi naturali ha una duplice applicabilità: nella ricerca della gravidanza o nella possibilità di rinviarla. Tali metodi infatti, “proprio attraverso il rigore scientifico di primissimo livello che oggi hanno potuto raggiungere, se da una parte permettono il rinvio e la distanziazione delle gravidanze, favoriscono altresì la ricerca della gravidanza, mostrando ancora una volta – insieme alla loro altissima efficacia tecnico-scientifica– di essere a disposizione della dilatazione della generosità delle coppie, e concretamente di un amore che è aperto all’accoglienza del figlio, quale frutto dell’amore”. I metodi naturali possono essere proposti dunque non solo alle coppie ma anche alle singole donne, alle giovani e alle ragazze, che nell’approfondimento della conoscenza della propria corporeità conquistano uno spazio di dignità e di emancipazione incommensurabile. Oggi lo sviluppo puberale ed adolescenziale è quanto mai complesso e problematico, spesso per mancanza di modelli affettivi di riferimento credibili e le ragazze manifestano i disagi psicologici e relazionali con somatizzazioni organiche. Inoltre il difficile raggiungimento dello sviluppo ormonale del ciclo ovarico permette di evidenziare patologie ovariche disfuzionali legate alla crescita. In tutte queste situazioni la conoscenza della propria fertilità, segnatamente attraverso il Metodo dell’Ovulazione Billings, permette alla ragazza e alla giovane donna la acquisizione di elementi utili da un punto di vista diagnostico e terapeutico, e contemporaneamente contribuisce a rasserenarla circa l’evoluzione di ciò che viene percepito come disturbo e/o alterazione. Per questi motivi riteniamo che la proposta che abbiamo qui sopra sintetizzata possa essere di grande aiuto alle donne e alle coppie, nella certezza che solo attraverso la conoscenza di sé e dell’altro potrà finalmente ritenersi compiuto il processo di maturazione e di “liberazione” dell’universo femminile, inseguito fino ad oggi come miraggio individualistico ed invece vero e proprio strumento di emancipazione sociale ed umana. I giovani e gli educatori che abbiamo incontrato durante il Convegno cui abbiamo fatto cenno all’inizio di questo nostro contributo, nell’ambito dei lavori del Gruppo, hanno manifestato sincero interesse per la proposta che abbiamo formulato e, pur dovendosi distinguere le diverse posizioni e le diverse opinioni sulla questione, hanno chiesto di poter approfondire ulteriormente le informazioni e le proposte che abbiamo presentato, comprendendo il valore delle prospettiva educativa che c’è dietro la conoscenza dei metodi naturali di regolazione della fertilità. Siamo consapevoli che la prospettiva che qui abbiamo voluto riproporre non sia sempre condivisa, anzi i venti contrari soffiano con insistenza e con tenacia, e ci faranno faticare non poco: ma ci sentiamo anche confortati dall’invito – contenuto in una poesia-meditazione di San Giovanni Paolo II – che sentiamo davvero nostro: “Se vuoi trovare la sorgente, devi proseguire in su, controcorrente”.

di Emanuela Lulli* e Paolo Marchionni **

*Ginecologo, Medico di Medicina Generale, Pesaro; consigliere, segretario nazionale Associazione Scienza & Vita.
** Dirigente medico legale, ASUR Marche, Area Vasta n. 1 – Pesaro; consigliere nazionale Associazione Scienza & Vita.