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Maria secondo il Vangelo (Bruto Maria Bruti)

maria-giovanni.jpgIl re Davide vuole costruire un tempio al Signore ma Dio rovescia la situazione e promette di fare una – casa – a Davide, cioè di costruirgli una discendenza eterna ( 2 Sam 7 ).

Il Salmo 132 canta il legame tra l’Arca dell’alleanza, simbolo della presenza di Dio, e il misterioso discendente di Davide.

Gesù si farà chiamare più volte dalle moltitudini – figlio di Davide – ( Mc10,47; Mt 12,23; 21, 9 ) ma proclamerà di essere più grande di Davide, ricordando che il re Davide stesso, nel Salmo 110, dichiara che il misterioso Messia che verrà dato alla sua – casa – è il suo Signore ( Mt 22,42-45 ).

Il profeta Isaia consegna un messaggio ai discendenti del Re Davide: – la Vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiamerà Dio con noi – Emmanuele – ( Is 7,14 ).

Andando dalla Vergine Maria l’Angelo Gabriele la saluta chiamandola Piena di Grazia: l’Angelo sostituisce il nome proprio di – Maria – con Piena di Grazia ( Lc 1,28 ).

Elisabetta, piena di Spirito Santo, chiama Maria – benedetta fra tutte le donne – ( Lc1,42 ) e Maria stessa profetizza:- D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata – ( Lc 1,48-49 ).

L’evangelista Luca scrive che Giuseppe, l’uomo a cui Dio affidò l’incarico di proteggere la sua umanità, quando – Il Verbo s’è fatto carne – ( Gv 1,14 ), e la sua Vergine Madre, anche se svolgeva il lavoro di modesto carpentiere, era di stirpe regale, Prìncipe della casa del re Davide ( Lc 1,27 ).

La Chiesa ha meditato a lungo sul significato delle parole pronunciate dall’Angelo Gabriele e lo Spirito Santo ha fatto emergere con crescente chiarezza tutta la verità che era contenuta nelle parole con cui l’Angelo Gabriele ha Chiamato Maria: la pienezza della grazia, infatti, comporta che Maria sia Immacolata, Sempre Vergine, Assunta in cielo e Madre nell’ordine della grazia.

Gesù è una persona viva che ci assiste continuamente attraverso la Chiesa:- molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il perso. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future – ( Gv 16,12-13 ).

Il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito di verità, serve per guidare alla verità tutta intera, cioè serve per approfondire la Parola di Dio, la cui profondità è insondabile e il cui tesoro è inesauribile.

Infatti dice Gesù:- (.) se un maestro della legge diventa discepolo del regno di Dio, è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove- ( Mt 13,52 ).

Che cosa significa Immacolata concezione? Maria è figlia di Adamo e nostra sorella, anche lei bisognosa di essere salvata da Gesù. Infatti anche Maria è stata redenta da Gesù ma redenta in modo ancora più sublime. Non viene tirata fuori dal fango come noi, ma in previsione del sacrificio di Gesù, viene preservata dal cadervi: Maria ha usufruito del beneficio di una redenzione preveniente ( cfr Cei, La Verità vi farà liberi, Catechismo degli adulti, n.764 ).

Che cosa significa Sempre Vergine? – La Verginità prima del parto significa innanzitutto che Gesù è figlio di Dio(.) La Verginità nel parto indica che il dolore, toccato in sorte ad Eva come conseguenza del peccato ( Gen 3,16 ), viene trasfigurato nella gioiosa esperienza del Salvatore, che libera da ogni forma di corruzione.

La Verginità dopo il parto è segno che Maria si è offerta totalmente alla persona e all’opera del Figlio, rinunciando ad avere altri figli secondo la carne. Pur essendo unita a Giuseppe da un vero legame coniugale, non ha avuto con lui relazioni sessuali; ma insieme a lui si è consacrata al Signore.

Maria e Giuseppe hanno onorato la Verginità e il matrimonio: la loro convivenza è stata comunione e amicizia profonda, aiuto reciproco a vivere totalmente per Dio (.)

I -fratelli – di Gesù, più volte ricordati nel Nuovo Testamento, sono tali in senso largo: cugini, parenti. Due di essi, Giacomo e Joses, sono espressamente indicati come figli di un’altra donna, anch’essa di nome Maria ( Mc 6,3 ; 15,40 )- ( Cei, ibidem, 768, 769).

Nella Bibbia fratello è un termine elastico con cui si indicano i parenti:

Lot era nipote di Abramo e la Bibbia lo chiama fratello di Abramo ( Gn11,27; 12,5), Labano era zio di Giacobbe e la Bibbia lo chiama fratello di Giacobbe ( Gn 25,20; 29,15 ). Quando la Bibbia vuole indicare con precisione il -fratello uterino – si serve della frase – suo fratello, il figlio della madre- ( Gn 43,29; Dt 13,7 ).

Alcuni lettori della Bibbia, ma separati dal Magistero della Chiesa, citano Matteo 1,25 dove si dice che Giuseppe non conobbe Maria – fino a che partorì un figlio che chiamò Gesù-: dunque, essi dicono, che dopo la conobbe, cioè ebbe rapporti con lei. In realtà nella Bibbia – fino a che – vuole solo sottolineare con forza ciò che è avvenuto fino ad un dato tempo, senza includere che poi le cose sono cambiate. Infatti, dice il Signore a Giacobbe – non ti abbandonerò fino a che non avrò compiuto ciò che ti ho promesso- ( Gn 28,15 ): non significa che dopo Dio abbandonerà Giacobbe.

– Micol, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte- ( 2 Sam 6,23 ): non significa che dopo la morte ebbe figli.

– Ed ecco io sarò con voi ogni giorno fino alla fine del mondo – ( Mt 28,20 ): non significa che dopo non sarà più con noi.

Altri lettori della Bibbia citano Luca 2,7 dove si dice che Maria dette alla luce – il suo figlio primogenito -: dunque, essi dicono, primogenito suppone che ebbe altri figli.

In realtà per la Bibbia primogenito non significa, come per noi, soltanto primo figlio ma propriamente – colui che apre il ventre – ( ebraico: peter kol-rechem ): dunque, essere chiamato primogenito non implicava affatto che seguissero altri fratelli. In una tomba giudaica dell’anno 5 avanti Cristo, scoperta in Egitto nel 1922, è scritto: – durante le doglie del mio figlio primogenito il destino mi portò alla fine della mia vita- . Dunque, non si aspettava la nascita di un altro figlio per dare a quello già nato il titolo di primogenito ( cfr Giuseppe Crocetti, I testimoni di Geova a confronto con la Bibbia, p.131, ed. Ancora, Milano 1989).

I lettori della sola Bibbia dovrebbero tenere presente che la Bibbia, da sola, senza la spiegazione degli Apostoli illuminati dallo Spirito Santo, è facilmente fraintesa. Scrive, infatti, l’apostolo Pietro:- in esse (= nelle lettere di Paolo apostolo) ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina- ( 2 Pt 3,16 ).

Scrive lo stesso apostolo Paolo che la Chiesa è stata voluta da Dio come un corpo e corpo implica gerarchia e diversità di funzioni:- E’ Lui ( Cristo ) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri (.)- ( Efesini 4,11-14 ).

Che cosa significa Assunta in cielo? Insegna Giovanni Paolo II: – E’ possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre.(.)

E’ vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l’immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza.

Coinvolta nell’opera redentrice e associata all’offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell’umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d’Antiochia afferma a proposito di Cristo:” Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?” (.). Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte. ( Giovanni Paolo II, la dormizione della Madre di Dio, L’osservatore Romano, ed. settimanale n.26, 27 giugno 1997, p.11, n. 2 e 3 ).

Questo coinvolgimento speciale di Maria nell’opera e nella vita del Figlio fa sì che Lei, per intervento prodigioso di Cristo che la resuscitò dalla morte, ci preceda nella resurrezione dei corpi : singolare partecipazione alla risurrezione di Gesù. ( cfr Giovanni Paolo II, ivi, n.2 ).

Maria, ricevendo Gesù nel suo seno, precede e anticipa la Chiesa, nello stesso modo la precede nella resurrezione dei corpi.

Maria è simbolo della Chiesa in terra perché per prima ha ricevuto Gesù nel suo corpo ed è simbolo della Chiesa in cielo perché per prima ha avuto quel corpo glorioso che anche noi avremo.

– Per noi che avanziamo con fatica in mezzo alle prove del tempo presente, la gloriosa Vergine risplende come stella del mattino che annuncia il giorno, come stella del mare che indica il porto ai naviganti:” Brilla quaggiù come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio che è in cammino, fino a quando arriverà il giorno del Signore”- ( Cei, ibidem, n.790).

Maria, figlia di Adamo e nostra sorella, brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per noi suoi fratelli che siamo in – esilio- e camminiamo in questa – valle di lacrime -: essendo stata assunta in cielo con l’anima e con il corpo annuncia anche per noi il giorno della risurrezione e, nello stesso tempo, – l’esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all’ora suprema della vita – ( Giovanni Paolo II, op. cit. n.4 ).

Che cosa significa Madre nell’ordine della grazia? Se nel mistero della comunione dei santi tutti i fedeli intercedono gli uni per gli altri e si aiutano gli uni con gli altri ( Ap 5,8; Ap 8,3; 2 Mac 15,12-14 ) , non sorprende che Maria faccia la stessa cosa con una efficacia singolare.

– Maria non si interpone come intermediaria tra noi e il Signore, quasi fosse più vicina e misericordiosa di Lui; piuttosto è un dono e un riflesso della sua bontà, un segno della sua vicinanza- ( Cei, ibidem, n.787 ).

Maria è la prima collaboratrice all’opera della salvezza. Il suo consenso apre al Signore la via per la sua venuta personale nel mondo e inaugura la pienezza dei tempi. Dopo questo decisivo evento, Maria non si ripiega su se stessa ma va a fare visita ad Elisabetta. La prima evangelizzata diventa la prima evangelizzatrice e intercede presso Gesù portandolo, mentre abitava nel suo ventre, dalla parente: infatti Gesù santifica sia Elisabetta che Giovanni il Battista, presente nel seno di Elisabetta ( Lc1,41; 1,44 ).

A Cana di Galilea, per intercessione di Maria, Gesù – dette inizio ai suoi miracoli -, – manifestò la sua gloria – e – i discepoli credettero in Lui – dando inizio a quella che sarà la Chiesa: l’intercessione di Maria si inserisce in un contesto salvifico, cristologico ed ecclesiologico ( Gv 2,3; 2,5; 2,9-10; 2,11).

– Gesù crocifisso vede in Maria la “donna “, figura della Chiesa, nuova Gerusalemme e nuova Eva; la costituisce madre spirituale di tutti gli uomini, particolarmente dei credenti, impersonati dal discepolo amato:”

Vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: ” Ecco la tua madre ” ( Gv 19,26-27 ). La maternità divina verso Cristo si dilata nella maternità universale. In virtù dello Spirito Santo, Maria diventa ” per noi madre nell’ordine della Grazia” ( Concilio Vaticano II, Lumen gentium n.61 ), per cooperare alla rigenerazione e alla formazione dei figli di Dio- ( Cei, ibidem, n.783 ).

Scrive Padre Livio, il direttore di Radio Maria:- Da soli non siamo capaci di seguire Gesù. Nel momento della prova, tutti gli apostoli fuggirono, eccetto Giovanni che rimase accanto a Maria e trasse da lei la forza di accompagnare il Maestro fino ai piedi della croce. Solo Maria è stata vicina a Gesù fino alla fine. Solo chi seguirà Maria vincerà la grande battaglia della fede-

( Padre Livio Fanzaga, Cristianesimo controcorrente, n.498, San Paolo 2001).

Maria è un dono del Signore, un segno della sua vicinanza, della sua misericordia, del suo amore, della sua continua e premurosa assistenza.

( Bruto Maria Bruti)

Dio non costringe a credere (Bruto Maria Bruti)

La ragione, che è un dono naturale di Dio, crea le condizioni per fidarsi di un Dio nascosto e misterioso che si rivela attraverso gli uomini.

Solo se Dio esiste è plausibile che abbia stabilito un rapporto con gli uomini per rivelare loro delle verità. Solo se Dio esiste è possibile che si sia incarnato in Gesù Cristo.

Ma la ragione, da sola, mostra molte debolezze che non possono essere superate se non attraverso il sostegno e la guida della fede.

Si può giungere con la ricerca della ragione a riconoscere la necessità dell’esistenza di Dio ma la stessa esistenza di Dio resta una verità che la ragione non può conoscere in maniera immediata e senza fatica.

Non tutti, poi, riescono a percorrere in maniera spedita e corretta gli itinerari filosofici che portano a Dio e anche se riescono a farlo non riescono a mantenere una ferma adesione alle verità che hanno trovato, ne dimenticano i passaggi logici, non riescono ad averne un’evidenza immediata, temono di essersi ingannati.

Altri vengono portati fuori strada per colpa delle argomentazioni contrarie, altri, ancora, perdono le proprie consapevolezze e cominciano a nutrire dubbi o convincimenti contrari sotto la pressione delle tensioni, cioè delle tentazioni che comportano sofferenze morali, psicologiche e fisiche.

Inoltre la ragione non può dimostrare che Dio si è rivelato, non può dimostrare che si è incarnato in Gesù Cristo, né che ha fondato la Chiesa.

Per credere in tutto ciò che Dio ha rivelato e anche per essere confermati nella consapevolezza della sua esistenza occorre la fede.

Sulla verità della dottrina cristiana esistono numerosi e convergenti motivi di credibilità, come la perfezione di tale dottrina e la sua piena conservazione attraverso tanti secoli di lotte varie e continue, la santità eminente di tanti che la professarono, l’eroica fortezza dei martiri, la testimonianza degli apostoli, le profezie delle Sacre Scritture sulla nascita e sulla morte di
Gesù: i motivi di credibilità, però, non sono dimostrazioni scientifiche ma prove che si illuminano solo quando vengono guardate con gli occhi della fede.

Per l’azione interiore dello Spirito Santo l’uomo sente il desiderio di credere, sente il bisogno di un appoggio assoluto ma per poter credere l’uomo deve decidere liberamente di affidarsi a Dio che si rivela, di abbandonarsi a Lui e solo allora Dio interviene rendendo effettivo il sostegno della fede.

Quando il cuore dell’uomo si abbandona a Dio, Dio prende l’uomo nelle sue mani e lo sostiene.
Questo sostegno è simile a quello che il nuotatore riceve dall’acqua quando abbandona il suo corpo ad essa: solo nel momento in cui si lascia andare a fondo, solo allora il corpo viene sostenuto e torna a galla da solo.

Dio non costringe l’uomo a credere: Dio agisce sempre in modo “velato ” per rispettare la libertà dell’uomo, affinché l’uomo scelga di cercarlo liberamente.

L’uomo può intuire la vicinanza di Dio solo quando cerca Dio con umiltà, con insistenza, con pazienza, quando guarda con la fede oltre l’apparenza delle cose.

Anche nei miracoli Dio offre abbastanza luce per chi vuole credere ma abbastanza buio per chi non vuole credere. Così è stato sempre.

Dopo il miracolo della resurrezione di Lazzaro, quelli che erano presenti ai fatti si divisero: quelli che vollero credere trovarono abbastanza luce per rafforzare la loro fede e quelli che non vollero credere trovarono motivi per non credere e addirittura per decidere la morte di Gesù ( cfr Gv
11,45-48 ).

Il miracolo è chiaro ma anche oscuro. Per chi lo guarda con l’animo semplice, con l’animo di chi cerca Dio, di chi è consapevole della propria debolezza e della propria insufficienza, è chiaro.

Per chi lo guarda con l’animo orgoglioso e prevenuto, con l’animo di chi rifiuta ogni sottomissione a Dio e vuole cercare la salvezza solo in se stesso e nelle cose del mondo, il miracolo non solo non dice nulla ma, addirittura, può produrre l’effetto contrario: dà fastidio, sconvolge il proprio sistema di vivere e di pensare.

L’ateo che non vuole credere, anche di fronte ad una guarigione improvvisa che non trova spiegazione nella natura, non potendo negare il fatto, attribuisce la causa a forze sconosciute ma tra queste forze sconosciute rifiuta orgogliosamente di fare posto a Dio, anche semplicemente a titolo di ipotesi.

Dio si lascia trovare solo da chi lo cerca con l’animo semplice ed umile di un bambino: – se non sarete come bambini non entrerete nel regno dei cieli -, dice Gesù.

Nella parabola del povero Lazzaro ( che è stato privato di ogni bene, anche del bene della salute, ma ha preferito Dio ad ogni altra cosa, compresa la sua vita) Gesù racconta che un uomo ricco ma superbo, che è stato lontano da Dio con il cuore e con le opere, è andato all’inferno e dall’inferno supplica Abramo di mandare sulla terra le anime dei morti per avvertire i suoi fratelli dell’esistenza di Dio e dell’altra vita affinché si ravvedano. Ma Abramo si rifiuta di fare questo e Gesù fa dire ad Abramo queste significative parole:

– se non ascoltano le parole di Mosé e dei profeti non si lasceranno convincere neppure se uno risorge dai morti – ( Lc 16,31 ).

( Bruto Maria Bruti )

Pasqua: il passaggio del Signore (Bruto Maria Bruti)

Scrive Cesare Pavese, che morì suicida in un momento di solitudine e di depressione, che è proprio la piena consapevolezza della fragilità dell’essere umano e la mancanza di un appoggio “assoluto” che possono portare al suicidio in momenti drammatici della vita:
” Non ci si uccide per amore di una donna.
Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla ”
( Cesare Pavese, Il Mestiere di vivere ).

Scrive lo psicolgo Paul Tournier che ” gli uomini sono sempre alla ricerca dell’aiuto divino: alcuni ne sono perfettamente coscienti, altri ne sentono soltanto una specie di inconscia nostalgia; alcuni lo cercano palesemente, con serietà e rispetto, altri nascondono i loro tentativi sotto le apparenze di battute scherzose o di bestemmie.

E’ l’unico sostegno all’altezza di soccorrere il loro infinito bisogno di sicurezza.

(…) Tutti sanno per esperienza come siano incerti gli aiuti che ciascuno può dare a se stesso, a prezzo di sforzi sovrumani (…)

Allora bisogna fare affidamento sugli uomini, sull’amicizia, sul buon cuore, sulla fedeltà?

Ma anche chi si ama profondamente (…) non sa rispondere a quest’interrogativo sempre in agguato:
– Mi amerai per sempre ?-

Gli uomini cercano sempre un appoggio assoluto, un appoggio senza limitazioni e che può venire soltanto da Dio.

(…) Questo desiderio di trovare un punto d’appoggio è del tutto naturale, perché l’uomo è il più vulnerabile degli esseri viventi e il solo consapevole della sua fragilità.

(…) L’uomo è l’essere più consapevole dei pericoli che lo sovrastano, il solo a rendersi conto che deve morire.

Egli cerca inutilmente di chiudere gli occhi; continuamente capitano dei fatti che lo costringono a riflettere sulla sua precaria condizione.

Non capita più un cataclisma naturale sulla faccia della terra senza che gliene giunga notizia, ricca di ogni particolare;

però, ci sono dei fatti a lui più vicini che lo colpiscono più
direttamente:  un ragazzo, la cui salute sembrava perfetta, è vittima insospettata di un cancro che, al momento dell’operazione, si dimostra essere in uno stato così avanzato da rendere vano qualsiasi intervento; un amico spiritoso, prudente, posato che muore tragicamente in automobile; un bambino finisce sotto un camion; un giovanotto che prometteva molto e finisce nevrotico o alcolizzato.

In questo, tuttavia, non c’entra solo il caso; viene fuori anche la cattiveria degli uomini.

(…) L’uomo teme l’uomo, denuncia (..) il male che germoglia nel cuore degli altri uomini, da cui si sente minacciato (…)

Scrutando di più in se stesso, l’uomo scopre nel proprio intimo il male che attribuiva agli altri, l’aggressività, la gelosia, l’infingardaggine.

Quanto più tenta di conoscersi con franchezza, tanto più si scoraggia per le sue debolezze, per la sua incapacità di resistere alle tentazioni.

(..) L’appoggio di cui ha bisogno non riguarda solo la protezione contro le minacce dall’esterno, ma la protezione contro se stessi, per vincere la paura o l’emozione (…) e per debellare (..) desideri inestinguibili che lo tengono prigioniero.

Allora cerca ovunque dei punti di appoggio, forse dei sostegni fragili, a cui però si aggrappa e che rappresentano altrettanti simboli di un appoggio più totale, del quale rimane sempre in attesa.

Questo sostegno illimitato, che manca agli uomini in maniera tanto dolorosa, lo possono ritrovare solo in Dio. (…)””

Con Gesù Cristo, Dio viene incontro a questo profondo bisogno di aiuto che sta dentro di noi. Gesù assume volontariamente su di sé le conseguenze del peccato e cioè la sofferenza e la morte.

Ha preso su di sé le lacrime degli innocenti che sono perseguitati, torturati e uccisi, delle persone che marciscono nei campi di concentramento, ha preso su di sé il dolore degli ammalati, degli anziani abbandonati, dei bambini sfruttati, venduti e uccisi, il dolore dei profughi e di tutte le vittime della violenza e della guerra, l’infelicità e il tormento di coloro che sono caduti nel vizio e in tutte le molteplici forme di dipendenza.

Ha preso su di sé tutte le sofferenze morali e psicologiche, tutte le angoscie e le tristezze, ha preso su di sé l’immensa sofferenza di tutta l’umanità nata per il distacco da Dio avvenuto con il peccato originale.

Gesù, con la sua croce, è venuto a condividere la mia croce e con la sua resurrezione mi ha dato la speranza, rispondendo concretamente al mio bisogno, profondo, ontologico, di potermi abbandonare nel completo godimento di un eterno abbraccio e di poter ritrovare, dopo la morte, tutte le persone amate in questa vita, di poterle ritrovare felici nella casa del Padre, in una meravigliosa luce che tutto investe e penetra e di poterle amare con un amore senza limiti.
(Bruto Maria Bruti)

Riflessione sulle tecniche riproduttive

aborto121) Ammesso pure che alcuni nutrano ancora dei dubbi di natura biologica sull’umanità dell’embrione, le evidenze scientifiche sulla continuità dello sviluppo prenatale sono numerose e solide.

2) Al di là del dato scientifico sulla continuità dello sviluppo

prenatale, esiste la certezza che scaturisce dall’esperienza: è tra i genitori, che condividono la vita con i propri figli fin dal loro concepimento, che la certezza sulla piena dignità umana dell’embrione dovrebbe farsi strada. Convivenza e condivisione moltiplicano gli indizi sulla continuità dello sviluppo di un figlio – da embrione a neonato e oltre – il cui unico senso adeguato, la cui unica lettura ragionevole è la certezza che egli è uno come noi perché ciascuno di noi è stato uno come lui.

3) Ogni intervento medico, nell’ambito della procreazione, dovrebbe avere una funzione di assistenza e mai di sostituzione dell’atto coniugale.

Il figlio è una persona che si accoglie, non un oggetto che si ordina.

Il senso delle cosiddette tecniche di fecondazione “artificiale” non è, come per altre azioni mediche, quello di adoperarsi a sanare una patologia; la sterilità di coppia, che rappresenta la situazione patologica per cui si ricorre alla varie tecniche artificiali, non è risolta dopo la “costruzione” del figlio in laboratorio.

Non succede cioè che, a nascita avvenuta del figlio richiesto, la sterilità sia risolta e la fertilità ristabilita.

Questa costatazione è condivisa anche da quanti reputano le tecniche di “costruzione” artificiale del figlio accettabili e auspicabili, per esempio i deputati del Partito dei comunisti italiani ( Maura Cossutta, Gabriella Pistone e Katia Belillo) che presentarono, il 17 ottobre 2001, la proposta di legge n.1775 sulla procreazione artificiale, dove è scritto: ” E’ comunque falsa la autorappresentazione delle tecniche di procreazione come – cura della sterilità-: in realtà, esse non mirano a risanare il corpo sterile, che rimane tale”.

Nella fecondazione artificiale, attuata in laboratorio, il figlio è “ordinato” e fabbricato”: come “prodotto” egli deve soddisfare le esigenze di chi lo ha ordinato.

Questa non è più una logica medica ma una logica della “produzione” e del “dominio” propria degli oggetti.

Non si tratta di mettere in questione le tecniche di fecondazione artificiali per il semplice fatto di essere artificiali.

La posta in gioco non è l’elemento tecnico, ma l’origine di una persona che viene ordinata, fabbricata, ridotta ad un oggetto, considerata una merce.

I diritti del figlio scompaiono di fronte alle esigenze dei genitori che ne impongono la fabbricazione.

Più il figlio viene “fabbricato”, più vengono modificati gli atteggiamenti, le aspettative e i comportamenti dell’uomo nei confronti degli altri uomini.

Infatti, come per tutte le “cose”, anche quelle di valore, è possibile sacrificare qualche esemplare per un risultato migliore, per un risultato più sicuro, più efficace, più vantaggioso.

4) Fattori aggravanti della fecondazione in vitro sono A) le tecniche eterologhe che dissociano il concepimento dal matrimonio e provocano una rottura fra parentalità genetica, parentalità gestazionale e responsabilità educativa. B) la perdita di numerosi embrioni, il congelamento degli embrioni soprannumerari e anche la loro distruzione.

“La vita di un figlio non può essere un bene per i genitori se non è anzitutto un bene per quel figlio e per ciascun figlio. Dire ‘ è bene che questo mio figlio viva ‘non può essere disgiunto dal dire ‘ è bene che ogni figlio viva ‘.Così non è tollerabile che per la nascita di un figlio già nato, si tolga la vita ad altri figli degli stessi genitori (embrioni in soprannumero non trasferiti in utero e crioconservati o distrutti) o di altri genitori (embrioni destinati alla ricerca sulle cellule staminali embrionali ).

E’ irragionevole desiderare che un figlio viva senza desiderare che ogni figlio possa vivere, perchè rappresenta una contraddizione insanabile.

5) Negare la possibilità di distruggere gli embrioni umani non significa togliere la speranza di un figlio o della cura della malattia: la ragione dell’uomo lo porta infatti a percorrere altre strade, come la ricerca di un figlio da adottare o di altri tipi di cellule ( per esempio, da cordone ombelicale o da tessuti di adulto) per la terapia di una malattia.

6) Di fronte a questo enorme potere della tecnica, che è giunta alla possibilità della clonazione, che può impiantare e far crescere l’embrione nell’intestino di un individuo di sesso maschile, che può unire geneticamente l’uomo e l’animale – con gli inquinamenti biologici e le mutazioni che ne potranno derivare per tutta la specie umana -, bisogna cominciare a porsi questa domanda: ciò che è tecnicamente possibile è sempre moralmente ammissibile? Oggi è tecnicamente possibile la distruzione, mediante l’energia atomica, dell’intera umanità, è tecnicamente possibile l’inquinamento totale dell’aria e dell’acqua ma nessuno ritiene questo moralmente consentito.

Perché la coscienza ecologica, che si preoccupa dell’aria, dell’acqua, della vegetazione, degli animali, non dovrebbe estendere la sua preoccupazione anche all’uomo? Perché la diffidenza verso le manipolazioni innaturali non deve nascere anche quando è in gioco la vita umana nel suo big-bang iniziale, cioè nel suo riprodursi. Ogni intervento violento sulla natura si ripercuote negativamente sull’uomo stesso, sulle generazioni future: spesso un utile immediato può dare luogo ad una lunga catena di danni futuri. Una certa cultura, nata da un pensiero di tipo illuminista, assolutizza la volontà umana al punto da ritenere lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile, dimenticando la differenza che esiste fra la creatura e il Creatore.

 

L’uomo non ha sulla natura un potere illimitato e ogni autentico sviluppo umano nasce sempre da un’azione svolta in armonia con l’ordine naturale, da un intervento che tiene conto delle leggi della natura e delle sue finalità.

Se è vero che l’uomo è un essere capace di dominare la natura, è pur vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e applicandole.

Per esempio, l’uomo può volare solo se conosce le leggi del volo e le rispetta, altrimenti è destinato a un insuccesso violento; chi va contro la natura trova la natura contro di sé.

Il dominio dell’uomo sulla natura non è assoluto ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse dell’ordine naturale: gli equilibri ecologici, per esempio, rappresentano uno di questi limiti.

7) Un danno certo e inevitabile che nasce dall’uso indiscriminato e senza limiti delle tecniche riproduttive è proprio quello morale: l’uomo finisce col credersi onnipotente. La fecondazione in vitro, le manipolazioni genetiche, la clonazione finiscono per ledere i diritti dell’embrione e questo modifica gli atteggiamenti etici dell’uomo nei confronti degli altri uomini.

Il figlio ad ogni costo, mediante la tecnica e contro i diritti e la dignità del figlio stesso, trasforma il concepimento in produzione e più il figlio viene prodotto più vengono modificati, a lungo andare, gli atteggiamenti, le aspettative e i comportamenti dell’uomo nei confronti degli altri uomini: in questo modo si fa mercato della vita umana e si arrivano a legittimare presunti diritti dando vita a nuove forme di schiavitù, calpestando i diritti naturali di altri uomini.

8) CONSEGUENZE E FINALITA’ NATE DA UNA PRECISA SCELTA FILOSOFICA

Questo sconvolgimento morale e cioè comportamentale, verso cui il mondo si sta incamminando, era già stato previsto e auspicato nel 1979 dal ginecologo francese Pierre Simon nella sua opera – De la vie avant toute chose – Mazarine, Parigi 1979.

 

Pierre Simon è una figura autorevole di un pensiero di tipo illuminista: egli è stato per due volte gran maestro della Gran Loggia di Francia, fondatore del Club dei Giacobini, membro della direzione nazionale del partito radicale.

Simon parte dalla constatazione che sono in conflitto due concezioni antitetiche del mondo che nascono da due diverse fonti ispiratrici: il cristianesimo e la filosofia illuminista-massonica

Queste due fonti forniscono orizzonti diversi in cui inserire il lavoro della ragione, strade diverse lungo le quali il pensiero si muove giungendo ad opposte direzioni. Pierre Simon dice chiaramente:- (.) la massoneria è il mio modo di cogliere le cose di questo mondo e di collegarle. Essa è il contrappunto dei miei atti, il diapason delle mie riflessioni-.

La visione del mondo che nasce dal cristianesimo e dalle filosofie rispettose dell’ordine e delle leggi della natura, scrive Simon, considera sacro il principio della vita, mentre la visione illuminista ritiene superstiziosa l’essenza di tale sacralizzazione e feticistico il suo sviluppo.

Simon dice che per mezzo della tecnica l’uomo potrà creare una nuova natura umana perché la natura e la vita sono e devono essere considerate come una “”produzione umana””.

Simon scrive che, grazie allo sviluppo delle tecniche riproduttive tutta la concezione della famiglia sarà gradualmente eliminata: la sessualità verrà dissociata dalla procreazione e la procreazione verrà separata dalla paternità e dalla maternità.

Non ci saranno più genitori, dice Simon, ma solo amanti che saranno liberi dai legami di sangue, con bambini che circolano tra più padri e più madri e sarà la società tutta che diventerà il guardiano dell’harem e il responsabile della procreazione.

( Bruto Maria Bruti )

Il significato del pudore

violenza-sulle-donneNessuna parte del corpo umano è impudica.

Impudico può essere lo sguardo di chi strumentalizza le parti del corpo umano, separandole dalla persona. Il pudore nasce come difesa contro queste strumentalizzazioni.

Il corpo umano è dotato di unità anatomiche che godono di forza espressiva e di significati: è bene distinguere il termine espressione da quello di significato. Significato per indicare un avvenimento materiale, espressione per indicare un avvenimento materiale che ne rivela altri di carattere spirituale. I volto, per esempio, è l’unità anatomica espressiva per antonomasia perché rivela l’anima: è la più trasparente, la più personale. In Paradiso, il cosiddetto corpo glorificato, trovandosi in piena armonia con lo spirito, sarà sommamente espressivo.

Nello stato attuale di natura ferita dal peccato originale, l’espressività del corpo ha subito una considerevole menomazione. Infatti vi sono zone del corpo che non rivelano allo sguardo altri valori di carattere spirituale e personale come il volto. Alcune zone sono diventate come opache, non più rappresentative della persona e quando lo sguardo si imbatte in esse non riesce ad andare oltre, resta bloccato come di fronte ad un muro il quale significa solo se stesso, non rimanda ad altro.

Le cosiddette zone erogene sono diventate allo sguardo delle zone impersonali che suggeriscono solo il piacere e, come tali, sono sucettibili di sostituzione. Il pudore è una difesa naturale dell’essere umano il cui scopo è di fare in modo che l’attenzione degli altri uomini sia sempre rivolta alla persona, impedendo che essa venga assorbita solo dal corpo: in caso contrario la persona verrebbe ridotta ad un oggetto di cui ci si può servire senza amarlo.

Il pudore è la tendenza della persona a difendere se stessa: la persona non può permettere di essere ridotta al solo sesso e il sesso deve restare un mezzo al servizio di un amore autentico.

Solo in certe circostanze, lo scoprimento delle zone corporee che suggeriscono il piacere non è una sorta di spersonalizzazione volontaria perché altri valori e altri significati permettono allo sguardo di raggiungere la persona, di capire il valore della persona: è il caso della speciale comunione di vita che esiste nell’amore coniugale ed è il caso del dolore e della pietà che sono presenti quando si curano le infermità. Ugualmente, la visione del seno femminile (che sottolinea una differenza di carattere sessuale ) durante l’allattamento e degli organi genitali durante il parto suggeriscono soprattutto il significato della maternità.

Pio XII definisce il pudore come la prudenza della castità e la castità ( che è il retto uso della sessualità ) è una virtù di risultanza, cioè la conseguenza di una corretta visione dell’uomo e della vita, la conseguenza di un processo attraverso cui l’individuo armonizza tutte le componenti della sua personalità: armonizza le passioni con la volontà, la volontà con la ragione e la ragione con la verità. L’uomo che non vive più in armonia con la propria natura e con le leggi fondamentali della realtà. può abituarsi a reprimere il senso del pudore fino a rendere impercettibile la sua voce, proprio nello stesso modo in cui può abituarsi al furto, allo stupro, all’omicidio. ” E’ essenziale la tendenza a nascondere i valori sessuali e questo soprattutto nella misura in cui costituiscono nella coscienza di una persona un – possibile oggetto di godimento -. Per questo, non osserviamo un tale fenomeno nei bambini, per i quali il campo dei valori sessuali non esiste, perché non ancora accessibile. A mano a mano che essi ne prendono coscienza, cominciano a provare il pudore sessuale; in quel momento, esso non è per loro un qualche cosa di imposto dall’esterno, bensì un’esigenza interiore della loro personalità nascente” (Karol Wojtyla, Amore e responsabilità, morale sessuale e vita interpersonale, trad. italiana, Marietti, Torino 1978, p.163).

” Esiste anche una vergogna dell’amore fisico e, a ragione, si parla a proposito di essa dell’intimità. L’uomo e la donna al momento dell’atto carnale fuggono gli sguardi degli altri, e ogni persona moralmente sana troverebbe indecente non farlo.. (…) L’amore è un’unione delle persone che comporta la loro vicinanza fisica nei rapporti sessuali. Quest’atto sessuale può essere essenzialmente legato all’amore. Trova allora in esso la propria ragione e giustificazione oggettiva (…). Ma quelle due persone sono le sole ad aver coscienza di questa ragione e di questa giustificazione; solo per loro il loro amore è una questione di – interiorità – di anime e non soltanto di corpi. Per ogni uomo che si mantenga all’esterno dell’atto, esistono solo le manifestazioni esteriori di questo, mentre l’unione delle persone, essenza oggettiva dell’amore, rimane per lui inaccessibile ” (Ibidem, p.167 ).

Bruto Maria Bruti

Rapporti prematrimoniali e convivenze favoriscono la precarieta’

Appunti di sessuologia naturale e cristiana

“”(..) L’uomo con la luce della ragione sa riconoscere la sua strada, ma la può percorrere in maniera spedita, senza ostacoli e fino alla fine, se con animo retto inserisce la sua ricerca nell’orizzonte della fede.

La ragione e la fede, pertanto, non possono essere separate senza che venga meno per l’uomo la possibilità di conoscere in modo adeguato se stesso, il mondo e Dio.””

( Giovanni Paolo II, Fides et ratio, lettera enciclica circa i rapporti tra fede e ragione, 14 settembre 1998, n.16 )

IL PROBLEMA DEI RAPPORTI PREMATRIMONIALI
( indice degli argomenti )

1) Nell’essere umano il sesso ha bisogno di essere messo al servizio di un amore autentico.

Deve essere il segno e lo strumento di un’unione totale e definitiva fra due persone..

Amore deriva dal greco ama che significa insieme. Gli esseri umani, uomo e donna, hanno bisogno di poter essere insieme per quanto riguarda tutti gli aspetti della loro
personalità: insieme nella vita, insieme nelle idee, insieme nel sesso.

Quando il sesso viene separato dall’amore, gli esseri umani, dopo una breve sensazione di piacere, si sentono insoddisfatti e delusi

2) Il corpo è il segno dello spirito.
Non si può donare il corpo senza donare se stessi

3) I fidanzati che attuano i rapporti pre-matrimoniali parlano un
linguaggio falso: si donano il corpo senza che ancora abbiano donato totalmente e definitivamente se stessi: ” Il loro gesto pronuncia un linguaggio che non trova riscontro nella realtà della loro vita” ( D.
Tettamanzi ).

4) I fidanzati che praticano i rapporti pre-matrimoniali sono divisi
interiormente. In pratica si dicono:
” Io ti do il corpo, ma non ancora tutto me stesso ( infatti, non essendo ancora sposato, posso sempre tornare indietro).
Io ora ti dono il corpo, forse un giorno ti darò irrevocabilmente me stesso”.

5) I rapporti pre-matrimoniali creano l’atmosfera di una falsa intimità che impedisce di conoscersi bene, di verificare se l’amore tiene anche nelle difficoltà e nella noia della vita quotidiana.
L’attrazione fisica è una “droga” potente che può dare per molto tempo l’illusione di un’unione delle persone, nascondendo le differenze delle idee, dei progetti e dei caratteri.Ogni innamorato dovrebbe chiedere all’altro: il matrimonio non è soltanto dormire insieme, mi ami abbastanza da aspettare?

Due persone si amano veramente se stanno bene insieme senza bisogno di fare sesso. Si vogliono veramente bene se, per amore, riescono a superare il bisogno di fare sesso.

Nota:

Studi sociologici sui separati – sono state intervistate più di 2500 persone – dimostrano che alla base della scelta del partner c’era stata soprattutto l’attrazione fisica, l’aspetto fisico: solo in qualche caso la scelta era stata determinata dal bisogno di voler aiutare e salvare l’ altro.

Dicono gli studi che, inizialmente, l’attrazione fisica fa provare un piacere intenso e questo piacere porta ad attribuire alla persona delle caratteristiche positive – processo di idealizzazione del partner -, questo processo di idealizzazione, con l’entusiasmo che comporta, fa minimizzare le differenze esistenti, facendo credere e sperare che le divergenze – riguardanti il carattere, gli interessi, la concezione di vita – siano facilmente superabili dato il clima psicologico esaltante creato dall’ attrazione stessa.

Quando si instaura una piena comunione di vita, la spinta iniziale, cioè la forza propulsiva determinata dal fascino dell’aspetto, diminuisce mentre le divergenze diventano più evidenti e non sono più sopportabili.

La ricerca ha riscontrato che, tra le persone ancora sposate, a differenza dei separati, c’era stata alla base una scelta motivata più da caratteristiche di personalità, da interessi comuni che da attrazione fisica (cfr Donata Francescato , Quando l’amore finisce, Il Mulino, Bologna 1992, pp.28-38 ).

Convivenze e matrimoni per esperimento
( indice degli argomenti )

1) Le convivenze e i cosiddetti matrimoni per esperimento

rafforzano la tendenza a separare la sessualità e i sentimenti dall’amore per la ” totalità ” della persona, amore che comporta sempre impegno, sacrificio, fatica, capacità di perdonare, di autocriticarsi, capacità di ricominciare.

In queste unioni non c’è un impegno definitivo e totale verso l’altra persona, la ricerca del benessere fisico e/o affettivo finisce per avere un ruolo dominante: il rapporto di coppia viene trasformato in un rapporto di tipo utilitario secondo il quale si rimane insieme solo fino a quando si è in grado di ricavare dalla relazione un utile.

Il rapporto di tipo utilitario è destinato a mantenere e ad alimentare il narcisismo dei partners ed i loro disordini affettivi ed intellettivi impedendo la crescita dell’amore autentico verso la persona: in questo senso la cultura dell’amore libero, che si concretizza nelle avventure sessuali, nell’adulterio, nel divorzio o nella convivenza, contribuisce a determinare un habitat psico – ecologico disordinato ed instabile che non fa crescere l’amore autentico verso l’altra persona, l’amore che cerca prima di tutto il vero bene dell’altro, ma favorisce l’egoismo, il narcisismo e la ricerca predominante o esclusiva del proprio benessere.

Le esperienze dell’amore libero creano un ambiente instabile un ambiente in cui si rimane insieme solo fino a quando si è in grado di ricavare dalla relazione un utile, un ambiente in cui il valore del piacere viene considerato superiore al valore della persona.

2) Solo l’amore vero supera gli ostacoli più gravi, chi cerca nella convivenza o nel matrimonio per esperimento una garanzia sul funzionamento futuro della relazione, ottiene l’opposto di quanto si è prefissato.

3) Infatti, spiega Robert J. Sternberg, docente di Psicologia presso l’
università di Yale, che, una volta che questi soggetti si sposano, il loro atteggiamento non cambia, pretendono dalla relazione un continuo entusiasmo affettivo, una completa assenza di problemi, continuano a non accettare le difficoltà, evitano ogni sacrificio e continuano a mettere alla prova i loro
compagni: coloro che hanno convissuto vanno più facilmente in crisi degli altri perché sono maggiormente suscettibili ad una condizione psicologica chiamata – reazione di difesa – di fronte ai problemi che inevitabilmente nascono in ogni matrimonio e che questi soggetti considerano come una vera e propria – trappola – ( cfr Robert J. Sternberg e Catherine Whitney, L’
intelligenza del cuore, Sperling e Kupfer, Milano 1996, trad. italiana,
p.10 ).

4) Significativa, a tale proposito, è la ricerca svolta negli Stati Uniti dalla Wisconsin University. Da tale ricerca è emerso che i giovani i quali si sposano dopo un lungo periodo di convivenza sono più soggetti alla separazione rispetto alle coppie che si sposano senza aver convissuto. Entro dieci anni dal matrimonio, il 38% di coloro che hanno vissuto insieme prima del matrimonio si sono separati, contro il 27 % di coloro che si sono sposati senza coabitare. Dunque, all’interno della cultura dell’amore libero, costituita dalla diffusa pratica dei rapporti pre-matrimoniali e dalla mentalità divorzista, la convivenza aumenta dell’11% le possibilità, già elevatissime, del divorzio, rafforzando sensibilmente il narcisismo e l’
irresponsabilità dei partners ( cfr Nereo Condini, Convivere per divorziare, Avvenire, 5 ottobre 1989, p.12 ).

5) “- E’ stato ampiamente dimostrato che coloro che vivono insieme prima del matrimonio corrono rischi considerevolmente più elevati di divorziare dopo. Risulta piuttosto evidente che l’esperienza della coabitazione in sé genera nelle persone convinzioni e attitudini che portano più facilmente al divorzio. A cominciare dalla persuasione che le relazioni siano esperienze temporanee, e che quindi siano destinate a terminare. Ciò diminuisce notevolmente la determinazione e la capacità di battersi perché continuino.- ”

( Claudio Risé, Il Padre L’assente inaccettabile, p. 92, edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo ( Milano ) 2003; Cfr Alfred De Maris and K. Vaninadha Rao, Premarital Cohabitation and Marital Instability in the United States: A Reassessment, in Journal of Marriage and the Family 54 ( 1992 ), pp 178-190; Cfr Pamela J.
Smock, Cohabitation in the United States, in Annual Review of Sociology 26 ( 2000 ) ).

Nota sulla castità:

Per castità si intende soltanto il retto uso della sessualità: ciò che può essere usato correttamente può anche non essere usato se le circostanze non lo consentono: questo non uso, a volte anche doveroso, si chiama “continenza “.. Questa capacità di gestire l’istinto sessuale è, nell’essere umano, del tutto analoga alla gestione dell’istinto di aggressività. La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia della libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la libertà e la pace, oppure si lascia asservire da esse. La dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso o per mera coazione esterna. Il dominio di sé è un opera di lungo respiro, non è mai aquisito una volta per tutte, suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita. La castità conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e dagli errori di percorso.

( Bruto Maria Bruti )

I sacramentali come forma di preghiera (Bruto Maria Bruti)

I sacramentali sono forme di preghiera che imitano i sacramenti perché si concretizzano in un segno o si incarnano in un oggetto o usano la materia utilizzata nei sacramenti ( acqua benedetta, olio benedetto ) chiedendo le grazie del sacramento che imitano.

I doni della creazione e della salvezza sono – benedizioni – di Dio: la parola di Dio , il Verbo, ha creato il – bene – ( bene dicere ) e il – bene – di ogni cosa consiste nell’essere secondo la propria natura e nel raggiungere il proprio fine naturale.

Quando persone o cose vengono benedette significa che su di esse viene invocato l’intervento di Dio affinché aiuti a valorizzare pienamente secondo il suo disegno le cose, gli ambienti, le esperienze proteggendoli dal male e indirizzandoli al loro giusto fine  ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.1078, 1671, CEI,  La verità vi farà liberi, op.cit.  n. 661 ).

Nostro Signore Gesù Cristo pronuncia una benedizione prima di moltiplicare i pani  ( Mt 14,19 ), prima di distribuire il pane divenuto il suo corpo ( Mt 26,26 ), prima di spezzare il pane ad Emmaus ( Lc 24,30). Il suo ultimo atto è la benedizione che lascia alla sua Chiesa ( Lc 24,51 ).

La benedizione è una preghiera la quale chiede a Dio che le sue – benedizioni – rimangano tali e cioè che i doni della creazione vengano protetti dal male e valorizzati pienamente secondo il suo progetto .

La benedizione è una preghiera e non un atto magico. Nell’atto magico si attribuisce alle parole e al rituale una forza che ottiene un risultato concreto. Nel caso della preghiera di benedizione il risultato dipende da Dio e dalla disposizione di fede e, come in ogni preghiera, Dio interviene ma non sempre secondo la nostra volontà e nella maniera che egli sa essere più utile per la nostra salvezza.

Ogni preghiera di benedizione viene accompagnata dal segno della croce che è il simbolo della professione di fede nel Dio uno e trino e nella redenzione ed è un segno di affidamento a Cristo.

I genitori benedicono i figli e colui che fa il segno della croce benedice se stesso ( cfr F. Krenzer, op. cit., pag 293 ).

Alcune benedizioni sono riservate ai ministri ( acqua benedetta, olio benedetto ). Gli oggetti benedetti, come le catenine che si portano al collo, non sono dei talismani che hanno una virtù propria. Gli oggetti benedetti sono preghiere incarnate in un oggetto e, come in ogni preghiera, ciò che conta è la disposizione di fede: anche solo baciando o toccando con fede l’oggetto benedetto si partecipa alla preghiera che, a nome della Chiesa,  è stata fatta su di esso, si ripete, dunque, un atto di affidamento a Dio. La potenza dei sacramentali deriva dalla libera volontà di Dio e dalla fede di chi li usa: chi usa i sacramentali deve partecipare con fede alla preghiera della Chiesa.

L’acqua benedetta e l’olio benedetto, ad esempio, sono preghiere della Chiesa  incarnate in un oggetto ( l’acqua o l’olio ) che chiedono le grazie del sacramento che imitano. Lo scopo dei sacramentali è quello di preparare gli uomini a ricevere il frutto dei sacramenti e di santificare le varie circostanze della vita accompagnandole con la preghiera della Chiesa

( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.1677 ).

Tra i sacramentali rientra l’esorcismo pubblico che è una particolare preghiera di liberazione, fatta da un ministro della Chiesa a nome della Chiesa, che usa formule e segni stabiliti dalla Chiesa per liberare dal maligno coloro che ne sono posseduti.  Nell’esorcismo pubblico, riservato al ministro incaricato dal Vescovo, vengono usate parole di forma imperativa nei confronti del demonio, cioè l’esorcista ordina direttamente al demonio, a nome della Chiesa e con l’autorità di Cristo, di lasciare la persona posseduta. Esistono anche forme di esorcismo privato ( come l’esorcismo di Leone XIII ) consigliate a tutti i cristiani  ma  con il divieto di usare tale esorcismo privato  in forma di esorcismo pubblico e cioè su altre persone o insieme ad altre persone senza la presenza del sacerdote autorizzato. ( cfr  Sacra Congregazione per la dottrina della fede , lettera agli ordinari del 29 settembre 1985, Enchiridion Vaticanum, IX, 1615, 1617 ): bisogna ricordare che, tra le forme più potenti di esorcismo, va annoverata, in primo luogo, la partecipazione alla Santa Messa e, poi, il Santo Rosario.

Sia gli esorcisti che i posseduti non devono, come in ogni situazione di sofferenza, pretendere di conseguire risultati ad ogni costo ma accettare umilmente e fiduciosamente ciò che Dio, nella sua provvidenza, permette o dispone

( cfr  CEI, La verità vi farà liberi, op. cit.  n.385, 386,387 ).

Bisogna ribadire e sottolineare che i sacramentali sono utili ma sono e restano delle forme di preghiera che servono per cercare la comunione con Dio, per santificare ogni circostanza della vita e per preparare gli uomini a ricevere il frutto dei sacramenti.

I sacramenti, invece, sono segni sensibili ed efficaci della grazia divina ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.1131 ), forze che escono dal corpo di Cristo, sempre vivo e vivificante ( cfr ivi, 1116 ), che agiscono per il fatto stesso che l’azione viene compiuta.

Tuttavia i frutti elargiti dai sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di fede di chi li riceve e dal suo libero arbitrio ( cfr ivi 1128, cfr Pio X, op. cit. n.533 ): indispensabile, per ricevere un dono e farlo fruttificare, è la volontà almeno implicita di accoglierlo e di utilizzarlo ( cfr Giacomo Biffi, Io credo, breve esposizione della dottrina cattolica, Jaca Book, Milano 1989, n.2106, p.  90 ).

I sacramenti, dunque, sono forze vive che escono dal corpo di Cristo, essi sono superiori all’esorcismo: l’esorcismo è solo un sacramentale e i sacramentali servono per preparare gli uomini a ricevere il frutto dei sacramenti.

Come deve fare il cristiano per difendersi dal male che proviene dalle forze preternaturali e quando si deve ricorrere all’esorcismo? Di fronte al male che proviene dal mondo degli spiriti la terapia non può essere che spirituale.

La migliore terapia, insegna la Chiesa, è la prevenzione la quale consiste nel vivere in stato di grazia: la preghiera ed i sacramenti danno ogni aiuto per combattere contro il male che proviene dagli angeli decaduti.

Ordinariamente, l’influsso nefasto del demonio viene esercitato attraverso le tentazioni mediante le quali il diavolo cerca di ingannare gli uomini facendo loro credere che la felicità si trovi nel denaro, nel potere, nei piaceri momentanei e disordinati della carne.

Inganna gli uomini cercando di persuaderli che non hanno bisogno di Dio e che sono autosufficienti, senza bisogno della grazia e della salvezza. Inganna gli uomini diminuendo e, anzi, facendo scomparire il senso del peccato, sostituendo alle legge di Dio come criterio di moralità, le abitudini o le convenzioni della maggioranza. Attraverso questa continua opera di confusione, cerca di convincere gli uomini che la libertà consiste nel fare quello che si vuole.

In qualche caso l’azione straordinaria degli angeli decaduti può giungere, con il permesso di Dio e dei suoi misteriosi disegni di giustizia e di amore – solo Dio, infatti, può ricavare il bene dal male – ad attuare varie forme di violenza fisica e psichica: la vita di molti santi ha presentato queste modalità straordinarie di violenza demoniaca.

In questi casi, quando l’individuo si è allontanato dalla grazia di Dio o è impossibilitato a pregare e a ricevere i sacramenti, tutti i segni sacri istituiti dalla Chiesa   – il segno della croce, le benedizioni, gli oggetti benedetti, l’acqua benedetta, l’olio benedetto, le reliquie dei santi, le immagini sacre, lo stesso suono delle campane benedette,  la Sacra Scrittura,  gli esorcismi -, il cui scopo è quello di preparare gli uomini a ricevere il frutto dei sacramenti e di santificare le varie circostanze della vita ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1677 ), servono per smascherare l’eventuale azione demoniaca e per dare all’individuo la possibilità di utilizzare la sua libertà in modo da poter  ricevere l’aiuto della grazia sacramentale ( cfr  Presentato dal Card. Medina Estévez il nuovo rito degli esorcismi del – Rituale Romanum -, Un’espressione importante della lotta contro il maligno, L’Osservatore Romano, Edizione settimanale n.6      ( 2952 ), 12 febbraio 1999 p.7 ).

Giova ripetere che i sacramentali non vanno confusi con i talismani: vanno considerati come preghiere della Chiesa che si concretizzano in un segno, si  – incarnano – in un oggetto ( oggetti benedetti )  o usano la materia utilizzata nei sacramenti ( acqua benedetta, olio benedetto ) per chiedere, insieme alla preghiera di tutta la Chiesa, le grazie del sacramento che imitano.

Anche il tenere in onore le reliquie dei santi e le loro immagini rappresenta una forma di preghiera a Dio attraverso la richiesta di intercessione dei Santi: il cristiano non dimentica che il corpo di colui che nella vita terrena fu unito a Dio è stato tempio vivo dello Spirito Santo ( cfr 2 Re 13,20 – 21 2 Re 4, 32 – 37  ; At 19,11-12; Lc 8,44 – 47  ).

Negli atti magici si attribuisce alle parole, al rituale o ai talismani una forza propria che ottiene un risultato concreto. I sacramentali, invece, sono solo forme di preghiera ed il risultato dipende da Dio e dalla disposizione di fede: come in ogni preghiera, Dio interviene ma non sempre secondo la nostra volontà e nella maniera che Egli sa essere più utile per la nostra salvezza. Anche se i sacramentali non sono sacramenti, tuttavia, in quanto segni sacri essi non possono non disturbare l’azione degli Angeli decaduti.

Quando l’individuo, pur ricevendo i sacramenti, resta disturbato, bisogna supporre, oltre all’azione degli angeli decaduti, che Dio può permettere in vista di un suo misterioso piano provvidenziale, anche i disturbi della sfera psichica.

Non bisogna confondere la parte materiale della psiche con l’anima. La parte materiale della psiche è una sorta di archivio pieno di memorie da cui partono emozioni che non dipendono dalla nostra volontà. La Chiesa cattolica insegna che disagi e malattie di ordine psichico possono essere affrontati e curati con la psicoterapia.

La psicoterapia è per la psiche ciò che la fisioterapia è per l’apparato locomotore: un uomo che è rimasto privo, per esempio, dell’uso della gambe, ha bisogno della grazia di Dio, che è una forza che illumina e incoraggia, che dà la motivazione per sopportare e dà la forza per guarire, ma ha bisogno anche delle cure e delle fisioterapie adatte per il corpo: lo stesso vale per la psiche.

La psicoterapia, purché sia rispettosa della legge di Dio, ( ed è consigliabile farsi curare da uno psicologo cattolico )- è essenzialmente un processo di crescita, cioè un cammino di liberazione da problemi infantili, o comunque passati, e di promozione dell’individuo alle capacità di assumere identità, ruolo, responsabilità- ( Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari, Carta degli operatori sanitari, Città el Vaticano 1994, p.77 ).

  Lo psichiatra cattolico Ermanno Pavesi, professore di antropologia psicologica alla Gustav-Siewerth Akademie in Germania,  ricorda  che la teologia cattolica, con il suo discernimento degli spiriti, ha cercato di analizzare origine e natura di certi contenuti psichici che spingono l’uomo ad agire. San Bernardo elenca sei differenti – spiriti    –  intendendo per spiriti le entità intrapsichiche – che premono sul comportamento umano: lo spirito divino, angelico, diabolico, umano, del mondo e della carne ( intendendo per carne il vasto mondo del subconscio: dalle ghiandole alla parte vegetale e animale della psiche da cui originano sensazioni e fantasie che sfuggono al controllo diretto della volontà e della coscienza, da cui originano immagini che abitano in noi senza che noi ne serbiamo un ricordo cosciente, da cui originano attrazioni, repulsioni, aggressività e affettività che ci influenzano e che non dipendono dalla nostra volontà).

Tra tutte le possibili influenze – naturali, preternaturali e sovrannaturali – è difficile riconoscere il vero movente del comportamento umano o l’origine di certe fantasie e il vero pericolo, dice Pavesi, consiste nel semplificare il problema riducendo tutto a una sola causa. Se gli psicologi materialisti interpretano tutti i fenomeni in modo esclusivamente psicologico, vi è anche il rischio di interpretare in chiave demonologica comportamenti che hanno come movente lo – spirito – umano o lo – spirito – della carne ( cfr  Ermanno Pavesi, Magnetismo animale, ipnotismo, psicologia del profondo, in Lo spiritismo, a cura di Massimo Introvigne, editrice Elle di Ci, p.116, nota n.10, Torino 1989).

Fra preghiera e lavoro, tra grazia e Provvidenza (Bruto Maria Bruti)

La preghiera è la prima opera buona che rende possibili tutte le buone opere: la preghiera deve precedere, accompagnare e concludere ogni opera dell’uomo in modo che l’opera stessa diventi preghiera.

San Giovanni Damasceno definisce la preghiera come ” (…) elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti “ ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2559 ).

L’uomo è un essere che cerca Dio. Anche dopo aver offuscato la somiglianza con il Creatore a causa del peccato, l’uomo conserva il desiderio di colui che lo chiama all’essere (cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2566).

Qualunque sia il linguaggio della preghiera, è il cuore che prega: il cuore è il centro nascosto dove sto, dove abito, è il luogo della verità dove parlo con me stesso e dove decido. ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n. 2562, 2563 ).

La preghiera è una relazione di alleanza tra Dio e l’uomo, è azione di Dio e dell’uomo ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2564 ).

Dio chiama instancabilmente ogni persona all’incontro misterioso con Lui:  la preghiera è la ricerca della comunione con Dio. e contemporaneamente è azione di Dio ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2565).

Nella preghiera è lecito domandare anche beni temporali ma sempre con la condizione che siano conformi alla volontà di Dio e non siano di ostacolo alla nostra  salvezza eterna ( cfr San Pio X, Catechismo Maggiore n.264).

Dio esaudisce sempre le preghiere ben fatte – cioè fatte con raccoglimento, umiltà, fiducia, perseveranza, rassegnazione e con animo disposto al pentimento e alla riconciliazione – ma nella maniera che egli sa essere più utile per la nostra eterna salvezza e non sempre secondo le nostre volontà  ( cfr San Pio X, Catechismo Maggiore, n.275, 266, 267 ).

Sebbene Dio sappia ciò di cui abbiamo bisogno egli vuole che lo cerchiamo con la preghiera ( cfr San Pio X Catechismo maggiore n.265 ).

Scrive Giovanni Paolo II che  ” l’uomo raggiunge la pienezza della preghiera non quando vi esprime maggiormente se stesso, ma quando lascia che in essa si faccia più pienamente presente lo stesso Dio ” (Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza, Mondadori editore, Milano 1994, pag 17).

Dio è il fine della nostra vita e la nostra eterna felicità e pertanto alla base della preghiera c’è l’adorazione. L’etimologia della parola fa riferimento al gesto di portare la mano alla bocca per tacere e ascoltare e al gesto di prostrarsi fino a terra: adorazione significa silenzio e ascolto attento e obbediente ( cfr  Cei, catechismo degli adulti, La verità vi farà liberi, libreria editrice vaticana, Roma 1995,  n.975 ).

Il catechismo della Chiesa Cattolica spiega che le principali concezioni erronee sulla preghiera sono quattro:

  1. pensare che la preghiera sia uno sforzo di concentrazione o una tecnica
  2. pensare che non ci sia tempo per pregare
  3. pensare che la preghiera sia inutile
  4. pensare che la preghiera sia una fuga dalla vita

(cfr Catechismo della Chiesa cattolica n. 2726, 2727 ).

Cominciamo dal primo punto. La Sacra Congregazione per la dottrina della fede, nella sua lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della Meditazione cristiana ( cfr Osservatore Romano, ed. settimanale n.51, 21 dicembre 1989, – documento – ) spiega che la Chiesa, fin dai primi secoli, ha combattuto contro metodi sbagliati di pregare.

Due furono le deviazioni fondamentali: lo pseudo-gnosticismo che pretende dalla preghiera di ottenere una conoscenza superiore e il messalianismo che pretende di ottenere dalla preghiera la sensazione della presenza di Dio nell’anima.

Attualmente i metodi orientali cercano con la preghiera il vuoto mentale e l’annullamento dell’individuo in Dio. Ma la via cristiana dell’unione con Dio non è quella dell’annullamento.

L’uomo ha per volontà di Dio una sua individualità che tale rimane in eterno. Pertanto non è mai possibile un assorbimento dell’io umano nell’io divino, neppure nei più alti stati di grazia.

Cristo ci dona se stesso e ci rende partecipi della sua natura senza sopprimere la nostra natura creata, senza annullare il nostro io personale nel mare dell’assoluto. L’unione perfetta dell’amante e dell’amato non annulla le identità di entrambi.

S. Agostino, che è un maestro insigne di preghiera, dice che l’uomo deve abbandonare il mondo per entrare in se stesso, ma poi deve procedere oltre se stesso per affidarsi a Dio che è in noi ma ci trascende nel suo mistero.

Certe tecniche psico-fisiche possono produrre sensazioni di quiete, di pace, di gioia, di calore, ma queste sensazioni non hanno nulla a che vedere  con lo Spirito santo né con la preghiera: uno dei principali segni dell’autenticità della esperienza mistica consiste nel fatto che chi riceve un dono straordinario dello Spirito non lo cerca in nessun modo.

Alcuni esercizi psico-corporei possono favorire la preghiera ma possono anche diventare un idolo, un impedimento a quello spirito d’infanzia richiesto dal Vangelo per raggiungere Dio.

La preghiera cristiana autentica non si fonda su alcuna tecnica ma è sempre e soltanto dono di Dio ( cfr  ivi n.8-28  ).

Il vertice della preghiera è affidare se stesso nelle mani di Dio per riposarsi in Dio. Il gesto simbolico medioevale delle mani giunte per pregare è il gesto dell’affidamento del vassallo nelle mani del feudatario, il quale stringe e abbraccia con le proprie mani le mani giunte di chi si affida alla sua protezione.

Il Rosario, che è una pratica di preghiera nata nel medioevo e diffusa dai padri domenicani, ha le caratteristiche della preghiera completa che favorisce e la meditazione e l’affidamento.

Infatti il silenzio  assoluto può distrarre più di un rumore e lo sforzo di concentrazione impedisce l’abbandono: il rosario riesce ad evitare entrambi questi problemi.

Con il rosario i pensieri e le parole scorrono come guidati all’interno di un fiume  e noi riusciamo ad abbandonarci  e ad essere come sospinti, cullati e sostenuti da una misteriosa corrente  fatta di preghiere e misteri che diventa l’azione stessa di Dio.

I denigratori del rosario affermano che esso ricorda preghiere pagane nelle quali viene impiegata una funicella di nodi. Ma l’essere umano è per natura un essere religioso e le analoghe manifestazioni della ricerca di Dio presso i popoli più diversi e le più diverse religioni sono, invece, dimostrazione dell’esistenza di un identico e universale bisogno che si esprime attraverso fenomeni simili: l’esperienza religiosa trova naturalmente quelle che sono le modalità più indicate per favorire l’abbandono e l’intimità.

” Che esistano forme analoghe anche presso popoli primitivi è un argomento piuttosto a favore che contrario, perché denota che il modo di sentire, in ultima analisi, è uguale presso tutti gli uomini” (  F Krenzer, Compendio della fede cattolica, ed. Massimo, Milano 1976, pag 273).

Nel Rosario c’è la meditazione della vita di Cristo e le parole sempre uguali che si ripetono continuamente, affinché non sia necessario badare eccessivamente ad esse “(…) diventano, per così dire, il letto di un fiume, nel quale i pensieri si possono più facilmente raccogliere. Il silenzio assoluto, a volte, può distrarre più di un rumore lento ed uniforme. Vi sono persone che riescono a concentrarsi meglio camminando.

Naturalmente questi non badano ai singoli passi, come colui che recita il rosario non bada alle singole parole.(…) Se ci si lasciasse avvolgere completamente dal silenzio e soltanto lo spirito si sprofondasse nella meditazione, si potrebbe facilmente entrare nel mondo dei sogni. Le parole sante della preghiera sono come sponde verso le quali vanno continuamente a sbattere i nostri fugaci pensieri, per poi ritornare nuovamente al centro a ricostituire il loro flusso. A questo serve anche la corona; il conteggio delle Ave Maria avviene meccanicamente, senza badarvi. in tal modo si rimane liberi per l’essenziale. I grani grossi ci avvertono che un mistero è trascorso. Il rosario attacca, per così dire, i nostri pensieri alla – corda – o al – guinzaglio -. Se la nostra concentrazione si disperde, allora il duro grano nella mano serve da richiamo e noi ritorniamo di nuovo alla preghiera” (  F. Krenzer, ibidem, pag 272-273 ).

La seconda concezione erronea sulla preghiera è quella di credere che non ci sia tempo di pregare o di pensare che la preghiera richieda sempre un tempo ideale e speciale che difficilmente può essere trovato. La preghiera è la ricerca della unione con Dio e poiché il cristiano deve sempre cercare l’unione con Dio, egli deve sempre cercare di pregare.

Questo significa che è indispensabile trasformare in preghiera ogni aspetto della vita ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2743 ).

La vita di preghiera è la continua ricerca della presenza e della comunione con Dio in tutto ciò che facciamo: pensieri, parole, opere, gesti, ringraziamenti

( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.2565, 2660).

La preghiera è continua se in ogni cosa cerchiamo di fare la volontà di Dio: ” pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie a Dio ( 1 Tes 5,17-18 ) .

” L’unione con Dio non comprende solo gli esercizi di preghiera in senso proprio, ma anche il lavoro, lo studio, i rapporti familiari e sociali, il divertimento e la sofferenza, la vita e la morte. Occorre però evitare la dispersione e orientare tutto al Signore(…). Dio è in ogni persona, in ogni cosa, in ogni evento lieto o triste, ordinario e straordinario.

Tutto è voluto o almeno permesso da lui. Tutto viene offerto a noi come un dono e una possibilità di bene. Se sappiamo riconoscere la sua presenza e accogliere la sua volontà, se facciamo ogni cosa nel modo migliore, con prontezza e pace interiore, la nostra vita diventa un dialogo permanente, una preghiera continua ” ( CEI, La verità vi farà liberi, op.cit. n. 988, 989 ).

Ogni cosa fatta per amore di Dio è preghiera ed è anche possibile in ogni momento ravvivare l’attenzione al Signore, anche per un istante, con la pratica delle giaculatorie, forme brevi e semplici da ripetere frequentemente: come, Dio aiutami, Ave Maria, sia fatta la tua volontà ecc.

Nostro Signore ha voluto stabilire delle analogie fra i doni dello spirito e quelli del corpo. Egli ha voluto che il battesimo, il quale dona all ‘anima la vita spirituale

( con i doni della fede, della speranza e della carità ) fosse simile alla vita che viene donata al corpo.

Ha voluto che la comunione fosse per l’anima  un nutrimento spirituale analogo a quello che il nutrimento è per il corpo, ha voluto che esistesse un’analogia fra la capacità di difendere la fede, tipica della cresima, e la forza fisica che è necessaria per difendere il corpo.

Ha voluto che la confessione fosse una medicina spirituale necessaria per guarire i mali dell’anima come la medicina naturale è necessaria per guarire i mali del corpo.

Infine ha voluto che la preghiera fosse necessaria all’anima come il respiro al corpo                          ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n. 2697, 2742 ).

Scrive san Francesco di Sales: ” con l’adorazione noi parliamo a Dio e Dio reciprocamente parla a noi; aspiriamo a Lui e in lui respiriamo e vicendevolmente egli ispira noi e respira in noi”             ( cfr  Antonio Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, ed. Paoline, Torino 1987, pag 765 ).

Come la respirazione deve essere continua, così deve essere incessante la preghiera. Anche se non sempre abbiamo tempo per eseguire esercizi di respirazione, tuttavia dobbiamo respirare sempre. Allo stesso modo, anche se non sempre abbiamo tempo da dedicare alla preghiera pura, liberi da ogni attività, tuttavia dobbiamo continuare a pregare trasformando la vita in preghiera. “ — Non ci è stato comandato di lavorare, di vegliare e di digiunare continuamente, mentre la preghiera incessante è una legge per noi “ ( Catechismo della Chiesa Cattolica n.2742 ) –

-Pregare è sempre possibile: il tempo del cristiano è quello di Cristo risorto, che è con noi “tutti giorni ” ( Mt 28,20), quali che siano le tempeste. Il nostro tempo è nelle mani di Dio:

E’ possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. E‘ possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate – ( Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2743 ).

Scrive Madre Teresa di Calcutta:- se stai cercando Dio e non sai da che parte cominciare, impara a pregare e assumiti l’impegno di farlo ogni giorno. Puoi pregare in qualsiasi momento, ovunque.  Non è necessario trovarsi in una cappella o in Chiesa. Puoi pregare al lavoro: il lavoro non deve necessariamente fermare la preghiera né la preghiera deve fermare il lavoro –                   (  Madre Teresa, con Lucinda Vardey, Il Cammino semplice, trad. italiana, p.6, Mondadori, Milano 1995 )

– Senza preghiera non riuscirei a lavorare nemmeno per mezz’ora. Mediante la preghiera ricavo la mia forza da Dio- ( ivi, p.6 )

Le altre due obiezioni erronee sono quelle sulla inutilità della preghiera e sul fatto che la preghiera sarebbe una fuga dalla vita.

Se la preghiera è la ricerca della presenza e della comunione con Dio, l’assenza della preghiera è l’assenza di Dio ma l’assenza di Dio è propriamente l’inferno con tutto ciò che ne deriva. Lungo tutta la storia umana voler escludere Dio da tutta la vita o da qualche ambito della vita è l’origine di ogni male.

L’esclusione di Dio produce la morte dell’uomo e provoca la divisione tra i fratelli. La Bibbia mostra che viene alterata la relazione fra l’uomo e la donna e poi la relazione tra i fratelli: Caino uccide Abele.

L’esclusione di Dio dalla società, nell’episodio di Babele, provoca la distruzione della società stessa:” la creatura senza il Creatore svanisce”, dice il Concilio Vaticano II  ( Gaudium et spes n.36 ) e Cristo ammonisce: ” (…) senza di me non potete fare nulla ” ( Gv 15,5 ).

La preghiera è la ricerca della presenza e dell’unione con Dio perché l’uomo è un essere religioso,  per natura e per vocazione  ( cfr Catechismo della Chiesa cattolica n.44 ).

Religioso significa che è fatto per vivere in amicizia con Dio nel quale trova la propria felicità: poiché viene da Dio e va verso Dio, l’uomo non vive una vita pienamente umana se non vive il suo rapporto con Dio ( ivi n. 27, 44, 45 ).

L’uomo è religioso per natura nel senso che il suo istinto religioso lo porta a cercare Dio con tutte le sue facoltà naturali. L’uomo è religioso per vocazione perché Dio stesso va incontro all’uomo e lo chiama per farsi conoscere ed amare ( cfr ivi n.36, 27 , 28, 33, 35, 37, 38 ).

La vera preghiera, poi, non è mai una fuga dalla vita, da tutto ciò che, in senso lato, può essere chiamato come il – lavoro – dell’uomo. Ora et labora, prega e lavora: questo è il compito del cristiano indicato dal San Benedetto da Norcia. Con la parola lavoro viene indicato tutto ciò che l’uomo riesce a costruire con la forza delle sue mani e del suo intelletto: dall’economia alla cultura, dalla politica all’arte, dalla scienza alla tecnica.

Giovanni Paolo II insegna che – l’uomo è immagine di Dio, tra l’altro, per il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare, di dominare la terra. Nell’adempimento di tale mandato, l’uomo, ogni essere umano, riflette l’azione stessa del Creatore dell’universo.

Il lavoro inteso come un’attività “transitiva “, cioè tale che, prendendo l’inizio nel soggetto umano, è indirizzata verso un oggetto esterno, suppone uno specifico dominio dell’uomo sulla “terra “ e a sua volta conferma e sviluppa questo dominio. E’ chiaro che col termine “terra”, di cui parla il testo biblico, si deve intendere prima di tutto quel frammento dell’universo visibile, del quale l’uomo è abitante; per estensione, però, si può intendere tutto il mondo visibile, in quanto esso si trova nel raggio d’influsso dell’uomo e della sua ricerca di soddisfare alle proprie necessità. Le parole “soggiogate la terra “ hanno un’immensa portata. Esse indicano tutte le risorse che la terra ( e indirettamente il mondo visibile ) nasconde in sé e che, mediante l’attività cosciente dell’uomo, possono essere scoperte e da lui opportunamente usate –

( Giovanni Paolo II, Laborem exercens, lettera enciclica del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II suo lavoro umano, nel 90° anniversario dell’Enciclica Rerum Novarum, 14 settembre 1981, n.4 )

Dio non vuole che la preghiera sostituisca l’azione dell’uomo nel mondo visibile, il suo impegno e la sua responsabilità,  ma che preceda le opere, le accompagni e le concluda.

Dio non vuole sostituirsi all’azione dell’uomo nel mondo visibile ma vuole servirsi della cooperazione delle creature. Dio, infatti, alle sue creature non dona solo l’esistenza ma anche la dignità di agire e di collaborare al suo disegno ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.306, 307 ).

Una bellissima frase attribuita a S. Ignazio di Loyola e riportata dal Catechismo della Chiesa cattolica dice: ” Dobbiamo pregare come se tutto dipendesse da Dio, e agire come se tutto dipendesse da noi ” ( ivi n. 2834 ).

Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù volle, prima di intervenire, che ci fossero dei pani e dei pesci procurati dall’azione dell’uomo.

Dio aspetta che ci sia una persona come Abramo, che segue prontamente la sua parola affidandosi completamente a Lui, per iniziare il dialogo di salvezza con gli uomini.

Dio attende che ci sia una persona come Maria, che accetta con fede totale il suo progetto, per dare inizio all’incarnazione del Verbo.

Dio agisce in questo modo: non vuole fare alcuna cosa se l’uomo non inizia a fare tutto ciò che rientra nelle sue possibilità.

Quando Gesù sceglie gli apostoli, inizialmente li manda a predicare senza bisaccia, senza calzari, senza soldi: Egli vuole che vivano solo del vitto e dell’alloggio che verrà dato loro da coloro che, divinamente ispirati, li ospiteranno ( Mt 10,9 ) . Questo è solo un periodo temporaneo e speciale che Gesù concede agli apostoli, un periodo in cui Egli provvede direttamente a tutto ciò che serve loro affinché possano predicare senza alcuna preoccupazione, anche lecita, per le cose temporali, senza la preoccupazione di dover lavorare e neppure di dover comprare il necessario per mangiare: essi imparano, in questo modo ad affidarsi totalmente a Lui .

Che si tratti di una fase straordinaria lo si deduce, infatti, da altri passi del Vangelo dove  si rileva, invece, che conservare il denaro e operare per procurarsi altri beni è conforme alla perfezione insegnata da Cristo:  si legge, per esempio, che Gesù aveva la borsa dei denari, affidata a Giuda, in cui venivano riposte le offerte a Lui fatte e che – i discepoli andarono in città a comperare da mangiare –

Nell’imminenza della passione molte delle concessioni speciali che Gesù aveva fatto agli Apostoli vengono tolte:- ma ora chi ha un sacco lo prenda; così pure la bisaccia e chi non ha spada venda il mantello e ne compri una”- ( Lc 22,35 ).

Dopo questo periodo speciale, in cui Gesù era fisicamente presente ed educava e assisteva gli apostoli, così come un padre educa e assiste i figli quando sono piccoli, i discepoli dovranno occuparsi personalmente della loro vita, dovranno lavorare ( quando non troveranno comunità di laici disposti a mantenerli affinché possano dedicarsi totalmente a diffondere il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini  ) e dovranno anche difendersi se sarà necessario: a loro dovrà bastare la grazia, anche perché San Paolo insegna che la virtù si rafforza nella debolezza.

Dio non si sostituirà al loro lavoro e alle loro fatiche, ma li aiuterà spiritualmente nelle loro opere,  – moltiplicandone- i risultati solo quando lo riterrà opportuno

( cfr San Tommaso D’Aquino, Summa Teologica,, I –II, q.108, a.2; II-II, q.185, a.6, ad 2, q.188, a.7, ad 5 ).

Dio aiuta il cristiano che – prega e lavora – con un’azione che può essere definita  sussidiaria: Dio non è mai assente, non lascia fare come fosse un puro osservatore, nello stesso tempo Egli non fa direttamente sostituendosi al libero agire degli uomini, ma li aiuta a fare.

Questa azione sussidiaria  consiste in un sostegno spirituale – la grazia -, cioè in una forza che illumina la mente e incoraggia la volontà, facendoci amare la strada da percorrere, ma senza sostituirsi all’impegno che dobbiamo profondere.

Un secondo aspetto dell’azione di Dio consiste nella Provvidenza la cui esistenza ( diceva il filosofo tomista Cornelio Fabro ) è dimostrata dagli effetti non prevedibili e non misurabili che nascono dalle nostre – povere – opere.

Santa Giovanna D’Arco discerne con sorprendente lucidità la differenza fra l’azione temporale degli uomini e la Provvidenza di Dio:- “Agite, e Dio agirà”, ella dice ai soldati che la seguono. Senza dubbio in nessun’altra occasione ella si è meglio espressa su questo punto che in occasione del processo di Poitiers, sul quale non possediamo altre informazioni all’infuori dei ricordi del domenicano Seguin Seguin. Ma quel ricordo è rimasto vivo nella memoria del frate predicatore che, a distanza di vent’anni, si ricorda ancora quanto fu colpito dalla risposta di Giovanna. Un suo confratello teologo, incaricato di interrogarla, le disse: “ La voce ti ha detto che Dio vuole liberare il popolo di Francia dalle calamità in cui versa. Ma se Egli vuole davvero liberarlo, allora non è necessario disporre di uomini armati”. Al che Giovanna rispose: “ In nome di Dio, gli uomini in armi daranno battaglia, e Dio darà la vittoria”. Di questa risposta, conclude frate Seguin, il teologo “ si ritenne soddisfatto “-

( Régine Pernoud, La spiritualità di Giovanna D’Arco, trad. italiana, presentazione di Inos Biffi, pp.49-50, Jaca Book, Milano 1998 ).

Il paradiso cristiano (Bruto Maria Bruti)

Heaven1Il Paradiso e l’identità personale

Il cristiano crede che nel Paradiso definitivo ci sarà, per gli uomini e per le donne, la resurrezione del loro corpo, lo stesso corpo, la stessa identità, la stessa differenza sessuale, ma un corpo glorioso, senza imperfezioni, con tutte le capacità adeguate alla personalità di ognuno.

L’uomo ha per volontà di Dio una sua individualità che tale rimane in eterno. Pertanto non è mai possibile un assorbimento dell’io umano nell’io divino, neppure in Paradiso.

Tutti gli esseri umani, che hanno per volontà di Dio una loro individualità, hanno bisogno di sentirsi completi e appagati totalmente, tutti hanno bisogno di questa pienezza, tutti hanno bisogno di essere riempiti da Dio ma nessuno è un “recipiente” con le stesse capacità di un altro: il Paradiso è proprio quella condizione in cui ognuno avrà tutto ciò che basta per lui.
UNICUIQUE SUUM ( a ciascuno ciò che gli spetta), ma con la completa assenza dell’invidia, dell’orgoglio e con l’assoluta presenza dell’umiltà: l’umiltà è quella virtù che ci fa amare la superiorità infinita di Dio e la superiorità limitata di coloro che Dio ha posto al di sopra di noi

Il Paradiso è il Regno dell’Armonia.

Il Paradiso cristiano è il Regno dell’ARMONIA non dell’EGUALITARISMO.

L’armonia e’ l’unita’ nella diversita’ che nasce dall’analogia dell’essere.
Per analogia si deve intendere la stessa – perfezione – presente in modo diverso in piu’ realta’. Gli angeli, per esempio, presentano una maggiore analogia con Dio e alcuni angeli piu’ degli altri. Tanto tra gli angeli quanto tra gli uomini, Dio ha stabilito la disuguaglianza armonica delle creature e la loro disposizione gerarchica.

In Paradiso esistono tre gerarchie angeliche, in ogni gerarchia ci sono tre ordini ( CFr Summa teologica, q.108). Diversi sono in cielo i gradi di beatitudine( CFR Summa Teologica q.93, a.2 e 3 ).

Il nucleo più profondo di cui tutte le cose sono fatte è l’ESSERE.

L’ESSERE è ” ciò che fa che le cose siano “. Tutte le cose sono fatte di
ESSERE.

Infatti se le cose non fossero fatte di ESSERE sarebbero fatte di nulla e quindi non esisterebbero. Ogni cosa, ogni ente, ha l’essere ma non è l’ESSERE ASSOLUTO, lo riceve solo in parte. Ciò che l’esperienza mostra non è l’ESSERE, ma un insieme di ENTI, cioè di realtà che hanno l’Essere.

L’ESSERE, vale a dire ” ciò per cui le cose sono “, non è IDENTICO in tutte le cose, ma si realizza in modo ANALOGO. Dio è infinitamente al di sopra di tutto ciò che esiste e però tutte le cose create assomigliano a Dio perché ricevono in parte qualche cosa che è nella mente di Dio così come il quadro di un pittore riceve in parte qualche cosa che è nella mente del pittore. Dio contempla la sua infinita essenza e scorge in essa infinite possibilità di imitazione e di riproduzione.

I legami familiari e di vera amicizia, in Paradiso, non verranno distrutti in un magma egualitario e indistinto, ma saranno purificati da ogni imperfezione e parteciperanno, come le singole parti di un organismo, all’armonia del tutto, senza le divisioni, le invidie, le gelosie e le cattiverie che hanno turbato la convivenza terrena.

L’amore di amicizia è un amore gerarchico: Dio viene amato più di noi stessi e più di ogni altro essere.

Dopo Dio amiamo noi stessi e poi il prossimo come noi stessi e all’interno del prossimo amiamo con una perfezione particolare, dovuta all’affinità e all’analogia da Dio stesso volute, i nostri familiari e i nostri amici.

Il Paradiso e la relazione sessuale

Jurg Willi, direttore della clinica psichiatrica dell’Università di Zurigo e docente di psichiatria e psicoterapia, dice che in ogni essere umano è presente il desiderio di potersi abbandonare nel completo godimento di un eterno abbraccio: si tratta del desiderio di realizzare il perfetto abbandono nell’amore.

Nella vita il perfetto abbandono nell’amore si limita solo ad alcuni momenti di felicità che sono impossibili da prolungare e conservare.

Nel periodo che caratterizza l’innamoramento, per esempio, si crea un clima d’intenso entusiasmo affettivo in cui gli innamorati sperimentano la sensazione momentanea del perfetto abbandono nell’amore, la sensazione di un’accettazione incondizionata e totale al di là dell’io e del tu, del tempo e dello spazio: non si tratta dell’assoluto ma di una finestra da cui si può intravedere la trascendenza.

Questo tipo d’amore, inizialmente, non conosce altro bisogno se non quello di stare insieme, ma si tratta di un periodo che ha una durata limitata e che precede lo sforzo quotidiano per la riuscita del rapporto.

Per Jurg Willi, l’aspirazione al perfetto abbandono nell’amore ha il carattere archetipico dell’unione mistica: è il desiderio di uno stato originario in cui ci si fonde liberamente in un tutto più vasto, si fa parte di qualcosa che tutto comprende.

Nell’inconscio di ogni essere umano, all’origine del desiderio d’amore c’è il desiderio di Dio. In questa vita, infatti, il perfetto abbandono nell’amore si limita ad alcuni momenti impossibili da prolungare e conservare: ogni amore umano è, per sua natura, limitato, imperfetto, soggetto alla delusione, incapace di riempire completamente il cuore dell’uomo.

( cfr Jurg Willi, Che cosa tiene insieme le coppie, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1992, traduzione di Paola Massardo e Palma Severi, pp.20-24

S. Agostino, che, prima della conversione, confessava di non poter dormire in un letto senza una donna, scrive :”- Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore sarà irrequieto fin quando non si abbandonerà in Te-“.

La dottrina della Chiesa Cattolica ricorda che il bisogno di un amore assoluto e perfetto troverà soluzione e appagamento soltanto nella vita del mondo che verrà perché solo l’unione con Dio farà nascere nell’uomo un amore di tale profondità in grado di soddisfare ogni bisogno ed in grado di rendere inutile la stessa necessità della relazione sessuale: solo la perfetta comunione con Dio realizzerà la perfetta comunione con se stessi e con gli altri.

Per questo Nostro Signore Gesù Cristo rivela che: – alla risurrezione…. non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo-

( Mt 22,30; cfr Giovanni Paolo II, Uomo e donna lo creò, catechesi sull’amore umano, Città nuova editrice e Libreria editrice Vaticana, Roma 1985, capitolo 68 ).

Scrive il cardinale Joseph Ratzinger:” Il corpo è limite, che ci rende non trasparenti, impenetrabili, gli uni per gli altri, che mette gli uni accanto agli altri e ci impedisce di vederci e di toccarci nel profondo. (.) Non possiamo guardare negli altri; la corporeità nasconde la loro interiorità, che ci resta nascosta; anzi, proprio per questo anche noi siamo estranei a noi stessi. Non vediamo infatti in noi stessi, nel profondo di noi stessi.
(.) Risurrezione significa, molto semplicemente, che il corpo cessa di esistere come limite e che ciò che in esso è comunione rimane””

( Joseph Ratzinger, Il Dio vicino, L’eucaristia, cuore della vita cristiana, San Paolo, Cinisello Balsamo- Milano- 2003, pp 81-82 ).

( Bruto Maria Bruti )

Magistero ordinario e straordinario (Bruto Maria Bruti)

magistero1( sintesi che invio dopo la “supervisione ” del Prof. Don Pietro Cantoni )

1) il magistero si divide in ordinario e straordinario ( ex cathedra)

2) il magistero ordinario è un insegnamento provvisorio o non definitivo

3 ) il magistero straordinario è un insegnamento definitivo

4) Che significa questo? Significa che l’insegnamento del magistero è sempre assistito da Dio ma non è assistito sempre nello stesso modo.

5) Che significa insegnamento provvisorio? Si tratta di un lavoro di “estrazione” dal “deposito della fede” di elementi “nuovi” in armonia con quelli già posseduti, ma è un lavoro di estrazione non ancora ultimato e definitivo: quindi riflessioni articolate, sfumature, dubbi, interrogativi (lavori in corso di estrazione da una miniera il cui tesoro è immenso: infatti,anche se la rivelazione è completa essa non è completamente esplicitata e non esime dalle ricerche e dalle fatiche umane per estrarne lungo i secoli tutte le verità che contiene )

6) Il “deposito” della fede, dunque, non esime dalle ricerche e dalle fatiche umane.

Senza fatica e senza ricerca la Chiesa non sarebbe più una realtà divina-umana ma solo divina, non sarebbe più “carne” e Dio, invece, vuole salvarci attraverso la debolezza umana, intende assistere ma non sostituirsi alle fatiche umane.

7) Il magistero straordinario, essendo una definizione, è infallibile di per sé. Il magistero ordinario, invece, essendo una riflessione, ha bisogno di essere interpretato in continuità con tutti gli insegnamenti precedenti, con la Sacra Scrittura e la Sacra Tradizione. Solo in questo spirito di continuità, globalmente preso, è presente la verità.

8) Il dogma è un flash di luce che illumina parte di un enorme giacimento. La parte del deposito illuminata perfettamente dal dogma non è, tuttavia, esaustiva perché al di sopra e al di sotto di un aspetto certo del deposito della fede che vediamo, esistono altri aspetti che ancora non vediamo.

Le nuove zone del deposito che verranno illuminate nel corso dei secoli si “aggiungeranno” a quelle già note con le quali saranno in continuità e serviranno per approfondirle.

9) Scrive il pensatore cattolico Gomez Dàvila che” nella Chiesa cattolica per rinnovare non occorre contraddire ma basta approfondire”.

( Bruto Maria Bruti )

Come nasce il magistero? (Bruto Maria Bruti)

magisteroGesù risorto, apparendo ai discepoli che si recavano nel villaggio di Emmaus, spiegò loro il significato della Bibbia: – allora aprì loro l’intelligenza, affinché comprendessero le Scritture (.) – (Lc 24,45). Insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica: – la fede cristiana (.) non è una “religione del libro “. Il cristianesimo è la religione della “Parola ” di Dio, ” non di una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente”. Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ci ” apra la mente all’intelligenza delle Scritture ” (Lc24,45) – (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 108).

La stessa Bibbia, da sola, senza la spiegazione degli Apostoli illuminati dallo Spirito Santo, è facilmente fraintesa. Scrive, infatti, l’Apostolo Pietro: – in esse (= nelle lettere di Paolo Apostolo) ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina- (2 Pt 3,16). E’ vero che nella Chiesa tutti “abbiamo lo Spirito Santo “. Ma non nello stesso modo. C’è chi lo ha per credere ed eventualmente per indagare le profondità della fede e chi lo ha per insegnare. (.) Se la Chiesa è un corpo, non tutti i suoi membri hanno le stesse funzioni. C’è chi guida e chi è guidato. Corpo dice organicità, cioè struttura, differenziazione e vita. Tutto deve essere attivo in un corpo, ma in modo differenziato – (Don Piero Cantoni, L’infallibilità del magistero del Papa, in Processi alla Chiesa a cura di Franco Cardini, Piemme, Casale Monferrato 1994, p.142 e p.133).

Scrive, infatti, l’Apostolo Paolo:- E’ Lui ( Cristo ) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere i fratelli idonei a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo ( cioè la Chiesa ), finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio (.) Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trascinare nell’errore- ( Efesini 4,11-14 ).  Gesù affida agli Apostoli il compito di insegnare: (.) Andate dunque e ammaestrate (.) Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo- (Mt 28,18-20).

Perché possano insegnare Gesù manda sugli Apostoli lo Spirito Santo: – E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestititi di potenza dall’alto- (Lc 24,49).

Mentre gli Apostoli ricevono lo Spirito Santo per stabilire qual’ è la Parola autentica di Dio, per custodirla, trasmetterla e spiegarla, i fedeli ricevono, con la Cresima, i doni dello Spirito Santo per difendere e approfondire la Parola trasmessa e il cui vero significato viene spiegato dal Magistero. Scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica: – grazie all’assistenza dello Spirito santo, l’intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede può progredire nella vita della Chiesa: con la riflessione e lo studio dei credenti (.), con la profonda intelligenza che i credenti provano delle cose spirituali; (.) le parole divine crescono insieme con chi le legge (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 94). E ancora: – la Cresima – (.) ci accorda una speciale forza dello Spirito Santo per diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede (.)- (Catechismo della Chiesa Cattolica n.1303).

Come ogni organismo ha bisogno di un capo, quale centro di integrazione e di unità fra tutte le parti, così gli apostoli hanno bisogno di un capo. Gesù conferisce il primato a Pietro che è il Vescovo dei vescovi: gli apostoli devono insegnare in comunione con Pietro e sotto la sua autorità. Gesù cambia il nome di Simone in Pietro, che significa roccia (cfr. Gv 1,42, Mt10,2; Mc 3,16; Lc 6,14): il nuovo nome di Pietro ricorre nel Nuovo testamento più di 150 volte. Quando Dio cambia nome ad un uomo lo incarica di una missione speciale: si pensi al nuovo nome che Abramo riceve (Gn 17,5).

Infatti, Gesù promette a Pietro il primato – E io ti dico: tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli- (Mt 16,18-19). Il primato di Pietro non vuol dire impeccabilità personale, ma compito di confermare gli altri apostoli e i fedeli tutti nella verità: – Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano, ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli- (Lc 22,31-32): quando Pietro parla a nome di tutta la Chiesa per insegnare, allora è Cristo che parla attraverso lui.

Gesù per tre volte dice a Simone di pascere le sue pecore (Gv 21,15-17): pascere un gregge vuol dire procurargli il cibo spirituale e tenerlo unito contro le minacce dall’interno e dall’esterno.

Dopo la resurrezione e ascensione di Gesù, Pietro esercita il primato: provoca e dirige l’elezione di Mattia (At 1,15-26), tiene un discorso a nome di tutti gli apostoli nel giorno di Pentecoste (At 2,14-41), difende la causa del Vangelo contro le autorità giudaiche (At 4,8; 5,29), pronuncia la sentenza contro Anania e Saffira (At 5,1-11), decide l’ammissione del pagano Cornelio al cristianesimo (At 10,47; 15,7), dirige il concilio di Gerusalemme (At 15, 7-12).

Pietro è la – roccia – sul quale Cristo fonda la sua Chiesa, ma come individuo egli è mortale come tutti. E’ evidente che Pietro deve avere successori, di modo che le – porte degli inferi – cioè le potenze del male, non prevalgano contro la Chiesa: lo stesso vale per il possesso delle chiavi del Regno (potere di amministrare i beni spirituali), per il potere di legare e sciogliere (cioè di dirigere la comunità) e per il compito di pascere le pecore. La Rivelazione di Dio, la sua Parola, è stata trasmessa a voce (Sacra Tradizione) e per iscritto (Sacra Scrittura).

Dall’insegnamento che gli apostoli hanno tramandato a viva voce proviene l ‘elenco ufficiale dei libri ispirati che compongono la Bibbia. Questo elenco completo è chiamato – Canone – delle Scritture e comprende per l’Antico Testamento 46 libri e 27 per il Nuovo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica n.120).

Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica n.126, par.3). Scrive l’Apostolo Paolo: – Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera- (2 Ts 2,15). Il Nuovo Testamento non raccoglie tutto il messaggio riguardante Cristo ed è il Vangelo stesso a dirlo: – Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere- (Gv 21,25).

Gesù è una persona viva che ci assiste continuamente attraverso la Chiesa: – molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future – (Gv 16,12-13). Il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito, serve per guidare alla verità tutta intera, cioè serve per approfondire il senso della Parola di Dio, la cui profondità è insondabile e il cui tesoro è inesauribile. Dice Gesù: – (.) se un maestro della legge diventa discepolo del regno di Dio, è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove- (Mt 13,52).

Ripetiamo un concetto fondamentale: – (.) anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli- (Catechismo della Chiesa Cattolica n.66)

(Bruto Maria Bruti)

Uguaglianza e disuguaglianza secondo il Vangelo (Bruto Maria Bruti)

uguaglianzaGesù, nella parabola dei talenti, dice che Dio è simile ad un padrone che – (…) chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità (…) – ( Mt 25,14- 15 ) .
Da queste parole del Vangelo, il Magistero della Chiesa estrae, mediante l’insegnamento dello Spirito Santo, tutta la sua dottrina sociale sul problema dell’uguaglianza e della disuguaglianza fra gli uomini. Questa dottrina viene così riassunta dal Catechismo della Chiesa Cattolica:- l’uomo, venendo al mondo, non dispone di tutto ciò che è necessario allo sviluppo della propria vita, corporale e spirituale. Ha bisogno degli altri. Si notano differenze legate all’età, alle capacità fisiche, alle attitudini intellettuali o morali, agli scambi di cui ciascuno ha potuto beneficiare, alla distribuzione delle ricchezze. I “talenti” non sono distribuiti in misura eguale.
Tali differenze rientrano nel piano di Dio, il quale vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno ” talenti ” particolari ne comunichino i benefici a coloro che ne hanno bisogno (…)-  ( Catechismo della Chiesa Cattolica n.1936 e 1937 ).
La dottrina sociale della Chiesa insegna che Dio ha voluto gli uomini uguali in certe cose e disuguali in altre.
Gli uomini sono tutti uguali fra di loro per i diritti fondamentali che nascono dall’appartenenza alla natura umana ( uguaglianza specifica ): diritto alla vita, all’onore, al lavoro, alla proprietà, alla costituzione di una famiglia, diritto alla libertà religiosa ( in materia di religione gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte del potere umano, non devono essere forzati ad agire contro le proprie coscienze e non devono essere limitati o impediti fino a quando, nell’esercizio della loro libertà, non vengono a ledere i diritti naturali degli altri uomini ).
Dall’insieme delle famiglie degli individui nascono le famiglie dei popoli – nazioni – le quali sono tutte uguali fra loro per i diritti fondamentali che nascono dall’appartenenza alla stessa natura umana: diritto all’esistenza delle nazioni e, per ogni nazione, il diritto alla propria lingua e cultura e alla propria indipendenza politica ed economica.
Per il resto tutte le disuguaglianze degli individui e dei popoli che non ledono questi diritti, le disuguaglianze derivanti dall’intelligenza, dal talento, dalla famiglia, dalla proprietà, dall’eredità, dal sesso, dall’autorità, dalla competenza, dalla tradizione, dalla patria, dall’economia, dalla cultura, dalla lingua, sono giuste e conformi all’ordine dell’Universo  ( cfr Pio XII, Radiomessaggio natalizio ai popoli del mondo del 24-12-1944 in Discorsi e radiomessaggi Vol VI, pag 239; cfr Costituzione Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo del 7 dicembre 1965, n.29; cfr Giovanni Paolo II, I diritti delle nazioni, in L’Onu diventi una famiglia di nazioni, in Avvenire 6 ottobre 1995, n.5, p.4 ).
L’uguaglianza assoluta non esiste nella natura, nella natura esistono le giuste ed armoniche disuguaglianze. L’armonia, che è l’unità nella diversità, è il modello valido per ogni costruzione sociale, essa è il fondamento del creato: l’armonia si trova sia nel macrocosmo che nel microcosmo ed è alla base degli organismi biologici.
Negli organismi l’equivalente patologico dell’uguaglianza assoluta è il cancro; il cancro è la proliferazione di un protoplasma indifferenziato che invade le strutture differenziate rendendole eguali a se stesso: con il cancro l’organismo muore per uguaglianza.
Ugualmente incompatibili con la vita sono quelle disuguaglianze che distruggono l’armonia dell’organismo: l’analogo patologico, negli organismi, delle disuguaglianze mostruose e incompatibili è costituito, per esempio, dalle malattie autoimmunitarie e dal rigetto che si ha nei trapianti.
Il Decimo comandamento dice.- non desiderare…alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo – ( Es 20,17 ).
Il decimo comandamento esige che si bandisca dal cuore umano l’invidia. L’invidia può condurre ai maggiori misfatti: è per l’invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo
( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2538).
Caino diventa omicida per invidia del fratello: il Signore avverte Caino del fatto che la sua felicità non è compromessa dalla superiorità e dai successi altrui. Caino deve essere se stesso, deve amare i suoi talenti e la condizione che nasce dalla sua capacità e dal suo ruolo.
Se non vuole cadere nel peccato deve dominare la tentazione dell’orgoglio che porta all’invidia ( cfr Gn 4,1-7; cfr La Bibbia prima lettura a cura dei Gesuiti della Civiltà Cattolica- Roma e di S. Fedele-Milano, p. 25, Edizioni Piemme, Casale Monferrato –AL- 1984 ).
L’invidia è un vizio capitale. Consiste nella tristezza che si prova davanti ai beni altrui ( cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2539 ). L’invidia si combatte con l’umiltà: l’umiltà è propriamente quella virtù che ci fa amare la superiorità infinita di Dio e la superiorità limitata di tutti coloro che Dio ha posto al di sopra di noi per autorità, intelligenza, ricchezza, bellezza, qualità morali, qualità familiari, eccetera. Dio, per esempio, ha voluto che padre putativo di Gesù fosse San Giuseppe il quale, anche se svolgeva il lavoro di modesto carpentiere, era Principe della Casa del re David.
L’uomo a cui Dio – (…) affidò l’incarico di proteggere la sua adorabile Umanità e la Sua Vergine Madre, era di stirpe regale ” Joseph, de domo David ” ( Luc 1,27 )
( Pio XII, allocuzione al Patriziato e alla nobiltà romana, 1958, pp.709-710 ).
Insegna il beato Papa Giovanni XXIII:- Dio volle che nella comunità dell’umano consorzio vi fosse disparità di classi, ma insieme amichevoli rapporti di equità tra le medesime ( Leone XIII). (…) La natura esige che nella civile convivenza… le classi si integrino vicendevolmente e portino, collaborando fra di loro, ad un giusto equilibrio …( Leone XIII). Chi osa quindi negare la disparità delle classi sociali, contraddice all’ordine stesso di natura
( Giovanni XXIII, Ad Petri Cathedram, 1959, in Tutte le Encicliche dei Sommi Pontefici, vol II, Dall’Oglio, Milano 1986, p.1515).
La Chiesa fa sua l’opzione preferenziale per i poveri e per i migliori. L’opzione preferenziale per i poveri – che nasce dalle opere di misericordia – sta a significare che bisogna aiutare di più coloro che hanno più bisogno di aiuto.
L’opzione preferenziale per i migliori – che nasce dal comandamento “onora il padre e la madre ” – significa che dobbiamo amare in modo speciale e cioè onorare chi è migliore di noi, come i santi e coloro che detengono una giusta autorità: onorare significa ascoltare, imitare e rispettare chi è migliore di noi.
Bruto Maria Bruti

I Poveri di Iahvé

poveriGesù con queste parole ci invita a sottomettere tutta la nostra vita alla volontà Dio:

1)Chi non rinunzia ai suoi averi non può essere mio discepolo

2) Beati queli che si sono fatti eunuchi da sé per il Regno dei cieli

3 ) Chi non odia il padre, la madre e anche la sua vita non può essere mio discepolo

4) Se una parte del corpo ti è di scandalo, tagliala.

Insegna Giovanni Paolo II: “Della povertà evangelica i Padri sinodali hanno dato una descrizione quanto mai concisa e profonda, presentandola come – sottomissione di tutti i beni al bene supremo di Dio e del suo Regno- “( Pastores Dabo vobis n. 30 ).

La povertà del cuore consiste nel sottomettere tutta la propria vita alla volontà Dio: in questo senso i tipi di povertà sono molteplici in quanto riguardano tutti gli aspetti della vita.

Si può, infatti, parlare di povertà sessuale quando si mette il sesso al servizio di Dio e della sua legge, di povertà culturale quando si mette la propria cultura al servizio della fede ecc.

“Cristo Gesù, da ricco che era, si fece povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà. (…) Cristo ha scelto una situazione di povertà e di spogliamento per dimostrare quale sia la vera ricchezza da ricercare: quella della comunione di vita con Dio ” ( Libertà e liberazione 66 ).

Scrive Antonio Fuentes, docente di esegesi biblica :” I poveri di Iahvé
(…) erano denominati in Israele con l’appellativo ebraico di ANAWIM. (…)

Il loro nome, ANAWIM, ci parla di sottomissione e donazione a un potere superiore; (…) Al di sopra di tutto, pongono la loro fiducia in Iahvé, al quale raccomandano la loro causa ( cfr Ger 11,20; 20, 12 ).

I ‘ poveri di Iahvè ‘ sanno che la comunione con Lui ( cfr Sal 73, 26-
28 ) è il bene più prezioso nel quale l’uomo trova la vera libertà ( cfr Sal 16; 62; 84 ). Per essi il male più tragico è la perdita di tale comunione.(…) Gli ANAWIM, o poveri di Iahvè, non sono solamente gli indigenti e gli invalidi, che in quanto tali reclamano da Dio una ricompensa; sono soprattutto e principalmente coloro che cercano Dio e adempiono i suoi precetti ( cfr Sof 2,3 ). (…) Nel libro di Giobbe troviamo un modello compiuto del ‘ povero di Iahvè ‘. Tutto il racconto è un canto alla fiducia in Dio, una splendida lezione di umiltà. (…) Giobbe si purifica interiormente e impara per diretta esperienza che cosa significa vivere veramente distaccato da tutte le proprie ricchezze; e, pienamente identificato con la volontà divina, si abbandona fedelmente nelle mani della Provvidenza.

(…) Nell’imminente attesa del Messia, il Vangelo pone in risalto, per la loro umiltà e fiducia in Dio, l’anziano Simeone ( cfr Lc 2, 25 ), la profetessa Anna ( cfr Lc 2,36-37 ) e l’austera figura di Giovanni il Battista ( cfr Mt 3,1 ss ). Sono tutti fedeli rappresentanti degli ANAWIM dell’antico Testamento.(…)

Al di sopra di essi, tuttavia, si erge nei Vangeli la figura unica e singolare di Maria, la giovane di Nazaret: è il modello compiuto di povertà, vale a dire di umiltà, distacco e fiducia in Dio (…). Quando l’Angelo le spiega che diverrà madre senza cessare di essere vergine, cioè quando le annuncia il mistero dell’Incarnazione, si dona interamente alla volontà divina, non indugia nella risposta né pone alcuna condizione alla propria donazione. (…)

Il canto del MAGNIFICAT, ponte di unione fra l’Antico e il Nuovo Testamento, è il luogo dove forse meglio si può apprezzare la statura e la grandezza d’animo di Maria: in questo breve inno si rispecchia alla perfezione l’anima degli ANAWIM.

(…) Egli – ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili- ( Lc 1,51-52 ) ” ( Antonio Fuentes, La cruna e il cammello, il significato cristiano della ricchezza, ed. Ares ’94, pag.21-28).

La povertà del cuore significa che” Ai suoi discepoli Gesù chiede di preferirlo a tutto e a tutti” ( Catechismo della Chiesa cattolica 2544 ).

Non è possibile amare il prossimo se non amiamo noi stessi e non è possibile amare noi stessi se non amiamo Dio al di sopra di noi stessi: ” Se uno viene a me e non odia il padre, la madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle, e anche la sua vita, non può essere mio discepolo”
( Lc 14,26 ).

La parola odio va intesa nel senso di – amare di meno – e ciò lo si deduce confrontando questo insegnamento con quello analogo di Matteo:-” (…) chi ama suo padre o sua madre più di quanto ama me, non è degno di me (…) ecc. “- ( Mt 10,37 ).

Per questo Giovanni Paolo II insegna che” Non è carità nutrire i poveri o visitare i malati portando loro risorse umane e tacendo loro la Parola che salva”  ( Giovanni Paolo II, discorso Sono lieto, cf. Annunciare il valore religioso della vita umana, cristianità 1991, pag 11 ).

Bisogna ricordare che esiste una gerarchia dei beni: il bene dell’anima è superiore al bene del corpo e quindi le opere di misericordia corporale devono sempre essere messe al servizio delle opere di misericordia spirituale.

Dio non ci comanda di amare il fratello per amore del fratello – che sarebbe filantropia – ma ci comanda di amare il fratello per amore di Dio.

L’amore cristiano per il fratello è un ” amore che viene da Dio e va a Dio ” ( cfr Libertà cristiana e liberazione n.68 ).

Il semplice amore umano, invece, viene solo dall’uomo e va all’uomo ma è proprio l’assenza di Dio la causa di tutti i mali: dice il Concilio Vaticano II che ” la creatura senza il Creatore svanisce ” ( Gaudium et Spes n.36 ).

L’esclusione di Dio produce la morte dell’uomo e provoca la divisione tra i fratelli: la Bibbia mostra che viene alterata la relazione fra l’uomo e la donna, poi la relazione tra i fratelli – Caino uccide Abele -. L’esclusione di Dio dalla società, nell’episodio di Babele, provoca la distruzione della società stessa ( cfr Giovanni Paolo II, Reconciliatio et paenitentia n. 15-16 ).

Chi non ama i fratelli non ama Dio ma è impossibile amare veramente i fratelli senza amare prima Dio, anzi, è impossibile amare se stessi senza amare Dio al di sopra di se stessi. Infatti il primo comandamento è :”Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Questo è il massimo e primo comandamento ”  ( Mt 22,37-38 ).

Il secondo comandamento è quello dell’amore del prossimo:” Amerai il prossimo tuo come te stesso ” ( Mt 22,39 ). Quindi Gesù insegna che, per amare gli altri, bisogna prima amare se stessi, ma per amare se stessi bisogna amare Dio al di sopra di se stessi: ” (…) Chi avrà perduto la sua vita per amore mio, la ritroverà” ( Mt 10,37-39 ).

Amare Dio significa fare la sua volontà e metterlo sempre al primo posto: perché solo Dio è bene infinito adatto al nostro cuore, solo Lui è la felicità completa.

Amare il prossimo significa desiderare per il prossimo il suo vero bene e cioè i comandamenti e fra i comandamenti il primo comandamento, cioè l’amore di Dio. Quindi, chi ama il prossimo deve desiderare che il prossimo giunga soprattutto e prima di tutto all’amore di Dio.

L’amore di carità – cioè amare Dio al di sopra di se stessi e il prossimo per amore di Dio – può e deve richiedere il sacrificio dell’amore umano perché non è possibile amare veramente il prossimo senza amare prima Dio e i suoi comandamenti: senza Dio finiremmo, anche senza volerlo, a causa delle passioni disordinate, per fare del male a noi stessi e al prossimo, confondendo i piaceri disordinati e momentanei con il bene e finendo facilmente per persuaderci che è falso ciò che non vorremmo fosse vero.

NOTA SULLA DOTTRINA SOCIALE:

PREFERIRE GESU’ A TUTTO E A TUTTI SIGNIFICA ANCHE PREFERIRE ALLE IDEOLOGIE POLITICHE I PRINCIPI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA SUA CHIESA.
La Chiesa, a somiglianza di Cristo, passa attraverso i secoli facendo del bene a tutti. Se coloro che governano i popoli non avessero disprezzato gli insegnamenti e i materni avvertimenti della Chiesa non vi sarebbero né capitalismo selvaggio, né socialismo, né comunismo. Gli uomini hanno voluto fabbricare edifici sociali basati su principi contrari a quelli indicati dalla Chiesa, edifici che, sulle prime, parevano potenti e grandiosi, ma che hanno portato conflitti e miseria. Ogni edificio che non viene costruito su Cristo è destinato a crollare miseramente ( cf Pio XI, Divini Redemptoris, n.38 ).

( Bruto Maria Bruti )

Mistica e scienze umane

stimmateNon bisogna cadere nell’errore di considerare i fenomeni mistici come appartenenti alla sfera della psicopatologia, soffermandosi solo sulle somiglianze che esistono fra questi fenomeni.

Lo psichiatra Enzo Arena, dell’università di Catania, precisa che un sintomo può essere considerato patologico solo all’interno di un contesto unitario che lo vive in quanto tale.

Quando è stato stabilito che una persona non è affetta da malattia mentale, le visioni, le estasi e tutte le manifestazioni extrasensoriali devono essere considerate delle manifestazioni straordinarie e non patologiche. (1)

Nel malato di mente la – regressione – non ha la possibilità di finalizzarsi ad alcun obbiettivo, il mistico, invece, ha forti capacità comunicative anche quando si ritira a vita eremitica, conserva un buon contatto con il reale e una adeguata operosità anche al culmine dell’unione trasformante con Dio.

Mancano nel mistico i tipici segni di dissociazione e deterioramento mentale: il mistico, inoltre, non esibisce sfacciatamente a tutti la propria esperienza soprannaturale ma la tiene celata nell’umiltà, mostra sempre un sereno ottimismo, manca la disperazione ed il risentimento di chi si sente accusato ingiustamente.

Nel mistico la sofferenza non è amata di per sé come nel masochista, né assume solo un significato espiatorio come nel depresso ma ha solo un significato di momentanea purificazione permessa da Dio per raggiungere una situazione di non sofferenza.

Nel mistico mancano i tratti dei fanatici – alta concezione di sé, diffidenza, autoritarismo – e sono assenti i tratti paranoicali – assenza di autocritica, impulsività, disprezzo della verità, comportamento egosintonico -.

I mistici, pur conoscendo lotte e tentazioni, hanno una personalità forte ed equilibrata, dimostrano di essere costanti nell’
esercizio delle virtù, al contrario degli psicopatici che sono vittime della loro incostanza o della loro agitazione. (2)

Secondo lo psichiatra Giambattista Torellò un criterio per distinguere il vero dal falso mistico consiste nell’atteggiamento che il vero mistico ha nei confronti dei fenomeni straordinari: il vero mistico non cerca assolutamente di avere certi doni straordinari per timore di essere ingannato dalla fantasia o dal demonio, anzi, cerca di respingerli, senza nemmeno voler esaminare se essi sono buoni o cattivi.

San Giovanni della Croce giunge a dire che i doni straordinari devono essere respinti tutti a priori perché, anche se qualche dono straordinario venisse da Dio, non per questo gli si fa ingiuria dato che il frutto che Dio vuole produrre nell’anima per mezzo di tali doni viene ottenuto istantaneamente prima ancora che l’anima possa respingerli. (3)

( Bruto Maria Bruti )

Bibliografia:

1) cfr Enzo Arena , Psicopatologia ed esperienza mistica, in AA.VV. Mistica e scienze umane, ed Dehoniane, Napoli 1983, pp. 221 – 238

2) cfr Riccardo Parisi e Rina Imbesi, Cammino mistico, fenomeni mistici e psichiatria, in AA.VV. Mistica e scienze umane, op. cit., pp. 249 – 265

3) cfr Giambattista Torellò, Dalle Mura di Gerico, note di psicologia spirituale, Ares, Milano 1987 pp. 80; cfr Antonio Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, Paoline, Milano 1987, pp. 1069 – 1070

Maria, Gesù e i fratelli di Gesu’

gesu e fratelliAndando dalla Vergine Maria l’Angelo Gabriele la saluta chiamandola Piena di Grazia: l’Angelo sostituisce il nome proprio di – Maria – con Piena di Grazia ( Lc 1,28 ).

Elisabetta, piena di Spirito Santo, chiama Maria – benedetta fra tutte le donne – ( Lc1,42 ) e Maria stessa profetizza:- D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata – ( Lc 1,48-49 ).

La Chiesa ha meditato a lungo sul significato delle parole pronunciate dall’ Angelo Gabriele e lo Spirito Santo ha fatto emergere con crescente chiarezza tutta la verità che era contenuta nelle parole con cui l’Angelo Gabriele ha Chiamato Maria: la pienezza della grazia, infatti, comporta che Maria sia Immacolata, Sempre Vergine, Assunta in cielo e Madre nell’ordine della grazia.

Gesù è una persona viva che ci assiste continuamente attraverso la Chiesa:- molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il perso. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future – ( Gv 16,12-13 ).

Il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito di verità, serve per guidare alla verità tutta intera, cioè serve per approfondire la Parola di Dio, la cui profondità è insondabile e il cui tesoro è inesauribile.

Infatti dice Gesù:- (.) se un maestro della legge diventa discepolo del regno di Dio, è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove- ( Mt 13,52 ).

Che cosa significa Immacolata concezione? Maria è figlia di Adamo e nostra sorella, anche lei bisognosa di essere salvata da Gesù. Infatti anche Maria è stata redenta da Gesù ma redenta in modo ancora più sublime. Non viene tirata fuori dal fango come noi, ma in previsione del sacrificio di Gesù, viene preservata dal cadervi: Maria ha usufruito del beneficio di una redenzione preveniente ( cfr Cei, La Verità vi farà liberi, Catechismo degli adulti, n.764 ).

Che cosa significa Sempre Vergine? La Verginità prima del parto significa innanzitutto che Gesù è figlio di Dio(.) La Verginità nel parto indica che il dolore, toccato in sorte ad Eva come conseguenza del peccato ( Gen 3,16 ), viene trasfigurato nella gioiosa esperienza del Salvatore, che libera da ogni forma di corruzione.

La Verginità dopo il parto è segno che Maria si è offerta totalmente alla persona e all’opera del Figlio, rinunciando ad avere altri figli secondo la carne. Pur essendo unita a Giuseppe da un vero legame coniugale, non ha avuto con lui relazioni sessuali; ma insieme a lui si è consacrata al Signore.

Maria e Giuseppe hanno onorato la Verginità e il matrimonio: la loro convivenza è stata comunione e amicizia profonda, aiuto reciproco a vivere totalmente per Dio (.)

I -fratelli – di Gesù, più volte ricordati nel Nuovo Testamento, sono tali in senso largo: cugini, parenti. Due di essi, Giacomo e Joses, sono espressamente indicati come figli di un’altra donna, anch’essa di nome Maria ( Mc 6,3 ; 15,40 )- ( Cei, ibidem, 768, 769).

Nella Bibbia fratello è un termine elastico con cui si indicano i parenti:
Lot era nipote di Abramo e la Bibbia lo chiama fratello di Abramo ( Gn11,27; 12,5), Labano era zio di Giacobbe e la Bibbia lo chiama fratello di Giacobbe ( Gn 25,20; 29,15 ). Quando la Bibbia vuole indicare con precisione il – fratello uterino – si serve della frase – suo fratello, il figlio della madre- ( Gn 43,29; Dt 13,7 ).

Alcuni lettori della Bibbia, ma separati dal Magistero della Chiesa, citano Matteo 1,25 dove si dice che Giuseppe non conobbe Maria – fino a che partorì un figlio che chiamò Gesù-: dunque, essi dicono, che dopo la conobbe, cioè ebbe rapporti con lei. In realtà nella Bibbia – fino a che – vuole solo sottolineare con forza ciò che è avvenuto fino ad un dato tempo, senza includere che poi le cose sono cambiate. Infatti, dice il Signore a Giacobbe – non ti abbandonerò fino a che non avrò compiuto ciò che ti ho promesso- ( Gn 28,15 ): non significa che dopo Dio abbandonerà Giacobbe.

– Micol, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte- ( 2 Sam 6,23 ): non significa che dopo la morte ebbe figli.

– Ed ecco io sarò con voi ogni giorno fino alla fine del mondo – ( Mt 28,20 ): non significa che dopo non sarà più con noi.

Altri lettori della Bibbia citano Luca 2,7 dove si dice che Maria dette alla luce – il suo figlio primogenito -: dunque, essi dicono, primogenito suppone che ebbe altri figli.

In realtà per la Bibbia primogenito non significa, come per noi, soltanto primo figlio ma propriamente – colui che apre il ventre – ( ebraico: peter kol-rechem ): dunque, essere chiamato primogenito non implicava affatto che seguissero altri fratelli. In una tomba giudaica dell’anno 5 avanti Cristo, scoperta in Egitto nel 1922, è scritto: – durante le doglie del mio figlio primogenito il destino mi portò alla fine della mia vita- . Dunque, non si aspettava la nascita di un altro figlio per dare a quello già nato il titolo di primogenito ( cfr Giuseppe Crocetti, I testimoni di Geova a confronto con la Bibbia, p.131, ed. Ancora, Milano 1989).

I lettori della sola Bibbia dovrebbero tenere presente che la Bibbia, da sola, senza la spiegazione degli Apostoli illuminati dallo Spirito Santo, è facilmente fraintesa. Scrive, infatti, l’apostolo Pietro che nella Bibbia:” ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina- ( 2 Pt 3,16 ).

Scrive lo stesso apostolo Paolo che la Chiesa è stata voluta da Dio come un corpo e corpo implica gerarchia e diversità di funzioni:- E’ Lui ( Cristo ) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri (.)- ( Efesini 4,11-14 ).

( Bruto Maria Bruti )

Il terrorismo illuminista e terrorismo islamico

22veil-600Terrorismo illuminista e terrorismo islamico  (talebani giacobini e talebani islamico-rivoluzionari: fratelli gemelli eterozigoti )

Le tecniche di sterminio di massa nascono, in epoca moderna,  con i talebani giacobini della  Rivoluzione Francese.  La Vandea  aveva accolto con entusiasmo la Rivoluzione ma la luna di miele era presto finita a causa degli abusi compiuti dagli amministratori rivoluzionari.    Il direttorio impose la coscrizione militare obbligatoria ( mentre prima solo i nobili andavano in guerra e, per il tributo del sangue, erano esentati dalle tasse) e nello stesso giorno furono chiuse tutte le Chiese. Fu la scintilla: i contadini vandeani si ribellarono e imposero ai nobili di mettersi al comando dell’esercito cattolico.

Il governo rivoluzionario decise di sterminare tutta la popolazione della Vandea. Questa decisione, rimasta segreta per duecento anni, è stata recentemente scoperta, grazie a documenti ritrovati negli archivi militari, dallo storico Reynald Secher.  Il governo rivoluzionario studiò e mise in atto le prime tecniche di sterminio di massa, come i forni crematori con cui venivano uccise le donne affinché nessuno potesse più procreare e i bambini perché non diventassero i futuri oppositori della Rivoluzione. Il grasso umano ricavato da questi forni veniva utilizzato per ungere le armi e le ruote dei carri.

Vennero create concerie di pelle umana con la pelle ricavata dalle persone che venivano scuoiate vive e da questa macabra industria venivano creati gli stivali per i soldati: la storia insegna che un altro settario, Adolf Hitler, riprese con successo le tecniche di sterminio della popolazione la cui invenzione, in epoca moderna, spetta alla Rivoluzione Francese.    Furono massacrate 250 mila persone su di una popolazione di 600 mila abitanti. Una cifra impressionante che, se viene rapportata alla popolazione francese attuale, equivarrebbe a 8 milioni di vittime.  In Vandea tutte le famiglie presso le quali si trovava un crocifisso furono fucilate e le loro case incendiate, i preti furono uccisi o deportati.

– Bisogna massacrare le donne perché non riproducano e i bambini perché sarebbero i futuri briganti-, questo scrissero e questo fecero: firmato dal ministro della guerra del tempo Lazare Carnot.    Il generale Clébert si rifiutò di eseguire questo ordine:- Ma per chi mi prendete? Io sono un soldato non un macellaio.-. Allora i giacobini mandarono Turreau, un alcolizzato con un’armata di vigliacchi.  ( cfr Reynald Secher, Il genocidio Vandeano, effedieffe Milano 1989; cfr Antonio Socci, Come l’89 c’è solo Hitler, , intervista a Pierre Chaunu, Il Sabato 29 aprile 1989, pag 76 )  I talebani dell’illuminismo danno origine prima alla guerra civile e poi alla guerra  rivoluzionaria di conquista   La Rivoluzione francese inventa la guerra rivoluzionaria di conquista. Carnot, a nome del comitato di salute pubblica, trasmette ai generali il seguente ordine:

-Bisogna vivere a spese del nemico-.   Con questo ordine gli eserciti partono alla conquista del Belgio, della contea di Nizza, della Svizzera, della Renania, dell’Italia per riempire le casse del tesoro svuotatesi per il fallimento economico e finanziario del nuovo regime  ( cfr   cfr Jean Dumont, I falsi miti,effedieffe, Milano 1989,  pp. 73-77 )

TERRORISMO ISLAMICO:   Khomeini dà origine all’ideologia dei kamikaze ispirandosi all’opera del sociologo Alì Shariati.

Alì Shariati si laurea in sociologia alla Sorbona di Parigi nel 1964, stringe amicizia con Frantz Fanon, ideologo terzomondista, e frequenta la cerchia parigina del filosofo esistenzialista-marxista Jean Paul Sartre.  Shariati elabora  il concetto di martirio in chiave modernista, terzomondista e antimperialista, dando vita all’ideologia kamikaze che diventa il fondamento del nuovo scisma islamico.  Due anni e mezzo dopo la vittoria della rivoluzione islamica in Iran, l’11 settembre del 1981, si ha il primo atto kamikaze. Avviene in Iran: per la prima volta l’obbiettivo non è militare ma civile, addirittura viene colpito un esponente religioso mussulmano. Lo shaid-killer ( il martire assassino) si fa esplodere uccidendo l’hojatoleslam Madani: uccide sei persone e ne ferisce trentotto. Per la prima volta, nell’Islam, viene considerato “santo” un suicidio che provoca la morte non di militari in guerra, ma di civili inermi, di donne e bambini.

Nel Luglio del 1981 Khomeini aveva dato inizio ad una guerra all’interno dell’Islam , chiudendo la prima fase “pluralista” della rivoluzione e colpendo tutto il primo quadro dirigente rivoluzionario, compreso il presidente della Repubblica islamica, Banisadr ( CFR Carlo Panella, I Piccoli martiri assassini di Allah, Piemme, 2003, pp.80-83).  I talebani islamico-rivoluzionari danno origine allla guerra civile all’interno dell’Islam.   Tra il 1982 e il 1987, l’Algeria è il primo paese in cui si scatena il contagio del terrorismo islamico contro islamici dopo la rivoluzione khomeinista.

L’Algeria è assolutamente estranea al conflitto arabo- israeliano, non ha rapporti economici e politici con gli USA. Nasce in Algeria la guerra civile fra mussulmani, con gli stermini di massa, senza che ci sia di mezzo né Israele, né gli USA, né la guerra in Irak. Donne gravide sventrate, bambini uccisi.  Che cosa succede? Succede che nel modo islamico si diffonde la guerra civile tra conservatori e rivoluzionari e questa guerra civile coinvolge l’Occidente diventando guerra mondiale.  Se la prima, la seconda e la terza guerra mondiale ( la guerra fredda), sono state guerre civili europee che hanno coinvolto il mondo, la quarta guerra mondiale è la guerra civile islamica che coinvolge il mondo e assume le caratteristiche di una guerra terroristica mondiale.

( Bruto Maria Bruti )

Amore e omosessualita’: ma la continenza è contro-natura?

castiEsistono vari tipi di amore: amore materno, paterno, fraterno, amore di amicizia e amore coniugale.
L’omosessualità puo’ essere ricondotta verso una forma corretta di amore e amicizia: omofilia, non omosessualità.
Alcuni obbiettano: il rapporto sessuale (parlando di coppie stabili) non comporta necessariamente la penetrazione, che è evidentemente possibile solo tra partner di sesso opposto, ma è anche tutta una serie di gesti, atti a riceve e donare piacere al partner, che definiamo erotismo, componente decisamente più importante. Dunque questo avviene anche fra omosessuali, quindi l’omosessualità è naturale ?
I preliminari sessuali ( preludio ) non sostituiscono l’atto sessuale ma sono finalizzati all’unione totale dei corpi nell’amore coniugale.

“Coniugale”, cioè, che congiunge, che unisce totalmente anche da un punto di vista fisico. L’atto omosessuale, per le leggi iscritte nella natura, sarà sempre e soltanto una simulazione del rapporto sessuale fra l’uomo e la donna, un comportamento disordinato rispetto ai progetti e alle finalità del Creatore.
A questo punto, per alcuni, nasce un dubbio che sa di tentazione: il diavolo ( giova ricordarlo) non porta le corna e la coda ma porta gli occhiali ed è un finissimo dialettico… Il dubbio è questo: ma la cosiddetta castità non è contro-natura?
Per castità si intende soltanto il retto uso della sessualità: ciò che può essere usato correttamente può anche non essere usato se le circostanze non lo consentono: questo non uso, a volte anche doveroso, si chiama “continenza “..

Questa capacità di gestire l’istinto sessuale è, nell’essere umano, del tutto analoga alla gestione dell’istinto di aggressività. La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia della libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la libertà e la pace, oppure si lascia asservire da esse. La dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso o per mera coazione esterna. Il dominio di sé è un opera di lungo respiro, non è mai acquisito una volta per tutte, suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita. La castità conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e dagli errori di percorso.

Alcune persone, mosse da una vocazione particolare, dedicano tutta la loro vita, sacrificando la propria libertà, la propria ricchezza e anche la propria sessualità al servizio degli altri: vedi il caso sublime, per esempio, di Madre Teresa di Calcutta. La verginità ed il celibato nella vita consacrata sono una forma specialissima di amore perché costituiscono un legame con Dio e con i fratelli verso i quali il consacrato si mette al servizio in maniera completa, esclusiva, totale, libera da ogni vincolo e interesse: il religioso, quando vive la sua scelta nella coerenza, può imparare ad amare le persone in maniera disinteressata, al di fuori della ricerca predominante del proprio piacere e della propria utilità e ha la possibilità di farsi dei figli e dei fratelli mediante la misericordia e la carità. In questi casi l’energia generata dall’istinto copulativo può essere messa a servizio d’amore verso i fratelli e verso la verità, può essere trasferita su di un piano più alto .

Il primo passo verso la liberazione consiste nel diventare consapevoli delle proprie reali motivazioni. La cosa più importante, in realtà, consiste nel reinterpretare la propria storia personale, nel comprendere gli eventi della prima infanzia, le dinamiche dei rapporti con i genitori: questo richiede tempo, pazienza, umiltà e l’aiuto di amicizie vere e disinteressate.

Tutti gli esseri umani presentano difficoltà e problemi personali ma anche possibilità di crescita. Bisogna sempre tenere presente che, per ogni essere umano, LA CRESCITA DELLA PERSONALITA’ E’ CONTINUA E DEVE ANDARE AVANTI PER TUTTA LA VITA.

Scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica ( scritto con l’apporto di tutti i Vescovi del mondo, 11 0ttobre 1992 ): le persone con tendenza omosessuale ” attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana” ( n.2359 ).

( di Bruto Maria Bruti )

Cos’e’ la tradizione? (Bruto Maria Bruti)

tradizioneQuando citi San Paolo Apostolo, Leone XIII o Pio XI molti pseudo-cattolici ti dicono che sono sorpassati, che risentono della mentalità del tempo.
Dunque, bisognerebbe seguire coloro che sono al passo con il tempo, con l’epoca in cui si vive, con le convinzioni del momento.
Ma è così che bisogna leggere il Magistero della Chiesa Cattolica? Bisogna leggerlo in contrasto o in continuità con gli insegnamenti passati?
Ma se il magistero attuale deve essere letto in contrasto con il magistero passato come fidarsi del magistero attuale dato che un domani esso stesso sarà “sorpassato” e smentito da quello futuro??
Ma questa mentalità non è forse quella del materialismo dialettico?
Così Engels spiega l’essenza del materialismo dialettico:
“”Questa filosofia dialettica dissolve tutte le nozioni di verità (…) non esiste altro per essa che il processo ininterrotto del divenire e del transitorio””.

Al contrario, insegna Giovanni Paolo II:” Nel periodo postconciliare siamo testimoni di un grande lavoro della Chiesa per far sì che questo -novum- costituito dal Vaticano II penetri in modo giusto nella coscienza e nella vita delle singole comunità del Popolo di Dio. Tuttavia, accanto a questo sforzo si sono fatte vive delle tendenze, che sulla via della realizzazione del Concilio creano una certa difficoltà. Una di queste tendenze è caratterizzata dal desiderio di cambiamenti che non sempre sono in sintonia con l’insegnamento e con lo spirito del Vaticano II, anche se cercano di fare riferimento al Concilio. Questi cambiamenti vorrebbero esprimere un progresso, e perciò questa tendenza è designata con il nome di -progressismo-. Il progresso, in questo caso, è una aspirazione verso il futuro, che rompe con il passato, non tenendo conto della funzione della Tradizione che è fondamentale alla missione della Chiesa, perché essa possa perdurare nella Verità ad essa trasmessa da Cristo Signore e dagli Apostoli, e custodita con diligenza dal Magistero.

La tendenza opposta, che di solito viene definita come -conservatorismo- oppure – integrismo-, si ferma al passato stesso, senza tener conto della giusta aspirazione verso il futuro quale si è manifestata proprio nell’opera del Vaticano II. Mentre la prima tendenza sembra riconoscere come giusto ciò che è nuovo, l’altra invece vede il giusto soltanto in ciò che è -antico- ritenendolo sinonimo della Tradizione. Tuttavia non è l’ – antico- in quanto tale, né il nuovo- per se stesso che corrispondono al concetto giusto della tradizione nella vita della Chiesa.

Tale concetto infatti significa la fedele permanenza della Chiesa nella verità ricevuta da Dio, attraverso le mutevoli vicende della Storia. La Chiesa, come quel padrone di casa del Vangelo, estrae con sagacia – dal suo tesoro cose nuove e cose antiche- (cfr. Mt 13,52) rimanendo assolutamente obbediente allo Spirito di verità che Cristo ha dato alla Chiesa come Guida divina. E la Chiesa compie questa delicata opera di discernimento attraverso il Magistero autentico ( cfr. Lumen Gentium, 25 )” ( Lettera di Giovanni Paolo II al Cardinale Joseph Ratzinger, Al Venerato Fratello Joseph Cardinale Ratzinger prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Osservatore romano 9 aprile 1988, pag.1).

Lo sviluppo è una verità chiaramente affermata dalle Scritture, quando il Signore ha detto agli Apostoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera” (Giovanni 16,12-13).
Esso significa che in un tempo successivo il Magistero della Chiesa – assistito dallo Spirito Santo – può approfondire quanto detto precedentemente.
Il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito, serve per guidare alla verità tutta intera, cioè serve per approfondire il senso della Parola di Dio, la cui profondità è insondabile e il cui tesoro è inesauribile.

Bisogna accuratamente distinguere sviluppo da contraddizione:
” le cose nuove” che lo Spirito Santo estrae dal “deposito” della fede devono essere sempre in continuità e mai in contrasto con ” le cose antiche”.

Questa continuità nell’insegnamento dello Spirito è espressa in modo forte dall’Apostolo Paolo la cui parola, per la Chiesa Cattolica, è Parola di Dio.
San Paolo dice: ” Se noi stessi o un angelo venuto dal cielo vi dicesse cose diverse da quelle che vi abbiamo detto, che sia anatema””

( Bruto Maria Bruti)

Pseudo-omosessualita’ negli animali

Topic_gattinoAlcune nozioni base che smontano il concetto che biologicamente esista l’omosessualita’ negli animali.

1 ) Nelle specie che hanno una ridottissima differenza sessuale ( scarso dimorfismo sessuale) come in alcuni uccelli o nei rospi ecc., esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner : questo induce ad approcci e corteggiamenti di tipo omosessuale.

2) Il comportamento sessuale è determinato anche dalle fasi dell’imprinting ( cioè della formazione comportamentale) e le esperienze dell’imprinting possono essere errate.

3) Nei mammiferi, che hanno un elevato grado di specializzazione e di dimorfismo sessuale, le manifestazioni sessuali costituiscono anche una forma di linguaggio.
L’atto di montare un individuo dello stesso sesso ha il significato:

A) di una minaccia di aggressione

B) un’affermazione di superiorità di rango

C) un rituale di accettazione di un ordine all’interno del gruppo ( manifestazioni paragonabili al saluto militare )

D ) un’offerta sessuale di tipo femminile con funzione di acquietare l’altro, d’ingraziarselo e di assicurarsi la sua protezione in caso di
necessità: per esempio, quando due babbuini maschi si incontrano, si salutano voltando il posteriore al compagno.

E) una liturgia per allentare le aggressività che si producono nel gruppo e per mantenere la coesione

L’omosessualità è un comportamento “naturale” perché si verifica anche fra gli animali?

Un errore, nel quale s’incorre spesso, sta nel ritenere di poter confrontare il comportamento umano con quello puramente animale, come se si trattasse di realtà omogenee.

Per esempio, se fra gli animali si verificano atti d’inaudita ferocia, come l’uccisione dei propri piccoli, degl’individui più deboli o del partner dopo l’accoppiamento, ciò non significa che gli uomini debbano regolare la propria vita con le stesse modalità degli esseri viventi non dotati di autocoscienza e di ragione. Le leggi con cui vanno regolati i comportamenti umani sono di natura diversa e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana.

Gli atti di tipo omosessuale che, in casi particolari, possono verificarsi fra gli animali sono ancora di difficile interpretazione e gli studi in materia sono soltanto agl’inizi.

Nelle specie che hanno uno scarso dimorfismo sessuale – cioè all’interno delle quali esistono sì due tipi differenti per morfologia, fisiologia o comportamento, ma questa differenza è ridotta – esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner e questo induce ad approcci e a corteggiamenti di tipo omosessuale e porta i maschi a montare altri individui dello stesso sesso con manifeste intenzioni copulatorie (1).

In molti uccelli e pesci, specie che non hanno grandi differenze fra i due sessi, l’essere dominante – dice il medico austriaco Konrad Zacharias Lorenz (1903-1989), fondatore dell’etologia, la disciplina biologica che studia le abitudini e i costumi degli animali e l’adattamento delle piante all’ ambiente – reprime, fino al limite della soppressione, la sessualità femminile e l’essere dominato reprime la sessualità maschile: non bisogna dimenticare che per gli animali l’essenza della femminilità consiste nell’ essere sottomesso, cioè “messo sotto” in senso propriamente fisico (2).

Molti pesci – per esempio i labridi della specie Thalassoma bifasciatum – iniziano la vita come femmine e costituiscono banchi di sole femmine, guidati da un maschio. Se il maschio viene tolto dal gruppo, la femmina più robusta cambia colore e si trasforma in un maschio, che domina il gruppo ed è capace di fecondare. Fra i pesci pagliaccio – Amphiprion – una coppia dominante inibisce la crescita degli altri membri. Se viene tolta la femmina, il maschio suo compagno si trasforma in femmina e dal gruppo d’
individui indifferenziati un pesce si sviluppa in maschio (3).

Fra i piccioni possono formarsi coppie di tipo omosessuale: il piccione dominante impersona la parte maschile e quello dominato la parte femminile (4).

Anche fra le oche i sessi non presentano grandi differenze esterne; così si può dare un legame fra due maschi che si comportano come una coppia, ma con una particolarità: a ogni primavera essi provano ad accoppiarsi, ma entrambi rifiutano di essere montati. Una femmina può inserirsi fra loro e accoppiarsi con uno o con entrambi: la coppia di maschi, che può avere una femmina in comune, sarà superiore in combattimento alle coppie normali perché il potenziale di combattimento di due maschi è superiore a quello di una coppia (5).

Qual è il significato degli atti di tipo omosessuale che si verificano nei mammiferi?

L’etologo austriaco Irenäus Eibl-Eibesfeldt spiega che nei mammiferi, animali che presentano un elevato grado di specializzazione e di dimorfismo sessuale, l’atto di montare un individuo dello stesso sesso ha il significato di una minaccia d’aggressione o vuol essere un’affermazione di superiorità di rango. Fra i macachi, per esempio, tale azione ha anche il significato di accettazione di un ordine all’interno del gruppo, che serve a rafforzarne i vincoli. Il macaco superiore di rango è in genere il primo a montare, ma spesso anche gl’individui di rango inferiore lo montano a loro volta: lo zoologo statunitense Carl Buckingham Koford (1915-1979) paragona queste manifestazioni al saluto militare (6).

La zoologa Isabella Lattes Coifmann spiega che, quando due babbuini maschi s ‘incontrano, si salutano voltando il posteriore al compagno: si tratta di un ‘offerta sessuale di tipo femminile con funzione di acquietare l’altro, d’ingraziarselo e di assicurarsi la sua protezione in caso di necessità (7).

La stessa zoologa riferisce che i bonobo – detti anche scimpanzé nani – praticano accoppiamenti normali, incestuosi e omosessuali in tutte le circostanze della vita. Queste manifestazioni sono continue, ma rappresentano una strategia per bloccare l’aggressività altrui, per allentare le tensioni che si producono nel gruppo e per mantenere la coesione: infatti, i maschi giungono all’eiaculazione solo se hanno per partner una femmina sessualmente matura (8).

Il comportamento sessuale animale è determinato anche dalle fasi dell’imprinting, cioè della formazione comportamentale, e le esperienze dell’imprinting possono essere “errate”: per esempio, alcuni uccelli, allevati fin da piccoli da esseri umani, tentano l’accoppiamento con essi anche a dispetto d’intervenute convivenze con congeneri (9).

Inoltre, non bisogna dimenticare che certi meccanismi comportamentali animali non sono sempre finalizzati alla sopravvivenza dell’individuo o della specie, ma possono manifestare patologie e devianze da eccesso o da carenza di funzione, le quali portano anche a squilibri distruttivi

Bibliografia:
Bruto Maria Bruti, Domande e risposte sul problema dell’omosessualità, in Cristianità n.314, novembre-dicembre 2002

Sussidiarieta’ contro assistenzialismo (Bruto Maria Bruti)

sussidiarietaPer il principio di solidarietà lo stato deve aiutare chi ha veramente bisogno.

Per il principio di sussidiarietà lo stato non deve mai sostituirsi all’iniziativa dei singoli e dei corpi intermedi: il principio di sussidiarietà fissa dei limiti all’intervento dello stato e alle modalità d’intervento (cfr. Libertà cristiana e liberazione n.73 e Catechismo della Chiesa Cattolica n.1885). Giovanni XXIII insegna che, se il liberalismo provoca disordine e sfruttamento dei deboli, il collettivismo determina sempre tirannide politica e ristagno dei settori economici con produzione di miseria (Mater et Magistra n.44) La dottrina della Chiesa avverte che il socialismo è un rimedio peggiore del disordine liberale (liberalismo selvaggio) che pretende di combattere (Pio XI, Quadragesimo Anno n.10). Nel liberalismo classico lo stato lascia fare, nel socialismo lo stato fa direttamente, nel socialismo cosiddetto democratico lo stato cerca di fare direttamente in modo pragmatico e progressivo. Infatti nel socialismo democratico non vengono fissati dei limiti all’intervento dello stato, né alle modalità d’intervento: la socializzazione social-democratica viene attuata là dove, di volta in volta, se ne ravvisa l’opportunità e la possibilità legislativa. Per tali motivi la social-democrazia è una forma di collettivismo graduale e progressivo. (1)

Con la sua ideologia assistenzialista la social-democrazia pretende che lo stato:

1) stabilisca ciò che serve ai cittadini al di là del necessario che nasce dai diritti fondamentali

2) fornisca ciò che serve ai cittadini intervenendo direttamente in economia e allargando gradualmente la sua sfera d’intervento: infatti per ogni socialista l’attività economica deve essere condotta socialmente. (Cfr. Pio XI, Quadragesimo anno n.119). Per questi motivi la dottrina della Chiesa insegna che il socialismo anche moderato è sempre socialismo, conduce sempre ad una società totalitaria e non si può essere insieme buoni cattolici e veri socialisti (cfr. Pio XI, Quadragesimo Anno n.117, 118, 119, 120). Nella enciclica Centesimus Annus Giovanni Paolo II condanna l’ideologia dello stato assistenziale che è l’ideologia del socialismo moderato: ” una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità ed aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune. Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l’aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese”(2)

Per la dottrina della Chiesa, invece, lo stato non lascia fare né cerca di fare direttamente ma AIUTA A FARE: lo stato ha il diritto d’intervenire per aiutare chi ha veramente bisogno sulla base del necessario che nasce dai diritti fondamentali, ma aiuta a fare senza sostituirsi all’iniziativa dei singoli e delle comunità intermedie:

1) la solidarietà viene sollecitata e garantita dall’intervento dello stato ma realizzata soprattutto attraverso il servizio privato.

2) Lo stato sociale, che si ispira al principio di sussidiarietà, aiuta solo chi si trova in stato di vera necessità e aiuta soprattutto attraverso la ridistribuzione in moneta e non in servizi gestiti dallo stato perché

A) ciò fa salva la libertà d’iniziativa e di scelta dei bisognosi

B) inoltre la fornitura dei servizi resta sottoposta all’iniziativa privata che ne garantisce l’efficienza.

La solidarietà cristiana non va confusa con il socialismo; Giovanni Paolo II, nella sua visita a Colle di Val d’Elsa, in provincia di Siena, il 30 marzo del 1996, ha pronunciato un discorso sulla solidarietà in cui ha detto:” è dunque l’ora di una nuova politica di solidarietà sociale, che non ha nulla a che vedere con l’assistenzialismo di comodo, dannoso alla lunga per gli stessi assistiti, ma che si basa piuttosto su interventi miranti a stimolare, nella prospettiva del principio di sussidiarietà, il senso di responsabilità e operosità delle categorie più deboli, assicurando loro al tempo stesso la possibilità concreta di esprimere le proprie capacità”. (3)

(Bruto Maria Bruti)

Bibliografia: 1) cfr. Iring Fetscher, Socialismo, in Enciclopedia del Novecento, Istituto Enciclopedia Italiana, vol.VI, Milano 1982, pag 878, 879

2) Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, n.48

3) L’Osservatore Romano, ed. settimanale n14-2805-, 5 aprile 1996, pag 3, n.7