Archivi tag: Cina

Sette ragioni per non regolamentare la prostituzione

7ragionicontroregolamentazioneLotta alla prostituzione per prevenire la tratta di persone e lo sfruttamento sessuale Sette ragioni per non regolamentare la prostituzione(1) Regolamentare la prostituzione aumenta la domanda di vittime di tratta. Infatti il 75-80% delle donne presenti nei bordelli olandesi e tedeschi, paesi in cui la prostituzione è legalizzata, è stata trafficata contro la loro volontà. *1* (2) Rende molto più difficile identificare le vittime di tratta. Già oggi osserviamo come l’atteggiamento degli sfruttatori sia cambiato: se prima il tipo di sfruttamento e di violenza era maggiore, ora è diventato più subdolo. I magnaccia aumentano la quota parte destinata alle prostitute per estinguere il loro debito. Ciononostante il reato di tratta rimane. (3) Non permette la repressione della tratta punendo gli sfruttatori, in quanto è un ottimo scudo dietro cui i trafficanti si possono mascherare. (4) Non aumenta le entrate statali provenienti dalla tassazione della prostituzione, perché aumenta il mercato nero. *2* In Germania la maggior parte dei bordelli, gestiti dalla criminalità organizzata, si è rifiutata di pagare le tasse. *3* Inoltre le persone che si prostituiscono non vogliono essere associate alla prostituzione, per cui non dichiarano le tasse. (5) Non riduce gli abusi nei confronti delle donne . Infatti, il 60 % delle prostitute che operano nei Paesi Bassi hanno subito violenza fisica, mentre il 40% delle stesse ha dichiarato di aver subito violenza sessuale *4* Negli Stati Uniti, l’86% delle prostitute ha dichiarato di aver subito violenza fisica dai clienti. Il 59% delle prostitute tedesche ha dichiarato che la regolamentazione non le fa sentire più sicure dalla violenza fisica o sessuale. (6) Non aumenta la sicurezza sanitaria delle donne che si prostituiscono. Nello Stato di  Victoria, in Australia, un cliente su cinque dichiara di voler avere rapporti sessuali non protetti. In Canada, il tasso di mortalità delle prostitute è 40 volte superiore alla media nazionale *5* La prostituzione comporta effetti dannosi per la salute delle persone che la praticano, le quali sono più soggette a traumi sessuali, fisici e psichici, alla dipendenza da stupefacenti e alcool, alla perdita di autostima, così come a un tasso di mortalità superiore rispetto al resto della popolazione. (7) Aumentano i costi sociali dati dall’aumento della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili nella popolazione. Molte donne, inconsapevoli mogli dei clienti, contraggono il papilloma virus (non solo l’HIV).
Bibliografia
*1* Janice Raymond, Ten Reasons for Not Legalizing Prostitution , Coalition Against Trafficking in Women, in Prostitution, Trafficking, and Traumatic Stress 315, 317 (Melissa Farley ed., 2003)..
*2* U.S. Dep’t of State, The Link Between Prostitution and Sex Trafficking 1 (2004), available at http://www.state.gov/ documents/organization/38901.pdf .
*3* Donna M. Hughes, Don’t Legalize: The Czech Republic Proposes a Dutch Solution to Sex Trafficking, The Nat’l Rev. Online, May 11, 2004, http://www.nationalreview.com/hughes/hughes200405110833.asp
*4* Monica O’Connor & Grainne Healy, Coal. Against Trafficking In Women, Eur. Women’s Lobby, The Links Between Prostitution and Sex Trafficking: A Briefing Handbook, 18 (2006), available at http://action.web.ca/home/catw/attach/handbook.pdf
*5* U.S. Dep’t of State, Off. to Monitor and Combat Trafficking in Persons, Trafficking in Persons Report June 2004 in Country Narratives, Western Hemisphere testo elaborato dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Corso gratuito per volontari contro lo sfruttamento della prostituzione

volto nigeriana

CORSO GRATUITO

CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE:
UNITA’ DI STRADA, PREVENZIONE, SOSTEGNO ALLE VITTIME e REINSERIMENTO
(prevalentemente 
per volontari dai 18 ai 30 anni)

QUANDO:   mercoledì 20 settembre (1 incontro) –
venerdì 22 settembre (2 incontro)
mercoledì 27 settembre (3 incontro)
dalle 20.00 alle 23

DOVE: Torino presso il Centro Servizi VOL.TO. (2 piano)
a Torino in V.Giolitti 21
(piazza Valdo Fusi a 5 minuti da Piazza San Carlo)
ISCRIZIONI E INFORMAZIONI: info@amicidilazzaro.it
tel. 3404817498  www.amicidilazzaro.it

ARGOMENTI DEL CORSO:
Introduzione al fenomeno della tratta delle persone a scopo sessuale. La prostituzione in Italia e all’estero.
I sexy shop, le case chiuse, le red-zone: i fallimenti della regolamentazione. Modalità diverse di prostituzione coatta: Nigeria-Est Europa-Brasile-Cina.
La legislazione sull’immigrazione e i percorsi di reinserimento. I servizi garantiti dal sistema italiano. Tecniche e problematiche del lavoro di strada.
L’atteggiamento del volontario. La religiosità nigeriana Wodoo-Juju
. I clienti, la sessualita’. Le problematiche dell’accoglienza e delle differenze culturali.
Le ricadute in strada dovute alla disperazione. I sostegni alle persone in difficolta’.
Il sexting e le forme di prostituzione semi volontaria. I retroscena: le violenze famigliari, la donna nelle culture, la vendita delle figlie a scopo sessuale.
Gli ideali e la proposta dell’associazione Amici di Lazzaro.

SCOPO DEL CORSO:
Il corso è rivolto alla formazione di nuovi volontari di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Negli incontri vengono forniti elementi di base sulla realtà della prostituzione e della tratta a scopo sessuale, approfondendo alcuni aspetti legati a varie attività dell’associazione. Il corso è tenuto dai responsabili delle varie unità di strada e da formatori esperti del settore.

LE OPPORTUNITA’ DI SERVIZIO VOLONTARIO CONTRO LA TRATTA:
1) unità in strada * di incontro con le vittime nigeriane  (* è necessario essere automuniti non perché si usino i propri mezzi ma perché il ritorno è a ora tarda dopo la mezzanotte)
2) sostegno alle ex vittime nel centro di ascolto (pacchi viveri, aiuto nella ricerca di lavoro e formazione, altri aiuti)
3) aiuto alle donne accolte in casa di accoglienza (solo per volontarie)
4) iniziative di prevenzione della tratta (via internet) e riduzione della domanda (incontri con i ragazzi nelle scuole superiori)
5) iniziative di aggregazione e spiritualità con ragazze uscite dalla tratta

L’ASSOCIAZIONE AMICI DI LAZZARO: L’associazione Amici di Lazzaro ha attive varie unità di strada che avvicinano le ragazze sfruttate, informandole delle opportunità di fuga, accoglienza e sui vari servizi offerti dalla rete di associazioni che si occupano della tratta e dello sfruttamento. Grazie a quest’attività di volontariato, decine di ragazze in questi anni hanno lasciato la strada e si sono reinserite nella società. L’associazione accoglie ragazze e donne in difficoltà, aiutandole a ritrovare una vita normale.

IL FENOMENO DELLA PROSTITUZIONE:
Nella sola provincia di Torino vi sono circa 900 donne che si prostituiscono di cui 750 vittime di sfruttamento. Di queste il 60% sono nigeriane, e il 20% rumene.
Gli Amici di Lazzaro dal 1997 hanno aiutato circa 350 donne a lasciare la strada. Attualmente seguono anche circa 80 ex vittime con difficoltà di reinserimento.
 

In India e Cina l’aborto selettivo di bimbe

E’ proprio il caso di dire “speriamo che non sia femmina” e, soprattutto, “basta” agli uomini, ai mariti, che esercitano una tale violenza psicologica sulle loro donne da ridurle a non saper pensare più con la loro testa, a non cercare il meglio per se stesse e la propria anima.

Così, sbalordisce e atterrisce leggere sui giornali che una donna del Vietnam ha abortito ben 18 volte, per accontentare il proprio consorte, che avrebbe voluto un figlio maschio!

Ma la cosa peggiore è che questa non è una notizia straordinaria, in certi Paesi, e che lei non è l’unica ad agire in questo modo.

Lo definiscono aborto selettivo,  nel senso che, se il feto non ha il genere desiderato, si decide di sopprimerlo.

A rischio sono tutte le bambine, che potrebbero nascere in Cina, in India, nel Caucaso e in altre località asiatiche, dove nascere femmina è un disonore per l’intera famiglia.

Fu il Premio Nobel Amartya Sen, un economista indiano, a parlare, nel 1990, di questa orrenda discriminazione, definita “Missing Women”, e a riportare i dati delle donne mai nate, a causa del diffusissimo fenomeno dell’aborto selettivo.

Solo in Cina, affermò Sen, oltre 100 milioni di donne sarebbero nate in più, fino a quel momento, e non è stato loro concesso. Un numero enorme, paragonabile a quello delle vittime di grandi eventi mondiali, come le carestie o le grandi guerre, sommate insieme.

Attualmente è Christophe Z. Guilmoto che, dal 2008, sta portando avanti un progetto demografico per il CePeD (Centre Population & Développement di Parigi), per calcolare gli effetti devastanti di queste malsane abitudini orientali, che determinano una mascolinizzazione anomala.

Attualmente in Cina, lo Stato sta attuando una pianificazione familiare, proprio per ridurre gli aborti di questo genere; in India, la “Action Aid India” ha lanciato la campagna “Beti Zindabad”, ossia “Lunga vita alle figlie”, perché il governo intensifichi i controlli sugli aborti selettivi, vietati per legge dal 1994, tra l’altro.

In India le bambine che non nascono sono 7.000 al giorno! Un affronto delittuoso verso la vita, le donne e i loro diritti.

La gente mi comprava, mi usava, mi urlava contro. Parla Joy

black1Sono Joy ho 22 anni, mia mamma è del Ghana e mio padre di Benin City (nigeriano). Dopo le secondary school, ho fatto la parrucchiera, la cameriera e la sarta. Non avevo i soldi per continuare gli studi e con la mia famiglia ho deciso di venire in Europa a lavorare. Siamo andati dall’ Asè – native doctor, per fare l”agreement” con lo sponsor-madame. Dovevo pagare 60.000 euro. In Italia ho capito che non mi avevano detto la verità, quanto tempo avrei dovuto stare in strada?”, “pensavo alle promesse fattemi a Benin City, lavoro? quale lavoro!! qui c’è solo la strada , e gente che mi urla contro, che mi usa, che mi compra per fare sesso con me!”. E poi i ladri, quelli che ti picchiano, le botte della madame, il freddo.

Avevo parlato già tante volte con i volontari dell’ associazione Amici di Lazzaro che mi parlavano, mi davano del the caldo, poi una sera ho chiesto aiuto a loro. “Avevo capito che ero libera dall’agreement (il giuramento di fedelta’ fatto a chi ti aiuta a venire in Europa, in teoria era un benefattore) con la Madame: non mi aveva detto la verità, tante bugie, tante violenze, sono scappata e sono andata da loro”. “Mi hanno accolta da dei loro amici della chiesa cattolica, ho parlato con la mia famiglia in Nigeria spiegando che la Madame era stata molto violenta con me e che non dovevamo più pagare nulla”. A Torino un prete cattolico mi ha benedetto e sono libera e protetta da ogni Voodu-Juju, sto bene! Ho i documenti e lavoro.

______________________________________________________

se volete aiutare una ragazza o sostenere dei progetti di reinserimento: info@amicidilazzaro.it
sms/whatsapp tel. 340 4817498

(possono chiamare anche direttamente le donne/ragazze sfruttate in inglese, francese, rumeno, italiano, 24 su 24)

20.000 euro per affittare un utero in Cina

Storie di ordinaria ingiustizia bioetica: quando il figlio E’ un prodotto da ottenere ad ogni costo. Vergognoso.

Duecentomila yuan (oltre 20.000 euro) per fare da madre surrogata e affittare il proprio utero. Per quanto sia illegale,la pratica è molto diffusa in Cina e per molte donne rappresenta una vera e propria fonte di reddito. Secondo un’inchiesta condotta dal Global Times,esistono nel paese moltissime agenzie che agiscono come mediatori tra le madri in affitto e le coppie che intendono avvalersi di questo “servizio”,e che applicano dei veri e propri tariffari. Al momento della conferma dell’esistenza del battito fetale,alla madre surrogata è corrisposto il 10% della somma totale,un altro 20% è corrisposto poi ispettivamente al quinto,al settimo e all’ottavo mese di gravidanza e solo dopo la nascita viene corrisposto il restante 30%.
(leggi cos’è la maternita’ in affitto)

Nelle prime settimane di gravidanza,prima cioè che si abbia la conferma del battito,alla madre surrogata viene pagata solo una somma di 2.500 yuan (circa 250 euro) per far fronte alle spese mediche iniziali. Alla nascita del bambino infine i genitori sono assistiti nella fase di registrazione del neonato che,sottratto alla donna che lo ha materialmente messo al mondo,viene affidato alla coppia.

Il tutto naturalmente avviene in nero,visto che la riproduzione surrogata è illegale nel paese sin dal 2001,quando il Ministero della Salute emise una normativa con la quale proibì a medici,ospedali e operatori sanitari di condurre qualsiasi pratica di questi tipo. Nonostante ciò,il mercato ha continuato a crescere,grazie anche a un sempre maggiore incremento della domanda.

Secondo i dati resi noti dalla Commissione sanitaria di Shanghai,il 10% delle coppie locali ha problemi di infertilità. Le agenzie,inoltre,operano nel campo senza particolari problemi a causa di un buco normativo. “La legge –spiega il titolare di un’agenzia che lavora nel settore –definisce e punisce il comportamento di medici e ospedali,ma non cita le agenzie. Per cui delle tre parti coinvolte,i nostri clienti,gli ospedali e noi,gli unici che devono stare attenti sono gli ospedali e i medici”.

Sostieni una mamma in difficoltà. causale “Progetto vita – un mese di attenzioni”

Sostieni un progetto educativo a favore della vita. causale “Educare alla vita”

Sostieni una campagna informativa. causale “Informare e prevenire”

_________________

 “Amici di Lazzaro”

C/C BANCARIO   codice IBAN: IT 98 P 07601 01000 0000 27608157

 C/C POSTALE “Amici di Lazzaro” C/C postale 27608157

 inviate i vostri dati (cognome e nome, email e indirizzo) per informarvi sull’uso fatto delle offerte.

In alcuni casi,per poter avere un bambino in via surrogata la coppia con problemi di infertilità necessita di acquistare anche degli ovuli e anche per questo c’è un mercato. Sembra siano molte le studentesse o le impiegate con stipendi bassi che per arrotondare vendono i propri ovuli per somme che vanno dai 15.000 ai 20.000 yuan (1500-2000 euro circa). Pratica anche questa condotta in maniera sotterranea,in quanto illegale.

Il costo totale per avere un figlio in questo modo si attesta intorno ai 300.000 yuan totali (circa 30.000 euro),un prezzo che è comunque considerato molto ragionevole,tanto che sono molte –a quanto riferisce l’inchiesta del Global Times –le coppie anche straniere che vengono in Cina per accedervi.

Recentemente poi sono molte le agenzie cinesi che,per evitare problemi con la legge,hanno deciso di trasferirsi in paesi come gli Stati Uniti o l’India,dove la pratica è legale. (ndr. e sarebbero paesi civili?)

Madonna di Shesan, aiuto dei cristiani, Prega per noi!

Nella Lettera pastorale di Papa Benedetto XVI indirizzata alla Chiesa in Cina nel 2007 il Papa decide che la festa annuale della Madonna di Sheshan, l’Ausiliatrice dei cristiani, il 24 maggio, sarà una festa di preghiera di tutta la Chiesa nel mondo per la Chiesa in Cina. Penso che i fedeli di Shanghai saranno contentissimi quando sentiranno tale buona notizia. Grazie, Santo Padre. Questo per la diocesi di Shanghai è un onore molto grande, e allo stesso tempo un obbligo molto importante. Innanzitutto dobbiamo venerare la Madonna con un fervore straordinario, dobbiamo imitare la Madonna, impegnandoci a essere suoi figli e figlie, e dando esempio agli altri cattolici. In secondo luogo, poiché ci saranno certamente molti fedeli che verranno in pellegrinaggio a Sheshan, noi cattolici di Shanghai dobbiamo prepararci adeguatamente, essere degli ospiti accoglienti, affinché i fedeli cinesi e stranieri possano in noi vedere la gloria dell’amore divino, venendo di buon grado e tornando contenti.

Aloysius Jin Luxian

La chiesa costruita nel XIX secolo e benedetta come santuario nazionale, si staglia in cima a una collina piena di vegetazione e piante rare, a circa 40 km a sudovest di Shanghai. Nelle vicinanze del santuario vi è pure un osservatorio astronomico sorto per opera dei gesuiti agli inizi del ‘900 e in seguito nazionalizzato. Per decenni centinaia di migliaia di cattolici, anche nei periodi più bui della persecuzione, sono giunti da tutta la Cina per chiedere grazie e pregare Maria, Regina della Cina.

Aborti forzati in Cina: li sostieni anche tu (insieme all’Onu)

Aborti e sterilizzazioni forzate, aborti selettivi su feti femminili e infanticidi continuano ad essere praticati in Cina da impiegati responsabili del controllo sulla popolazione. Il fatto è che queste operazioni sono finanziate dall’Onu, e da altri organismi internazionali. In questo modo, tutti i Paesi sono implicati in questa enorme ecatombe, definita “cento volte superiore al massacro di Tiananmen, che accade alla luce del giorno, ripetuto ogni singola giornata” (Chai Ling, ex leader di Tiananmen).AsiaNews propone l’appello di Reggie Littlejohn, presidente del Women’s Rights Without Frontiers, che combatte gli aborti forzati e la schiavitù sessuale in Cina (www.womensrightswithoutfrontiers.org).

Tu stai finanziando gli aborti forzati in Cina. E anch’io. Non solo la scelta dell’aborto, ma gli aborti forzati. Non ha importanza che tu sia pro-life o pro-choice. Nessuno può sostenere gli aborti forzati perché questa non è una scelta. Cosa voglio dire con “aborti forzati”? Eco un video riguardo a una giovane donna cinese che è stata trascinata dalla strada, legata a un tavolo e forzata ad abortire al settimo mese: 
Puoi leggere ancora più resoconti sull’aborto forzato, le sterilizzazioni forzate e l’infanticidio praticate sotto la brutale legge del figlio unico cliccando qui: 
http://www.womensrightswithoutfrontiers.org/index.php?nav=congressional  
Secondo il rapporto sulla Cina della Commissione esecutiva del Congresso, pubblicato il 10 ottobre 2010, chi viola la legge del figlio unico continua ad essere vittima di “sterilizzazioni forzate, aborti forzati, detenzione arbitraria e altri abusi”. 

La politica del figlio unico ha portato anche a molte altre violazioni di diritti umani. Ne nomino almeno tre: 
1. Genocidio del genere. A causa della tradizionale preferenza per I figli maschi, le bambine sono soggette in modo sproporzionato all’aborto, l’abbandono, l’infanticidio. 
2. Schiavitù sessuale
. A causa dell’eliminazione selettiva delle bambine, al presente in Cina vi sono circa 37 milioni di maschi in più rispetto alle femmine. Questo enorme squilibrio è una forza potente che alimenta il traffico di donne e lo schiavismo sessuale da nazioni vicine alla Cina. 
3. Suicidio femminile
. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la Cina ha il più alto tasso di suicidi femminili al mondo. Circa 500 donne cinesi si uccidono ogni giorno. Questo tasso straordinario di suicidi non è forse legato al trauma dell’essere stati vittime di aborti forzati o sterilizzazioni forzate? 
Tutto questo cosa centra con noi? Noi aiutiamo a finanziare le infrastrutture che si usano per il family planning forzati in Cina. La comunità internazionale finanzia l’Unfpa (United Nations Family Planning Fund, il Programma Onu sulla popolazione), come pure l’Ippf (International Planned Parenthood Federation) e la Marie Stopes International. Queste organizzazioni operano in Cina come “servizi di aborto”. Nel 2001 gli Usa hanno tagliato i fondi all’Unfpa dopo un’inchiesta dell’allora segretario di Stato Colin Powell, che ha scoperto la complicità dell’Unfpa nell’attuazione coercitiva della politica del figlio unico in Cina. Nel 2008, il Dipartimento di Stato Usa ha riaffermato la scoperta, ma nel 2009 ha rimesso in atto i finanziamenti. L’Unfpa è finanziata anche da molte altre nazioni.

In più, l’Ippf e la Marie Stopes lavorano mano nella mano con la macchina per il controllo sulla popolazione del governo comunista cinese, tristemente famosa per i suoi eccessi. Il sito internet dell’Ippf dichiara in modo aperto:

Sostieni una mamma in difficoltà. causale “Progetto vita – un mese di attenzioni”
Sostieni un progetto educativo a favore della vita. causale “Educare alla vita”
Sostieni una campagna informativa. causale “Informare e prevenire”
_________________

 “Amici di Lazzaro”
C/C BANCARIO    codice IBAN:   IT 98 P 07601  01000  0000 27608157
 C/C POSTALE         “Amici di Lazzaro”   C/C postale 27608157 
 inviate i vostri dati (cognome e nome, email e indirizzo) per informarvi sull’uso fatto delle offerte.

“L’associazione del Family Planning in Cina (CFPA) gioca un ruolo molto importante nel programma di family planning in Cina…” Il sito internet dela Marie Stopes International elenca come “partner più importanti” la Commissione per il Family planning di diverse provincie della Cina.

La scorsa settimana i cittadini Usa hanno votato per tagliare i fondi all’Unfpa, all’interno del nuovo programma YouCut (http://majorityleader.gov/YouCut/P2_W1.htm). A causa di questo voto, il repubblicano Renee Ellmers introdurrà una legge per tagliare [i fondi alla] Unfpa, risparmiando 400 milioni di dollari nei prossimi 10 anni. La legge deve ancora passare attraverso il comitato e poi dal parlamento per essere effettiva. Avete ancora il tempo di contattare il vostro rappresentante per questo.
Una volta, un ammiratore della democrazia americana ha notato: “L’America è grande perché è buona; se l’America cessa di essere buona, cesserà anche di essere grande”. Speriamo di non perdere la nostra bontà e perciò la nostra grandezza, sostenendo gli aborti forzati in Cina.
Per firmare l’appello internazionale di Women’s Rights Without Frontiers contro gli aborti forzati e la schiavitù sessuale in Cina, clicca qui:http://www.womensrightswithoutfrontiers.org/index.php?nav=sign_our_petition
Per guardare il video di 4 minuti su “Fermate gli aborti forzati in Cina!”, clicca qui:
http://www.youtube.com/watch?v=JjtuBcJUsjY.
* Reggie Littlejohn, presidente della Women’s rights without frontiers. Come esperta sulla politica cinese del figlio unico ha esposto discorsi al parlamento europeo, a quello britannico, informato la Casa Bianca e testimoniato davanti al Congresso. Ha parlato anche alla Harvard Law School, la Stanford Law School, la George Washington University, e a The Heritage Foundation. 
Laureata in legge alla Yale Law School, la sig.ra Littlejohn ha rappresentato diversi profughi cinesi nella richiesta di asilo per gli Stati Uniti.
Reggie Littlejohn* da www.Asianews.it

Sostieni una mamma in difficoltà. causale “Progetto vita – un mese di attenzioni”
Sostieni un progetto educativo a favore della vita. causale “Educare alla vita”
Sostieni una campagna informativa. causale “Informare e prevenire”
_________________

 “Amici di Lazzaro”
C/C BANCARIO    codice IBAN:   IT 98 P 07601  01000  0000 27608157
 C/C POSTALE         “Amici di Lazzaro”   C/C postale 27608157 
 inviate i vostri dati (cognome e nome, email e indirizzo) per informarvi sull’uso fatto delle offerte.

Prostituzione cinese. In Italia le nuove schiave

tratta delle cinesiEra uno dei night club più esclusivi e più sconosciuti di Roma. Si chiamava “Diamante” e della sua esistenza sapevano solo i cinesi. Visto da fuori, si mescolava perfettamente allo squallore degli altri capannoni industriali del quartiere Casilino. Ma dentro, tra tappezzerie di lusso, tovaglie di seta e luci soffuse, ai tavolini si sedevano uomini d’affari e capimafia della comunità cinese. A loro disposizione avevano, oltre all’alcool e agli ultimi ritrovati in materia di droga, le più belle e giovani prostitute del Lontano Oriente disponibili a Roma. Quando la Squadra mobile fatto irruzione nel locale, ce n’erano quindici, tutte avevano con loro la chiave dell’albergo dove avrebbero portato i loro clienti. Prostitute destinate ai cinesi ricchi. Ma senza nessun privilegio in più rispetto alle loro connazionali che battono i marciapiedi o che vivono rinchiuse in orribili appartamenti di Piazza Vittorio.

Schiave. Anzi, merce, nient’altro che merce. Si vestono solo per lavorare. Per il resto del tempo, sono costrette a girare per casa in indumenti intimi: un deterrente contro la loro possibile fuga. Qualcuno le valuta e sceglie qual è il segmento di mercato più adatto. Come se fossero vestiti realizzati in un laboratorio clandestino o giocattoli contraffatti. Il modo in cui i cinesi gestiscono la prostituzione in Italia segue le ciniche regole del marketing puro. Prezzi bassi, cambio periodico dell’ “offerta” e individuazione del target di cliente.

Il mercato è diviso rigorosamente in due settori: quello cinese, per il quale vengono riservate le donne migliori, e quello italiano. Segue poi la selezione dei clienti per censo: più sono ricchi, maggiore è il valore delle prostitute messe a disposizione. Nulla è lasciato al caso, l’organizzazione ha dinamiche assolutamente commerciali. A Roma, alcuni sfruttatori si erano dotati persino di un call center e avevano affittato nella capitale undici appartamenti, intestandoli a un nome fittizio, Guan Whenzu. Avevano travato anche uno slogan per il proprio business, che pubblicizzavano sulle riviste di annunci: «Fiume d’amore!». Al telefono rispondevano donne cinesi con una buona conoscenza dell’italiano, che fissavano l’appuntamento e sceglievano la prostituta in base a quanto intendesse spendere il cliente.

Tutto avviene in modo più discreto e diretto all’interno della comunità cinese. Lo scorso marzo è stata arrestata una “maitresse”, che ogni giorno dalle parti di Piazza Vittorio si procurava clienti connazionali porta a porta: come accade anche per i nigeriani, è quasi sempre una donna a gestire direttamente le prostitute per conto dell’organizzazione. La madama lasciava bigliettini con la scritta «massaggi completi per uomini», oppure fermava la gente direttamente per strada. Nella casa che lei gestiva non erano ammessi né italiani, né stranieri di altra nazionalità.

Le richieste dei cinesi sono infatti molto differenti. Soprattutto gli appartenenti alle classi agiate non sono interessati al semplice rapporto. L’incontro con una prostituta si prolunga per l’intera serata, durante la quale è molto frequente l’utilizzo di droghe. Anche gli stupefacenti sono di produzione cinese. Durante il blitz al club Diamante fu scoperta una nuova sostanza: la K-fen. È un droga sintetica, mai vista prima dalle autorità italiane, derivata dalla chetamina, si presenta in forma granulare e si può sniffare oppure sciogliere nella bevanda.

Per un italiano un rapporto sessuale in appartamento o in un centro massaggio con una prostituta cinese costa tra i 30 e i 50 euro. Sul marciapiede i prezzi scendono sotto i 15 euro. Le donne di altre nazionalità che ricevono in casa costano molto di più: tra i 100 e i 200.  Ma se sempre più italiani negli ultimi anni inseguono le proprie fantasie orientali, non è solo una questione di soldi. Le cinesi infatti non si ribellano a nessun tipo di richiesta. L’assoggettamento agli sfruttatori è tale che la volontà della donna si annulla completamente.

Nella maggior parte dei casi le ragazze vengono dal nord rurale della Cina, soprattutto dal Liaoning. Quasi sempre hanno meno di vent’anni. Hanno una famiglia povera, sono senza marito, ma con un figlio a carico. Sono così disperate che partono per l’Europa, pur sapendo bene a cosa vanno incontro. La porta di ingresso per l’Occidente è Parigi. Ci arrivano con visti turistici al seguito di grosse comitive di connazionali. Dopo qualche settimana il responsabile del gruppo denuncia l’allontanamento all’ambasciata e a quel punto se ne perdono le tracce. Il traffico di esseri umani è gestito dalla mafia cinese nazionale. Nel momento in cui arrivano in Italia, ad occuparsene sono bande criminali, ma non sempre organizzazioni di stampo mafioso. In Toscana, ad esempio, il business è in mano alle gang giovanili.

Con i loro sfruttatori, le prostitute spesso non riescono nemmeno a comunicare. Gli uomini vengono infatti dallo Zejan, dove si parla un dialetto molto diverso da quello del Liaoning. I loro aguzzini arrivano a guadagnare oltre mille euro al giorno. Misera è la parte che rimane a loro: si aggira tra i 100 e i 150 euro. Sono ostaggi a tutti gli effetti.
Giorgio Mottola
http://www.terranews.it/news/2011/01/prostituzione-cinese-italia-le-nuove-schiave

Cinque motivi contro le case chiuse

L’associazione Amici di Lazzaro www.amicidilazzaro.itcontro ogni proposta di tassazione e regolamentazione della prostituzione.

La prostituzione non è un lavoro, è sfruttamento, è offesa alla dignità umana.

A seguito di svariate proposte politiche circa una eventuale regolamentazione della prostituzione,  sentiamo il dovere di rispondere e far sentire la nostra voce che è quella delle vittime, delle donne sfruttate o semplicemente comprate ed usate dai clienti come oggetti.
Non siamo schierati politicamente, abbiamo tra noi persone con idee politiche diverse, ma siamo certamente schierati dalla parte dei poveri e degli ultimi, seguendo la dottrina sociale della Chiesa Cattolica.
Come uomini e donne, come cittadini, come cattolici e persone di buona volontà, siamo fortemente contrari per varie ragioni che potremmo riassumere in

“5 motivi contro le case chiuse”


1) La regolamentazione
non riduce il fenomeno .Nei paesi dove la prostituzione è stata legalizzata la tratta non si è ridotta ma si è inserita nei canali istituzionali rendendo ancora più difficile liberare le donne. E il numero complessivo delle persone coinvolte è aumentato enormemente, l’esempio lampante è la Germania dove le donne coinvolte sono aumentate da 100.000 a 300.000 e le persone trafficate sono più che raddoppiate. La regolamentazione nasconde e non risolve lo sfruttamento. In paesi come Olanda e Germania, la tratta ha assunto forme diverse e nascoste, ma i dati giudiziari dicono che essa è altissima. Chiudere le donne in night, locali, appartamenti aumenta la zona d’ombra in cui le mafie gestiscono le ragazze sfruttate. (solo negli ultimi 2 mesi abbiamo avuto 3 ragazze nigeriane scappate dallo sfruttamento, che sono state sfruttate anche stando nelle vetrine di Amsterdam)

2)     La prostituzione è lo sfruttamento più antico del mondo, tale concetto è ben rappresentato dalla legge svedese che afferma  “La prostituzione è una violenza dell’uomo contro la donna”, la legge svedese, replicata dalla Norvegia e dall’Islanda, afferma che il vendere il proprio corpo lede i diritti della persona e favorisce una cultura di sottomissione e svilimento della dignità umana. La legge svedese punisce i compratori di sesso a pagamento.

3)     La regolamentazione lancia un messaggio diseducativo. Culturalmente la regolamentazione porterebbe alla normalizzazione della prostituzione, specie fra i giovani e i ceti deboli, diventando una delle tante alternative tra cui scegliere per risolvere il problema del lavoro, dell’impegno lavorativo e formativo. La prostituzione evidentemente non è un lavoro e non può esservi equiparato.

4)     Lo stato non  può speculare su comportamenti non etici. Tassare la prostituzione, sarebbe come tassare le mazzette o il ricavato del contrabbando. Ricavare un utile infatti non lascerebbe  allo stato  e agli enti locali la necessaria libertà di lotta culturale e giudiziaria alla prostituzione.

5)     Un alibi per i clienti. La tassazione di un “comportamento”, diventerebbe un pessimo alibi per i clienti che riterrebbero moralmente accettabile (in quanto legalizzato) comprare prestazioni sessuali.

Chiediamo che lo stato si impegni maggiormente nel lottare contro la tratta usando al meglio le sue risorse investigative e in programmi di lotta allo sfruttamento e alla riduzione della domanda con campagne ad hoc per sensibilizzare gli uomini al rispetto della donna. In 10 anni abbiamo liberato 350 donne in Piemonte e sappiamo che l’80% delle donne è sfruttato, sia all’interno dei locali sia in strada.

Potete chiamarle prostitute, meretrici, escort, rimangono tutte vittime dell’egoismo di qualche uomo che offende la dignità femminile. Noi che da anni andiamo in strada tutte le notti a incontrare e liberare le donne lo possiamo testimoniare:
La prostituzione è lo sfruttamento più vecchio del mondo.


Paolo Botti – presidente Amici di Lazzaro

per info: tel. 3404817498     info@amicidilazzaro.it

___________________________________________________
Se vuoi aiutare una vittima di sfruttamento,
sostieni gli Amici di Lazzaro:
PosteItaliane C/C postale 27608157
BancoPosta IBAN: IT 98 P 07601 01000 0000 27608157
___________________________________________________

 

18 miti sulla prostituzione

1. “La prostituzione è il mestiere piu’ antico del mondo”

Proviamo a cambiare prospettiva: fare il “magnaccia” potrebbe essere considerato il mestiere piu’ antico del mondo. Il fatto che un fenomeno sia esistito per molto tempo non implica che esso non possa essere cambiato. Pensiamo, ad esempio, a fenomeni quali l’omicidio, la pena di morte o la schiavitù.

SCELTA?

2. “La prostituzione è un lavoro come un altro”
Non esiste altro “lavoro” con un tasso di mortalità così elevato (da 10 a 40 volte più alto della media). Tra il 60 e l’80% dei “lavoratori” nel mondo della prostituzione subisce regolarmente abusi fisici e sessuali. Se è un lavoro come un altro, come mai così poche donne dell’Europa occidentale colgono questa opportunità? Come mai le donne che si prostituiscono sono per la maggior parte immigrate? Si tratta forse di un “lavoro” rivolto essenzialmente alle donne straniere? Per favorire le pari opportunità, dovremmo forse fare campagne promozionali di questo tipo di “lavoro” per gli uomini? Vari sindacati in Europa non considerano la prostituzione un vero lavoro, in quanto essa è ritenuta incompatibile con i livelli di sicurezza e dignità, così come con il concetto di “progressione di carriera”, associati ad una professione vera e propria.

3. “La prostituzione porta un sacco di soldi”

A chi? secondo l’Interpol, un “protettore” guadagna 110.000 euro all’anno per ogni donna che esercita la prostituzione da lui controllata. Se la prostituzione è un “lavoro” così remunerativo, come mai la maggior parte di coloro che esercitano questa attività non possiede una macchina, un appartamento né riesce a risparmiare per il futuro? L’idea che la prostituzione paghi molto è semplicemente un mito. Dibattere sul potenziale retributivo di questo genere di attività è, inoltre, una strategia disonesta: indipendentemente dalla cifra, la prostituzione riguarda qualcuno che compra l’accesso al corpo e alla sessualità di un altro individuo. Gli esseri umani, però, non hanno e non devono avere prezzo.

4. “La prostituzione è una scelta”

“Se le donne avessero maggiore capacità di scelta economica, in questa società, non sceglierebbero di venire abusate attraverso la prostituzione” dice Fiona Broadfoot, sopravvissuta alla prostituzione del Regno Unito. Ogni scelta è sempre legata ad un contesto. Oggi in Europa l’uguaglianza di genere non è ancora realtà: basta guardare al divario retributivo tra uomini e donne (16%), alla diffusione della violenza contro le donne (1 donna su 5 è vittima di violenza coniugale), agli stereotipi sessisti, alla sottorappresentazione delle donne nel mondo del business, nelle università ed in politica (24% dei parlamentari nazionali è donna)… In un contesto in cui molte donne vivono discriminazioni, povertà e violenza, il consenso può essere comprato. Numerosi studi indicano che la povertà, la perdita della famiglia e di un tetto, la dipendenza da droghe ed una storia di abusi fisici e sessuali sono le componenti che rendono le giovani donne maggiormente a rischio di entrare nel mondo della prostituzione. Inoltre, la maggior parte delle donne che si prostituiscono comincia da molto giovane. Vorreste che vostra figlia o vostra sorella scegliesse questa attività?

18 miti_25. “La prostituzione rende le donne economicamente indipendenti, specialmente le immigrate”

In tempi di crisi economica, con alti livelli di disoccupazione ed atteggiamenti razzisti prosperanti, sarebbe molto facile dire che la prostituzione è una soluzione per le donne in generale e per quelle immigrate in particolare. Aiuterebbe addirittura a ridurre il tasso di disoccupazione! Tuttavia le vere questioni per le donne migranti sono: accesso al mercato del lavoro, riconoscimento dei titoli e diritti legati al ricongiungimento familiare. L’indipendenza economica non dovrebbe ottenersi facendosi del male e accettando gli abusi. Nel 21° secolo possiamo e dobbiamo fare di meglio.

 LIBERTÀ SESSUALE?

6. “La prostituzione riguarda la libertà sessuale, l’abolizionismo è anti-sesso”

Cerchiamo di essere più precisi: stiamo parlando della libertà sessuale di chi? La libertà sessuale consiste nel godere dei diritti e della salute sessuali, basati sull’eguaglianza e liberi da ogni forma di discriminazione, coercizione o violenza (definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). La prostituzione non riguarda il sesso, bensì il potere: acquistare prestazioni sessuali significa negare la libertà sessuale dell’altra persona. Pagare per il sesso significa negare il diritto di un’altra persona al desiderio sessuale e costituisce un atto di profonda deprivazione dell’agentività sessuale di un altro essere umano. Gli abolizionisti sono pro-sesso: vogliono una genuina libertà sessuale ed una vera uguaglianza tra uomini e donne; ciò non si potrà mai raggiungere finché la sessualità sarà inserita nel contesto del mercato.

7. “La prostituzione è parte della storica lotta delle donne per il controllo del proprio corpo”

Negli anni Settanta, in Europa, le donne effettivamente lottarono per il riconoscimento dei loro diritti sessuali e riproduttivi, in particolare per il diritto all’aborto sicuro. Denunciavano le disuguaglianze strutturali tra uomini e donne e, con esse, ogni autorità che imponesse la propria visione sui diritti umani delle donne: la religione, la tradizione… e il mercato. La mercificazione della sessualità e dei corpi delle donne non può essere considerata parte di una lotta collettiva per i loro diritti: la prostituzione riguarda il diritto di comprare sesso che gli uomini si sono auto-attribuiti, non significa realizzare l’uguaglianza di genere.

8. “Alcune donne affermano di avere il diritto di prostituirsi”

Alcune persone accettano anche di lavorare per meno del salario minimo garantito; alcuni accettano addirittura di vendere un organo. In entrambi i casi, la nostra società ha deciso di proteggere i più vulnerabili e garantire una vita decente per tutti; in questi casi, la legge condanna quindi il datore di lavoro che paga il lavoratore meno del salario minimo o la persona che acquista l’organo. Allo stesso modo, la legge dovrebbe criminalizzare l’acquirente di sesso, non la persona che si prostituisce. Alcune persone possono dire che scelgono di prostituirsi; ma una società democratica non si costruisce sulla base di rivendicazioni individuali che non rispecchino la situazione della stragrande maggioranza. Sono in gioco il futuro che stiamo creando, la società in cui vogliamo vivere. Al giorno d’oggi dovremmo essere molto più preoccupati del diritto di uomini e donne di non entrare nel mondo della prostituzione.

9. “Solo ‘le lavoratrici ed i lavoratori del sesso’ dovrebbero parlare di prostituzione, perché sanno meglio di chiunque altro di cosa si tratti”

Dovrebbero forse solo le donne vittime di violenza domestica essere tenute a denunciare quella violenza? La violenza domestica è riconosciuta come una forma strutturale di violenza contro le donne, che ci riguarda tutti, donne e uomini, perché mette in gioco valori sociali. La prostituzione ci riguarda tutti: trasmette norme e rappresentazioni ai giovani, è banalizzata e persino resa glamour dai media e dall’industria della cultura. Inoltre, per ogni “lavoratrice del sesso” mediatizzata, ci sono molte sopravvissute della prostituzione che molto raramente riescono a parlare apertamente, anche a causa del trauma subito durante la loro esperienza. E ci sono milioni di persone ancora nel circolo della prostituzione che sono invisibili. È tempo di ascoltarle. ”

18 miti_3UTILITÀ SOCIALE?

10.“La prostituzione è utile per la società, specialmente per gli uomini soli e socialmente isolati.”

Gli acquirenti di prestazioni sessuali, in media, non corrispondono affatto a questo stereotipo: ricerche internazionali mostrano come essi siano per la maggior parte uomini sposati o con una relazione e che tendono ad avere più partners (al di fuori della prostituzione) rispetto al resto della popolazione maschile. Giustificando la prostituzione come un’istituzione sociale, si supporrebbe che alcune donne debbano essere sacrificate per i “bisogni” di questi uomini. Le donne che si prostituiscono sono prima di tutto donne: dovrebbero tutte godere degli stessi diritti e della dignità umana.

11. “La domanda non cesserà mai”

Questo assunto presuppone una visione ben triste degli uomini…: secondo tale presupposto, gli uomini sarebbero guidati dai loro cosiddetti “bisogni sessuali irreprimibili”, non dal loro cervello. È davvero sorprendente, visto che la maggioranza degli uomini non è solita comprare sesso. La domanda di prostituzione è legittimata da una certa visione della mascolinità, collegata alla virilità e alla forza, tutti stereotipi sugli uomini trasmessi dalle nostre società diseguali. Essa si può ridurre con l’educazione, la prevenzione e la legislazione. È semplice. Il fatalismo è usato dalle persone che non vogliono cambiare la società.

12. “Abolire la prostituzione porterebbe ad avere più stupri”

In realtà è il contrario: vari studi hanno mostrato che gli uomini comprano sesso semplicemente perché è possibile farlo. La normalizzazione della prostituzione, invece, promuove atti di violenza nei confronti delle donne, convogliando il messaggio sociale secondo cui le donne sarebbero delle merci. Il Nevada, dove lo sfruttamento della prostituzione è stato depenalizzato, ha il più alto tasso di stupri di tutti gli Stati Uniti. In uno studio su un campione di uomini, il 54% di coloro che frequentano prostitute ha riconosciuto di aver avuto comportamenti sessuali aggressivi nei confronti della propria partner.

13. “Legalizzare la prostituzione è il modo migliore per garantire il godimento di diritti basilari per le persone che esercitano questa attività”

Prostituirsi è legale dappertutto in Europa (tranne in Croazia). Il tema dell’accesso ai diritti non è legato allo status legale della prostituzione, quanto allo status migratorio di ogni persona: se si soggiorna legalmente sul suolo di un paese, si può accedere a servizi di base, tra cui il test dell’HIV e servizi sanitari. Se si è privi dei documenti necessari, si rischia di non avere accesso a questi diritti nemmeno in paesi che legalizzano o depenalizzano la prostituzione; ciò non ha niente a che vedere col fatto di essere o meno nel mondo della prostituzione. In Germania solo 44 persone si sono registrate come “professioniste del sesso”, contro una stima di 400.000 persone nel circolo della prostituzione. Legalizzare la prostituzione (o depenalizzare il lavoro del sesso e quindi lo sfruttamento della prostituzione) non cambia la stigmatizzazione sociale delle persone che esercitano questa attività.

UTOPIA?

18 miti_414. “Dobbiamo combattere la tratta di esseri umani, ma la prostituzione non c’entra niente”

Queste affermazioni contraddicono la realtà: se la prostituzione non ha niente a che fare con la tratta di esseri umani a scopo sessuale, per cosa sono trafficate le donne? Secondo i dati dell’UE, il 62% della tratta di esseri umani nell’Unione Europea è a scopo di sfruttamento sessuale. La tratta è alimentata dal profitto ed ha un legame diretto con i mercati della prostituzione, dove la domanda alimenta l’offerta. Si stima che i profitti derivanti dalla tratta a scopo di sfruttamento sessuale ammontino a 27,8 miliardi di dollari. Questi soldi provengono dai clienti, come in ogni altro settore del business. Ecco perché la prostituzione e la tratta di esseri umani sono intrinsecamente connesse.

15. “Col modello svedese le persone che esercitano la prostituzione sono più esposte a violenze, perché la prostituzione entra nella clandestinità”

Se i clienti possono trovare le prostitute, anche i servizi sociali ci riescono! Criminalizzando i clienti, il modello svedese cambia la relazione tra donne e clienti: i criminali sono i clienti. Molte donne che hanno esercitato la prostituzione in Germania, prima di arrivare in Svezia, raccontano all’Unità Prostituzione della Polizia di Stoccolma che c’è molta più violenza nelle “case chiuse” rese legali, perché gli acquirenti di sesso possono fare tutto ciò che vogliono. Gli assistenti sociali in Svezia osservano come le persone esercitanti la prostituzione si sentano più libere di rivolgersi a loro per ricevere assistenza. Al contrario, in paesi dove le “case chiuse” sono legali (come in Australia o in Germania), i servizi sociali e la polizia dicono di riuscire con più difficoltà ad avvicinare le donne che si prostituiscono. Legalizzare la prostituzione non cambierà la realtà: la prostituzione è una forma di violenza. Il 68% delle donne che esercitano questa attività soffre dei sintomi del disturbo post-traumatico da stress, come le vittime di tortura o i veterani di guerra.

16. “Non dovremmo criminalizzare i clienti, perché essi possono salvare le donne o identificare le vittime di tratta”

Il mito incarnato da Richard Gere in “Pretty woman” è ben lontano dal rappresentare la realtà. Un cliente di sesso che “salva” una donna o denuncia un caso di tratta resta pur sempre un cliente di sesso; l’esistenza di “clienti gentili” non riduce la domanda, contribuisce solo a corroborare una visione romantica della prostituzione che non ha nulla a che vedere con la realtà. Inoltre, questo genere di clienti rappresenta solo una piccola minoranza. I siti web di acquirenti sono illuminanti a riguardo. Ecco alcuni commenti: “Pompino decente, ma con un comportamento sgradevole e senza alcuno sforzo di sembrare interessata o almeno far finta di godere”; “è stato come fottere un attraente sacco di patate” (The invisible men Tumblr).

17. “Gli abolizionisti vogliono proibire la prostituzione”

C’è una grande differenza tra l’approccio proibizionista, che criminalizza tutti gli attori del sistema prostituzionale (comprese le persone che si prostituiscono), e l’approccio abolizionista, il quale mira solo ai clienti, ai “protettori” e ai trafficanti, cioè coloro che hanno capacità di scelta. Optare per la criminalizzazione di tutti non affronta la cause profonde né la natura di genere della prostituzione. Il modello abolizionista dà risalto alla violenza di tipo economico, psicologico e fisico connaturata nella prostituzione; esso vuole quindi proteggere le persone colpite e criminalizzare i colpevoli, cioè i clienti. L’abolizionismo vuole proporre alternative concrete alle persone che si trovano nella prostituzione e cambiare la mentalità che ne sta alla base.

18. “L’abolizione della prostituzione è un’utopia”

Abolire la prostituzione non significa debellarla. Gli stupri, gli omicidi e la pedofilia sono proibiti, tuttavia esistono ancora. Ciò che è importante è la norma sociale che la legislazione trasmette: essa dovrebbe inserire tra i diritti umani il principio per il quale il corpo umano e la sessualità non sono in vendita. Essa dovrebbe creare le condizioni per la realizzazione di una società più giusta.

Agostino Zhao Rong e gli altri 119 martiri cinesi

martiri cinesiIl primi evangelizzatori in Cina arrivarono nel V secolo. Successivamente fu grazie al gesuita Matteo Ricci che diventarono cristiani uomini e donne di classi sociali diverse.
Ben presto pero’ arrivarono i primi martiri. Il domenicano Padre Francesco Fernández de Capillas, ucciso nel 1648, è considerato il protomartire della Cina.
Nei tre secoli successivi, furono tantissimi i missionari e laici occidentali e cinesi a dare la vita per Gesù.
Vennero beatificati tutti insieme nel 2000 da Giovanni Paolo II
Ecco l’elenco dei 120 martiri cinesi che la Chiesa ricorda il 9 luglio di ogni anno.

Francesco Fernández de Capillas, sacerdote, dei Padri Domenicani
+ 15 gennaio 1648 a Fu’an, provincia del Fujian
Pietro Sanz y Jordà, vescovo, dei Padri Domenicani
+ 26 maggio 1747 a Fuzhou, provincia del Fujian
Francesco Serrano Frías, vescovo, dei Padri Domenicani
Giovanni Alcober Figuera, sacerdote, dei Padri Domenicani
Gioacchino Royo Pérez, sacerdote, dei Padri Domenicani
Francesco Díaz del Rincón, sacerdote, dei Padri Domenicani
+ 28 ottobre 1748 a Fuzhou, provincia del Fujian
Pietro Wu Guosheng, catechista
+ 7 novembre 1814 a Zunyi, provincia del Guizhou
Agostino Zhao Rong, sacerdote
+ primavera 1815 a Chengdu, provincia del Sichuan
Giuseppe Zhang Dapeng, catechista
+ 12 marzo 1815 a Guiyang, provincia del Guizhou
Gabriele Taurino Dufresse, vescovo, della Società Parigina Missioni Estere
+ 14 settembre 1815 a Chengdu, provincia del Sichuan
Giovanni da Triora (Francesco Maria Lantrua), sacerdote dei Frati Minori
+ 7 febbraio 1816 a Changsha, provincia dello Hunan
Giuseppe Yuan Zaide, sacerdote
+ 24 giugno 1817 a Chengdu, provincia del Sichuan
Paolo Liu Hanzuo, sacerdote
+ 13 febbraio 1818 a Lezhi, provincia del Sichuan
Francesco Régis Clet, sacerdote della Congregazione della Missione (Padri Vincenziani)
+ 18 febbraio 1820 a Wuchang, provincia dello Hebei
Taddeo Liu Ruiting, sacerdote
+ 30 novembre 1823 a Quxian, provincia del Sichuan
Pietro Liu Wenyuan, catechista
+ 17 maggio 1834 a Quxian, provincia del Guizhou
Gioacchino He Kaizhi, catechista
+ 9 luglio 1839 a Guiyang, provincia del Guizhou
Lorenzo Bai Xiaoman, laico
+ 25 febbraio 1856 a Xilinxian, provincia del Guangxi
Augusto Chapdelaine, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere
+ 29 febbraio 1856 a Xilinxian, provincia del Guangxi
Agnese Cao Guiying, vedova
+ 1 marzo 1856 a Xilinxian, provincia del Guangxi
Agata Lin Zhao, vergine
Girolamo Lu Tingmei, catechista
Lorenzo Wang Bing, catechista
+ 28 gennaio 1858 a Maokou, provincia del Guizhou
Giovanni Battista Lou Tingyin, laico
Giuseppe Zhang Wenlan, seminarista
Paolo Chen Changpin, seminarista
Marta Wang Luozhi, vedova
+ 29 luglio 1861 a Qingyan, provincia del GuizhouGiovanni Pietro Néel, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere
Martino Wu Xuesheng, catechista
Giovanni Zhang Tianshen, catechista
Giovanni Chen Xianheng, catechista
+ 18 febbraio 1862 a Kaiyang, provincia del Guizhou
Lucia Yi Zhenmei, catechista
+ 19 febbraio 1862 a Kaiyang, provincia del Guizhou
Barbara Cui Lianzhi, laica sposata
+ 15 giugno 1900 a Qiangshenzhuang, provincia dello Hebei
Modesto Andlauer, sacerdote, della Compagnia di Gesù
Remigio Isoré, sacerdote, della Compagnia di Gesù + 19 giugno 1900 a Wuyi, provincia dello Hebei
Giuseppe Ma Taishun, laico
+ 26 giugno 1900 a Qianshengzhuang, provincia dello Hebei
Lucia Wang Cheng, giovane
Maria Fan Kun, giovane
Maria Qi Yu, giovane
Maria Zheng Xu, fanciulla
+ 28 giugno 1900 a Wanglaija, provincia dello Hebei
Maria Du Zhaozhi, laica sposata
+ 28 giugno 1900 a Jieshuiwang, provincia dello Hebei
Maria Du Tianshi, madre di Maddalena Du Fengju
Maddalena Du Fengju, laica, figlia di Maria Du Tianshi
+ 29 giugno 1900 a Dujiadun, provincia dello Hebei
Paolo Wu Anju, laico sposato
Giovanni Battista Wu Mantang, giovane laico
Paolo Wu Wanshu, giovane laico
+ 29 giugno 1900 a Xiaoluyi, provincia dello Hebei
Raimondo Li Quanzhen, laico sposato, fratello di Pietro Li Quanhui
Pietro Li Quanhui, laico sposato, fratello di Raimondo Li Quanzhen
+ 30 giugno 1900 a Chendun, provincia dello Hebei
Pietro Zhao Mingzhen, laico, fratello di Giovanni Battista Zhao Mingxi
Giovanni Battista Zhao Mingxi, laico, fratello di Pietro Zhao Mingzhen
+ 3 luglio 1900 a Dongyangtai, provincia dello Hebei
Antonino Fantosati, Vescovo dei Frati Minori Riformati
Cesidio (Angelo) Giacomantonio, sacerdote dei Frati Minori Riformati
+ 4 luglio 1900 a Hengchou, provincia dello Hunan
Teresa Chen Jinxie, laica, sorella di Rosa Chien Aixie
Rosa Chen Aixie, giovane, sorella di Teresa Chen Jinxie
+ 5 luglio 1900 a Huangeryn, provincia dello Hebei
Pietro Wang Zuolong, laico
+ 6 luglio 1900 a Shuanzhong, provincia dello Hebei
Giuseppe Maria Gambaro, sacerdote dei Frati Minori Riformati
+ 7 luglio 1900 a Hengchou, provincia dello Hunan
Teodorico Balat, sacerdote dei Frati Minori Osservanti
+ 7 luglio 1900 a Taiyuan, provincia dello Shanxi
Marco Ji Tianxiang, laico
+ 7 luglio 1900 a Ueihoei, provincia dello Hebei
Maria Guo Lizhi, laica sposata
+ 7 luglio 1900 a Hujiacun, provincia dello Hebei
Giovanni Wu Wenyin, catechista
+ 8 luglio 1900 a Yongjenin, provincia dello Hebei
Gregorio Grassi e 28 compagni, martiri della rivolta dei Boxer
Gregorio (Pier Luigi) Grassi, vescovo dei Frati Minori Osservanti
Francesco Fogolla, vescovo dei Frati Minori Osservanti e coadiutore di monsignor Grassi
Elia Facchini, sacerdote dei Frati Minori Osservanti
Andrea Bauer, sacerdote dei Frati Minori Osservanti
Giovanni Zhang Jingguang, seminarista e Terziario Francescano
Filippo Zhang Zhihe, seminarista e Terziario Francescano
Patrizio Dong Bodi, seminarista e Terziario Francescano
Giovanni Zhang Huan, seminarista e Terziario Francescano
Giovanni Wang Rui, seminarista e Terziario Francescano
Tommaso Shen Jihe, laico e Terziario Francescano
Simone Qin Cunfu, seminarista e Terziario Francescano
Pietro Wu Anbang, laico e Terziario Francescano
Francesco Zhang Rong, laico sposato e Terziario Francescano
Pietro Wang Erman, laico
Giacomo Zhao Quanxin, laico sposato
Mattia Feng De, laico sposato e Terziario Francescano
Giacomo Yan Guodong, laico
Pietro Zhang Banniu, laico sposato e Terziario Francescano
Martiri Francescane Missionarie di Maria
Maria Ermellina di Gesù (Irma Grivot), religiosa
Maria della Pace (Marianna Giuliani), religiosa
Maria Chiara (Clelia Nanetti), religiosa
Maria di Santa Natalia (Giovanna Maria Kerguin), religiosa
Maria di San Giusto (Anna Maria Moreau), religiosa
Maria Adolfina (Anna Caterina Dierkx), religiosa
Maria Amandina (Paolina Jeuris), religiosa
+ 9 luglio 1900 a Taiyuan-fu, provincia dello Shanxi
Zhang Huailu, catecumeno
+ 9 luglio 1900 a Zhuhedian, provincia dello Hebei
Anna An Xinzhi, laica sposata
Maria An Guozhi, laica sposata
Maria An Lihua, laica
Anna An Jiaozhi, laica sposata
+ 11 luglio 1900 a Liugongyin, provincia dello Hebei
Paolo Liu Jinde, laico sposato
+ 13 luglio 1900 a Langziqiao, provincia dello Hebei
Giovanni Wang Guixin, laico
+ 14 luglio 1900 a Nangong, provincia dello Hebei
Lang Yangzhi, catecumena, madre di Paolo Lang Fu
Paolo Lang Fu, fanciullo, figlio di Lang Yangzhi
+ 16 luglio 1900 a Lujiapo, provincia dello Hebei
Teresa Zhang Hezhi, laica sposata
+16 luglio 1900 a Zhangjiaji, provincia dello Hebei
Pietro Liu Ziyu, laico
+ 17 luglio 1900 a Zhujiaxiezhuang, provincia dello Hebei
Giovanni Battista Zhou Wurui, giovane laico
+ 19 luglio 1900 a Lujiazhuang, provincia dello Hebei
Elisabetta Qin Bianzhi, madre di Simone Qin Chunfu
Simone Qin Chunfu, adolescente, figlio di Elisabetta Qin Bianzhi
+19 luglio 1900 a Liucun, provincia dello Hebei
Leone Ignazio Mangin, sacerdote, della Compagnia di Gesù
Paul Denn, sacerdote della Compagnia di Gesù
Maria Zhou Wuzhi, laica sposata
+ 20 luglio 1900 a Zhujiahe, provincia dello Hebei
Pietro Zhou Rixin, giovane laico
+ 20 luglio 1900 a Lujiazhuang, provincia dello Hebei
Maria Fu Guilin, laica
+ 20 luglio 1900 a Dailucun, provincia dello Hebei
Maria Zhao Guozhi, laica
Rosa Zhao, giovane catechista, figlia di Maria Zhao
Maria Zhao, giovane, figlia di Maria Zhao e sorella di Rosa Zhao
+ fine di luglio 1900 a Zhaojia, provincia dello Hebei
Xi Guizi, fanciullo, catecumeno
+ fra giugno e luglio 1900 a Dechao, provincia dello Hebei
Alberico Crescitelli, sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere
+ 21 luglio 1900 a Yanzibian, provincia dello Shanxi
Giuseppe Wang Yumei, laico
+ 21 luglio 1900 a Daining, provincia dello Hebei
Anna Wang, fanciulla
Lucia Wang Wangzhi, madre di Andrea Wang Tianqing
Andrea Wang Tianqing, fanciullo, figlio di Lucia Wang Wangzhi
+ 22 luglio 1900 a Majiazhuang, provincia dello Hebei
Maria Wang Lizhi, laica sposata
+ 22 luglio 1900 a Daning, provincia dello Hebei
Giuseppe Yuan Gengyin, laico
+ fine di luglio 1900 a Dayin, provincia dello Hebei
Paolo Ke Tingzhu, laico
+ 8 agosto 1900 a Xiaotun, provincia dello Hebei
Rosa Fan Hui, laica
+ 16 agosto 1900 a Fanjiazhuang, provincia dello Hebei
Luigi Versiglia, vescovo dei Salesiani di Don Bosco
Callisto Caravario, sacerdote dei Salesiani di Don Bosco
+ 25 febbraio 1930 a Litouzui, Guangdong

Cina. Suo figlio e’ Down, ma lei non lo abbandona: apre un’impresa per lui

bai ye genfuIn Cina il 95 per cento dei bambini con la sindrome di Down viene abortito, come nella gran parte del resto del mondo. A differenza di altri paesi, pero’, in Cina si può farlo anche al nono mese di gravidanza. Non è un caso se il Dragone detiene il record assoluto di aborti: almeno 23 milioni ogni anno.

«ABBANDONALO PER STRADA». Chissà cosa avrebbe deciso di fare Bai Ye se avesse saputo prima che il suo bambino era affetto dalla Trisomia 21. Figlia di genitori di etnia Han – inviati negli anni Cinquanta dal governo comunista nella regione autonoma della Mongolia Interna per rendere ancora più minoranza l’etnia mongola di minoranza – ha frequentato l’università nella capitale Hohhot. È qui che ha dato alla luce Ge Genfu. Ma solo dopo 40 giorni scoprì che il piccolo aveva la sindrome di Down. «Non parlerà né camminerà mai», le dissero i medici. Dopo aver girato tutti i migliori ospedali della Cina per cercare una soluzione, e i migliori templi buddisti per ottenere il miracolo della guarigione, un medico del Beijing Children’s Hospital le disse: «Hai due opzioni: accettare la realtà o abbandonarlo in strada».

LA RUOTA DEGLI ESPOSTI. Quest’ultima è l’opzione più comune in Cina. Nel 2014, il governo ha inaugurato in un ospedale di Guangzhou, capitale della provincia del Guangdong, una moderna “ruota degli esposti”, un nido in grado di accogliere in forma anonima quei bambini che i genitori altrimenti abbandonerebbero. Dopo appena due mesi ha dovuto chiuderla per il numero troppo elevato di neonati lasciati. Tutti i 262 bambini depositati lì in neanche due mesi erano malati o disabili: 110 affetti da paralisi cerebrale, 39 da sindrome di Down e 32 da problemi cardiaci. Questo atteggiamento è stato sempre di fatto favorito dalla legge sul figlio unico e dal capitalismo sfrenato promosso dalla leadership comunista dopo il fallimento della Rivoluzione Culturale.

DA SOLO IN UN ANGOLO. Ma Bai Ye non ha abbandonato Genfu in un angolo a Pechino. Se l’è riportato a casa. A causa della malattia, nessun asilo accettava di prenderlo, tranne uno, guidato da un amico della donna. Le maestre, non sapendo come rapportarsi con quello strano bambino, lo lasciavano giocare da solo in un angolo, al pari dei compagni, che non capivano le sue reazioni. E anche sua mamma, ormai, aveva perso ogni speranza riguardo alla sua crescita.

IL MAGLIONE PERSO. Un giorno Bai andò all’asilo a riprendere suo figlio e si accorse che Genfu non aveva più addosso il maglione. Chiedendo spiegazioni alle maestre, scoprirono insieme che il piccolo si era tolto da solo il maglione e l’aveva gettato chissà dove. Bai non si arrabbiò ma scoppiò di gioia: era un segno del fatto che le capacità motorie di suo figlio miglioravano. A 8 anni riuscì a iscriverlo in una scuola speciale, dove il figlio intraprese un programma della durata di nove anni (periodo di scolarizzazione obbligatorio in Cina per tutti).

L’IMPRESA. Ottenuto il diploma, Genfu passò altri quattro anni nella comunità Casa del sole, dove migliorò ancora le sue capacità manuali e intellettive. Chiedendosi che cosa avrebbe potuto fare il figlio in futuro, Bai, in modo così inusuale per la società cinese, decise di aprire nel 2013 la Sunshine Factory, una piccola impresa dove far lavorare solo persone con disabilità intellettive. Oggi Genfu produce piccoli oggetti, dalle collane ai dentifrici, per i rifornitori degli hotel. Non guadagna granché ma è felice. Né lui, né sua madre hanno ancora ottenuto un solo yuan dallo Stato, ma contano di vincere la loro battaglia per i diritti dei bambini con difficoltà mentali.

da: www.tempi.it

Cina. La messa di nascosto, tra i gabinetti: «Soffriamo come Gesu’ sulla croce»

madonna cineseIl Pastore Gu Yuese e’ tornato in liberta’ dopo tre mesi, “appropriazione indebita” l’accusa del governo cinese, si era opposto alla demolizione delle croci nel Zhejiang e aveva difeso i diritti della chiesa. L’illegale detenzione del pastore era stata coperta con un “regime di residenza sorvegliata in una località prescelta”. Sono tantissimi i sacerdoti che negli ultimi anni hanno pagato con la detenzione anche prolungata l’opposizione, anche fisica, alla demolizione delle croci in corso nel paese, voluta dal governo che ha introdotto il divieto di innalzare il simbolo cristiano sopra gli edifici religiosi, di relegarlo all’interno della facciata, non visibile, e di decidere sulle misure, l’altezza e l’architettura degli edifici cristiani.

Una vera e propria forma di persecuzione che non è stata applicata ad altre forme di religioni, come il buddismo, il taoismo e l’islam. E così statue buddiste e altre forme religiose torreggiano ovunque e nessuno obietta o restringe nulla. E poi ci sono loro, i sacerdoti cattolici che nei cortili, nelle case fatiscenti, nei gabinetti maleodoranti, in quelle piccole chiese domestiche celebrano l’eucarestia, di nascosto, e radunano centinaia di fedeli che per due ore, cantano inni, ricevono l’eucarestia e stringono le mani in una preghiera disperata. Da sempre ogni sacerdote o vescovo nominato dal Vaticano è stato perseguitato e sostituito da vescovi nominati dal regime comunista e, malgrado i segnali di disgelo e di incontro messi in pratica da Papa Francesco, la soppressione delle chiese domestiche continua senza sosta, costringendo i fedeli in luoghi sotterranei come i primi cristiani. Padre Dong è stato arrestato tantissime volte dalle autorità per le sua Messa all’aria aperta, celebrazione poi trasferita nella sua casa, e poi nei gabinetti esterni, e poi accanto ai rifiuti . Se la chiesa indipendente sarà definitivamente soppressa, non resterà altro che una soluzione, ha detto P. Dong: “Tornerò a casa a pregare, questa è l’unica strada per noi cattolici”.

da: lucedimaria.it

Il miracolo delle conversioni e dei battesimi in Cina

Pechino (AsiaNews) – Nella notte di Pasqua, oltre 100 persone adulte sono state battezzate nella sola cattedrale di Pechino, dedicata all’Immacolata Concezione . Avvolti da una specie di mantello bianco, accompagnati da padrini e madrine, si sono apprestati a confessare la loro adesione alla fede in Gesù Cristo morto e risorto per poi essere battezzati dall’arcivescovo mons. Giuseppe Li Shan.

Lo stesso rito si è riproposto in tutte le chiese cattoliche della Cina, che la notte della Veglia pasquale, negli ultimi anni ha visto il battesimo di oltre 20mila nuovi fedeli.  In una parrocchia alla periferia di Shanghai, in una zona satellite con quasi un milione di abitanti, vi sono stati 27 nuovi battesimi. La comunità cattolica è formata solo da 100 persone. Ciò significa che con i nuovi cristiani della notte di Pasqua, la comunità è cresciuta di oltre il 25%.

Altri battesimi vengono celebrati a Natale, a Pentecoste e all’Assunzione. Si stima che in un anno vi siano almeno 100mila battesimi di adulti che entrano nella Chiesa cattolica.


Se vuoi collaborare ad iniziative di annuncio del Vangelo e missione, verso i cinesi in Italia contattaci


 

Fra i protestanti – e soprattutto fra le chiese domestiche, non legate al Movimento delle tre autonomie, la Chiesa protestante ufficiale – le cifre dei battesimi annuali pare siano molti di più.

Il governo e il ministero degli affari religiosi guarda con grande preoccupazione la crescita dei cristiani in Cina. Si calcola che ormai il numero di cristiani nel Paese di mezzo si aggiri sui 100 milioni, un numero maggiore perfino dei membri iscritti al Partito comunista cinese (Pcc), che sono 85 milioni.

Secondo osservatori, è proprio la politica del Pcc a catalizzare la ricerca religiosa che sfocia poi nell’adesione al cristianesimo. Il materialismo teorico e pratico, con la spinta a diventare ricchi e a possedere, porta molte persone nelle città a domandarsi se il senso della vita sia solo il consumismo. Diversi nuovi battezzati confermano che la vita nel benessere “non bastava” e che erano alla ricerca di “un senso più profondo”, di “valori oltre quelli materiali”: ciò che un vescovo della Cina centrale ha definito “una grande sete di Dio”.

La spinta materialista ha creato molto individualismo e sfruttamento. Molte persone – soprattutto migranti giunti in città per lavorare – si sentono sole e senza nessuno che li aiuti, trattati come schiavi e malpagati. “Incontrando alcuni cattolici – dice uno di loro appena battezzato – mi sono sentito accettato e accolto come persona, con una dignità, con un valore che non dipende dalla mia ricchezza o dalla mia povertà”.

In generale, le celebrazioni della Pasqua si sono svolte senza tensioni. Anche le comunità non ufficiali hanno potuto celebrare messe e servizi liturgici, anche se la polizia ha esigito da loro che il tutto avvenisse “senza clamore di canti e in piccoli gruppi”.

Anche nel Zhejiang, dove è ancora in atto una campagna per distruggere croci e chiese, nelle ultime settimane è stato liberato l’avvocato Zhang Kai, cristiano protestante che ha difeso molte comunità dai soprusi delle distruzioni. Commentando la sua detenzione per sei mesi, egli ha detto: “Dico grazie alla polizia di Wenzhou per esseri preso cura di me per tutto questo tempo”.

da: asianews.it


Se vuoi collaborare ad iniziative di annuncio del Vangelo e missione, verso i cinesi in Italia contattaci


XXI secolo, i martiri danno fastidio

martiri chiesaDon Andrea Santoro, il sacerdote romano assassinato in Turchia, è un martire del nuovo millennio. Di lui s’è molto parlato e scritto, in Italia e non solo. Anche Benedetto XVI per lui ha usato parole impegnative. Ma per uno che finisce in prima pagina – in virtù delle particolari circostanze dell’uccisione – quanti ogni anno versano il loro sangue nel disinteresse dei cattolici stessi e nell’oblio colpevole dei media? In molti posti al mondo, testimoniare Cristo può costare la vita. Accade oggi, nel XXI secolo. Come accadeva agli inizi della storia cristiana.

Se nella cultura attuale il tema-martirio trova scarsa audience o – addirittura – suscita avversione, è anche per una malintesa e fuorviante concezione della fede radicatasi in taluni. C’è, infatti, chi opera un’equazione assolutamente indebita tra il praticare una fede e l’essere intolleranti, come se automaticamente la “pretesa” di aderire a una verità trascendente si traducesse in prevaricazione sull’altro e, in ultima analisi, in violenza. Il martirio, letto così, altro non sarebbe che l’effetto collaterale di una fede troppo sicura di sé. Detto in modo più diretto: i martiri sarebbero gente incapace di “mediare”, di accettare e di farsi accettare nello scenario di pluralismo religioso odierno. In definitiva: se la sono… cercata. A questa concezione fa pendant un concetto assolutamente improprio di dialogo, secondo il quale le religioni dovrebbero abbandonare le loro pretese universalistiche per trovare un minimo comun denominatore, in nome del quieto vivere (e – aggiungo io – del relativismo culturale imperante). Secondo tale ottica il martire sarebbe uno che, non sapendo “dialogare”, ha voluto chiudersi nel bozzolo del suo fanatismo, andando perciò incontro all’incomprensione e, in definitiva, all’ostilità. Un’ostilità che poteva essere evitata, se solo non fosse stato così “fondamentalista”…

Si tratta di una caricatura profondamente ingiusta, oltre che pericolosa, del martirio cristiano. La realtà, per chi la guarda con occhi limpidi, è un’altra. Ogni giorno migliaia di cristiani – in Pakistan, Indonesia, Sudan, Nigeria, Cina, Colombia… – sono oggettivamente esposti al rischio della discriminazione, dell’arresto arbitrario, del pestaggio, e non di rado della morte, semplicemente a motivo della loro fedeltà al Vangelo. Da questo punto di vista i missionari occidentali – se talvolta finiscono nel mirino dei fondamentalisti in quanto stranieri – sono comunque meno esposti di molti laici e religiosi locali per i quali, in caso di morte violenta, non si scomoderanno le tv e non si muoverà nessuna ambasciata.

Non è forse scandaloso tutto ciò, in un’epoca che si fregia di voler estendere i diritti umani a ogni latitudine? Forse che il diritto di credere non appartiene al novero dei diritti umani fondamentali?
Nell’estate del 2005 ho incontrato a Guangzhou, nel corso di un viaggio in Cina, padre Tan Tiande, un sacerdote novantenne che ha passato trent’anni nei campi di lavoro forzato. Un “martire vivente”, insomma. Ebbene, padre Tiande mi ha descritto minuziosamente le durissime condizioni di vita in quell’inferno (qualcosa di molto simile a un lager), nell’estremo nord della Cina: d’inverno la temperatura scendeva a meno 30, lo stomaco era costantemente nella morsa della fame, punizioni corporali e oppressione psicologica erano all’ordine del giorno e così via. Eppure mai, nemmeno per un momento, padre Tiande ha avuto parole di odio o vendetta per i suoi carcerieri. Che differenza con tanti alfieri del martirio di casa nostra, così pronti a intingere la penna della denuncia (giusta e doverosa, per carità) nell’inchiostro di un risentimento che di evangelico ha poco o nulla!

Anche se ce ne siamo dimenticati o, pur sapendolo, non amiamo rammentarlo, il punto è che l’esperienza del martirio è connaturale alla vocazione cristiana e alla vicenda missionaria in quanto tale. Chi annuncia e testimonia Cristo “e questi crocifisso” (1Cor 2,2) non può non mettere in conto l’incomprensione di chi ascolta, finanche la reazione violenta, di una violenza che può sfociare nella tortura o nell’omicidio. Il Nazareno, a suo tempo, era stato estremamente chiaro: «Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi…» (Gv 15,20).

Oggi siamo preoccupati, e giustamente, del montare del fondamentalismo islamico che semina terrore e morte in molte parti del mondo. Sarebbe però fuorviante pensare che esso rappresenti l’unica prova per i credenti in Cristo. I dati dicono altrimenti. In realtà, ogni volta che il cristiano, in nome del Vangelo, si assume il rischio di testimoniare l’amore per i nemici, la tensione infaticabile al dialogo, la ricerca della pace, ebbene, ogni volta che in qualche modo il cristiano va controcorrente rispetto alla cultura dominante, si mette in una condizione di estrema vulnerabilità, una condizione che a volte assume il volto dell’ostilità latente, altre quello dell’aperta persecuzione. In ogni caso, a quanti si comportano così, mostrando con le parole e con la vita di avere solo Dio per Signore, appare chiaro che la loro testimonianza, la loro semplice presenza in determinati contesti può dar fastidio. A dispetto delle più pacifiche intenzioni.

È il caso dei sette monaci del monastero di Notre Dame de l’Atlas, a Tibhirine, in Algeria, sequestrati dieci anni fa (nella notte del 26-27 marzo 1996) dai terroristi appartenenti ad una cellula del Gruppo islamico armato e trovati uccisi il 30 maggio di quell’anno. I martiri di Tibhirine per molti aspetti sono un’icona del martirio del nostro tempo. Agli occhi del mondo appaiono come pazzi: hanno sfidato la morte (perdendo), pur di restare – loro, occidentali, nel mirino degli estremisti islamici – in una terra dove, peraltro, la loro presenza non ha portato a conversioni di massa o all’edificazione di chissà quale Chiesa. Eppure, la loro scelta di rimanere in Algeria, nonostante il crescente clima di terrore e l’assassinio di numerosi preti e religiosi, è stata un segno forte, di grande qualità evangelica. La consapevolezza di andare incontro alla morte, acconsentendo senza riserve, e l’offerta della vita, perdonando agli aggressori, sono testimoniate dal bellissimo testamento spirituale del priore e da altri testi dei suoi confratelli: autentici tesori di spiritualità del XX secolo.
Gerolamo Fazzini

Cina, due “figli unici” saranno consentiti

1160cina-figlio-unicoLa notizia è di quelle importanti. Il Partito-Governo-Stato Comunista Cinese abolirà la famosa e famigerata legge sul figlio unico che, introdotta il 25 settembre 1980, ha fino a oggi imposto alle coppie di procreare una solta volta e dunque costretto le madri all’aborto di Stato nonché intere famiglie a pene severissime, pecuniarie e fisiche. Si calcola che in 35 anni di applicazione severa e feroce questa legge, cattiva e crudele, abbia causato la cifra astronomica di 400 milioni di aborti. Chi l’ha introdotta è statoe(1904-1997), il despota che senza rinunciare al maoismo (suo è il massacro di Tienanmen) ha lanciato il “nuovo corso” con lo slogan: «Arricchirsi è glorioso». Ispirandosi alla Nuova politica economica lanciata da Lenin (1870-1924) negli anni 1920 per cercare di arginare il disastro (già allora) dell’economia collettivista, Deng ha infatti sostituito la vecchia lotta di classe con un pan-economicismo il cui il denaro unico dominatore è matrice di ogni giudizio, valore e principio.

Ancora più importante è però la notizia che sta dentro la notizia. Il nuovo provvedimento legislativo consentirà alle coppie di avere due figli: la politica del figlio unico sostituita dalla politica dei due figli unici. Probabilmente la percentuale degli aborti si dimezzerà, e questo implica un calo drastico, benedetto, del numero assoluto delle vittime innocenti. Ma la nuova legge comporta ancora l’uccisione calcolata di milioni di vite umane non ancora nate. Meno di prima, cioè, ma ancora; se infatti anche un solo aborto è sempre troppo, immaginiamoci cosa continuano a significare milioni di aborti che sono la metà dei milioni di prima ma che restano sempre milioni. Se possibile, poi, il dato ancora peggiore è la logica soggiacente.

Perché la logica che soggiace a queste politiche è che i cinesi possono avere solamente tanti figli quanti piace in un determinato momento al Partito-Governo-Stato Comunista, chiedendone sempre il permesso. Oggi il fabbisogno nazionale decreta che sono due i figli per coppia necessari a far fronte all’insostenibile peso del welfare cinese, ieri decretava che era solo un figlio, ma nella sostanza cosa cambia? Nulla, si tratta della medesima logica neo-malthusiana che, armeggiando con il pallottoliere, addebita come sempre al popolo il costo della pallottola con cui gli si spara.

Scrive acutamente AsiaNews che tutto dipende infatti da un cinico calcolo d’interesse. Una macchina statale mastodontica come quella cinese può spostare periodicamente un po’ più in là la data del proprio collasso finale soltanto se riesce a far girare con un certo ritmo la ruota del ricambio generazionale nel mondo del lavoro, evitando che la popolazione invecchi troppo o che sia troppo giovane per essere produttivamente utile, a ogni buon conto evitando che i cittadini siano troppi o troppo pochi, non solo per mantenere il sistema, ma per farlo proseguire (a differenza di altri mondi comunisti, drammaticamente già implosi su se stessi, poiché incapaci di controllare adeguatamente queste macchine, di per sé inclini al deragliamento). Assomiglia alla logica del falansterio, e infatti è proprio così. Quando i cinesi erano troppi, se ne è calmierato il numero con l’aborto statale; quando ci si è resi conto che ne servivano di più si è proceduto, tra il 2013 e il 2014, ad “alleggerire” la famigerata legge del figlio unico consentendone un secondo solo a quelle coppie in cui almeno uno dei genitori è unico per legge.

Ma l’apertura non ha sortito gli effetti sperati, un po’ perché anche i cinesi sono figli del nostro tempo e imparano presto le “meraviglie” dell’“emancipazione” che regala “sogni” a occhi aperti come il “controllo delle nascite”, un po’ perché lex creat mores e se è vero che non basta seguire le leggi buone per andare in Paradiso, ancor più vero è che senza leggi buone il rischio dell’Inferno può essere maggiore. Sia come sia, degli 11 milioni di coppie cinesi che per legge avevano diritto a un secondo figlio solo 1,45 milioni hanno chiesto di godere del privilegio facendo sì che dei 20 milioni di nascite in più che il Partito-Governo-Stato si attendeva per il 2014 se ne siano in realtà verificate solamente 16,9 milioni. Con queste cifre, le pensioni i cinesi non le vedranno mai; per questo la ragioneria ha consigliato di ricalibrare il tiro.

Della vita umana e dell’unicità delle persone al Partito-Governo-Stato non interessa insomma alcunché. Le persone esistono in Cina semplicemente in funzione dello Stato, il quale a proprio piacimento decide periodicamente le quote del diritto alla vita. La Cina di oggi non è più quella atroce del maoismo di un tempo; oggi vige la libertà. I cinesi sono liberi di chiedere al Partito-Governo-Stato tutto: anche quanti figli mettere al mondo, uno, nessuno o centomila, obbedendo con ossequio e salamelecco alla pianificazione pluriennale stabilita dopo statistico calcolo di variabili e costanti da un comitato di esperti e burocrati che oracola graziosamente chi vivrà e chi no. Come faceva Maximilien Robespierre nel cuore più torbido del Terrore, ma stavolta con un bel sorriso quotato in Borsa.

da: http://www.lanuovabq.it/

Huan, mamma cinese. Liberata e sparita

cinese1Si era spostata in Cina e dopo due anni di matrimonio aveva partorito l’unico figlio concesso dalle leggi del Governo. Il marito all’inizio era un amore ma poi ha cominciato a bere, a giocare i soldi e a frequentare cattive compagnie. La sera quando rientrava picchiava Huan e gli chiedeva soldi. Così è avvenuto che il marito ha costretto Huan a partire affidandosi a gente che le prometteva un lavoro in Italia e quindi soldi che avrebbe potuto inviare al marito anche per il sostentamento del figlio. Giunta a Prato, le persone che l’avevano aiutata a partire ed accompagnata in Italia, l’hanno costretta in un capannone a lavorare per molte ore, a mangiare e a dormire proprio lì sullo stesso tavolo di lavoro. Distrutta e sfinita per quel lavoro, ha trovato ” benevolenza ” ancora dagli stessi sfruttatori che in alternativa gli hanno proposto un lavoro in un centro massaggio e non solo. Dopo aver accettato questo cambiamento Huan si è ritrovata a passare dallo sfruttamento lavorativo allo sfruttamento nella prostituzione . Poi fortuna volle che in un intervento delle Forze dell’Ordine ha potuto sottrarsi a questa situazione … ma dove poi sia finita, non si sa.