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Cinque domande scomode su aborto, eutanasia e contraccezione

#1 Contraccezione: una non alternativa all’aborto

E’ oggi molto diffusa l’idea secondo cui la cosiddetta contraccezione d’emergenza costituirebbe un’alternativa all’aborto.
Su quali basi lo si afferma? Non certo su basi scientifiche, giacché c’è una vera e propria marea di studi che nega espressamente una correlazione tra maggiore contraccezione e contrasto efficace dell’aborto quando non evidenzia addirittura il fatto opposto, e cioè che alla diffusione della contraccezione corrispondono più aborti (Cfr. Scand J Public Health (2012) 40 (1): 85-91; Contraception (2011) 83 (1): 82-87; It. J. Gynæcol. Obstet. (2009) 21 (3): 164-178). Un dato suffragato dal fatto che oltre la metà delle donne intenzionate ad abortire – secondo quanto emerso in alcune ricerche – in precedenza faceva regolare ricorso alla contraccezione (Cfr. Guttmacher Institute (2008) Facts on Induced Abortion in the United States) e dal fatto che un maggior accesso alla contraccezione, anche se forse nell’immediato può arginare i tassi di gravidanza e conseguentemente gli aborti, nel lungo periodo, a causa della mentalità sessualmente disinvolta che indirettamente incoraggia, finisce col favorire un aumento delle gravidanze (Cfr. Working Paper, (2005); 1-38 at 31).
La prova del nove che la contraccezione sia una finta alternativa all’aborto, del resto, ci viene dall’Italia dove la diffusione della contraccezione, rispetto ad altri Paesi, è inferiore eppure si verifica – anche se lieve e molto meno consistente di come viene celebrato – un calo degli aborti; calo che invece non si verifica, ad esempio, in Francia, Inghilterra, Spagna.

 # 2 Eutanasia, un finto diritto

Rilanciato con insistenza dai mass media, quello dell’eutanasia è un finto-problema, paradossalmente sentito più dall’opinione pubblica che dai diretti interessati, vale a dire le persone malate. Infatti, se da un lato l’ormai celebre indagine Eurispes 2007 ha riscontrato che il 67% degli italiani sarebbe favorevole all’eutanasia, ricerche condotte su persone affette da gravi patologie, come per esempio la sindrome locked-in, ha riscontrato in appena il 7% di queste pensieri o intenzioni di morte (Cfr. British Medical Journal Open, 2011). Allo stesso tempo sappiamo che in Olanda, dove la “dolce morte” è legale, solo il 46% delle richieste di eutanasia menziona il dolore, contraddicendo così non solo le raccomandazioni che pongono come condizione per l’eutanasia una sofferenza divenuta non più sopportabile, ma persino la leggenda metropolitana secondo cui la “dolce morte” sarebbe la risposta ad un dolore divenuto insopportabile.

Balle. La verità è che molti pazienti e malati mostrano sintomi di sofferenza psicologica e depressione – li mostra uno su cinque, per esempio, tra i malati di cancro (Cfr. European Journal of Cancer Care, 1998;7(3):181-91), ed abbisognano pertanto, oltre che di cure più efficaci – pensiamo alla “terapia del dolore”, troppo spesso non disponibile -, di maggiore vicinanza. La stessa vicinanza che quanti suggeriscono la comodissima scorciatoia dell’eutanasia si rifiutano di offrire.

 #3 Aborto & stupro

E’ il “caso limite” per eccellenza. Ad ogni buon pro-life, alla fine, viene chiesto questo: ma come diavolo fai ad essere contrario all’aborto pure in caso di stupro?
La questione, per quanto delicata, sul versante morale è in realtà meno complicata di come sembra. Infatti, il tasso di correlazione tra stupro è gravidanza è molto basso – non supera il 5% (Cfr. American Journal of Obstetrics and Gynecology (1996); 175(2):320-4) – e solo l’1% delle donne che ricorre all’aborto lo fa per una gravidanza conseguente ad una violenza (Cfr. Perspectives on Sexual and Reproductive Health (2005); 37(3):110–118). Inoltre, è da sottolineare come l’aborto procurato sia esso stesso una violenza. E’ una violenza contro un figlio che viene eliminato e lo è anche contro la madre che quel figlio perde, incorrendo in tutta una serie di pesantissime ripercussioni sulla propria salute sia sul versante psicologico sia su quello generale, come mostrano i maggiori rischi di mortalità delle donne che abortiscono rispetto alle mamme che partoriscono (Cfr. Medical Science Monitor (2012) 18(9): PH 71 – 76).
Per questo anche quando la gravidanza è conseguente a violenza, la risposta deve rimanere sempre una ed una soltanto: accoglienza, accoglienza, accoglienza.

 #4 L’embrione è un essere umano?

L’embrione è un essere umano, non meno di una donna di 50 anni o di un ragazzo di trenta. Ma cosa ce lo fa dire? Il fatto che io non sia i miei genitori.
Se cerchiamo il vero inizio della vita, stiamo parlando certamente di qualcuno nell’utero materno. E quando tutto è iniziato? Il bambino è stato un feto, il feto un embrione. Tutto sembra derivare da chi lo precede.
Occorre trovare un vero salto qualitativo, in cui c’è una trasformazione in qualcosa di completamente diverso! Questo si trova solo nella fecondazione: l’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo.
Da quando io sono “io”? A ben vedere io sono stato “solo” un neonato, “solo” un feto, “solo un embrione… Ma non sono mai stato “solo” uno spermatozoo” o “solo un ovulo”. Quelle erano cellule di mio padre e mia madre, a tutti gli effetti. E io non sono loro, sono io.

 #5 Un figlio con questa crisi?

La gioia della maternità può trasformarsi in panico. Il momento di crisi, però, non sospende i diritti e il sostegno pubblico.
Si può mettere al mondo un figlio anche con la crisi? I congedi dal lavoro, assegni, e supporto da parte del volontariato ci portano a rispondere “Sì” a questa domanda. Lo Stato prevede l’assegno di maternità anche per le mamme che hanno perso il lavoro che in alternativa può essere richiesto anche dal padre. Esistono anche assegni di maternità comunale (L’erogazione degli assegni è gestita dall’INPS) oltre a progetti specifici delle Regioni (Info sul permesso di maternità). Inoltre le mamme in permesso di maternità hanno la garanzia di conservare il loro impiego (Per esempio il progetto Nasko della Regione Lombardia).
Un figlio è un dono ed è anche una sfida, affrontarla insieme è sempre meglio: per questo i Centro di Aiuto alla Vita (cosa sono i CAV) sono pronti a sostenere le future mamme insieme alle associazioni di volontariato del territorio: una rete di solidarietà ovunque disponibile e pronta ad intervenire fornendo l’aiuto necessario per affrontare serenamente la nascita di un bambino.

La meraviglia della procreazione umana

Cuore e Ragione.

Raramente troviamo situazioni in cui questi due elementi possano coesistere e, anzi, evocarsi l’un l’altro con tanta immediatezza. Ogni gravidanza si propone come mistero: i suoi eventi biologici si ripetono invariati da millenni, ma tutto, ogni volta, diventa irripetibile: nasce un figlio, unico e irripetibile, un presente che unisce passato e futuro. Veniamo, infatti, da lontano e andiamo lontano attraverso i nostri figli. A ben vedere la meraviglia dovrebbe prenderci anche solo fermandoci a pensare al funzionamento mirabile di tutto il nostro organismo, ai sofisticati e spesso ancora misteriosi meccanismi che operano in noi e sostengono la nostra esistenza, ma l’apparire di una nuova vita ci riempie sempre di stupore e di incanto: dalla fusione dei due gameti origina un figlio nuovo nei cui geni è già tutto iscritto, sin dall’inizio. Mi è stato chiesto di illustrare la meraviglia della procreazione a partire dai suoi aspetti biologici nascosti, quelli che precedono, consentono e preparano l’evento della nascita. Ho introdotto la conversazione con una frase di Chesterton, dal San Francesco d’Assisi (1923):L’uomo vede meglio le cose quando ne indaga accuratamente l’origine, che è la parte più importante di esse. Quando ne conosce la spiegazione, esse appaiono più belle”. È una frase che esprime una grande e semplice verità e che evidenzia la straordinaria importanza del conoscere. Nel caso della procreazione essa appare ancora più vera. È il radicarsi in ciascuno della sua conoscenza profonda che consente di vivere e sperimentare la procreazione, nella sua bellezza e perfezione, come costituente inalienabile del proprio essere e di apprezzarla come patrimonio prezioso da custodire e proteggere, sia in se stessi, sia negli altri. Non è possibile trascrivere in poche pagine il testo della relazione, posso solo descriverlo e darne ragione: ho spiegato l’anatomia e la fisiologia degli apparati riproduttivi, focalizzando poi l’attenzione sul ciclo mestruale e sull’ovulazione, e quindi sul concepimento e sull’impianto in utero. Per facilitare la comprensione mi sono servito di immagini. Rimando, per contenuti e immagini, al mio libro “Da Vita a Vita. Viaggio alla scoperta della riproduzione umana1.” Ho riproposto l’intervento che generalmente rivolgo ai giovani e alle coppie. Manca nella popolazione la conoscenza della fisiologia riproduttiva. Tutte le rilevazioni statistiche che hanno indagato il problema evidenziano che soprattutto i giovani sono privi delle informazioni di base relative ai fenomeni del ciclo mestruale: meno del venti per cento delle ragazze attorno ai vent’anni è consapevole della propria fertilità e della possibilità di individuare i giorni fertili del ciclo e, con essi, anche il giorno della liberazione dell’uovo. Questa percentuale tende a salire nelle decadi successive ma giunge a stento al quaranta per cento. Fra i maschi l’informazione è addirittura inesistente.

Manca, nella popolazione, l’educazione alla Bellezza. Torno alla frase di Chesterton e preciso il mio scopo: accompagnare i ragazzi alla scoperta della riproduzione, a indagarne accuratamente la fisiologia a partire dalle premesse e a conoscere quanto più approfonditamente possibile la meraviglia della vita umana sin dalla sua origine. Dell’una conosceranno e apprezzeranno la perfezione, dell’altra la meraviglia e la sacralità. So di richiedere un impegno intellettuale serio ai miei interlocutori, ma ritengo che diversamente non li rispetterei fino in fondo e, soprattutto, non permetterei loro di appropriarsi di questa conoscenza in modo definitivo.

Sono disponibili da sempre, nel nostro ambiente, opuscoli divulgativi che riportano le immagini dei primi periodi della nostra esistenza. Sono certamente suggestivi e anche affascinano, ma non possiamo confondere una suggestione, per quanto incantevole, con la informazione, che è dovuta e che ognuno avrebbe il diritto di ricevere e, insieme, il dovere di procurarsi. Quella informazione che, introitata, diventa per ognuno momento di formazione che radica e fonda le certezze interiori, fino a farsi elemento costitutivo della consapevolezza. È importante che ogni donna sia consapevole di quel che accade ogni mese nel suo organismo e la rende capace di donare la vita. Ed è importante che anche ogni uomo conosca la propria fisiologia riproduttiva, ma soprattutto che anch’egli sia consapevole della straordinarietà degli eventi che si susseguono nel corpo della donna e rendono possibile sia il concepimento di un figlio, sia quanto deve seguirne perché il figlio possa poi svilupparsi e crescere fino al momento in cui nascerà. Ognuno dovrebbe poter conoscere e apprezzare l’assoluta preziosità del corpo della donna, di quel corpo che oggi è abusato nella comunicazione quotidiana – specie in quella a carattere commerciale e pubblicitario – e ostentato e banalizzato proprio nelle sue componenti più intime, quelle essenzialmente coinvolte nella relazione sessuale e attraverso le quali si compiono gli eventi della procreazione. La consapevolezza di questa preziosità potrebbe, peraltro, già di per sé costituire un iniziale antidoto anche contro ogni forma di strumentalizzazione e violenza sessuale. Ma torniamo alla fisiologia. Ogni donna, auspicabilmente, dovrebbe sapere che cosa sono le sue ovaie: le strutture che contengono e conservano le sue uova – ognuna all’interno del proprio specifico contenitore: il follicolo – in un numero finito che progressivamente decresce, secondo una organizzazione perfettamente determinata già ventidue settimane prima della nascita. Dalla pubertà fino al momento della menopausa, momento in cui il patrimonio di uova sarà esaurito, ogni mese si ripetono una serie di eventi che complessivamente vanno sotto il nome di ciclo mestruale. All’inizio di ogni ciclo nell’ovaio si attivano dieci-venti follicoli, ognuno con l’obiettivo di portare a maturazione e liberare il proprio uovo. Soltanto un follicolo, però, potrà evolvere fino a completa maturazione e sarà il dominante in quel ciclo mestruale. Nel maturare il follicolo dominante produrrà gli ormoni sessuali femminili, gli estrogeni, che ricostruiranno il rivestimento interno dell’utero, l’endometrio, che era stato eliminato con la mestruazione alla fine del ciclo precedente. Normalmente quando si parla di ciclo mestruale, se ne associa l’idea alla mestruazione, che è il suo evento iniziale e conclusivo e forse fra tutti è il più banale. Rischiano di sfuggire tutti gli altri eventi e soprattutto lo straordinario significato biologico ed esistenziale che alcuni di essi assumono per ognuno di noi.

La selezione del follicolo dominante

Pensiamo soltanto a ciò che accade quando viene selezionato il follicolo dominante e quale significato abbia questa selezione: in quel momento viene scelto l’uovo che sarà reso disponibile per il concepimento; proprio quell’uovo fra tutti: quello che contiene quei singoli geni specifici che la madre trasmetterà al proprio figlio, geni selezionati fra tutti quelli che essa stessa aveva ricevuto dai propri genitori e, tramite loro, dai propri avi e che in quel singolo uovo vengono mescolati in una combinazione unica e non ripetibile. Se in quel ciclo di tanti anni fa durante il quale siamo stati concepiti, anziché il follicolo che conteneva l’uovo dalla cui fecondazione ciascuno di noi ha preso origine – con quella caratteristica, unica e originale combinazione di geni – ne fosse stato selezionato un altro contenente un altro uovo, noi non esisteremmo e ci sarebbe un nostro fratello. Questa è una considerazione che vale per tutti gli esseri umani, del passato, del presente e del futuro.

La sincronia fra ovulazione, muco e desiderio sessuale

Pensiamo ancora alla meraviglia che ci sorprende quando veniamo a sapere che nelle fasi che precedono la liberazione dell’uovo il follicolo dominante, all’apice del suo sviluppo, produrrà una elevatissima quantità di estrogeni i quali, da un lato indurranno il cervello a comandare la liberazione dell’uovo, e dall’altro modificheranno il muco – che generalmente occlude l’ingresso all’utero – rendendolo estremamente fluido e permeabile agli spermatozoi, in modo che essi possano entrare per fecondarlo. E che l’ovaio, proprio nei giorni pre-ovulatori, aumenta la produzione anche di ormoni maschili che rendono la donna più disponibile all’unione sessuale. È difficile immaginare una coordinazione più perfetta negli eventi finalizzati alla procreazione. Esserne affascinati è inevitabile e sorge anche il desiderio di progredire verso una conoscenza sempre più dettagliata e ampia. Stiamo parlando di fenomeni biologici, è vero, e li stiamo esaminando in termini scientifici e razionali, ma ci rendiamo conto di quante emozioni essi suscitino. Sono gli eventi che ci hanno chiamato a esistere e attraverso i quali trasmettiamo la vita ai figli. Ne percepiamo l’infinita grandezza e insieme ne intuiamo anche il profondo mistero. Proseguiamo, seguendo i tempi del ciclo mestruale. Dopo l’ovulazione, l’uovo rimane fecondabile per un tempo breve, circa 24 ore. A raggiungerlo saranno spermatozoi che erano in attesa, quiescenti, adesi alle pareti delle tube. Sappiamo già che erano entrati nei giorni immediatamente precedenti, proprio grazie alle modificazioni del muco. A richiamare gli spermatozoi e a riattivare il loro cammino saranno proprio le cellule che circondano e proteggono l’uovo anche dopo l’ovulazione.

La preparazione dell’endometrio e l’annidamento

Nel frattempo il follicolo che ha liberato l’uovo si trasforma in una struttura nuova, il corpo luteo, il quale, oltre agli estrogeni, produrrà anche il progesterone, l’ormone pro-gestazione, come dice il suo stesso nome. Sappiamo che, alla fine del ciclo mestruale precedente, l’endometrio era stato eliminato con la mestruazione e che gli estrogeni del nuovo ciclo l’avevano ricostruito. Ora il progesterone lo trasforma in terreno fertile in cui il concepito si possa annidare: lo arricchisce di ogni sostanza e nutriente di cui egli possa necessitare nei primi giorni del suo sviluppo. Il progesterone, inoltre, arricchisce e sviluppa in modo incredibile la vascolarizzazione di questo terreno fertile endometriale: è in questi vasi materni che il figlio pescherà con le sue radici, i villi coriali, la futura placenta, una volta completato l’annidamento. Se non ci sarà l’annidamento, il corpo luteo smetterà di funzionare (autonomamente ha una durata di circa due settimane), verrà meno la produzione degli ormoni ovarici e l’endometrio, che dipende totalmente dagli estrogeni, degenererà e sarà espulso con la mestruazione. Inizierà un nuovo ciclo mestruale con le sequenze di eventi che abbiamo appena descritto. Ma se avviene il concepimento cambia veramente tutto. È il figlio stesso, una volta annidato nell’utero, a prendere sotto il proprio controllo le funzioni del corpo luteo e a stimolarlo perché possa continuare a funzionare e a produrre quegli ormoni che mantengono nell’endometrio la enorme ricchezza di sostanze e princìpi nutritivi di cui egli ha bisogno per continuare a crescere. Non ci sarà la mestruazione, ma l’endometrio continuerà a svilupparsi e l’utero diventerà sempre più grande per poter ospitare e nutrire questo figlio. È proprio il figlio, in piena sintonia e collaborazione con l’organismo della madre, a governare i fenomeni della gravidanza: insieme, madre e figlio faranno in modo che il figlio trovi uno spazio accogliente, ma in modo ordinato e rispettoso, controllato, senza invadere.

Il concepimento, l’inizio della vita

Ma è altrettanto prodigioso quel che avviene proprio all’inizio della vita, nel momento stesso del concepimento: la prima cellula, ancor prima che si compia la prima duplicazione, produce sostanze che sono dei veri e propri messaggeri biologici il cui compito è segnalare all’organismo della madre che questa cellula particolare non deve essere respinta. La prima cellula, quindi, benché geneticamente diversa da quelle della madre, non verrà aggredita né rigettata, come invece avviene per ogni altro organismo estraneo. Sappiamo bene che nessuno potrebbe mai donare un organo alla propria madre: anche se la compatibilità fosse elevata, ci sarebbe bisogno per lei di una continua assunzione di farmaci anti-rigetto per deprimere le sue naturali difese immunitarie. In gravidanza non servono farmaci: ci pensa il figlio, fin dal primo istante, attraverso la produzione di molecole immunodepressive. Ognuno è vissuto, col suo intero corpo, dentro l’utero materno senza essere rigettato. Poi la prima cellula si riproduce, le moltiplicazioni si susseguono e le cellule iniziano a differenziarsi, anche se apparentemente sembrano ancora tutte uguali. Alla sesta replicazione cellulare avremo una vescicola, la blastocisti, in cui sono chiaramente distinte le cellule periferiche che diventeranno placenta, le radici con cui il figlio si nutre in utero, e quelle centrali che daranno origine al corpo vero e proprio. È la blastocisti ad annidarsi, attraverso un intensissimo scambio di informazioni biochimiche con i tessuti materni che si appresta a occupare, senza invadere e senza essere rigettata.

Lo sviluppo dell’embrione sarà un continuum inarrestabile che poi proseguirà per tutta la vita. Si potrebbero aggiungere tante altre cose che, pur evidenziando l’importanza di quel che avviene nell’uomo con la produzione di spermatozoi, mettono in luce particolare la perfezione di quanto si compie nel corpo della donna. Si potrebbe descrivere ancora l’annidamento, frutto di una comunicazione continua fra madre e figlio, così come è stato illustrato al Convegno, ma il messaggio è ormai chiaro: la fisiologia della riproduzione umana è una sequenza straordinaria di eventi perfettamente coordinati che hanno come esito la comparsa della vita umana: l’emergere di un individuo unico e irripetibile che dal primo istante collabora con la madre per potersi assicurare ciò che gli serve per vivere. È la storia di ognuno ed è la storia di ogni individuo che viene concepito. L’acquisizione di queste nozioni non può che portare a cogliere la preziosità della sessualità, la preziosità della donna che ospita e vive questi processi stupefacenti, e la preziosità di ogni vita fin dal suo primo apparire. L’uomo vede meglio le cose quando ne indaga accuratamente l’origine, che è la parte più importante di esse. Quando ne conosce la spiegazione, esse appaiono più belle”. È così. Ed è anche verosimile che, in un contesto sociale e culturale in cui le manifestazioni sessuali sono sempre più precoci e frequentemente non si perfezionano all’interno di coppie costituite, la consapevolezza del tesoro immenso che ognuno di noi possiede promuova e favorisca, da parte delle persone, la formazione di atteggiamenti responsabili nelle scelte sessuali e procreative, che sempre privilegino il rispetto della vita nascente, oltre che di se stessi e dell’altro nella coppia. La conoscenza, non una suggestione superficiale, potrà favorire il radicarsi di posizioni culturali solide che pongano al centro di ogni progetto di procreazione responsabile il necessario rispetto per il concepito. In questo contesto i metodi di controllo delle nascite, i cosiddetti contraccettivi, si ridurranno al loro ruolo di semplici strumenti e al loro interno saranno chiaramente distinti quelli che prevengono il concepimento, che in nessun modo interferiscono con la vita del figlio, da quelli post-concezionali che invece lo sopprimono. È la distinzione di fondo: oggettiva e non discutibile, esigibile da chiunque a prescindere da cultura e fede. Non più, quindi, una “cultura contraccettiva” indifferente al meccanismo d’azione dei metodi e che esita in una sessualità non responsabile nei confronti dei figli, ma una sessualità e una procreazione responsabili che orientino ogni scelta pratica innanzitutto al rispetto dei figli. È un auspicio ed è la ragione del nostro impegno. Fonda l’informazione che andrebbe offerta a giovani e adulti ed è l’obiettivo per cui dovremmo lavorare tutti insieme.

di Bruno Mozzanega  (Ginecologo, ricercatore presso la Clinica Ginecologica, Università di Padova; presidente Associazione- Scienza & Vita Venezia; membro Direttivo nazionale Movimento per la Vita Italiano)

 

C’è aborto nella contraccezione d’emergenza?

Fino a pochi decennio fa, nel linguaggio medico comune, con il termine “aborto” si intendeva l’interruzione volontaria di una gravidanza in atto prima che il feto potesse essere autonomamente vitale, puntando l’attenzione sull’evento biologico più che sulla vita del concepito e assumendo allo stesso tempo come definizione di “gravidanza” quel processo generativo che ha inizio col concepimento (quindi con la fecondazione dell’ovocita da parte del gamete maschile) e ha termine con la nascita di un bambino, così come suggerisce l’obiettività dei dati scientifici.

Nel 1972, però, venne pubblicato dall’American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG) un testo dal titolo Obstetric-Gynecologic Terminology in cui si definì la gravidanza come «lo stato di una donna dopo il concepimento e fino al termine della gestazione»[1], associando però il concetto di concepimento non più all’evento della fecondazione bensì a quello dell’impianto in utero dell’embrione a stadio di blastocisti, con ciò oscurando quel periodo di cinque giorni precedenti in cui lo zigote si affaccia all’utero dopo aver attraversato la tuba di Falloppio in cui ha avuto inizio[2].

Ma cos’è – in fondo – un travisamento linguistico di fronte alla trasparenza del dato biologico? Non siamo forse nell’epoca del trionfo della tecnica e della conoscenza come frutto dell’evidenza scientifica? Certo, non ci si sarà lasciati fuorviare da un errore così macroscopico. E invece questa definizione, frutto di una visione ideologica, venne subito recepita, giustificandola in relazione alle tecniche di fecondazione artificiale – che proprio negli anni ’70 conobbero i primi risultati auspicati e perseguiti già da decenni da parte dei ricercatori – tecniche che prevedono che l’ovulo, già fecondato in provetta, venga successivamente – in un tempo più o meno lungo – inserito nell’utero della donna per la quale, in questo caso, l’evento della gestazione ha inizio solo ora.

In tal modo però si giunse a riscrivere il concetto di gravidanza in generale. Ma ciò che più interessa è che si giunse ad affermare che ogni intervento che precede l’impianto dell’embrione in utero e che ne provochi un’interruzione nello sviluppo non rientra più nella fattispecie di aborto, e questo rimane tuttora sulla base della vecchia definizione di aborto e della nuova definizione di gravidanza. Ci si chiede, quasi increduli: «Come può essere accaduto che una ridefinizione di un fenomeno così importante, come la gravidanza, sia stata largamente accolta senza che nuovi dati embriologici o ginecologici avessero mutato sostanzialmente le nostre conoscenze?»[3]. Girando le parole hanno creato una nuova realtà o, come meglio scrive John Wilks trattando il tema della Contraccezione preimpiantatoria e di emergenza, «l’ideologia si sostituisce all’oggettività dei fatti scientifici universali»[4].

Infatti nel 1985 la Federazione Internazionale dei Ginecologi e degli Ostetrici ha ratificato questa comprensione ideologica mediante un pronunciamento della Commissione sugli aspetti medici della riproduzione umana, la quale «condivide i seguenti punti: “la gravidanza avviene solo con l’impianto dell’ovulo fecondato”. Secondo le precedenti definizioni di “concepimento” e di “gravidanza”, un intervento abortivo interrompe una gravidanza solo se successivo all’impianto»[5]. Non si tratta di una semplice definizione stampata su carta, ma della dichiarazione di un organo di portata mondiale capace di influenzare l’opinione pubblica orientandola a considerare una pillola intercettiva come si trattasse di un sistema anticoncezionale e di giustificare una certa azione politica ed economica orientata in tal direzione. Si legge in un articolo – comparso nel 1997 sulla rivista medica The New England Journal of Medicine a firma di D. A. Grimes –: «La gravidanza inizia con l’impianto, non con la fertilizzazione. Le organizzazioni mediche e il governo federale convergono su questo punto»[6]. Da qui a far passare il messaggio che la contraccezione d’emergenza rappresenta un prolungamento della normale metodica anticoncezionale il passo è breve.

Nello stesso anno negli Stati Uniti d’America, considerando che «è stato calcolato che l’uso diffuso della contraccezione di emergenza negli Stati Uniti potrebbe prevenire oltre un milione di aborti e 2 milioni di gravidanze non desiderate che terminano nella nascita di un bambino»[7], la Food and Drug Administration dichiarò che la contraccezione d’emergenza ormonale era un metodo efficace per prevenire gravidanze indesiderate[8]. Si resta sconcertati dinnanzi a dichiarazioni come quella appena citata che non solo oscura totalmente il fatto che anche la contraccezione di emergenza può provocare l’uccisione di un concepito ma che pone pure sullo stesso piano un milione di aborti e la nascita di due milioni di persone con il fatto che queste non sarebbero desiderate. Il criterio di decisione che porta alla diffusione della contraccezione d’emergenza e al suo utilizzo è dunque il desiderio che una donna, una coppia hanno o meno nei confronti del figlio, ideale o reale che sia, sopprimendo di conseguenza l’oggettività che si è di fronte a una vita umana.

Di Elisabetta Bolzan – Zenit

Bibliografia

[1] E. Hughes, Committee of terminology. American College of Obstetrician and Gynaecologists. Obstetric-Gynaecologic Terminology, citato in M. P. faggioni, Aspetti etici della contraccezione d’emergenza, in L. Romano, M. L. Di Pietro, M. P. Faggioni, M. Casini, RU-486, Dall’aborto chimico alla contraccezione di emergenza. Riflessioni biomediche, etiche e giuridiche, ART, Roma, 2008, 130.

[2] Ibid. Cfr. anche J. Wilks, Contraccezione preimpiantatoria e di emergenza, in Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche, a cura del Pontificio Consiglio per la Famiglia, EDB, Bologna 20062, 151.

[3] M. P. faggioni, Aspetti etici della contraccezione d’emergenza, 131.

[4] J. Wilks, Contraccezione preimpiantatoria e di emergenza, 150.

[5] H. J. Tatum, E. B. Connell, A decade of intrauterine contraception: 1976 to 1986, citato in J. Wilks, Contraccezione preimpiantatoria e di emergenza, 151.

[6] D. A. Grimes, Emergency contraception. Expanding opportunities for primary prevention, citato in M. P. faggioni, Aspetti etici della contraccezione d’emergenza, 130.

[7] A. Glasier, Emergency postcoital contraception, citato in A. Serra, Deviazioni della medicina: contraccezione di emergenza e aborto chimico, in La Civiltà Cattolica 157 (2006), 535.

[8] Ibid.

Ci vogliono geneticamente modificati

Davvero troppa cultura a volte fa male. Anzi, fa sicuramente male quando questa cultura e’ guasta. Una prova ci viene da un articolo dal titolo Human Engineering and Climate Change pubblicato di recente sulla rivista scientifica Ethics, Policy and Environment da tre professori universitari: Matthew Liao docente di bioetica alla New York University, il neuroscienziato Anders Sandberg e la filosofa Rebecca Roache docenti presso la Future of Humanity Inst. dell’Università di Oxford. Insomma tre cervelli non da poco, verrebbe da dire. Quali tesi hanno partorito cotali menti? L’articolo propone soluzioni a dir poco eccentriche al problema dell’inquinamento ambientale e dei consumi energetici.

Si parte dalla costatazione che l’inquinamento è prodotto anche dagli allevamenti animali perché mucche, maiali e pecore producono gas serra, mangiano vegetali e per aver pascolo si è costretti a deforestare. Ora è chiaro che fino a quando la gente vorrà consumare carne gli allevamenti continueranno a prosperare e di conserva ad inquinare. Dunque ecco la soluzione: occorre indurre le persone a non mangiare carne somministrando a queste ultime pillole che provochino avversione alle proteine animali oppure modificando il sistema immunitario in modo tale da aver nausea solo al pensiero di uno spiedino arrosto o di una salsiccia al vino rosso.

 

Il secondo intervento a beneficio dell’amato pianeta terra è ancora più drastico. Anche qui si parte da una premessa corretta per poi approdare ad una conclusione bizzarra. La premessa è questa: più una persona è grassa, anzi: grossa, più consuma. Il rimedio è talmente semplice che a scriverlo il lettore si darà del cretino per non averci pensato lui per primo: basta abbassare l’altezza delle persone. Più saremo bassi meno volume occuperemo, meno consumeremo. I tre cervelloni iper-laureati di cui sopra hanno infatti stimato che se le prossime generazioni doneranno alla causa ambientalista un 15 cm della loro altezza, la massa corporea diminuirà del 21% e di conseguenza i tassi metabolici – e dunque i consumi – di un bel 15-18%. Per ridurre l’altezza le soluzioni passano dalla Fivet, a cure ormonali, ad interventi sul genoma umano.

 

Poi l’articolo propone un’altra soluzione per ridurre gli sprechi, degna della Marvel, la casa editrice che pubblica Spiderman e IronMan: occorre modificare la capacità visiva dell’uomo affinchè possa vedere anche al buio come i gatti. Se modifichiamo la struttura dell’occhio rendendolo capace di vedere anche nell’oscurità non dovremmo accendere così tante luci alla sera. Gli “scienziati” sono assolutamente espliciti sul punto: “Se ognuno avesse occhi di gatto, non sarebbe necessaria tanta illuminazione e si potrebbe ridurre l’uso di energia globale considerevolmente”. Il discorso non fa una piega.

 

E’ quanto mai evidente che le soluzioni proposte fanno a pugni con il buon senso, ma, sotto altra prospettiva, sono assolutamente coerenti con il dogma di carattere apodittico che precede queste soluzioni e che mai bisogna contestare: si deve preservare l’ambiente costi quel che costi. Se il prezzo da pagare è quello di non mangiare carne, di assomigliare a dei nani e di strabuzzare gli occhi allora l’umanità è obbligata a compiere questo sacrificio in onore della Dea Terra.

 

I rimedi inventati da questi tre accademici allora non sono stravaganze di chi vuol mettersi in luce (o in ridicolo), ma si inseriscono con ferrea logica in un piano ben strutturato della ideologia ambientalista: prima la foca e poi l’uomo. Perciò le trovate ecosostenibili dei tre proff. in questa prospettiva non sono panzane grandi come una casa, effetti patologici di menti bizzarre, bensì inevitabili e fisiologiche conseguenze di premesse errate.

 

E la premessa errata è questa: l’uomo è il cancro del pianeta da estirpare quanto prima. Il 18 Novembre 2009 l’Unfpa nel suo rapporto annuale sullo stato della popolazione mondiale suggeriva che l’unica strada è quella della diminuzione delle nascite perché sono gli uomini che producono la tanto temuta CO2. Il rapporto faceva eco ai risultati di una ricerca del professor Thomas Wire della London School of Economics, commissionata dall’Optimum Population Trust, pubblicata nell’agosto del 2009. Questa indagine affermava che per ogni 7 dollari spesi in contraccezione ci guadagniamo in ecologia: ben una tonnellata in meno di anidride carbonica emessa nell’atmosfera grazie al fatto che i contraccettivi impediscono la nascita di bebè produttori di CO2. Il rapporto del prof. Wire lo faceva capire chiaramente sin dal titolo: “Meno emettitori, emissioni più basse, costi minori”.

 

Sulla stessa falsa riga si è mosso Rajendra Pachauri, il segretario dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che aprì nel dicembre del 2009 i lavori del Vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici. Pachauri suggerì di aumentare le tasse sugli aerei, dato che da soli emettono il 2-3% di CO2 di tutto il pianeta, e di eliminare le bottiglie di acqua da frigo dai ristoranti.

 

Ancor più fantasioso il progetto proposto dall’Ong peruviana Glaciares e vincitore sempre nel 2009 del concorso “100 idee per salvare il pianeta” indetto dalla Banca Mondiale: dipingere di vernice bianca le montagne del Perù. Il bianco riflette il calore e in tal modo i ghiacciai non si scioglieranno e così preserveremo una risorsa preziosa dell’ecosistema.

 

In terra nostrana come non ricordare poi l’uscita di Fulco Pratesi, presidente del WWF Italia, che nel 2007 suggerì di lavarsi poco per risparmiare acqua: “Un solo bagno il sabato mattina consente di risparmiare molta acqua, senza pregiudicare l’odorato dei vicini. Un rapido esame della biancheria consente di giudicare quale capo debba essere cambiato. Le camicie, meglio non bianche e non strette da cravatte, mi possono durare anche tre giorni. Le mutande durano anche qualcosa in più dei tre giorni. La canottiera resiste da un sabato all’altro. Quanto alle calze, d’inverno possono aspettare tre giorni”. E così scoprimmo che il sudiciume è a basso impatto ambientale.

 

Gli esempi a voler continuare – è proprio il caso di dirlo – si sprecherebbero e andrebbero come abbiamo visto dalla geo-ingegneria, che vuole modificare-preservare l’ambiente, all’ingegneria umana che vuole invece impedire che nuovi esseri umani vengano alla luce con la contraccezione o con l’aborto oppure addirittura vuole modificare il suo DNA perché sia ecosostenibile. L’uomo è dunque l’unico essere vivente da non preservare.

 

Ma il minimo comun denominatore di tutte queste proposte è sempre quello: l’inversione della gerarchia dei beni. Non è più il creato ad essere a servizio dell’uomo, ma è l’uomo ad essere schiavo del creato. Da qui il paradosso: a leggere i tentativi degli ideologi di verde vestiti con gli occhiali del pensiero illuminista – madre di tutte le ideologie e quindi anche di quelle ambientaliste – l’uomo ha sudato sette camicie perché la scienza e la tecnica portassero l’umanità ad affrancarsi dai pericoli della natura, perché l’uomo sfuggisse alla fame, alla povertà e alla fatica davvero bestiale dei lavori pesanti e approdasse sulle rosee spiagge del benessere, inventando vaccini, medicine, nuovi metodi di coltivazione e allevamento e macchinari ipersofisticati. Ed ora, dopo tutto questo, ci vengono a dire che ci dobbiamo lavare meno, che non possiamo più mangiare carne, che dobbiamo rinunciare ai piaceri della tavola per pesare meno e soprattutto alla felicità di avere dei figli. Più che un mondo verde ci pare un mondo molto grigio.
da: http://www.lanuovabq.it

EllaOne: contraccezione o aborto?

feto bellissimoPartiamo da un presupposto: il meccanismo d’azione di ellaOne, la pillola dei cinque giorni dopo, non è esclusivamente di tipo antiovulatorio. Le donne che assumono ellaOne nel periodo fertile del ciclo mestruale per la maggior parte ovulano e possono concepire, ma, essendo il loro endometrio irrimediabilmente compromesso a causa dell’azione della pillola, non si verificherà l’annidamento dell’embrione nell’utero materno e verrà così provocata la morte del concepito.

Il possibile effetto antinidatorio è incompatibile con la legislazione italiana. La legge di riferimento, quando si parla di contraccezione, è la L. 405/75, istitutiva dei Consultori familiari. Nel suo primo articolo essa definisce la procreazione responsabile e finalizza quest’ultima alla tutela della salute della donna e del “prodotto del concepimento”, escludendo così i metodi con meccanismo d’azione post-concezionale.

Anche la recente sentenza della Corte Europea di Giustizia del 18 ottobre 2011 ha riconosciuto nella fecondazione l’inizio della vita e nel concepito un soggetto che deve essere tutelato. La Direttiva europea 2001/83/CE, relativa ai medicinali per uso umano, all’art. 4 prevede che le procedure di approvazione comunitaria non impediscono ai singoli Stati della UE di vietare farmaci contraccettivi o abortivi incompatibili con le rispettive legislazioni nazionali.

Inoltre la Direttiva europea 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno, recepita dal nostro Codice del Consumo nel 2007, prevede che l’informazione all’utenza sia corretta e in nessun modo ingannevole. Essa non deve infatti contenere informazioni false, ma neppure ingannare il consumatore medio nella sua presentazione complessiva (anche se l’informazione sia di fatto corretta) riguardo all’esistenza o alla natura del prodotto, cioè alle sue caratteristiche principali, fra cui la sua composizione, l’idoneità allo scopo ed i risultati che si possono attendere dal suo uso.

Nel foglietto illustrativo di ellaOne si dice che si ritiene che la pillola “agisca bloccando l’ovulazione”, ma se ne omette il possibile effetto antinidatorio, e dunque abortivo.

La presentazione di questo farmaco come “contraccettivo”, termine correntemente usato per indicare la prevenzione del concepimento (inteso come fecondazione) è ingannevole: potrebbe indurre infatti ad utilizzarlo persone che non lo farebbero mai, se solo ne conoscessero il meccanismo d’azione antinidatorio.

La relazione tecnico-scientifica “Ulipristal acetato (CDB 2914) – Meccanismo d’azione: aspetti scientifici, deontologici ed etici” della Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo del 16 aprile 2010 riporta a questo proposito il risultato di alcuni studi:

“In uno studio condotto su 618 donne negli Stati Uniti di età inferiore a 50 anni l’11,8% del campione riteneva che la contraccezione d’emergenza agisse prima del concepimento, il 56,6% tra il concepimento e l’impianto nell’utero ed il 18,1% dopo l’impianto. Il 48% dello stesso campione considerava la fecondazione come l’inizio della vita umana, contro il 19% che individuava tale inizio con l’impianto dell’embrione o fasi successive. (…) In un altro studio, condotto su 581 donne di età media poco superiore ai 30 anni, è risultato che il 39,4% non avrebbe assunto un metodo contraccettivo che avesse esercitato la propria azione dopo la fecondazione. Il 46,3% ha individuato l’inizio della vita umana con la fecondazione contro il 35,7 che ha indicato l’impianto o fasi successive. (…)

La collocazione dell’inizio della vita umana e la religiosità sono fortissimi predittori dell’attitudine delle donne ad utilizzare o rifiutare i contraccettivi in base al meccanismo d’azione (non quindi sulla base della semplice indicazione contraccettiva). Il più recente studio in questo senso, condotto su 178 donne di 18-50 anni che frequentavano due centri universitari di medicina generale, ha confermato i precedenti risultati indicando che il 30% delle donne ritiene che la vita inizi al momento della fecondazione, il 47% indica la fecondazione come momento di inizio della gravidanza, il 20% darebbe il consenso all’utilizzo della contraccezione d’emergenza solamente se essa agisse prima della fecondazione, il 34% la utilizzerebbe solamente se il proprio medico la informasse assicurando che essa non provoca alcun aborto.”

Il fatto che nel foglietto illustrativo di ellaOne manchi un riferimento diretto al possibile impedimento dell’annidamento dell’embrione nell’utero materno rende l’informazione alle possibili utenti difettosa ed inesatta sia dal punto di vista tecnico-farmacologico che sotto il profilo del consenso informato.

Detta lacuna nell’informazione all’utenza, secondo la Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo, “può costituire un importante ostacolo all’esercizio dell’autonomia decisionale della donna e alla sua capacità di assumere decisioni non in contrasto con le proprie convinzioni etiche da cui potrebbero derivare potenziali rischi per la propria salute psichica. (…) un consenso dato senza adeguata e completa informazione sarebbe da ritenersi “non valido”, condizione a cui sarebbero riconducibili possibili problematiche sia in ambito penalistico che civilistico nei confronti del medico (e della struttura) che ha prescritto il farmaco.”

Un’altra questione di particolare rilevanza riguarda la disposizione dell’art. 3 della Determinazione Aifa dell’8 novembre 2011, che subordina la prescrizione del farmaco alla presentazione di un test di gravidanza ad esito negativo basato sul dosaggio dell’HCG beta, al fine di escludere una gravidanza in atto.

L’ hCG (Human chorionic gonadotropin) o gonadotropina corionica è un ormone prodotto dall’embrione, subito dopo il suo impianto nell’utero.

Il test di rilevamento dell’ormone beta hCG nel sangue o nelle urine, che si dovrebbe esibire al momento della richiesta di prescrizione del farmaco, può dare esito positivo di una eventuale gravidanza solo 7-8 giorni circa dopo la fecondazione, quando l’embrione si è già annidato nell’utero; pertanto, se c’è stata la fecondazione ma l’embrione non si è ancora annidato, il test darà come esito un falso negativo, anche se l’embrione sta viaggiando verso l’utero e, quindi, la gravidanza esiste.

Il concepito rimane dunque “invisibile” al test per circa 7-8 giorni, un intervallo di tempo nel quale il livello di beta HCG non si positivizza. Quindi i test attualmente in uso non servono a escludere un’azione abortiva della pillola, perché non segnalano la presenza dell’embrione se esso non è ancora annidato in utero.

Esiste un test più sensibile che potrebbe segnalare la presenza dell’embrione poco dopo la fecondazione. Entro due giorni da quest’ultima è possibile infatti rilevare nel circolo materno il Fattore Precoce di Gravidanza: l’EPF (Early Pregnancy Factor) che appunto è presente quando inizia una gravidanza.

L’EPF è una sostanza immunosoppressiva, prodotta dall’ovaio prima dell’impianto dell’embrione in utero, che appare circa 48 ore dopo la fecondazione ed è la risposta ormonale della madre ai segnali endocrini che l’embrione appena formato invia, segnalando la sua presenza.

L’impiego del test del dosaggio dell’EPF nel sangue non è però a tutt’oggi standardizzato e non costituisce per il momento un esame di routine a causa del dispendio economico e di tempo che comporta.

Riguardo alla disposizione dell’esecuzione del test di gravidanza preliminare, occorre inoltre rilevare che le donne che volessero farsi prescrivere ellaOne potrebbero anche presentare il test di gravidanza sulle urine eseguito da loro stesse o da altre donne in un periodo di assenza di rapporti sessuali o di rapporti sessuali verificatisi nel periodo infecondo nel ciclo. Il test risulterebbe così negativo e la pillola potrebbe così essere messa da parte, come “scorta” per le “esigenze future”.

Un altro aspetto importante da rilevare riguardo all’informazione data sulla “contraccezione d’emergenza” (in cui è inclusa anche ellaOne), è l’affermazione che la sua diffusione costituisca il presupposto fondamentale per un minore ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza.

Numerosi articoli documentano invece come il ricorso alla “contraccezione d’emergenza” (CE) non riduca l’abortività volontaria, che, anzi, in diversi casi, aumenta. Infine, si deve rilevare come la disinformazione di molte donne riguardo alla fisiologia della riproduzione, soprattutto delle adolescenti, maggiori consumatrici di contraccettivi di emergenza, porti spesso ad un uso fuori luogo e magari ripetuto della contraccezione d’emergenza.

Nel testo “Sessualità e riproduzione: tutto sotto controllo?” vengono riportati i risultati di uno studio (Bonarini 2004) su mille donne seguite dai Consultori della città di Padova (100 pazienti per ognuno dei 10 consultori dell’area urbana).A queste donne è stato chiesto di indicare la durata del proprio ciclo mestruale, di identificare su di un grafico il periodo fertile del proprio ciclo, di indicare il giorno della propria ovulazione e il giorno presunto dell’ovulazione in un ciclo che durasse solo 22 giorni.

Sono risultate informate il 21,4% delle ragazze di età inferiore a 20 anni, il 28,9% delle donne di età compresa tra 20 e 29 anni, il 29,1% delle donne comprese tra 30 e 39 anni ed il 36% delle donne di 40 anni ed oltre.

La carenza d’informazione costituisce un grave problema etico, perché chi non conosce non è in grado di scegliere consapevolmente e liberamente. Se la donna non ha elementi corretti per scegliere personalmente, le sue scelte saranno effettuate da altri, poiché non fondate su una vera conoscenza ma su informazioni veicolate spesso da “fonti interessate”.

E’ indubitabilmente indispensabile una conoscenza non superficiale del meccanismo di azione di ellaOne sia da parte del medico che prescrive questo prodotto, sia da parte della donna che pensa di assumerlo, al fine che quest’ultima esprima un consenso libero, veramente informato e valido.

* Fonte: Vitanascente.blogspot.it/ Anna Fusina

I vescovi tedeschi: dopo lo stupro solo farmaci non abortivi (con un utile chiarimento)

Il documento reso noto ieri dalla Conferenza episcopale tedesca al termine della sua assemblea a Treviri non autorizza l’uso della pillola del giorno dopo ma solo di quei farmaci che non provocano l’aborto. Nel documento l’assemblea dei vescovi ha ribadito, facendone uno specifico punto all’ordine del giorno, che negli ospedali cattolici le donne vittime di uno stupro possono contare su doverosa assistenza medica, umana, psicologica e spirituale. Nell’ambito dell’assistenza medica è prevista la possibilità di somministrare un contraccettivo di emergenza che abbia un effetto preventivo ma non abortivo.

È stato il cardinale Karl Lehmann, arcivescovo di Magonza, in qualità di presidente della Commissione dottrinale, a delineare sulla base delle conoscenze scientifiche circa la disponibilità di nuovi farmaci la valutazione morale della cosiddetta «pillola del giorno dopo». Dando la priorità all’accoglienza della donna che ha subìto violenza, resta il giudizio di illiceità morale delle pillole che provocano la morte dell’embrione. Non solo: i vescovi ribadiscono che il farmaco somministrato non deve essere usato come un mezzo anticoncezionale o di pianificazione familiare. (occhio quindi ai titoli erroeni di molti giornali italiani che falsificano la realtà ndr.)

La Conferenza episcopale tedesca è convinta che nelle strutture sanitarie cattoliche di proprietà delle diocesi ogni decisione relativa a un trattamento efficace sia fatta sulla base dei requisiti morali e teologici di riferimento, fermo restando il rispetto della volontà e decisione della donna. Da ultimo, l’assemblea riconosce la necessità di approfondire la tematica ed effettuare le necessarie distinzioni grazie al confronto con medici, esperti e donne.

Il pronunciamento nasce dal doloroso caso di stupro avvenuto lo scorso dicembre ai danni di una ragazza di Colonia. A seguito della violenza la donna si era recata in due ospedali cattolici, che fanno capo alla diocesi di Colonia, per chiedere la pillola del giorno dopo, che le era stata rifiutata. La vicenda è stata resa pubblica sui media tedeschi solo un mese dopo, aprendo un acceso dibattito in Germania. Malgrado una fortissima pressione mediatica, l’arcivescovo di Colonia, il cardinale Joachim Meisner, aveva deciso di riflettere e documentarsi per un mese intervenendo poi il 31 gennaio con un comunicato stampa nel quale si affermava quanto ribadito nel documento di ieri: ossia che un ospedale cattolico deve garantire assistenza a una donna che abbia subito una violenza sessuale e che, all’interno del sostegno umano e psicologico, è necessario offrire anche le diverse possibilità di scelta, riservandosi di rifiutare di fornire le procedure non compatibili con la morale cattolica e indicando un’altra struttura cui rivolgersi.

Relativamente alla pillola del giorno dopo, al centro del caso, il cardinale Meisner aveva operato una distinzione sui princìpi attivi dei diversi farmaci oggi disponibili, affermando chiaramente che sono inaccettabili sia i farmaci che uccidono l’embrione sia quelli che ne impediscono l’annidamento, effetto equivalente a un aborto precoce. Sempre riferendosi al solo caso di una donna vittima di violenza sessuale, è invece considerato in linea di massima accettabile il principio attivo che si limiti a impedire la fecondazione perché non si è ancora in presenza di una nuova vita e non c’è azione dannosa dell’embrione. In questo senso, concludeva Meisner (e ha confermato ieri l’assemblea), anche un ospedale cattolico potrebbe somministrare il prodotto contraccettivo sebbene esclusivamente in questo specifico contesto, e cioè di una violenza sessuale appena consumata. Il cardinale e la Conferenza episcopale tedesca subordinano l’uso del farmaco alla conoscenza del principio che la rende efficace: qualora abbia azione esclusivamente contraccettiva e preventiva, anche gli ospedali cattolici potrebbero somministrarla in situazioni estreme quali quella verificatasi a Colonia.
Emanuela Vinai

AGGIUNGIAMO PERO’:

Ma la pillola del giorno dopo agisce soltanto come contraccettivo? Il meccanismo d’azione del levonorgestrel post-coitale costituisce una questione molto tecnica, tremendamente complessa che qui non è possibile affrontare in dettaglio, ma su cui è comunque possibile svolgere qualche riflessione, avendo ricevuto in sorte di avere studiato piuttosto a fondo la materia. Nell’ottobre 2008 il consorzio internazionale per la contraccezione d’emergenza (ICEC) e la federazione internazionale dei ginecologi (FIGO) stilarono un documento estremamente rassicurante circa il meccanismo d’azione della pillola del giorno dopo, descritta come un semplice anovulatorio. Parrebbe che i vescovi tedeschi e prima di loro almeno alcuni vescovi americani abbiano accettato questa presentazione dei dati che la letteratura scientifica mette a disposizione.
C’è però un piccolo problemino: che le cose stiano così non è affatto pacifico. Sia ben chiaro, nessuno è più felice di sapere che la pillola del giorno dopo non interferisce con lo sviluppo vitale del concepito di coloro che hanno a cuore la sorte dell’essere umano a partire dal primo istante di vita, ma siamo ben lontani dall’avere prove convincenti che l’efficacia della pillola del giorno dopo si realizzi totalmente prima della fecondazione. Si potrebbe porre una molteplicità di critiche a chi nega qualsiasi effetto post-fertilizzativo della pillola del giorno dopo, ma ci limitiamo a porne una, segnalata dal mio amico Dominic Pedulla, formatosi al New York Medical College e alla Creighton University, che notava come secondo gli autori di uno degli studi considerato tra i più probanti per escluderne l’effetto abortivo, il levonorgestrel dimostrava il 100% di efficacia nel prevenire la gravidanza quando somministrato prima dell’ovulazione, a fronte di un tasso di fallimenti dell’80% nel prevenire l’ovulazione. Come riesce ad essere così efficace la pillola del giorno dopo se gli studi recenti dimostrano che non ha effetti sul muco cervicale né sugli spermatozoi e se la cosiddetta disfunzione ovulatoria indotta dalla pillola in molti casi non si realizza e anche quando si realizza non si sa quale significato clinico abbia?
Ora non vorremmo che i vescovi tedeschi fossero stati un po’ precipitosi,forse un po’ disattenti verso il principio di precauzione, ci piacerebbe conoscere se la loro uscita sia stata il frutto di un serio ed approfondito confronto con la Pontificia Accademia per la Vita, che nell’ottobre del 2000 si espresse negativamente. Saremmo anche interessati a conferire con quelle che immaginiamo essere state le strutture di consulenza scientifica dell’episcopato tedesco per comprendere in quale modo siano giunti alla certezza che la somministrazione della pillola del giorno dopo non possa mai agire con meccanismo abortivo. Già, siamo molto interessati a vedere le loro carte, e soprattutto, tanto per evitare che in clima di sede vacante imminente qualcuno sia tentato da frenesie autoreferenziali, sarà opportuno che le carte siano esaminate nelle sedi competenti.
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-vescovi-tedeschie-pillola-un-spoco-convincente-5869.htm

 

 

Quanto e’ velenosa la contraccezione? (Seconda parte)

donna-uomo

La a parte (clicca qui)

Quali furono le prove che Paolo Vi dovette superare per arrivare alla pubblicazione dell’enciclica così contestata?
Renzo Puccetti: Ci furono pressioni che giunsero da fuori della Chiesa, dal mondo dei mezzi di comunicazione che con la consueta abilità aprirono un fuoco incrociato sulla dottrina cattolica: si scriveva che la continenza periodica era impraticabile, era inefficace, che i coniugi cattolici la stavano abbandonando in massa per passare alla pillola. Il solo dibattere la dottrina della Chiesa sulla contraccezione costituiva un formidabile argomento contro la dottrina stessa; se infatti se ne discute, allora vuole dire che non è irriformabile, se non è irriformabile, vuol dire che non è certa e se non è certa non obbliga. Non meno assillante per il Papa fu la pressione esercitata da rappresentanti ecclesiali di primissimo piano tra cui spicca il cardinale belga Leo Suenens, che mobilitò una vasta squadra di teologi dell’Università di Lovanio, fece sponda con i media, non disdegnando il sostegno della Planned Parenthood Federation of America e cercando fino all’ultimo di convincere il Papa a mutare la dottrina.
Che cosa sarebbe successo se il Concilio Vaticano II avesse approvato l’utilizzo della pillola contraccettiva?
Renzo Puccetti: La storia non si fa con i se, ma la sua domanda ha il gran pregio di costringere a riflettere. Credo che una buona strada per rispondere sia osservare ciò che è successo laddove l’istanza religiosa ha preso un’altra strada rompendo anche su questo l’unità della dottrina. Mi pare che abbassando le esigenze morali le chiese non si siano affatto riempite, mi sembra di notare che l’autorevolezza nel formare le coscienze sia stata minata in maniera irrecuperabile e che alla fine l’autorità religiosa abbia proseguito in una caduta sempre più in basso lungo un piano inclinato nel tentativo alquanto patetico di rincorrere ed imitare la modernità. Inoltre molti di quelli che oggi sono sacerdoti, religiosi, suore, volontari nelle Chiesa, non sarebbero mai nati. Osservo tutto questo e non posso non percepire tutto il contrasto con l’esempio che ci viene da Gesù a non annacquare la verità, Lui che di fronte al ritirarsi dell’uditorio e allo sconcerto degli apostoli, non esita a metterli davanti alla scelta domandando loro: “Volete andarvene anche voi?”. Ecco, l’occhio della fede e quello della ragione mi mostrano che se la Chiesa avesse ceduto su una dottrina ininterrotta di almeno 18 secoli in assenza di alcun fatto nuovo sotto il profilo scientifico da giustificare il cambiamento, allora non avrei saputo spiegare come un Dio che è lo stesso ieri, oggi e sempre, potesse per mezzo della Sua Chiesa considerare oggi un bene ciò che dagli inizi ha detto essere un male. Poiché Dio non può contraddirsi non sarebbe rimasta altra spiegazione logica che considerare non Chiesa quella chiesa. Ma come sappiamo le cose non sono andate così e non potevano che andare così, se si ha fede nella promessa di Cristo a Pietro.
Quali sono stati i benefici dell’Humanae Vitae?
Renzo Puccetti: Credo il primo beneficio sia stato quello di resistere nella fedeltà a Cristo piuttosto che cedere alle lusinghe del mondo. L’enciclica mi pare poi una grande esortazione rivolta agli uomini e alle donne perché non perdano fiducia nella loro grandezza di creature volute da Dio, amate da Dio, riscattate dal peccato dal sacrificio della croce, rese figlie per mezzo del battesimo. È un invito rivolto ai sacerdoti ad usare la misericordia della verità e del perdono divino, è un invito ai coniugi a proseguire nello sforzo della loro vocazione alla santità nel matrimonio, è un invito ai governanti a non seguire tragiche scorciatoie nella risoluzione dei problemi ed è un invito a noi medici a mantenere unite la competenza scientifica e la retta coscienza nel nostro agire.
In un capitolo del suo libro lei spiega gli effetti della mentalità contraccettiva. Può illustrarceli?
Renzo Puccetti: La dissociazione dei significati unitivo e procreativo dell’atto coniugale comporta un effetto ben compreso anche da persone del tutto estranee alla fede cattolica come l’intellettuale marxista Max Horkheimer, il premio nobel per l’economia George Akerlof o persino la direttrice di una catena di cliniche per aborti, Ann Furedi. La contraccezione promette di rendere l’attività sessuale un gioco, un semplice piacere, ma così facendo banalizza l’attività sessuale e non tendiamo ad affrontare con impegno e responsabilità ciò che è banale. Ma la contraccezione non può mantenere la promessa perché il sesso non tollera di essere banalizzato, non è fatto per essere banale, prima o poi si ribella e mostra quanto invece esso sia serio ad un uomo e una donna che delegando alla tecnica non hanno i muscoli per sopportarne il peso.
Come si fa a superare la cultura e la mentalità contraccettiva?
Renzo Puccetti: Credo che abbiamo due strade e dobbiamo percorrerle entrambe; quella soprannaturale della fede, dei Sacramenti, della preghiera e quella terrena dell’investimento in uomini e mezzi per la formazione senza paure, senza complessi, con professionalità e risorse adeguate alla sfida. Insomma credo che dobbiamo semplicemente seguire il suggerimento di Sant’ Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio».
Antonio Gaspari – Zenit

Quanto e’ velenosa la contraccezione? (Prima parte)

donna-uomoIl dottor Renzo Puccetti ha pubblicato il libro: “I veleni della contraccezione” pubblicato dalla ESD (Edizioni Studio Domenicano). E’ scritto nell’ultima di copertina: “La pillola contraccettiva ha rivoluzionato la società, ha sconvolto gli equilibri demografici, ha rotto l’unità della dottrina cristiana ed ha lacerato la Chiesa Cattolica in un confronto senza esclusione di colpi”.Il libro di Puccetti narra della scoperta della pillola, il suo sviluppo e la diffusione, gli interessi delle lobbies del controllo demografico, la risposta dei metodi naturali, la battaglia tra vescovi, teologi, medici, associazioni di laici, il ruolo di Paolo VI, lo scontro sulla contraccezione negli anni che precedettero e seguirono il Concilio Vaticano II, la redazione dell’Humanae vitae, la fedeltà e la ribellione al Papa.

Nel volume, l’autore analizza la dottrina dei padri della Chiesa, lo strappo degli anglicani, il Magistero dei pontefici, gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, spiegando quali sono state le conseguenze della diffusione della mentalità contraccettiva sulla famiglia e sulla società.

Renzo Puccetti è medico, specialista in Medicina interna, docente di Bioetica al Pontificio Ateneo “Regina Apostolorum” e al Master in Bioetica del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II. Socio fondatore della Società Medico-Scientifica Promed Galileo, è membro della Research Unit dell’European Medical Association. È autore di libri e di numerosi articoli scientifici di bioetica pubblicati su riviste nazionali ed internazionali. Per questi temi collabora con numerose riviste e conduce una seguita trasmissione radiofonica. ZENIT lo ha intervistato.

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Perché questo titolo? “La contraccezione avvelena?”

Renzo Puccetti: Il titolo fa il paio con l’immagine in copertina: una mela rossa, matura, ha l’aria di essere succosa, é invitante. Nella iconografia del racconto del peccato originale la mela é usata per indicare il frutto proibito. Il termine latino malum ha il significato di mela e di male; quando Adamo mangia la mela offertagli da Eva persuasa dal serpente, il male entra nel mondo e con esso la morte. Con la contraccezione e con la pillola in particolare é sembrato a molti che si potessero risolvere molti problemi, demografici, sociali, coniugali, familiari, teologici. Ho cercato di raccontare tutte le apparenti buone ragioni che furono avanzate, il tremendo sforzo di coloro che di fronte alla marea di argomentati a in favore della contraccezione resistettero, avendo fiducia nella ragione, ma ancor più aggrappandosi alla fede della Chiesa che sin dagli albori aveva insegnato essere la contraccezione un male. Il tempo, da galantuomo qual è, ha poi dimostrato quanto le ragioni a sostegno della pillola fossero malfondate, gli effetti del suo impiego disastrosi e il deserto a cui si sarebbe giunti.

Per decenni la contraccezione è stata presentata come una panacea, un progresso, simbolo della emancipazione e della libertà per le donne. Era impossibile opporsi senza essere insultato. Può spiegarci quali sono gli ambiti di salute personale, sociali, culturali e religiosi dove è arrivato il veleno della pillola?

Renzo Puccetti: Posso qui solo accennare al fatto che nella fase di sperimentazione e nei primi anni di commercializzazione della pillola centinaia di donne morirono per effetti tromboembolici. Seppure le pillole oggi in commercio abbiano dosaggi estrogenici molto più bassi, tali complicanze permangono e sono ben note ai medici. Si pensò di risolvere il problema della bomba demografica, come allora si diceva, e facendo ingoiare miliardi di pillole alle donne ci ritroviamo con un occidente in inverno demografico, culle vuote, piramide rovesciata tra giovani e anziani e con la più grave e duratura crisi economica dal 1929. Si pensò che la pillola avrebbe favorito una più stretta unione degli sposi e un contrasto agli aborti, ma dopo la messa in commercio delle pillole i divorzi aumentarono e con essi le nascite fuori dal matrimonio e poi gli aborti, milioni e milioni.

Al Concilio Vaticano II ci fu un grande dibattito sul tema. Lei ha ricostruito in dettaglio gli argomenti, le posizioni, i contrasti e l’intensa discussione. Cosa ha scoperto?

Renzo Puccetti: Non credo si tratti di una scoperta, gli storici del concilio conoscono questi aspetti molto bene, ma forse mancava un contributo che desse unitarietà ai moltissimi frammenti. Papa Paolo VI sottrasse il controllo delle nascite alla discussione conciliare, nondimeno la riflessione ed il confronto dei padri conciliari sul matrimonio che poi si concretizzerà nella costituzione Gaudium et spes fu largamente condotto tenendo gran conto delle implicazioni per l’ammissibilità o meno della contraccezione. Vi fu una vera e propria battaglia teologica in cui la difesa della dottrina fu affidata dalla Provvidenza a pochi coraggiosissimi teologi e padri conciliari. Mi consenta di ricordarne una poco conosciuta da cui sono stato affascinato, il teologo gesuita John Cuthbert Ford, un uomo che si batté con tutte le forze e fu molto importante nel sostenere il Papa.

La pubblicazione dell’enciclica Humanae Vitae, per alcuni fu provvidenziale, per altri fu un dramma. Paolo VI mostrò coraggio e lungimiranza, ma fu aspramente criticato. Alcune Conferenze Episcopali si opposero fino al punto da minacciare lo scisma. Lei ne racconta nel libro, in sintesi…

Renzo Puccetti: Sì, se diverse sono le voci che hanno raccontato quello che fu chiamato un pò ipocritamente il dissenso dal Magistero da parte di laici, sacerdoti e teologi, non sono molti coloro che hanno ammesso l’infedeltà dei pronunciamenti di non poche conferenze episcopali dietro una coltre di mielosi distinguo. Per questo ho pensato fosse importante riportare le parole molto critiche sul documento pastorale della conferenza episcopale austriaca pronunciate dal primate di Austria, il cardinale Schönborn, nel marzo 2008 a Gerusalemme. Ho creduto inoltre utile riportare i passaggi salienti dei principali documenti da cui si ha la chiara percezione di come alcune direttive pastorali fornivano istruzioni in contrasto con il contenuto dell’Enciclica producendo il risultato surreale che una stessa azione era considerata in una determinata nazione tale da non consentire il ricevimento della Comunione, al contrario di quanto avveniva nella nazione confinante. Ora, con tutta l’apertura per le giuste istanze di inculturazione, non mi pare che questa possa essere annoverata tra le migliori prove di cattolicità, intendo di universalità, non credo infatti che quando sarò giudicato la nazionalità sul passaporto avrà grande rilevanza. Mi pare che questo sia uno spunto da non trascurare per la riflessione sullo spazio dottrinale da riservare alle conferenze episcopali.

La seconda parte (clicca qui)

Contraccezione e contraccezione d’emergenza (Prima parte)

feti-2Contraccezione: analisi del termine (di Anna Fusina – Zenit)

Con il termine “contraccezione”[1] vengono raggruppati complessivamente ed in modo generico tutti i metodi che si usano per il controllo delle nascite. Ciò risulta però essere ambiguo, poiché le nascite potrebbero essere limitate anche attraverso l’aborto, cioè l’interruzione di gravidanze già iniziate. E’ opportuno dunque fare chiarezza, distinguendo i vari metodi anticoncezionali inante e post-concezionali, a seconda che essi prevengano il concepimento o che invece agiscano successivamente al concepimento.

La differenza è fondamentale, poiché i metodi che tendono ad evitare il concepimento non interferiscono con l’esistenza di un nuovo essere umano, mentre quelli che agiscono successivamente al concepimento interferiscono con l’esistenza del figlio eventualmente concepito rendendo l’utero materno inospitale: avvenuto il concepimento infatti egli non troverà nella madre le condizioni indispensabili per crescere, svilupparsi e continuare a vivere.

Per essere precisi si dovrebbe parlare di metodi contraccettivi e metodi intercettivi.[2]

La contraccezione in senso proprio è un tecnica che viene utilizzata allo scopo di controllare e di impedire (contro) il concepimento (concezione), cioè l’incontro della cellula uovo con lo spermatozoo.
L’intercezione è una tecnica che intercetta l’embrione rendendone impossibile l’annidamento nella parete uterina. In questo caso non si ha dunque un effetto contraccettivo, ma antinidatorio, cioè abortivo.

Occorre precisare che a livello internazionale il termine contraccezione non viene utilizzato in modo univoco.[3]

Negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone, ma anche in molti Paesi europei si usa il termine “contraccezione” includendovi anche metodi che impediscono l’annidamento dell’embrione in utero (intercezione) o che agiscono successivamente ad esso (contra-gestazione), con un meccanismo quindi abortivo.

Ricordiamo ad esempio che “(…) già nel 1990 la Federazione Internazionale dei Ginecologi e degli Ostetrici (F.I.G.O.), la massima Autorità mondiale in campo ginecologico, includeva il vaccino anti-hCG tra i “contraccettivi” del futuro, intravedendone ampie prospettive di diffusione (F.I.G.O. Manual of Human Reproduction).(…) l’hCG è la sostanza prodotta specificamente dall’embrione al fine di mantenere nell’utero le condizioni indispensabili al proprio sviluppo: quella stessa che si dosa con il test di gravidanza e che è presente nel sangue materno solo dopo l’annidamento. In questo caso il termine “contraccezione” include metodi francamente abortivi, essendo chiaramente già iniziata la gravidanza”.[4]

Trasformazione semantica dei concetti di “concepimento” e “gravidanza”

É interessante esaminare come è avvenuta l’evoluzione semantica dei termini “concepimento” e “gravidanza”.
Nel suo testo “The facts of life”, Brian Clowes ne analizza la genesi[5].
Antecedentemente al 1965 con il termine “concepimento” viene indicato il momento della fusione di un ovulo con lo spermatozoo (fecondazione) nella tuba di Falloppio.

Nel 1963, il Dipartimento della Salute, Istruzione e Welfare (HEW) degli Stati Uniti definisce “aborto” come “tutte le misure che possono pregiudicare la vitalità dello zigote in qualsiasi momento tra l’istante della fecondazione e il completamento del lavoro”.[6]

Le associazioni abortiste avevano capito che per rendere i prodotti abortivi accettabili per le donne a livello etico e poter aggirare le leggi volte a vietare l’aborto (la ricerca su questo tipo di prodotti era già in corso in Giappone ed in diversi paesi europei) era necessario un cambiamento di terminologia, atto a confondere il confine tra azione contraccettiva ed azione abortiva.
Ciò si poteva realizzare solamente trasformando la definizione di “concepimento” da momento della fecondazione (unione di spermatozoo e ovulo) a momento dell’impianto in utero dell’embrione, stabilendo così che se un dispositivo o farmaco avesse impedito l’annidamento, non si sarebbe verificato un aborto.
Storicamente questo cambiamento semantico affonda le proprie radici in un Congresso che ebbe luogo nel 1959, organizzato congiuntamente dalla Planned Parenthood e dalla Population Council, entrambe associazioni abortiste. In quel convegno il Dott. Bent Bowing, un ricercatore svedese, sostenne la necessità di modificare la definizione di concepimento, spostando il momento del concepimento da quando avviene la fecondazione a quando si è verificato l’impianto: ”whether eventual control of implantation can be reserved the social advantage of being considered to prevent conception rather than to destroy an established pregnancy could depend upon something so simple as a prudent habith of speech.”[7]: “che al controllo dell’impianto [del concepito nell’endometrio (n.d.r.)] possa essere riservata la funzione socialmente vantaggiosa di poter impedire il concepimento e non quella di interrompere una gravidanza in corso, potrebbe dipendere da qualcosa di così semplice come l’abitudine di prudenza verbale.”

Una questione di “prudenza verbale”: è sicuramente più conveniente dire che la gravidanza inizia con l’impianto perché ciò ci consente di agire sul concepito nella sua fase pre-impianto.

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NOTE

[1] Cfr.: Bruno Mozzanega, Da vita a vita – Viaggio alla scoperta della riproduzione umana, SEU, Roma, 2010, pp. 174, 202-203 e Bruno Mozzanega, “Educazione sessuale: aspetti biologici” in F. Bonarini, F. Ongaro e C. Viafora (a cura di), Sessualità eriproduzione: tutto sotto controllo?, FrancoAngeli, Milano, 2004, pp. 241-250

[2] Giovanni Russo (a cura di), Enciclopedia di Bioetica e Sessuologia, Elledici, Torino, 2004, pp. 538-539

[3] Bruno Mozzanega, Considerazioni su ellaOne e sul suo meccanismo d’azione in http://www.portaledibioetica.it/documenti/005503/005503.htm

[4] Bruno Mozzanega, Considerazioni su ellaOne e sul suo meccanismo d’azione in http://www.portaledibioetica.it/documenti/005503/005503.htm

[5] Brian Clowes, The Facts of Life, HLI, Virginia 2001, Chapter 2 in www.hli.org/index.php/the-facts-of-life/245?task=view

[6] Brian Clowes, The Facts of Life, HLI, Virginia 2001, Chapter 2 in www.hli.org/index.php/the-facts-of-life/245?task=view

[7] ALL, A declaration of life by pro-life physicians, 1 gennaio 2000 in http://www.all.org/article/index/id/MjUxNQ/

Contraccezione e contraccezione d’emergenza (Seconda parte)

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– Dopo pochissimo tempo, nel 1962, la Dott.ssa Mary Calderone, allora direttore medico di Planned Parenthood dice: ”if it turns out that these intrauterine devices operate as abortifaciens, not only the Catholic Church will be against them, but Protestant churches as well”.[8]: ”Se si scopre che questi dispositivi intrauterini (ricordiamo che a quel tempo si parlava molto di spirale) agiscono come abortivi, non solo avremo contro la Chiesa cattolica ma pure le Chiese protestanti”.
Nel simposio della Population Council del 1964, il dott. Samuel Wishik sottolinea che l’accettazione o il rifiuto del controllo delle nascite potrebbe dipendere dal fatto che esso abbia causato o meno un aborto precoce.
Nel 1964 Christopher Tietze del Planned Parenthood e Population Council, sacerdote della libertà procreativa, spinge questa propaganda ulteriormente. Infatti, dopo aver notato che molti esperti religiosi e giuridici accettavano il consenso medico, dice: “if a medical consensus develops and is mantained that pregnancy, and therefore life, begins at implantation, eventually our brothers from the other faculties will listen.”[9]: “Se si sviluppa un consenso medico e si sostiene che la vita, e quindi la gravidanza, comincia dall’impianto, alla fine i nostri fratelli delle altre facoltà ascolteranno.“
Tiezte avrebbe poi vinto la Planned Parenthood Federation of America Award Margareth Sanger per contributi eccezionali al movimento pro-aborto.
Alla fine le associazioni abortiste raggiungono il loro obiettivo: il cambiamento di terminologia.
Nel 1965 infatti l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), la maggiore organizzazione di ginecologi negli U.S.A., pubblica il suo primo Terminology Bulletin (Bollettino di terminologia) introducendo abilmente una profonda trasformazione semantica: viene stabilito che il concepimento è l’impianto di un ovulo fecondato, cioè il momento in cui esso si annida nell’utero materno.[10]
Con il termine “fecondazione” (indicata nel mondo anglosassone con “fertilization”) si intende ancora la singamia, cioè il processo che inizia con la penetrazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo e la fusione dei pronuclei maschile e femminile, ma il concepimento (“conception”), da questo momento, non è più identificato con la fecondazione, ma con l’impianto dell’embrione.
Nel Bollettino terminologico dell’ ACOG vengono coniati altri due termini fuorvianti nei confronti dell’aborto precoce: “post-conceptive contraception” e “post-conceptive fertility control”.[11]
Nel 1972 l’ACOG ridefinisce conseguentemente anche il concetto di gravidanza: con il termine “gravidanza” viene indicato il periodo che inizia con l’annidamento dell’embrione in utero e che termina con il parto.[12]
Si tratta di metamorfosi semantiche non suffragate in alcun modo da nuove acquisizioni scientifiche. Si possono considerare piuttosto manipolazioni verbali di carattere strumentale.
Come abbiamo visto, si voleva riuscire a ridurre la resistenza avverso l’utilizzo di alcuni prodotti con meccanismo d’azione intercettivo (cioè abortivo), includendoli nella categoria dei contraccettivi in senso stretto, per poter così affermare che un prodotto ad azione antinidatoria non è abortivo.
Non tutti accettano queste manipolazioni semantiche.
Il Dott. Richard Sosnowski, capo della Southern Association of Obstetricians and Ginecologists e membro di ACOG, evidenzia chiaramente questa strategia nel suo discorso presidenziale del 1984 e si dice preoccupato: ” (…) that with no scientific evidence to validate the change, the definition of conception as the successful spermatic penetration of an ovum was redefined as the implantation of a fertilized ovum. It appears to me that the only reason for this was the dilemma produced by the possibility that the intrauterine contraceptive device might function as an abortifacient.”[13]: “(…) che, senza prove scientifiche per convalidarne la modifica, la definizione del concepimento, intesa come successo della penetrazione dello sperma nella cellula uovo è stata ridefinita come l’impianto di un ovulo fecondato.

Mi sembra che l’unica ragione per questo era il dilemma prodotto dalla possibilità che il dispositivo contraccettivo intrauterino potesse funzionare come un abortivo.“
Non c’è dunque nessun contenuto scientifico nel cambiamento, non c’è nessuna valenza descrittiva, ma ovviamente una valenza di tipo manipolatoria, “operativa”.
La scienza dimostra che la vita inizia dal concepimento, identificato come il momento della fecondazione, quando spermatozoo e ovulo si uniscono, formando uno zigote. Testi di embriologia attualmente utilizzati nell’insegnamento universitario lo riportano.[14]
Nel 1998 Joseph A.Spinnato, del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Università di Louisville, pubblica uno studio il cui scopo è quello di valutare l’uso della definizione di concepimento dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) nella pratica clinica dei suoi membri e di esplorare le implicazioni delle diverse definizioni di concepimento e di gravidanza in rapporto al processo di formazione del consenso informato.[15]
Viene inviato un sondaggio a 112 membri dell’Ob/Gyn Society di Louisville chiedendo quale definizione del concepimento essi abbiano usato nella loro pratica clinica e quando hanno ritenuto che la gravidanza abbia avuto inizio.
Sono pervenute le risposte dall’86% (96 su 112) dei soci. Un totale del 73% (70 su 96) (95% CI 69-77%) dei soci ha indicato che il concepimento era un sinonimo per indicare la fecondazione, e il 24% (23 su 96) (95% CI 21-28%) ha indicato che concepimento era sinonimo di impianto. Tra i membri dell’ACOG, il 50% (48 su 96) ha indicato che la gravidanza inizia con la fecondazione, e il 48% (46 su 96) ha indicato che la gravidanza inizia con l’impianto.
Lo studio conclude che, potenzialmente, il processo del consenso informato è compromesso da queste ambiguità ed invita l’ACOG a riconsiderare le sue definizioni.
(La prima parte è stata pubblicata domenica 22 dicembre. La terza e ultima puntata segue domenica 5 gennaio 2014)

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*
NOTE
[8] ALL, A declaration of life by pro-life physicians, 1 gennaio 2000 in http://www.all.org/article/index/id/MjUxNQ/
[9] Paul Pauker, Abortion, Birth Control, and Medical Deception,in http://liveactionnews.org/investigative/fact-check/abortion-birth-control-and-medical-deception/
[10] Brian Clowes, The Facts of Life, HLI, Virginia 2001, Chapter 2 in
www.hli.org/index.php/the-facts-of-life/245?task=view
[11] Brian Clowes, The Facts of Life, op. cit., Chapter 2
[12] Brian Clowes, The Facts of Life, op. cit., Chapter 2
[13] Brian Clowes, The Facts of Life, HLI, Virginia 2001, Chapter 2 in
www.hli.org/index.php/the-facts-of-life/245?task=view
[14] Cfr. Keith Moore and T.V.N. Persaud, Before We Are Born: Essentials of Embryology and Birth Defects 5th ed. (Philadelphia: W.B. Saunders Company), 1998, p. 36: “Although human development is usually divided into prenatal (before birth) and postnatal (after birth) periods, development is a continuum that begins at fertilization (conception”) in www.unmaskingchoice.ca/training/classroom/science; Keith L. Moore, T.V.N. Persaud,The Developing Human: Clinically Oriented Embriology (Philadelphia: Saunders, 1998, p. 2-18 (ed. italiana: Moore – Persaud, Lo sviluppo prenatale dell’uomo, EdiSes 2009): “ [lo zigote]deriva dall’unione di un oocita e d uno spermatozoo” (…) Uno zigote è l’inizio di un nuovo essere umano. Lo sviluppo umano inizia dalla fecondazione, il processo durante il quale un gamete maschile o spermatozoo si unisce con un gamete femminile o oocita per formare una singola cellula chiamata zigote.(…) questa cellula totipotente, altamente specializzata, segna l’inizio di ognuno di noi come un individuo univoco” in www.termpaperwarehouse.com/essay-on/Abortion-Is-It-Moral-Or/48874 ;
G. Goglia, Embriologia umana, Piccin Nuova Libraria, Padova, 1997, Cap.1: “Il primo atto della costituzione di un nuovo individuo è rappresentato dalla fecondazione la quale consiste nella fusione di due speciali cellule, l’una di origine paterna detta spermatozoo, l’altra di origine materna detta ovocita”;Thomas W. Sadler, Embriologia medica di Langman ( ed. it. a cura di Raffaele De Caro e Sergio Galli), Elsevier Masson srl, Milano2009, p. 11: “Lo sviluppo di un essere umano comincia con la fecondazione, un processo mediante il quale lo spermatozoo maschile e l’oocita femminile si uniscono per dare origine a un nuovo organismo, lo zigote.”
[15] Joseph A. Spinnato, Informed consent and the ridefinig of Conception: A decision illconceived? in Journal of Maternal and Neonatal Medicine, 1998, vol. 7, No. 6, pp. 264-268 in www.informahealthcare.com

Il cambiamento semantico dei concetti chiave di “concepimento” e “gravidanza”, e le sue conseguenze
Di Anna Fusina

Contraccezione e contraccezione d’emergenza (Terza parte)

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Già a partire dalla prima segnalazione in letteratura nel 1964, l’utilizzazione di preparati ormonali atti ad impedire la gravidanza successivamente al rapporto sessuale è stata fonte di un acceso dibattito scientifico e bioetico.[16]
Detti prodotti sono stati denominati, a livello internazionale, “contraccettivi d’emergenza”.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) afferma che la contraccezione d’emergenza o post-coitale si riferisce a metodi contraccettivi che possono essere utilizzati per prevenire la gravidanza nei primi giorni dopo il rapporto.[17]
Questa definizione tre le sue origini dall’introduzione del cambiamento terminologico avvenuto nel 1965 ad opera dell’Associazione dei ginecologi americani (ACOG) (esclusivamente di carattere semantico, come approfondito nel precedente paragrafo) che ha ridefinito il concepimento e quindi l’inizio della gravidanza come il momento dell’annidamento dell’ovulo fecondato in utero.
Sicuramente non estranei a tale mutamento erano gli interessi che premevano per l’inclusione nell’ambito dei contraccettivi anche di presidi agenti con meccanismo anti-nidatorio.[18]
L’OMS afferma anche che ogni donna in età riproduttiva può aver bisogno, ad un certo punto, della contraccezione d’emergenza per evitare una gravidanza indesiderata ed indica le situazioni in cui deve essere usata dopo che si è avuto il rapporto sessuale.[19]

Queste ultime sono riportate anche dalla S.I.C. (Società Italiana della Contraccezione) nel suo “Position paper sulla contraccezione per via orale” del 6 giugno 2011:
“La contraccezione d’emergenza è da utilizzarsi nelle seguenti condizioni:
– quando non sia stato utilizzato alcun metodo contraccettivo;
– quando via sia stato il fallimento o l’utilizzo non corretto di un altro metodo contraccettivo, come ad esempio:
° rottura accidentale, scivolamento o errato utilizzo del condom;
° dimenticanza della assunzione di pillole contraccettive combinate orali (…);
° ritardo di più di 12 ore nell’assunzione del contraccettivo orale a base di solo progestinico (desogestrel)
° ritardo di più di 14 giorni dell’iniezione mensile di preparati depot;
° ritardo nell’applicazione o rimozione intempestiva, volontaria o involontaria, di cerotto contraccettivo o di anello contraccettivo vaginale;
° rottura, lacerazione o rimozione precoce di diaframma o cappuccio cervicale;
° fallimento del coito interrotto (esempio di eiaculazione in vagina o sui genitali esterni);
° uso improprio o fallimento nell’applicazione di tavolette o creme spermicide;
° errori di calcolo o mancanza di astensione nei giorni fertili del ciclo in donne che utilizzano metodi basati sull’astinenza periodica;
° espulsione di dispositivo contraccettivo intrauterino;
° in caso di violenza sessuale quando la donna non sia adeguatamente protetta da un metodo contraccettivo”. [20]
La Società Italiana della Contraccezione, nel Position paper citato, puntualizza che “la contraccezione d’emergenza viene definita come “metodica contraccettiva” poiché può solo prevenire e non interrompere una gravidanza già in atto (…)“metodica di supporto” in quanto il suo utilizzo non è da considerarsi come metodo contraccettivo abituale o di prima scelta, ma solo quando altri metodi non siano stati del tutto o correttamente utilizzati”. [21] Afferma inoltre che “il termine complementare di “emergenza” suggerisce la necessità dell’uso tempestivo, dopo un rapporto non adeguatamente protetto, per massimizzarne l’efficacia, e sottolinea ulteriormente che tali regimi non sono proposti per un uso abituale, ma esclusivamente sporadico”. [22]
La definizione di “contraccezione d’emergenza” dell’OMS, ripresa poi dalla S.I.C. è stata ed è tuttora oggetto di discussione in ambito scientifico e bioetico. Il nocciolo della questione è sempre da ricondurre al fatto della ridefinizione del concetto di concepimento e gravidanza da parte dell’ACOG.
La Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo rileva che“questa definizione, puramente convenzionale, ha consentito di considerare come “contraccettivo” qualsiasi strumento in grado di ostacolare la gravidanza, ma non è però scevra da problematicità. Se da un lato infatti si vuole individuare l’inizio della gravidanza nel momento dell’impianto dell’embrione (evento che per la completa realizzazione richiede peraltro circa un settimana di tempo), nei giorni che intercorrono tra il concepimento e l’adesione dell’embrione alla mucosa uterina (normalmente circa 5 giorni) si è comunque in presenza di un embrione”. [23]
Non si è di fronte quindi ad un effetto “contraccettivo” ma “antinidatorio”.
Le Dott.sse Maria Luisa di Pietro e Roberta Minacori dell’Università Cattolicadel Sacro Cuore di Roma, affermano che: “l’evidenza scientifica di tale effetto antinidatorio smentisce, quindi, la stessa terminologia utilizzata per definire l’utilizzo di dati prodotti: non si tratta di un meccanismo contraccettivo (l’inibizione del concepimento avviene solo in una piccola percentuale di casi), bensì di un meccanismo prevalentemente abortivo qual è quello antinidatorio,che si estrinseca dopo l’avvenuta fecondazione, quando è già iniziato il processo di sviluppo di un nuova vita umana”. [24]
J. Scotson, nel 1995, in “Emergency Contraception. Use of the Term is Erroneus“, afferma che: “It is vital to be accurate when using words and phrases.(…) contraception means against conception that which prevents conception occurring. The object of using the postcoital contraceptive pills is to prevent nidation and further development of the conceptus and to procure an early chemical abortion. One cannot prevent what has already occurred, and therefore the use of the term emergency contraception for early abortion is erroneous”: “E’ fondamentale essere precisi quando si usano parole e frasi. (…) contraccezione significa “contro la concezione”, ciò che impedisce che si verifichi la fecondazione. Lo scopo dell’utilizzo delle pillole contraccettive post-coitali è quello di prevenire l’annidamento e l’ulteriore sviluppo del concepito e di procurare un aborto chimico. Non si può impedire ciò che è già avvenuto, e quindi l’uso del termine “contraccezione d’emergenza” per l’aborto precoce è errato”. [25]
Per tale ragione R.G. Rahwan, nel suo articolo “Morning-after birth control”,apparso su Lancet nel 1995, afferma che il termine “contraccezione d’emergenza” è equivoco e che è necessario parlare di “intercezione d’emergenza” o di “interruzione della gravidanza d’emergenza”. [26]
*Anna Fusina
NOTE
[16] AA.VV., Levonorgestrel post-coitale: una lettura aggiornata della letteratura medicain Ginecorama n. 2, Aprile 2012, p. 22-23
[17] Who Media Center, Emergency contraception, Fact sheet N.244, luglio 2012 inhttp://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs244/en/index.html: “Emergency contraception, or post-coital contraception, refers to methods of contraception that can be used to prevent pregnancy in the first few days after intercourse.”
[18] AA.VV., Levonorgestrel post-coitale: una lettura aggiornata della letteratura medica,cit., p. 22-23
[19] Who Media Center, Emergency contraception, Fact sheet N. 244, luglio 2012 inhttp://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs244/en/index.html: “Emergency contraception, or post-coital contraception, refers to methods of contraception that can be used to prevent pregnancy in the first few days after intercourse.”
[20] S.I.C. Società Italiana della Contraccezione, Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale, 6 giugno 2011, p.1
Cfr. anche Royal College of Obstetricians and Gyneacologists (RCOG). Faculty of Sexual & Reproductive Healthcare – Clinical Guidance. Emergency Contraception, Clinical Effectiveness Unit. London: RCOG; August 2011 (Updated January 2012) e International Consortium for Emergency Contraception – International Federation of Gynecology & Obstetrics (FIGO), Emergency Contraceptive Pills. Medical and Service Delivery Guidelines.Third Edition 2012. New York: ICEC, 2012
[21] S.I.C. Società Italiana della Contraccezione, Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale, 6 giugno 2011
[22] S.I.C. Società Italiana della Contraccezione, Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale, 6 giugno 2011
[23] Società Medico-Scientifica Interdisciplinare PROMED Galileo, Ulipristal acetato (CDB 2914) Meccanismo d’azione: aspetti scientifici, deontologici ed etici – Relazione tecnico –scientifica, 16 aprile 2010 (allegata ad Esposto all’Autorità della Concorrenza e del Mercato su ellaOne dell’Avv. Gianfranco Amato del 3 maggio 2010)
[24] Maria Luisa Di Pietro, Roberta Minacori, La “contraccezione d’emergenza” in “Medicina e Morale”, n. 1, 2001, pp. 11-39
[25] J. Scotson, Emergency Contraception. Use of the Term is Erroneus, BMJ 1995; 311.762-763 in http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2349859/?page=1
[26] Maria Luisa Di Pietro, Roberta Minacori, La “contraccezione d’emergenza”, op. cit., p. 11-39
Fonte: vitanascente.blogspot.it