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La pornografia nuoce alla salute

toxic2Secondo il portale di notizie Religionlibertad.com, il fenomeno della pornografia e del suo consumo non può lasciare indifferenti. Infatti le statistiche riportano alcuni dati interessanti: il 25% del traffico in Internet avrebbe carattere pornografico, sarebbero circa 4 milioni i portali dedicati alla pornografia e sarebbero oltre 146 milioni le pagine virtuali visitate ogni giorno e classificate come “pornografiche”. E che dire del giro di denaro legato alla mercificazione del corpo umano e della sessualità? Si stima che il fatturato annuo della pornografia online si aggiri all’incirca attorno alle dimensioni dei 100mila milioni di dollari. Questo “negozio” batte di gran lunga qualsiasi grande marchio come Google, Facebook, Microsoft, ecc.

Si sente affermare che “il porno aiuta i giovani a maturare”, e che “guardare immagini o video di carattere pornografico è indifferente per la salute delle persone”. Ma che cosa ci dicono oggi le scienze empiriche? In particolare, le neuroscienze? Che valore neuroscientifico hanno queste ultime affermazioni? Godono di un riscontro valido a livello degli ultimi studi sul nostro cervello?

Due recentissimi studi neuroscientifici, pubblicati rispettivamente a marzo e a settembre di quest’anno, fanno il punto della situazione su quest’intricato e intrigante argomento neurobioetico: quello della cosiddetta dipendenza dalla pornografia, nota anche con il termine divulgativo di “cybersex addiction”.

Il primo studio, in ordine cronologico, è stato pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Behavioral Addictions a marzo. Il lavoro, intitolato nell’originale inglese “Getting stuck with pornography? Overuse or neglect of cybersex cues in a multitasking situation is related to symptoms of cybersex addiction”, a firma di J. Schiebener , C. Laier e M. Brand, parte da un primo dato di fatto: la maggior parte delle persone fanno uso di Internet in modo funzionale, cioè riescono a mantenere un controllo su questa tecnologia di interfaccia virtuale con il cyber-mondo.

In altre parole, gli individui “normali” si servono di Internet per obiettivi scelti e per scopi pianificati, piuttosto che “venir usati” da questa tecnologia. Questo controllo si traduce nell’effettiva capacità di alternare l’uso di Internet ad altre attività (come, impegni di lavoro, rapporti affettivi, etc.), secondo una finalità scelta, pianificata, diremmo, controllata razionalmente e volontariamente dalla persona.

Ma c’è un secondo dato di fatto: alcuni individui fanno uso, in modo “dipendente” (addicted), di contenuti cyber-sessuali, che includono materiale pornografico. Questo comporta ingenti conseguenze negative nella loro vita personale e nell’ambito lavorativo, come sostengono gli autori di questo lavoro.

Uno dei diversi meccanismi alla base di queste ripercussioni negative del consumo di materiale pornografico può comportare la riduzione del controllo esecutivo (delle azioni/scelte/decisioni del soggetto) rispetto alla cognizione e al comportamento.

C’è ancora un terzo dato di fatto da considerare: negli ultimi anni è sorto un fenomeno sociale noto come “dipendenza da Internet” (Internet addiction). Nonostante non sia stato ancora inserito nell’ultimo DSM-5, la premessa già si trova nell’appendice di questo documento che parla del cosiddetto “Internet Gaming Disorder” (IGD).

Sebbene la classificazione delle “dipendenze comportamentali” sia ancora discussa, molti ricercatori sostengono oggigiorno, alla luce dei risultati neuroscientifici, che i sintomi sono comparabili con quelli delle dipendenze “tradizionali” (come quelle da sostanze).

Secondo il famoso studio di Brand e colleghi pubblicato nel 2014, una peculiarità della “dipendenza da Internet” è la perdita di controllo indotta dal consumo. La recente ricerca di marzo 2015 mira ad una miglior comprensione neuroscientifica di questa “perdita di controllo”, suggerendo che uno dei meccanismi sottesi sia proprio l’incapacità di esercitare il controllo cognitivo necessario per poter non essere “schiavi” di questa tecnologia. Ci si concentra sulla “dipendenza dal cyber-sesso”, un tipo particolare, a detta degli autori di questo studio, di “dipendenza da Internet”.

La metodologia impiegata ha coinvolto 104 volontari di sesso maschile, sottoposti a un paradigma esecutivo multitasking suddiviso in due gruppi: uomini a cui venivano mostrate foto di persone, da una parte, e dall’altra, uomini a cui, invece di fotografie comuni di persone, venivano mostrate immagini pornografiche. I risultati confermano, in primo luogo, che esiste un’associazione profonda tra alto consumo di immagini pornografiche e le ridotte capacità multitasking manifestate dei soggetti coinvolti.

Lo studio, inoltre, indica che la dipendenza dal cyber-sesso induce un ridotto controllo esecutivo negli individui affetti. Questo può condurre a comportamenti disfunzionali e conseguenze negative, particolarmente nell’ambito lavorativo, familiare e sociale, in genere. La riduzione delle capacità cognitive correlate al controllo esecutivo (come per esempio, l’attenzione, l’inibizione, i processi decisionali e la memoria di lavoro) è mediata da alterazioni a livello dell’area cerebrale denominata corteccia prefrontale (in inglese nota con la sigla “PFC”) e alcune regioni sotto-corticali, come, ad esempio, i gangli della base.

Il secondo studio di interesse neuroscientifico e culturale, decisamente il più importante, perché offre una sintesi ed analizza tutta la letteratura neuroscientifica sull’argomento della dipendenza da Internet, in particolare della dipendenza dalla pornografia. Quest’importante contributo è stato pubblicato sulla rivista Behavioral Sciences il 18 settembre 2015 con il titolo originale “Neuroscience of Internet Pornography Addiction: A Review and Update”[1].

A firma di T. Love , C. Laier , M. Brand , L. Hatch e R. Hajela, l’articolo si compone di ben 46 pagine, un apparato bibliografico ingente (basti pensare alle 311 note bibliografiche che si trovano alla conclusione dello studio) che non nasconde e motiva le critiche di una certa incomprensione delle “neuroscienze della dipendenza” (addiction neuroscience) mosse nei confronti del recente DSM-5.

In primo luogo, gli autori sottolineano nell’introduzione che nell’ambito delle cosiddette “dipendenze” si sta realizzando un vero e proprio mutamento rivoluzionario di paradigma; si legge proprio così. Come mai?

Perchè con il progresso degli studi neuroscientifici, ci si sta sempre più rendendo conto che, accanto alle classiche dipendenze da sostanze (come droghe e alcol), diversi comportamenti (o stili di vita) hanno ripercussioni su meccanismi neuronali sovrapponibili a quelli alterati dalle sostanze. Questi comportamenti “dipendenti” sono in grado di rafforzare i circuiti cerebrali della gratificazione e della ricompensa, quelli della memoria, ecc.

In effetti, l’ASAM (The American Society of Addiction Medicine) nel 2011 aveva esteso la definizione di “dipendenza” includendovi sia quella derivata da sostanze, come quella da comportamenti.

All’interno di questo scenario, sebbene l’APA (The American Psychiatric Association) abbia recepito, al redigere l’ultimo DSM-5, l’introduzione delle cosiddette “dipendenze comportamentali” (behavioral addictions) accanto alle dipendenze “tradizionali” (o classiche) da abuso di sostanze, soltanto il rinominato e ridefinito “gioco d’azzardo patologico” (Gambling Disorder oggi ribattezzato nel DSM-5 come Pathological Gambling o PG) vi è stato incluso.

Di quest’ultimo è stata fornita una vera e propria nuova diagnosi detta IGD (Internet Gaming Disorder), ampiamente fondata su numerosi dati neuroscientifici di carattere strutturale, funzionale e psicologico. Ma allora, cos’è successo nel DSM-5 per quanto riguarda la “dipendenza” dalla pornografia?

Nonostante le premesse concettuali fondate su un’ampia documentazione neuroscientifica, l’APA ha deciso di affermare che l’eccessivo uso si Internet che non coinvolga il gioco online (per esempio, un’uso eccessivo dei mezzi di comunicazione sociale, come Facebook; il consumo di pornografia online) non sarebbe da considerarsi analogo all’ IGD (Internet Gaming Disorder).

Come, invece, ampiamente documentano gli autori del lavoro pubblicato il 18 settembre 2015 su Behavioral Sciences “questa decisione è inconsistente con l’evidenza scientifica esistente ed emergente”. Gli autori sostengono e dimostrano ampiamente nelle 46 pagine di questo studio tale inconsistenza conclusiva.

Dopo l’estesa raccolta e analisi della letteratura sull’argomento, gli autori concludono che le evidenze neuroscientifiche sostengono che il consumo di pornografia attraverso Internet è, insieme agli altri comportamenti dipendenti dalla virtualità, potenzialmente addittivo, comportando una de-strutturazione e de-funzionalizzazzione del cervello umano.

In definitiva, la medicina e le neuroscienze confermano l’estrema dannosità cerebrale (e perciò personale) del consumo di pornografia. I nostri stili di vita e le nostre scelte personali non sono indifferenti alla struttura e funzione del nostro cervello. È importante perciò conoscere questi dati empirici per integrarli in una visione integrale dell’essere umano (antropologia) che ci aiuti e ci guidi ad agire e comportarci in favore della salute del nostro “organo” più importante.

*

NOTE

[1] Love T, Laier C, Brand M, Hatch L, Hajela R, “Neuroscience of Internet Pornography Addiction: A Review and Update”, Behav Sci (Basel). 2015 Sep 18; 5 (3): 388-433. doi: 10.3390/bs5030388.

Padre Alberto Carrara, L.C., è Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) dell’Ateneo Regina Apostolorum (Roma)

 

Centri diurni a Torino – Servizi per chi e’ in difficolta’

centrodiurnoSono centri in cui le persone in difficoltà possono passare del tempo sia svagandosi, sia trovando operatori che possono aiutarli con percorsi di recupero sociale e di reinserimento.

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– Gruppo Abele (femminile)   011 2481667
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(Barriera di Milano, linee di mezzi pubblici 2, 18, 49, 75)
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Lunedì: laboratorio di cucina; danza del ventre;
Martedì: laboratorio di decoupage;
Mercoledì: pilates
Giovedì: laboratorio di lettura
Venerdì: ed. fisica; laboratorio ludico per mamme e bimbi

Pomeriggio  del Martedì: laboratorio di danza terapia

Drop-in (dipendenze)  011 850344
Torino, via Pacini 18 angolo via Leoncavallo (Barriera di Milano, linee di mezzi pubblici 2, 18, 49, 75).
Aperto solo il lunedì mattina ore 9 alle 12.

Centro Diurno – Gruppo Abele (dipendenze) Torino, via Pacini 18 angolo via Leoncavallo (Barriera di Milano, linee di mezzi pubblici 2, 18, 49, 75). Dal lunedì al venerdì dalle ore 12 alle ore 18.

Servizio Pronta Assistenza – Servizio Dipendenze ASL TO2
Ospedale Amedeo di Savoia – C.so Svizzera, 164 – 10149 Torino Tel. 011.4393725
Da lunedì a venerdì dalle ore 15 alle ore 19,30

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Tel. 011.6507306 Lun – Ven 8.30-11 (offre colazione)
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La Sosta… nella Casa di Gabriele (Caritas-Sermig)
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Definizione: che cos’è la droga?

droghe1L’ OMS ha proposto di sostituire al vecchio termine di tossicomania quello di farmaco-dipendenza.
Farmaco-dipendente è l’individuo che ha il bisogno incoercibile di assumere una sostanza di cui deve aumentare progressivamente le dosi per ottenere lo stesso effetto. (1)
Il termine droga potrebbe derivare dall’olandese droog che significa propriamente sostanza secca: tra le droghe devono essere collocate anche le spezie, ma oggi questo termine viene usato soprattutto per indicare le sostanze stupefacenti cioé quelle in grado di provocare stupore. Stupore sta a significare sia uno stato di meraviglia che uno stato di stordimento.
Per classificare queste sostanze stupefacenti occorre una definizione scientificamente più precisa.
Da un punto di vista farmacologico, si intende per droga o sostanza stupefacente una sostanza psicotropa ad azione psicodislettica in grado di produrre farmaco-dipendenza.
La sostanza psicotropa è quella che agisce sull’attività cerebrale: le sostanze psicotrope si possono dividere in psicolettiche ( che deprimono l’attività mentale), psicoanalettiche ( che eccitano l’attività mentale ) e psicodislettiche ( che provocano un’alterazione del giudizio ).
La sostanza psicotropa con effetto psicodislettico è quella sostanza che serve per uscire fuori da se stessi e dalla realtà e per rifugiarsi in un modo illusorio ed artificiale. (2)
Il tossico-dipendente ricorre alla droga per abolire la coscienza di sé e della realtà e la droga, progressivamente, distrugge la stessa coscienza, cioè distrugge progressivamente la struttura del fare volontario e cosciente. (3)
Scrive il professor Borgognoni Castiglioni dell’Università La Sapienza di Roma: – Il tossicomane, con l’andare del tempo, va fatalmente incontro ad un progressivo decadimento psichico e fisico per cui mentre da un lato la produzione intellettuale, l’attenzione e la memoria non sono più all’altezza di prima, la volontà diventa fiacca, i sentimenti etici si attutiscono, la capacità di lavoro diminuisce ed il soggetto privato dei suoi poteri critici discende inesorabilmente tutti i gradini della scala sociale-. (4)

Droghe leggere e droghe pesanti

Tutti i farmaci psicodislettici sono da ritenersi pericolosi: la distinzione tra piccoli e grandi stupefacenti può essere fatta solo nel senso che i piccoli generano dipendenza psichica e i grandi dipendenza psichica e fisica. (5)
La dipendenza fisica consiste in disturbi fisici violenti ( crisi di astinenza ) quando la somministrazione della droga viene interrotta.
La dipendenza psichica è il bisogno mentale di ricorrere alla droga, di rifugiarsi nel mondo artificiale della droga: si tratta sia di una dipendenza biologica cerebrale dovuta all’assunzione della sostanza, sia di una dipendenza dovuta ad un disordine dei fattori cognitivi e comportamentali ( abitudine di rifugiarsi in un mondo illusorio ed artificiale ).
Il professor Enrico Malizia, docente di tossicologia clinica e direttore del centro antiveleni dell’Università – La Sapienza- di Roma, dice che la dipendenza psichica produce una pulsione psichica ( spinta incontrollabile ) a consumare la droga ed essa – comporta alienazione da genitori, amici, religione, Dio; vuoto, una vasta e tediosa apatia, un continuo senso di insignificanza o anonimità o mancanza di scopo; inadeguatezza interiore che si riflette nello studio, nel lavoro, nei rapporti umani; incapacità ad eseguire i più piccoli compiti che implichino responsabilità- (6)

Le droghe piccole o leggere non hanno, in genere, indicazioni terapeutiche: il professor Ottavio Gandolfi, docente di farmacologia all’Università di Bologna ed esperto delle droghe, dice che recenti esperimenti negli USA hanno accertato che, al massimo, un componente chimico ricavato dalla marijuana può ridurre la nausea indotta dai farmaci chemioterapici ( nausea che può essere benissimo controllata con altri farmaci anti vomito ) ma c’è sempre il problema della dipendenza: questa sarebbe l’unica indicazione terapeutica e quindi l’eventuale uso in medicina sarebbe molto ristretto.
( cfr AMG, Farmacologi sconcertati, proposte pazzesche e pericolose, Il Giornale 29 novembre 2000, p.3 ).
La marijuana contiene 60 elementi chimici chiamati cannabinoidi. La Federal Drug Administration ( FDA ) negli USA ha approvato solo l’uso terapeutico di 1 cannabinoide ( il thc: tetra-hydrocannabinol ) per la nausea causata dalla chemioterapia e per trattare l’inappetenza dei malati di AIDS: questo cannabinoide è stato sintetizzato con il nome di Marinol. Il fatto che un componente chimico, ricavato dalla marijuana, abbia un uso terapeutico, non rende la marijuana fumata una medicina.
Infatti, la Federal Drug Administration pone in categoria 1 quelle sostanze psicodislettiche e che generano dipendenza le quali non sono ritenute idonee per usi medici: eroina, LSD, la marijuana fumata, l’oppio fumato.
In categoria 2 sono classificate tutte quelle sostanze che, pur a rischio di dipendenza fisica e psicologica, tollerano impieghi in medicina: amfetamine, oppioidi come la morfina, i barbiturici e il cannabinoide Marinol.
Nessun ente scientifico ha approvato il fumo della marijuana per qualche uso medico. La marijuana fumata non ha altro effetto che quello di fare uscire l’individuo fuori da se stesso e dalla realtà, questo effetto si raggiunge con l’uso e non con l’abuso: la dipendenza psichica è provocata dall’uso e non dall’abuso delle droghe leggere.
L’uso abituale delle droghe leggere limita progressivamente la struttura del fare volontario e cosciente della persona.
Sono queste le conclusioni del I° Congresso europeo di farmacologia: lo hanno affermato, durante la conferenza stampa del congresso, il professor Giancarlo Pepeu, presidente della società italiana di farmacologia ed il professor Pier Francesco Mannaioni, presidente della società italiana di tossicologia.
La Società italiana di farmacologia ha pubblicato un documento in cui prende in esame gli aspetti di natura farmacologica e medica connessi con l’uso delle droghe leggere.
Secondo gli esperti, chi fuma cannabis ( il cosiddetto spinello ) deve sapere che:

1) I principi della marijuana fumata si accumulano nell’organismo di chi fuma lo spinello ed è necessario un mese per la loro completa eliminazione

2) l’incidenza della schizofrenia ( perdita di contatto con la realtà ) è 6 volte più alta nei fumatori di spinello

3) il rischio di cancro del polmone è doppio rispetto a chi fuma tabacco

4) il sistema immunitario diminuisce le sue capacità difensive in modo da favorire devastanti infezioni da parte dei virus dell’epatite e dell’AIDS.

5) l’alterazione del senso del tempo e dello spazio è la causa dell’aumentato numero degli incidenti stradali ( 20 milioni di incidenti negli USA sono stati causati dalla cannabis )

6) i fumatori di spinello vengono colpiti da sindrome amotivazionale: mancanza di interessi, inadeguatezza interiore, incapacità di eseguire compiti che implichino responsabilità

7) la cannabis provoca dipendenza psichica: spinta mentale a rifugiarsi nel mondo artificiale della droga che ormai appare l’unico mondo normale e reale, perdita progressiva della personalità e della responsabilità ( cioè danneggiamento progressivo della struttura del fare volontario e cosciente )

8) l’80% degli eroinomani hanno iniziato il loro cammino verso la tossicodipendenza fumando lo spinello che viene considerato una droga-ponte: il processo della farmaco-dipendenza porta ad aumentare le dosi per ottenere lo stesso effetto fino a suggerire l’uso di una droga simile ma con efficacia psicotropa superiore.(7)

9) L’ultima ricerca scientifica, effettuata dal massimo istituto americano di studi sulla droga, ha dimostrato che la marijuana – brucia – i tessuti cerebrali con modalità analoghe a quelle della cocaina ( cfr Antonella Fiori, Spinello bruciacervello, L’Espresso , online, del 17-08-02).

L’uso della droga leggera uccide gradualmente la personalità fino a far diventare l’individuo una sorta di zombi, di morto vivente.
I paragoni che spesso vengono fatti tra l’azione degli stupefacenti e l’azione dell’alcool e del tabacco non sono del tutto idonei.
L’alcool etilico è una sostanza nutritivo-medicamentosa il cui uso è utile: – un uso moderato di alcolici è utile, in dose di 1 grammo per ogni chilogrammo di peso corporeo al giorno, ripartita tra i due pasti (…): è termodinamogeno, migliora la digestione e la crasi ematicaa ( azione stomachica e ricostituente ); aiuta il lavoro muscolare (…) aiuta anche a sopportare il freddo, mantenendo più elevata la temperatura interna-(8).
L’alcool etilico assume un’azione tossica e psicodislettica solo con l’abuso: la dipendenza ( etilismo cronico ) si instaura molto lentamente e solo a causa di un abuso abituale e prolungato. Il tabacco è una sostanza che ha solo un’azione tossica e nessun effetto psicodislettico: il benzopirene, che si forma dalla combustione della sigaretta, sarebbe responsabile dell’aumentata frequenza del cancro polmonare nei fumatori che sono geneticamente predisposti; l’uso prolungato del fumo, inoltre, provoca danni alle pareti vascolari.
Tuttavia il tabacco non ha un’azione psicodislettica, non provoca alienazione dalla realtà, non provoca una sindrome amotivazionale, non limita progressivamente la struttura del fare volontario e cosciente e con essa la capacità di adempiere ai doveri di solidarietà verso gli altri uomini: il tabacco nuoce alla salute ma non uccide gradualmente la personalità fino a far diventare l’individuo una sorta di morto vivente.
Bisogna sottolineare il fatto che alcuni farmaci, i quali hanno pure un effetto psicodislettico, hanno delle indicazioni terapeutiche – limitate, riguardanti casi particolari e il cui uso prevede un rigoroso controllo medico: è questo il caso dei barbiturici, delle amfetamine, della morfina, del Marinol. I gravi effetti collaterali di questi farmaci, pur previsti e conosciuti, vengono tollerati quando non esiste altra terapia possibile e solo per impedire un male maggiore.
I barbiturici, per esempio, vengono usati nelle anestesie generali, nelle convulsioni epilettiche, le amfetamine nelle terapie, per brevi periodi, dell’obesità, nella narcolessia, nelle depressioni da farmaci. La morfina nella sedazione dei gravi dolori non altrimenti trattabili.
Secondo gli esperti dell’organo internazionale di controllo degli stupefacenti, molte sostanze ad azione psicotropa dovrebbero essere soggette ad un maggiore controllo per i danni che il loro uso può comportare. (9)

Bibliografia:

1) Giuseppe Campailla, Manuale di psichiatria, Minerva medica, Torino 1982, pag 95; E. Borgognoni Castiglioni, Le tossicomanie secondo l’OMS, inserto de Il Medico d’Italia, febbraio 1989, n.15, pag 3
2) Giuseppe Campailla, ibidem, pag 96-97
3) A Semerari e A. Castellani, cit. in Mauro Ronco, Il flagello della droga, note su cause, effetti e rimedi, Cristianità n.155, marzo 1988, pag 4, nota n.17
4) E. Borgognoni Castiglioni, op. cit., pag 3
5) E. Bogognoni Castiglioni, ibidem, pag 3
6) Enrico Malizia, Le droghe, Newton Compton, Roma 1989, pag 18
7) Il punto di vista della società italiana di farmacologia sulla proposta di liberalizzazione delle droghe leggere, SIF Notizie. Periodico della Società Italiana di Farmacologia, anno X, numero 1, settembre 1995, pag 25-27; Lo spinello è cancerogeno, farmacologi e tossicologi si appellano al ministro della sanità, Il Giornale 14-O6-1995, pag 10; Enrico Malizia, ibidem, pag 66;
8) L. Magelli, Igiene, facoltà di medicina e chirurgia di Bologna, Monduzzi, Bologna, pag 64
9) E. Borgognoni Castiglioni, op. cit., pag 3

per aiutare una famiglia o una persona con problemi di droga:
www.comunitacenacolo.it

Cause che portano al fenomeno droga (Bruto Maria Bruti)

papa_francesco_no_drogaSi possono riassumere varie cause che sono all’origine del problema.

1) Crisi della famiglia.

Tutte le ricerche concordano sul fatto che la situazione familiare dei giovani tossicodipendenti è perturbata nella maggioranza dei casi.
Il 65% dei giovani drogati presenta una deprivazione parentale: assenza di uno dei genitori per morte o per separazione.
Per vari motivi, dovuti alle condizioni culturali e lavorative della vita moderna, i genitori sono scarsamente a contatto con i figli: si tratta di un’assenza fisica ed educativa che, di fatto, ha trasformato il focolare domestico in un luogo-dormitorio. Nelle grandi città la figura della madre è quasi completamente scomparsa. Le ricerche di neuro-psichiatria infantile ( in particolare René Spitz ) e quelle di fisiologia del comportamento ed etologia umana ( in particolare Irenaus Eibl-Eibesfeldt ) hanno dimostrato che il neonato ha bisogno di identificarsi con una figura materna stabile fino al 3° anno di età: si tratta di una predisposizione genetica che necessita, per lo sviluppo di una personalità normale, di un legame individualizzato che non può essere realizzato dalle assistenti degli asili nido o dei brefotrofi. Infatti le assistenti di questi istituti sono nell’impossibilità di poter instaurare un legame individuale con i singoli neonati e, inoltre, la loro figura non è stabile perché le assistenti ruotano in base ai turni.
Poiché la madre di oggi non può dedicare tutto il suo tempo al piccolo, si manifestano quasi inevitabilmente, in misura più o meno accentuata, quei fenomeni che René Spitz raccoglie nella cosiddetta – sindrome di ospedalizzazione -. Il sintomo più grave è costituito da una marcata e talvolta irreversibile difficoltà a stabilire contatti umani.
L’educazione familiare può essere sbagliata e può anche formare in modo deviato un individuo ma le ricerche scientifiche più recenti dimostrano che ogni istituto alternativo alla famiglia è di per sé nocivo alla formazione della personalità.
Senza legami familiari e personalizzati l’individuo perde la capacità di nutrire amore per la società. Solo l’uomo che ha avuto una famiglia è capace di vedere se stesso come un valore e di vedere dei fratelli negli altri uomini.
Una statistica sulla diffusione della droga rivela che la maggior parte dei giovani tossico-dipendenti appartiene alle categorie superiori ( 25,6% ) mentre il minor numero dei giovani tossico-dipendenti si riscontra tra gli appartenenti alle famiglie contadine ( 1,5% ).
Konrad Lorenz ( lo scienziato del comportamento animale ) nota che, nel mondo moderno, fatta eccezione per gli ambienti dei contadini e degli artigiani, mancano tutti quegli elementi che caratterizzano l’esistenza stessa della famiglia e cioè una certa unione, un certo focolare, una divisione gerarchica dei compiti e dei ruoli fra marito e moglie. (11)

2) Problemi affettivi

La gran parte dei tossico dipendenti è costituita da individui che hanno molto bisogno di affetto ma non riescono a soddisfare questa necessità in modo normale.

3) Mancanza di autostima

Molti tossicodipendenti hanno un forte comlpesso di inferiorità, conducono una vita solitaria, non traggono soddisfazione né dalle relazioni sociali né dalle relazioni sentimentali e solo con la droga riescono ad aumentare la loro autovalutazione fino ad un livello tollerabile.

4) Erotismo e pornografia

Quando il sesso viene separato dall’amore e dalla tenerezza esso produce insoddisfazione ed ossessione: si ha un innalzamento della soglia del desiderio sessuale che richiede un continuo aumento dello stimolo per ottenere il medesimo effetto. Il consumismo sessuale, la cultura dell’erotismo e della pornografia favoriscono lo sviluppo di personalità dipendenti che non riescono a trovare un appagamento psico-fisico nella vita reale.

5) Il fenomeno delle emigrazioni

Le migrazioni dalle campagne verso le città e le migrazioni di popoli, con tutte le loro implicazioni ( disadattamento, perdita dell’identità, criminalità, disoccupazione ), contribuiscono alla crescita del fenomeno della droga.

6) Divertimenti di massa di tipo passivo

Sport in chiave di spettacolo, televisione, cinema, realtà virtuale distolgono l’individuo dall’esercizio sportivo, dalla lettura, dal godimento che il corpo e la mente traggono dal libero movimento all’aria aperta. La diminuzione della lettura ( che comporta un continuo dialogo con se stessi ), l’esposizione troppo prolungata ai programmi televisivi e alla realtà virtuale producono una modificazione della personalità consistente in : A) riduzione della capacità di attenzione B) riduzione della capacità di concentrazione C) riduzione della capacità di ragionare D) riduzione della capacità di collegare il presente con il passato e con il futuro con formazione di un interesse che si indirizza solo alle soluzioni immediate.
Questa situazione porta alla ipertrofia degli istinti, alla anestesia della coscienza, alla riduzione della logica e della volontà e predispone alla fuga nella tossicodipendenza.

7)  Materialismo pratico

Nel medioevo- cristianità romano germanica – è stata assente la tentazione della droga mentre essa è tipica del mondo moderno.
La droga sembra prendere il posto della ricerca religiosa che nasce dalla naturale tendenza dell’uomo verso l’assoluto.
Lo scrittore Aldous Huxley, che aveva contribuito a diffondere la cultura della droga negli USA, aveva colto questo aspetto della droga come surrogato spirituale. Egli scriveva che quando gli uomini mancano di trascendere se stessi con la religione essi sono indotti a ricorrere alle droghe.
Se per Marx, scrive Huxley, la religione è l’oppio del popolo, nel mondo nuovo, nel mondo dell’ateismo pratico sarà il contrario e cioè l’oppio sarà la necessaria religione del popolo.
Come la religione, la droga avrà il potere di consolare, di ripagare, evocherà visioni di un mondo diverso, migliore, offrirà la speranza

Possiamo provare a riassumere schematicamente quell’atteggiamento religioso tipico dell’essere umano di cui la droga sta diventando il surrogato

A) aspirazione all’infinito

B) ricerca dell’unione con Dio attraverso la preghiera

C) speranza di un mondo migliore

D) umile e paziente rassegnazione di fronte al dolore quando non può essere evitato

E) potere consolatorio che nasce dal dare un senso alla sofferenza.
Ogni sofferenza,, che deve essere combattuta per quanto è possibile, viene tuttavia vista dall’uomo religioso come una prova permessa da Dio e come una possibilità di realizzarsi ad un livello più alto. L’uomo religioso riconosce di essere radicalmente bisognoso di salvezza, si accetta come creatura povera e limitata, si affida totalmente a Dio, imita Cristo e lo sente personalmente vicino: abbracciando la croce sa di abbracciare il crocefisso, unito a Lui diventa segno della sua presenza e strumento di salvezza per gli altri.
“-Ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo”-(Giovanni Paolo II).

F) Amore preferenziale verso Dio, che viene coltivato e nutrito attraverso la pratica dei sacramenti, e che è l’unico amore in grado di riempire il cuore dell’uomo.

G) Capacità di vivere nel mondo ma nello stesso tempo distacco dal mondo che rimane un luogo di esilio e una valle di lacrime.

H) Capacità di agire per amore di Dio collaborando ai misteriosi disegni della Provvidenza. Questa azione è particolarmente libera perché evita di essere preoccupata per i risultati in quanto questi vengono affidati e lasciati alla volontà di Dio.

I) Affidamento a Dio di ogni giustizia definitiva di fronte a tutte quelle ingiustizie umane che restano impunite e senza una soluzione definitiva. (12)

Bibliografia:

10) Enrico Malizia op cit pag 20-24, 50-55, 62-63, 80-84; G. Campailla, op cit, pag 100-108; Umberto Galimberti, Il tormento e l’ecstasy, La Repubblica 5 dicembre 1995, pag 35.

11) J. De Ajuriaguerra, Manuale di psichiatria del bambino, Masson, Milano 1987 pag 48-60, 527-537;cfr Giuseppe Campailla, op. cit., pag 97-98 ;
Konrad Lorenz, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, Adelphi, Milano 1974, pag 73, 101-108;
Irenaus Eibl-Eibesfeldt, Amore e odio, Adelphi, Milano 1996, pag 257-258, 261-264, 280-283;
E. Borgognoni Castiglioni, op cit, pag 11.

12) Corrispondenza Romana, Roma 26 Agosto 1995 n.450;
Italo Vaccarini, Alcuni indicatori di crisi nella società occidentale, Sociologia della cultura, in Aggiornamenti sociali 6/1995, pag 471-472 ;
E Borgognoni Castiglioni, op cit, pag 5, 9-12;
Donata Francescato, Quando l’amore finisce, Il Mulino, Bologna 1992, pag 20-27;
Joseph Ratzinger, Svolta per l’Europa, Paoline, Milano 1992, pag 14-16;
Aldous Huxley, Le porte della percezione, Paradiso e inferno, Mondadori, Milano 1993 pag 76; Il Mondo nuovo-Ritorno al mondo nuovo, Mondadori, Milano 1991, pag 296;
CEI, La verità vi farà liberi, Libreria Vaticana 1995, n.1020, 1021;
Giovanni Paolo II, Salvifici doloris n19.