Archivi tag: fiducia

Sotto lo sguardo di Dio (Costanza Miriano)

sguardo di DioSono curiosa. Sono curiosissima di vedere il regno dei cieli. Naturalmente prima di ogni cosa spero di andarci, e so che la cosa non e’ per niente scontata. Spero di superare la selezione, e punto molto sulla raccomandazione, visto che il mio curriculum non è per niente impeccabile. Ma ecco, se ce la dovessi fare – per il rotto della cuffia, tra i ripescati – avrei un sacco di domande. Credo però che me le dimenticherei tutte, tanta sarebbe la gioia. In ogni caso avremo delle sorprese, ne vedremo delle belle, perché scopriremo che quaggiù non ci avevamo capito niente.

I gesti, le persone, i traguardi, i riconoscimenti di quaggiù avranno il loro valore vero, cioè quello che hanno agli occhi di Dio. Un giorno tutto sarà svelato. I grandi santi che conosciamo, mi fido della sapienza della Chiesa, sfolgoreranno. Ma chissà se saranno loro i più grandi. Chissà quanti piccoli della terra passeranno avanti, e le trame segrete che hanno retto il destino del mondo si conosceranno. La sofferenza nascosta, accettata con amore, offerta, brillerà in modo accecante, per esempio. Si scoprirà che piccoli gesti che solo Dio ha conosciuto avranno salvato la pelle e l’anima a tanti di noi.
Io per esempio non riesco a immaginare una donna più mite e buona della nonna di mio marito, la nonna Irma, che si abbandona come un agnello alla sua quotidianità senza cercare di tenere niente per sé. E l’umiltà vera l’ho vista in una ragazza down, amica di tanti anni fa, che sapeva di non essere una compagnia desiderabile dagli orribili coetanei suoi che eravamo noi adolescenti, e se ne stava lì in attesa di essere chiamata a partecipare a qualcosa. Se l’invito veniva, bene. Sennò, faceva lo stesso, e non l’ho mai sentita emettere, mai, una parola di giudizio.
Per quanto mi riguarda dopo l’uscita del mio libro (Sposati e sii sottomessa – pratica estrema per donne senza paura – ndr) ho ricevuto una quantità di lodi sufficiente a gonfiarmi di vanità come una mongolfiera (quanti punti purgatorio ho accumulato?), ma non sono certa di essere adesso più luminosa agli occhi di Dio. Ho come l’idea di essergli stata più simpatica in altri momenti. (Per fortuna ieri la mia amica Federica mi ha ricordato con Seneca che gli uomini dum docent, discunt, mentre insegnano, imparano: spero di imparare uno straccio di qualcosa da tutte le mie prediche). Per dire, mi sarò distratta scrivendo? Che film ha visto mio figlio, che oggi camminava da due ore a zoppa gallina, e quando gli ho chiesto se fosse invalido mi ha detto: “Non sono zoppo. La mia gamba è in Somalia.” Qualche orribile, sanguinolento film di guerra non autorizzato?
E’ bello pensare che Dio ci vede, anzi, ci guarda in continuazione, in ogni momento, e che sa apprezzare anche un vaffa non detto, soprattutto se ci veniva proprio dal cuore, un commentuccio acido inghiottito, un gesto di aiuto fatto, ancora meglio se col sorriso sulle labbra, una furbata di cui non abbiamo voluto approfittare. Anche quando siamo invisibili (qualità, tra l’altro, precipua delle madri, che essendo un accessorio di casa vengono notate solo in caso di mancanza, tipo un divano che se ti ci siedi e manca il cuscino noti la sederata, ma non è che lo ringrazi ogni volta che ti ci accasci), non lo siamo mai per Lui, e ci sono ricami, rifiniture, sculture, che solo Lui vedrà, se solo ci ricordassimo di offrirgliele. Costanza Miriano

Perche’ la nostra fede in Dio si stanca troppo facilmente?

La fede e’ una fiamma che facilmente tende a spegnersi a causa dei tanti venti contrari che soffiano su di essa. Il modo piu’ efficace per mantenere acceso questo fuoco e’ quello di perseverare nella vita di preghiera. Senza un dialogo profondo e sincero con Gesu’ Cristo, la nostra fiducia in Lui si affievolisce, perche’ la debolezza della nostra natura umana è sempre incline a volgere le spalle al nostro Dio per seguire gli idoli di questo mondo. Per evitare di correre il rischio di cadere nella più grande sventura che ci possa capitare, la perdita totale della nostra fede, l’evangelista Luca riporta una parabola di Gesù che fa riferimento ad una situazione reale per far capire il legame tra la fede e la vita quotidiana. “Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:” (Lc 18,1) Questa introduzione costituisce già un primo grande insegnamento ed anche un richiamo amorevole.  Pregare sempre, senza stancarsi sono parole molto esigenti. Noi normalmente pensiamo che pregare gran parte della giornata sia una stile di vita che appartiene alle persone consacrate, ai monaci, alle suore di clausura. Invece questa parabola è indirizzata a tutta la comunità dei credenti, laici e consacrati, che vivono la costante attesa della venuta finale del Signore. Quindi il pregare deve essere sempre legato all’attesa constante per il ritorno del Signore. E questo deve essere fatto senza stancarsi, perché la stanchezza porta alla sfiducia, la sfiducia conduce alla disperazione, e la disperazione produce inoperosità e pigrizia spirituale. La parabola viene riportata per far luce sulla situazione di oppressione e sfiducia delle prime comunità cristiane scoraggiate per il ritardo del ritorno del Signore. «C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».  (Lc 18, 2-5)  La vedova simboleggia gli oppressi del popolo, coloro che sono derubati anche dai rappresentati religiosi: [gli scribi] divorano le case delle vedove (Lc 20, 47). Il giudice è simbolo di coloro che esercitano il potere terreno con ingiustizia e insensibilità verso i poveri.

L’assenza di fede in Dio non è mai senza conseguenza verso le relazioni con gli uomini. Non temere Dio si traduce automaticamente in assenza di riguardo per ogni essere evidente, e soprattutto verso coloro che non possono offrire nulla in cambio per il favore ricevuto. Quando la giustizia terrena viene amministrata senza la luce della fede, gli ultimi della società vengono privati anche dei loro diritti fondamentali. Alla vedova non resta che utilizzare l’unica arma a sua disposizione: l’insistenza. Essere importuna per la vedova si traduce nel recarsi quotidianamente al tribunale per chiedere udienza al giudice. Ella non dispone di mediatori facoltosi che possano intercedere a suo favore per accordare la data del processo o per avere favoritismi nella sentenza finale di giudizio.  Essa, con la sua insistenza, deve riuscire ad entrare nell’ufficio giudiziario e parlare direttamente con il giudice affidatario della sua causa. Possiamo facilmente immaginare quante volte si sarà recata inutilmente al tribunale e si sarà sentita dire: “il giudice è impegnato, provi a tornare domani”. Ma la vedova ha perseverato, ogni giorno bussava alle porte del cuore indurito di quel giudice per avere udienza e per essere ascoltata nelle sue ragioni. Questo atteggiamento della donna è quello che l’evangelista Luca chiede ai membri della sua comunità, quando ogni giorno bussano alle porte del cuore di Dio nei loro momenti di preghiera.

Esso è, pertanto, un invito a non scoraggiarsi, ma a perseverare nel chiedere insistentemente senza mai stancarsi. Questa donna è l’incarnazione dell’invito che Gesù ha rivolto ai suoi discepoli: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. (Lc 11,9-10)” . Quello che va chiesto con insistenza nella preghiera è prima di tutto lo Spirito Santo (Lc 11,13). E’ Lui che ci fa essere perseveranti, è Lui che rende efficace la nostra preghiera, è Lui che intercede presso il Padre a nostro favore. E questa insistenza produce il vantaggio anche di far desistere dal compiere l’ingiustizia coloro che vivono nell’iniquità. La perseveranza non solo riesce a far esaudire la propria richiesta, ma produce anche frutti di giustizia da parte di coloro che per loro volontà non avrebbero compiuto nessuna azione di bene. In questo modo, anche i giudici iniqui potranno presentare davanti al tribunale di Dio almeno una “opera buona”.  Il commento finale alla parabola è molto esplicativa: E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». (Lc 18,6-8) La vedova ha atteso un lungo tempo prima di essere esaudita dal giudice disonesto. Dio, il giudice buono, farà giustizia molto prontamente. E’ da notare che viene usato il verbo al futuro, non al presente, per indicare che è prevista un attesa. La giustizia di Dio non è come quella del mondo.

Dio ha una visione universale della giustizia: Egli desidera ardentemente che ogni uomo giunga alla salvezza, e così tutti possano entrare nel regno dei cieli. Quindi, l’attesa per Dio ha un valore salvifico, perché suscita la conversione sia per gli oppressi, perché sono spinti a rimanere inginocchiati a piedi di Dio, sia per gli oppressori perché sono invitati a convertirsi, alla verità, alla gratuità e alla giustizia. La questione che Dio pone è semplice: al mio ritorno, che tarda ad arrivare, voi avrete conservato la fede capace di piegare i vostri nemici a compiere la volontà del Padre? Avrete custodito e accresciuto questa fede, oppure vi sarete lasciati prendere da mormorazioni, lamentazioni, sfiducia verso un Dio che sembra non intervenire promettendo un suo intervento rimandato troppo nel tempo?  Invece di lamentarci interiormente con Dio, gridiamo a Lui giorno e notte, con la certezza che non ci farà attendere a lungo. E quando arriverà l’intervento di Dio, lo sapremo riconoscere, oppure non saremo capaci di vederlo, perché ci aspettavamo un’azione diversa? Il prontamente di Dio non è il prontamente come lo pensiamo noi, ma è un subito che è legato all’eternità. Dio interviene perché vuole aprirci le porte del cielo già da ora, e questo avviene quando Gesù Cristo ci concede ogni giorno di seguirlo, rinnegando i desideri egoistici del nostro “io”, e portando, con il suo aiuto, sempre la nostra croce (Lc 9,23)

Di Osvaldo Rinaldi – Zenit

La Madonna e Suor Maria Faustina Kowalska

misericordiaEcco le promesse fatte da Gesù a Suor Faustina secondo quanto si raccoglie dal testo “DIARIO di Suor Faustina Kowalska” a cura della Congragazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. (traduzione dalla lingua polacca).

“L’anima che venererà questa immagine, non perirà. Le prometto ,ancora sulla terra, la vittoria sui suoi nemici, ma specialmente nel punto di morte. Io, il Signore, la proteggerò come la mia gloria! Proteggerò come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla mia Misericordia: per tutta la loro vita; nell’ora poi della loro morte, non sarò per loro Giudice, ma Salvatore…”

“L’umanità non troverà la pace finché non si rivolgerà con fiducia alla mia Misericordia”.

” Dì all’umanità sofferente che si rifugi nel mio Cuore Misericordioso ed io la ricolmerò di pace “.

Ma anche la Madonna ha parlato tante volte a Suor Faustina… “Lo so quanto soffri, ma non temere, io partecipo e parteciperò sempre alle tue sofferenze”.

“Figlia mia, voglio da Te preghiera, preghiera e ancora una volta preghiera per il mondo e specialmente per la sua Patria

Fa’ la comunione riparatrice per nove giorni, unisciti strettamente al sacrificio della santa Messa. Per questi nove giorni starai davanti a Dio come vittima, ovunque, continuamente, in ogni luogo e in ogni momento giorno e notte; ogni volta che ti svegli, prega interiormente. Pregare di continuo, interiormente è possibile”.

“Io sono non solo la regina del Cielo, ma anche la Madre della Misericordia ed anche tua”.

” Vi sono Madre per l’infinita misericordia di Dio. L’anima che mi è più cara è quella che compie più fedelmente la volontà di Dio”.

“Sii coraggiosa, non temere gli ostacoli ingannevoli, ma considera attentamente la Passione di Mio Figlio ed in questo modo vincerai”.

Il giorno della rinnovazione dei voti religiosi toccandola con le sue mani e coprendola col suo mantello le disse:” offri questi voti per la Polonia. Prega per essa”.

“Mi dai grande gioia quando adori la SS. Trinità per le grazie ed i privilegi che mi ha concesso”.

” La vostra vita deve essere simile alla mia vita: silenziosa e nascosta; essere unite incessantemente a Dio e pregare per l’umanità e preparare il mondo per la seconda venuta di Dio”.

” Oh quanto è cara a Dio l’anima che segue fedelmente l’ispirazione della sua grazia! Io ho dato al mondo il salvatore e tu devi parlare al mondo della Sua grande misericordia e preparare il mondo alla sua seconda venuta. Egli verrà non come Salvatore misericordioso, ma come Giudice Giusto Oh quel giorno sarà tremendo! È stato stabilito il giorno della giustizia, il giorno dell’ira di dio davanti al quale tremano gli angeli. Parla alle anime di questa grande misericordia, fino a quando dura il tempo della pietà. Se tu ora taci, in quel giorno tremendo dovrai rispondere di un gran numero di anime. Non aver paura di nulla: sii fedele fino alla fine. Io ti accompagno con la mia tenerezza”.

Un mattina durante la S. Messa: “Guarda con quanta tranquillità affido Gesù nelle sue mani così anche tu devi affidare la tua anima ed essere come una bambina di fronte a lui”.

In preparazione alla festa del Natale (1936) “Figlia mia, procura di essere mite ed umile affinché Gesù che dimora continuamente nel tuo cuore possa riposare. Adoralo nel tuo cuore. Non uscire dal tuo raccoglimento interiore Ti otterrò, figlia mia la grazia di questo genere di vita interiore di modo che, senza che abbandoni la tua intimità possa adempiere all’esterno tutti i tuoi doveri con maggior precisione. Rimani continuamente con Lui nel tuo cuore. Egli sarà la tua forza. Con le creature mantieni quei rapporti che la necessità ed i tuoi doveri esigono. Sei un’abitazione gradita del Dio vivente, nella quale Egli dimora continuamente con amore e compiacimento, e la viva presenza di Dio che senti in maniera più viva ed evidente ti confermerà, figlia Mia, in ciò che ti ho detto. Cerca di comportarti così fino al giorno di Natale, ed in seguito Egli ti farà conoscere come tu dovrai trattare con Lui e come unirti a Lui “.

” Sappi, figlia Mia, che sebbene io sia stata innalzata alla dignità di madre di Dio, sette spade dolorose mi hanno trafitto il cuore. Non far nulla a tua difesa; sopporta tutto con umiltà. Dio stesso prenderà le tue difese”.

Indicando Gesù Bambino, durante la S. Messa di mezzanotte le disse queste parole: “Figlia Mia, Faustina, prendi questo tesoro preziosissimo”.

Nel Diario di Suor Faustina si legge che Gesù attribuisce immenso valore alla preghiera alla Sua Misericordia….

Maria, la Vergine Madre del Salvatore ancora intratteneva Faustina:

“Oh quanto mi è gradito l’omaggio del vostro amore”.

“Ognuna che persevererà nello zelo fino alla morte nella Mia congregazione eviterà il fuoco del purgatorio e desidero che ciascuna si distingua per queste virtù: umiltà e mitezza, purezza e amor di Dio e del prossimo, compassione e misericordia”.

“Figlia Mia, ti raccomando vivamente di compiere fedelmente tutti i desideri di Dio poiché questa è la cosa cara ai Suoi occhi. Desidero ardentemente che tu ti distingua in questo, cioè in questa fedeltà, nel compiere la volontà di Dio. La volontà di Dio anteponila a tutti i sacrifici ed olocausti”.

“Figlia Mia, per raccomandazione di Dio debbo esserti Madre in modo esclusivo e speciale, ma desidero che anche tu Mi sia figlia in modo particolare. Desidero, figlia Mia carissima, che ti eserciti in tre virtù che per Me sono le più care e a Dio le più gradite.

La prima è l’umiltà, l’umiltà, e ancora una volta l’umiltà. La seconda virtù è la purezza. La terza virtù è l’amore per Iddio. In qualità di figlia Mia devi risplendere in modo particolare per queste virtù”.

“Sono la Madonna dei sacerdoti ” “O Dio, benedici la Polonia, benedici i sacerdoti ” poi rivolta a Suor Faustina disse ancora: ” Racconta ai sacerdoti quello che hai visto”.

“la vera grandezza dell’anima consiste nell’amare Dio e nell’umiliarsi alla Sua presenza, nel dimenticare totalmente se stessi e nel considerarsi un nulla, perché il Signore è grande ma si compiace soltanto degli umili, mentre ai superbi resiste sempre”.

La legge dell’amore (Raniero Cantalamessa)

legge amorePrima Parte di 5 – Atti 2,1-4

Papa Giovanni Paolo II spesso cita una frase della lettera che scrisse nel 1981 in occasione del 16° centenario del Concilio Ecumenico di Costantinopoli. Fu il Concilio che proclamò la divinità dello Spirito Santo. Nella sua lettera il Papa afferma: “Il rinnovamento della Chiesa provvidenzialmente avviato e delineato dal Concilio Vaticano non può essere realizzato senza lo Spirito Santo”.
Stiamo assistendo ad un nuovo, imponente intervento dello Spirito Santo nella Chiesa, non un intervento “normale”, ma una vera e propria nuova Pentecoste. Papa Giovanni Paolo II ha osato domandare una nuova Pentecoste e io sono convinto che Dio abbia risposto alla sua preghiera. Spetta a noi scegliere se vogliamo essere come coloro che in occasione della prima Pentecoste dicevano:” Lasciamoli perdere, hanno solo bevuto troppo vino”. Oppure se vogliamo essere come quelli che meravigliati dicevano:”Cos’è questa nuova verità? Li sentiamo proclamare le meraviglie di Dio nelle nostre lingue!”

Lo Spirito Santo viene ed è presente

Questo è il motivo per cui ho scelto, cari fratelli e sorelle, di parlarvi della Pentecoste. Il racconto della prima Pentecoste ci rivela un mistero. Succede qualcosa di simile a quello che succede sull’altare quando celebriamo l’Eucarestia. Al momento della consacrazione il sacerdote pronuncia la storia dell’istituzione dell’Eucarestia; racconta ciò che Gesù fece quella notte. Prese il pane, rese grazie, spezzò il pane e lo diede ai discepoli.

La Chiesa semplicemente racconta quello che fece Gesù ripetendo le parole della consacrazione. Secondo la nostra fede cattolica, quando un sacerdote in nome della Chiesa pronuncia la storia di ciò che Gesù fece e disse quella notte, il risultato è che Gesù diventa presente. Il pane è trasformato nel suo corpo, il vino nel suo sangue. Succede qualcosa semplicemente dicendo quello che Gesù fece, qualcosa rende presente ciò che Gesù fece.

Sono convinto che la stessa cosa succede quando noi raccontiamo la storia della Pentecoste. Quando ascoltiamo ciò che successe quel giorno nella storia del mondo, lo Spirito Santo viene. Non è una semplice citazione o come leggere un brano di storia, si tratta di una lettura speciale. E’ la Parola viva di Dio. Quando la gente l’ascolta nella fede, lo Spirito Santo viene e si rende presente. Questa convinzione è la speranza con la quale ci apprestiamo ad ascoltare questo racconto della Pentecoste.
Dividerò il mio discorso in 5 parti. Ci concentreremo su 5 momenti di questo particolare evento che è la Pentecoste. Il primo momento o la prima scena di questo evento è Atti 2,1-4.
“Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbattè gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlate in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’ esprimersi”
Vediamo che quando erano tutti insieme nello stesso luogo all’improvviso successe qualcosa. Dobbiamo interpretare questo in un senso molto realistico. Noi siamo quei discepoli riuniti nello stesso luogo. Non siamo semplici spettatori, siamo coinvolti, siamo attori in questo dramma. L’evento della Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo, fu uno dei 4 eventi più importanti che si siano mai verificati nella storia dell’umanità. Il primo di questi eventi fu la creazione. Il secondo fu l’incarnazione del Figlio di Dio nel grembo di Maria. Il terzo fu la risurrezione quando Gesù, sulla croce, ci ha redenti, ha distrutto il peccato e rinnovato la vita. Il quarto fu quando lo Spirito Santo venne sulla Chiesa.

La nuova legge scritta nel cuore dell’uomo

Questo momento epico della storia è descritto nel modo più semplice possibile. Prima S. Luca presenta i segni esteriori, i segni visibili che anticipavano e annunciavano la venuta dello Spirito Santo. L’apostolo ci parla di un suono, un segno per gli orecchi. I presenti sentono un rumore come di un vento violento. Era un segno udibile per gli orecchi. Poi ci fu un altro segno, questa volta per gli occhi. Essi videro qualcosa: lingue di fuoco
E poi naturalmente ci fu l’evento stesso: tutti furono riempiti dallo Spirito Santo. I primi erano segni esteriori; questa era la realtà.
Furono tutti riempiti di Spirito Santo. Pensate cosa significa. Cosa successe nel cuori degli apostoli nel momento in cui furono riempiti di Spirito Santo? Per capire questo punto (che significa capire cosa è la Pentecoste) dobbiamo sapere una cosa.
Dobbiamo sapere che la festa di Pentecoste esisteva già prima che gli apostoli ricevessero lo Spirito Santo. Infatti tutte quelle tremila persone si erano riunite a Gerusalemme precisamente per celebrare la festa della Pentecoste. E che significato aveva per gli ebrei la festa della Pentecoste?
All’inizio, nei tempi antichi, la Pentecoste era la festa del raccolto, una festa collegata al ciclo naturale delle stagioni. In seguito, sicuramente al tempo di Gesù, la Pentecoste era la festa del dono della legge.
Commemorava il momento in cui Dio, sul Monte Sinai, aveva dato la legge a Mosè. Sulla base di questa legge Egli stabilì un patto con il suo popolo. Quando S. Agostino rifletteva su questo punto diceva:”Guarda che mistero! Cinquanta giorni dopo che il popolo di Dio aveva abbandonato l’Egitto ricevette la legge di Dio sul Monte Sinai. Il dito di Dio scrisse la legge su tavole di pietra. Ora, precisamente 50 giorni dopo la nuova Pasqua, dopo l’immolazione del vero agnello di Dio, il dito di Dio nuovamente scrive la legge – ma questa volta la nuova legge – non su tavole di pietra ma nei cuori degli apostoli!”
Lo Spirito Santo quindi è il vero principio della nuova alleanza. Egli è Colui che rende viva e operativa la nuova alleanza nei nostri cuori. E’ una nuova legge, una legge interiore; non una legge imposta dall’esterno, ma una legge interiore. E lo Spirito Santo (questa nuova legge) è ciò di cui S. Paolo parla quando all’inizio di Romani 8 dice:”Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte”.
Questo è uno dei miei passaggi preferiti del Nuovo Testamento perché proclama un messaggio così gioioso! La legge dello Spirito significa la nuova legge che è lo Spirito, lo Spirito Santo è la nuova legge.

Conoscere l’amore del Padre

Devo dire che non ho mai letto una spiegazione migliore di ciò che lo Spirito Santo compie nei nostri cuori, come cambia cioé l’uomo carnale nell’uomo nuovo, di quella che Martin Lutero diede in un sermone sulla Pentecoste. E ringraziamo il Signore che oggi possiamo citare Martin Lutero in un ritiro cattolico. Ringraziamo il Signore che possiamo prendere la verità che lo Spirito Santo ha ispirato e dato ad una qualsiasi parte di questo corpo e condividerla insieme.

Questo è il primo ecumenismo – non sedere intorno ad un tavolo discutendo le differenze teologiche. No, il primo ecumenismo consiste nel mettere insieme i tesori, le ispirazioni e le visioni che noi tutti abbiamo ricevuto dal Signore.

Lutero sosteneva che l’uomo carnale è nato con molti desideri, compresi i desideri cattivi (quella che noi chiamiamo la concupiscenza). L’uomo carnale ha sete di potere, donne, piacere , denaro…. In questa situazione, Dio appare all’uomo carnale (vale a dire a ciascuno di noi) come un nemico, un ostacolo, quello che ha sbarrato la via con i suoi comandamenti dicendo: tu devi fare questo, tu non devi fare questo. Non devi desiderare la donna altrui, non devi rendere falsa testimonianza ecc. Quindi Dio diventa il nemico.

Quando lo Spirito Santo viene, comincia a rivelare all’uomo una nuova immagine di Dio, non più come un ostacolo o un nemico o come l’avversario della nostra gioia. Al contrario Dio diventa l’alleato, il Padre che veramente si prende cura di noi, che ci ama così tanto da averci dato il suo unico Figlio. Questo è il momento in cui, uscito dalla schiavitù, un figlio è nato. Un figlio, una creatura di Dio. Questo è ciò che significa rinascere da acqua e Spirito. E l’uomo nuovo dice, “Abba, Padre, non ti conoscevo veramente. Ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora lo Spirito mi ha rivelato il tuo volto, ora ti conosco.”.

Domandiamoci di nuovo: come fa lo Spirito Santo a trasformare un uomo da schiavo a figlio, come fa a trasformare l’immagine di Dio da tiranno a Padre? Con l’amore. La risposta è: con l’amore. L’amore è la nuova legge; la nuova legge è l’amore. La nuova legge è il comandamento di amare Dio e il nostro prossimo. O meglio, è l’amore di Dio. Questo è il motivo per cui S. Paolo dice che l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Questo è ciò che Ezechiele voleva dire con la sua profezia: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi….”(36,26) Un cuore nuovo è il cuore di Dio. Non è un cuore artificiale, come nella chirurgia. No, il cuore nuovo esiste già, è il cuore di Dio; è lo Spirito Santo.

Seconda parte di 5 – Atti 2,5-11

Ciò che gli apostoli sperimentarono nel giorno di Pentecoste quando furono riempiti dallo Spirito Santo fu un’ esperienza totalizzante dell’amore di Dio. Questo è ciò che successe. Ebbero un’esperienza totalizzante di Dio. Mi ha sempre stupito leggere nel racconto della nascita del Rinnovamento Carismatico la testimonianza di una studentessa che era presente proprio nel momento in cui il Rinnovamento ebbe inizio nella chiesa. Questa ragazza disse: “Eravamo nella cappella. Questa cappella in quel particolare momento ci parve ripiena dell’amore di Dio, questo amore era così presente che avevamo quasi paura di essere amati troppo e di non poter resistere. Era come se l’amore di Dio stesse riempiendo la casa, la stanza e i nostri cuori allo stesso tempo.”
Fratelli e sorelle, quando parliamo della Pentecoste non stiamo parlando di un’idea astratta. Noi tutti desideriamo fare un’esperienza totalizzante di amore. In tutte le esperienze della nostra vita, il matrimonio, la professione, le amicizie, attraverso vari generi di impegni…. noi cerchiamo l’amore. Cerchiamo un’esperienza di amore che superi la nostra conoscenza, perché nessuna forma di amore sperimentabile in questa vita è in grado di riempire i nostri cuori.

Cambiati dallo Spirito Santo

Poi venne la Pentecoste. Il racconto di quel giorno solenne ci rivela che esiste per noi la possibilità di sperimentare l’infinito amore di Dio. Questa esperienza è accessibile a coloro che accettano lo Spirito Santo, che chiedono lo Spirito Santo. E questo ci conduce alla seconda scena del nostro racconto, Atti 2,5-11:

“Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia…..e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”.

Fratelli e sorelle, cosa aggiunge questo a ciò che già sappiamo? Descrive il primo cambiamento apportato dalla venuta dello Spirito Santo. Un Padre della Chiesa diceva: “Quello che lo Spirito Santo tocca, lo Spirito Santo cambia.” Quando lo Spirito Santo toccò gli apostoli essi cambiarono radicalmente. Cerchiamo ora di comprendere come e dove gli apostoli furono cambiati così vistosamente.Per capire questo punto dobbiamo nuovamente fare riferimento al Vecchio Testamento. S. Luca ha voluto fare una contrapposizione tra Babele e Pentecoste.
A Babele tutta la gente parlava lo stesso linguaggio ma nessuno riusciva a capire l’altro. Ora, tutte queste persone parlano linguaggi differenti, ma ognuno comprende l’altro. Perché? Il libro della Genesi ci dice che gli uomini che costruirono la torre di Babele dicevano: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra” (Gen 11,4)
Gli uomini di Babele erano preoccupati di farsi un nome per loro stessi. Come conseguenza furono dispersi e distrutti. Ora gli apostoli iniziano a costruire una torre, cioè, la chiesa. La Chiesa è l’edificio di Dio! Ma questi uomini, Pietro, Giacomo e Giovanni, non sono preoccupati di farsi un nome per loro stessi. No, come leggiamo nella Bibbia, sono presi dalle meraviglie di Dio. Non parlano d’altro che delle grandi opere di Dio. E’ il grande cambiamento; si è realizzata la “rivoluzione copernicana”.

Aprire la porta allo Spirito Santo
Cos’è la rivoluzione copernicana? Prima di Copernico, nel 16° secolo, la gente pensava che la terra fosse al centro dell’universo e che il sole ruotasse intorno alla terra. Copernico (e molti altri dopo di lui) disse che le cose stavano diversamente. Il sole stava (almeno relativamente) al centro dell’universo e la terra gli ruotava intorno.

Nell’universo spirituale questa rivoluzione copernicana deve ancora compiersi. Ciascuno di noi vive con la percezione inconscia di essere al centro dell’universo. Io sono al centro e tutti devono essere al mio servizio. Anche il Figlio. Anche Dio. Questo significa essere egocentrici e tutti noi, più o meno, ci troviamo in questa condizione pre-copernicana. Ognuno di noi è convinto di essere l’asse intorno al quale tutto ruota. La rivoluzione copernicana che ebbe luogo a Pentecoste fu che quegli uomini si dimenticarono completamente di se stessi e furono completamente presi dal Figlio. Diventarono teocentrici, cristocentrici.. Questo è ciò che la Pentecoste può e deve compiere anche nelle nostre vite.

C’è un bel passaggio nella quarta preghiera eucaristica del sacramentario cattolico che dice: “Affinché non potessimo più vivere per noi stessi ma per Lui, cioé per Gesù, Egli ha inviato lo Spirito Santo come suo dono per quelli che credono”. Avete mai sentito questa preghiera? Questa preghiera eucaristica è usata raramente, ma è molto importante. Se vogliamo vivere per il Signore e non più per noi stessi, abbiamo bisogno dello Spirito Santo. Questo è il motivo per cui il Santo Padre ha detto che non ci può essere rinnovamento nella Chiesa senza lo Spirito Santo.

Ci può essere un cambiamento esteriore come un rinnovamento nella liturgia, una revisione dell’abito delle suore, modifiche nel modo di dire la Messa (non in latino), ma questi sono solo piccoli aspetti. Non c’è un vero e profondo rinnovamento nelle nostre vite cristiane se non ci apriamo allo Spirito, se non gli permettiamo di entrare nelle nostre vite. Egli vuole farlo, aspetta che noi apriamo la porta. E io spero che in questo giorno molte persone apriranno la porta allo Spirito Santo.

Terza parte di 5 – Atti 2,12-21
Abbiamo dato uno sguardo alle prime due scene della Pentecoste. La terza scena inizia così, Atti 2,14-21:

“Allora Pietro,levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: “Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate in Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie parole: questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del mattino. Accade invece quello che predisse il profeta Gioele: “negli ultimi giorni, dice il Signore, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno.”

Sono convinto che questo sia molto di più che una semplice citazione. S. Pietro attinse da Gioele, da un profeta deceduto.Ma quella che sta parlando qui, negli ultimi giorni, è una parola viva, attuale. Ciò che questa Parola proclama è quello che realmente abbiamo visto accadere negli anni dopo il Concilio Vaticano quando il Signore ha effuso il suo Spirito sopra l’umanità, ed è quello che accade ancora oggi. Gli anziani fanno sogni, i giovani hanno visioni.

Abilitati al ministero
Una volta parlando nella casa pontificia dove c’erano molti anziani – anziani cardinali – citai questa profezia di Gioele e dissi: “Oh, come è bello per la Chiesa avere questi anziani che fanno sogni, sogni di una nuova umanità, di una nuova Chiesa, non di una Chiesa sempre oppressa e timorosa come gli apostoli prima della Pentecoste. Se nella Chiesa vengono fatti tali sogni meravigliosi, questo ci dice che stiamo andando verso un nuovo secolo, un nuovo millennio pieno dell’opera dello Spirito Santo. E perché? Perché Gesù è vivo. Gesù è il Signore. Non perché noi siamo particolarmente intelligenti, più intelligenti dei nostri predecessori. No, ma perché Gesù ha promesso che avremmo fatto opere persino più grandi di quelle che Lui ha fatto.”
Perché questa scena è particolarmente importante nel racconto della Pentecoste? Perché ci fa vedere l’importanza dei carismi. Dio vuole effondere il suo Santo Spirito non solo per cambiare i cuori delle persone, per trasformarle e renderle sante, ma anche per abilitarle al ministero della profezia, all’insegnamento, alle visioni; tutti i tipi di carismi sono stati effusi sulla Chiesa. Noi sappiamo che, almeno nella nostra Chiesa Cattolica, i carismi sono stati un pò trascurati.
Abbiamo sottolineato l’importanza dei sacramenti, della Parola di Dio, del ministero ordinario e della gerarchia della Chiesa. Raramente abbiamo parlato dei carismi. Potremmo dire, in effetti, che lo Spirito Santo opera in due direzioni diverse: dall’alto, attraverso i canali rappresentati dai sacramenti, ma anche dal basso, attraverso i cristiani battezzati. Oso dire che i carismi sono l’energia nucleare della Chiesa. Perché? L’energia nucleare è l’energia nascosta in ogni cellula di uranio; i carismi sono un’energia che è presente in ogni cellula del corpo di Cristo, cioé in ogni cristiano battezzato, in tutti i laici. E immaginate quale sarebbe la potenza della Chiesa se noi fossimo capaci di sfruttare questa energia che nella Chiesa è rimasta inutilizzata.

Se solo fossero tutti profeti nel popolo di Dio

Il Concilio Vaticano (nella Lumen Gentium) ha detto molto chiaramente che lo Spirito Santo non solo santifica il popolo di Dio attraverso i sacramenti e i ministeri; Egli distribuisce anche vari tipi di carismi per abilitare le persone a servire il corpo di Cristo attraverso vari ministeri. Sicuramente questo rende necessaria una collaborazione fra clero e laicato nella Chiesa di oggi. Non è un compito facile. E’ una novità per il laicato prendersi più responsabilità nella Chiesa. Per me è sempre una gioia vedere laici e diaconi servire la Chiesa in ministeri diversi. E’ una grande gioia. Naturalmente questo traguardo non è sempre facile. Il clero deve crescere nella comprensione e nella stima dei ministri laici e vice versa. Ma è veramente necessario.
Ci fu un episodio nel Vecchio testamento in cui Mosè ordinò 70 anziani e lo Spirito Santo fu loro trasmesso (Numeri 11,20-30). Due uomini, Eldad e Medad, che non erano presenti nel luogo in cui Mosè stava consacrando, ricevettero comunque lo Spirito Santo. Giosuè, una sorta di diacono, corse da Mosè dicendo: “Presto, vieni. Eldal e Medad stanno profetando senza aver ricevuto da te lo Spirito Santo. Dì loro di smettere.”
Mi piace questo passaggio e voi potete immaginare il perché. Questa scena si sta ripetendo oggi. Lo Spirito Santo è stato effuso sul popolo al di fuori del ministero ordinario, su molti Eldad e Medad che non sono stati ordinati da un vescovo. E naturalmente ci sono persone oggi come Giosuè che vogliono dire al Papa : “Dì a questi carismatici di smettere. Non sono stati regolarmente ordinati”.
Cosa rispose Mosè e cosa risponde il Santo Padre oggi alle persone che sono in questa posizione? Mosè replicò: “Se solo fossero tutti profeti nel popolo di Dio!” Era molto felice di quello che era successo, non costituiva un problema!

Quarta parte di 5 – Atti 2,22-36
Fin qui abbiamo discusso l’esperienza della Pentecoste, la celebrazione della Pentecoste nella tradizione ebraica, la potenza dell’amore di Dio, la trasformazione degli apostoli, lo scarso utilizzo dei carismi tra il laicato nella chiesa di oggi… Andiamo avanti con questa rievocazione e arriviamo alla quarta scena, Atti 2,22-36. Diamo uno sguardo ad alcune righe di questo passaggio: “Uomini d’Israele, ascoltate queste parole….” Tutti noi possiamo ricevere l’autorità di Pietro per parlare nello stesso modo. Ricordate, questo è lo stesso uomo che alcuni giorni prima era così timoroso che fu intimidito da una serva. Ora sta in piedi e non può fare a meno di parlare così.

“Uomini di Israele” – che oggi potrebbe significare, “Popoli di tutta la terra, ascoltatemi.” Pietro sfidò i suoi ascoltatori dicendo: “Vi ricordate di un certo Gesù di Nazareth? Vi ricordate di lui?” Poi, quando tutti ebbero presente Gesù di Nazareth, Pietro lanciò una nuova frecciata: “Voi lo avete ucciso” Per tre volte ripete questa accusa usando parole diverse. “Voi l’avete inchiodato sulla croce, ma Dio lo ha risuscitato dalla morte…..Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!”.

Il punto è Gesù Cristo

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che dopo la venuta dello Spirito Santo la prima cosa che gli apostoli hanno fatto (dopo aver risposto ad alcune questioni poste dagli ebrei) fu di andare al nocciolo. E il nocciolo è Gesù Cristo. Ogni qualvolta lo Spirito Santo viene sulla Chiesa, viene Gesù Cristo vivo. Gesù Cristo è posto al centro. E’ proclamato in spirito e potenza, cioé nella potenza dello Spirito Santo.

Questo è il primo modello di evangelizzazione e se noi vogliamo rievangelizzare il nostro mondo moderno e secolarizzato, questo è il modo in cui dobbiamo iniziare: Gesù Cristo al centro, Gesù Cristo come Signore. Questo è, ripeto, il modello di ogni evangelizzazione. Dobbiamo iniziare col presentare all’uomo moderno la persona di Gesù, o meglio, dobbiamo aiutare l’uomo di oggi ad entrare in una relazione personale con Gesù. Non si tratta di uno slogan preso a prestito dai nostri fratelli Evangelici e Pentecostali. E’ un’evidenza, una grande realtà.

Quello di cui il mondo ha bisogno è di avere una relazione personale con Gesù come Salvatore e Signore. I cattolici (e le altre denominazioni cristiane e protestanti) soffrono di un problema : il problema per me è che noi abbiamo sviluppato nella nostra Chiesa un tale patrimonio di dottrina, diritto canonico, istituzioni, liturgie, devozioni e spiritualità che rischiamo di trascurare le verità elementari. Abbiamo sviluppato un enorme edificio di dottrina e non ci rendiamo conto che questo è troppo per una persona che ancora non conosce Gesù, che ancora non comprende chi sia Gesù.

E’ come far indossare dei paramenti sacri ad un bambino. Avete presente quell’abito tutto decorato chiamato “piviale” che il sacerdote indossa quando dispensa le benedizioni o i sacramenti? Immaginate questo abito dorato, molto pesante, fatto indossare ad un bambino. La stessa cosa è per la nostra ricca e sofisticata dottrina cattolica che viene insegnata indiscriminatamente alle persone. Dobbiamo procedere nel giusto ordine. Tutto questo patrimonio viene in un secondo momento e in quel momento sarà molto prezioso.

Ma prima di tutto dobbiamo proporre Gesù Cristo. Essere sicuri che la gente arrivi a conoscere Gesù, non necessariamente tutta la teologia su di Lui, tutta la cristologia, ma che conosca Gesù nel modo in cui lo conosceva S. Paolo quando diceva: “…circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da Ebrei, fariseo quanto alla legge; quanto a zelo, persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge. Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore – in questo caso non chiama Gesù “nostro Signore, ma “mio Signore” – per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo ….E questo perché io possa conoscere Lui…” (Fil 3,4-11)

Proclamare Gesù vivo e risorto
C’è stato un periodo nella mia vita in cui insegnavo “Introduzione alla cristianità”. Avevo scritto e letto molti libri su Gesù Cristo, poi ci fu un momento in cui mi fu dato di fare una piccola esperienza dello Spirito Santo. Fu quando lessi questo brano di S. Paolo, “E questo perché io possa conoscere Lui”, mi colpì quel semplice pronome personale “Lui”. Dice molto di più di quello che potremmo ricavare dalla lettura di molti libri su Gesù. Significa Cristo in carne ed ossa. Un Gesù vivente – non solo dottrine o teorie o libri su Gesù Cristo.

Recentemente sono stato ad una conferenza ecumenica a Orlando, Florida, dove la preoccupazione principale era proprio trovare una base per una testimonianza comune fra tutti i cristiani. Noi tutti abbiamo concordato senza difficoltà che questa base comune è Gesù, la persona di Gesù. Possiamo proclamare Cristo insieme, senza alcuna distinzione. Questa è l’unica dottrina cristiana o dogma che tutte le denominazioni condividono. Persino la dottrina della Trinità non è completamente condivisa; ci sono discussioni fra i greci, fra gli ortodossi e i latini riguardo al “filoque”, il modo di interpretare la processione della Trinità. Gesù Cristo è l’unica eredità indivisa che condividiamo. Questo è il motivo per cui dobbiamo proclamare Gesù come Salvatore e Signore.

Vedo, anche dalla mia personale esperienza, che quando parlo di molti bei concetti, sembra non accadere nulla. Quando invece proclamiamo Gesù crocifisso e risorto qualcosa accade sempre. Dobbiamo proclamare Gesù come Salvatore e Signore, aiutando le persone a comprendere cosa significhi che Gesù è il loro personale Salvatore, non teoricamente, ma nel senso che ogni giorno hanno un Salvatore, qualcuno che li solleva dalla fatica quotidiana, dal loro peccato, dai loro errori e che li rinnova. Egli ci salva.

Quinta parte di 5 – Atti 2,37-42
Siamo arrivati all’ultima scena dell’ultimo atto. Quando i tremila domandano a Pietro, “Che dobbiamo fare?” Pietro risponde:

“Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo.”

Se vogliamo che questo meraviglioso evento accada nelle nostre vite, questo è il modo in cui deve accadere. Pentitevi e fatevi battezzare per la remissione dei vostri peccati. Sappiamo cosa significhi pentirsi, ma che dire delle persone che sono già state battezzate? Come possono sperimentare questo evento della Pentecoste? Cosa devono fare i battezzati che hanno ancora bisogno della potenza dello Spirito Santo nelle loro vite?
In quest’ultima parte della mia riflessione voglio dirvi, non solo teoricamente, come un adulto battezzato possa essere nuovamente battezzato nello Spirito Santo. Non voglio fornirvi delle teorie, ma dirvi molto semplicemente come questo è successo nella mia vita. Quello che il Signore ha fatto con me può farlo sicuramente con voi.

Gesù è il Signore

Nel 1975 quando ero professore di Cristianità Antica all’Università Cattolica di Milano, mi giunse voce di un nuovo movimento nella Chiesa, una nuova spiritualità, un nuovo modo di pregare. All’inizio ero molto contrario. Dissi alla signora che mi descriveva questa esperienza: “Non dovresti più tornare a quell’incontro”. Rimasi sorpreso nel constatare come queste persone, che, come avrete già capito facevano parte del rinnovamento carismatico, non rimanevano offese dalle mie critiche. Mi amavano e mi chiedevano di fare loro degli insegnamenti.

Una volta tenni un corso universitario sui movimenti carismatici e profetici nella Chiesa primitiva proprio per cercare di capire cosa stava accadendo. Alcune manifestazioni erano identiche a quelle che si erano verificate nelle prime comunità cristiane, come ad esempio a Corinto. Ma, come potete immaginare, non ero pronto ad accettare cose come il parlare in lingue.

Nel 1977 una signora di Milano ricevette 4 biglietti tutto-compreso per andare in America ad una conferenza che si teneva a Kansas City. Si trattava di un incontro ecumenico di 40 mila persone, metà cattolici e metà di altre denominazioni cristiane. Ricevetti uno di questi biglietti perché dovevo andare negli Stati Uniti ad imparare l’inglese. Dissi a me stesso: “Dopo tutto, fra una settimana sarà finita questa seccatura.”

A Kansas City ci fu una cosa che mi colpì particolarmente e voglio condividerla con voi. Ad un certo punto, durante la conferenza, qualcuno cominciò a proferire parole profetiche. Una parola profetica è un messaggio detto con autorità nel nome di Dio: “Voi vescovi, lamentatevi e piangete perché il corpo di mio Figlio è spezzato. Voi sacerdoti, lamentatevi e piangete perché il corpo di mio Figlio è spezzato. Voi laici, lamentatevi e piangete perché il corpo di mio figlio è spezzato.” Una dopo l’altra, quasi tutte le 40.000 persone caddero in ginocchio. Questa enorme folla a Kansas City piangeva come una cosa sola per il pentimento.
E sopra lo stadio una grande insegna proclamava: “Gesù è il Signore”.
Guardavo a tutto questo come un estraneo, anche se non riuscivo a frenare la commozione. Dissi a me stesso: “Questa è una profezia per il futuro della Chiesa. Un giorno la Chiesa sarà riunita in un unico corpo. Questo è il modo in cui accadrà; con il pentimento, la preghiera e le lacrime di noi tutti, sotto la signoria di Cristo.” Ma ero ancora molto critico e dicevo a me stesso: “Questo è molto bello. Nessun dubbio che provenga dal Signore, ma non posso accettarlo.” Ero impreparato a capire le espressioni delle altre denominazioni cristiane, specialmente quelle dei Pentecostali.

Scegli Gesù come Signore della tua vita

Uno degli inni cantati in quell’occasione diceva: “Innalziamo i vessilli d’amore, Gerico cadrà” E’ la storia di Gerico che cade al suono delle trombe. Quando la folla cantava il ritornello, “Gerico cadrà”, i miei compagni italiani (eravamo in 5) mi dissero: “Ascolta bene, perché Gerico sei tu”.
E Gerico cadde. Fu una caduta spettacolare che iniziò a Kansas City, Missouri, e terminò a Covent Station, New Jersey. Si doveva tenere un incontro di preghiera in New Jersey e qualcuno mi invitò a partecipare. Un sacerdote disse: “Stai con noi questa settimana.” Ricordo di aver pensato: ” Dopo tutto questa non è una casa di perdizione o prostituzione. E’ una casa di preghiera, e stare qui non mi farà alcun danno.” Decisi: “Signore, rimango. Ti voglio dare un’altra occasione per parlarmi.”

Dopo questa decisione tutto andò senza inconvenienti, anche se io cercavo di resistere con tutte le mie forze. Dovete sapere che ce l’ho messa tutta. Ci fu un momento durante l’incontro di preghiera nella cappella in cui ricordo di aver pensato: “Sono un figlio di S. Francesco d’Assisi. Ho una spiritualità meravigliosa. Cosa vado cercando in mezzo a questi fratelli laici?” In quell’istante una donna aprì la sua Bibbia e cominciò a leggere. Era il brano in cui Giovanni Battista dice ai farisei: “Non dite nei vostri cuori “siamo figli di Abramo”, “siamo figli di Abramo”.
Vi assicuro che questo è il modo in cui lo Spirito Santo edifica quando è presente in una riunione. Parla con semplicità, ma al tempo stesso in modo molto incisivo. Così mi alzai in piedi (parlando in italiano perché non conoscevo ancora bene l’inglese) e tutti sembravano comprendere la mia lingua. Dissi: “Signore, non voglio più dire che sono un figlio di S. Francesco di Assisi. Ti chiedo di rendermi un vero figlio di S. Francesco di Assisi. Battezzami con il tuo Santo Spirito”. Dopodichè pregarono su di me. Distinsi qualcuno dire: “Scegli Gesù come Signore della tua vita.”

La croce di Gesù Cristo

Perché riporto la mia esperienza? Perché la Scrittura dice che per ricevere lo Spirito Santo in questo nuovo modo dobbiamo essere battezzati. Ma se siamo già stati battezzati c’è bisogno allora di un rinnovamento del nostro battesimo. Per me il battesimo nello Spirito fu precisamente questa opportunità che il Signore mi diede di ratificare e rinnovare il mio battesimo.
Per la maggior parte di noi il battesimo è un sacramento legato; la Chiesa ce l’ha dato nella speranza che da adulti avremmo poi confermato il nostro credo in un atto di fede libero e personale. Fino a quando nella vita di un cristiano non c’è questo atto di fede, il battesimo rimane un sacramento legato. Questo ci rivela anche perché ci sono così tanti cristiani inattivi, passivi e senza alcun potere. Gesù ha promesso potere ai suoi discepoli, potere per scacciare i demoni e convincere il mondo. Perché allora siamo così impotenti?

Il battesimo nello Spirito per me fu semplicemente rinnovare il mio battesimo, scegliendo Gesù come mio Signore e rinnovando la mia professione religiosa. Ci fu un momento in cui qualcuno disse: “Scegli Gesù come tuo Signore”. In quel preciso istante alzai i miei occhi e vidi il crocifisso. Era come se Gesù fosse sul punto di dirmi una cosa molto importante. “Attento, Raniero.” Naturalmente non lo udiì con gli orecchi, nè lo vidi con gli occhi, fu solo una comunicazione interiore.
Questo è il modo in cui Dio comunica qualcosa senza espressioni verbali, senza immagini visibili. Parla direttamente al cuore. Egli stava parlando al mio cuore. “Stai attento. Questo Gesù che stai scegliendo come tuo Signore non è un Gesù facile. Non è un Gesù all’acqua di rose. E’ un Gesù crocifisso.” Fu in quel momento che tutti i miei dubbi svanirono. Se mi stavo ancora domandando qualora il Rinnovamento Carismatico fosse qualcosa di superficiale ed emotivo…. alzare le braccia per fare effetto gli uni su gli altri…, in quel momento mi convinsi che questo Rinnovamento va diritto al cuore del Vangelo che è la croce di Gesù Cristo!

Amore per la Parola di Dio

Non successe niente di spettacolare durante il mio battesimo nello Spirito, niente. Ma ci fu una profezia. Qualcuno disse: “Sperimenterai una nuova gioia nel proclamare la mia parola.” In quel periodo ero più che altro un professore che non un predicatore. Per qualche tempo questa profezia rimase per me un punto interrogativo. Ora, dopo 17 o 18 anni posso dirvi che si è avverata. Ho sperimentato una nuova gioia nel proclamare la Parola di Dio.

Sull’aereo da Newark a Washington potei constatare questa novità poiché scoprì che semplicemente pregando con il mio breviario la Scrittura diventava viva. I salmi non erano semplici parole che conoscevo a memoria; no, erano vivi. Ero frastornato. Lessi: “Una generazione narra all’altra la grandezza del Signore.” Ed un intero universo si aprì davanti a me. Mi ricordai di quel brano del Nuovo Testamento: “Poi in quel momento Gesù aprì le loro menti così che furono in grado di comprendere le scritture.”

Questo è ciò che fa lo Spirito Santo. Una delle prime azioni dello Spirito Santo è di aprire le nostre menti alla comprensione della Scrittura, per farci vedere che è veramente la Parola di Dio, la parola appassionata di un padre per il proprio figlio, calata nelle nostre situazioni personali. L’amore per la Scrittura che deriva dall’aver ricevuto l’effusione dello Spirito Santo è incredibile. Conosco persone che non riescono a separarsi dalla Bibbia.

Per esempio, conosco una giovane vedova che dopo aver perso suo marito fu presa dal panico. I primi mesi furono terribili. Poi scoprì la Bibbia al punto da acquisire una tale comprensione della Scrittura da arricchire e istruire anche me.
Quando giunsi a Washington mi resi conto che avevo un nuovo desiderio di pregare. Qualcosa mi attirava al raccoglimento e la preghiera mi aprì il mondo della Trinità. Il Padre mi parlò del Figlio; il Figlio mi parlò del Padre.; il Padre e il Figlio dello Spirito Santo. Scoprì la legge dell’amore che è la legge della Trinità.

Sapete che cos’è la legge dell’amore? La legge dell’amore consiste non nel parlare di se stessi, ma nel parlare sempre dell’altra persona. Questo è il motivo per cui il Padre rivela il Figlio. Il Figlio non parla molto di se stesso; parla del Padre. Quando viene lo Spirito Santo che cosa dice? Non rivela il suo nome; non proclama “ruah,ruah” (ruah è il termine ebraico per dire Spirito). Quando Lo Spirito viene dice: “Abba, Abba”. Questa è la legge. Immaginate ora che questa legge di amore venga applicata in una famiglia. Immaginate un padre che parlando ai figli dice sempre bene della loro mamma, e la madre dice sempre bene del loro padre. Oh, questo cambierebbe molte, molte cose.

Lascia ogni cosa e vieni

Alcuni mesi dopo il mio ritorno in Italia successe qualcosa che cambiò visibilmente e concretamente la mia vita. Un giorno in convento stavo pregando nella mia cella, pregavo per la prima volta in un modo vagamente simile al pregare in lingue; non proprio la stessa cosa, ma qualcosa di simile. Ad un certo punto ebbi una comunicazione interiore, niente di verbale o visibile, ma sentivo che Gesù stava passando davanti a me. Era lo stesso Gesù che tornava dal Giordano dopo il suo battesimo nello Spirito e mi stava dicendo: “Se vuoi aiutarmi nel proclamare il Regno di Dio, lascia ogni cosa e vieni.”
Compresi che intendeva dire che stavo per lasciare il mio ruolo di insegnante. In quel periodo ero a capo di un dipartimento di una grande università. Ebbi un momento di panico. Quell’ università aveva stabilito quella cattedra apposta per me. Ma compresi che Gesù stava invitando proprio me, un uomo sempre indaffarato e che va sempre di fretta. Temevo che non avrei avuto la forza di rispondere “si”. Al termine dell’ora di preghiera, tuttavia, con la grazia di Dio, trovai nel mio cuore un “si” totale al Signore. Il Signore mi chiamava a lasciare la mia cattedra e a diventare un predicatore itinerante del Vangelo. Poiché sono un religioso che ha fatto un voto di obbedienza, andai dal mio superiore generale e gli dissi: “Padre, credo che il Signore mi stia domandando di fare qualcosa di completamente diverso….”. Rispose (come ogni buon vescovo o pastore dovrebbe): “Aspettiamo ancora un anno”. Così continuai ad insegnare ancora per un anno. Alla fine di questo periodo andai dal mio superiore generale a Roma. Pregammo insieme e poi disse: “Si, è la volontà di Dio. Diranno che tu ed io siamo matti, ma in dieci anni forse cambieranno opinione.”
Proprio nel giorno in cui il superiore generale mi diede il permesso di iniziare una nuova vita, il breviario conteneva quel meraviglioso passaggio del profeta Aggeo in cui Dio lo manda a incoraggiare il popolo. Il popolo aveva interrotto la ricostruzione delle proprie abitazioni e aveva cominciato a ricostruire il tempio di Dio. Dio ne fu compiaciuto e mandò i profeti ad incoraggiarli. Aggeo dice: “Coraggio Giosuè, figlio di Iozedàk; coraggio Zorobabele: coraggio popolo tutto del paese e al lavoro perchè io sono con voi, dice il Signore” (Aggeo 2,3-5)

Dopo aver letto questa Parola andai in piazza S. Pietro per domandare a S. Pietro un nuovo dono di fede per il mio nuovo ministero. Era una giornata piovosa di ottobre e la piazza S. Pietro era completamente deserta. Qualcosa mi spinse a guardare verso la finestra del Papa. Era come se la Parola di Dio stesse gridando in me: “Coraggio, Giovanni Paolo II; coraggio cardinali e vescovi della Chiesa Cattolica e al lavoro, perché Io sono con voi, dice il Signore.”

Tre mesi dopo fui nominato predicatore del Papa!  Coraggio. Io sono con te. Predicatore del Papa! Forse bisogna spiegare un attimo che cosa questo significhi. Molti cattolici non sanno che ogni Venerdì durante la Quaresima e l’Avvento il Santo Padre ascolta un sermone, una meditazione da parte di un sacerdote della Chiesa Cattolica, che, in questi ultimi 16 anni, sono stato io. Non ha mai mancato un sermone. Una volta quando era in viaggio nel centro America mancò per due venerdì. Quando tornò si avvicinò a me scusandosi per essere mancato all’appuntamento. In realtà è stato lui a fare meditare me con la sua umiltà, con il suo esempio

La prima volta che mi sono trovato davanti a questo pubblico così insolito non sono riuscito a raccontare cosa mi era successo in piazza S. Pietro, proprio sotto la finestra del Papa.. Così citai nuovamente il profeta Aggeo, non come una semplice citazione, ma come una profezia viva. Lo udivo dire a questo auditorio: “Coraggio, Giovanni Paolo II; coraggio, cardinali e vescovi, popolo tutto del paese e al lavoro, perché Io sono con voi, dice il Signore.” E potei vedere negli occhi dei miei ascoltatori che la Parola di Dio diventava una realtà viva in quel preciso istante.
Spesso quando il Signore mi manda in giro per il mondo a proclamare la sua Parola, ripeto questa profezia di Aggeo. Ora ho la gioia di proclamarla per voi: “Coraggio, vescovi e cardinali di questo paese; coraggio sacerdoti; coraggio, laici e al lavoro, perché Io sono con voi, dice il Signore.”

Raniero Cantalamessa

Preghiera d’abbandono – Charles De Foucauld

frerecharlesPadre mio,
io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.

Qualunque cosa tu faccia di me
Ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.

Affido l’anima mia alle tue mani
Te la dono mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore
di donarmi
di pormi nelle tue mani senza riserve
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre.

Continuerei a sperare in Te

speranzaSignore, ecco davanti a Te un’anima, che si trova in questo mondo per sperimentare la tua meravigliosa misericordia e farla risplendere al cospetto del cielo e della terra.

Gli altri Ti rendano pure gloria dimostrando, con la loro fedeltà e la loro costanza, quanto è potente la tua grazia e quanto Tu sei dolce e generoso verso coloro che ti sono fedeli; io, da parte mia, ti darò gloria col far conoscere a tutti quanto sei buono con i peccatori.

A tutti dirò che la tua misericordia è tanto al di sopra di ogni umana malizia, che nessuna cattiveria avrà il potere di stancarla; che nessuna ricaduta, per vergognosa e grave che sia, dovrà indurre il peccatore a disperare del tuo perdono.

Sì, amabile Redentore, Ti ho gravemente offeso, ma Ti ingiurierei ancora più pesantemente, se pensassi che non sei abbastanza buono da darmi il tuo perdono.

Il tuo e mio nemico, invano, ogni giorno, mi tende nuove insidie; mi potrà far perdere tutto, ma non la speranza nella tua misericordia.

Anche se fossi ricaduto cento volte e le mie colpe fossero cento volte più terribili di quel che sono, continuerei a sperare in Te.

[S. Claudio La Colombiere]