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8 consigli per convertirsi al cattolicesimo in segreto

Ci sono ormai migliaia di persone che si convertono al cattolicesimo o in generale al cristianesimo, e per questa loro chiamata, rischiano per la vita propria o di quella dei propri cari.
Pensiamo a chi vive in nazioni in cui vige la sharia, la legge musulmana, in cui la conversione (apostasia) e’ punibile con la pena di morte o punizioni molto gravi e in cui e’ lo stesso stato a perseguitare i convertiti.
Ma anche in paesi in cui non vi sono leggi contro la conversione, vi sono a volte difficoltà come il dover cambiare la religione scritta sul passaporto o sulla carta di identità, cambio che viene osteggiato in maniera decisa e pressioni della comunità di origine.

O anche solo a chi vive in contesti in cui e’ la famiglia stessa o le usanze della gente a punire le conversioni: ad esempio in ambienti buddisti asiatici, nei contesti a maggioranza musulmana (anche in Europa) o induista.
Un altro problema che i convertiti affrontano e’ la paura per i propri famigliari che possono ricevere pressioni o ritorsioni dalla comunità di appartenenza.

Se e’ vero che Gesù ci chiede di non avere paura delle persecuzioni e di non avere timore a dare la vita per il Vangelo, puo’ essere ragionevole e lecito attendere con prudenza il momento giusto per comunicare la propria fede ai nostri famigliari e renderla visibile intorno a noi.

Ecco quindi alcuni consigli per chi si converte.

1.BATTESIMO
Per prima cosa: la fede e’ questione di cuore e di scelte di vita.
Forse dentro di te senti che sei chiamato/a al Battesimo ma questo puo’ non essere possibile perché vi sono ostacoli o rischi troppo grandi. Esiste il battesimo di desiderio di chi vorrebbe ma non puo’ battezzarsi, Dio comprende se per ora il battesimo non lo puoi ricevere. Inoltre in caso di necessità, chiunque può battezzare, a condizione che intenda fare ciò che fa la Chiesa, e che versi dell’acqua sul capo del candidato dicendo: « Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo ».

2.BIBBIA  e VANGELO
Possedere una Bibbia in italiano o nella propria lingua, o anche solo il Vangelo o libri di catechesi/riflessione cristiana, è uno dei rischi maggiori per chi si è convertito di nascosto.
Primo accorgimento, una avere una Bibbia piccola, meglio se con una copertina non troppo visibile.
Ancora meglio è avere una Bibbia in formato digitale. Se usi un Pc o un tablet usa un file (pdf/word/epub) cambiando il nome (usa titoli non religiosi) e l’estensione (se è .pdf metti .doc ma aprilo con Word) , oppure proteggi il file con una password (su Office si chiama Criptografia COME FARE QUI, sui pdf  COME FARE QUI).
Se usi uno smartphone metti i file in cartelle nascoste

3.CHIESA E COMUNIONE
E’ bellissimo poter andare in una chiesa, se vivi in un paese con tante chiese, scegline una che sia non vicino a casa o a persone che ti conoscono. Verifica che abbia entrate secondarie (ad esempio dall’oratorio) in modo che tutto sia meno evidente.
Se abiti in un paese una sola o nessuna chiesa, fai molta attenzione perché i convertiti sono molto visibili e danno subito nell’occhio.
Se visitare una chiesa (ad esempio per andare a Messa o a pregare o a un cammino di formazione) ti creasse dei problemi puoi anche rinunciare e trovare alternative, la preghiera personale puoi farla ovunque lontana da occhi indiscreti.
Se sei già battezzato è possibile ricevere la comunione anche in modi meno visibili che non durante la Messa.
Puoi farti dare una briciola di ostia consacrata e farti autorizzare ad averla in casa messa in un luogo nascosto: ad esempio tra i mattoni del muro, in un piccolo contenitore, in un anello…

4.SACERDOTI
In genere se vivi in Italia o in occidente ti puoi fidare dei sacerdoti e non avere timore di parlare delle tue paure o rischi, oltre che chiedere consigli spirituali per il tuo cammino di fede.
Fai invece molta attenzione se abiti in paesi islamici o in cui vi sono dittature (es. in Cina o Kazakistan), perché i sacerdoti possono essere intercettati  o essi stessi minacciati e non liberi.

5.SEGNI ESTERIORI
Ogni segno esteriore di fede come portare un crocifisso, possedere una icona o un rosario, farsi il segno della croce, sono aiuti alla fede, ma non sono indispensabili specie in un ambiente per te rischioso.
Puoi nascondere una immaginetta o un rosario o una medaglietta miracolosa anche al di fuori di casa tua (ad esempio in un boschetto, in un albero, sotto una pietra).

6.TRACCE MATERIALI e DIGITALI
Molto importante è non  lasciare tracce della tua conversione.
Nascondi o meglio ancora non possedere fogli con preghiere o tue riflessioni cristiane.
Se usi il pc elimina le tracce usando proxi e navigazione anonima.
Se dimentichi di farlo cancella la cronologia internet e quella dei programmi che usi per leggere.
Lo stesso se usi lo smartphone.
Attenzione alle app Android/Apple su Bibbia, Vangelo, Papa, Chiesa…  su internet puoi trovare vari modi per nasconderle QUI COME .
Fai la prova prima con applicazioni non religiose.

7. SOCIAL
I social network sono una opportunità ma anche un  rischio.
E’ bene avere più profili: quello famigliare che conoscono parenti e amici e uno “nuovo” in cui usi bene le opzioni di privacy:
non rendere visibile la tua email, le tue foto o il numero di telefono o le tue foto.
Su Facebook un bel trucco è quello di vedere pagine o profili che ti interessano (Chiesa, Santi, preghiera, sacerdoti o movimenti) senza cliccare il mi piace alla pagina. In questo modo non lasci tracce.
Prima di chiudere inoltre visita sempre pagine neutre o opposte alle tue idee cristiane, in modo che le ultime tracce coprano le precedenti.
Se fai ricerche usa poco Google che traccia tutto e fallo in maniera anonima. Un consiglio è usare www.duckduckgo.com un motore di ricerca che non traccia.

8.ASILO POLITICO
Se stai fuggendo dal tuo paese proprio a causa della tua fede, nel momento in cui fai la richiesta di aiuto in un altro paese, chiedi che il traduttore sia cristiano o che sia una persona della tua lingua non della tua religione di origine, per evitare che traduca erroneamente le tue dichiarazioni, ritenendoti una apostata.

Comprendiamo che tutte queste precauzioni sono davvero stressanti e fonte di paura e dolore.
Preghiamo e speriamo che venga il momento per tutti di poter uscire allo scoperto nel proprio paese, o se questo non avviene, andando altrove.
Il più bel tabernacolo è la tua vita.
Il più grande inginocchiatoio è il tuo cuore.
Lì c’è Gesù e nessuno può togliertelo.

SUGGERIMENTI, SOSTEGNO, TRADUZIONI
Se hai altri suggerimenti pratici per aiutare i cristiani nascosti, scrivici e li inseriremo nell’articolo.
Se vuoi aiutarci nella traduzione in più lingue possibili scrivici!
Se vuoi sostenere  dei cristiani perseguitati in Italia o altre parti del mondo puoi sostenere la nostra associazione.

L’inferno delle spose bambine

«Ho pensato diverse volte di uccidermi. Ero solo una bambina, ma avrei preferito togliermi la vita piuttosto che sposare un uomo che aveva il doppio della mia eta’».

Il (tentato) matrimonio forzato di Tasleem Mulhall non si è consumato in uno sperduto villaggio dell’Asia, ma in una città della moderna Inghilterra. Tra pressioni psicologiche e rimpatri forzati, quello delle spose bambine è infatti un fenomeno molto comune in tutta Europa, soprattutto nei Paesi che hanno un alto tasso di migranti.

Anche in Italia obbligate a sposarsi

Abuso sessuale. Abuso fisico. Abuso mentale. Sono queste le violenze che subiscono le ragazze che anche in Italia sono costrette a diventare spose. Alcune rischiano persino di venire uccise, se rifiutano di prendere come marito uno sconosciuto in terra lontana. Un fenomeno difficile da fermare perché in genere «le vittime non si rivolgono alla polizia per paura di penalizzare i propri genitori – spiega Nazia Khanum, autrice di un rapporto sui matrimonio forzati –. Tra le ragazze, casi di automutilazione e suicidi sono all’ordine del giorno». Di loro si legge in qualche raro articolo di cronaca.

Come Shahnaz Begum, uccisa a sassate in provincia di Modena dal marito per aver difeso la figlia che si opponeva a un matrimonio imposto. Anna (nome di fantasia), segregata dal padre in una cantina a Bologna; celebre la frase del genitore: «Da qui uscirai o pakistana o morta». Si è letto anche di Adila che bevve dell’acido muriatico per opporsi al matrimonio combinato con un connazionale.

Un’associazione per denunciare e salvare

Ma di Shahnaz, Anna e Adila in Italia ce ne sono molte, spiega l’associazione Trama di Terre, fondata nel 1997 a Imola. Questa Onlus ha gestito il primo rifugio italiano per donne scappate dai matrimoni forzati. Oltre al rifugio, è stata attivata una rete di protezione per le donne vittime di maltrattamenti. «Uno dei problemi principali è proprio il fatto che ancora non esistono delle cifre ufficiali», racconta la presidente di Trame di Terre Tiziana Dal Pra. Ed è merito proprio dell’associazione di Imola se si ha una prima stima reale dei matrimoni forzati in Italia, visto che Trame di Terre nel 2008 ha raccolto 33 casi nella sola Emilia Romagna. «Le testimonianze riguardano ragazze marocchine, pakistane e indiane – continua Dal Pra –. Solo un caso si è concluso con il suicidio di una donna indiana avvenuto a Carpi nel 2006, mentre in almeno otto casi sono state perse le tracce della vittima». Un progetto che, purtroppo, lo scorso anno si è fermato per mancanza di fondi. «Vorremmo rivolgerci al ministero delle Pari opportunità – precisa la presidente di Trama di Terre –. Ora stiamo seguendo autonomamente alcuni casi, ma servirebbe un piano nazionale per portare avanti il progetto».

Nozze celebrate all’estero e fatte riconoscere in Europa

Una strategia diffusa tra i genitori che vogliono costringere la loro figlia al matrimonio è portarla al Paese d’origine, che sia Pakistan, Marocco o Yemen, e farla convolare a nozze in un remoto villaggio. Poi, al ritorno in Europa, sarà solo una formalità fare registrare il matrimonio dal governo dove la famiglia ormai risiede.

Perché in Italia, per esempio, i matrimoni con minorenni sono vietati ma manca completamente un quadro legislativo utile a contrastare questo fenomeno. Il fatto che quasi sempre le nozze sono celebrate all’estero, infatti, è un escamotage che permette di aggirare la legge e intrappolare la ragazza che, una volta tornata in Europa, non sarà sottoposta a nessun controllo per capire la validità del consenso alle nozze. «Sappiamo di essere solo all’inizio di un percorso complesso e poco esplorato in Italia – continua la presidente di Trama di Terre –. Per questo vogliamo porre all’attenzione della politica italiana questo tema, portando il nostro contributo, frutto del lavoro sul campo fatto negli ultimi cinque anni. La prima necessità è quella di riconoscere i matrimoni forzati come una delle forme di violenza contro le donne».

Ultima speranza: un cucchiaino all’aeroporto

Nel Regno Unito, dove il fenomeno dei matrimoni forzati è maggiormente monitorato che in Italia, parte del lavoro delle Ong consiste nel dare consigli alle future spose bambine su come evitare di essere portate dai loro genitori fuori dal Regno Unito per obbligarle a sposarsi con uno sconosciuto.

Una delle strategie consigliata alle piccole vittime è quella di nascondere un cucchiaino metallico nelle mutande: questo porterà il metal detector dell’aeroporto a suonare e, non trovando nulla nelle tasche della minore, obbligherà la sicurezza aeroportuale a perquisire la ragazza in un’area sicura. Qui, lontana dal padre, la minore potrà raccontare del timore di stare per essere obbligata a sposarsi. «Questi trucchetti saranno necessari fino a che il governo non renderà il matrimonio forzato un reato penale», racconta Tasleem Mulhall dal Regno Unito. Una battaglia che il premier inglese David Cameron non sembra volere portare avanti. E che l’Italia non ha ancora iniziato, preferendo lasciare le sue bambine ancora con pochi aiuti. Per non dire, nessuno.

di Elisa Murgese

tratto da: http://www.dimensioni.org/2015/03/linferno-delle-spose-bambine.html

Ha senso per un cattolico il concetto di kharma?

Il concetto di Karma è inconciliabile con il cristianesimo in sé, perché è fondamentalmente legato alla dottrina della reincarnazione, il che è contrario alla filosofia cristiana (Ebrei 9:27).
Il kharma sarebbe una sorta di magazzino delle nostre azioni da cui dipenderà la nostra vita successiva.
Questo nega molti insegnamenti del cristianesimo:
– la liberta’ dell’uomo di redimersi e recuperare in un istante tutto il male del passato: con Dio e la Confessione si e’ uomini nuovi anche dopo 90 anni di peccato anche grave.
– la forza della grazia di Dio che cerca e ama il peccatore fino alla fine della vita
– il cercare soluzione ai mali del mondo anche in questa vita pur confidando nel Paradiso.
– la potenza della preghiera di fronte al dolore e al male

Tuttavia, ciò non vuol dire che, in qualche modo, non si possa soffrire per i peccati che commettiamo.
“Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.” (2 Cor 5,10)
Inoltre, Dio punisce (corregge) i figli che ama perché possano diventare giusti (Ebrei 12: 5-11).
1 Corinzi 3: 11-15 mostra come le nostre opere nel giorno del giudizio (le azioni) saranno valutate e la nostra anima purificata…
Noi chiamiamo questo Purgatorio, purificazione (cioè purgare).

Nel cristianesimo cattolico vi sono due effetti ai peccati:
nella vita eterna e nella vita terrena.

La concezione del karma è la convinzione che le buone cose accadono alle persone buone, le cose brutte accadono ai cattivi; in altre parole, “si raccoglie ciò che si semina.” Qualcosa di simile si puo’ ravvisare nel libro di Giobbe.
C’è un ulteriore aspetto negativo in questa concezione della vita:
col karma si tenderebbe a non fare il male pur di non averne conseguenza. Questo mette in risalto molto la paura nelle nostre azioni.
Nel cattolicesimo, siamo chiamati ad amare gratuitamente senza attendere nulla in cambio. Anzi amare ancora di piu’ il nemico, amare chi non ci ama. Non per timore o paura, ma per ringraziare e restituire l’amore infinito che abbiamo ricevuto da Gesù.

Gesù stesso ha negato l’idea del karma nella storia del cieco a cui ridiede la vista. I suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».  E Gesù rispose “Né lui ha peccato né i suoi genitori”.

Nella concezione cattolica se viviamo una situazione di dolore o sofferenza, essa non e’  frutto del nostro peccato o di un karma negativo di una vita passata.
A volte il male e’ permesso da Dio per aiutarci a cambiare e migliorare la nostra vita.
Questo e’ un mistero per i non credenti.
Ma se Dio non esistesse non e’ responsabile Lui del male.
Se esiste, esiste anche il Paradiso e quindi anche il dolore e la morte sono niente di fronte al futuro che ci attende.
Non facciamoci rallentare dal credere al karma, crediamo piuttosto all’amore di Dio per noi, anche quando siamo peccatori o quando soffriamo. E lottiamo contro il male lasciandoci aiutare da Dio-Amore, da Gesù vero Dio e vero uomo, morto e risorto per i nostri peccati e la nostra Salvezza.
Abbiamo una vita sola. Da non sprecare.

(articolo in fase di revisione e miglioramento, ripassate domani…)

India, Sumita e la fede in Cristo scoperta grazie a un rosario

sumitaNata da madre induista e padre buddista, la donna ha una vita tormentata che cerca di
sanare con l’astrologia e altri riti. L’apparizione di un rosario e il sostegno di un’amica la spingono a iniziare il catechismo per diventare cattolica. “Dio mi ha donato preghiera, amore, misericordia e la forza di perdonare”.

Un piccolo rosario trovato dentro casa: inizia così la conversione al cattolicesimo di Sumita Jagatap, indù e praticante in uno studio legale di Mumbai. Figlia di madre indù e padre buddista, la donna vive da sempre rapporti conflittuali, dentro e fuori la propria famiglia: la diversa religione è spesso motivo di scontri e litigi tra i genitori, che hanno ripercussioni anche sui figli. Sumita cresce inquieta, senza veri punti di riferimenti, e porta queste insicurezze anche nel proprio matrimonio, che durerà appena sette giorni.

“Nel 2004 – ricorda Sumita ad AsiaNews – mia madre diventa seguace del famoso guru indù Swamiji e partecipa a ogni suo raduno, nella speranza di portare la pace nella nostra famiglia. Sono sempre stata molto legata a lei, così l’ho seguita e sono diventata anch’io un’adepta di Swamiji. Ma tutto è rimasto come prima”. Nel 2006, la madre muore all’improvviso durante un incontro a Kulu (Himanachal Pradesh). “La sua morte – spiega – mi fece perdere la fede e da quel momento ho subito dolori e sofferenze di ogni tipo“.

Nel 2010, Sumita si sposa, ma rompe il matrimonio dopo appena sette giorni per “ingiustizie” provocate dal marito, di cui preferisce non parlare. Torna dal padre, che vive a Mulund con il figlio più grande e la moglie di questo, ma la situazione peggiora di giorno in giorno. Decide di andare a vivere da sola, sfinita dalle continue angherie inflitte dal fratello e dalla cognata: il 18 dicembre dello stesso anno si trasferisce a Mira Road, per iniziare una nuova vita.

“Se pensavo al mio futuro – racconta – vedevo solo oscurità. Cercavo un aiuto in qualunque cosa, l’astrologia, il vastu shastra [“scienza delle costruzioni”, studia come le leggi della natura influenzano le abitazioni, ndr], ma nulla aveva risolto i miei problemi”. Intanto, l’avvocato che dibatteva la sua causa di separazione inizia a parlarle di Gesù e di Dio, invitandola ad andare a messa con lui. “Ero un indù, per lungo tempo avevo seguito il mio guru, non avevo mai letto nulla su Cristo”.

A marzo 2011, continua, “è Gesù stesso a rivelarsi a me, portandomi un piccolo rosario nella mia casa di Mira Road”. In un primo momento, ricorda, “non avevo idea di come fosse arrivato lì. Pensai che erano stati i piccioni, che spesso si fermavano fuori dalle mie finestre”. Sumita racconta del rosario a un’amica, Rupali Joseph, un’ex indù convertitasi al cattolicesimo. “Mi spiegò l’importanza del rosario nella vita dei cristiani e mi portò a casa sua, dove la sua famiglia pregò Gesù per me. Narrai la mia storia ai suoi suoceri, che per uno strano caso si chiamano Maria e Giuseppe”.

I due cristiani introducono Sumita al cristianesimo, e la portano con loro a diversi ritiri spirituali. “Dopo aver partecipato a questi raduni e aver ascoltato la Parola di Dio, ho sentito avvenire un grande cambiamento dentro di me. Credo che il Signore abbia sanato tutte le mie ferite e benedetto i miei peccati, donandomi la preghiera, l’amore e la misericordia per gli altri, oltre alla forza di perdonare quanti mi hanno fatto del male”. Nel luglio 2012 ha iniziato il cammino di catecumenato, per ricevere il battesimo e convertirsi al cattolicesimo. “Credo con forza che Gesù sia l’unico Dio e voglio testimoniare Cristo nella mia vita. Il mio lavoro procede bene nella grazia di Cristo e sono riuscita a riconciliarmi con la mia famiglia, perché ho compreso il vero significato della confessione e del perdono”.

di Nirmala Carvalho (www.asianews.it)