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Per la Missione nelle nostre città (Giovanni Paolo II)

1248319929472_fMaria Santissima,
che dalla Pentecoste vegli con la Chiesa
nell’invocazione dello Spirito Santo,
resta con noi
al centro di questo nostro cenacolo.
A te, che veneriamo
come Madonna del Divino Amore,
affidiamo i frutti della Missione cittadina,
perché con la tua intercessione
la nostra Diocesi
dia al mondo testimonianza convinta
di Cristo nostro Salvatore.

Giovanni Paolo II

Consacrazione al Sacro Cuore (Giovanni Paolo II)

Signore Gesù Cristo,
redentore degli esseri umani,
ci volgiamo al tuo Sacro Cuore
con un profondo desiderio
di darti gloria, onore e lode.
Raccolti insieme nel tuo Nome,
che è più alto di tutti gli altri nomi,
ci consacriamo al tuo Sacro Cuore,
nel quale dimora la pienezza della verit
e della carità.
Re dell’amore
e principe della Pace,
regna nei nostri cuori
e nelle nostre case.
Amen.

Giovanni Paolo II

La fantasia della carita’ sulle orme di Giovanni Paolo II

UgpII-5na riflessione per chi vuol far parte di Amici di Lazzaro:

“Lo scenario della poverta’ puo’ allargarsi indefinitamente, se aggiungiamo alle vecchie le nuove poverta’, che investono spesso anche gli ambienti e le categorie non prive di risorse economiche, ma esposte alla disperazione del non senso, all’insidia della droga, all’abbandono nell’età avanzata o nella malattia, all’emarginazione o alla discriminazione sociale. Il cristiano, che si affaccia su questo scenario, deve imparare a fare il suo atto di fede in Cristo decifrandone l’appello che egli manda da questo mondo della povertà. Si tratta di continuare una tradizione di carità che ha avuto già nei due passati millenni tantissime espressioni, ma che oggi forse richiede ancora maggiore inventiva. È l’ora di una nuova « fantasia della carità », che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione. (LEGGI QUI) Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come « a casa loro ». Non sarebbe, questo stile, la più grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l’annuncio del Vangelo, che pur è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l’odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone. La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole. “

(di Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte 50)

Per le vittime e per i carnefici (Giovanni Paolo II)

2332115725_fce5bffdc4Per le vittime
e per i loro familiari,
per i responsabili della societa’ civile
e per i tutori dell’ordine,
per i terroristi
e i loro fiancheggiatori;
preghiamo in particolare
per quanti sono presi dalla tentazione
dello scoramento e dell’angoscia
di fronte agli abissi
della malizia umana.
Conferma, Signore, nei nostri cuori
la certezza che la vittoria definitiva
è riservata all’amore.

Giovanni Paolo II

Per la terra d’Armenia (Giovanni Paolo II)

Santa Madre di Dio
volgi il tuo sguardo sulla terra d’Armenia,
sulle sue montagne,
ove vissero schiere immense
di monaci santi e sapienti;
sulle sue chiese,
rocce che sorgono dalla roccia,
penetrate dal raggio della Trinità;
sulle sue croci di pietra,
ricordo del tuo Figlio,
la cui passione continua
in quella dei martiri;
sopra i suoi figli
e le sue figlie nel mondo.
Ispira i desideri e le speranze
dei giovani,
perché restino fieri della loro origine.
Fa’ che, dovunque vadano,
ascoltino il loro cuore armeno,
perché in fondo ad esso ci sarà sempre
una preghiera rivolta al loro Signore
e un palpito di abbandono a te,
che li copri col tuo manto di protezione.
O Vergine dolcissima,
o Madre di Cristo e Madre nostra, Maria!

(Omelia durante la Divina Liturgia in rito armeno, 21 novembre 1987)

(Giovanni Paolo II)

Lode a Maria che veglia sul mondo (Giovanni Paolo II)

papa-juan-pablo-segundoMadre del Redentore!
… sei stata ferma
accanto alla Croce di tuo Figlio,
che è la Croce di tutta la storia dell’uomo
anche nel nostro secolo.
Sei restata e continuerai a rimanere,
posando il tuo sguardo
sui cuori di questi figli e figlie
che già appartengono al terzo millennio.
Sei rimasta e continuerai a restare,
vegliando, con mille attenzioni di Madre,
e difendendo, con la tua potente intercessione,
l’albeggiare della Luce di Cristo
in seno ai popoli e alle nazioni.

Giovanni Paolo II

A Pasqua, per la pace nel mondo (Giovanni Paolo II)

432057_332001656850913_109310129120068_1012676_265927231_nSignore Gesu’,
nostra Pace (Efesini 2,14),
Verbo incarnato duemila anni or sono,
che risorgendo hai vinto il male e il peccato,
concedi all’umanita’ del terzo millennio
una pace giusta e duratura;
volgi a buon esito i dialoghi intrapresi
da uomini di buona volontà che,
pur fra tante perplessità e difficoltà,
intendono porre fine ai preoccupanti conflitti
in Africa e in America Latina,
alle tensioni che affliggono il Medio Oriente
e vaste zone dell’Asia e dell’Europa.
Aiuta le nazioni
a respingere i sentimenti di razzismo.
Tutta la terra sia inondata
dallo splendore della risurrezione.

Giovanni Paolo II

Resta con noi, Signore! (Giovanni Paolo II)

263038434456194612_zEO6AyP9_cResta con noi, Signore risorto!
E’ questa anche la nostra quotidiana aspirazione.
Se tu rimani con noi,
il nostro cuore e’ in pace.
Accompagnaci, come hai fatto
con i discepoli di Emmaus,
nel nostro cammino personale ed ecclesiale.
Aprici gli occhi, affinché sappiamo riconoscere
i segni della tua ineffabile presenza.
Rendici docili all’ascolto del tuo Spirito.
Nutriti ogni giorno
del tuo Corpo e del tuo Sangue,
sapremo riconoscerti
e ti serviremo nei nostri fratelli.

Giovanni Paolo II

Ci alzeremo (Giovanni Paolo II)

giovanni paolo alzeremoCi alzeremo in piedi ogni volta che
la vita umana viene minacciata…
Ci alzeremo ogni volta che la sacralita’ della vita
viene attaccata prima della nascita.
Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorita’
di distruggere la vita non nata…
Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso
o solo come un mezzo per soddisfare un’emozione
e grideremo che ogni bambino
è un dono unico e irripetibile di Dio…
Ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio
viene abbandonata all’egoismo umano…
e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale…
Ci alzeremo quando il valore della famiglia
è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche…
e riaffermeremo che la famiglia è necessaria
non solo per il bene dell’individuo
ma anche per quello della società…
Ci alzeremo quando la libert
viene usata per dominare i deboli,
per dissipare le risorse naturali e l’energia
e per negare i bisogni fondamentali alle persone
e reclameremo giustizia…
Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti
vengono abbandonati in solitudine
e proclameremo che essi sono degni di amore,
di cura e di rispetto.

Giovanni Paolo II

La vita resta sempre verde se si fa dono – Giovanni Paolo II

Accanto al presepe, come in questa Piazza San Pietro, troviamo il tradizionale “albero di Natale“. Un’usanza anch’essa antica, che esalta il valore della vita perché nella stagione invernale, l’abete sempre verde diviene segno della vita che non muore. Di solito sull’albero addobbato e ai suoi piedi vengono posti i doni natalizi. Il simbolo diventa così eloquente anche in senso tipicamente cristiano: richiama alla mente l’”albero della vita” (cfr Gn 2,9), figura di Cristo, supremo dono di Dio all’umanità.

Il messaggio dell’albero di Natale è pertanto che la vita resta “sempre verde” se si fa dono: non tanto di cose materiali, ma di sé stessi: nell’amicizia e nell’affetto sincero, nell’aiuto fraterno e nel perdono, nel tempo condiviso e nell’ascolto reciproco.

Aiutaci a superare le divisioni (Giovanni Paolo II)

01_JoaoPauloO Signore,
fortifica in tutti i cristiani
la fede in Cristo,
Salvatore del mondo.
Dona a noi l’unit
e la pace per il mondo.
Fa’ che possiamo penetrare la verit
tutta intera.
Insegnaci a superare le divisioni.
Invia il tuo Spirito
per condurre alla piena unit
tutti i tuoi figli nella carità piena,
in obbedienza alla tua volontà,
per Cristo nostro Signore. Amen.

(Giovanni Paolo II)

Immacolata rallegrati! Giovanni Paolo II

Immacolata“Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28).

Con queste parole dell’Arcangelo Gabriele, ci rivolgiamo alla Vergine Maria più volte al giorno. Le ripetiamo oggi con fervida gioia, nella solennità dell’Immacolata Concezione, ricordando l’8 dicembre 1854, quando il beato Pio IX proclamò questo mirabile dogma della fede cattolica. (…)

2. Quanto grande è il mistero dell’Immacolata Concezione che l’odierna Liturgia ci presenta! Mistero che non cessa di attirare la contemplazione dei credenti e ispira la riflessione dei teologi. Il tema del Congresso ora ricordato – “Maria di Nazaret accoglie il Figlio di Dio nella storia” – ha favorito un approfondimento della dottrina del concepimento immacolato di Maria quale presupposto per l’accoglienza nel suo grembo verginale del Verbo di Dio incarnato, Salvatore del genere umano.

“Piena di grazia”, “κεχαριτωµευη”: con questo appellativo, secondo l’originale greco del Vangelo di Luca, l’Angelo si rivolge a Maria. E’ questo il nome con cui Dio, attraverso il suo messaggero, ha voluto qualificare la Vergine. In questo modo Egli l’ha pensata e vista da sempre, ab aeterno.

3. Nell’inno della Lettera agli Efesini, poc’anzi proclamato, l’Apostolo loda Dio Padre perché “ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (1,3). Con quale specialissima benedizione Dio s’è rivolto a Maria fin dall’inizio dei tempi! Veramente benedetta, Maria, tra tutte le donne (cfr Lc 1,42)!

Il Padre l’ha scelta in Cristo prima della creazione del mondo, perché fosse santa e immacolata al suo cospetto nell’amore, predestinandola quale primizia all’adozione filiale per opera di Gesù Cristo (cfr Ef 1,4-5).

4. La predestinazione di Maria, come quella di ognuno di noi, è relativa alla predestinazione del Figlio. Cristo è quella “stirpe” che avrebbe “schiacciato la testa” all’antico serpente, secondo il Libro della Genesi (cfr Gn 3,15); è l’Agnello “senza macchia” (cfr Es 12,5; 1 Pt 1,19), immolato per redimere l’umanità dal peccato.

In previsione della morte salvifica di Lui, Maria, sua Madre, è stata preservata dal peccato originale e da ogni altro peccato. Nella vittoria del nuovo Adamo c’è anche quella della nuova Eva, madre dei redenti. L’Immacolata è così segno di speranza per tutti i viventi, che hanno vinto satana per mezzo del sangue dell’Agnello (cfr Ap 12,11).

5. Contempliamo quest’oggi l’umile fanciulla di Nazaret santa e immacolata al cospetto di Dio nella carità (cfr Ef 1,4), quella “carità”, che nella sua fonte originaria, è Dio stesso, uno e trino. (..)

7. A Te, Vergine Immacolata, da Dio predestinata sopra ogni altra creatura quale avvocata di grazia e modello di santità per il suo popolo, rinnovo quest’oggi in modo speciale l’affidamento di tutta la Chiesa.

Sii Tu a guidare i suoi figli nella peregrinazione della fede, rendendoli sempre più obbedienti e fedeli alla Parola di Dio.

Sii Tu ad accompagnare ogni cristiano nel cammino della conversione e della santità, nella lotta contro il peccato e nella ricerca della vera bellezza, che è sempre impronta e riflesso della Bellezza divina.

Sii Tu, ancora, ad ottenere pace e salvezza per tutte le genti. L’eterno Padre, che Ti ha voluta Madre immacolata del Redentore, rinnovi anche nel nostro tempo, per mezzo tuo, i prodigi del suo amore misericordioso. Amen!

Per coloro che piangono (Giovanni Paolo II)

juanpabloII1Padre misericordioso,
Signore della vita e della morte,
il nostro destino e’ nelle tue mani.
Guarda con bonta’
l’afflizione di coloro
che piangono la morte di persone care:
figli, padri, fratelli, parenti, amici.
Sentano essi la presenza di Cristo
che consolo’ la vedova di Naim
e le sorelle di Lazzaro,
perche’ Egli e’ la risurrezione e la vita.
Aiutaci a imparare
dal mistero del dolore
che siamo pellegrini sulla terra.

Giovanni Paolo II

 

 

 

Karol, sui due crinali del ‘900

karol1Maggio 1938. Gesù della Misericordia parla a una suora ignota e moribonda, Faustina Kowalska. La esorta a pregare per la Polonia. «Amo la Polonia in modo particolare», dice la voce indicibile, «da essa uscirà la scintilla che preparerà il mondo alla mia ultima venuta». L’uomo che canonizzerà suor Faustina 60 anni dopo, e leggerà in quella frase una promessa di rinascita, è uno studente appena iscritto all’università “Jagellonica”, che abita col padre in un seminterrato di Cracovia. E la Polonia gode gli ultimi mesi di libertà. Nel settembre ’39, coi carri armati nazisti, la inghiottirà la nera nube della prima grande «ideologia del male» del XX secolo.

Lo studente, Lolek per gli amici, evita la deportazione in Germania trovando lavoro come operaio alla Solvay, gestita dai tedeschi. Spacca pietre, trascina carrelli, porta secchi di latte di calce, sorveglia caldaie. Scambia la sua tessera per la vodka con cibo e vestiario. È uno dei milioni di slavi che il Reich, per il quale sono Untermenschen (sub-umani), ha reso schiavi. Non solo Lolek è troppo giovane per essere protagonista – sono gli anni della formazione, del teatro clandestino, dell’ascesi guidata da un sarto, Tyranowski, che gli insegna il duro metodo del morire a se stesso – ma, deliberatamente, si apparta, si riserva.
Mai è tentato dalla resistenza armata. All’amico Zukrowski che gli mostra la pistola di combattente clandestino, risponde: «La preghiera è l’unica arma che funziona». Decenni dopo, Marek Halter gli chiederà cosa fece allora per gli ebrei perseguitati, tanti dei quali, suoi amici, vide sparire nei lager. «Non posso rivendicare ciò che non ho fatto», risponderà sincero. Nei suoi scritti di allora, dirà che la Polonia è stata colpita perché non è rimasta fedele. «Non viveva nella verità; i contadini venivano bastonati quando reclamavano i loro diritti». La nera svastica sarebbe dunque il mezzo d’espiazione? Halina, una sua amica di allora che lavorò con Lolek al teatro clandestino, tra il timore di retate e irruzioni, disse: «So che sembra assurdo, ma per me quegli anni furono qualcosa di meraviglioso». Wojtyla dirà: «Considero una grande grazia della mia vita l’aver lavorato in una cava e in una fabbrica». L’alta tensione spirituale, la visione soprannaturale è la sola cosa che può spiegare la sua serenità di allora. (Frattanto il Cristo della Misericordia, come piccola immagine nei tascapani dei soldati polacchi trascinati su tutti i fronti e in tutte le ritirate e campi di prigionia, si diffondeva tacito dalla Siberia agli Usa). Del resto il Nemico era cosi evidentemente estraneo, antipolacco, anticristiano: il Reich non seduceva, ma sterminava solo.
Infinitamente più ambiguo e forte il Nemico successivo:
l’ideologia sovietica, che apparentemente volava sulla sete di giustizia degli sfruttati, un impulso cristiano. Nemico tanto più difficile.
Ma Karol vede un segno. Nel gennaio ’45, un soldatino sovietico bussa al seminario semidistrutto. Lolek gli apre, e parlano per ore. Il soldatino non sa nulla della fede, a scuola ha imparato che Dio è un’invenzione del Capitale. «Ma io ho sempre saputo che c’è un Dio», dice. Del resto Karol non è più ragazzo. Presto sarà un giovane prete, poi il più giovane vescovo, e nel ’64 a 47 anni il più giovane cardinale del mondo. Tutta una vita sotto il regime comunista; e senza un filo di timore, e ancor meno senza quel complesso d’inferiorità che, in quegli anni, tanti cattolici nutrono per il «movimento dei lavoratori».

Nulla è facile, s’intende. Le foto che ritraggono Wojtyla in pantaloni corti in gita con ragazzi e famiglie, e che vengono mostrate come segno del suo anticonformismo, lo sono in senso molto più profondo. Il comunismo vietava ai preti di guidare gruppi giovanili, per questo i maglioni e i calzoni corti; e i ragazzi, per difendere quel loro prete, lo chiamavano «zio».

La storia dell’epica lotta di Wojtyla contro il comunismo, che ha determinato il crollo del regime, è troppo nota. «Non c’è più la Chiesa del silenzio, ora parla con la mia voce», furono le parole che disse come Giovanni Paolo II. Una sfida inaudita. Quando anche tanti cristiani credevano che il comunismo avrebbe conquistato il mondo e si preparavano rassegnati a vivere tra le pieghe della belva, Wojtyla vedeva che la sua forza era illusoria, e nutrita solo dall’acquiescenza delle vittime. E portò la Polonia al punto, come scrisse un cronista, «che il comunismo non conta più perché nessuno vi si sottomette».

Penso che Wojtyla abbia visto nel monolita la fatale incrinatura già molto in anticipo, in un fatto passato inosservato a molti.
Lo ha raccontato su «Intermarion» (la rivista dell’Accademia polacca delle Scienze) lo storico W. Rosenbaum in un saggio dal titolo La campagna antisionista in Polonia, giugno-dicembre 1967.
Il 6 giugno 1967 il cardinal Wyszynski indice una preghiera comune per Israele che, attorniata da eserciti, è in pericolo: vi accorre una folla mai vista. La sera stessa Rakowski, caporione del partito, spiega «la linea antisionista» ufficiale al club dei giovani israeliti Babel: viene sonoramente contestato e i manifestanti confrontano apertamente la differenza tra il cardinale e l’apparatcik. È la fulminea guerra dei Sei Giorni.

Si sparge la voce che generali polacchi, ebrei d’origine, abbiano brindato a Moshe Dayan: il regime li espelle, e – colto dal panico – avvia una purga colossale degli elementi «sospetti» (ebraici) del regime, giornalisti, funzionari, docenti. Cosi, accade l’incredibile. I figli della nomenklatura epurata prendono a guardare al movimento operaio cattolico che cresce. Giovani ebrei, Adam Michink, Jacek Kuron, Bronislaw Geremek, uniti nel «Kor» (associazione in origine trotzkista) si affiancano a Lech Walesa. Ebrei e cattolici uniti in Polonia: Wojtyla non può non aver visto in questo un segno della Provvidenza, e spiega anche la sua inaudita apertura all’ebraismo.
Chi pensa a Giovanni Paolo II come a un abile politico, freddo valutatore delle forze in campo, ne sottovaluta la fede. Una fede popolare, quasi (direbbe qualcuno) da vecchietta, che è la radice più profonda e semplice. L’invasione nazista lo colse mentre faceva la Comunione del primo venerdì del mese. Chiese a Padre Pio un miracolo, come fosse la cosa più naturale del mondo. Dopo il colpo di Ali Agca, attribuì la sua salvezza alla Vergine di Fatima.

Per lui l’intera storia è segnata dal soprannaturale: ogni miracolo è possibile alla Misericordia. Da qui anche la sua ultima, discussa e incompresa uscita sul comunismo «male necessario». «Per me – ha scritto nel libro Memoria e identità – fu chiaro che il comunismo sarebbe durato per un tempo molto più lungo del nazismo… Succede infatti che il male si riveli in qualche misura utile, in quanto crea occasioni per il bene». Le due grandi belve apocalittiche del XX secolo hanno fatto dell’Europa «il continente delle devastazioni», parole sue. E «l’ideologia del male» che le accomuna «prosegue occulta nelle democrazie» sotto forma dell’aborto, «sterminio legale di esseri umani, concepiti e non nati». Ma ciò significa solo che la battaglia continua. Non sappiamo come ci avrebbe guidati a questa, più difficile seduzione. Ma non ci ha lasciato senza guida. Nel 2002, quando si è recato in Polonia sui luoghi di suor Faustina Kowalska, ha detto: «Oggi in questo Santuario voglio solennemente affidare il mondo alla Divina Misericordia…Si compia la salda promessa di Gesù: da qui deve uscire la scintilla che preparerà il mondo alla mia ultima venuta». I modi e i tempi, li sa Lui.

Il coraggio del perdono (Giovanni Paolo II)

karolPadre Misericordioso,
possano tutti i credenti
trovare il coraggio
di perdonarsi gli uni gli altri,
affinché tutte le ferite del passato guariscano,
e non siano un pretesto
per ulteriori sofferenze nel presente.
Possa ciò realizzarsi
soprattutto in Terra Santa,
questa terra che hai benedetto
con tanti segni della tua Provvidenza,
e dove ti sei manifestato
come Dio di Amore.
Amen.

(Giovanni Paolo II)

In realta’, e’ Gesù che cercate quando sognate la felicita’ – Giovanni Paolo II

In realta’, e’ Gesù che cercate quando sognate la felicita’;

e’ Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate;

e’ Lui la bellezza che tanto vi attrae;

e’ Lui che vi provoca con quella sete di radicalita’ che non vi permette di adattarvi al compromesso;

è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita;

è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare.

E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.

Giovanni Paolo II ai giovani di Roma (a Tor Vergata GMG 2000)

A Natale (Giovanni Paolo II)

Signore Gesu’,
ti contempliamo
nella poverta’ di Betlemme,
rendici testimoni del tuo amore,
di quell’amore
che ti ha spinto a spogliarti
della gloria divina,
per venire a nascere
fra gli uomini
e a morire per noi.
Infondi in noi il tuo Spirito,
perché la grazia dell’Incarnazione
susciti in ogni credente l’impegno
di una più generosa corrispondenza
alla vita nuova
ricevuta nel Battesimo.
Fa’ che la luce di questa notte
più splendente del giorno
si proietti sul futuro
e orienti i passi dell’umanit
sulla via della pace.
Tu, Principe della Pace,
tu Salvatore nato oggi per noi,
cammina con la tua Chiesa
sulla strada che le si apre dinanzi
nel nuovo millennio!

(Giovanni Paolo II)