Archivi tag: Madonna

Maria secondo il Vangelo (Bruto Maria Bruti)

maria-giovanni.jpgIl re Davide vuole costruire un tempio al Signore ma Dio rovescia la situazione e promette di fare una – casa – a Davide, cioè di costruirgli una discendenza eterna ( 2 Sam 7 ).

Il Salmo 132 canta il legame tra l’Arca dell’alleanza, simbolo della presenza di Dio, e il misterioso discendente di Davide.

Gesù si farà chiamare più volte dalle moltitudini – figlio di Davide – ( Mc10,47; Mt 12,23; 21, 9 ) ma proclamerà di essere più grande di Davide, ricordando che il re Davide stesso, nel Salmo 110, dichiara che il misterioso Messia che verrà dato alla sua – casa – è il suo Signore ( Mt 22,42-45 ).

Il profeta Isaia consegna un messaggio ai discendenti del Re Davide: – la Vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiamerà Dio con noi – Emmanuele – ( Is 7,14 ).

Andando dalla Vergine Maria l’Angelo Gabriele la saluta chiamandola Piena di Grazia: l’Angelo sostituisce il nome proprio di – Maria – con Piena di Grazia ( Lc 1,28 ).

Elisabetta, piena di Spirito Santo, chiama Maria – benedetta fra tutte le donne – ( Lc1,42 ) e Maria stessa profetizza:- D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata – ( Lc 1,48-49 ).

L’evangelista Luca scrive che Giuseppe, l’uomo a cui Dio affidò l’incarico di proteggere la sua umanità, quando – Il Verbo s’è fatto carne – ( Gv 1,14 ), e la sua Vergine Madre, anche se svolgeva il lavoro di modesto carpentiere, era di stirpe regale, Prìncipe della casa del re Davide ( Lc 1,27 ).

La Chiesa ha meditato a lungo sul significato delle parole pronunciate dall’Angelo Gabriele e lo Spirito Santo ha fatto emergere con crescente chiarezza tutta la verità che era contenuta nelle parole con cui l’Angelo Gabriele ha Chiamato Maria: la pienezza della grazia, infatti, comporta che Maria sia Immacolata, Sempre Vergine, Assunta in cielo e Madre nell’ordine della grazia.

Gesù è una persona viva che ci assiste continuamente attraverso la Chiesa:- molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il perso. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future – ( Gv 16,12-13 ).

Il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito di verità, serve per guidare alla verità tutta intera, cioè serve per approfondire la Parola di Dio, la cui profondità è insondabile e il cui tesoro è inesauribile.

Infatti dice Gesù:- (.) se un maestro della legge diventa discepolo del regno di Dio, è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove- ( Mt 13,52 ).

Che cosa significa Immacolata concezione? Maria è figlia di Adamo e nostra sorella, anche lei bisognosa di essere salvata da Gesù. Infatti anche Maria è stata redenta da Gesù ma redenta in modo ancora più sublime. Non viene tirata fuori dal fango come noi, ma in previsione del sacrificio di Gesù, viene preservata dal cadervi: Maria ha usufruito del beneficio di una redenzione preveniente ( cfr Cei, La Verità vi farà liberi, Catechismo degli adulti, n.764 ).

Che cosa significa Sempre Vergine? – La Verginità prima del parto significa innanzitutto che Gesù è figlio di Dio(.) La Verginità nel parto indica che il dolore, toccato in sorte ad Eva come conseguenza del peccato ( Gen 3,16 ), viene trasfigurato nella gioiosa esperienza del Salvatore, che libera da ogni forma di corruzione.

La Verginità dopo il parto è segno che Maria si è offerta totalmente alla persona e all’opera del Figlio, rinunciando ad avere altri figli secondo la carne. Pur essendo unita a Giuseppe da un vero legame coniugale, non ha avuto con lui relazioni sessuali; ma insieme a lui si è consacrata al Signore.

Maria e Giuseppe hanno onorato la Verginità e il matrimonio: la loro convivenza è stata comunione e amicizia profonda, aiuto reciproco a vivere totalmente per Dio (.)

I -fratelli – di Gesù, più volte ricordati nel Nuovo Testamento, sono tali in senso largo: cugini, parenti. Due di essi, Giacomo e Joses, sono espressamente indicati come figli di un’altra donna, anch’essa di nome Maria ( Mc 6,3 ; 15,40 )- ( Cei, ibidem, 768, 769).

Nella Bibbia fratello è un termine elastico con cui si indicano i parenti:

Lot era nipote di Abramo e la Bibbia lo chiama fratello di Abramo ( Gn11,27; 12,5), Labano era zio di Giacobbe e la Bibbia lo chiama fratello di Giacobbe ( Gn 25,20; 29,15 ). Quando la Bibbia vuole indicare con precisione il -fratello uterino – si serve della frase – suo fratello, il figlio della madre- ( Gn 43,29; Dt 13,7 ).

Alcuni lettori della Bibbia, ma separati dal Magistero della Chiesa, citano Matteo 1,25 dove si dice che Giuseppe non conobbe Maria – fino a che partorì un figlio che chiamò Gesù-: dunque, essi dicono, che dopo la conobbe, cioè ebbe rapporti con lei. In realtà nella Bibbia – fino a che – vuole solo sottolineare con forza ciò che è avvenuto fino ad un dato tempo, senza includere che poi le cose sono cambiate. Infatti, dice il Signore a Giacobbe – non ti abbandonerò fino a che non avrò compiuto ciò che ti ho promesso- ( Gn 28,15 ): non significa che dopo Dio abbandonerà Giacobbe.

– Micol, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte- ( 2 Sam 6,23 ): non significa che dopo la morte ebbe figli.

– Ed ecco io sarò con voi ogni giorno fino alla fine del mondo – ( Mt 28,20 ): non significa che dopo non sarà più con noi.

Altri lettori della Bibbia citano Luca 2,7 dove si dice che Maria dette alla luce – il suo figlio primogenito -: dunque, essi dicono, primogenito suppone che ebbe altri figli.

In realtà per la Bibbia primogenito non significa, come per noi, soltanto primo figlio ma propriamente – colui che apre il ventre – ( ebraico: peter kol-rechem ): dunque, essere chiamato primogenito non implicava affatto che seguissero altri fratelli. In una tomba giudaica dell’anno 5 avanti Cristo, scoperta in Egitto nel 1922, è scritto: – durante le doglie del mio figlio primogenito il destino mi portò alla fine della mia vita- . Dunque, non si aspettava la nascita di un altro figlio per dare a quello già nato il titolo di primogenito ( cfr Giuseppe Crocetti, I testimoni di Geova a confronto con la Bibbia, p.131, ed. Ancora, Milano 1989).

I lettori della sola Bibbia dovrebbero tenere presente che la Bibbia, da sola, senza la spiegazione degli Apostoli illuminati dallo Spirito Santo, è facilmente fraintesa. Scrive, infatti, l’apostolo Pietro:- in esse (= nelle lettere di Paolo apostolo) ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina- ( 2 Pt 3,16 ).

Scrive lo stesso apostolo Paolo che la Chiesa è stata voluta da Dio come un corpo e corpo implica gerarchia e diversità di funzioni:- E’ Lui ( Cristo ) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri (.)- ( Efesini 4,11-14 ).

Che cosa significa Assunta in cielo? Insegna Giovanni Paolo II: – E’ possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre.(.)

E’ vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l’immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza.

Coinvolta nell’opera redentrice e associata all’offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell’umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d’Antiochia afferma a proposito di Cristo:” Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?” (.). Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte. ( Giovanni Paolo II, la dormizione della Madre di Dio, L’osservatore Romano, ed. settimanale n.26, 27 giugno 1997, p.11, n. 2 e 3 ).

Questo coinvolgimento speciale di Maria nell’opera e nella vita del Figlio fa sì che Lei, per intervento prodigioso di Cristo che la resuscitò dalla morte, ci preceda nella resurrezione dei corpi : singolare partecipazione alla risurrezione di Gesù. ( cfr Giovanni Paolo II, ivi, n.2 ).

Maria, ricevendo Gesù nel suo seno, precede e anticipa la Chiesa, nello stesso modo la precede nella resurrezione dei corpi.

Maria è simbolo della Chiesa in terra perché per prima ha ricevuto Gesù nel suo corpo ed è simbolo della Chiesa in cielo perché per prima ha avuto quel corpo glorioso che anche noi avremo.

– Per noi che avanziamo con fatica in mezzo alle prove del tempo presente, la gloriosa Vergine risplende come stella del mattino che annuncia il giorno, come stella del mare che indica il porto ai naviganti:” Brilla quaggiù come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio che è in cammino, fino a quando arriverà il giorno del Signore”- ( Cei, ibidem, n.790).

Maria, figlia di Adamo e nostra sorella, brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per noi suoi fratelli che siamo in – esilio- e camminiamo in questa – valle di lacrime -: essendo stata assunta in cielo con l’anima e con il corpo annuncia anche per noi il giorno della risurrezione e, nello stesso tempo, – l’esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all’ora suprema della vita – ( Giovanni Paolo II, op. cit. n.4 ).

Che cosa significa Madre nell’ordine della grazia? Se nel mistero della comunione dei santi tutti i fedeli intercedono gli uni per gli altri e si aiutano gli uni con gli altri ( Ap 5,8; Ap 8,3; 2 Mac 15,12-14 ) , non sorprende che Maria faccia la stessa cosa con una efficacia singolare.

– Maria non si interpone come intermediaria tra noi e il Signore, quasi fosse più vicina e misericordiosa di Lui; piuttosto è un dono e un riflesso della sua bontà, un segno della sua vicinanza- ( Cei, ibidem, n.787 ).

Maria è la prima collaboratrice all’opera della salvezza. Il suo consenso apre al Signore la via per la sua venuta personale nel mondo e inaugura la pienezza dei tempi. Dopo questo decisivo evento, Maria non si ripiega su se stessa ma va a fare visita ad Elisabetta. La prima evangelizzata diventa la prima evangelizzatrice e intercede presso Gesù portandolo, mentre abitava nel suo ventre, dalla parente: infatti Gesù santifica sia Elisabetta che Giovanni il Battista, presente nel seno di Elisabetta ( Lc1,41; 1,44 ).

A Cana di Galilea, per intercessione di Maria, Gesù – dette inizio ai suoi miracoli -, – manifestò la sua gloria – e – i discepoli credettero in Lui – dando inizio a quella che sarà la Chiesa: l’intercessione di Maria si inserisce in un contesto salvifico, cristologico ed ecclesiologico ( Gv 2,3; 2,5; 2,9-10; 2,11).

– Gesù crocifisso vede in Maria la “donna “, figura della Chiesa, nuova Gerusalemme e nuova Eva; la costituisce madre spirituale di tutti gli uomini, particolarmente dei credenti, impersonati dal discepolo amato:”

Vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: ” Ecco la tua madre ” ( Gv 19,26-27 ). La maternità divina verso Cristo si dilata nella maternità universale. In virtù dello Spirito Santo, Maria diventa ” per noi madre nell’ordine della Grazia” ( Concilio Vaticano II, Lumen gentium n.61 ), per cooperare alla rigenerazione e alla formazione dei figli di Dio- ( Cei, ibidem, n.783 ).

Scrive Padre Livio, il direttore di Radio Maria:- Da soli non siamo capaci di seguire Gesù. Nel momento della prova, tutti gli apostoli fuggirono, eccetto Giovanni che rimase accanto a Maria e trasse da lei la forza di accompagnare il Maestro fino ai piedi della croce. Solo Maria è stata vicina a Gesù fino alla fine. Solo chi seguirà Maria vincerà la grande battaglia della fede-

( Padre Livio Fanzaga, Cristianesimo controcorrente, n.498, San Paolo 2001).

Maria è un dono del Signore, un segno della sua vicinanza, della sua misericordia, del suo amore, della sua continua e premurosa assistenza.

( Bruto Maria Bruti)

Avvengono ancora i miracoli a Lourdes?

È la domanda che molti si pongono, seppur con atteggiamenti, motivazioni e attese diverse. Ma è una domanda che ci poniamo anche noi medici, nel nostro accostarci quotidiano con il mondo della sofferenza, nel contesto di una sanità sempre più sofisticata e, al tempo stesso, inaridita e svuotata dei tanti valori umani (e cristiani!), che l’hanno permeata e sostenuta per tanti secoli.

Il cammino compiuto dalla scienza, negli ultimi decenni, ha raggiunto traguardi inimmaginabili, che continuano a stupirci, proiettandoci verso mete ancor più lontane.
Ha ancora senso parlare oggi, all’inizio del terzo millennio, di guarigioni miracolose osservate in un Santuario religioso, quando nei nostri Ospedali, nelle nostre Università e negli Istituti di Ricerca i colleghi Medici, Chirurghi e Ricercatori compiono, ogni giorno, veri e propri prodigi, che possono essere quasi considerati dei miracoli? Oltretutto si ha l’impressione, che le guarigioni di Lourdes siano diventate più rare e più difficili da dimostrare; questo anche per il crescente, seppur comprensibile, scetticismo degli uomini di scienza, come pure per l’estrema prudenza della Chiesa. Tuttavia, se siamo attenti alle recenti tendenze letterarie, culturali, religiose e soprattutto ai mezzi di informazione, non possiamo fare a meno di registrare un crescente dilagare di trasmissioni, libri e riviste che si occupano di miracoli! E questo proprio perché la guarigione fisica è un obiettivo primario per tutta l’umanità e desta, quindi, sempre un grandissimo interesse nell’opinione pubblica: fa audience! La salute rimane e rimarrà il bene più prezioso dell’essere umano, ed il fatto di ricuperare la salute, in molti casi, rappresenta ancora un mistero.

Che cosa è un miracolo?

In base ai dati più aggiornati del Bureau Médical di Lourdes sono 66 i casi dichiarati miracolosi dal 1858 ad oggi (N.D.R. il 67° caso è stato riconosciuto il 9 novembre 2005) : dal primo avvenuto pochi giorni dopo la prima apparizione a Massabielle, all’ultimo caso, quello del sig.Jean-Pierre Bély, riconosciuto nel 1999 (N.D.R. l’ultimo caso riconosciuto risale al 9 novembre 2005); e questo a fronte di oltre 7000 dichiarazioni di guarigioni. Infatti, se è vero che non c’è miracolo senza prodigio, ogni prodigio non ha necessariamente un significato nel contesto della fede; in questo caso si parla semplicemente di mirabilia o evento che va oltre l’ordine naturale.

E comunque, prima di gridare al miracolo, è indispensabile attendere il parere della Chiesa; solo l’autorità ecclesiastica può dichiarare il miracolo o miracula e, prima di esprimersi favorevolmente, deve avere l’assoluta certezza che solo Dio può essere stato la causa di quel segno. Per i Medici di Lourdes, si tratta di guarigioni fisiche, nel contesto del soma e inspiegabili, per le conoscenze medico-scientifiche del momento. Questo ha permesso, fin dall’inizio, di circoscrivere molte discussioni bizantine. Fin dal tempo delle apparizioni, la medicina ha sempre giocato un ruolo fondamentale. In primo luogo nei riguardi di Bernadette, quando il dr.Dozous, medico di Lourdes, ne constatò l’integrità fisica e mentale, così come, in seguito, nei riguardi delle prime persone che avevano beneficiato della grazia della guarigione.

Ma il numero di persone guarite continuava a crescere incredibilmente ed era, pertanto, necessario considerare, in ognuno di questi avvenimenti, il soggettivo e l’oggettivo. Il dr.Dozous aveva registrato più di un centinaio di casi nel solo 1858, ed il canonico Bertrin oltre 4000 dichiarazioni di guarigione fra il 1858 ed il 1914. Fin dal 1859 il prof Vergez, aggregato della Facoltà di Medicina di Montpellier, era stato preposto ad uno scrupoloso controllo scientifico delle guarigioni. Il dr. de Saint-Maclou gli succedette nel 1883, data nella quale fondò il Bureau Médical, nella sua struttura ufficiale e permanente.

Il dr.Boissarie, altra figura importante di Lourdes, gli succederà, alla sua morte nel 1891, fino alla prima guerra mondiale. È sotto la presidenza del dr.Boissarie e grazie al suo interessamento personale presso le più alte istituzioni della Chiesa che Papa Pio X chiederà di “sottoporre a processo ecclesiastico regolare” le guarigioni più eclatanti, affinché potessero essere, eventualmente, riconosciute come miracoli. Allora la Chiesa disponeva già di una “griglia di criteri” di ordine medico/religioso per il riconoscimento miracoloso di fatti straordinari, come guarigioni inesplicabili, criteri stabiliti nel 1734 da un autorevole ecclesiastico, che stava per diventare Papa Benedetto XIV: il Cardinale Prospero Lambertini. Questi criteri, destinati a certificare la santità di un servo della Chiesa, in vista di un processo di beatificazione o di canonizzazione, quindi in un contesto giuridico, furono adottati anche per i casi di guarigione a Lourdes. E allora i dottori de Saint-Maclou, che oltretutto era anche Dottore in teologia, e Gustave Boissarie, che furono i primi due responsabili del Servizio Medico di Lourdes, seguirono tutte le raccomandazioni canoniche di Benedetto XIV, al fine di evitare ogni sbaglio.

Quali sono i criteri medici e religiosi in tema di guarigioni miracolose?

A questo punto, a me pare opportuno rilevare, più dettagliatamente, il ruolo essenziale giocato dal Cardinale Prospero Lambertini, il futuro Papa Benedetto XIV (1740), nella formulazione dei criteri medici e religiosi applicabili alle guarigioni invocate durante la celebrazione di processi canonici o cause di beatificazione (1734): peraltro tali criteri sono diventati, nel tempo, ancor più restrittivi e severi.

I CRITERI DELLA CHIESA

Da: De Servorum Beatificatione et Beatorum Canonizatione (liber IV, Cap. VIII, n° 2), con Commentari fino alla fine del Cap. – Autore: Cardinale Prospero Lambertini, futuro Papa Benedetto XIV, 1734.

1.” Primum est, ut morbus sit gravis, et vel impossibilis, vel curatu difficilis ” – Bisogna, in primo luogo, che la malattia sia grave, incurabile, o difficoltosa a trattarsi.

2.” Secundum, ut morbus, qui depellitur, non sit in ultima parte status, ita ut non multo post declinare debeat ” – In secondo luogo bisogna che la malattia vinta non sia all’ultimo stadio o al punto da poter guarire spontaneamente.

3.” Tertium, ut nulla fuerint adhibita medicamenta, vel, si fuerint adhibita, certum sit, ea non profuisse ” –
In terzo luogo occorre che nessun farmaco sia stato impiegato, o, se impiegato, che ne sia stata accertata la mancanza di effetti.

4.” Quartum, ut sanatio sit subita, et momentanea ” – In quarto luogo bisogna che la guarigione avvenga all’improvviso ed istantaneamente.

5.” Quintum, ut sanatio sit perfecta, non manca, aut concisa ” – In quinto luogo è necessario che la guarigione sia perfetta, e non difettosa o parziale.

6.” Sextum, ut nulla notatu digna evacuatio, seu crisis praecedat temporibus debitis, et cum causa; si enim ita accidat, tunc vero prodigiosa sanatio dicenda non erit, sed vel ex toto, vel ex parte naturalis ” In sesto luogo bisogna che ogni escrezione o crisi degne di nota siano avvenute a tempo debito, ragionevolmente in dipendenza di una causa accertata, precedentemente alla guarigione; in tale eventualità la guarigione non sarebbe da considerare prodigiosa, ma piuttosto, totalmente o parzialmente naturale.

7.” Ultimum, ut sublatus morbus non redeat ” – Per ultimo bisogna che la malattia debellata non si riproduca. Prima di tutto è fondamentale che si tratti di una malattia seria, grave nella sua prognosi, incurabile o con un trattamento aleatorio così aveva scritto l’autore.

Pertanto i nostri colleghi del tempo, e più ancora i loro successori, andando ancora più lontano del Cardinale Lambertini, esigevano che la malattia fosse perfettamente identificata, con dei sintomi oggettivi e degli adeguati esami strumentali! Questo escludeva tutte le malattie mentali; bisognava, evidentemente, poter provare la malattia. Oggi, si è notevolmente ampliato il campo degli accertamenti complementari che rendono sempre più complessa la formulazione di una diagnosi, in ragione stessa dei “falsi positivi” o dei “falsi negativi” che noi osserviamo ogni tanto negli esami di laboratorio o sulle immagini ecografiche o radiologiche. Va da sé che la malattia non doveva esser stata trattata, oppure che si fosse dimostrata resistente ad ogni terapia ritenuta efficace. Questo criterio, facile da rispettare nel diciottesimo secolo, in cui la farmacopea era molto limitata, è oggigiorno molto più difficile da dimostrare. Noi disponiamo, infatti, di molecole e di procedimenti molto più sofisticati ed efficaci! Come escludere che non abbiano avuto alcun ruolo?

Ma il criterio successivo, quello che è sempre stato il più spettacolare, è quello di una guarigione istantanea. Del resto noi ci accontentiamo, spesso, di parlare di una eccezionale rapidità, piuttosto che di una istantaneità, perché ciò richiede sempre un certo tempo, variabile, secondo le lesioni iniziali. L’importante sta in questo recupero funzionale stupefacente, accompagnato ad una cicatrizzazione tessutale accelerata. La guarigione è di conseguenza “perfetta”, lasciando tuttavia sempre una cicatrice, la traccia indelebile delle lesioni inconfutabili. Infine, la guarigione deve essere definitiva. Da questo una sorveglianza prolungata, un controllo fastidioso, ma sempre collegiale, al fine di essere ben certi, nella trasparenza di una discussione aperta a tutti i medici, chiunque essi siano, credenti o increduli, che nessuna recidiva si sia presentata. Finché tutte queste condizioni non si sono verificate, non si può parlare di guarigione di Lourdes, d’altronde se quegli stessi criteri erano richiesti dalla Chiesa Cattolica di Roma per beatificare i Servi di Dio e per canonizzare i suoi Beati, a ben maggior ragione essi dovevano essere applicati nel caso dell’Immacolata Concezione!
Nel 1948 Mons. Théas, Vescovo di Tarbes e Lourdes, volle fornire norme ed indicazioni supplementari, ancor più chiare, precise e logiche in materia dì riconoscimento delle guarigioni, ai medici dell’Ufficio delle Constatazioni, considerando tre criteri fondamentali

a) C’era veramente malattia?
b) Vi è guarigione vera?
c) Di questa guarigione esiste una spiegazione naturale?

Nello stesso tempo, mentre la medicina diventa scientifica, sotto la presidenza del prof. Leuret veniva istituito nel 1947 il Comitato Medico Nazionale, costituito da specialisti universitari, affinché un controllo più rigoroso ed indipendente garantisca meglio la fondatezza delle conclusioni, Comitato che diventerà Internazionale (CMIL) nel 1954, acquisendo così ancora maggior autorevolezza ed una dimensione universale. Attualmente il Comitato Medico Internazionale di Lourdes (CMIL) ha sede a Parigi, è presieduto da mons. Jacques Perrier , Vescovo di Tarbes e Lourdes, e dal prof. Jean-Luis Armand-Laroche di Parigi; è costituito da 25 membri, tra luminari di fama internazionale, professori universitari e medici particolarmente esperti e qualificati, provenienti da diversi paesi del mondo. L’Italia è rappresentata da tre membri; oltre al sottoscritto, fanno parte del CMIL il prof. Fausto Santeusanio , Direttore della Cattedra di Endocrinologia presso l’Università di Perugia ed il prof. Graziano Pretto , Direttore del Dipartimento di ORL dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Ogni dossier medico completo, accuratamente redatto dal Medico Responsabile del Servizio Medico competente, dopo essere stato verificato ed accettato dal Bureau Médical, attualmente presieduto dal dott. Patrick Theiller, viene presentato al CMIL, che si riunisce annualmente a Parigi o a Lourdes. Alla stregua di una corte d’appello, il CMIL conferma o invalida la posizione presa dal Bureau Médical in “prima istanza”, dopo aver attentamente esaminato e valutato i vari dossier; se il caso lo richiede, può ricorrere ad eventuali consulenze o pareri di esperti esterni altamente qualificati.

Attualmente il CMIL sta seguendo due casi molto interessanti e che potrebbero avere degli sviluppi importanti. Per poter prendere in considerazione la constatazione di una guarigione devono sussistere le premesse di questi due aspetti fondamentali che vanno comunque ben distinti:

1. il fatto anormale: è il fenomeno stesso della guarigione, che si caratterizza per essere assolutamente inaspettato ed inspiegato, rispetto alle previsioni mediche abituali, ai dati della letteratura scientifica e che sarà oggetto di un’inchiesta medica approfondita;

2. il segno: che invita a credere nell’intervento speciale di Dio per mezzo di nostra Signora di Lourdes, intervento che deve essere riconosciuto dalla Chiesa, sulla base della parola della persona guarita. Ma a questo punto dobbiamo anche precisare:

a) la definizione di miracolo: è un evento straordinario ed eccezionale, non spiegabile con le attuali conoscenze scientifiche;

b) le caratteristiche del miracolo: è un evento improvviso o di eccezionale rapidità, permanente senza recidive, valutabili con metodologia scientifica ed interdisciplinare: biologia, medicina legale, teologia, ecc.;

c) il contesto in cui avviene il miracolo: epoca storica, documentazione ed iconografia, collocazione nella religione cattolica e non in altre fedi e/o culture, ecc.; d) l’autorità che dichiara il miracolo: dopo il parere favorevole del CMIL (Comité Médical International de Lourdes) è l’ordinario ecclesiastico della diocesi di provenienza o altro autorevole esponente della Chiesa.

Dopo il 1977, in seguito alla proposta di Mons.Donze (recentemente scomparso) di esplicitare le regole stabilite da Benedetto XIV alla luce delle più attuali innovazioni scientifico-tecnologiche, veniva istituita una griglia di 16 quesiti, messa a punto dal CMIL, griglia che, tra l’altro, introduce la necessità di escludere ogni componente psicopatica, cosi come tutti gli stati patologici e manifestazioni soggettive (e quindi non verificabili), tenendo così conto solo delle osservazioni di guarigione da affezioni gravi e dimostrabili, le sole ad essere considerate “scientificamente inesplicabili”.

E quindi, la relazione medica potrà concludersi a favore di una guarigione “certa e medicalmente inspiegabile”, solo quando:

1) siano stabilite preventivamente ed in modo perfetto la diagnostica e la veridicità della malattia;

2) la prognosi sia stabilita a termine o fatale a breve scadenza;

3) la guarigione sia improvvisa, senza convalescenza, del tutto completa e definitiva;

4) il trattamento prescritto non possa essere giudicato alla base della guarigione o comunque propiziatorio della guarigione stessa .

Questi criteri sono ancora in uso ai nostri giorni, tanto sono logici, precisi e pertinenti. Essi stabiliscono, senza dubbio, in modo veritiero, il profilo tipo della guarigione inaspettata e hanno reso, di fatto, impossibile ogni obiezione di una qualsiasi mancanza di rigore scientifico da parte dei medici del Bureau e del CMIL. Il rigore dei Medici di Lourdes, la cui meticolosità nel corso degli anni è stata, volta a volta, indirizzata sui caratteri di subitaneità delle guarigioni, sulla relativa efficacia delle cure praticate, sulle prove oggettive della malattia riscontrata, o sulla durata più o meno lunga (a seconda della malattia) del periodo di osservazione, è sempre stato ineccepibile ed apprezzato da tutte le Commissioni Canoniche Diocesane chiamate a pronunciarsi. È stato il rispetto di questi criteri ad avvalorare la serietà e l’obiettività dell’ex Bureau des Constatations e, attualmente, continua a guidare il Comité Médical International de Lourdes, le cui conclusioni rappresentano, da sempre, un indispensabile riscontro peritale che dà inizio e motivazione a tutti gli ulteriori giudizi canonici necessari per riconoscere i veri Miracoli tra le migliaia di guarigioni attribuite alla intercessione della Nostra Signora di Lourdes.

C’è un avvenire scientifico per le guarigioni prodigiose di Lourdes? Questo interrogativo posto da un medico, che è stato nominato da poco membro del Comitato Medico Internazionale, potrebbe sembrare un po’ provocatorio, eppure è una domanda che gli viene spesso rivolta da amici, colleghi, uomini di cultura, giornalisti Ö A questa domanda, si possono dare diverse risposte. Una di queste consiste nell’osservare che la conoscenza scientifica è ancora lontana dall’averci rivelato tutti i suoi segreti. La chimica molecolare, la genetica, i neuro trasmettitori, per non citarne che alcuni, sono in pieno sviluppo e ci rivelano, ogni giorno, nuovi misteri, nuove ed inedite prospettive fino a pochi anni fa impensabili. Tuttavia, ancora oggi, noi non abbiamo trovato delle spiegazioni scientificamente valide, anche per le primissime guarigioni miracolose! Inoltre, le guarigioni di Lourdes sono un campo di studi eccezionale, nei differenti piani di analisi di questi fatti fuori dal comune. Esistono ancora molte malattie fisiche per le quali non si conoscono terapie efficaci, che si tratti di alcune affezioni neurologiche, come la sclerosi multipla, o che si tratti di tutte le sequele neuro-motorie post-traumatiche, così frequenti ai giorni nostri; che si tratti anche di affezioni meglio curate di un tempo, come alcune malattie infettive particolari o patologie oncologiche: in tutti i casi si arriva ad un punto in cui la medicina “abbassa le braccia” e si decide a riconoscere di essere ormai impotente… e non è mai facile, per un medico, ammetterlo! Il Bureau Médical di Lourdes ha registrato l’anno scorso il passaggio di 3794 operatori sanitari, di cui 2162 medici (518 sono i nuovi, iscritti per la prima volta all’AMIL- Associazione Medica Internazionale di Lourdes) e, tra questi, più di un terzo sono italiani. Ed i medici sono molto importanti per le guarigioni di Lourdes, perché essi devono conciliare le esigenze della ragione con quelle del cuore, in quanto il loro ruolo e funzione è di non eccedere in un eccessivo positivismo, così come anche di fare tutto il possibile per escludere ogni possibile spiegazione scientifica. È la stessa fede ad esigere che la scienza si esprima sulla veridicità e verificabilità di questi segni, anche se spetta poi sempre alla Chiesa darne il significato, miracoloso o no. Il dr. Boissarie amava ripetere: “La storia di Lourdes è stata scritta dai medici!” . E questa parola profetica pervade ancora oggi ogni medico, ogni ammalato, ogni pellegrino presente a Lourdes; sono la serietà della medicina, la lealtà ed il rigore da essa dimostrati, a costituire il fondamento essenziale per la credibilità del Santuario stesso. Come affermava Padre Francois Varillon, un gesuita francese scomparso alla fine degli anni ’70: “non spetta alla religione stabilire che l’acqua gela a zero gradi, né che la somma degli angoli di un triangolo è uguale a centottanta gradi, ma non spetta nemmeno alla scienza affermare se Dio interviene nelle nostre vite”.

Franco Balzaretti
Vice Presidente Nazionale – Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) Membre du Comité Médical International de Lourdes (CMIL)

Le Guarigioni ufficialmente riconosciute

  1. Guarigione della Signora Catherine Latapie
  2. Guarigione di Louis Bouriette
  3. Guarigione della Signora Blaisette Cazenave
  4. Guarigione di Henri Bosquet
  5. Guarigione di Justin Bouhort
  6. Guarigione della Signora Madeleine Rizan
  7. Guarigione di Marie Moreau
  8. Guarigione di Pierre De Rudder
  9. Guarigione di Joachime Dehant
  10. Guarigione di Elisa Seisson
  11. Guarigione di Suor Eugénia (Marie Mabielle)
  12. Guarigione di Suor Julienne (Aline Bruyère)
  13. Guarigione di Suor Josephine Marie (Anne Jourdain)
  14. Guarigione di Amelie Chagnon
  15. Guarigione di Clementine Trouvé
  16. Guarigione di Marie Lebranchu
  17. Guarigione di Marie Lemarchand
  18. Guarigione di Elisa Lesage
  19. Guarigione di Suor Marie De La Presentation (Sylvanie Delporte)
  20. Guarigione di Don Cirette
  21. Guarigione di Aurélie Huprelle
  22. Guarigione di Esther Brachmann
  23. Guarigione di Jeanne Tulasne
  24. Guarigione di Clementine Malot
  25. Guarigione della Signora Rose Francois
  26. Guarigione del Reverendo Padre Salvator
  27. Guarigione di Suor Maximilien
  28. Guarigione di Marie Savoyne
  29. Guarigione della Signora Johanna Bezenac
  30. Guarigione di Suor Saint Hilarie (Lucie Jupin)
  31. Guarigione di Suor Sainte Beatrix (Rosalie Vildier)
  32. Guarigione di Marie-Thérèse Noblet
  33. Guarigione di Cecile Douville De Franssu
  34. Guarigione di Antonia Moulin
  35. Guarigione di Marie Borel
  36. Guarigione di Virginie Haudeborg
  37. Guarigione della Signora Marie Biré
  38. Guarigione di Aimée Allope
  39. Guarigione di Juliette Orion
  40. Guarigione della Signora Marie Fabre
  41. Guarigione di Henriette Bressolles
  42. Guarigione di Lydia Brosse
  43. Guarigione di Suor Marie Marguerite (Francoise Capitaine)
  44. Guarigione di Louise Jamain
  45. Guarigione di Francis Pascal
  46. Guarigione di Gabrielle Clauzel
  47. Guarigione di Yvonne Fournier
  48. Guarigione della Signora Rose Martin
  49. Guarigione della Signora Jeanne Gestas
  50. Guarigione di Marie-Thérèse Canin
  51. Guarigione di Maddalena Carini
  52. Guarigione di Jeanne Frétel
  53. Guarigione di Théa Angele
  54. Guarigione di Evasio Ganora
  55. Guarigione di Edeltraud Fulda
  56. Guarigione di Paul Pellegrin
  57. Guarigione di Fratel Léo Schwager
  58. Guarigione della Signora Alice Couteault
  59. Guarigione di Marie Bigot
  60. Guarigione della Signora Ginette Nouvel
  61. Guarigione di Elisa Aloi
  62. Guarigione di Juliette Tamburini
  63. Guarigione di Vittorio Micheli
  64. Guarigione di Serge Perrin
  65. Guarigione di Delizia Cirolli
  66. Guarigione di Jean-Pierre Bély
  67. Guarigione di Anna Santaniello

Lourdes, miracoli tra fede e scienza

Padre Laurentin, qual è il primo miracolo di guarigione avvenuto a Lourdes?
«Tra coloro che si recano alla grotta il 1° marzo 1858, quando le apparizioni sono ancora in corso, c’è Catherine Latapie, di Loubajac, una rude e povera paesana, per niente devota. Due anni prima, cadendo da una quercia, si era slogata il braccio: due dita erano rimaste piegate e paralizzate, l’arto non si era più ristabilito e la donna non poteva più filare né lavorare a maglia. Catherine aveva sentito parlare di quella fonte che a Lourdes confortava i malati. Arriva rimorchiando due dei suoi figli, mentre un terzo è già pesante e vivace nel suo grembo. Alla grotta prega e poi si avvicina alla fonte. Immerge la mano e le dita paralizzate e contorte si sciolgono e riacquistano la loro mobilità: riesce per la prima volta a congiungere le mani in preghiera. Ma ecco che la donna avverte un forte dolore al ventre. Sono le doglie del parto. Lei prega: «Santa Vergine, fatemi prima tornare a casa». I dolori cessano e Catherine può far ritorno a Loubajac, dove partorisce tranquillamente. La sua guarigione sarà una delle sette riconosciute come miracolose dall’inchiesta del vescovo. È in assoluto la prima delle guarigioni di Lourdes».

Furono davvero accurate le indagini sulle prime segnalazioni di miracoli e di grazie?
«Nei libri che ho pubblicato su Lourdes, ho fatto l’edizione completa dei testi della commissione voluta dal vescovo che ha portato al riconoscimento delle apparizioni, ho reso disponibili tutti i referti. Il professor Vergez, dopo aver esaminato innumerevoli casi ha selezionato i sette più rappresentativi e li ha approfonditi e studiati. A quel tempo non c’erano le radiografie né gli strumenti diagnostici oggi disponibili. C’era soprattutto il metodo clinico, l’osservazione. Grazie ai metodi tradizionali è stato possibile arrivare a un giudizio che è stato successivamente sottoposto a luminari e accademici di fama internazionale. Tutti hanno ammirato la qualità clinica del lavoro del dottor Vergezs, soddisfacente per l’epoca (�). Nel valutare oggi i miracoli avvenuti nel passato si dice sempre che manca questo o quel test. A Lourdes funziona, come è noto, il Bureau Medicale, l’ufficio medico, che analizza le segnalazioni di grazie ricevute dai malati giunti in pellegrinaggio».

Quali caratteristiche deve avere una guarigione per essere considerata miracolosa dal «Bureau Medicale» di Lourdes?
«Deve essere istantanea, completa e duratura. Il Bureau lavora in modo molto serio. Oggi molte cose sono cambiate. Il Novecento è stato il secolo dello scientismo che affermava: non c’è Dio e non c’è miracolo, la scienza sa tutto e può escludere la possibilità di un miracolo, dunque non c’è intervento esterno di Dio. Di fronte a questa posizione, il ragionamento della Chiesa è stato il seguente: fondiamo un solo miracolo in modo scientifico, facciamo presente che per uno dei casi c’era in ballo una malattia disperata, con una diagnosi senza speranza, e che la guarigione è stata immediata, completa, riscontrabile. E come conclusione affermiamo che questa guarigione non è scientificamente spiegabile da parte della scienza. Così lo scientismo viene ribaltato, confuso. Ma il miracolo è qualcosa di molto complesso, di misterioso. E non sta alla medicina dire se l’azione di Dio si manifesta o non si manifesta. La persona di Dio, la sua azione non si manifesta soltanto per il carattere straordinario e inesplicabile del fenomeno, ma anche nell’effetto interno all’anima. Il miracolo sono i frutti spirituali e molti segni che appartengono all’ordine della fede non interessano la medicina».

Il segreto di Fatima

madonna-di-fatima-624x300Prima e seconda parte del “segreto” nella redazione fattane da suor Lucia nella “terza memoria” del 31 agosto 1941, destinata al vescovo di Leira-Fatima.

Il segreto consta di tre cose distinte, due delle quali sto per rivelare.

La prima dunque, fu la visione dell’inferno. La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore.

In seguito alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bontà e tristezza: Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace.

In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede (Quest’ultima frase si trova nella “quarta memoria” dell’8 dicembre 1941).

Terza parte del “segreto” (3 gennaio 1944)

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.

Il Timone

Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.

Ave Maria

È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.

Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!
Ave Maria

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.
Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.

Ave Maria
 

Chiediamo la benedizione a Maria
Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne.
E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo. Amen.

Salve Regina
Indulgenzia

Indulgentia plenaria semel tantum, soltis conditionibus,
recitantibus supplicationem meridianam ad B. V. Mariam a S. Rosario.

Madonna di Shesan, aiuto dei cristiani, Prega per noi!

Nella Lettera pastorale di Papa Benedetto XVI indirizzata alla Chiesa in Cina nel 2007 il Papa decide che la festa annuale della Madonna di Sheshan, l’Ausiliatrice dei cristiani, il 24 maggio, sarà una festa di preghiera di tutta la Chiesa nel mondo per la Chiesa in Cina. Penso che i fedeli di Shanghai saranno contentissimi quando sentiranno tale buona notizia. Grazie, Santo Padre. Questo per la diocesi di Shanghai è un onore molto grande, e allo stesso tempo un obbligo molto importante. Innanzitutto dobbiamo venerare la Madonna con un fervore straordinario, dobbiamo imitare la Madonna, impegnandoci a essere suoi figli e figlie, e dando esempio agli altri cattolici. In secondo luogo, poiché ci saranno certamente molti fedeli che verranno in pellegrinaggio a Sheshan, noi cattolici di Shanghai dobbiamo prepararci adeguatamente, essere degli ospiti accoglienti, affinché i fedeli cinesi e stranieri possano in noi vedere la gloria dell’amore divino, venendo di buon grado e tornando contenti.

Aloysius Jin Luxian

La chiesa costruita nel XIX secolo e benedetta come santuario nazionale, si staglia in cima a una collina piena di vegetazione e piante rare, a circa 40 km a sudovest di Shanghai. Nelle vicinanze del santuario vi è pure un osservatorio astronomico sorto per opera dei gesuiti agli inizi del ‘900 e in seguito nazionalizzato. Per decenni centinaia di migliaia di cattolici, anche nei periodi più bui della persecuzione, sono giunti da tutta la Cina per chiedere grazie e pregare Maria, Regina della Cina.

Immacolata rallegrati! Giovanni Paolo II

Immacolata“Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28).

Con queste parole dell’Arcangelo Gabriele, ci rivolgiamo alla Vergine Maria più volte al giorno. Le ripetiamo oggi con fervida gioia, nella solennità dell’Immacolata Concezione, ricordando l’8 dicembre 1854, quando il beato Pio IX proclamò questo mirabile dogma della fede cattolica. (…)

2. Quanto grande è il mistero dell’Immacolata Concezione che l’odierna Liturgia ci presenta! Mistero che non cessa di attirare la contemplazione dei credenti e ispira la riflessione dei teologi. Il tema del Congresso ora ricordato – “Maria di Nazaret accoglie il Figlio di Dio nella storia” – ha favorito un approfondimento della dottrina del concepimento immacolato di Maria quale presupposto per l’accoglienza nel suo grembo verginale del Verbo di Dio incarnato, Salvatore del genere umano.

“Piena di grazia”, “κεχαριτωµευη”: con questo appellativo, secondo l’originale greco del Vangelo di Luca, l’Angelo si rivolge a Maria. E’ questo il nome con cui Dio, attraverso il suo messaggero, ha voluto qualificare la Vergine. In questo modo Egli l’ha pensata e vista da sempre, ab aeterno.

3. Nell’inno della Lettera agli Efesini, poc’anzi proclamato, l’Apostolo loda Dio Padre perché “ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (1,3). Con quale specialissima benedizione Dio s’è rivolto a Maria fin dall’inizio dei tempi! Veramente benedetta, Maria, tra tutte le donne (cfr Lc 1,42)!

Il Padre l’ha scelta in Cristo prima della creazione del mondo, perché fosse santa e immacolata al suo cospetto nell’amore, predestinandola quale primizia all’adozione filiale per opera di Gesù Cristo (cfr Ef 1,4-5).

4. La predestinazione di Maria, come quella di ognuno di noi, è relativa alla predestinazione del Figlio. Cristo è quella “stirpe” che avrebbe “schiacciato la testa” all’antico serpente, secondo il Libro della Genesi (cfr Gn 3,15); è l’Agnello “senza macchia” (cfr Es 12,5; 1 Pt 1,19), immolato per redimere l’umanità dal peccato.

In previsione della morte salvifica di Lui, Maria, sua Madre, è stata preservata dal peccato originale e da ogni altro peccato. Nella vittoria del nuovo Adamo c’è anche quella della nuova Eva, madre dei redenti. L’Immacolata è così segno di speranza per tutti i viventi, che hanno vinto satana per mezzo del sangue dell’Agnello (cfr Ap 12,11).

5. Contempliamo quest’oggi l’umile fanciulla di Nazaret santa e immacolata al cospetto di Dio nella carità (cfr Ef 1,4), quella “carità”, che nella sua fonte originaria, è Dio stesso, uno e trino. (..)

7. A Te, Vergine Immacolata, da Dio predestinata sopra ogni altra creatura quale avvocata di grazia e modello di santità per il suo popolo, rinnovo quest’oggi in modo speciale l’affidamento di tutta la Chiesa.

Sii Tu a guidare i suoi figli nella peregrinazione della fede, rendendoli sempre più obbedienti e fedeli alla Parola di Dio.

Sii Tu ad accompagnare ogni cristiano nel cammino della conversione e della santità, nella lotta contro il peccato e nella ricerca della vera bellezza, che è sempre impronta e riflesso della Bellezza divina.

Sii Tu, ancora, ad ottenere pace e salvezza per tutte le genti. L’eterno Padre, che Ti ha voluta Madre immacolata del Redentore, rinnovi anche nel nostro tempo, per mezzo tuo, i prodigi del suo amore misericordioso. Amen!

Domani un cuore come il tuo

trevisani_francesco_005_madonna_con_bambinoSanta Maria, Madre di Dio,
conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come sorgente.
Ottienimi un cuore semplice, che non si ripieghi sulle proprie tristezze;
un cuore generoso nel donarsi, pieno di tenera compassione;
un cuore fedele e aperto, che non dimentichi alcun bene, e non serbi rancore di alcun male.
Creami un cuore dolce e umile, che ami senza esigere d’essere riamato, felice di sparire in altri cuori sacrificandosi davanti al tuo Figlio divino.
Un cuore grande e indomabile, che nessuna ingratitudine possa chiuderlo e nessuna indifferenza stancare.
Un cuore tormentato dalla gloria di Gesù Cristo, con piaga che non rimargini se non in cielo.
(Leonce de Grandmaison sj)

Alla Vergine (preghiera di S.Teresa di Lisieux)

Io so bene, o Vergine piena di grazia,
che a Nazaret tu sei vissuta poveramente,
senza chiedere nulla di più.
Né estasi, né miracoli, né altri fatti straordinari
abbellirono la tua vita, o Regina degli eletti.
Il numero degli umili, dei «piccoli»,
è assai grande sulla terra: essi possono
alzare gli occhi verso di te senza alcun timore.
Tu sei la madre incomparabile che cammina
con loro per la strada comune,
per guidarli al cielo.
O Madre diletta, in questo duro esilio
io voglio vivere sempre con te
e seguirti ogni giorno. Mi tuffo rapita
nella tua contemplazione e scopro
gli abissi di amore del tuo cuore.
Tutti i miei timori svaniscono
sotto il tuo sguardo materno
che mi insegna a piangere e a gioire.

S.Teresa di Lisieux

 

Message from Medjugorje 25-12-2014

medju-con-scritte-dicembreMedjugorje Message in 1.English December 25th 2014 “Dear children! Also today, in my arms I am carrying my Son Jesus to you and I am asking from Him peace for you and peace among you. Pray to and adore my Son for His peace and joy to enter into your hearts. I am praying for you to be all the more open to prayer. Thank you for having responded to my call.” 2.Italiano Messaggio di Medjugorje, 25 dicembre 2014 “Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

3.Deutsch Botschaft, 25 Dezember 2014 “Liebe Kinder! Auch heute trage ich in meinen Armen meinen Sohn Jesus zu euch und ich erbitte von Ihm den Frieden für euch und den Frieden unter euch. Betet, und betet meinen Sohn an, damit in eure Herzen Sein Friede und Seine Freude einkehren. Ich bete für euch, damit ihr noch mehr dem Gebet gegenüber offen seid. Danke, dass ihr meinem Ruf gefolgt seid!”

4.Francais Message, 25 décembre 2014 “Chers enfants, aujourd‘hui encore, dans mes bras, je vous porte mon Fils Jésus et je lui demande la paix pour vous et la paix entre vous. Priez et adorez mon Fils afin qu’en vos cœurs entrent sa paix et sa joie. Je prie pour vous afin que vous soyez toujours plus ouverts à la prière. Merci d’avoir répondu à mon appel.”

5.Espanol Mensaje, 25 diciembre 2014 “Queridos hijos! También hoy, les traigo en mis brazos a mi Hijo Jesús, y a Él le pido la paz para ustedes y la paz entre ustedes. Oren y adoren a mi Hijo, para que en vuestros corazones entre su paz y su alegría. Oro por ustedes para que cada vez estén más abiertos a la oración. Gracias por haber respondido a mi llamado.”

6.Hrvaski Poruka, 25 prosinac 2014 “Draga djeco! I danas u narucju nosim vam svog sina Isusa i tražim od njega mir za vas i mir izmedu vas. Molite se i klanjajte se mome Sinu da u vaša srca ude njegov mir i radost. Molim se za vas da budete što više otvoreni molitvi. Hvala vam što ste se odazvali mome pozivu.”

7.Portugueis Messagem, 25 dezembro 2014 “Queridos filhos! Também hoje, em MEUS Braços, EU estou carregando MEU FILHO JESUS para vocês e EU estou pedindo a SUA Paz para vocês e a paz entre vocês. Rezem e adorem o MEU FILHO para SUA Paz e Alegria entrar em seus corações. EU estou rezando para vocês todos serem mais abertos à oração. Obrigada por terem respondido ao MEU Chamado. ”

8.Polski Orędzie iz Medziugorje, 25 grudzień 2014r. „Drogie dzieci! Dzisiaj również niosę wam swego Syna Jezusa na ręku i proszę Go o pokój dla was i pokój pośród was. Módlcie się i adorujcie mego Syna, aby do waszych serc weszły Jego pokój i radość. Modlę się z wami, abyście byli bardziej otwarci na modlitwę. Dziękuję wam, że odpowiedzieliście na moje wezwanie. ”

9.Romana Mesajul din 25 decembrie 2014 „Dragi copii, şi astăzi vi-L aduc în braţele mele pe Fiul meu Isus şi cer de la El pacea pentru voi şi pacea între voi. Rugaţi-vă şi adoraţi-L pe Fiul meu, pentru ca în inimile voastre să intre pacea Sa şi bucuria Sa. Mă rog pentru voi ca să fiţi tot mai deschişi rugăciunii. Vă mulţumesc că aţi răspuns chemării mele. ”

10.Bahasa indonesian Pesan 25 Desember 2014 “Anak – anak Ku yang terkasih. Juga hari ini, dalam pelukan Ku Aku menggendong Putera Ku Jesus untuk kamu dan Aku minta damai dari Dia untuk kamu dan damai diantara kamu. Berdoalah dan pujilah Putera Ku supaya damai Nya dan sukacita bersemayam dalam hatimu. Aku berdoa untuk kamu supaya kamu semua lebih terbuka untuk berdoa. Terima kasih atas tanggapan terhadap panggilan Ku.”

11.Russian Последное Послание из Меджугорье, 25 Декабрь 2014 “Дорогие дети! И сегодня Я несу в своих руках моего Сына Иисуса вам и я прошу у Него мира для вас и мира среди вас. Молитесь и обожайте моего Сына, чтобы Его мир и радость вошли в ваши сердца. Я молюсь, чтобы вы еще больше были открыты молитве. Спасибо, что ответили на мой призыв. “

12.Hungarian  Üzenet, 2014 december 25 “Drága gyermekek! Ma is karjaimban hozom nektek Fiamat, Jézust, és kérem tőle számotokra a békét és egymás közti békéteket is. Imádkozzatok és imádjátok Fiamat, hogy az Ő békéje és öröme költözzön a szívetekbe. Imádkozom értetek, hogy egyre inkább megnyíljatok az imára. Köszönöm, hogy válaszoltatok hívásomra. ”

13.Chinese 14.Dutch Laatst Boodschap, 25 december 2014 “Lieve kinderen, Ook vandaag draag ik mijn Zoon Jezus in mijn armen naar jullie en ik vraag Hem om vrede voor jullie en om vrede onder jullie. Bid en aanbid mijn Zoon, opdat in jullie harten Zijn vrede en Zijn vreugde binnengaan. Ik bid voor jullie, opdat jullie steeds meer open staan voor het gebed. Dank dat jullie mijn oproep beantwoord hebben. ”
15.Finnish Viesti, 25.joulukuu 2014 “Rakkaat lapset! Kannan teille tänäänkin sylissäni Poikani Jeesuksen ja pyydän Häneltä rauhaa teille ja teidän keskuuteenne. Rukoilkaa ja palvokaa Poikaani, jotta Hänen rauhansa ja ilonsa tulisivat sydämiinne. Rukoilen, että avautuisitte yhä enemmän rukoukselle. Kiitos siitä, että olette vastanneet kutsuuni. ”
16.Greek 17.Norwegian Budskapet fra 25. desember 2014 “Kjære barn! Også i dag bærer jeg min Sønn Jesus til dere i mine armer, og jeg ber om fred for dere og om fred blant dere fra Ham. Be til og tilbe min Sønn slik at Hans fred og glede kan komme inn i deres hjerter. Jeg ber for dere om å bli enda mere åpen for bønn. Takk for at dere har svart på mitt kall.” 18.Swedish Budskap 25 december 2014 “Kära barn! Också idag bär jag i mina armar min Son Jesus till er och jag ber Honom om frid för er och bland er. Be och tillbe min Son för att Hans frid och glädje ska komma in i era hjärtan. Jag ber för er att ni ska bli alltmer öppna för bön. Tack att ni svarat på min kallelse.” 19.Waray-Waray

20.Czech Poselství z Medžugorje, 25 prosince 2014 „Drahé děti! I dnes vám v náručí nesu svého syna Ježíše a žádám od Něj mír pro vás a mír mezi vámi. Modlete se a klanějte se mému Synu, aby do vašeho srdce vešel jeho mír a radost. Modlím se za vás, abyste byly co nejvíce otevření modlitbě. Děkuji vám, že jste přijaly mou výzvu. “

21.Kiswahili 22.Slovak Posolstvo, Medžugorie, 25 december 2014 “Drahé deti! Aj dnes vám v náručí prinášam svojho Syna Ježiša a žiadam od neho pokoj pre vás a pokoj medzi vami. Modlite sa a klaňajte sa môjmu Synovi, aby do vašich sŕdc vstúpil jeho pokoj a radosť. Modlím sa za vás, aby ste boli čoraz viac otvorení modlitbe. Ďakujem vám, že ste prijali moje pozvanie. “

23.Slovenian  Sporočilo, 25 december 2014 «Dragi otroci! Tudi danes vam v naročju prinašam svojega sina Jezusa in ga prosim za mir za vas in za mir med vami. Molite in častite mojega Sina, da v vaša srca pride Njegov mir in radost. Molim za vas, da bi bili čim bolj odprti molitvi. Hvala vam, ker ste se odzvali mojemu klicu. »

24.Vietnamese Latest Thông điệp Medjugorje ngày, 25 Tháng Mười Hai 2014 „Các con yêu dấu, Hôm nay nữa, trong đôi tay Mẹ đang mang Thánh Tử Giêsu của Mẹ tới cho các con và Mẹ cầu xin từ Ngài bình an cho các con và bình an ở giữa các con. Các con hãy cầu nguyện và tôn thờ Thánh Tử Mẹ cho bình an và niềm vui của Ngài đi vào tâm hồn các con. Mẹ cầu nguyện cho các con hoàn toàn rộng mở hơn tới việc cầu nguyện. Cám ơn các con đã đáp lại lời mời gọi của Mẹ. ”

25.Arab 26.Latvian Nejaušs Vēstījums, 2011 g. 25 decembris “Mīļie bērni! Arī šodien uz savām rokām nesu jums Dēlu Jēzu, lai Viņš jums dāvātu savu mieru. Lūdzieties, bērniņi, un sniedziet savu liecību, lai ikvienā sirdī gūtu virsroku nevis cilvēciskais, bet Dieva miers, kuru neviens nespēj sagraut. Tas ir sirdsmiers, ko Dievs sniedz tiem, kurus Viņš mīl. Pateicoties kristībai, jūs visi īpašā veidā esat aicināti un mīlēti, tāpēc lieciniet un lūdzieties, lai jūs būtu manas rokas, kas sniedzas pretī šai pasaulei, kura ilgojas pēc Dieva un miera. Paldies, ka atbildējāt uz manu aicinājumu! ”

27.Japanese 2014年12月25日のメッセージ 「愛する子たちよ!きょうもまた 私は 息子(みこ)イエスを 両うでに抱いて 皆さんに運んでいます。私は、息子(みこ)に、あなたとあなたたちの間に 平和を願っています。私の息子(みこ)に祈り、そして崇めてください。私の息子(みこ)の平和と喜びが あなたたちの心の中に入りますように。私は あなたたちが より一層 祈りに開かれるよう 祈っています。呼びかけに応えてくださってありがとう」 28. Albanese – Shqip Mesazhi i 25 dhjetor 2014  “Bij të dashur, edhe sot po ju sjell në mes krahëve Birin tim Jezusin dhe kërkojë nga Ai paqen për ju dhe paqen midis jush. Lutuni dhe adhurojeni Birin tim të hyjë në zemrat tuaja paqa e tij dhe gëzimi i tij. Lutem për ju që të mundeni të jeni gjithmon të hapura ndaj lutjes. Faleminderit që i jeni përgjigjur thirrjes sime.”

Atto di venerazione all’Immacolata – Papa Francesco

Vergine Maria,
in questo giorno di festa per la tua Immacolata Concezione,
vengo a presentarti l’omaggio di fede e d’amore
del popolo santo di Dio che vive in questa Città e Diocesi.
Vengo a nome delle famiglie, con le loro gioie e fatiche;
dei bambini e dei giovani, aperti alla vita;
degli anziani, carichi di anni e di esperienza;
in modo particolare vengo a te
da parte degli ammalati, dei carcerati,
di chi sente più duro il cammino.
Come Pastore vengo anche a nome di quanti
sono arrivati da terre lontane in cerca di pace e di lavoro.

Sotto il tuo manto c’è posto per tutti,
perché tu sei la Madre della Misericordia.
Il tuo cuore è pieno di tenerezza verso tutti i tuoi figli:
la tenerezza di Dio, che da te ha preso carne
ed è diventato nostro fratello, Gesù,
Salvatore di ogni uomo e di ogni donna.
Guardando te, Madre nostra Immacolata,
riconosciamo la vittoria della divina Misericordia
sul peccato e su tutte le sue conseguenze;
e si riaccende in noi la speranza in un vita migliore,
libera da schiavitù, rancori e paure.

Oggi, qui, nel cuore di Roma, sentiamo la tua voce di madre
che chiama tutti a mettersi in cammino
verso quella Porta, che rappresenta Cristo.
Tu dici a tutti: “Venite, avvicinatevi fiduciosi;
entrate e ricevete il dono della Misericordia;
non abbiate paura, non abbiate vergogna:
il Padre vi aspetta a braccia aperte
per darvi il suo perdono e accogliervi nella sua casa.
Venite tutti alla sorgente della pace e della gioia”.

Ti ringraziamo, Madre Immacolata,
perché in questo cammino di riconciliazione
tu non ci fai andare da soli, ma ci accompagni,
ci stai vicino e ci sostieni in ogni difficoltà.
Che tu sia benedetta, ora e sempre, Madre. Amen.

(Papa Francesco, 8 dicembre 2015)

Tanti auguri scomodi (Don Tonino Bello)

 

buon-natale-di-don-tonino-bello-3-728Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge “, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale!
Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Don Tonino Bello

L’immacolata concezione spiegata da Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle!
Quest’oggi celebriamo una delle feste della Beata Vergine piu’ belle e popolari: l’Immacolata Concezione. Maria non solo non ha commesso alcun peccato, ma è stata preservata persino da quella comune eredità del genere umano che è la colpa originale. E ciò a motivo della missione alla quale da sempre Dio l’ha destinata: essere la Madre del Redentore. Tutto questo è contenuto nella verità di fede dell’”Immacolata Concezione”.
Il fondamento biblico di questo dogma si trova nelle parole che l’Angelo rivolse alla fanciulla di Nazaret: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28). “Piena di grazia” – nell’originale greco kecharitoméne – è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, “l’amore incarnato di Dio” (Enc. Deus caritas est, 12).
Possiamo domandarci: perché, tra tutte le donne, Dio ha scelto proprio Maria di Nazaret?
La risposta è nascosta nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà. Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo Canto del Paradiso: “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio” (Par. XXXIII, 1-3). La Vergine stessa nel “Magnificat”, il suo cantico di lode, questo dice: “L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,46.48). Sì, Dio è stato attratto dall’umiltà di Maria, che ha trovato grazia ai suoi occhi (cfr Lc 1,30). E’ diventata così la Madre di Dio, immagine e modello della Chiesa, eletta tra i popoli per ricevere la benedizione del Signore e diffonderla sull’intera famiglia umana.
Questa “benedizione” non è altro che Gesù Cristo stesso. E’ Lui la Fonte della grazia, di cui Maria è stata colmata fin dal primo istante della sua esistenza. Ha accolto con fede Gesù e con amore l’ha donato al mondo. Questa è anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa: accogliere Cristo nella nostra vita e donarlo al mondo, “perché il mondo si salvi per mezzo di Lui” (Gv 3,17).
Cari fratelli e sorelle, l’odierna festa dell’Immacolata illumina come un faro il tempo dell’Avvento, che è tempo di vigilante e fiduciosa attesa del Salvatore. Mentre avanziamo incontro a Dio che viene, guardiamo a Maria che “brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino” (Lumen gentium, 68).
Benedetto XVI

La Santa Casa di Maria a Loreto

loretoSecondo uno studio archeologico condotto dall’architetto Nanni Monelli e da padre Giuseppe Santarelli, Direttore della Congregazione generale della Santa Casa di Loreto, le pietre che si trovano nella grotta dell’Annunciazione a Nazareth hanno la stessa origine delle pietre dell’altare dei Santi Apostoli della Santa Casa di Loreto.

Questa scoperta ha riaperto la discussione sulla validità storica della traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto e sul mistero di come sia avvenuta questa traslazione.

Per approfondire la conoscenza e la storia del santuario mariano dove si conserva e venera la Santa Casa di Nazareth della Vergine Maria, che secondo la tradizione fu trasportata miracolosamente da Nazareth a Tersatto nel 1291 e infine a Loreto, ZENIT ha intervistato il prof. Giorgio Nicolini, un esperto in materia, autore del libro “La veridicità storica della miracolosa Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto” (www.lavocecattolica.it).

Il libro illustra con prove documentali del tutto inedite, la verità storica delle “cinque traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth avvenute “in vari luoghi” e infine sul colle di Loreto: “traslazioni miracolose” avvenute tra il 1291 e il 1296, “approvate” “ufficialmente” nella loro “veridicità storica” da tanti Papi, per sette secoli. Il libro contiene anche il testo della “benedizione” di Giovanni Paolo II, spedita in data 11 gennaio 2005 all’autore del libro dal Pontefice stesso.

Secondo un recente studio condotto dall’architetto Nanni Monelli e da padre Giuseppe Santarelli, Direttore della “Congregazione Universale della Santa Casa”, le pietre dell’Altare degli Apostoli (uno dei più antichi dell’età paleocristiana) che si trova nella Santa Casa di Loreto ha la stessa origine delle pietre che si trovano nella grotta di Nazareth, davanti alla quale si trovavano le tre Pareti della Santa Casa di Maria. E’ un’altra conferma dell’autenticità della Casa di Loreto come la Casa nazaretana di Maria?

Nicolini: Sull’autenticità della Santa Casa di Loreto come la “vera Casa nazaretana” di Maria non ci sono mai stati dubbi, se non per chi non ne conosce i secolari studi relativi; tanto che tutti i Sommi Pontefici, per sette secoli, ne hanno comprovato l’autenticità con solenni atti canonici di “approvazione”.

Tale studio dell’Altare degli Apostoli è invece importante perché, oltre a fornire una ulteriore prova dell’autenticità della Santa Casa di Loreto come la “Casa nazaretana” di Maria, fornisce anche una “prova” ancora più eclatante a riguardo della “miracolosità” della “traslazione” della Santa Casa di Nazareth.

Infatti la “tradizione” ha sempre attestato che, tra il 1291 e il 1296, le tre Pareti della Santa Casa di Nazareth furono trasportate “miracolosamente”, per “il ministero angelico”, in “vari luoghi”, e insieme alle tre Pareti fu trasportato “miracolosamente”, “in vari luoghi”, anche l’Altare degli Apostoli. Ciò è attestato da antichi documenti, nei quali si parla della presenza di tale Altare unitamente alle tre Sante Pareti, come a Tersatto, in Dalmazia, ove la Santa Casa vi sostò tra il 10 maggio 1291 e il 10 dicembre 1294.

Quindi, in un certo senso, si potrebbe dire che “il miracolo” fu “duplice”, perché furono trasportate “miracolosamente” non solo le tre Sante Pareti “integre”, ma insieme ad esse, e distinto da esse, anche l’Altare degli Apostoli.

Che cosa hanno detto la storia, la tradizione, i Sommi Pontefici, sulla “traslazione” della Santa Casa di Nazareth della Vergine Maria, che si trova ora a Loreto?

Nicolini: Nel libro che ho scritto in proposito, dimostro che dal punto di vista storico e archeologico sono accertate, in modo indiscutibile, “almeno” cinque “traslazioni miracolose”, tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (nell’ex-Jugoslavia), ad Ancona (località Posatora), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.

Tutti questi fatti soprannaturali furono tramandati dai “testimoni oculari” dell’epoca, nei vari luoghi ove si compirono, e furono rigorosamente controllati dai Vescovi locali dell’epoca, i quali emisero dei pronunciamenti “canonici” di “veridicità”, come attestano delle “chiese” dell’epoca consacrate a tali “eventi miracolosi” dai Vescovi di Fiume, di Ancona, di Recanati, di Macerata, di Napoli… Così pure tanti Sommi Pontefici, impegnando la loro Suprema Autorità Apostolica, hanno “approvato” ininterrottamente, sin dalle origini, la “veridicità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa: da Nicolò IV (1292) sino a Giovanni Paolo II (2005).

In proposito, così scriveva il grande Pontefice Beato Pio IX, nella Bolla “Inter Omnia”, del 26 agosto 1852: “A Loreto si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia”. E il Santo Pontefice aggiunse ancora: “Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio”.

C’è però chi sostiene la tesi secondo cui furono alcuni Crociati, con la nave, a trasportare a Loreto solo delle “pietre” della Casa di Maria, che vennero poi ivi riassemblate sotto forma di “casa”. Lei che ne pensa?

Nicolini: Intanto è opportuno precisare che a Loreto ci sono solo le tre Pareti che costituivano in realtà “la Camera” di Maria, comunemente denominata come “la Santa Casa”, ove avvenne l’Annunciazione, e che sorgeva a Nazareth dinanzi ad una grotta e faceva un sol corpo con essa. Attualmente a Nazareth sono rimaste “la grotta” e “le fondamenta” della Casa “in muratura” dell’Annunciazione, mentre a Loreto è venerata l’autentica Casa “in muratura”, “senza fondamenta”, che stava a Nazareth davanti alla grotta. Detto più semplicemente: a Nazareth ci sono “le fondamenta” senza la Casa, a Loreto c’è “la Casa” senza le fondamenta.

L’“ipotesi” di un trasporto umano, avanzata recentemente da alcuni studiosi, oltre ad essere priva di ogni documentazione al riguardo, è “insostenibile” ed “impossibile”, sia per le ragioni “storiche” sopraddette, nonché per ragioni “architettoniche” e “scientifiche”. Ad esempio, l’ipotesi di un trasporto umano mediante la scomposizione dei muri della Casa in singoli blocchi di pietra effettuata a Nazareth e ricomposta prima in Dalmazia e poi per altre quattro volte sulla costa adriatica, dopo duemila chilometri di peregrinazione per terra e per mare, è del tutto impossibile anche dal punto di vista “temporale”. Ciò lo attesta la “simultaneità” delle date di partenza da Nazareth (sicuramente nel maggio 1291) e di arrivo a Tersatto (9-10 maggio 1291), come riportato da una lapide dell’epoca.

Così pure risulterebbe “impossibile” una simile operazione di “smontaggio” e “rimontaggio”, eseguita per di più in cinque luoghi diversi, in Dalmazia e in Italia. L’analisi chimica della malta, infatti, nei punti dove attualmente tiene unite le pietre, presenta caratteristiche chimiche particolari, proprie della zona di Nazareth, con una omogeneità della tessitura muraria, che esclude ogni possibilità di un tale ipotetico “smontaggio” e “rimontaggio” delle pietre. Infatti la malta che tiene unite le pietre è uniforme in tutti i punti e risulta costituita da solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica dell’epoca, nota in Palestina 2000 anni fa, ma mai impiegata in Italia. Quindi, la Santa Casa non fu mai “scomposta” in blocchi, ma è giunta a Loreto – dopo altre precedenti “traslazioni miracolose” – con le pietre “murate” con la stessa malta usata oltre 2000 anni fa a Nazareth, così come oggi ancora si presenta.

La collocazione finale poi su una pubblica strada, a Loreto, ove ancor oggi si trova, è ugualmente umanamente “impossibile”, come hanno attestato tutti gli archeologi ed architetti che hanno esaminato nei secoli il sottosuolo della Santa Casa e la strada pubblica su cui “si è posata”. L’architetto Giuseppe Sacconi (1854-1905), ad esempio, dichiarò di aver constatato che “la Santa Casa sta, parte appoggiata sopra l’estremità di un’antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo” . Disse inoltre che, senza entrare in questioni storiche o religiose, bisognava ammettere che la Santa Casa non poteva essere stata fabbricata, come è, nel posto ove si trova (“Annali Santa Casa”, anno 1925, n.1). Un dato da rilevare, in proposito, a dimostrazione che le tre Sante Pareti “si posarono” sulla strada, e non che vi furono ricostruite, è la singolarità di un cespuglio spinoso che si trovava sul bordo della strada al momento dell’impatto e che vi è rimasto imprigionato.

Un altro insigne architetto, Federico Mannucci (1848-1935), incaricato dal Sommo Pontefice Benedetto XV di esaminare le fondamenta della Santa Casa, in occasione del rinnovo del pavimento, dopo l’incendio scoppiatovi nel 1921, scrive e asserisce perentoriamente, nella sua “Relazione” del 1923, che “è assurdo solo pensare” che il sacello possa essere stato trasportato “con mezzi meccanici” (F. Mannucci, “Annali della Santa Casa” , 1923, 9-11), e rivelò che “è sorprendente e straordinario il fatto che l’edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri” (F. Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1932, 290).

L’architetto Mannucci trasse, in sintesi, queste conclusioni: i muri della Santa Casa di Loreto sono formati con pietre della Palestina, cementati con malta ivi usata; è assurdo solo il pensare ad un trasporto meccanico; la costruzione della Santa Casa nel luogo ove si trova si oppone a tutte le norme costruttive ed alle stesse leggi fisiche. Quindi, se l’intera Santa Casa di Nazareth non possono averla “trasportata” gli uomini, non può essere stata trasportata che “miracolosamente”, per opera della Onnipotenza Divina, mediante “il ministero angelico”… come sempre “testimoniato” e “tramandato” dalla “tradizione” e “approvato” come “veridico” da tutti i Sommi Pontefici, per 700 anni, dalle origini sino ad oggi.

Recentemente lei ha rivolto alcune domande sulla “questione lauretana” al Santo Padre Benedetto XVI. Quali sono state le risposte?

Nicolini: Ho richiesto al Santo Padre Benedetto XVI un intervento proprio perché venisse “ristabilita” in modo “definitivo” la “veridicità storica” della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto, scalzando così tante moderne “fuorvianti” e “secolaristiche” interpretazioni. Il Santo Padre è subito intervenuto per la celebrazione Liturgica della “Miracolosa” traslazione del 10 dicembre dello scorso anno, facendo pervenire al Vescovo di Loreto una relativa “inequivoca” e bellissima preghiera da recitarsi nel Santuario. Tale preghiera, ed un mio commento ad essa, la si può leggere all’indirizzo del mio Sito Internet www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm).

In questa preghiera il Sommo Pontefice Benedetto XVI – così come tutti i suoi Predecessori – “riconosce” di nuovo “espressamente”, “ripetutamente” e “inequivocabilmente” che le Sante Pareti, venerate nel Santuario di Loreto, sono proprio la “Santa Casa” di Nazareth, di Maria, di Giuseppe e di Gesù. Egli infatti, tra l’altro, scrive nella preghiera: “Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa… qui hai vissuto… qui hai pregato con Lui… qui avete letto insieme le Sacre Scritture… siete tornati in questa casa a Nazareth… qui per molti anni hai sperimentato…”

La Santa Casa di Loreto, quindi, viene ancora “confermato” – dal nuovo Pontefice – che è proprio “la Casa di Maria”, quella che “proprio” “era” a Nazareth. Perciò, anche nel “pronunciamento” del nuovo Sommo Pontefice, a Loreto non ci sono delle semplici “sante pietre” portate dagli uomini e “riassemblate” e “ricostruite” a Loreto dagli uomini (come sostengono certi “studiosi” contro gli stessi rilievi scientifici): perché, altrimenti, il Santo Padre non identificherebbe la Santa Casa di Loreto con quella che era “proprio” e “realmente” a Nazareth, ove avvenne l’annuncio dell’angelo a Maria e l’Incarnazione in lei del Figlio di Dio, e ove Maria, Giuseppe e Gesù hanno vissuto “per molti anni”… A Loreto, perciò, vi è proprio l’intera Santa Casa di Nazareth (nelle sue tre Pareti), ivi giunta “miracolosamente”, per “il ministero angelico”, dopo molteplici “traslazioni miracolose”, come sempre insegnato dalla “tradizione”, attestato dagli studi storici, archeologici e scientifici, come quelli sopra accennati, e confermato innumerevoli volte – lungo i secoli – dal Magistero “ordinario” e “solenne” dei Sommi Pontefici.

Forse giova qui ricordare le sempre attuali e bellissime parole del santo Pontefice Leone XIII, scritte nella sua Enciclica “Felix Lauretana Cives” (del 23 gennaio 1894): “Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto (prodigiosamente) la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanità perduta con il Padre e rinnova tutte le cose”. Ed anche: “Dio volle a tal punto esaltare l’invocato nome di Maria da dare compimento, in questo luogo (Loreto), a quella famosa profezia: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata”.

Zenit

Il Cardinal Burke ai cattolici: difendiamo la Madonna

santo rosarioMiei cari fratelli e sorelle in Cristo,

Sono indignato e ancor più profondamente rattristato dalla notizia che una messa nera pubblica sacrilega è stata programmata e si svolgerà a Oklahoma City il 15 agosto, Festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Sono stato anche informato che, dopo l’orribile sacrilegio della Messa Nera, una ulteriore bestemmia sarà perpetrata direttamente contro la Beata Vergine Maria.
Tutto questo è stato fatto con l’approvazione ufficiale delle legittime autorità. Per questa ragione, chiediamo l’intercessione della Beata Vergine Maria, attraverso la recita del Santo Rosario, per assalire il cielo con le nostre preghiere in riparazione di tali peccati e bestemmie che provocano ulteriormente la giusta ira di Dio sulla nostra amata nazione.
È dovere fondamentale di ogni fedele cattolico insorgere e prodigarsi per l’onore e la gloria di Dio e l’onore della Madre di Dio. In questo momento critico, non possiamo mancare di compiere il nostro dovere di amore e devozione verso il nostro Signore e la sua madre celeste.
Chiedo e supplico ognuno di voi di unirsi a me in questo giorno mentre offro la Santa Messa e prego un Rosario in riparazione al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. Preghiamo anche per le povere anime che stanno perpetrando queste bestemmie. Vi esorto ad invitare i vostri familiari, amici e altri fratelli cattolici ad unirsi in questo atto di riparazione. Vostro devotissimo nel Sacro Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria,
Cardinale Raymond Leo Burke

Preghiere alla Madonna dei Fiori di Bra

apparizione bra2Preghiere che si usano recitare al Santuario dove e’ apparsa la Madonna
a Egidia Mathis.

LEGGI QUI –>
LA STORIA DELL’APPARIZIONE

Santissima Vergine Maria, Madre di Gesù, che vi degnaste dar segno della vostra celeste protezione col far fiorire ogni anno presso il vostro santuario, nei giorni più invernali, selvatiche pianticelle, deh!, Voi, prediletto fiore del cielo, fate che nello sterile nostro cuore spuntino i fiori delle virtù a voi più care, con le quali possiamo qui in terra maggiormente piacere al Vostro Figlio e a Voi, per farVi un giorno bella corona nella patria celeste. Amen.

PREGHIERA PER I BAMBINI

O Maria, Madre di Dio e Madre Nostra, ti presentiamo i bambini. O Benedetta tra tutte le donne, benedici i bambini non nati: morti nel seno materno per malattia o uccisi da genitori e medici. Accoglili nella vita del paradiso. Per il Frutto Benedetto del tuo grembo, apri il cuore agli sposi che, per egoismo e altri motivi, non vogliono figli; apri il seno alle sterili e guarisci gli sposi da ogni malattia perché ogni casa sia allietata dal sorriso di bambini. Tu che hai salvato il tuo bambino dalla strage di Erode, libera i bambini dai mali da cui oggi sono colpiti in modo particolare, difendili da ogni forma di violenza che si compie contro di loro; sii presente con il tuo amore e l’aiuto di persone buone presso gli orfani e gli abbandonati. O Madre e maestra di bontà fa che i bambini trovino in famiglia affetto, premura, aiuto e crescano come il tuo Gesù in età, sapienza e grazia, cioè sani, saggi e santi. O Madre, vissuta solo e sempre per il tuo Figlio e per la sua missione, metti presto nel cuore di alcuni bambini il seme di una loro futura consacrazione al tuo Gesù per la salvezza del mondo in cui vivranno. Per questo, o Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi il tuo Gesù.

L’apparizione della Vergine ad Egidia Mathis a Bra

apparizione braL’apparizione di cui stiamo parlando viene fatta risalire dalla tradizione al XIV secolo. All’epoca Bra non era la città che è diventata in epoca moderna, per cui non stupisce sapere che tale manifestazione celeste ebbe come sfondo una selva di pruni ai margini dell’abitato, più precisamente una selva detta “della Madonna”, esattamente nel punto in cui due viottoli di campagna si congiungono ai piedi di un pilone votivo dedicato a Maria. La tradizione ci riporta dunque alla sera del 29 dicembre 1336. In quella fredda serata d’inverno, una giovane stava rincasando. Si trattava di Egidia Mathis. La donna era prossima al parto. Giunta alle porte della città, all’incrocio dei due viottoli che abbiamo citato, Egidia volle fermarsi a rendere omaggio alla Vergine nella piccola edicola a lei dedicata. Si trattava di un gesto abituale, che era solita compiere al rientro in città. Pur in condizioni particolarmente delicate, in quanto prossima al parto, la giovane sposa non pensò dunque di variare abitudine. Né ebbe alcuna esitazione a sostare là in preghiera benché avesse scorto, poco lontana, la presenza di un paio di soldati di ventura. Inginocchiatasi, Egidia non fece in tempo a raccogliersi in preghiera che subito due malintenzionati le furono addosso, con il proposito di usarle violenza.

All’epoca era abbastanza usuale la presenza di compagnie di ventura in quelle terre piemontesi, che da tale funesta presenza vennero devastate per gran parte del Trecento. In particolare, la tradizione riferisce che i due erano capitani stranieri – uno inglese e uno tedesco – impegnati in una sfida tanto singolare quanto biasimevole: gareggiare su chi fosse più crudele e malvagio nei confronti delle umili popolazioni locali. Probabilmente i due dovevano aver notato Egidia già in precedenza, poiché ella era solita percorrere quel tragitto verso sera quando si recava a portare latte e uova a una ricca famiglia che abitava poco lontano. Gli squallidi apprezzamenti – immaginiamo – non saranno certo mancati, ma la giovane non se ne era mai data cura. Finché, quella sera del 29 dicembre 1336, i due furfanti avevano oltrepassato il limite, decidendo di tenderle quella che pare esser stata una vera e propria imboscata.

Afferrata dai malintenzionati, in preda alla più cupa disperazione, la giovane si strinse al Pilone, invocando a gran voce l’intervento della Vergine Maria, fissando con filiale e fiducioso abbandono l’immagine della Madonna Bizantina che, con arte semplice ma efficace, era raffigurata nella nicchia votiva.

Implorò dunque Egidia: Maria Vergine Santissima, aiutatemi voi!

Per tutta risposta, i due furfanti le intimarono di lasciar stare la Madonna, ché alla giovane avrebbero pensato loro! Mentre la morsa violenta dei due si faceva sempre più stretta, ecco compiersi il miracolo: dal cielo discese una grande luce che illuminò a giorno la selva circostante, con una intensità e una repentinità tali da indurre i due soldati a una fuga precipitosa.

Ripresasi dallo spavento, Egidia vide accanto a sé una “dignitosa matrona” che, tutta sfolgorante di luce, la andava confortando con materna premura. Nella nicchia del pilone votivo, frattanto, l’immagine bizantina della Madonna con Bambino era scomparsa. Dileguatasi anche la “Dama”, la giovane donna restò da sola, circondata da una miracolosa fioritura del pruneto che, in quel freddo dicembre, presentava i suoi fiori come segno del prodigio celeste: l’apparizione di Maria Vergine in soccorso di una giovane madre minacciata di violenza.

Immaginate dunque, cari amici, lo stupore della giovane: avrebbe senz’altro voluto fare delle domande alla Signora, ma questa era scomparsa. Inoltre, la concitazione di quei terribili momenti aveva accelerato il parto, al punto che Egidia dovette partorire proprio là dove la Vergine era apparsa, circondata dai pruni in fiore. Faceva molto freddo, essendo una serata dicembrina, e la neo-mamma cercava in tutti i modi di riparare il bambino appena nato dalla letale morsa del gelo. Ecco allora che, in quella che pareva essere una situazione disperata, la Signora apparve nuovamente, le fu accanto, la confortò, porgendole delle candide fasce con le quali avvolgere il bambino. Realizzando meglio che cosa fosse accaduto, la giovane mamma non dovette attendere molto per avere la certezza che, pur non avendo scambiato alcuna parola con la Signora, Colei che le era apparsa era la Madonna. E i fiori, miracolosamente apparsi nei pruni circostanti, stavano a rimarcare il carattere celeste di tale apparizione. Tornata a casa, Egidia raccontò tutto l’accaduto a famigliari e compaesani i quali, recatisi sul luogo della apparizione, poterono constatare di persona la miracolosa fioritura. La storia non ricorda più altri particolari relativi a questa donna che, di umile condizione, divenne segno imperituro della materna cura di Maria per i suoi figli.

Questa è dunque la miracolosa apparizione che accadde in quella gelida notte del 29 dicembre 1336. Una apparizione che non ha ricevuto il riconoscimento ufficiale dell’autorità ecclesiastica ma che nei secoli ha saputo radicarsi a tal punto nella tradizione popolare da suscitare una devozione che, dopo circa sette secoli, prosegue ininterrotta. Prima di procedere a esaminare più da vicino il miracolo della fioritura del pruneto, evento prodigioso che tutt’oggi si ripete, a Bra, ogni anno a partire, più o meno, dalla Festa dell’Immacolata (8 dicembre), permettetemi alcune osservazioni.

Anzitutto notate cari amici quanti particolari la tradizione riporti in merito al tempo e la luogo della apparizione: si ricorda il giorno esatto (il 29 dicembre 1336) e il luogo (l’incrocio dei due viottoli alle porte della città, presso il pilone votivo recante l’immagine bizantina della Madonna con il Bambino). Specificare le coordinate storiche del fatto significa voler dare ancor più rilievo alla concretezza di un avvenimento che, pur nella sua divina eccezionalità, si è compiuto in un tempo e in un luogo precisi. Un avvenimento di una portata inaudita, tale da cambiare la vita di Egidia e dei fedeli della zona, al punto che da quel momento nulla fu più come prima nelle loro vite. Ecco perché viene rimarcato il momento di quell’incontro decisivo, con quella precisione che è propria della memoria degli accadimenti decisivi per l’esistenza dell’uomo. Non è difficile riandare con la mente alla pagina del Vangelo che ricorda l’incontro di Giovanni e Andrea con Gesù, laddove, rievocato l’incontro avvenuto decine di anni prima, Giovanni annota: “era l’ora decima”, cioè le quattro del pomeriggio, serbando con grande precisione il ricordo dell’ora che ha cambiato radicalmente la sua vita.

In merito al luogo, ricordato come l’incrocio dei due viottoli, non possiamo tacere il rimando alla concretezza della situazione in cui si rivela la presenza del divino: così è stato per ogni apparizione mariana di questi duemila anni, così è stato soprattutto per l’Incarnazione, evento decisivo per la salvezza dell’uomo, avvenimento eccezionale in cui il Divino entra nella storia, l’Eterno nel tempo, Dio si china sull’uomo, prendendo la carne di un bambino nato duemila anni fa a Betlemme, in Palestina.

Notiamo poi la data dell’apparizione: è il 29 dicembre, appena un giorno dopo quella festa che va sotto il nome di Santi Innocenti e che ricorda il martirio dei bambini che Erode fece uccidere nella speranza di eliminare, tra essi, anche Gesù, della cui nascita era stato informato dai Re Magi (cfr. Mt 2, 13-18). Mi pare singolare che, il giorno dopo il ricordo dei Martiri Innocenti, ovvero dei bambini che testimoniarono con il sangue, quando la potenza divina si manifestò salvando il Bambin Gesù da morte sicura, si assista a un prodigio in difesa di un altro bambino, in difesa della vita innocente. E notiamo che tale prodigio è compiuto da Maria che è Vergine ma che è anche Madre – Madre di Dio, della Chiesa e quindi di noi tutti – e che, come tale, non può non muoversi a compassione per Egidia, per questa sua figlia che, prossima al parto, sta per cadere vittima della violenza dei due soldati.

La devozione popolare si sviluppò rapida e ben radicata e portò alla edificazione di due santuari, con la particolarità che i due edifici sacri non furono edificati uno al posto dell’altro, come spesso accade, bensì uno accanto all’altro, ritrovandosi così oggi ad accogliere i pellegrini che si recano in visita alla Madonna dei Fiori di Bra. L’apparizione avvenne all’incrocio tra due viottoli: oggi il luogo corrisponde al viale che dalla parte nord della città si snoda in direzione di Torino. Qui sorge il Santuario della Madonna dei Fiori, un complesso religioso che comprende il Santuario Vecchio, che fu eretto nel 1626 come ampliamento della originaria edicola che faceva memoria della apparizione di Maria ad Egidia Mathis il 29 dicembre 1336. e in cui è custodita la statua della Madonna dei Fiori che ogni anno, l’8 settembre, Natività di Maria, è portata in processione per le vie della città. E’ questa la festa più solenne della Patrona di Braida, la cui memoria viene onorata con una novena nel corso della quale vengono celebrate 8 messe al giorno, cui partecipano quotidianamente centinaia e centinaia di fedeli. Sempre all’interno del Santuario Vecchio si trova conservato il dipinto del pittore fiammingo Jean Claret che ritrae appunto la Madonna dei Fiori.

Il complesso religioso annovera poi, già lo abbiamo detto, il Santuario Nuovo, edificato nel 1933, a pianta centrale e con due campanili gemelli. In esso è custodito il grande quadro di Piero dalle Ceste che ritrae l’apparizione della Vergine ad Egidia.

Veniamo ora all’elemento più caratteristico di questo evento miracoloso, ovvero la fioritura invernale del pruneto. Si tratta di un fenomeno che, a tutt’oggi, la scienza non riesce a spiegare. Ogni anno, all’inizio di dicembre, nei giorni intorno alla festa dell’Immacolata concezione, i pruni del giardino del santuario della Madonna dei Fiori – è evidente la ragione di questo titolo mariano, sgorgato dall’affetto della devozione popolare per il segno della fioritura che accompagnò l’apparizione del 29 dicembre 1336 – si ricoprono di bianchi fiori che, sui rami avvolti dal gelo invernale, testimoniano mirabilmente la memoria della venuta di Maria in aiuto di Egidia in quella fredda sera di dicembre, quasi settecento anni fa. Quando mi sono recato in visita al Santuario, in una giornata ancora invernale ma ormai fuori dai rigori del freddo dicembrino, il pruneto non era più fiorito ma era ben vivo nei fedeli presenti nel santuario il commosso ricordo della bianca fioritura di poche settimane prima, quando i rami dei pruni si erano coperti di piccoli, bianchi fiori sbocciati sotto la neve che ancor li ricopriva.

Il segno che accompagna ogni anno, puntualmente, il ricordo della apparizione di Maria è, appunto, soltanto un segno. Miracoloso per chi ha fede, semplicemente inspiegabile o fonte di curiosità per chi non crede. Vale la pena ricordare qui quanto scrisse Franz Werfel, l’ebreo convertito al cattolicesimo che fu autore del libro “Bernadette”, in cui raccontò le apparizioni di Lourdes: “Per chi crede, ogni miracolo è superfluo; per chi non crede, nessun miracolo è sufficiente”. Sono parole davvero acute, che fanno comprendere come non ci siano segni celesti che possano costringere la libertà umana in un senso o nell’altro, poiché Dio è sempre massimamente rispettoso della facoltà di scelta del singolo individuo. Se dunque non sarebbe sufficiente il miracolo dei pruni in fiori a far credere all’apparizione, credo però che sia ragionevole almeno un esame del fenomeno che vada al di là del semplice e aperto accoglimento della fede. Credo che il mantenimento di un tale segno come evento che annualmente si ripete possa avere proprio questo significato: invitare gli uomini di ogni tempo – quelli del Trecento e quelli di oggi – a osservare sì questo evento con gli occhi della fede, ma anche con quello spirito di attenzione umana e di discernimento che può far cogliere in esso una importante conferma in quanto (già) si crede. Accostiamoci dunque a questo evento miracoloso con il rispetto dei fedeli e l’interesse degli uomini.

La pianta che è oggetto di questo singolare segno celeste, il pruno, appartiene alla famiglia delle rosacee, della specie spinosa (“Prunus spinosa”). Si tratta di un arbusto che raggiunge in genere i due/tre metri di altezza, presentando rami divergenti difesi da numerose spine acute. Che si sia in fredde giornate dicembrine, oppure che il clima sia magari più mite, invariabilmente, con il sole o con la neve, la fioritura imbianca il pruneto per un periodo che varia dai venti giorni ai diversi mesi. La particolarità di tale evento è che pare legato al pruno, e non solo al luogo dell’apparizione, al punto che una pianta del pruneto braidese, donata al Cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, è testimoniato aver conservato la capacità della fioritura invernale anche lontano dal Santuario della Madonna dei Fiori di Bra.

Ciò che rende prodigioso tale evento è il fatto che il Prunus spinosa ha solitamente una sola fioritura annuale, che avviene nei mesi primaverili: non ci sono dunque motivazioni di ordine biologico o fisico che possano spiegare il caso del pruneto di Bra, considerando poi altresì che il terreno braidese non è diverso da quello delle zone circostanti, né si riscontrano fenomeni geofisici o elettromagnetici che potrebbero essere all’origine del miracolo. La fioritura invernale ha poi la particolarità di non essere accompagnata dai frutti che invece, anche nel caso del pruneto braidese, seguono alla usuale fioritura primaverile.

Fin dal XVIII secolo si sono compiuti studi scientifici sul fenomeno della fioritura del pruneto, con vivo interesse da parte dell’Università di Torino. E’ del 1882 il parere di Giuseppe Lanvini: “Il fenomeno trascende le leggi fisiche e biologiche”, confermando quanto già riportato dall’agronomo di Alba, Lorenzo Roberto, nel 1817. Passano gli anni, ma non cala l’interesse scientifico per il pruneto miracoloso, al punto che nel 1974 Franco Montacchini, che sarebbe poi stato direttore dell’Orto Botanico dell’Università torinese, indicò come elemento caratteristico del pruneto braidese proprio la perdita della normale ciclicità della fioritura, solitamente collocata, lo abbiamo ricordato, nel periodo estivo. Vale poi la pena riportare le parole di Augusto Béguinot, illustre botanico italiano: “Come scienziato non conosco e non uso la parola miracolo, ma appunto come scienziato debbo dire che le leggi naturali che intessono la vita dei pruni spinosi non sono sufficienti a spiegare lo straordinario fenomeno della doppia fioritura”. Ecco dunque che la scienza, con umiltà e onesta intellettuale, deve arrendersi dinnanzi a un fenomeno umanamente inspiegabile.

Al di là dell’interesse scientifico, nel tempo la fioritura dicembrina è stata accolta ogni anno dalla fede e dalla devozione popolare come un prezioso segnale della presenza di Maria nella comunità di Bra. Occorre notare che la puntualità annuale di tale evento non è però sempre stata rispettata. Le cronache locali riportano infatti che nel 1877, per la prima volta dopo cinque secoli, la fioritura invernale venne a mancare. Leggiamo in proposito quanto scrisse Luigi Collino: «Un santuario è sorto sul luogo dell’invernale miracolo, e le schiere dei fedeli sono ogni giorno numerose e oranti attorno al piccolo recinto, dove una bella Madonna di marmo sorge fra i cespugli miracolosi, che fiorirono sempre ogni inverno, salvo una volta sola nel 1877. Passò in quell’anno il dicembre senza neppure un boccio, passò anche il gennaio del nuovo anno 1878 e gli arboscelli rimasero nudi, cominciò il febbraio, e fra i fedeli di Bra si diffuse un terrore profondo, un’aspettativa vaga di qualche catastrofe. “Forse abbiamo peccato!”, dicevano coloro che troppo peso avevano sulla coscienza. “La Madonna non ci protegge più”, lamentavano le fedeli donnette di Bra abituate a un quotidiano pellegrinaggio al Santuario dei Fiori. Ma sorse l’alba del 20 febbraio 1878 e una mirabile fioritura coprì i sacri cespugli; a Roma un Conclave di 61 prelati, riunitosi il giorno 18, dopo aver un po’ titubato tra i Cardinali Bilio Franchi e Pecci, si era deciso per quest’ultimo, esaltandolo con 44 voti al pontificato. La Madonna dei Fiori dava allora la miracolosa prova del divino assenso».

E’ questa del Collino una testimonianza importante di come la fioritura del pruneto non fosse dunque legata unicamente al ricordo della apparizione, ma esprimesse un’attenzione ben più ampia per le vicende della Chiesa e del mondo, potendosi leggere, in questo caso, come accompagnamento celeste al termine della vita terrena di Papa Pio IX, la cui agonia era cominciata proprio nel dicembre 1877: possiamo notare una sorta di discreto rispetto, in questa mancata fioritura, da parte della Vergine Maria per gli ultimi giorni del Pontefice che, nel 1854, aveva promulgato il dogma della Immacolata Concezione. E potremmo forse leggere come eguale premura materna della Madonna i bianchi fiori che, in quel 20 febbraio 1878 che già abbiamo ricordato, parvero invece accompagnare l’elezione di Leone XIII, il pontefice che si sarebbe rivelato un fervido apostolo della devozione mariana e della preghiera del Santo Rosario.

Altro evento singolare accadde nell’inverno 1898-1899: in occasione della Ostensione della Sindone il pruneto rimase fiorito per un periodo di circa tre mesi, a sottolineare forse la straordinarietà della ricorrenza. Si trattò infatti della prima volta in cui il sacro lino venne fotografato dall’avvocato Secondo Pia, rivelando sul negativo l’impressionante Volto che tanto fece – e fa tuttora – discutere. Sempre restando in ambito di Sindone, possiamo ricordare la fioritura che ne accompagnò, per oltre tre mesi, la prima ostensione televisiva, nell’inverno del 1973/74. Ancora, l’anno seguente il santuario venne indicato come uno di quelli in cui si poteva acquistare l’indulgenza del Giubileo e tale privilegio venne accompagnato da una fioritura straordinaria che si protrasse ininterrottamente per cinque mesi durante l’inverno del 1974/75.

Vittorio Messori, nel suo “Ipotesi su Maria”, ricorda poi altri fenomeni inconsueti che accompagnarono la fioritura dei pruni nel 1978, in occasione della ostensione Sindonica che, tra i milioni di pellegrini, vide anche il cardinale Wojtyla che, di lì a poco, sarebbe diventato papa Giovanni Paolo II.
Analoghe fioriture avvennero poi in occasione dell’Anno Santo della Redenzione (inverno 1983/84) e per l’Anno Mariano (inverno 1987/88). Nell’inverno dell’anno del Grande Giubileo del 2000 i fiori imbiancarono il pruneto da novembre al marzo, mentre nell’Anno Santo del 1950 il pruneto era addirittura fiorito tutti i mesi.

Altre importanti defezioni della miracolosa fioritura sono invece segnalate dalla cronaca braidese negli inverni del 1914 e del 1939: la minima dimestichezza storica fa notare immediatamente che si tratta degli anni in cui ebbero inizio i due sanguinosi conflitti mondiali che, nell’arco di una quarantina d’anni, insanguinarono l’Europa e il mondo, causando decine di milioni di vittime.

Venendo più vicini ai giorni nostri, possiamo ancora ricordare fioriture estemporanee che parvero accompagnare, come segni di pace, eventi di indiscussa portata storica, come per la caduta del muro di Berlino, nel novembre 1989, quando i bianchi fiori parvero fare festa per l’evento simbolo della caduta del comunismo, inizio di un processo che sarebbe culminato nella dissoluzione dell’URSS nel 1991.

Tutti gli episodi sopra riportati sono segno dunque dell’ampia portata di significato che la miracolosa fioritura del pruneto della Madonna dei Fiori può assumere agli occhi della fede. Ma dobbiamo fare un passo ulteriore per comprendere che cosa spinga numerosi pellegrini a recarsi al Santuario di Bra, ancora oggi, e non solo per assistere alla miracolosa fioritura che ricorda l’apparizione del 29 dicembre 1336. Questo passo lo compiamo proprio ritornando a quella sera invernale del 1336, quando la Madonna venne in soccorso di Egidia, salvandola dalle mire di due malintenzionati e preservando la vita innocente che ella portava in grembo, fino addirittura ad assisterla nei momenti immediatamente successivi al parto. Che cosa può significare una tale premura celeste se non che Maria stessa ha voluto prendersi a cuore la vita nascente? Aborti, infanticidi, omicidi, eutanasia: sono tanti i volti di quell’attacco alla vita che il Male sta oggi portando avanti tramite lo spargimento nei cuori dell’uomo di odii, perversioni e inganni diabolici. Perché questo accanimento così radicale del Diavolo contro la vita? Perché essa è il dono più prezioso che Dio ha fatto all’uomo, segno di infinito Amore per le Sue creature, e dunque causa di invidia e disprezzo profondi da parte di colui che si è ribellato proprio rifiutando di riconoscere Dio come autore unico della Vita.

In questa battaglia contro l’attacco del Male l’uomo non è solo, ma è accompagnato da Maria che, Madre della Vita, si fa accanto all’uomo per difendere proprio la vita fin da suo nascere. E’ con questa consapevolezza che oggi sono tantissimi i pellegrini che al Santuario della Madonna dei Fiori si recano per affidare i loro bambini. E sono moltissime le testimonianze delle grazie che giovani coppie di sposi, mamme, donne in attesa del figlio, hanno ricevuto impetrando l’aiuto e la protezione della Mamma Celeste. Con la stessa fede di Egidia e di tutte queste mamme vogliamo dunque chiedere a Maria di mettere sotto la Sua materna protezione noi e tutti i bambini.

Le preghiere dell’Angelo a Fatima

fatimaPreghiera del Perdono
« Dio mio, io credo, adoro, spero e Vi amo. Io Vi domando perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano, non Vi amano. »
I veggenti dissero che questa preghiera fu insegnata loro nella prima apparizione di Fatima, nella primavera del 1916, da un angelo che si faceva chiamare “l’Angelo Custode del Portogallo”.

Preghiera dell’Angelo
« Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in ripazione degli oltraggi, dei sacrilegi, delle indifferenze da cui Egli medesimo è offeso. Per i meriti infiniti del suo Sacro Cuore e del Cuore Immacolato di Maria io Vi domando la conversione dei poveri peccatori. »
Nell’autunno del 1916, secondo Lucia, lei e i suoi cugini videro di nuovo lo stesso angelo, che insegnò questa seconda preghiera.

54 anni di apparizioni riconosciute dalla Chiesa

lausLa Chiesa riconosce le apparizioni mariane avvenute a Laus, sulle Alpi francesi. Mons. di Falco: è un messaggio di misericordia e di riconciliazione per tutto il mondo

Migliaia di pellegrini hanno partecipato oggi nel Santuario di Notre-Dame du Laus, sulle Alpi francesi, alla cerimonia solenne in cui il vescovo di Gap et d’Embrun, mons. Jean-Michel di Falco-Leandri, ha proclamato il riconoscimento ufficiale delle apparizione mariane avvenute in questo luogo a cavallo tra il 1600 e il 1700 a una pastorella francese, Benedetta (Benoite) Rencurel

A 146 anni dal riconoscimento delle apparizioni di Lourdes oggi la Chiesa riconosce la veridicità dei fatti soprannaturali che si verificarono in questo sperduto e suggestivo luogo delle Alpi francesi a partire dal maggio del lontano 1664: la pastorella Benedetta Rencurel aveva 16 anni quando conducendo al pascolo il gregge ebbe la prima apparizione della Vergine che teneva per mano un bellissimo Bambino. La ragazza non sapeva né leggere né scrivere, ma a lei la Madre di Dio affida un messaggio importante nel periodo in cui in Europa infuriavano le cosiddette guerre di religione: un invito alla conversione dei peccatori e a sperimentare nella misericordia di Dio la riconciliazione. Le apparizioni proseguiranno per ben 54 anni fino al 1718, anno della sua morte. Un lungo periodo in cui la veggente dovette affrontare numerose tribolazioni: dalle vessazioni del Maligno al rifiuto da parte di preti giansenisti di darle la Comunione, all’obbligo di lasciare il luogo nativo per poi ritornarvi e trovare tutto distrutto. Nel 1673 mentre era in preghiera le apparve Gesù steso e inchiodato sulla croce, ricoperto di sangue: da allora Benedetta soffre nel proprio corpo i dolori della Passione di Cristo. Accorrono da lei numerosi malati, poveri, persone disperate. A tutti dona una parola. Molte sono le guarigioni inspiegabili, conversioni. Jean Guitton dirà: questo Santuario sulle Alpi “è uno dei tesori più nascosti e più potenti della storia dell’Europa”. Ma sul riconoscimento di queste apparizioni ascoltiamo mons. Jean-Michel di Falco-Leandri, al microfono di Sabine de Rozieres:

R. – Bien sûr. C’est qui m’a encouragé a faire. Certamente. Quello che mi ha incoraggiato a compiere questo cammino è stato proprio il messaggio rivolto a Benoite Rencurel. Si tratta di un messaggio tuttora di grande attualità, poiché è centrato sulla riconciliazione.
E’ un messaggio di misericordia e di riconciliazione. Credo che viviamo in un’epoca in cui sia ancora possibile contribuire alla realizzazione della riconciliazione, in cui sia possibile riconciliarci con gli altri, per riconciliarci così con noi stessi. Ma solo riconciliandoci con Dio, riusciremmo a riconciliarci con gli altri e con noi stessi! E’ possibile trovare la pace interiore soltanto raggiungendo e realizzando queste tre tappe.

D. – Perché queste apparizioni vengono riconosciute solo ora?
R. – Qui, c’est vrai que ça surprend beaucoup.
Sì, è vero che questo possa sorprendere molto, poiché la prima apparizione è datata 1664, ed anche se non è stato del tutto confermato, è senza alcun dubbio riconosciuta come la prima o una delle prime apparizioni, in ogni caso certamente la più antica apparizione in Francia. Nel momento che sono arrivato nella diocesi, ho ripreso il dossier che era stato già trattato dai miei predecessori, per vedere a che punto fosse il processo di beatificazione della veggente Benoite Rencurel. E quando sono venuto a Roma, mi è stato detto che nel dossier mancava, però, un documento che attestava il riconoscimento da parte del vescovo delle apparizioni. Era certamente sorprendente la situazione visto il tempo che era ormai passato, ma mi ha poi convinto il fatto che la gran parte dei vescovi precedenti dovevano sapere che questo documento era stato in realtà prodotto in virtù del fatto che fin dall’inizio, e quindi dal XVII secolo, ci sono stati dei pellegrinaggi, che ancora continuano. Era importante sapere e soprattutto verificare allora se il messaggio fosse coerente col messaggio della Chiesa e con la fede. Ho successivamente deciso, proprio perchè ritenevo che questo fosse importante per la mia diocesi, ma anche per tutti quei giovani che frequentano questi luoghi, di riconoscere che questi eventi raccontati e vissuti dalla veggente Rencurel avessero un carattere soprannaturale.

D.-Per lei tutto questo è stato molto importante.
R. – Bien sûr, pour moi c’est important en tous cas.
Certamente. Per me è stato qualcosa di estremamente importante e questo per diverse ragioni. Anzitutto era necessario poter affermare in modo completamente ufficiale che le Chiesa riconoscesse ed accogliesse i pellegrini e soprattutto che riconoscesse che in questo luogo si fossero verificati avvenimenti con un carattere soprannaturale. Ma al tempo stesso, tutto questo è stato importante per la nostra stessa diocesi, perchè è una diocesi rurale, dove soffriamo sempre più per la mancanza di preti. E’ importante per noi avere dei punti forti, dei luoghi forti, nei quali i fedeli ed i giovani sanno di poter venire, non importa in quale momento della giornata, e di trovare sempre un prete ad accoglierli; sanno di poter venire tutti i giorni per la celebrazione della Messa e che qui si possono anche confessare. In un certo modo, quindi, questo luogo può compensare il fatto che ci siano meno preti e che si senta magari la loro mancanza in altri luoghi della diocesi

Collocazione provvisoria (don Tonino Bello)

crocifissoNel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non so quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine.

Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.
C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

da Alla finestra la speranza, don Tonino Bello