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Gli amici di Gesu’ (Raniero Cantalamessa)

marta-e-maria“In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi”. Il villaggio è Betania e la casa è quella di Lazzaro e delle sue due sorelle. In essa Gesù amava sostare e riposarsi quando svolgeva il suo ministero nei pressi di Gerusalemme.

A Maria non sembrava vero di avere il Maestro, una volta tanto, tutto per sé, di poter ascoltare in silenzio le parole di vita eterna che egli diceva anche nei momenti di riposo. Così ella se ne stava ad ascoltarlo accovacciata ai suoi piedi, come si usa fare ancora oggi in oriente. Non è difficile immaginare il tono, tra il risentito e lo scherzoso, con cui Marta, passando davanti ai due, dice a Gesù (ma perché senta sua sorella!): ” Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.

Fu a questo punto che Gesù pronunciò una parola che da sola costituisce un piccolo vangelo: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.

La tradizione ha visto nelle due sorelle il simbolo, rispettivamente, della vita attiva e della vita contemplativa; la liturgia, con la scelta della prima lettura (Abramo che accoglie i tre angeli alle querce di Mamre), mostra di vedere nell’episodio un esempio di ospitalità. Io credo, però, che il tema più evidente sia quello dell’amicizia. “Gesú amava Marta, insieme a sua sorella e a Lazzaro”, si legge nel vangelo (Gv 11,5); quando gli recano la notizia della morte di Lazzaro dice ai discepoli: “Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a risvegliarlo” (Gv 11, 11). Davanti al dolore delle due sorelle, scoppia a piangere anche lui, tanto che i presenti esclamano: “Guardate come l’amava!” (Gv 11, 36). È tanto bello e consolante sapere che Gesú ha conosciuto e coltivato quel sentimento tanto bello e prezioso per noi uomini che è l’amicizia.

Dell’amicizia si deve dire quello che S. Agostino diceva del tempo: “Io so cos’è il tempo, ma se qualcuno mi chiede di spiegarglielo, non lo so più”. In altre parole, è più facile intuire cos’è l’amicizia che spiegarlo a parole. È un’attrazione reciproca e un’intesa profonda tra due persone, ma non basata sul sesso, come è l’amore coniugale. È l’unione di due anime, non di due corpi. In questo senso gli antichi dicevano che l’amicizia è avere “un’anima sola in due corpi”. Può costituire un vincolo più forte della stessa parentela. Questa consiste nell’avere lo stesso sangue nelle vene; l’amicizia nell’avere gli stessi gusti, ideali, interessi.

È essenziale per l’amicizia che essa sia fondata su una comune ricerca del bene e dell’onesto. Quella tra persone che si uniscono per fare il male, non è amicizia ma complicità, è “associazione a delinquere”, come si dice in gergo giudiziario.

L’amicizia è diversa anche dall’amore prossimo. Questo deve abbracciare tutti, anche chi non ti riama, anche il nemico, mentre l’amicizia esige la reciprocità, cioè che l’altro corrisponda al tuo amore.

L’amicizia si nutre di confidenza, cioè del fatto che io confido a un altro quello che c’è di più intimo e personale nei miei pensieri ed esperienze. A volte io dico ai giovani: Volete scoprire quali sono i vostri veri amici e fare una graduatoria tra di essi? Cercate di ricordare quali sono le esperienze più segrete della vostra vita, positive o negative, osservate a chi le avete confidate: quelli sono i vostri veri amici. E se c’è una cosa della vostra vita, così intima che l’avete rivelata a una persona sola, quella è il vostro più grande amico o amica.

La Bibbia è piena di elogi dell’amicizia. “Un amico fedele è un sostegno potente; chi lo trova ha trovato un tesoro” (Sir 6, 14 ss). Il banco di prova della vera amicizia è la fedeltà. “Finiti i soldi, finiti gli amici”, dice un detto popolare. Non è vera amicizia quella che viene meno alla prima difficoltà dell’amico. Il vero amico si vede nella prova. La storia è piena di storie di grandi amicizie immortalate dalla letteratura; ma anche la storia della santità cristiana conosce esempi di amicizie famose.

Un problema delicato circa l’amicizia è se essa è possibile anche una volta sposati. Non è detto che si debba fare un taglio netto con tutte le amicizie coltivate prima del matrimonio, ma certo si richiede un riassetto, pena difficoltà e crisi tra la coppia.

Le amicizie più sicure sono quelle coltivate insieme, come coppia. Tra le amicizie coltivate separatamente, quelle con persone del proprio sesso creeranno meno problemi di quelle di sesso diverso. Spesso in questi casi viene punita la presunzione, il fatto di credersi al di sopra di ogni sospetto e di ogni pericolo. Film con titoli del tipo: “La moglie del mio migliore amico” la dicono lunga sul problema…Ma a parte questo fatto estremo, si creano problemi pratici seri. L’amico non può avere più importanza del coniuge. Non si può uscire ogni sera con gli amici lasciando l’altro (più spesso l’altra, la moglie!) solo in casa.

Anche per le persone consacrate le amicizie più sicure sono quelle condivise con il resto della comunità. Parlando di Lazzaro, Gesú non dice “il mio amico Lazzaro”, ma “il nostro amico Lazzaro”. Lazzaro e le sorelle erano divenute amici anche degli apostoli, secondo il noto principio “gli amici dei miei amici sono miei amici”. Così erano le grandi amicizie tra alcuni santi, per esempio quella tra Francesco d’Assisi e Chiara. Francesco è fratello e padre di tutte le suore; Chiara è la sorella e la madre di tutti i frati.
(Raniero Cantalamessa)

Maria secondo il Vangelo (Bruto Maria Bruti)

maria-giovanni.jpgIl re Davide vuole costruire un tempio al Signore ma Dio rovescia la situazione e promette di fare una – casa – a Davide, cioè di costruirgli una discendenza eterna ( 2 Sam 7 ).

Il Salmo 132 canta il legame tra l’Arca dell’alleanza, simbolo della presenza di Dio, e il misterioso discendente di Davide.

Gesù si farà chiamare più volte dalle moltitudini – figlio di Davide – ( Mc10,47; Mt 12,23; 21, 9 ) ma proclamerà di essere più grande di Davide, ricordando che il re Davide stesso, nel Salmo 110, dichiara che il misterioso Messia che verrà dato alla sua – casa – è il suo Signore ( Mt 22,42-45 ).

Il profeta Isaia consegna un messaggio ai discendenti del Re Davide: – la Vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiamerà Dio con noi – Emmanuele – ( Is 7,14 ).

Andando dalla Vergine Maria l’Angelo Gabriele la saluta chiamandola Piena di Grazia: l’Angelo sostituisce il nome proprio di – Maria – con Piena di Grazia ( Lc 1,28 ).

Elisabetta, piena di Spirito Santo, chiama Maria – benedetta fra tutte le donne – ( Lc1,42 ) e Maria stessa profetizza:- D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata – ( Lc 1,48-49 ).

L’evangelista Luca scrive che Giuseppe, l’uomo a cui Dio affidò l’incarico di proteggere la sua umanità, quando – Il Verbo s’è fatto carne – ( Gv 1,14 ), e la sua Vergine Madre, anche se svolgeva il lavoro di modesto carpentiere, era di stirpe regale, Prìncipe della casa del re Davide ( Lc 1,27 ).

La Chiesa ha meditato a lungo sul significato delle parole pronunciate dall’Angelo Gabriele e lo Spirito Santo ha fatto emergere con crescente chiarezza tutta la verità che era contenuta nelle parole con cui l’Angelo Gabriele ha Chiamato Maria: la pienezza della grazia, infatti, comporta che Maria sia Immacolata, Sempre Vergine, Assunta in cielo e Madre nell’ordine della grazia.

Gesù è una persona viva che ci assiste continuamente attraverso la Chiesa:- molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il perso. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future – ( Gv 16,12-13 ).

Il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito di verità, serve per guidare alla verità tutta intera, cioè serve per approfondire la Parola di Dio, la cui profondità è insondabile e il cui tesoro è inesauribile.

Infatti dice Gesù:- (.) se un maestro della legge diventa discepolo del regno di Dio, è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove- ( Mt 13,52 ).

Che cosa significa Immacolata concezione? Maria è figlia di Adamo e nostra sorella, anche lei bisognosa di essere salvata da Gesù. Infatti anche Maria è stata redenta da Gesù ma redenta in modo ancora più sublime. Non viene tirata fuori dal fango come noi, ma in previsione del sacrificio di Gesù, viene preservata dal cadervi: Maria ha usufruito del beneficio di una redenzione preveniente ( cfr Cei, La Verità vi farà liberi, Catechismo degli adulti, n.764 ).

Che cosa significa Sempre Vergine? – La Verginità prima del parto significa innanzitutto che Gesù è figlio di Dio(.) La Verginità nel parto indica che il dolore, toccato in sorte ad Eva come conseguenza del peccato ( Gen 3,16 ), viene trasfigurato nella gioiosa esperienza del Salvatore, che libera da ogni forma di corruzione.

La Verginità dopo il parto è segno che Maria si è offerta totalmente alla persona e all’opera del Figlio, rinunciando ad avere altri figli secondo la carne. Pur essendo unita a Giuseppe da un vero legame coniugale, non ha avuto con lui relazioni sessuali; ma insieme a lui si è consacrata al Signore.

Maria e Giuseppe hanno onorato la Verginità e il matrimonio: la loro convivenza è stata comunione e amicizia profonda, aiuto reciproco a vivere totalmente per Dio (.)

I -fratelli – di Gesù, più volte ricordati nel Nuovo Testamento, sono tali in senso largo: cugini, parenti. Due di essi, Giacomo e Joses, sono espressamente indicati come figli di un’altra donna, anch’essa di nome Maria ( Mc 6,3 ; 15,40 )- ( Cei, ibidem, 768, 769).

Nella Bibbia fratello è un termine elastico con cui si indicano i parenti:

Lot era nipote di Abramo e la Bibbia lo chiama fratello di Abramo ( Gn11,27; 12,5), Labano era zio di Giacobbe e la Bibbia lo chiama fratello di Giacobbe ( Gn 25,20; 29,15 ). Quando la Bibbia vuole indicare con precisione il -fratello uterino – si serve della frase – suo fratello, il figlio della madre- ( Gn 43,29; Dt 13,7 ).

Alcuni lettori della Bibbia, ma separati dal Magistero della Chiesa, citano Matteo 1,25 dove si dice che Giuseppe non conobbe Maria – fino a che partorì un figlio che chiamò Gesù-: dunque, essi dicono, che dopo la conobbe, cioè ebbe rapporti con lei. In realtà nella Bibbia – fino a che – vuole solo sottolineare con forza ciò che è avvenuto fino ad un dato tempo, senza includere che poi le cose sono cambiate. Infatti, dice il Signore a Giacobbe – non ti abbandonerò fino a che non avrò compiuto ciò che ti ho promesso- ( Gn 28,15 ): non significa che dopo Dio abbandonerà Giacobbe.

– Micol, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte- ( 2 Sam 6,23 ): non significa che dopo la morte ebbe figli.

– Ed ecco io sarò con voi ogni giorno fino alla fine del mondo – ( Mt 28,20 ): non significa che dopo non sarà più con noi.

Altri lettori della Bibbia citano Luca 2,7 dove si dice che Maria dette alla luce – il suo figlio primogenito -: dunque, essi dicono, primogenito suppone che ebbe altri figli.

In realtà per la Bibbia primogenito non significa, come per noi, soltanto primo figlio ma propriamente – colui che apre il ventre – ( ebraico: peter kol-rechem ): dunque, essere chiamato primogenito non implicava affatto che seguissero altri fratelli. In una tomba giudaica dell’anno 5 avanti Cristo, scoperta in Egitto nel 1922, è scritto: – durante le doglie del mio figlio primogenito il destino mi portò alla fine della mia vita- . Dunque, non si aspettava la nascita di un altro figlio per dare a quello già nato il titolo di primogenito ( cfr Giuseppe Crocetti, I testimoni di Geova a confronto con la Bibbia, p.131, ed. Ancora, Milano 1989).

I lettori della sola Bibbia dovrebbero tenere presente che la Bibbia, da sola, senza la spiegazione degli Apostoli illuminati dallo Spirito Santo, è facilmente fraintesa. Scrive, infatti, l’apostolo Pietro:- in esse (= nelle lettere di Paolo apostolo) ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina- ( 2 Pt 3,16 ).

Scrive lo stesso apostolo Paolo che la Chiesa è stata voluta da Dio come un corpo e corpo implica gerarchia e diversità di funzioni:- E’ Lui ( Cristo ) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri (.)- ( Efesini 4,11-14 ).

Che cosa significa Assunta in cielo? Insegna Giovanni Paolo II: – E’ possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre.(.)

E’ vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l’immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza.

Coinvolta nell’opera redentrice e associata all’offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell’umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d’Antiochia afferma a proposito di Cristo:” Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?” (.). Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte. ( Giovanni Paolo II, la dormizione della Madre di Dio, L’osservatore Romano, ed. settimanale n.26, 27 giugno 1997, p.11, n. 2 e 3 ).

Questo coinvolgimento speciale di Maria nell’opera e nella vita del Figlio fa sì che Lei, per intervento prodigioso di Cristo che la resuscitò dalla morte, ci preceda nella resurrezione dei corpi : singolare partecipazione alla risurrezione di Gesù. ( cfr Giovanni Paolo II, ivi, n.2 ).

Maria, ricevendo Gesù nel suo seno, precede e anticipa la Chiesa, nello stesso modo la precede nella resurrezione dei corpi.

Maria è simbolo della Chiesa in terra perché per prima ha ricevuto Gesù nel suo corpo ed è simbolo della Chiesa in cielo perché per prima ha avuto quel corpo glorioso che anche noi avremo.

– Per noi che avanziamo con fatica in mezzo alle prove del tempo presente, la gloriosa Vergine risplende come stella del mattino che annuncia il giorno, come stella del mare che indica il porto ai naviganti:” Brilla quaggiù come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio che è in cammino, fino a quando arriverà il giorno del Signore”- ( Cei, ibidem, n.790).

Maria, figlia di Adamo e nostra sorella, brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per noi suoi fratelli che siamo in – esilio- e camminiamo in questa – valle di lacrime -: essendo stata assunta in cielo con l’anima e con il corpo annuncia anche per noi il giorno della risurrezione e, nello stesso tempo, – l’esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all’ora suprema della vita – ( Giovanni Paolo II, op. cit. n.4 ).

Che cosa significa Madre nell’ordine della grazia? Se nel mistero della comunione dei santi tutti i fedeli intercedono gli uni per gli altri e si aiutano gli uni con gli altri ( Ap 5,8; Ap 8,3; 2 Mac 15,12-14 ) , non sorprende che Maria faccia la stessa cosa con una efficacia singolare.

– Maria non si interpone come intermediaria tra noi e il Signore, quasi fosse più vicina e misericordiosa di Lui; piuttosto è un dono e un riflesso della sua bontà, un segno della sua vicinanza- ( Cei, ibidem, n.787 ).

Maria è la prima collaboratrice all’opera della salvezza. Il suo consenso apre al Signore la via per la sua venuta personale nel mondo e inaugura la pienezza dei tempi. Dopo questo decisivo evento, Maria non si ripiega su se stessa ma va a fare visita ad Elisabetta. La prima evangelizzata diventa la prima evangelizzatrice e intercede presso Gesù portandolo, mentre abitava nel suo ventre, dalla parente: infatti Gesù santifica sia Elisabetta che Giovanni il Battista, presente nel seno di Elisabetta ( Lc1,41; 1,44 ).

A Cana di Galilea, per intercessione di Maria, Gesù – dette inizio ai suoi miracoli -, – manifestò la sua gloria – e – i discepoli credettero in Lui – dando inizio a quella che sarà la Chiesa: l’intercessione di Maria si inserisce in un contesto salvifico, cristologico ed ecclesiologico ( Gv 2,3; 2,5; 2,9-10; 2,11).

– Gesù crocifisso vede in Maria la “donna “, figura della Chiesa, nuova Gerusalemme e nuova Eva; la costituisce madre spirituale di tutti gli uomini, particolarmente dei credenti, impersonati dal discepolo amato:”

Vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: ” Ecco la tua madre ” ( Gv 19,26-27 ). La maternità divina verso Cristo si dilata nella maternità universale. In virtù dello Spirito Santo, Maria diventa ” per noi madre nell’ordine della Grazia” ( Concilio Vaticano II, Lumen gentium n.61 ), per cooperare alla rigenerazione e alla formazione dei figli di Dio- ( Cei, ibidem, n.783 ).

Scrive Padre Livio, il direttore di Radio Maria:- Da soli non siamo capaci di seguire Gesù. Nel momento della prova, tutti gli apostoli fuggirono, eccetto Giovanni che rimase accanto a Maria e trasse da lei la forza di accompagnare il Maestro fino ai piedi della croce. Solo Maria è stata vicina a Gesù fino alla fine. Solo chi seguirà Maria vincerà la grande battaglia della fede-

( Padre Livio Fanzaga, Cristianesimo controcorrente, n.498, San Paolo 2001).

Maria è un dono del Signore, un segno della sua vicinanza, della sua misericordia, del suo amore, della sua continua e premurosa assistenza.

( Bruto Maria Bruti)

Le più belle frasi di Don Bosco su Maria Ausiliatrice

In questi tempi È forza di proclamarlo, Dio vuole con molti eccelsi favori glorificare l’Ausiliatrice Sua genitrice, invocata col titolo di Ausiliatrice.

Impegnate in vostro favore Maria Ausiliatrice; e persuadetevi che ciò che non possono fare i chirurghi, lo saprà fare Lei.

Gli chiesero come si facesse a far conoscere e far amare Maria Ausiliatrice. E Don Bosco: parlando opportunamente di Lei con la gioventù che la Provvidenza ci affida e con le persone esterne che ci avvicinano; scrivendo qualche volta su di Lei in ogni vostra lettera ai parenti e ai conoscenti; rivolgendo a Lei chi ha bisogno di grazie speciali e raccontando i favori ricevuti per mezzo suo; distribuendo medaglie e immagini che portino la Sua effigie; recitando e facendo recitare spesso la giaculatoria: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis; cantando di preferenza le sue lodi nelle ricreazioni e in chiesa, soprattutto nel suo mese.

Ella è chiamata Aiuto dei Cristiani, sia contro i nemici esterni che contro i nemici interni.

Ecco quello che dobbiamo fare noi nella festa di Maria Ausiliatrice: ripulire i nostri cuori con buone confessioni e offrirli, anzi attaccarli a Maria SS.ma, perché stiano sempre vicino a Gesù, e ciò ottenere con frequenti e fervorose Comunioni.

Da tutte parti si vedono effetti straordinari prodotti da questa confidenza in Maria Ausiliatrice.

Per essere a Lei cari bisogna accostarsi con frequenza ai Sacramenti.

Il Signore e la sua Divina Madre non permetteranno che si ripeta invano: Maria Aiuto dei Cristiani, pregate per noi.

Oh! Maria Ausiliatrice è un terribile patrocinio: terribile per quelli che vogliono opporsi all’opera sua, ma onnipotente per coloro che si tengono sotto il suo manto.

Per essere cari a Maria Ausiliatrice, bisogna onorare il Figlio, e vi indico alcuni mezzi per farlo. Per essere a Lei cari bisogna accostarsi con frequenza ai santi sacramenti, ricevere il più sovente possibile la Santa Comunione e non potendo riceverla, fare le comunioni spirituali; poi ascoltare la Santa Messa, fare visite a Gesù Sacramentato: assistere alla benedizione, compiere opere di carità in onore di N.S.J.C, perché al Signore piace che si pratichi la carità.

Ella gusta tanto di portarci aiuto!

Maria ama la gioventù e quindi ama e benefica quanti della gioventù si prendono cura.

Maria Ausiliatrice è la taumaturga, è l’operatrice delle grazie e dei miracoli per l’alto potere che ha ricevuto dal suo Divin Figlio.

Maria sit tibi Auxilium in vita, levamen in angustiis et in periculis, subsidium in morte, gaudium in coelis.

(sogno) Predichi a tutti, grandi e piccoli che si ricordino sempre che sono figli di Maria SS. Ausiliatrice. Che essa li ha qui radunati per condurli via dai pericoli del mondo.

La Chiesa di Maria Ausiliatrice possiamo chiamarla Casa di Maria e Casa che Ella medesima si è edificata: Aedificavit sibi domum Maria.

Si dica e si predichi sempre che Maria Ausiliatrice ha ottenuto ed otterrà grazie particolari, anche straordinarie e miracolose per coloro che concorrono, a dare cristiana educazione alla pericolante gioventù con le opere, con il consiglio e col buon esempio o semplicemente con la preghiera.

O Maria, Virgo potens, tu magnum et praeclarum in Ecclesia praesidium: tu singulare Auxilium Chrstianorum; tu terribilis ut castrorum acies ordinata, tu cunctas hereses sola interemisti in universo mundo: tu in angustiis, tu in bello, tu in necessitatibus nos ab oste protege, atque in aeterna gaudia in mortis hora suscipe.

Quelli che desiderano grazie da Maria Ausiliatrice aiutino le nostre Missioni e saranno sicuri di ottenerle.

La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice.

Oh quante anime salverà Maria Ausiliatrice per mezzo dei Salesiani.

La Madre ci chiama (Giovanni Paolo II a Fatima)

1. “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,27).

Con queste parole si chiuse il Vangelo dell’odierna liturgia a Fatima. Il nome del discepolo era Giovanni. Proprio lui, Giovanni, figlio di Zebedeo, apostolo ed evangelista, sentì dall’alto della croce le parole di Cristo: “Ecco la tua madre”. Prima invece Cristo aveva detto a sua Madre: “Donna, ecco il tuo figlio”.

Era questo un mirabile testamento.

Lasciando questo mondo Cristo diede a sua Madre un uomo che fosse per lei come un figlio: Giovanni. Lo affidò a lei. E, in conseguenza di questo dono e di questo affidamento, Maria diventò madre di Giovanni. La Madre di Dio è divenuta madre dell’uomo.

Da quell’ora Giovanni “la prese nella sua casa” e diventò il custode terreno della Madre del suo Maestro; è infatti diritto e dovere dei figli aver cura della madre. Soprattutto però Giovanni diventò per volontà di Cristo il figlio della Madre di Dio. E in Giovanni diventò figlio di lei ogni uomo.

2. “La prese della sua casa” può anche significare, letteralmente, nella sua abitazione.

Una particolare manifestazione della maternità di Maria riguardo agli uomini sono i luoghi, nei quali Ella s’incontra con loro; le case nelle quali Ella abita; case nelle quali si risente una particolare presenza della Madre.

Tali luoghi e tali case sono numerosissimi. E sono di una grande varietà: dalle edicole nelle abitazioni o lungo le strade, nelle quali risplende l’immagine della Madre di Dio, alle Cappelle e alle Chiese costruite in suo onore. Ci sono però alcuni luoghi, nei quali gli uomini sentono particolarmente viva la presenza della Madre. A volte questi posti irradiano ampiamente la loro luce, attirano la gente da lontano. Il loro raggio può estendersi ad una diocesi, a un’intera nazione, a volte a più nazioni e persino a più continenti. Sono questi i Santuari mariani.

In tutti questi luoghi si realizza in modo mirabile quel singolare testamento del Signore Crocifisso: l’uomo vi si sente consegnato e affidato a Maria; l’uomo vi accorre per stare con lei come con la propria Madre; l’uomo apre a lei il suo cuore e le parla di tutto: “la prende nella sua casa”, cioè dentro tutti i suoi problemi, a volte difficili. Problemi propri ed altrui. Problemi delle famiglie, delle società, delle nazioni, dell’intera umanità.

3. Non è così il Santuario di “Lourdes” nella vicina Francia? Non lo è “Jasna Góra” in terra polacca, il Santuario della mia Nazione, che celebra quest’anno il suo giubileo di seicento anni?

Sembra che anche lì, come in tanti altri Santuari mariani sparsi nel mondo, con una forza di particolare autenticità risuonino queste parole dell’odierna liturgia:
“Tu splendido onore della nostra gente” (Gdt 15,10), ed anche le altre:
“Di fronte all’umiliazione della nostra stirpe /… hai sollevato il nostro abbattimento / comportandoti rettamente davanti al nostro Dio” (Gdt 13,20).

Queste parole risuonano a Fatima così come un’eco particolare delle esperienze non solo della nazione portoghese, ma anche di tante altre nazioni e popoli che si trovano sul globo terrestre: sono anzi l’eco della esperienza di tutta l’umanità contemporanea, di tutta la famiglia umana.

4. Vengo dunque qui oggi perché proprio in questo giorno dello scorso anno, in piazza san Pietro a Roma, si è verificato l’attentato alla vita del Papa, misteriosamente coinciso con l’anniversario della prima apparizione a Fatima, che ebbe luogo il 13 maggio del 1917.

Queste date si sono incontrate tra loro in modo tale che mi è parso di riconoscervi una speciale chiamata a venire qui. Ed ecco, oggi sono qui. Sono venuto a ringraziare la Divina Provvidenza in questo luogo che la Madre di Dio sembra avere così particolarmente scelto. “Misericordiae Domini, quia non sumus consumpti” (Lam 3,22), ripeto ancora una volta con il profeta.

Sono venuto soprattutto per confessare qui la gloria di Dio stesso:
“Benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra”, dico con le parole dell’odierna liturgia (Gdt 13,18).

E verso il Creatore del cielo e della terra alzo anche quello speciale inno di gloria, che è lei stessa, l’Immacolata Madre del Verbo incarnato:
“Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra…

Davvero il coraggio che ti ha sostenuto non cadrà dal cuore degli uomini che ricorderanno per sempre la potenza di Dio. Dio dia esito felice a questa impresa a tua perenne esaltazione” (Gdt 13,18-20).

Alla base di questo canto di lode, che la Chiesa eleva con gioia qui come in tanti luoghi della terra, si trova l’incomparabile scelta di una figlia del genere umano come Madre di Dio.

E dunque sia adorato soprattutto Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Sia benedetta e venerata Maria, tipo della Chiesa, in quanto “dimora della santissima Trinità”.

5. Sin dal tempo in cui Gesù, morendo sulla croce, disse a Giovanni: “Ecco la tua Madre”; sin dal tempo in cui “il discepolo la prese nella sua casa”, il mistero della maternità spirituale di Maria ha avuto il suo adempimento nella storia con un’ampiezza senza confini. Maternità vuol dire sollecitudine per la vita del figlio. Ora, se Maria è madre di tutti gli uomini, la sua premura per la vita dell’uomo è di una portata universale. La premura di una madre abbraccia l’uomo intero. La maternità di Maria ha il suo inizio nella sua materna cura per Cristo. In Cristo Ella ha accettato sotto la croce Giovanni e, in lui, ha accettato ogni uomo e tutto l’uomo. Maria tutti abbraccia con una sollecitudine particolare nello Spirito Santo. È infatti lui, come professiamo nel nostro “Credo”, colui che “dà la vita”. È lui che dà la pienezza della vita aperta verso l’eternità.

La maternità spirituale di Maria è dunque partecipazione alla potenza dello Spirito Santo, di Colui che “dà la vita”. Essa è insieme l’umile servizio di Colei che dice di sé: “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc 1,38).

Alla luce del mistero della maternità spirituale di Maria, cerchiamo di capire lo straordinario messaggio, che cominciò a risuonare nel mondo da Fatima sin dal 13 maggio 1917 e si prolungò per cinque mesi fino al 13 ottobre dello stesso anno.

6. La Chiesa ha sempre insegnato e continua a proclamare che la rivelazione di Dio è portata a compimento in Gesù Cristo, il quale ne è la pienezza, e che “non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore” (Dei Verbum, 4). La Chiesa valuta e giudica le rivelazioni private secondo il criterio della loro conformità con tale unica Rivelazione pubblica.

Se la Chiesa ha accolto il messaggio di Fatima è soprattutto perché esso contiene una verità e una chiamata, che nel loro fondamentale contenuto sono la verità e la chiamata del Vangelo stesso.

“Convertitevi, (fate penitenza) e credete al Vangelo” (Mc 1,15), sono queste le prime parole del Messia rivolte all’umanità. Il messaggio di Fatima è nel suo nucleo fondamentale la chiamata alla conversione e alla penitenza, come nel Vangelo. Questa chiamata è stata pronunciata all’inizio del XX secolo, e, pertanto, a questo secolo è stata particolarmente rivolta. La Signora del messaggio sembra leggere con una speciale perspicacia i “segni dei tempi”, i segni del nostro tempo.

L’appello alla penitenza è materno e, al tempo stesso, forte e deciso. La carità che “si compiace della verità” (1Cor 13,6), sa essere schietta e decisa. La chiamata alla penitenza si unisce, come sempre, con la chiamata alla preghiera. Conformemente alla tradizione di molti secoli, la Signora del messaggio di Fatima indica il “Rosario”, che giustamente si può definire “la preghiera di Maria”: la preghiera, nella quale Ella si sente particolarmente unita con noi. Lei stessa prega con noi. Con questa preghiera si abbracciano i problemi della Chiesa, della Sede di san Pietro, i problemi di tutto il mondo. Inoltre, si ricordano i peccatori, perché si convertano e si salvino, e le anime del purgatorio.

Le parole del messaggio sono state rivolte a fanciulli dai 7 ai 10 anni d’età. I fanciulli, come Bernardetta di Lourdes, sono particolarmente privilegiati in queste apparizioni della Madre di Dio.

Da qui il fatto che anche il suo linguaggio è semplice, a misura della loro comprensione. I bambini di Fatima sono diventati gli interlocutori della Signora del messaggio ed anche i suoi collaboratori. Una di essi vive ancora.

7. Quando Gesù disse sulla Croce: “Donna, ecco il tuo figlio” (Gv 19,26) – in modo nuovo aprì il cuore di sua Madre, il Cuore Immacolato, e le rivelò la nuova dimensione dell’amore e la nuova portata dell’amore, al quale era chiamata nello Spirito Santo con la forza del sacrificio della Croce.

Nelle parole di Fatima ci sembra di ritrovare proprio questa dimensione dell’amore materno, che col suo raggio comprende tutta la strada dell’uomo verso Dio: quella che conduce attraverso la terra, e quella che va, attraverso il purgatorio, oltre la terra. La sollecitudine della Madre del Salvatore è la sollecitudine per l’opera della salvezza: l’opera del suo Figlio. È sollecitudine per la salvezza, per l’eterna salvezza di tutti gli uomini. Mentre si compiono ormai 65 anni da quel 13 maggio 1917, è difficile non scorgere come questo amore salvifico della Madre abbracci nel suo raggio, in modo particolare, il nostro secolo.

Alla luce dell’amore materno comprendiamo tutto il messaggio della Signora di Fatima. Ciò che più direttamente si oppone al cammino dell’uomo verso Dio è il peccato, il perseverare nel peccato, e, infine, la negazione di Dio. La programmata cancellazione di Dio dal mondo dell’umano pensiero. Il distacco da lui di tutta la terrena attività dell’uomo. Il rifiuto di Dio da parte dell’uomo.

In realtà l’eterna salvezza dell’uomo è solo in Dio. Il rifiuto di Dio da parte dell’uomo, se diventa definitivo, guida logicamente al rifiuto dell’uomo da parte di Dio (cf. Mt 7,23; 10,33), la dannazione.

Può la Madre, la quale con tutta la potenza del suo amore, che nutre nello Spirito Santo, desidera la salvezza di ogni uomo, tacere su ciò che mina le basi stesse di questa salvezza? No, non lo può!

Per questo, il messaggio della Signora di Fatima, così materno, è al tempo stesso così forte e deciso. Sembra severo. È come se parlasse Giovanni Battista sulle sponde del Giordano. Invita alla penitenza. Avverte. Chiama alla preghiera. Raccomanda il Rosario.

Questo messaggio è rivolto ad ogni uomo. L’amore della Madre del Salvatore arriva dovunque giunge l’opera della salvezza. Oggetto della sua premura sono tutti gli uomini della nostra epoca, ed insieme le società, le nazioni e i popoli. Le società minacciate dalla apostasia, minacciate dalla degradazione morale. Il crollo della moralità porta con sé il crollo delle società.

8. Cristo disse sulla Croce: “Donna, ecco il tuo figlio”. Con questa parola aprì, in modo nuovo, il Cuore di sua Madre. Poco dopo, la lancia del soldato romano trafisse il costato del Crocifisso.

Quel Cuore trafitto è diventato il segno della redenzione compiuta mediante la morte dall’Agnello di Dio.

Il Cuore Immacolato di Maria, aperto dalla parola: “Donna, ecco il tuo figlio”, si incontra spiritualmente col Cuore del Figlio aperto dalla lancia del soldato. Il Cuore di Maria è stato aperto dallo stesso amore per l’uomo e per il mondo, con cui Cristo ha amato l’uomo ed il mondo, offrendo per essi se stesso sulla Croce, fino a quel colpo di lancia del soldato.

Consacrare il mondo al Cuore Immacolato di Maria significa avvicinarci, mediante l’intercessione della Madre, alla stessa Sorgente della Vita, scaturita sul Golgota. Questa Sorgente ininterrottamente zampilla con la redenzione e con la grazia. Continuamente si compie in essa la riparazione per i peccati del mondo. Incessantemente essa è fonte di vita nuova e di santità.

Consacrare il mondo all’Immacolato Cuore della Madre, significa ritornare sotto la Croce del Figlio. Di più: vuol dire consacrare questo mondo al Cuore trafitto del Salvatore, riportandolo alla fonte stessa della sua Redenzione. La Redenzione è sempre più grande del peccato dell’uomo e del “peccato del mondo”. La potenza della Redenzione supera infinitamente tutta la gamma del male, che è nell’uomo e nel mondo.

Il Cuore della Madre ne è consapevole, come nessun altro in tutto il cosmo, visibile ed invisibile.

E per questo chiama.

Chiama non solo alla conversione, chiama a farci aiutare da lei, Madre, per ritornare alla fonte della Redenzione.

9. Consacrarsi a Maria significa farsi aiutare da lei ad offrire noi stessi e l’umanità a “Colui che è Santo”, infinitamente Santo; farsi aiutare da lei – ricorrendo al suo Cuore di Madre, aperto sotto la croce all’amore verso ogni uomo, verso il mondo intero – per offrire il mondo, e l’uomo, e l’umanità, e tutte le nazioni, a Colui che è infinitamente Santo. La santità di Dio si è manifestata nella redenzione dell’uomo, del mondo, dell’intera umanità, delle nazioni: redenzione avvenuta mediante il Sacrificio della Croce. “Per loro io consacro me stesso”, aveva detto Gesù (Gv 17,19).

Con la potenza della redenzione il mondo e l’uomo sono stati consacrati. Sono stati consacrati a Colui che è infinitamente Santo. Sono stati offerti ed affidati all’Amore stesso, all’Amore misericordioso.

La Madre di Cristo ci chiama e ci invita ad unirci alla Chiesa del Dio vivo in questa consacrazione del mondo, in questo affidamento mediante il quale il mondo, l’umanità, le nazioni, tutti i singoli uomini sono offerti all’Eterno Padre con la potenza della Redenzione di Cristo. Sono offerti nel Cuore del Redentore trafitto sulla Croce.

La Madre del Redentore ci chiama, ci invita e ci aiuta ad unirci a questa consacrazione, a questo affidamento del mondo. Allora infatti ci troveremo il più vicino possibile al Cuore di Cristo trafitto sulla Croce.

10. Il contenuto dell’appello della Signora di Fatima è così profondamente radicato nel Vangelo e in tutta la Tradizione, che la Chiesa si sente impegnata da questo messaggio.

Essa vi ha risposto col Servo di Dio Pio XII (la cui ordinazione episcopale era avvenuta precisamente il 13 maggio 1917), il quale volle consacrare al Cuore Immacolato di Maria il genere umano e specialmente i popoli della Russia. Con quella consacrazione egli non ha soddisfatto forse all’evangelica eloquenza dell’appello di Fatima?

Il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium e nella costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, ha illustrato ampiamente le ragioni del legame che unisce la Chiesa con il mondo di oggi. Al tempo stesso, il suo insegnamento sulla particolare presenza di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa, è maturato nell’atto con cui Paolo VI, chiamando Maria anche “Madre” della Chiesa, ha indicato in modo più profondo il carattere della sua unione con la Chiesa, e della sua sollecitudine per il mondo, per l’umanità, per ogni uomo, per tutte le nazioni: la sua maternità.

In questo modo si è approfondita ancora di più la comprensione del senso della consacrazione, che la Chiesa è chiamata a fare ricorrendo all’aiuto del Cuore della Madre di Cristo e Madre nostra.

11. Con che cosa si presenta, oggi, davanti alla Genitrice del Figlio di Dio, nel suo Santuario di Fatima, Giovanni Paolo II, successore di Pietro, prosecutore dell’opera di Pio, di Giovanni, di Paolo, e particolare erede del Concilio Vaticano II?

Si presenta, rileggendo con trepidazione quella chiamata materna alla penitenza, alla conversione: quell’appello ardente del Cuore di Maria risuonato a Fatima 65 anni fa. Sì, lo rilegge con la trepidazione nel cuore, perché vede quanti uomini e quante società, quanti cristiani, siano andati nella direzione opposta a quella indicata dal messaggio di Fatima. Il peccato ha guadagnato un così forte diritto di cittadinanza nel mondo e la negazione di Dio si è così ampiamente diffusa nelle ideologie, nelle concezioni e nei programmi umani!

Ma proprio per questo, l’invito evangelico alla penitenza e alla conversione, pronunciato con le parole della Madre, è sempre attuale. Ancora più attuale di 65 anni fa. E ancor più urgente. Perciò esso diventa l’argomento del prossimo Sinodo dei Vescovi, nell’anno venturo, Sinodo al quale già ci stiamo preparando.

Il successore di Pietro si presenta qui anche come testimone delle immense sofferenze dell’uomo, come testimone delle minacce quasi apocalittiche, che incombono sulle nazioni e sull’umanità.

Queste sofferenze egli cerca di abbracciare col proprio debole cuore umano, mentre si pone di fronte al mistero del Cuore della Madre, del Cuore Immacolato di Maria.

Nel nome di queste sofferenze, con la consapevolezza del male che dilaga nel mondo e minaccia l’uomo, le nazioni, l’umanità, il successore di Pietro si presenta qui con una fede più grande nella redenzione del mondo, in questo Amore salvifico che è sempre più forte, sempre più potente di ogni male.

Se dunque il cuore si stringe per il senso del peccato del mondo e per la gamma delle minacce, che si addensano sull’umanità, questo stesso cuore umano si dilata nella speranza col compiere ancora una volta ciò che hanno già fatto i miei predecessori: consacrare cioè il mondo al Cuore della Madre, consacrargli specialmente quei popoli, che ne hanno particolarmente bisogno. Questo atto vuol dire consacrare il mondo a Colui che è infinita Santità. Questa Santità significa redenzione, significa amore più potente del male.

Mai nessun “peccato del mondo” può superare questo Amore.

Ancora una volta. Infatti l’appello di Maria non è per una volta sola. Esso è aperto alle sempre nuove generazioni, secondo i sempre nuovi “segni dei tempi”. Si deve incessantemente ad esso ritornare. Riprenderlo sempre di nuovo.

12. Scrisse l’Autore dell’Apocalisse:
“Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo, ed egli sarà il Dio-con-loro”” (Ap 21,2ss).

Di tale fede vive la Chiesa.

Con tale fede cammina il Popolo di Dio.

“La dimora di Dio con gli uomini” è già sulla terra.

E in essa è il Cuore della Sposa e della Madre, Maria, ornato con il gioiello dell’immacolata concezione: il Cuore della Sposa e della Madre aperto sotto la Croce dalla parola del Figlio ad un nuovo grande amore dell’uomo e del mondo; il Cuore della Sposa e della Madre consapevole di tutte le sofferenze degli uomini e delle società di questa terra.

Il Popolo di Dio è pellegrino sulle strade di questo mondo nella direzione escatologica. Compie il pellegrinaggio verso l’eterna Gerusalemme, verso la “dimora di Dio con gli uomini”.

Là, Dio “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (cf. Ap 21,4).

Ma ora “le cose di prima” durano ancora. Proprio esse costituiscono lo spazio temporale del nostro pellegrinaggio.

Perciò guardiamo verso “Colui che siede sul trono, che dice: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”” (cf. Ap 21,5).

Ed insieme all’evangelista ed apostolo cerchiamo di vedere con gli occhi della fede “il cielo e la terra nuovi” perché il cielo di prima e la terra di prima sono già passati…

Ma finora “il cielo di prima e la terra di prima” perdurano intorno a noi e dentro di noi. Non possiamo ignorarlo. Questo ci consente però di riconoscere quale immensa grazia è stata concessa all’uomo quando, in mezzo a questo peregrinare, sull’orizzonte della fede dei nostri tempi si è acceso questo “Segno grandioso: una Donna” (Ap 12,1)!

Sì, veramente possiamo ripetere: “Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra!

… comportandoti rettamente, davanti al nostro Dio,
… hai sollevato il nostro abbattimento”.

Veramente! Sei benedetta!

Sì, qui e in tutta la Chiesa, nel cuore di ogni uomo e nel mondo intero: sii benedetta o Maria, Madre nostra dolcissima!

Immacolata rallegrati! Giovanni Paolo II

Immacolata“Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28).

Con queste parole dell’Arcangelo Gabriele, ci rivolgiamo alla Vergine Maria più volte al giorno. Le ripetiamo oggi con fervida gioia, nella solennità dell’Immacolata Concezione, ricordando l’8 dicembre 1854, quando il beato Pio IX proclamò questo mirabile dogma della fede cattolica. (…)

2. Quanto grande è il mistero dell’Immacolata Concezione che l’odierna Liturgia ci presenta! Mistero che non cessa di attirare la contemplazione dei credenti e ispira la riflessione dei teologi. Il tema del Congresso ora ricordato – “Maria di Nazaret accoglie il Figlio di Dio nella storia” – ha favorito un approfondimento della dottrina del concepimento immacolato di Maria quale presupposto per l’accoglienza nel suo grembo verginale del Verbo di Dio incarnato, Salvatore del genere umano.

“Piena di grazia”, “κεχαριτωµευη”: con questo appellativo, secondo l’originale greco del Vangelo di Luca, l’Angelo si rivolge a Maria. E’ questo il nome con cui Dio, attraverso il suo messaggero, ha voluto qualificare la Vergine. In questo modo Egli l’ha pensata e vista da sempre, ab aeterno.

3. Nell’inno della Lettera agli Efesini, poc’anzi proclamato, l’Apostolo loda Dio Padre perché “ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (1,3). Con quale specialissima benedizione Dio s’è rivolto a Maria fin dall’inizio dei tempi! Veramente benedetta, Maria, tra tutte le donne (cfr Lc 1,42)!

Il Padre l’ha scelta in Cristo prima della creazione del mondo, perché fosse santa e immacolata al suo cospetto nell’amore, predestinandola quale primizia all’adozione filiale per opera di Gesù Cristo (cfr Ef 1,4-5).

4. La predestinazione di Maria, come quella di ognuno di noi, è relativa alla predestinazione del Figlio. Cristo è quella “stirpe” che avrebbe “schiacciato la testa” all’antico serpente, secondo il Libro della Genesi (cfr Gn 3,15); è l’Agnello “senza macchia” (cfr Es 12,5; 1 Pt 1,19), immolato per redimere l’umanità dal peccato.

In previsione della morte salvifica di Lui, Maria, sua Madre, è stata preservata dal peccato originale e da ogni altro peccato. Nella vittoria del nuovo Adamo c’è anche quella della nuova Eva, madre dei redenti. L’Immacolata è così segno di speranza per tutti i viventi, che hanno vinto satana per mezzo del sangue dell’Agnello (cfr Ap 12,11).

5. Contempliamo quest’oggi l’umile fanciulla di Nazaret santa e immacolata al cospetto di Dio nella carità (cfr Ef 1,4), quella “carità”, che nella sua fonte originaria, è Dio stesso, uno e trino. (..)

7. A Te, Vergine Immacolata, da Dio predestinata sopra ogni altra creatura quale avvocata di grazia e modello di santità per il suo popolo, rinnovo quest’oggi in modo speciale l’affidamento di tutta la Chiesa.

Sii Tu a guidare i suoi figli nella peregrinazione della fede, rendendoli sempre più obbedienti e fedeli alla Parola di Dio.

Sii Tu ad accompagnare ogni cristiano nel cammino della conversione e della santità, nella lotta contro il peccato e nella ricerca della vera bellezza, che è sempre impronta e riflesso della Bellezza divina.

Sii Tu, ancora, ad ottenere pace e salvezza per tutte le genti. L’eterno Padre, che Ti ha voluta Madre immacolata del Redentore, rinnovi anche nel nostro tempo, per mezzo tuo, i prodigi del suo amore misericordioso. Amen!

Spiegare la Madonna ai pentecostali

I pentecostali sono fratelli e sorelle nella fede, in quanto cristiani, e il loro battesimo, fatto con acqua nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e’ valido e pienamente riconosciuto da noi cattolici.
Si opera insieme nella carita’ e si deve pian piano comprendere come riavvicinarci a livello dottrinale, approfondendo alcune questioni che a volte sono dovute a problemi storici e di comunicazione.

Uno dei temi e’ quello dello del pregare Maria e i Santi.

Per i cattolici la devozione a Maria e ai Santi è una preghiera di intercessione così come si chiede ad una assemblea di imporre le mani su un malato, o si chiede ad un pastore di pregare per una situazione particolare. Non è il pastore che guarisce, ma lo Spirito, non è Maria o i Santi a guarire ma è Dio che invocato agisce…

Certo ci sono abusi di chi prega malamente Maria e i Santi, ma sono abusi personali, peccati di ognuno, debolezze che anche i cristiani di altre confessioni hanno, ad esempio idolatrando dei pastori, guaritori, ecc.
Per capire bene la questione ad esempio di Maria è utile leggere la dichiarazione comune tra anglicani e cattolici circa il ruolo di Maria.
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/angl-comm-docs/rc_pc_chrstuni_doc_20050516_mary-grace-hope-christ_it.html

Circa le raffigurazioni (che tra l’altro ci sono anche presso gli ortodossi e anche in alcune chiese pentecostali), non sono assolutamente idoli ma solo strumenti per pregare.
Nessun cattolico o ortodosso ritiene che le immagini con raffigurazioni sacre siano divine, ma che siano strumenti per ricordarsi di Dio. Così come nell’antico testamento Dio permise che vi fossero raffigurazioni del divino (mi pare a Mosè e Salomone):

Cf Nm 21,4-9; Sap 16,5-14; Gv 3,14-15.
(84) Cf Es 25,10-22; 1 Re 6,23-28; 7,23-26

«Non ti farai alcuna immagine scolpita…»
2129 L’ingiunzione divina comportava il divieto di qualsiasi rappresentazione di Dio fatta dalla mano dell’uomo. Il Deuteronomio spiega: « Poiché non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo » (Dt 4,15-16). È il Dio assolutamente trascendente che si è rivelato a Israele. « Egli è tutto », ma, al tempo stesso, è « al di sopra di tutte le sue opere » (Sir 43,27-28). Egli è « lo stesso autore della bellezza » (Sap 13,3).
2130 Tuttavia, fin dall’Antico Testamento, Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente conducessero alla salvezza operata dal Verbo incarnato: così il serpente di rame,83 l’arca dell’Alleanza e i cherubini.84
2131 Fondandosi sul mistero del Verbo incarnato, il settimo Concilio ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. Incarnandosi, il Figlio di Dio ha inaugurato una nuova « economia » delle immagini.
2132 Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, « l’onore reso ad un’immagine appartiene a chi vi è rappresentato »,85 e « chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto ».86 L’onore tributato alle sacre immagini è una « venerazione rispettosa », non un’adorazione che conviene solo a Dio:
« Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il moto che si volge all’immagine in quanto immagine, non si ferma su di essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta ».87
(83) Cf Nm 21,4-9; Sap 16,5-14; Gv 3,14-15.
(84) Cf Es 25,10-22; 1 Re 6,23-28; 7,23-26

Alla Vergine (preghiera di S.Teresa di Lisieux)

Io so bene, o Vergine piena di grazia,
che a Nazaret tu sei vissuta poveramente,
senza chiedere nulla di più.
Né estasi, né miracoli, né altri fatti straordinari
abbellirono la tua vita, o Regina degli eletti.
Il numero degli umili, dei «piccoli»,
è assai grande sulla terra: essi possono
alzare gli occhi verso di te senza alcun timore.
Tu sei la madre incomparabile che cammina
con loro per la strada comune,
per guidarli al cielo.
O Madre diletta, in questo duro esilio
io voglio vivere sempre con te
e seguirti ogni giorno. Mi tuffo rapita
nella tua contemplazione e scopro
gli abissi di amore del tuo cuore.
Tutti i miei timori svaniscono
sotto il tuo sguardo materno
che mi insegna a piangere e a gioire.

S.Teresa di Lisieux

 

Atto di affidamento a Maria – Papa Francesco

Beata Maria Vergine di Fatima,
con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna
uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni
che ti dicono beata.

Celebriamo in te le grandi opere di Dio,
che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità,
afflitta dal male e ferita dal peccato,
per guarirla e per salvarla.

Accogli con benevolenza di Madre
l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia,
dinanzi a questa tua immagine a noi tanto cara.

Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi
e che nulla ti è estraneo di tutto ciò che abita nei nostri cuori.

Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo
e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso.

Custodisci la nostra vita fra le tue braccia:
benedici e rafforza ogni desiderio di bene;
ravviva e alimenta la fede;
sostieni e illumina la speranza;
suscita e anima la carità;
guida tutti noi nel cammino della santità.

Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione
per i piccoli e i poveri,
per gli esclusi e i sofferenti,
per i peccatori e gli smarriti di cuore:
raduna tutti sotto la tua protezione
e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù.

Amen.

Message from Medjugorje 25-12-2014

medju-con-scritte-dicembreMedjugorje Message in 1.English December 25th 2014 “Dear children! Also today, in my arms I am carrying my Son Jesus to you and I am asking from Him peace for you and peace among you. Pray to and adore my Son for His peace and joy to enter into your hearts. I am praying for you to be all the more open to prayer. Thank you for having responded to my call.” 2.Italiano Messaggio di Medjugorje, 25 dicembre 2014 “Cari figli! Anche oggi vi porto tra le braccia mio Figlio Gesù e cerco da Lui la pace per voi e la pace tra di voi. Pregate e adorate mio Figlio perché nei vostri cuori entri la sua pace e la sua gioia. Prego per voi perché siate sempre più aperti alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

3.Deutsch Botschaft, 25 Dezember 2014 “Liebe Kinder! Auch heute trage ich in meinen Armen meinen Sohn Jesus zu euch und ich erbitte von Ihm den Frieden für euch und den Frieden unter euch. Betet, und betet meinen Sohn an, damit in eure Herzen Sein Friede und Seine Freude einkehren. Ich bete für euch, damit ihr noch mehr dem Gebet gegenüber offen seid. Danke, dass ihr meinem Ruf gefolgt seid!”

4.Francais Message, 25 décembre 2014 “Chers enfants, aujourd‘hui encore, dans mes bras, je vous porte mon Fils Jésus et je lui demande la paix pour vous et la paix entre vous. Priez et adorez mon Fils afin qu’en vos cœurs entrent sa paix et sa joie. Je prie pour vous afin que vous soyez toujours plus ouverts à la prière. Merci d’avoir répondu à mon appel.”

5.Espanol Mensaje, 25 diciembre 2014 “Queridos hijos! También hoy, les traigo en mis brazos a mi Hijo Jesús, y a Él le pido la paz para ustedes y la paz entre ustedes. Oren y adoren a mi Hijo, para que en vuestros corazones entre su paz y su alegría. Oro por ustedes para que cada vez estén más abiertos a la oración. Gracias por haber respondido a mi llamado.”

6.Hrvaski Poruka, 25 prosinac 2014 “Draga djeco! I danas u narucju nosim vam svog sina Isusa i tražim od njega mir za vas i mir izmedu vas. Molite se i klanjajte se mome Sinu da u vaša srca ude njegov mir i radost. Molim se za vas da budete što više otvoreni molitvi. Hvala vam što ste se odazvali mome pozivu.”

7.Portugueis Messagem, 25 dezembro 2014 “Queridos filhos! Também hoje, em MEUS Braços, EU estou carregando MEU FILHO JESUS para vocês e EU estou pedindo a SUA Paz para vocês e a paz entre vocês. Rezem e adorem o MEU FILHO para SUA Paz e Alegria entrar em seus corações. EU estou rezando para vocês todos serem mais abertos à oração. Obrigada por terem respondido ao MEU Chamado. ”

8.Polski Orędzie iz Medziugorje, 25 grudzień 2014r. „Drogie dzieci! Dzisiaj również niosę wam swego Syna Jezusa na ręku i proszę Go o pokój dla was i pokój pośród was. Módlcie się i adorujcie mego Syna, aby do waszych serc weszły Jego pokój i radość. Modlę się z wami, abyście byli bardziej otwarci na modlitwę. Dziękuję wam, że odpowiedzieliście na moje wezwanie. ”

9.Romana Mesajul din 25 decembrie 2014 „Dragi copii, şi astăzi vi-L aduc în braţele mele pe Fiul meu Isus şi cer de la El pacea pentru voi şi pacea între voi. Rugaţi-vă şi adoraţi-L pe Fiul meu, pentru ca în inimile voastre să intre pacea Sa şi bucuria Sa. Mă rog pentru voi ca să fiţi tot mai deschişi rugăciunii. Vă mulţumesc că aţi răspuns chemării mele. ”

10.Bahasa indonesian Pesan 25 Desember 2014 “Anak – anak Ku yang terkasih. Juga hari ini, dalam pelukan Ku Aku menggendong Putera Ku Jesus untuk kamu dan Aku minta damai dari Dia untuk kamu dan damai diantara kamu. Berdoalah dan pujilah Putera Ku supaya damai Nya dan sukacita bersemayam dalam hatimu. Aku berdoa untuk kamu supaya kamu semua lebih terbuka untuk berdoa. Terima kasih atas tanggapan terhadap panggilan Ku.”

11.Russian Последное Послание из Меджугорье, 25 Декабрь 2014 “Дорогие дети! И сегодня Я несу в своих руках моего Сына Иисуса вам и я прошу у Него мира для вас и мира среди вас. Молитесь и обожайте моего Сына, чтобы Его мир и радость вошли в ваши сердца. Я молюсь, чтобы вы еще больше были открыты молитве. Спасибо, что ответили на мой призыв. “

12.Hungarian  Üzenet, 2014 december 25 “Drága gyermekek! Ma is karjaimban hozom nektek Fiamat, Jézust, és kérem tőle számotokra a békét és egymás közti békéteket is. Imádkozzatok és imádjátok Fiamat, hogy az Ő békéje és öröme költözzön a szívetekbe. Imádkozom értetek, hogy egyre inkább megnyíljatok az imára. Köszönöm, hogy válaszoltatok hívásomra. ”

13.Chinese 14.Dutch Laatst Boodschap, 25 december 2014 “Lieve kinderen, Ook vandaag draag ik mijn Zoon Jezus in mijn armen naar jullie en ik vraag Hem om vrede voor jullie en om vrede onder jullie. Bid en aanbid mijn Zoon, opdat in jullie harten Zijn vrede en Zijn vreugde binnengaan. Ik bid voor jullie, opdat jullie steeds meer open staan voor het gebed. Dank dat jullie mijn oproep beantwoord hebben. ”
15.Finnish Viesti, 25.joulukuu 2014 “Rakkaat lapset! Kannan teille tänäänkin sylissäni Poikani Jeesuksen ja pyydän Häneltä rauhaa teille ja teidän keskuuteenne. Rukoilkaa ja palvokaa Poikaani, jotta Hänen rauhansa ja ilonsa tulisivat sydämiinne. Rukoilen, että avautuisitte yhä enemmän rukoukselle. Kiitos siitä, että olette vastanneet kutsuuni. ”
16.Greek 17.Norwegian Budskapet fra 25. desember 2014 “Kjære barn! Også i dag bærer jeg min Sønn Jesus til dere i mine armer, og jeg ber om fred for dere og om fred blant dere fra Ham. Be til og tilbe min Sønn slik at Hans fred og glede kan komme inn i deres hjerter. Jeg ber for dere om å bli enda mere åpen for bønn. Takk for at dere har svart på mitt kall.” 18.Swedish Budskap 25 december 2014 “Kära barn! Också idag bär jag i mina armar min Son Jesus till er och jag ber Honom om frid för er och bland er. Be och tillbe min Son för att Hans frid och glädje ska komma in i era hjärtan. Jag ber för er att ni ska bli alltmer öppna för bön. Tack att ni svarat på min kallelse.” 19.Waray-Waray

20.Czech Poselství z Medžugorje, 25 prosince 2014 „Drahé děti! I dnes vám v náručí nesu svého syna Ježíše a žádám od Něj mír pro vás a mír mezi vámi. Modlete se a klanějte se mému Synu, aby do vašeho srdce vešel jeho mír a radost. Modlím se za vás, abyste byly co nejvíce otevření modlitbě. Děkuji vám, že jste přijaly mou výzvu. “

21.Kiswahili 22.Slovak Posolstvo, Medžugorie, 25 december 2014 “Drahé deti! Aj dnes vám v náručí prinášam svojho Syna Ježiša a žiadam od neho pokoj pre vás a pokoj medzi vami. Modlite sa a klaňajte sa môjmu Synovi, aby do vašich sŕdc vstúpil jeho pokoj a radosť. Modlím sa za vás, aby ste boli čoraz viac otvorení modlitbe. Ďakujem vám, že ste prijali moje pozvanie. “

23.Slovenian  Sporočilo, 25 december 2014 «Dragi otroci! Tudi danes vam v naročju prinašam svojega sina Jezusa in ga prosim za mir za vas in za mir med vami. Molite in častite mojega Sina, da v vaša srca pride Njegov mir in radost. Molim za vas, da bi bili čim bolj odprti molitvi. Hvala vam, ker ste se odzvali mojemu klicu. »

24.Vietnamese Latest Thông điệp Medjugorje ngày, 25 Tháng Mười Hai 2014 „Các con yêu dấu, Hôm nay nữa, trong đôi tay Mẹ đang mang Thánh Tử Giêsu của Mẹ tới cho các con và Mẹ cầu xin từ Ngài bình an cho các con và bình an ở giữa các con. Các con hãy cầu nguyện và tôn thờ Thánh Tử Mẹ cho bình an và niềm vui của Ngài đi vào tâm hồn các con. Mẹ cầu nguyện cho các con hoàn toàn rộng mở hơn tới việc cầu nguyện. Cám ơn các con đã đáp lại lời mời gọi của Mẹ. ”

25.Arab 26.Latvian Nejaušs Vēstījums, 2011 g. 25 decembris “Mīļie bērni! Arī šodien uz savām rokām nesu jums Dēlu Jēzu, lai Viņš jums dāvātu savu mieru. Lūdzieties, bērniņi, un sniedziet savu liecību, lai ikvienā sirdī gūtu virsroku nevis cilvēciskais, bet Dieva miers, kuru neviens nespēj sagraut. Tas ir sirdsmiers, ko Dievs sniedz tiem, kurus Viņš mīl. Pateicoties kristībai, jūs visi īpašā veidā esat aicināti un mīlēti, tāpēc lieciniet un lūdzieties, lai jūs būtu manas rokas, kas sniedzas pretī šai pasaulei, kura ilgojas pēc Dieva un miera. Paldies, ka atbildējāt uz manu aicinājumu! ”

27.Japanese 2014年12月25日のメッセージ 「愛する子たちよ!きょうもまた 私は 息子(みこ)イエスを 両うでに抱いて 皆さんに運んでいます。私は、息子(みこ)に、あなたとあなたたちの間に 平和を願っています。私の息子(みこ)に祈り、そして崇めてください。私の息子(みこ)の平和と喜びが あなたたちの心の中に入りますように。私は あなたたちが より一層 祈りに開かれるよう 祈っています。呼びかけに応えてくださってありがとう」 28. Albanese – Shqip Mesazhi i 25 dhjetor 2014  “Bij të dashur, edhe sot po ju sjell në mes krahëve Birin tim Jezusin dhe kërkojë nga Ai paqen për ju dhe paqen midis jush. Lutuni dhe adhurojeni Birin tim të hyjë në zemrat tuaja paqa e tij dhe gëzimi i tij. Lutem për ju që të mundeni të jeni gjithmon të hapura ndaj lutjes. Faleminderit që i jeni përgjigjur thirrjes sime.”

Atto di venerazione all’Immacolata – Papa Francesco

Vergine Maria,
in questo giorno di festa per la tua Immacolata Concezione,
vengo a presentarti l’omaggio di fede e d’amore
del popolo santo di Dio che vive in questa Città e Diocesi.
Vengo a nome delle famiglie, con le loro gioie e fatiche;
dei bambini e dei giovani, aperti alla vita;
degli anziani, carichi di anni e di esperienza;
in modo particolare vengo a te
da parte degli ammalati, dei carcerati,
di chi sente più duro il cammino.
Come Pastore vengo anche a nome di quanti
sono arrivati da terre lontane in cerca di pace e di lavoro.

Sotto il tuo manto c’è posto per tutti,
perché tu sei la Madre della Misericordia.
Il tuo cuore è pieno di tenerezza verso tutti i tuoi figli:
la tenerezza di Dio, che da te ha preso carne
ed è diventato nostro fratello, Gesù,
Salvatore di ogni uomo e di ogni donna.
Guardando te, Madre nostra Immacolata,
riconosciamo la vittoria della divina Misericordia
sul peccato e su tutte le sue conseguenze;
e si riaccende in noi la speranza in un vita migliore,
libera da schiavitù, rancori e paure.

Oggi, qui, nel cuore di Roma, sentiamo la tua voce di madre
che chiama tutti a mettersi in cammino
verso quella Porta, che rappresenta Cristo.
Tu dici a tutti: “Venite, avvicinatevi fiduciosi;
entrate e ricevete il dono della Misericordia;
non abbiate paura, non abbiate vergogna:
il Padre vi aspetta a braccia aperte
per darvi il suo perdono e accogliervi nella sua casa.
Venite tutti alla sorgente della pace e della gioia”.

Ti ringraziamo, Madre Immacolata,
perché in questo cammino di riconciliazione
tu non ci fai andare da soli, ma ci accompagni,
ci stai vicino e ci sostieni in ogni difficoltà.
Che tu sia benedetta, ora e sempre, Madre. Amen.

(Papa Francesco, 8 dicembre 2015)

Tanti auguri scomodi (Don Tonino Bello)

 

buon-natale-di-don-tonino-bello-3-728Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge “, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale!
Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Don Tonino Bello

L’immacolata concezione spiegata da Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle!
Quest’oggi celebriamo una delle feste della Beata Vergine piu’ belle e popolari: l’Immacolata Concezione. Maria non solo non ha commesso alcun peccato, ma è stata preservata persino da quella comune eredità del genere umano che è la colpa originale. E ciò a motivo della missione alla quale da sempre Dio l’ha destinata: essere la Madre del Redentore. Tutto questo è contenuto nella verità di fede dell’”Immacolata Concezione”.
Il fondamento biblico di questo dogma si trova nelle parole che l’Angelo rivolse alla fanciulla di Nazaret: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28). “Piena di grazia” – nell’originale greco kecharitoméne – è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, “l’amore incarnato di Dio” (Enc. Deus caritas est, 12).
Possiamo domandarci: perché, tra tutte le donne, Dio ha scelto proprio Maria di Nazaret?
La risposta è nascosta nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà. Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo Canto del Paradiso: “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio” (Par. XXXIII, 1-3). La Vergine stessa nel “Magnificat”, il suo cantico di lode, questo dice: “L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,46.48). Sì, Dio è stato attratto dall’umiltà di Maria, che ha trovato grazia ai suoi occhi (cfr Lc 1,30). E’ diventata così la Madre di Dio, immagine e modello della Chiesa, eletta tra i popoli per ricevere la benedizione del Signore e diffonderla sull’intera famiglia umana.
Questa “benedizione” non è altro che Gesù Cristo stesso. E’ Lui la Fonte della grazia, di cui Maria è stata colmata fin dal primo istante della sua esistenza. Ha accolto con fede Gesù e con amore l’ha donato al mondo. Questa è anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa: accogliere Cristo nella nostra vita e donarlo al mondo, “perché il mondo si salvi per mezzo di Lui” (Gv 3,17).
Cari fratelli e sorelle, l’odierna festa dell’Immacolata illumina come un faro il tempo dell’Avvento, che è tempo di vigilante e fiduciosa attesa del Salvatore. Mentre avanziamo incontro a Dio che viene, guardiamo a Maria che “brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino” (Lumen gentium, 68).
Benedetto XVI

La Santa Casa di Maria a Loreto

loretoSecondo uno studio archeologico condotto dall’architetto Nanni Monelli e da padre Giuseppe Santarelli, Direttore della Congregazione generale della Santa Casa di Loreto, le pietre che si trovano nella grotta dell’Annunciazione a Nazareth hanno la stessa origine delle pietre dell’altare dei Santi Apostoli della Santa Casa di Loreto.

Questa scoperta ha riaperto la discussione sulla validità storica della traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto e sul mistero di come sia avvenuta questa traslazione.

Per approfondire la conoscenza e la storia del santuario mariano dove si conserva e venera la Santa Casa di Nazareth della Vergine Maria, che secondo la tradizione fu trasportata miracolosamente da Nazareth a Tersatto nel 1291 e infine a Loreto, ZENIT ha intervistato il prof. Giorgio Nicolini, un esperto in materia, autore del libro “La veridicità storica della miracolosa Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto” (www.lavocecattolica.it).

Il libro illustra con prove documentali del tutto inedite, la verità storica delle “cinque traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth avvenute “in vari luoghi” e infine sul colle di Loreto: “traslazioni miracolose” avvenute tra il 1291 e il 1296, “approvate” “ufficialmente” nella loro “veridicità storica” da tanti Papi, per sette secoli. Il libro contiene anche il testo della “benedizione” di Giovanni Paolo II, spedita in data 11 gennaio 2005 all’autore del libro dal Pontefice stesso.

Secondo un recente studio condotto dall’architetto Nanni Monelli e da padre Giuseppe Santarelli, Direttore della “Congregazione Universale della Santa Casa”, le pietre dell’Altare degli Apostoli (uno dei più antichi dell’età paleocristiana) che si trova nella Santa Casa di Loreto ha la stessa origine delle pietre che si trovano nella grotta di Nazareth, davanti alla quale si trovavano le tre Pareti della Santa Casa di Maria. E’ un’altra conferma dell’autenticità della Casa di Loreto come la Casa nazaretana di Maria?

Nicolini: Sull’autenticità della Santa Casa di Loreto come la “vera Casa nazaretana” di Maria non ci sono mai stati dubbi, se non per chi non ne conosce i secolari studi relativi; tanto che tutti i Sommi Pontefici, per sette secoli, ne hanno comprovato l’autenticità con solenni atti canonici di “approvazione”.

Tale studio dell’Altare degli Apostoli è invece importante perché, oltre a fornire una ulteriore prova dell’autenticità della Santa Casa di Loreto come la “Casa nazaretana” di Maria, fornisce anche una “prova” ancora più eclatante a riguardo della “miracolosità” della “traslazione” della Santa Casa di Nazareth.

Infatti la “tradizione” ha sempre attestato che, tra il 1291 e il 1296, le tre Pareti della Santa Casa di Nazareth furono trasportate “miracolosamente”, per “il ministero angelico”, in “vari luoghi”, e insieme alle tre Pareti fu trasportato “miracolosamente”, “in vari luoghi”, anche l’Altare degli Apostoli. Ciò è attestato da antichi documenti, nei quali si parla della presenza di tale Altare unitamente alle tre Sante Pareti, come a Tersatto, in Dalmazia, ove la Santa Casa vi sostò tra il 10 maggio 1291 e il 10 dicembre 1294.

Quindi, in un certo senso, si potrebbe dire che “il miracolo” fu “duplice”, perché furono trasportate “miracolosamente” non solo le tre Sante Pareti “integre”, ma insieme ad esse, e distinto da esse, anche l’Altare degli Apostoli.

Che cosa hanno detto la storia, la tradizione, i Sommi Pontefici, sulla “traslazione” della Santa Casa di Nazareth della Vergine Maria, che si trova ora a Loreto?

Nicolini: Nel libro che ho scritto in proposito, dimostro che dal punto di vista storico e archeologico sono accertate, in modo indiscutibile, “almeno” cinque “traslazioni miracolose”, tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (nell’ex-Jugoslavia), ad Ancona (località Posatora), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.

Tutti questi fatti soprannaturali furono tramandati dai “testimoni oculari” dell’epoca, nei vari luoghi ove si compirono, e furono rigorosamente controllati dai Vescovi locali dell’epoca, i quali emisero dei pronunciamenti “canonici” di “veridicità”, come attestano delle “chiese” dell’epoca consacrate a tali “eventi miracolosi” dai Vescovi di Fiume, di Ancona, di Recanati, di Macerata, di Napoli… Così pure tanti Sommi Pontefici, impegnando la loro Suprema Autorità Apostolica, hanno “approvato” ininterrottamente, sin dalle origini, la “veridicità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa: da Nicolò IV (1292) sino a Giovanni Paolo II (2005).

In proposito, così scriveva il grande Pontefice Beato Pio IX, nella Bolla “Inter Omnia”, del 26 agosto 1852: “A Loreto si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia”. E il Santo Pontefice aggiunse ancora: “Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio”.

C’è però chi sostiene la tesi secondo cui furono alcuni Crociati, con la nave, a trasportare a Loreto solo delle “pietre” della Casa di Maria, che vennero poi ivi riassemblate sotto forma di “casa”. Lei che ne pensa?

Nicolini: Intanto è opportuno precisare che a Loreto ci sono solo le tre Pareti che costituivano in realtà “la Camera” di Maria, comunemente denominata come “la Santa Casa”, ove avvenne l’Annunciazione, e che sorgeva a Nazareth dinanzi ad una grotta e faceva un sol corpo con essa. Attualmente a Nazareth sono rimaste “la grotta” e “le fondamenta” della Casa “in muratura” dell’Annunciazione, mentre a Loreto è venerata l’autentica Casa “in muratura”, “senza fondamenta”, che stava a Nazareth davanti alla grotta. Detto più semplicemente: a Nazareth ci sono “le fondamenta” senza la Casa, a Loreto c’è “la Casa” senza le fondamenta.

L’“ipotesi” di un trasporto umano, avanzata recentemente da alcuni studiosi, oltre ad essere priva di ogni documentazione al riguardo, è “insostenibile” ed “impossibile”, sia per le ragioni “storiche” sopraddette, nonché per ragioni “architettoniche” e “scientifiche”. Ad esempio, l’ipotesi di un trasporto umano mediante la scomposizione dei muri della Casa in singoli blocchi di pietra effettuata a Nazareth e ricomposta prima in Dalmazia e poi per altre quattro volte sulla costa adriatica, dopo duemila chilometri di peregrinazione per terra e per mare, è del tutto impossibile anche dal punto di vista “temporale”. Ciò lo attesta la “simultaneità” delle date di partenza da Nazareth (sicuramente nel maggio 1291) e di arrivo a Tersatto (9-10 maggio 1291), come riportato da una lapide dell’epoca.

Così pure risulterebbe “impossibile” una simile operazione di “smontaggio” e “rimontaggio”, eseguita per di più in cinque luoghi diversi, in Dalmazia e in Italia. L’analisi chimica della malta, infatti, nei punti dove attualmente tiene unite le pietre, presenta caratteristiche chimiche particolari, proprie della zona di Nazareth, con una omogeneità della tessitura muraria, che esclude ogni possibilità di un tale ipotetico “smontaggio” e “rimontaggio” delle pietre. Infatti la malta che tiene unite le pietre è uniforme in tutti i punti e risulta costituita da solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica dell’epoca, nota in Palestina 2000 anni fa, ma mai impiegata in Italia. Quindi, la Santa Casa non fu mai “scomposta” in blocchi, ma è giunta a Loreto – dopo altre precedenti “traslazioni miracolose” – con le pietre “murate” con la stessa malta usata oltre 2000 anni fa a Nazareth, così come oggi ancora si presenta.

La collocazione finale poi su una pubblica strada, a Loreto, ove ancor oggi si trova, è ugualmente umanamente “impossibile”, come hanno attestato tutti gli archeologi ed architetti che hanno esaminato nei secoli il sottosuolo della Santa Casa e la strada pubblica su cui “si è posata”. L’architetto Giuseppe Sacconi (1854-1905), ad esempio, dichiarò di aver constatato che “la Santa Casa sta, parte appoggiata sopra l’estremità di un’antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo” . Disse inoltre che, senza entrare in questioni storiche o religiose, bisognava ammettere che la Santa Casa non poteva essere stata fabbricata, come è, nel posto ove si trova (“Annali Santa Casa”, anno 1925, n.1). Un dato da rilevare, in proposito, a dimostrazione che le tre Sante Pareti “si posarono” sulla strada, e non che vi furono ricostruite, è la singolarità di un cespuglio spinoso che si trovava sul bordo della strada al momento dell’impatto e che vi è rimasto imprigionato.

Un altro insigne architetto, Federico Mannucci (1848-1935), incaricato dal Sommo Pontefice Benedetto XV di esaminare le fondamenta della Santa Casa, in occasione del rinnovo del pavimento, dopo l’incendio scoppiatovi nel 1921, scrive e asserisce perentoriamente, nella sua “Relazione” del 1923, che “è assurdo solo pensare” che il sacello possa essere stato trasportato “con mezzi meccanici” (F. Mannucci, “Annali della Santa Casa” , 1923, 9-11), e rivelò che “è sorprendente e straordinario il fatto che l’edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri” (F. Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1932, 290).

L’architetto Mannucci trasse, in sintesi, queste conclusioni: i muri della Santa Casa di Loreto sono formati con pietre della Palestina, cementati con malta ivi usata; è assurdo solo il pensare ad un trasporto meccanico; la costruzione della Santa Casa nel luogo ove si trova si oppone a tutte le norme costruttive ed alle stesse leggi fisiche. Quindi, se l’intera Santa Casa di Nazareth non possono averla “trasportata” gli uomini, non può essere stata trasportata che “miracolosamente”, per opera della Onnipotenza Divina, mediante “il ministero angelico”… come sempre “testimoniato” e “tramandato” dalla “tradizione” e “approvato” come “veridico” da tutti i Sommi Pontefici, per 700 anni, dalle origini sino ad oggi.

Recentemente lei ha rivolto alcune domande sulla “questione lauretana” al Santo Padre Benedetto XVI. Quali sono state le risposte?

Nicolini: Ho richiesto al Santo Padre Benedetto XVI un intervento proprio perché venisse “ristabilita” in modo “definitivo” la “veridicità storica” della “miracolosa traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto, scalzando così tante moderne “fuorvianti” e “secolaristiche” interpretazioni. Il Santo Padre è subito intervenuto per la celebrazione Liturgica della “Miracolosa” traslazione del 10 dicembre dello scorso anno, facendo pervenire al Vescovo di Loreto una relativa “inequivoca” e bellissima preghiera da recitarsi nel Santuario. Tale preghiera, ed un mio commento ad essa, la si può leggere all’indirizzo del mio Sito Internet www.lavocecattolica.it/preghiera.benedetto.XVI.htm).

In questa preghiera il Sommo Pontefice Benedetto XVI – così come tutti i suoi Predecessori – “riconosce” di nuovo “espressamente”, “ripetutamente” e “inequivocabilmente” che le Sante Pareti, venerate nel Santuario di Loreto, sono proprio la “Santa Casa” di Nazareth, di Maria, di Giuseppe e di Gesù. Egli infatti, tra l’altro, scrive nella preghiera: “Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa… qui hai vissuto… qui hai pregato con Lui… qui avete letto insieme le Sacre Scritture… siete tornati in questa casa a Nazareth… qui per molti anni hai sperimentato…”

La Santa Casa di Loreto, quindi, viene ancora “confermato” – dal nuovo Pontefice – che è proprio “la Casa di Maria”, quella che “proprio” “era” a Nazareth. Perciò, anche nel “pronunciamento” del nuovo Sommo Pontefice, a Loreto non ci sono delle semplici “sante pietre” portate dagli uomini e “riassemblate” e “ricostruite” a Loreto dagli uomini (come sostengono certi “studiosi” contro gli stessi rilievi scientifici): perché, altrimenti, il Santo Padre non identificherebbe la Santa Casa di Loreto con quella che era “proprio” e “realmente” a Nazareth, ove avvenne l’annuncio dell’angelo a Maria e l’Incarnazione in lei del Figlio di Dio, e ove Maria, Giuseppe e Gesù hanno vissuto “per molti anni”… A Loreto, perciò, vi è proprio l’intera Santa Casa di Nazareth (nelle sue tre Pareti), ivi giunta “miracolosamente”, per “il ministero angelico”, dopo molteplici “traslazioni miracolose”, come sempre insegnato dalla “tradizione”, attestato dagli studi storici, archeologici e scientifici, come quelli sopra accennati, e confermato innumerevoli volte – lungo i secoli – dal Magistero “ordinario” e “solenne” dei Sommi Pontefici.

Forse giova qui ricordare le sempre attuali e bellissime parole del santo Pontefice Leone XIII, scritte nella sua Enciclica “Felix Lauretana Cives” (del 23 gennaio 1894): “Comprendano tutti, e in primo luogo gli Italiani, quale particolare dono sia quello concesso da Dio che, con tanta provvidenza, ha sottratto (prodigiosamente) la Casa ad un indegno potere e con significativo atto d’amore l’ha offerta ad essi. Infatti in quella beatissima dimora venne sancito l’inizio della salvezza umana, con il grande e prodigioso mistero di Dio fatto uomo, che riconcilia l’umanità perduta con il Padre e rinnova tutte le cose”. Ed anche: “Dio volle a tal punto esaltare l’invocato nome di Maria da dare compimento, in questo luogo (Loreto), a quella famosa profezia: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata”.

Zenit

Maria passa il suo cielo a fare del bene sulla terra (Raniero Cantalamessa)

virgin mary15 agosto: Assunzione di Maria Vergine al cielo
Apocalisse 11, 19.12,1-6.10; I Corinzi 15, 20-26; Luca 1, 39-56

IL MIO SPIRITO ESULTA IN DIO

Il 15 Agosto la Chiesa celebra la glorificazione in corpo e anima al cielo della Madonna. Secondo la dottrina della Chiesa cattolica che si basa su una tradizione accolta anche dalla Chiesa ortodossa (sebbene da questa non definita dogmaticamente), Maria è entrata nella gloria non solo con il suo spirito, ma integralmente con tutta la sua persona, come primizia, dietro Cristo, della risurrezione futura.

La “Lumen gentium” del Concilio Vaticano II dice: “La Madre di Gesù come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore”.

Il brano evangelico scelto per questa festa è l’episodio della Visitazione di Maria a S. Elisabetta che si chiude con il sublime cantico del Magnificat. Il Magnificat può essere definito un nuovo modo di guardare Dio e un nuovo modo di guardare il mondo e la storia. Dio è visto come Signore, onnipotente, santo, e nello stesso tempo come “mio Salvatore”; come eccelso, trascendente, e, nello stesso tempo, come pieno di premura e di amore per le sue creature. Del mondo, è messa in luce la triste suddivisione in potenti e umili, ricchi e poveri, sazi e affamati, ma è annunciato anche il rovesciamento che Dio ha deciso di operare in Cristo tra queste categorie: “Ha rovesciato i potenti…”. Il cantico di Maria è una specie di preludio al Vangelo. Come nel preludio di certe opere liriche, in esso sono accennati i motivi e le arie salienti destinati a essere sviluppati, poi, nel corso dell’opera. Le beatitudini evangeliche vi sono contenute come in germe e in un primo abbozzo.: “Beati i poveri, beati coloro che hanno fame…”.

Nel Magnificat Maria ci parla anche di sé, della sua glorificazione presso tutte le generazioni future: “Ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente”. Di questa glorificazione di Maria siamo noi stessi testimoni “oculari”. Quale creatura umana è stata più amata e invocata, nella gioia, nel dolore e nel pianto, quale nome è affiorato più spesso del suo sulle labbra degli uomini? E non è questo gloria? A quale creatura, dopo Cristo, hanno gli uomini innalzato più preghiere, più inni, più cattedrali? Quale volto hanno, più del suo, cercato di riprodurre nell’arte? “Tutte le generazioni mi chiameranno beata”, aveva detto Maria di sé nel Magnificat (o, meglio, aveva detto di lei lo Spirito Santo) e venti secoli sono lì a dimostrare che non nsi è sbagliata.

Che parte abbiamo ormai noi nel cuore e nei pensieri di Maria? Ci ha forse dimenticati nella sua gloria? Come Ester, introdotta nel palazzo del Re, ella non si è dimenticata del suo popolo minacciato, ma intercede per esso. “Sento che la mia missione sta per cominciare: la mia missione di fare amare il Signore come io l’amo, e dare alle anime la mia piccola via. Se Dio misericordioso esaudisce i miei desideri, il mio paradiso trascorrerà sulla terra fino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra”. Con queste parole Teresa di Gesù Bambino ha scoperto e fatta sua, senza saperlo, la vocazione di Maria. Ella passa il suo cielo a fare del bene sulla terra, e tutti noi ne siamo testimoni.
Raniero Cantalamessa

La luce di Maria nella notte oscura di Madre Teresa

mother teresa11Qualche tempo fa la stampa ha insistito sulla “crisi di fede” che Madre Teresa avrebbe vissuto per decenni. In realtà, in quel periodo Madre Teresa ha goduto di un grande sostegno da parte di Maria.

Per approfondire la questione ZENIT ha chiesto chiarimenti a padre Joseph Langford, missionario della carità e cofondatore con Madre Teresa della Congregazione dei Padri Missionari della Carità, nonché autore di “Mother Teresa: In the Shadow of Our Lady”, edito da Our Sunday Visitor.

Padre Langford ha rivelato a ZENIT come Madre Teresa sia sempre rimasta aggrappata alla Madonna durante la sua “notte oscura” e come anche noi possiamo avvicinarci a Maria seguendo l’esempio di Madre Teresa.

Cosa l’ha indotta a rivelare proprio ora questo aspetto della storia di Madre Teresa?

Padre Langford: La decisione di pubblicare “In the Shadow of Our Lady” e di rivelare qualcosa di più della vita interiore di Madre Teresa è frutto della convergenza di due eventi: il X anniversario della sua morte e la recente polemica sulla “notte oscura” dello spirito.

Vista la confusione che regnava sulla figura di Madre Teresa e sulla sua vita, mi è sembrato importante rivelare un’altra dimensione della luce e della bellezza dell’opera di Dio nella sua anima. Una luce che risplende ancora più brillante quando la sua fede diventa eroica.

Come descriverebbe il periodo buio di Madre Teresa e cosa pensa delle recenti polemiche su questa “notte oscura”?

Padre Langford: Contrariamente a quanto riferito sulla stampa, Madre Teresa non ha mai sofferto una “crisi di fede”. Il suo problema non riguardava affatto la fede, ma il venir meno del “sentimento” della fede; non sentire più la presenza del divino. Quando usciva dal convento per addentrarsi nei tuguri di Calcutta, ciò che era stata la sua normale consolazione nella preghiera d’improvviso cessò.

La comprensione di questo cambiamento arrivò solo più tardi, ma intanto le veniva chiesto di condividere la stessa oscurità interiore, la stessa prova di fede, propria dei poveri e degli indigenti; e di farlo per loro e per amore al Signore.

Le è stato dato di sentire come se Dio non ci fosse. Inizialmente ha sofferto di questo contrasto fra i suoi sentimenti e la sua fede. Ma mai la sua mancanza di sentimenti si è trasformata in una mancanza di fede.

Al contrario, la sua notte oscura ha messo in luce le profondità nascoste della fede di Madre Teresa come nessun’altra difficoltà avrebbe potuto. La sua oscurità non solo le ha permesso di esercitare la sua straordinaria fede fino in fondo, ma consente a noi – discepoli moderni e troppo spesso “di poca fede” – di scoprire l’effettiva portata di cui la fede è capace, persino nella difficoltà e nella notte.

Madre Teresa ci avrebbe incoraggiato a fare come lei nella nostra Calcutta, nella nostra notte oscura. Anziché fare delle nostre prove e del nostro dolore la nostra prigione, possiamo – come ha fatto lei – trasformare il nostro dolore in un ponte verso gli altri, in un vincolo di solidarietà, in un catalizzatore della carità.

In che modo il rapporto con Maria ha aiutato Madre Teresa nei suoi momenti di prova?

Padre Langford: Così come agli Israeliti fu data una colonna di fuoco che li guidasse nella notte, così a Madre Teresa è stata data la Vergine Maria perché la guidasse nella notte della fede.

Il dono della madre di Gesù – consegnata a San Giovanni sul Calvario e ai discepoli e ai santi nel corso della storia – ha dato forza a Madre Teresa per sopportare il suo dolore e per alleviare quello dei poveri.

La Madonna l’ha aiutata non solo a mantenere la fede durante la notte, ma ad amare nei momenti di aridità; a trasformare il mistero della croce in semi di risurrezione, in sé e negli altri.

Così come la Madonna ha accompagnato e aiutato San Giovanni – l’unico tra i Dodici – a stare fedelmente sul Calvario, così la Madonna ha aiutato e accompagnato Madre Teresa attraverso il mare di sofferenza in cui era immersa, perché potesse illuminare i poveri con la luce dell’amore di Dio.

Cosa ha imparato sulla Madonna da Madre Teresa?

Padre Langford: Il libro è un compendio di ciò che io ho imparato sulla Madonna nel corso degli anni, guardando e ascoltando questa Santa dei poveri. La sua vita è semplicemente un’apologia di Maria, non avvolta in polemiche, ma nell’umile sari di una delle più credibili e accessibili testimoni del Vangelo.

È impossibile osservare la fede di Madre Teresa senza ricordare quella della Madonna. Sebbene la sua oscurità ebbe altre forme e dimensioni, anche Maria di Nazareth ha vissuto la sua notte della fede.

Basti pensare ai mesi di dubbio di Giuseppe; non trovare posto a Betlemme; la fuga in Egitto; gli anni di assenza di Gesù da Nazareth; le ore della sua agonia sulla croce; la sua agonia mentre egli giaceva nella tomba. Queste sono le lezioni di fede che Madre Teresa ha tratto dalla Madonna.

La vita stessa di Madre Teresa e la sua idea del ruolo della Madre di Dio, si può riassumere in una “continua Visitazione”, un andare “in fretta” per portare Dio agli altri. Questa visione mariana si fondava sulla esperienza propria di Madre Teresa, ma era anche fermamente radicata nelle Scritture.

Il racconto evangelico della Visitazione, nel primo capitolo di Luca, richiama in modo evidente la “visitazione” dell’Arca dell’Alleanza a Davide, anch’essa nelle “montagne di Giuda”. Nessuno contesta che l’Arca avesse qualche speciale unzione della grazia e della presenza divina, tanto da essere essa stessa “theotokos” (“portatore di Dio”), ancorché fatta solo di legno.

Non potrebbe Dio fare lo stesso o di più, in un successivo Testamento, con un’Arca nuova e migliore? Ci scandalizziamo del fatto che Dio possa fare di carne ciò che un tempo era di legno? Oppure questa generazione non conosce “né le Scritture né la potenza di Dio”?

In definitiva, Madre Teresa non dovrebbe essere oggetto di discussione, ma un mistero mariano di cui dire semplicemente, come essa stessa così spesso faceva del mistero di Cristo nascosto nei poveri: “Vieni e vedi”.

In che modo le visioni di Madre Teresa da giovane hanno inciso sulla sua devozione mariana?

Padre Langford: Un giorno del 1947, dopo mesi di straordinaria grazia in cui Gesù le ha spiegato in dettaglio la missione che doveva intraprendere, Madre Teresa ha avuto una visione in cui erano racchiusi i principali elementi della sua nuova chiamata.

Vide una “grande folla” di poveri di ogni tipo, “avvolta nell’oscurità”, un’oscurità che lei stessa avrebbe presto condiviso. La Madonna era in mezzo a loro, considerandoli come suoi figli.

Madre Teresa vide se stessa come “una piccola bambina” che stava proprio davanti alla Madonna, così vicina da sembrare una cosa sola con lei, letteralmente avvolta dalla sua presenza. Ciò che Madre Teresa vide in questa visione quel giorno si sarebbe effettivamente verificato, tanto che la sua missione divenne una sorta di “estensione della Madonna” presso i Calvari di questo mondo.

Quando il suo direttore spirituale le chiese come intendeva portare a termine questo compito impossibile che Gesù le aveva affidato, Madre Teresa rispose semplicemente che riponeva “tutta la sua fiducia” nella presenza della Madonna.

Non dubitò mai, ispirata dalla stessa fede che sostenne la Madre di Gesù nell’ora più buia sul Calvario a credere che, sotto le “vesti angoscianti” di chi condivideva la sua Passione, si celava il Figlio di Dio. Come Gesù proclama nel Vangelo di Matteo e come Madre Teresa amava ripetere: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Dalla sua visione del 1947 fino alla morte, Madre Teresa ha avuto la Madonna come costante riferimento, come modello e immancabile sostegno.

Nel suo libro lei parla di quattro importanti “atteggiamenti dell’anima necessari perché la Madonna possa intervenire nella nostra vita”. Ce li può descrivere brevemente e ci può raccontare in che modo essi emergevano dalla vita e dal lavoro di Madre Teresa?

Padre Langford: Il primo prerequisito nel nostro rapporto con la Madonna è l’atteggiamento di pochezza e di povertà di spirito; un atteggiamento che apre le porte del Regno. Come ribadisce il Vangelo: “Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà” (Luca 18,19).

Questa era la nota dominante di Madre Teresa e la caratteristica scelta dalla Madonna in tutte le sue apparizioni.

Il secondo prerequisito è l’atteggiamento di fiducia, di semplice fede nella presenza, nella potenza e nel ruolo della Madonna nel piano di Dio, e di affidamento al suo intervento e alla sua intercessione, con la fiducia di un bambino.

Terzo, la Madonna che ha proclamato “avvenga di me quello che hai detto” chiede a tutti i suoi figli la stessa umile obbedienza, la stessa docilità e arrendevolezza di spirito che vediamo in Madre Teresa e in coloro che hanno vissuto in intimità con Maria.

Il quarto prerequisito per avvicinarsi alla Madonna è l’atteggiamento contemplativo sia nella preghiera, sia nella vita. Il senso di meraviglia proprio dei bambini di fronte alla maestà del suo essere e alla bellezza della sua creazione; la capacità di meravigliarsi dei suoi doni e delle sue benedizioni.

In che modo la Madonna ha portato Madre Teresa, e può portare anche noi, più vicina a Cristo?

Padre Langford: Madre Teresa ha scoperto che la presenza della Madonna, mentre era nei quartieri più miseri, rendeva tutto più puro, per quanto putrido, e tutto più bello, per quanto deturpato. Apriva gli orizzonti più cupi alla luce della grazia di Dio.

Per Madre Teresa la Madonna era come la nube che scendeva sulla tenda del convegno nell’Antico Testamento, portando con sé un’atmosfera sacra piena della presenza di Dio e offrendo un rifugio che purifica e trasforma ogni cosa, portandoci al divino e preparandoci per l’incontro con Dio.

Madre Teresa era convinta che in questo spazio sacro tutto ciò che Dio le chiedeva si sarebbe realizzato. Nella Madonna, Madre Teresa ha trovato un cammino privilegiato verso il mistero dell’amore trinitario rivelato in Gesù.
Per lei, la Madonna rappresentava la “massima risposta” dell’umanità a Dio, la più alta e più completa risposta al suo invito ad amare e a lasciarsi amare. Così come la Madonna ha rappresentato per San Giovanni la soluzione al dilemma della debolezza umana, mentre egli saliva il monte del Calvario, così la Madonna era per Madre Teresa la soluzione allo stesso dilemma, mentre piombava nelle profondità dei tuguri di Calcutta.

Madre Teresa ci invita, come invitava le sue Sorelle, a consentire alla Madonna di diventare la nostra soluzione, mentre affrontiamo le prove e le esigenze proprie della sequela di Gesù, “prendendo la nostra croce ogni giorno”, nelle Calcutte nascoste del nostro cuore.

Con tutto il suo cuore – e con quali straordinari risultati – Madre Teresa seguiva, e ci incoraggia a seguire, il solenne invito di Gesù al discepolo: “Ecco la tua madre!”.
di Annamarie Adkins – Zenit

Maria, Gesù e i fratelli di Gesu’

gesu e fratelliAndando dalla Vergine Maria l’Angelo Gabriele la saluta chiamandola Piena di Grazia: l’Angelo sostituisce il nome proprio di – Maria – con Piena di Grazia ( Lc 1,28 ).

Elisabetta, piena di Spirito Santo, chiama Maria – benedetta fra tutte le donne – ( Lc1,42 ) e Maria stessa profetizza:- D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata – ( Lc 1,48-49 ).

La Chiesa ha meditato a lungo sul significato delle parole pronunciate dall’ Angelo Gabriele e lo Spirito Santo ha fatto emergere con crescente chiarezza tutta la verità che era contenuta nelle parole con cui l’Angelo Gabriele ha Chiamato Maria: la pienezza della grazia, infatti, comporta che Maria sia Immacolata, Sempre Vergine, Assunta in cielo e Madre nell’ordine della grazia.

Gesù è una persona viva che ci assiste continuamente attraverso la Chiesa:- molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il perso. Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future – ( Gv 16,12-13 ).

Il Magistero della Chiesa, assistito dallo Spirito di verità, serve per guidare alla verità tutta intera, cioè serve per approfondire la Parola di Dio, la cui profondità è insondabile e il cui tesoro è inesauribile.

Infatti dice Gesù:- (.) se un maestro della legge diventa discepolo del regno di Dio, è come un capofamiglia che dal suo tesoro tira fuori cose vecchie e cose nuove- ( Mt 13,52 ).

Che cosa significa Immacolata concezione? Maria è figlia di Adamo e nostra sorella, anche lei bisognosa di essere salvata da Gesù. Infatti anche Maria è stata redenta da Gesù ma redenta in modo ancora più sublime. Non viene tirata fuori dal fango come noi, ma in previsione del sacrificio di Gesù, viene preservata dal cadervi: Maria ha usufruito del beneficio di una redenzione preveniente ( cfr Cei, La Verità vi farà liberi, Catechismo degli adulti, n.764 ).

Che cosa significa Sempre Vergine? La Verginità prima del parto significa innanzitutto che Gesù è figlio di Dio(.) La Verginità nel parto indica che il dolore, toccato in sorte ad Eva come conseguenza del peccato ( Gen 3,16 ), viene trasfigurato nella gioiosa esperienza del Salvatore, che libera da ogni forma di corruzione.

La Verginità dopo il parto è segno che Maria si è offerta totalmente alla persona e all’opera del Figlio, rinunciando ad avere altri figli secondo la carne. Pur essendo unita a Giuseppe da un vero legame coniugale, non ha avuto con lui relazioni sessuali; ma insieme a lui si è consacrata al Signore.

Maria e Giuseppe hanno onorato la Verginità e il matrimonio: la loro convivenza è stata comunione e amicizia profonda, aiuto reciproco a vivere totalmente per Dio (.)

I -fratelli – di Gesù, più volte ricordati nel Nuovo Testamento, sono tali in senso largo: cugini, parenti. Due di essi, Giacomo e Joses, sono espressamente indicati come figli di un’altra donna, anch’essa di nome Maria ( Mc 6,3 ; 15,40 )- ( Cei, ibidem, 768, 769).

Nella Bibbia fratello è un termine elastico con cui si indicano i parenti:
Lot era nipote di Abramo e la Bibbia lo chiama fratello di Abramo ( Gn11,27; 12,5), Labano era zio di Giacobbe e la Bibbia lo chiama fratello di Giacobbe ( Gn 25,20; 29,15 ). Quando la Bibbia vuole indicare con precisione il – fratello uterino – si serve della frase – suo fratello, il figlio della madre- ( Gn 43,29; Dt 13,7 ).

Alcuni lettori della Bibbia, ma separati dal Magistero della Chiesa, citano Matteo 1,25 dove si dice che Giuseppe non conobbe Maria – fino a che partorì un figlio che chiamò Gesù-: dunque, essi dicono, che dopo la conobbe, cioè ebbe rapporti con lei. In realtà nella Bibbia – fino a che – vuole solo sottolineare con forza ciò che è avvenuto fino ad un dato tempo, senza includere che poi le cose sono cambiate. Infatti, dice il Signore a Giacobbe – non ti abbandonerò fino a che non avrò compiuto ciò che ti ho promesso- ( Gn 28,15 ): non significa che dopo Dio abbandonerà Giacobbe.

– Micol, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte- ( 2 Sam 6,23 ): non significa che dopo la morte ebbe figli.

– Ed ecco io sarò con voi ogni giorno fino alla fine del mondo – ( Mt 28,20 ): non significa che dopo non sarà più con noi.

Altri lettori della Bibbia citano Luca 2,7 dove si dice che Maria dette alla luce – il suo figlio primogenito -: dunque, essi dicono, primogenito suppone che ebbe altri figli.

In realtà per la Bibbia primogenito non significa, come per noi, soltanto primo figlio ma propriamente – colui che apre il ventre – ( ebraico: peter kol-rechem ): dunque, essere chiamato primogenito non implicava affatto che seguissero altri fratelli. In una tomba giudaica dell’anno 5 avanti Cristo, scoperta in Egitto nel 1922, è scritto: – durante le doglie del mio figlio primogenito il destino mi portò alla fine della mia vita- . Dunque, non si aspettava la nascita di un altro figlio per dare a quello già nato il titolo di primogenito ( cfr Giuseppe Crocetti, I testimoni di Geova a confronto con la Bibbia, p.131, ed. Ancora, Milano 1989).

I lettori della sola Bibbia dovrebbero tenere presente che la Bibbia, da sola, senza la spiegazione degli Apostoli illuminati dallo Spirito Santo, è facilmente fraintesa. Scrive, infatti, l’apostolo Pietro che nella Bibbia:” ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina- ( 2 Pt 3,16 ).

Scrive lo stesso apostolo Paolo che la Chiesa è stata voluta da Dio come un corpo e corpo implica gerarchia e diversità di funzioni:- E’ Lui ( Cristo ) che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri (.)- ( Efesini 4,11-14 ).

( Bruto Maria Bruti )

I principali dogmi cristiani

dogmiDOGMA: Dio è uno e trino
Ha assunto la forma di dogma durante il concilio di Costantinopoli del 381. Dio è uno solo in tre persone: Dio-Padre, Dio-Figlio e Dio-Spirito Santo. Le persone divine sono distinte tra loro, ma la loro distinzione non divide l’Unità divina.

DOGMA: Gesù Cristo è il Figlio unigenito di Dio, generato ma non creato consustanziale al Padre, eterno e immutabile
Fu proclamato nel primo concilio di Nicea (325): Gesù Cristo è il Figlio di Dio, è stato generato prima dei secoli, ma non è una creatura di Dio, ed è della stessa sostanza del Padre.

DOGMA: Maria è Madre di Dio
Dogma proclamato dal concilio di Efeso (431). Maria è Madre di Dio perché è madre di Gesù. Infatti, colui che è stato concepito per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo figlio, è il Figlio eterno di Dio Padre. E’ Dio egli stesso.

DOGMA: Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo
Gesù Cristo, nell’unità della sua persona divina, ha due nature inscindibili, quella umana e quella divina, ed è perfetto quanto alla divinità e perfetto quanto alla umanità (concili di Efeso, 431, e di Calcedonia, 451).

DOGMA: Maria è sempre vergine
II concilio di Costantinopoli, nel 553, sancì la perpetua verginità di Maria: prima, durante e dopo il parto di Gesù Cristo. Quando i Vangeli parlano di “fratelli e sorelle di Gesù”, si tratta di parenti prossimi.

DOGMA: Il purgatorio esiste
E’ lo stato di quanti muoiono nella grazia di Dio, ma, anche se sono sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione. La dottrina del Purgatorio fu sancita come dogma nei concili di Firenze (1439) e di Trento (1545-1563).

DOGMA: Transustanziazione
E’ la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, al momento della consacrazione. La transustanziazione divenne dogma nel 1215, nel IV concilio Laterano, e fu confermata dal concilio di Trento, quando la Chiesa cattolica, in seguito alla riforma protestante, stabilì i confini dell’ortodossia.

DOGMA: Immacolata concezione
Proclamata da papa Pio IX l’8 dicembre 1854, satbilisce che la Vergine Maria è stata concepita pura, senza peccato originale. E’ cioè stata preservata dalla condanna universale del peccato fin dal concepimento.

DOGMA: Infallibilità papale
Il dogma è contenuto nella costituzione Pastor aeternus approvata dal Concilio Vaticano I il 18 luglio 1870. Afferma che il papa deve essere considerato infallibile quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo “supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani” e “definisce una dottrina circa la fede e i costumi”. Pertanto quanto da lui stabilito vincola tutta la Chiesa per sempre.

DOGMA: Assunzione di Maria
E’ l’ultimo dogma, proclamato da papa Pio XII il 1° novembre 1950. Indica che la Madonna, finito il corso della sua vita terrena, fu “assunta” (cioè accolta) in Paradiso con l’anima e con il corpo, accanto al Figlio e a Dio Padre.

Collocazione provvisoria (don Tonino Bello)

crocifissoNel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non so quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine.

Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.
C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

da Alla finestra la speranza, don Tonino Bello

Maria, donna conviviale (Tonino Bello)

santa-marc3ada-madre-de-dios-icono-4No. Non vi propongo un’ulteriore considerazione sul “segno” delle nozze di Cana e sulla presenza di Maria a quel convito di festa.

Desidero presentarvi, invece, la singolare definizione che uno scrittore medievale, Ildefonso di Toledo, ci dà della Vergine Santa: «Totius Trinitatis nobile triclinium», che vuol dire: «Nobile tavola da pranzo per tutte e tre le persone divine».

Mediante questa immagine splendida e ardita, la Madonna è messa in relazione con la Trinità e viene descritta come la tavola elegante attorno a cui il Padre, il Figlio e lo Spirito esprimono la loro convivialità.

Per associazione di immagini, la fantasia corre alla celebre icona di Rublév. Al centro della scena, una mensa, che raduna insieme le tre persone, in solidarietà di vita e in comunione di opere. Vien da pensare che Maria sia appunto quella nobile mensa.

Fermiamoci qui: non vorremmo perderci in un terreno che è già pieno di insidie dottrinali perfino per i teologi più scaltriti. Gi basta aver intuito che la Madonna, comunque, esercita un ruolo fondamentale all’interno del mistero trinitario.

Però, se è difficile speculare sul ruolo di Maria all’interno della comunità divina che vive nell’alto dei cieli, dovrebbe essere più agevole scorgere la funzione di lei all’interno di ogni comunità umana che vive nel basso della terra. Noi lo sappiamo: dalla famiglia alla parrocchia, dall’ istituto religioso alla diocesi, dal gruppo impegnato al seminario… ogni comunità che vuol vivere sulla scorta del Vangelo, porta in sé qualcosa di sacramentale: è per sua natura, cioè, segno e strumento della comunione trinitaria. Deve riprodurne la logica, viverne la convivialità, esprimerne il mistero. Potremmo definire le comunità ecclesiali come dislocazioni terrene, agenzie periferiche, riduzione in scala di quella esperienza misteriosa che il Padre, il Figlio e lo Spirito fanno nel cielo.

Nel cielo più persone uguali e distinte vivono a tal punto la comunione da formare un solo Dio. Sulla terra, più persone uguali e distinte devono vivere la comunione, così da formare un solo uomo: l’uomo nuovo, Cristo Gesù.

Ogni aggregazione ecclesiale, quindi, ha il compito di presentarsi come icona della Trinità. Luogo di relazioni vere, cioè, in cui si riconoscano i volti delle persone, se ne promuova l’uguaglianza, e se ne impedisca l’ omologazione nell’anonimato della massa.

Ora, se Maria è la nobile tavola attorno a cui siedono le tre persone divine, è proprio difficile intuire che ella gioca un ruolo di primo piano anche all’interno di quelle comunità terrene che abbiamo chiamato agenzie periferiche del mistero trinitario?

Ed è davvero spericolato pensare che senza questo “nobile triclinio” costituito dalla Vergine, attorno a cui siamo chiamati a sederci, ogni tentativo di comunione sarà destinato a naufragare?

Santa Maria, donna conviviale, tu ci richiami la struggente poesia dei banchetti di un tempo, quando, nei giorni di festa, a tavola c’era lei, l’altra madre, che ci covava con gli occhi a uno a uno, e, pur senza parole, ci supplicava con l’umido sguardo perché andassimo d’accordo tra fratelli e ci volessimo bene, trepida se mancava qualcuno, e finalmente felice solo quando rincasava l’ultimo dei figli… Forse solo in cielo scopriremo fino in fondo quanto tu sei importante per la crescita della nostra umana comunione.

Nella Chiesa, soprattutto. È vero: essa si costruisce attorno all’Eucaristia. Ma non è meno vero il fatto che sei tu la tavola attorno a cui la famiglia è convocata dalla Parola di Dio e sulla quale viene condiviso il Pane del cielo. Come nell’icona di Rublev, appunto. Facci sperimentare, pertanto, la forza aggregante della tua presenza di madre.

Santa Maria, donna conviviale, alimenta nelle nostre Chiese lo spasimo di comunione. Per questo Gesù le ha inventate: perché, come tante particole eucaristiche disseminate sulla terra, esse abbiano a introdurre nel mondo, quasi con una rete capillare di pubblicità, gli stimoli e la nostalgia della comunione trinitaria.

Aiutale a superare le divisioni interne. Intervieni quando nel loro grembo serpeggia il demone della discordia. Spegni i focolai delle fazioni. Ricomponi le reciproche contese. Stempera le loro rivalità. Fermale quando decidono di mettersi in proprio, trascurando la convergenza su progetti comuni. Convincile profondamente, insomma, che, essendo le comunità cristiane punti-vendita periferici di quei beni di comunione che maturano in pienezza solo nella Casa trinitaria, ogni volta che frantumano la solidarietà, vanno contro gli interessi della Ditta.

Santa Maria, donna conviviale, guarda alle nostre famiglie in difficoltà. Vittime degli uragani prodotti dai tempi moderni, tante hanno fatto naufragio. Molte, in crisi profonda di comunicazione, stanno andando alla deriva. Ebbene, se ti accorgi che la tua immagine pende su di un talamo nuziale che non dice più nulla, staccati da quella parete divenuta ormai fredda, e riconvoca alla tua tavola lui e lei. E una volta che Angelo ed Enza si saranno poggiati sulle tue spalle, ricomponi gli antichi amori, ridesta i sogni di un tempo, riaccendi le speranze perdute, e fa’ capire che si può ancora ricominciare daccapo.

Ti preghiamo, infine, per tutti i popoli della terra, lacerati dall’ odio e divisi dagli interessi. Ridesta in loro la nostalgia dell’unica mensa, così che, distrutte le ingordigie e spenti i rumori di guerra, mangino affratellati insieme pani di giustizia. Pur diversi per lingua, razza e cultura, sedendo attorno a te, torneranno a vivere in pace. E i tuoi occhi di madre, sperimentando qui in terra quella convivialità delle differenze che caratterizza in cielo la comunione trinitaria, brilleranno finalmente di gioia.

 

Maria, donna del Sabato santo (Tonino Bello)

maria madre de diosNelle feste c’e’ Lui.

Nelle vigilie, al centro, c’e’ Lei.

Discreta come brezza d’aprile che ti porta sul limitare di casa profumi di verbene, fiorite al di là della siepe.

Ci sono, a volte, degli attimi così densi di mistero, che si ha 1’impressione di averli già sperimentati in altre stagioni della vita. E ci sono degli attimi così gonfi di presentimenti, che vengono vissuti come anticipazioni di beatitudini future.

Nel giorno del Sabato santo, di questi attimi, ce n’è più di qualcuno. E come se cadessero all’improvviso gli argini che comprimono il presente. L’anima, allora, si dilata negli spazi retro stanti delle memorie. Oppure, allungandosi in avanti, giunge a lambire le sponde dell’ eterno rubandone i segreti, in rapidi acconti di felicità.

Come si spiega, infatti, se non con questo rimpatrio nel passato, il groppo di allusioni che, superata appena la “parasceve”, si dipana al primo augurio di buona Pasqua, e si stempera in mille rigagnoli di ricordi, fluenti tra anse di gesti rituali?

La casa, vergine di lavacri, che profuma d’altri tempi. L’amico giunto dopo tanti anni, nei cui capelli già grigi ti attardi a scorgere reliquie d’infanzie comuni. Il dono opulento, là in cucina, tra le cui carte stagnole cerchi invano sapori di antiche sobrietà… quando era viva lei, e la madia nascondeva solo stupori di uova colorate. Il grembo vuoto della chiesa, il cui silenzio trabocca di richiami, e dove nel vespro ti decidi finalmente a entrare, come una volta, per riconciliarti con Dio e sentirti restituire a innocenze perdute.

E come si spiega se non col crollo delle dighe erette dai calendari terreni, quel sentimento pervasivo di pace che, nel Sabato santo, almeno di sfuggita, irrompe dal futuro e ti interpella con strani interrogativi a cui sentì già di poter dare risposte di gioia?

C’è un tempo in cui la gente starà sempre a scambiarsi strette di mano e sorrisi, così come fa oggi? Verranno giorni sottratti all’usura delle lacrime? Esistono spazi di gratuità, dove non smetteremo più gli abiti di festa? Ci sono davvero delle stagioni in cui la vita sarà sempre così?

Fascino struggente del Sabato santo, che ti mette nell’ anima brividi di solidarietà perfino con le cose e ti fa chiedere se non abbiano anch’ esse un futuro di speranza!

Che cosa faranno gli alberi stanotte, quando suoneranno a stormo le campane? Le piante del giardino spanderanno insieme, come turiboli d’argento, la gloria delle loro resine? E gli animali del bosco ululeranno i loro concerti mentre in chiesa si canta l’Exultet? Come reagirà il mare, che brontola sotto la scogliera, all’annuncio della Risurrezione? L’angelo in bianche vesti farà fremere le porte anche dei postriboli? Oltre i cancelli del cimitero, sussulteranno sotto il plenilunio le tombe dei miei morti? E le montagne, non viste da nessuno, danzeranno di gioia attorno alle convalli?

Una risposta capace di spiegare il tumulto di queste domande io ce l’avrei. Se nel Sabato santo il presente sembra oscillare su passato e futuro, è perché protagonista assoluta, sia pur silenziosa, di questa giornata è Maria.

Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha lasciato accesa la sua lucerna. Solo la sua. Per tutta la durata del sabato, quindi, Maria resta l’unico punto di luce in cui si concentrano gli incendi del passato e i roghi del futuro. Quel giorno essa va errando per le strade della terra, con la lucerna tra le mani. Quando la solleva su un versante, fa emergere dalla notte dei tempi memorie di santità; quando la solleva sull’altro, anticipa dai domicili dell’ eterno riverberi di imminenti trasfigurazioni.

Santa Maria, donna del Sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l’ultimo punto di contatto col cielo che ha preservato la terra dal tragico blackout della grazia. Guidaci per mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema.

Stabilizza nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie, perché nei frammenti del passato possiamo ritrovare la parte migliore di noi stessi. E ridestaci nel cuore, attraverso i segnali del futuro, una intensa nostalgia di rinnovamento, che si traduca in fiducioso impegno a camminare nella storia.

Santa Maria, donna del Sabato santo, aiutaci a capire che, in fondo, tutta la vita, sospesa com’ è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. È il giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li si asciuga al sole di primavera perché diventino tovaglie di altare.

Ripetici, insomma, che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c’è peccato che non trovi redenzione. Non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell’alleluia pasquale.

Santa Maria, donna del Sabato santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all’ incontro col tuo figlio Risorto. Quale tunica hai indossato sulle spalle? Quali sandali hai messo ai piedi per correre più veloce sull’erba? Come ti sei annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena? Quali parole d’amore ti andavi ripassando segretamente, per dirgliele tutto d’un fiato non appena ti fosse apparso dinanzi?

Madre dolcissima, prepara anche noi all’ appuntamento con Lui. Destaci l’impazienza del suo domenicale ritorno. Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti.

Perché qui le ore non passano mai.