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Dormitori a Torino – Servizi per chi e’ in difficolta’

dormitoriATTENZIONE:
non chiamate noi (AMICI DI LAZZARO non ha dormitori).
Dovete chiamare direttamente i dormitori o presentarvi lì alla sera.

Dormitori a bassa soglia
CASE DI OSPITALITA’ NOTTURNA DEL COMUNE DI TORINO
Le case di ospitalità notturna offrono una risposta ai bisogni primari di ricovero notturno temporaneo ed igiene personale a persone maggiorenni effettivamente senza dimora e prive di reddito.
Possono accedere alle Case e fruire dei servizi di pernottamento e accompagnamento sociale:
● I/Le cittadini/e italiani/e I/Le cittadini/e dell’Unione Europea;
● Gli/Le stranieri/e in possesso dei titoli di permanenza e soggiorno (per motivi diversi da turismo, affari, studio).
I cittadini comunitari accedono per un massimo di tre mesi (con riferimento al D.Lgs 30/2007) fatte salve situazioni di pregiudizio conclamato. Il conteggio dei tre mesi è fatto considerando come primo giorno la data di iscrizione nella lista d’attesa per accedere al posto fisso.
Le Case sono APERTE TUTTO L’ANNO.
L’accesso è consentito dalle ore 20.00 e l’uscita avviene entro le ore 8.00 del giorno successivo.
L’ospitalità è GRATUITA. Le persone che intendono richiedere l’ospitalità devono recarsi presso una delle Case e verificare la disponibilità di un posto letto. Qualora non ci fosse disponibilità immediata la persona viene inserita in una lista d’attesa. I cittadini residenti a Torino possono fruire dell’ospitalità temporanea per 30 notti consecutive, i cittadini non residenti possono fruire dell’ospitalità temporanea per 7 notti. E’possibile riscriversi nella lista d’attesa per fruire nuovamente dell’ospitalità solo al termine del periodo di ospitalità (la 30° notte per i residenti e la 7° notte per in non residenti a Torino).
I posti letto durante il periodo invernale possono aumentare fino ad un massimo di due in ogni struttura.

CASA DI OSPITALITÀ NOTTURNA Via Sacchi 47 tel. 011 5682885 – Coop. Animazione Valdocco, Terra mia
Posti letto disponibili: 16 SOLO PERSONE MAI STATE OSPITI NEI DORMITORI (o mai state ospiti NEGLI ULTIMI DUE ANNI).
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 4 – 12 – 33 – 33/ – 63

CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Carrera 181–tel. 011 712334 – Cooperativa Stranaidea
Posti letto disponibili: 42
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 65 – 65/

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Ghedini 6 – Coop. Animazione Valdocco Posti letto disponibili: 40
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI E DONNE
Mezzi pubblici: 18, 49
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Strada delle Ghiacciaie 68a – tel. 011 0588798 – Coop. Frassati
Posti letto disponibili : 24
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI e DONNE
Mezzi pubblici: 2 –29
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Pacini 18
011 2481667 (dalle 20 alle 8.00)– Associazione Gruppo Abele
Posti letto disponibili : 5 posti in servizio privato (accesso anche senza documento d’identità)

Note :UOMINI (prenotazione lunedì mattina alle h.9),

DONNE (prenotazione tutti i giorni dalle h.9 alle 13 per donne che sono già state in dormitori comunali per 3 mesi)
OSPITALITÁ SOLO 1 SETTIMANA
Posti letto disponibili: 20 posti come Casa di Ospitalità Notturna del Comune –  Note: SOLO DONNE

Mezzi pubblici: 18 – 49 – 75 – 77

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA corso Tazzoli 76 tel. 011/3098493 – Coop. Stranaidea
Posti letto disponibili: 24
Note: UOMINI e DONNE; la struttura non ha lista di attesa ma accoglie situazioni di emergenza individuate dai servizi itineranti, diurno e notturno gestiti, per conto del Servizio Adulti in Difficoltà del Comune di Torino
Mezzi pubblici: 2 – 10 – 40 – 62
STRUTTURE DEL VOLONTARIATO

Asili Notturni UMBERTO I (dormitorio privato) : Via Ormea 119 – 011/6963290
Ospitalità per circa 30 notti- Mezzi pubblici: 1 – 18 – 34 – 35 – 42 – 67
Orario: dalle 20 alle 8 (chi al momento non trovasse posti in altri dormitori può chiamare per farsi tenere da parte un posto, se disponibile, ma questo viene perso se non ci si presenta entro le 21.30)
Note: SOLO UOMINI italiani e stranieri, necessario DOCUMENTO D’IDENTITÁ VALIDO, servizio mensa self-service dalle h.18 (per prendere il numero) dal lunedì al sabato (no domenica e festivi).

SERMIG – ARSENALE DELLA PACE: Piazza Borgo Dora 61 – 011/4368566
Posti letto: 24 donne, 45 uomini
Mezzi pubblici: 4 – 50 – 51 – 63/ – 77
Femminile: servizio di pronta accoglienza per maggiorenni aperto dalle 16,30 alle 8.
Offerte cena, colazione e doccia.
Accesso con prenotazione che si può effettuare direttamente in piazza Borgo Dora 61 ogni giovedì mattina alle ore 10. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità. Il posto viene inizialmente assegnato per 15 giorni, rinnovabile per altri 15 se buona condotta o no problemi di altra natura. Richiesto un contributo di 1 euro a notte.
Maschile: offerte cena, colazione e doccia. Accesso con prenotazione telefonando al Sermig per sapere il giorno di prenotazione.
Per via delle richieste numerose non è facilissimo trovare posto.

BARTOLOMEO & C. : Via Saluzzo 9/D – 011/6504821
Orario: 19.30-7.30
La durata dell’ospitalità viene stabilita dalla sede centrale caso per caso (di solito 30 giorni circa).
Note: SOLO PER UOMINI italiani. Per ottenere il posto bisogna essere stati precedentemente selezionati nella sede di Via Camerana 10/A (aperta dalle 15 alle 18, 011/534854).

SAN LUCA : Via Negarville 14
011/3471300 Orario: 19.30-7.30 (sabato e domenica fino alle 9 di mattina). Prenotazione non necessaria.
Si può chiedere un posto all’accoglienza serale (orario 18-19).
Posti letto: 40-45 Note: SOLO UOMINI. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità valido (o eventuale denuncia di furto o simili). Generalmente gli utenti vengono inviati dal Comune o da centri di ascolto Caritas. Possibilità di permanenza per 15 giorni – 1 mese – 6 mesi. Richiesto contributo di 1€ per la cena e 2,50€ per dormire. Possibilità di permanenza maggiore  in alloggi di seconda accoglienza di cui vengono lasciate le chiavi agli ospiti, con la possibilità anche di cucinare all’interno. In questo caso è richiesto un contributo per le spese da valutare caso per caso.

CASA DI PRONTO INTERVENTO : Via Nizza 24
DONNE: gestanti o con bambini piccoli

COTTOLENGO :
Via Andreis 26 – 011/5225655 da ottobre a maggio
prevalentemente per UOMINI, in casi eccezionali per coppie

ENDURANCE (bus/dormitorio)
a RIVOLI sul piazzale di Via Isonzo, a fianco dello stadio comunale tel.329 7507241
•L’orario di apertura del mezzo è dalle 20,00 alle 8,00 (21 notti consecutive poi lista di attesa)

Signore, fammi buon amico di tutti (San Vincenzo de Paoli)

Signore, fammi buon amico di tutti, fa che la mia persona ispiri fiducia a chi soffre e si lamenta.
A chi cerca luce lontano da Te, a chi vorrebbe cominciare e non sa come, a chi vorrebbe confidarsi e non se ne sente capace.
Signore aiutami, perché non passi accanto a nessuno con il volto indifferente, con il cuore chiuso, con il passo affrettato.

Signore, aiutami ad accorgermi subito di quelli che mi sta accanto, di quelli che sono preoccupati e disorientati, di quelli che soffrono senza mostrarlo, di quelli che si sentono isolati senza volerlo. Signore, dammi una sensibilità che sappia andare incontro ai cuori. Signore, liberami dall’egoismo, perché ti possa servire, perché ti possa amare, perché ti possa ascoltare, in ogni fratello che mi fai incontrare.
San Vincenzo de Paoli

Ecco il programma: amore, amore, bontà, bontà (Charles de Foucauld)

Io vorrei tanto per me, e di conseguenza vorrei per voi, – perché mi sembra davvero una buona cosa – un po’ di solitudine e di silenzio. Da una parte sono molto solitario, perché non ho qui una sola persona che abbia verso di me il minimo attaccamento (se non, forse, un povero, fantaccino, Miloud; pregate per la sua conversione! è un’anima semplice e un buon cuore)… C’è anche un furiere maggiore di fanteria, un francese, che mi dimostra vera amicizia.

Ma dall’altra parte, dalle quattro e mezzo del mattino alle sei e mezzo della sera, non smetto mai di parlare e di veder persone: schiavi, poveri, malati, soldati, viaggiatori, curiosi. Questi, i curiosi, ormai li ho solo raramente, ma gli schiavi, i malati, i poveri aumentano anziché diminuire… Celebro la santa Messa prima del giorno, per non essere troppo disturbato dal rumore e per fare il ringraziamento un po’ tranquillo; è però inutile che lo faccia di buon’ora, durante il ringraziamento vengo sempre chiamato tre o quattro volte…

Ecco come fr. Charles esamina la sua vita a Béni-Abbés. Egli si domanda: «In che modo fare l’elemosina meglio che per il passato?» e risponde: «Facendola come la faceva Gesù, in un’imitazione più fedele del Modello Divino. Preoccupandosi meno di dare denaro e dando di più quello che dava Gesù: la nostra fraterna tenerezza il nostro tempo, la nostra pena».

Ancora si domanda: «In che modo praticare l’eguaglianza e la fraternità con gli indigeni?» e risponde: «Lasciandoli avvicinare a me, parlarmi, soprattutto non impiegando i soldati per allontanarli da me, non avendo paura di dedicare loro il mio tempo; anziché evitare le loro lunghe conversazioni, desiderarle, ma spostarle sempre verso Dio: riuscire a guidare io queste chiacchierate, distaccarle dalla terra e farle sempre salire alle cose spirituali. Non temere il contatto degli indigeni, né quello dei loro vestiti, coperte, ecc…

Non avere paura né della loro sporcizia né delle loro pulci… Vivere insieme agli indigeni con la familiarità che aveva Gesù verso i suoi apostoli, i quali erano simili ad essi… Soprattutto, vedere sempre Gesù in loro e, di conseguenza, trattarli non soltanto con senso di eguaglianza e di fraternità, ma anche con l’umiltà, col rispetto, con l’amore, con la dedizione comandate da questa fede».

Diventare i loro amici, amarli e farsi amare, portarli alla virtù, e dalla virtù e dalla buona volontà ad ogni verità, vivere per salvarli. Ecco il programma: amore, amore, bontà, bontà.

Ci vorrebbero molti buoni preti, non per predicare (li accoglierebbero come nei villaggi bretoni accoglierebbero dei turchi che andassero a predicare Maometto, e anche peggio), ma per prendere contatto, farsi amare, ispirare stima, fiducia, amicizia, rendere possibile un avvicinamento, dissodare la terra prima di seminare.

Per gli schiavi ho una piccola camera nella quale li riunisco e in cui trovano sempre alloggio, accoglienza, pane quotidiano, amicizia; a poco a poco insegno loro a pregare Gesù. Dal 5 gennaio, giorno in cui la loro cameretta fu terminata, ne ho avuti tutte le notti qui alla Fraternità, grazie a Dio… Con più virtù da parte mia, più intelligenza e maggiori risorse, si potrebbe raggrupparli ancora meglio! Talvolta, vedo anche venti schiavi al giorno.

I viaggiatori poveri trovano anch’essi nella Fraternità un umile asilo e un po’ da mangiare… Ma il locale è stretto, la virtù del monaco e il suo savoir-faire sono ancor più scarsi… Adesso posso ricevere appena una quindicina d’ospiti: fra un po’ di tempo, una trentina, perché continuo a costruire. Ma bisognerebbe potere accoglierne ancor di più: spesso capitan qui dai trenta ai quaranta viaggiatori al giorno.

Gl’infermi e i vecchi abbandonati trovano qui un rifugio, un tetto, cibo e cure. Ma le cure son così insufficienti, e il cibo così scarso!… Tre o quattro vecchi m’han già chiesto di essere ospiti fissi della Fraternità…

Ecco il programma: amore, amore, bontà, bontà.

(testi tratti dagli scritti e lettere di Charles de Foucauld)

Erabor, la baby-schiava

06Dalla Nigeria in Piemonte: chiusa per mesi in casa, frustata e brutalizzata

TORINO. Al telefono la chiamavano la bambina. E in effetti Erabor era arrivata a Torino con la faccia acerba, le gambe magre da ragazzina, venduta dal padre perche’ ritenuta la più resistente della famiglia. Da Uromi, villaggio di fango in Nigeria, all’Europa dei ricchi: avrebbe dovuto lavorare per tutti. Come baby-sitter, a parole. Ma era chiaro che sarebbe venuta a prostituirsi. Il fatto è che la bambina non voleva vendersi. Quando, la sera del 24 ottobre 2007, è comparsa barcollando davanti al pronto soccorso dell’ospedale Martini, i medici non sapevano cosa pensare. Il referto è riassunto dal gip Silvia Bersano Begey, nella sentenza che ha condannato a 11 e 7 anni di carcere i suoi aguzzini: «Gravi lesioni agli arti inferiori e superiori, estese ulcere profonde, amputazione parziale dell’orecchio sinistro, perdita di sostanza cutanea su tutta la sommità del cranio con completa asportazione dello scalpo». Deturpata e terrorizzata, Erabor non parlava. Aveva paura delle possibili ritorsioni sui famigliari per il mancato guadagno. Anche davanti ai poliziotti, alcuni giorni dopo, è rimasta in silenzio a lungo. Solo quando ha ottenuto che il verbale venisse stracciato, con la garanzia che nessuno scrivesse, allora ha iniziato a raccontare.

Era stata istruita bene. Diceva di avere 18 anni, anche se secondo un primo accertamento medico poteva averne sedici o diciassette. Durante un viaggio in due tempi via Lagos e Parigi, era stata vittima di riti voodoo, privata del passaporto e costretta a pagare 40 mila euro per poterlo riscattare. Una storia simile a quella di molte altre ragazze africane vittime della tratta, fino a questo punto. Ma quanto è successo dopo alla bambina nessuno lo aveva mai visto. È finita nelle mani di una maman nigeriana e di un pensionato piemontese, Mabel Imade e Angelo Bossolasco. È stata tenuta prigioniera per mesi in una casa di Mondovì, in provincia di Cuneo. Costretta in ginocchio nella stessa stanza senza finestre per notti intere, obbligata a farsi pipì addosso. Aveva piaghe da decubito, le ossa fuori dalla carne. Sulla pelle, acidi e cavi elettrici. Frustata e bastonata, fino al distacco completo dello scalpo. La maman ha cercato di tenere a bada le infezioni con l’acqua bollente. Ma la bambina andava persuasa: «Non portava rispetto e guadagnava poco».

Gli investigatori hanno proibito le pubblicazione delle foto di Erabor. Il gip Begey: «Sono assolutamente eloquenti, anche in assenza di approfondimenti clinici. La ragazza è stata sottoposta a tentativi di ricostruzione a mezzo di chirurgia plastica con esiti comunque devastanti». Nella casa di Mondovì, il Luminol ha evidenziato tracce di sangue ovunque: lenzuola, sedie, rubinetti, prese della luce, in tutte le stanze, anche nel ripostiglio. Mabel Imade e Angelo Bossolasco ieri sono stati condannati in primo grado per tratta di essere umani, riduzione in schiavitù, lesioni prolungate aggravate dalle sevizie. Materialmente è stata lei ad infierire. Ma il ruolo di lui è stato ritenuto decisivo: «La condizione fondamentale per la commissione del reato di riduzione in schiavitù è stata la messa a disposizione da parte di Bossolasco dei locali per detenere la ragazza, segregarla e occultarla, mano a mano che le sue condizioni fisiche si aggravavano».

Parole agghiaccianti, quelle del gip: «Bossolasco non concorre nella prima parte dell’incredibile vicenda della Erabor – l’introduzione in Italia e l’acquisto del corpo – ma il suo previo consenso per la gestione futura della “merce” è circostanza essenziale». L’avvocato Davide Diana difende Mabel Imade: «Siamo di fronte a un caso limite – spiega – l’unica cosa che ho potuto fare è stata convincerla a confessare». L’avvocato Michele Galasso assiste Erabor: «È ancora molto provata, ha subìto violenze inaudite, ma questa sentenza esemplare ci conforta». Ora Erabor vive in un comunità protetta, ha un permesso di soggiorno, eppure resta «soggiogata». Ha chiesto una foto del suo scalpo da spedire a casa: «Almeno capiscono perché non posso guadagnare».

www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200907articoli/45102girata.asp

NICCOLO’ ZANCAN

Un bicchiere di latte che valeva una vita

Un giorno, un povero ragazzo che cercava di pagarsi gli studi vendendo fazzolettini di carta e altri oggettini di poco valore ai passanti o bussando di porta in porta, si accorse di avere in tasca solo pochi centesimi e di essere terribilmente affamato.
Decise che avrebbe chiesto qualcosa da mangiare alla prossima casa. Tuttavia si sentì mancare di coraggio quando ad aprire la porta venne una graziosa bambina dai grandi occhi verdi.
Così, invece di cibo, chiese un bicchiere d’acqua.
La bambina si accorse della sua fame e gli portò un grosso bicchiere di latte.
Il ragazzo la ringraziò calorosamente e poi chiese: «Quanto le devo?»,
«Non mi deve niente» rispose la bambina. «La mamma dice che non si deve niente per la gentilezza».
Lui replicò: «Allora grazie, grazie con tutto il mio cuore».
Appena Howard Kelly lasciò quella casa, non si sentiva meglio solo fisicamente, ma la sua fede in Dio e nell’umanità era cresciuta molto.
Era sul punto di rinunciare e rassegnarsi a non studiare, ma quel piccolo gesto gli aveva ridato la forza e la volontà di continuare a lottare.
Molti anni dopo, quella stessa bambina, ormai adulta, si ammalò gravemente. I dottori locali non sapevano che fare. Alla fine la mandarono in una grande città dove c’erano degli specialisti in grado di curare quella malattia così rara.
Il dottor Howard Kelly, una vera celebrità nel campo, fu uno degli invitati per il consulto.
Quando il professore udì il nome della città da cui proveniva la donna, una strana luce gli brillò negli occhi. Accorse immediatamente nell’ospedale e si fece indicare la camera dell’ammalata.
La riconobbe immediatamente, e non solo per gli occhi verdi. Subito dopo si avviò verso la stanza dove si teneva il consulto deciso a fare di tutto per salvare la vita della donna.
Da quel momento dedicò tutto il tempo possibile a quel caso. Dopo una lunga e strenua lotta, la battaglia fu vinta. Il professor Kelly chiese all’ufficio amministrativo dell’ospedale di passare a lui il conto finale della spesa. Lo esaminò e poi scrisse alcune parole in un angolo del foglio.
Il conto fu poi portato alla paziente. La donna esitò ad aprirlo: era sicura che avrebbe dovuto impegnare tutto il resto della vita per pagare quel conto certo salatissimo.
Alla fine con cautela lo sbirciò, ma la sua attenzione fu subito attirata dalle parole scritte a mano su un lato del conto.
Lesse queste parole: «Pagato totalmente con un bicchiere di latte».
Ed era firmato: dottor  Howard Kelly. (storia vera)

«Chi darà anche solo un bicchiere d’acqua fresca, a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, vi assicuro che riceverà la sua ricompensa».
(Vangelo di Matteo 10, 42)

Tiziano Terzani: Credo a Madre Teresa

Riproponiamo il “reportage” dell’incontro che il giornalista e scrittore Tiziano Terzani ebbe con Madre Teresa a Calcutta nel 1996, poi confluito in gran parte nel volume «In Asia» (Longanesi):

Avevo appena spento il registratore e la stavo ringraziando per il tempo che mi aveva dedicato, quando lei, guardandomi fissa coi suoi occhi azzurri arrossati dall’età, mi ha chiesto: «Ma perché tutte queste domande?». «Perché voglio scrivere di lei, Madre». «Non scriva di me. Scriva di Lui…», ha detto, alzando gli occhi al cielo. Poi s’è fermata, ha preso le mie mani nelle sue – grandi, tozze e già un po’ deformi – e, come volesse confidarmi un gran segreto, ha continuato: «Anzi, la smetta di scrivere e vada a lavorare in uno dei nostri centri… Vada a lavorare un po’ nella casa dei morenti». Madre Teresa era tutta lì.
Per due settimane non ho fatto altro che seguirla; ho passato ore nella “Casa Madre” sulla Circular Road, ho visitato il centro per i lebbrosi, quello per gli orfani, quello per i moribondi, la casa per i ritardati mentali e quella per le ragazze mezzo impazzite nelle prigioni. L’ho accompagnata a Guwahati, nello Stato dell’Assam, dove Madre Teresa è andata a inaugurare il primo “rifugio” in India per le vittime dell’Aids, un’altra categoria di disperati in questo Paese in teoria così tollerante, ma dove i pazienti che risultano sieropositivi vengono cacciati via dagli ospedali, “ostracizzati” dai villaggi e, una volta morti, non vengono neppure bruciati negli inceneritori comunali, ma buttati via assieme alle immondizie.
Son venuto a Calcutta, sulle tracce di Madre Teresa, spinto da una vecchia curiosità: quella per la grandezza umana. Esiste ancora? E come si esprime? Ho voluto farmi una mia idea della sua opera; sapendo che, per capire Madre Teresa bisogna capire Kaligath, è da lì che sono partito per rifare a grandi tappe il suo straordinario cammino. Già alla porta uno potrebbe bloccarsi, disgustato: “casa per i derelitti morenti” dice un cartello sbiadito sulla porta. Ancora un passo e si legge: il fine più alto della vita umana è quello di morire in pace con Dio. Ci si potrebbe voltare e tornare indietro, in disaccordo con questa interpretazione dell’esistenza, ma gli occhi cadono su una brandina dov’è disteso una sorta di “fagotto” d’ossa e pelle: un vecchio, ormai senza età, con gli occhi lucidi e sbarrati, lotta per prendere le ultime boccate d’aria. Una suora gli siede accanto e gli accarezza una mano. «L’hanno trovato ieri su un mucchio di spazzatura. Fra poco sarà in paradiso».

Forse il senso di quella scritta sul fine della vita non è, tutto sommato, sbagliato. Kaligath, nella periferia meridionale di Calcutta, è una città di per sé disperante e tragica che a volte sembra essere stata messa da Dio sulla faccia della terra solo per provare che Lui non esiste (oppure che c’è bisogno che esista?). Arrivarci a piedi, passando i due crematori municipali dove centinaia di cadaveri vanno ogni giorno in fumo, soffermandosi davanti ai vari templi e tempietti, bordelli e negozi, venditori di frutta e di amuleti è un perfetto “esercizio spirituale” per spogliarsi dei propri pregiudizi, per lasciarsi dietro quella «ragione» su cui noi occidentali contiamo così tanto per spiegarci tutto.

Oggi di queste case ce ne sono decine in tutto il mondo; ma è a questa che Madre Teresa è legatissima. «Una volta mi capitò di prendere un uomo coperto di vermi», mi raccontò. «Mi ci vollero delle ore per lavarlo e togliergli a uno a uno tutti i vermi dalla carne. Alla fine disse: «Son vissuto come un animale per le strade, ma muoio come un angelo» e, morendo, mi fece un bellissimo sorriso. Tutto qui. Questo è il nostro lavoro: “amore in azione”. Semplice».
Sì, semplice. Semplice com’è lei. A incontrarla, come nel caso del Dalai Lama, la prima cosa che colpisce è appunto questa: che, se c’è grandezza, è nella sua semplicità. Come il Dalai Lama, Madre Teresa non è un’intellettuale, le cose che dice sono elementari, le storie che racconta sono sempre le stesse, ma, come le parabole, hanno un fondo di verità e restano impresse, accendono la fantasia. Alla base di tutta la sua opera c’è un’idea sola: «Servire i più poveri dei poveri» e su quell’idea ha fondato tutto, senza mai un dubbio, senza mai un tentennamento. «Come si possono avere dubbi su quel che si fa? Il lavoro è Suo», dice, sempre rivolgendosi al Cielo, che sembra essere il suo vero interlocutore.

In tempi di “liberalismo” e di liberazione sessuale lei parla del senso dell’amore, del valore della verginità. Ora che l’acquisizione di beni materiali sembra la grande, unica grande ossessione comune a tutta l’umanità, ora che la ricchezza sembra il principale criterio di successo e di moralità, lei insiste sulla «santità dei poveri» e vuole che le sue suore vivano come quelli. Tre “sari”, un crocefisso, un rosario e una sporta son le uniche cose che una Missionaria della Carità può possedere.
Nel 1994 venne l’operazione «smitizzazione» guidata da Tariq Alì, un ex “leader” studentesco dell’ultrasinistra di origine pakistana, e da Christopher Hitchens, uno scrittore già noto per un suo velenosissimo libro contro la monarchia inglese. Senza entrare nel mondo di miseria dell’India, né in quello di fede di Madre Teresa, l’intera opera delle Missionarie della Carità viene smontata in nome della ragione, dell’efficienza e di una moralità che distingue fra benefattori buoni e cattivi. Quanto al «miracolo», è una bugia, scrive Hitchens.

Eppure basta andare a Kaligath e il «miracolo» è davanti agli occhi di tutti. Ogni mattina alle 7, una ventina di volontari si presentano alla «Casa dei morenti» per aiutare le suore. Per lo più sono occidentali, spesso studenti universitari, che, invece di passare le loro vacanze ad abbronzarsi sulle spiagge di Goa, scelgono di andare a lavorare lì. La prima volta che ci sono arrivato, anch’io per fare quell’esperienza, per cercare di capire, c’erano un tedesco impiegato di banca, una donna del mondo della moda di New York, alcune ragazze spagnole e una coppia d’italiani in viaggio di nozze. Pulivano i pavimenti, facevano il bagno ai malati, toglievano, in un “puzzo” rivoltante di escrementi, i lenzuoli sporchi e lavavano, a mano, le coperte e i materassini blu delle brande. «Questo è il posto più bello dell’India», diceva Andi, il tedesco.
«Una volta lei, Madre, ha detto che, se ci fosse di nuovo da scegliere fra la Chiesa e Galileo, lei starebbe ancora dalla parte della Chiesa. Ma non è questo un rifiuto della modernità, un rifiuto della scienza che oggi è invece la grande fede dell’Occidente?» ho chiesto. «Allora perché l’Occidente lascia morire la gente per le strade? Perché? Perché tocca a noi 135 a Washington, a New York, in tutte queste grandi città, aprire dei posti per dar da mangiare ai poveri? Diamo cibo, vestiti, rifugio, ma soprattutto diamo amore perché sentirsi rifiutati da tutti, sentirsi non amati è ancor peggio che aver fame e freddo. Questa è oggi la grande malattia del mondo. Anche di quello occidentale».

Penso a Gandhi. Anche lui non credeva che i problemi dell’umanità potessero essere risolti da una rivoluzione sociale, politica o scientifica, ma solo da una “rivoluzione spirituale”. Peccato che, anche in India, quella rivoluzione non sia avvenuta. E il messaggio di Madre Teresa finirà, come quello di Gandhi, per essere dimenticato dopo la sua scomparsa? «Il futuro non è affar mio», mi ha risposto. «Nemmeno quello del suo ordine?». «No. Lui provvederà. Lui ha scelto me e allo stesso modo sceglierà qualcuno che continuerà il lavoro».
Le ricordo un sogno che lei stessa ha raccontato. Madre Teresa si presenta a San Pietro e quello, fermo sulla porta, dice: «Via, via. Questo non è un posto per te. In Paradiso non ci sono i poveracci e i “baraccati”». «Allora riempirò questo posto di quella gente, così poi avrò anch’io il diritto di venirci», gli risponde Madre Teresa. «Ora crede di avercene mandati abbastanza da aver conquistato quel diritto, Madre? Si sente vicina?» le ho chiesto. «Aspetto che mi chiami». «Non ha paura della morte?». «No. Perché dovrei? Ho visto tantissima gente morire e nessuno attorno a me è morto male».
S’era fatto tardi, e la campana era già suonata due volte per chiamare a raccolta nella cappella al primo piano le suore e i volontari per la preghiera della sera, e lei voleva andare a prendere il suo posto, inginocchiata su un pezzo di “balla”. A guardarla quell’ultima volta, in mezzo alla sua gente, mi pareva che le preoccupazioni che tanti «ragionevoli» si fanno sul futuro delle Missionarie della Carità fossero superflue. Se il lavoro che lei e le suore fanno non è il «loro», ma il Suo, quel lavoro certo continuerà. Perché qui quel che più conta è credere.

Avvenire- Tiziano Terzani

Serate in stazione

dai diari che ogni settimana i volontari del Gruppo Stazioni scrivono:
Fuori dalla stazione, sul muretto, abbiamo avuto il piacere di incontrare un nuovo amico senza fissa dimora, Mario; è stato davvero piacevole poter parlare con lui, amante della montagna e delle “piccole cose”, della natura e delle sue meraviglie… Ci ha raccontato della sua giovinezza trascorsa sempre tra le vette… E tutto questo racconto era accompagnato da una nota di nostalgia e tristezza per non poter più trascorrere quelle piacevoli e appassionanti giornate…
Abbiamo salutato i nostri amici e concluso la serata con una preghiera…

“…Fuori dalla saletta d’ aspetto non sarebbero potuti mancare gli storici Michele e Gianluca, sempre contenti di vederci e poterci raccontare le loro novità… soprattutto il viaggiatore Michele, che torna a Genova per un po’di tempo…!
Signore ti affidiamo i nostri amici e le loro vite”…
Prima ancora di iniziare i vari spostamenti abbiamo fatto conoscenza con Alex, un signore romeno di circa 40 anni che si trova in Italia da 9 mesi. In Romania ha la moglie ed un bimbo, David di 9 anni che purtroppo ha problemi cardiopatici. Alex ha assistito al momento di preghiera con attenzione e partecipazione, in particolare per i canti che sono stati eseguiti.
“…Ci lasciamo distrarre dai superbi canti di Luisa “la cantantessa” (è la signora che viene,  che qualche volta si unisce ai nostri canti, a porta nuova) che sembrava aver bevuto… Cantava a chiunque le si avvicinasse da “lasciatemi cantare” a “felicità”. Purtroppo non era facile avere un dialogo con lei”…

se hai dai 17 ai 30 anni e vuoi vivere con noi questo servizio di preghiera e amicizia coi senzacasa contattaci!

Dalla parte dei piccoli e dei poveri – intervista a Paolo Botti

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solostrada amici di lazzaro
di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 38, 40)
Intervista a cura di Enrico Occelli
Qualche domanda a Paolo Botti, torinese che da anni dedica la vita al servizio con la sua associazione “Amici di Lazzaro”

Domanda: Quando ti ho conosciuto eri un ragazzino che cantava negli “Alunni del Cielo”, il gruppo vocale fondato e diretto da Padre Geppo Arione. C’è un legame tra quella comunità e la tua scelta successiva? Che cosa porti con te di quella prima esperienza?
Risposta: Prima degli “Amici di Lazzaro” ho dedicato vari anni al servizio con gli Alunni del Cielo, dove oltre alla missione dell’annuncio del Vangelo con la musica e il canto ho scoperto il mondo dei poveri che Padre Geppo seguiva ed aiutava; qui ho fatto le prime esperienze di accoglienza di vittime di sfruttamento che ospitavamo all’Istituto Sociale, presso i padri gesuiti.

Ho imparato tanto da Padre Geppo: la prudenza unita alla fiducia nella Provvidenza, lo spirito semplice e povero nel fare le cose unito alla creatività e alla voglia di inventarne sempre di nuove. La mia attività attuale è lo specchio di quegli insegnamenti, della sua saggezza e della sua intelligenza.

Domanda: Qual è la vocazione specifica degli “Amici di Lazzaro”?
Perché hai scelto proprio questa missione?
Risposta: La nostra vocazione è far fare ai giovani esperienze di servizio, amicizia e preghiera con i poveri e i piccoli. Non ho scelto questa missione, direi piuttosto che pian piano mi si è aperta davanti e ho capito che era molto bella!

Domanda: Quanti siete e come operate? Ci racconti una tua giornata tipo?
Risposta: Siamo circa 50 volontari divisi in vari gruppi di servizio (ved. box). Le mie giornate sono molto
varie. Al mattino prima delle sette mi svegliano i miei bimbi, con cui faccio colazione; poi comincia il lavoro, commissioni e qualche colloquio con famiglie e mamme; ogni pomeriggio e tre sere a settimana ho vari impegni nelle nostre attività. In mezzo ci metto qualche lavoro extra che serve per mantenermi, e un po’ di preghiera trovando il tempo negli spostamenti anche brevi in auto, mentre addormento i bimbi, in tutti i momenti in cui c’è silenzio.
Inoltre tutte le settimane dedico un po’ di tempo ad aggiornarmi su temi giovanili per poter dialogare
meglio coi ragazzini (musica, cinema, fumetti) e naturalmente alla mia formazione cristiana. La giornata termina verso l’una o le due di notte… perché spesso alcune attività le posso fare solo quando in casa tutto tace, a notte fonda.

Domanda: Come vive la tua “famiglia stretta”, tua moglie e i tuoi figli, i rapporti con la “famiglia allargata”?
Risposta: In parte ci convive giorno e notte, dal momento che a casa nostra ospitiamo sempre da 2 a 4 ragazze, a volte ex vittime di sfruttamento, altre volte ragazze con problemi economici, a volte ragazze
madri. Stiamo bene, e ci fa bene aprirci agli altri. A volte desideriamo un po’ di privacy in più, però
quando abbiamo qualche giorno di pace sentiamo che ci manca il “sano caos” nella casa. Anche i miei
figli, pur se piccoli, già si inseriscono in molte iniziative diurne, perché spesso li porto con me e sono abituati a vedere tante persone, tanti bimbi, ad avere tanti amici intorno.

Domanda: Qual è il tuo “sogno” per il futuro?
Risposta: Una casa più grande, magari una canonica o una scuola, dove poter accogliere qualche povero in più e poter ospitare anche gruppi di giovani per settimane comunitarie o campi di servizio. Da anni come associazione siamo davvero poveri; facciamo tanto con pochissimo spazio, senza una vera e propria sede, e speriamo che arrivi qualcosa…

Domanda: Come è vista la tua esperienza (ed altre simili) nell’ambito della Chiesa torinese e universale? Come la vedi tu?
Risposta: Credo sia vista bene. Soprattutto negli ultimi anni tante parrocchie hanno cominciato a collaborare con noi; tanti parroci ci vogliono bene e ci aiutano.
La nostra è un’esperienza di Chiesa fatta di cattolici semplici che provano a vivere il bene nel servizio e nel quotidiano. Speriamo che l’associazione testimoni la bellezza dell’essere cattolici e porti frutto di conversione in noi, nei volontari e in chi aiutiamo.
Inoltre siamo visti come una realtà abbastanza unica perché accanto al lato sociale, di aiuto ai poveri, non perdiamo la fedeltà totale alla Chiesa e al Papa e non rinunciamo al lato spirituale e all’annuncio esplicito del Vangelo. Inoltre l’amicizia coi poveri aiuta davvero tanti a riscoprire la bellezza della vita.


“Amicizia, preghiera e servizio”, sono questi i tre cardini della nostra associazione.
GRUPPO STAZIONI – Serate di incontro e ascolto dei senzacasa nelle stazioni e nel centro di Torino.
UNITÀ di STRADA CONTRO LO SFRUTTAMENTO – Incontro con le ragazze nigeriane vittime
di tratta e sfruttamento.
CORSI gratuiti di LINGUA ITALIANA per le donne straniere.
DOPOSCUOLA PER ELEMENTARI e MEDIE. In partenza anche un supporto linguistico e scolastico
per ragazzi e ragazze delle superiori.
•Attività di GIOCO E ANIMAZIONE, weekend e CAMPI ESTIVI per dare non solo aiuto ma
anche valori, proposte e per condividere la nostra esperienza di fede.
•PROGETTO EMERGENZA FAMIGLIE – Un aiuto materiale con pacchi viveri e sostegno economico
a tante famiglie in difficoltà.
•AIUTO ALLA MATERNITÀ – Aiuto a ragazze e donne che si trovano ad avere una gravidanza inattesa,
che è il nostro modo per combattere l’aborto non a parole ma con fatti concreti e solidali.
•CATECHISMO INTERCULTURALE – Formazione spirituale a chi lo desidera e a chi vuol approfondire
la fede cattolica o sente il desiderio della conversione al cattolicesimo.
(Dalla home page del sito www.amicidilazzaro.it)
Per il tuo contributo: ccp 27608157
Per altre informazioni  info@amicidilazzaro.it  3404817498 (anche sms/whatsapp)

da Chiesa Qui Oggi  – 2013

I “samaritani” delle lucciole, di notte lungo i viali per salvarle dal marciapiede

“Abbiamo salvato tre ragazze nigeriane dall’inizio di settembre”.
Così racconta l’intervento dell’associazione «Amici di Lazzaro» il suo fondatore, Paolo Botti, impegnato insieme agli altri volontari a sottrarre le prostitute straniere dal giogo degli sfruttatori. Alle ultime tre ragazze aiutate a liberarsi, si aggiungono due romene e un’albanese che sono  state tolte dalla strada nelle settimane precedenti.

In media salvano una ragazza a settimana, decine all’anno e  ora cercano nuovi volontari da preparare per le loro attività.
«Usciamo tre volte a settimana, all’incirca due ore ogni sera, dalle  dieci in poi», (LEGGI QUI)  racconta Paolo Botti che ha creato l’associazione nel  1997 per aiutare i clochard. «Ci eravamo accorti che molte nigeriane  andavano in stazione per recarsi ai luoghi in cui si vendevano  e quindi nel 1999 abbiamo cominciato a occuparci di sfruttamento  della prostituzione soprattutto  alla Pellerina e in corso  Massimo».

In dieci anni le zone sono cambiate  e ora gli “Amici di Lazzaro”  coprono un’area più vasta: «Giriamo  Torino e la cintura nelle sere,  ma quando usciamo la domenica  pomeriggio ci spingiamo anche  a Carmagnola, Rivalta, Chivasso…  ». È un compito delicato, anche  se con l’esperienza acquisita e la  fama conquistata sul campo si  può agire con sicurezza: «È più facile  avvicinare le nigeriane —  spiega — perché non hanno un  protettore che le controlla a vista. Il difficile viene dopo: temono ritorsioni  verso le famiglia. Sono  succubi dei riti woodoo».

Con le  ragazze dell’Est la vicenda è diversa:   «Sono sempre controllate,  però per alcune — come le rumene  che hanno i documenti in regola  o le albanesi già regolarizzate  — l’inserimento è più facile».   Si procede con calma: «All’inizio  spieghiamo che possono denunciare  gli sfruttatori e restare  in Italia. A quelle che hanno paura  forniamo aiuti pratici o burocratici  per instaurare un rapporto  di fiducia. Offriamo delle alternative,  come i corsi per imparare l’italiano  che la nostra associazione  organizza, o indicando le associazioni  che possono fornire accoglienza,  cure mediche o formazioni  professionali», spiega Botti.   A volte «alcune ci contattano di  loro volontà perché c’è un passaparola  tra le ragazze già uscite dal  giro e le altre. Capitano anche dei  clienti che ne vedono una in difficoltà  e ce le segnalano».

AMICI DI LAZZARO, CONTRO LA TRATTA

Quante le donne aiutate: dal 2000 oltre 370 ragazze hanno ottenuto aiuto dall’associazione per liberarsi dallo sfruttamento della prostituzione. L’associazione incontra in strada le vittime della tratta (almeno 600 ogni anno). Nel 2009-2012 oltre 100 ragazze hanno lasciato la strada.
Sostieni il nostro servizio: Sostieni la lotta alla tratta e allo sfruttamento con il progetto 50×100 (100 benefattori che diano 50 euro all’anno. “Amici di Lazzaro”
Poste
Italiane C/C postale  27608157
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IT 98 P 07601  01000  0000 27608157

Opuscolo in pdf sulla tratta (scarica)

Secondo i dati dell’associazione  più della metà delle prostitute  a Torino sono nigeriane, seguite  dalle rumene (20%). Sono in aumento  le cinesi, il cui sfruttamento  è più nascosto, e le arabe. Facciamo anche dei corsi di formazione. Sono lezioni per capire  la prostituzione ma anche le  ragazze sfruttate, la loro cultura — dice —  . Ad esempio mostriamo un documentario  sui quartieri a luci  rosse di Amsterdam, finiti in mano  agli sfruttatori». Una lezione è  dedicata alla religiosità woodoo:  «Spieghiamo come funzionano i  riti e come le ragazze li vivono,  perché fa parte della loro cultura  animista che scandisce le loro vite e rende dipendenti loro e la loro  famiglia». (LEGGI QUI I 18 MITI SULLA PROSTITUZIONE)

Andrea Giambartolomei, LaRepubblica Torino   

Preghiera cristiana con il creato – Papa Francesco nella Laudato Si

creatoTi lodiamo, Padre, con tutte le tue creature,
che sono uscite dalla tua mano potente.
Sono tue, e sono colme della tua presenza
e della tua tenerezza.
Laudato si’!

Figlio di Dio, Gesù,
da te sono state create tutte le cose.
Hai preso forma nel seno materno di Maria,
ti sei fatto parte di questa terra,
e hai guardato questo mondo con occhi umani.
Oggi sei vivo in ogni creatura
con la tua gloria di risorto.
Laudato si’!

Spirito Santo, che con la tua luce
orienti questo mondo verso l’amore del Padre
e accompagni il gemito della creazione,
tu pure vivi nei nostri cuori
per spingerci al bene.
Laudato si’!

Signore Dio, Uno e Trino,
comunità stupenda di amore infinito,
insegnaci a contemplarti
nella bellezza dell’universo,
dove tutto ci parla di te.
Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine
per ogni essere che hai creato.
Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti
con tutto ciò che esiste.
Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto
per tutti gli esseri di questa terra,
perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.
Illumina i padroni del potere e del denaro
perché non cadano nel peccato dell’indifferenza,
amino il bene comune, promuovano i deboli,
e abbiano cura di questo mondo che abitiamo.
I poveri e la terra stanno gridando:
Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce,
per proteggere ogni vita,
per preparare un futuro migliore,
affinché venga il tuo Regno
di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.
Laudato si’!
Amen.
(Papa Francesco)

Preghiera per la nostra terra – Papa Francesco nella Laudato Si

Mano-terraDio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l’amore e la pace.
(Papa Francesco)

5 per MILLE: scrivi 97610280014 per AMICI DI LAZZARO

banner 5 per mille 2016Per i poveri, per i giovani, per dare a tutti dignita’ e diritti: Amici di Lazzaroper liberare le vittime di tratta,
per aiutare tanti poveri,
per aiutare tanti bambini in difficolta’

scrivi 976102800145permille_amici_di_lazzaro BANNER

5 per 1000   per AMICI DI LAZZARO
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Nella dichiarazione dei redditi (modello 730, modello UNICO)  
puoi scegliere di devolvere senza alcun esborso il 5×1000  della IMPOSTA DEL REDDITO a sostegno del VOLONTARIATO:

BASTA UNA FIRMA
 e INDICARE IL CODICE FISCALE 97610280014

TI RICORDIAMO: – che devolvere il 5×1000 non comporta un aumento delle tasse e
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Signore, insegnaci a non amare noi stessi (Raoul Follereau)

Signore insegnaci a non amare (solo) noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare quelli che nessuno ama.

Signore, facci soffrire della sofferenza altrui.
Facci la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
protetta da Te,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo.

Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.
Abbi pietà dei lebbrosi,
ai quali Tu così spesso hai sorriso
quand’eri su questa terra;
pietà dei milioni di lebbrosi,
che tendono verso la tua misericordia
le mani senza dita,
le braccia senza mani…

E perdona a noi di averli,
per una irragionevole paura, abbandonati.

E non permettere più, Signore,
che noi viviamo felici da soli.
Facci sentire l’angoscia della miseria universale,
e liberaci da noi stessi. Così sia!

Raoul Follereau, apostolo dei lebbrosi

Giovani in servizio 2017

L‘associazione Amici di Lazzaro www.amicidilazzaro.it 

lancia la campagna” GIOVANI IN SERVIZIO 2017″ per proporre, a Torino, a 20 giovani dai 18 ai 30 anni una delle seguenti attività di volontariato

UNITA’ di STRADA in AIUTO A DONNE COSTRETTE ALLA PROSTITUZIONE (attività serale)  * -DOPOSCUOLA e AIUTO COMPITI -RACCOLTA ALIMENTI, PACCHI VIVERI E ASCOLTO FAMIGLIE ANIMAZIONE, GIOCO E GITE SEMPLICIcon bambini in difficoltà -CORSI DI ITALIANO

-INCONTRO E AMICIZIA CON I SENZA FISSA DIMORA

PREPARAZIONE INIZIATIVE, MOSTRE FOTOGRAFICHE, SERATE, BANCHETTI E GESTIONE PROGETTI per informazioni:  info@amicidilazzaro.it   tel e whatsapp 3404817498 *  quasi 20 anni l’associazione incontra in strada le vittime dello sfruttamento, solo dal 2001 più di 350 ragazze hanno lasciato la strada tramite l’associazione. L’associazione contatta e aiuta ogni anno circa 800 ragazze che incontra sulle strade di tutta la provincia di Torino.

informazioni: Associazione Amici di Lazzaro  www.amicidilazzaro.it tel. 340 4817498

 

Il 10 settembre di Madre Teresa di Calcutta

Martedì 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno, ebbe un incontro mistico con Cristo. Benché determinata a non rivelare mai i particolari, in seguito rivelò:

Il 10 settembre 1946, mentre ero in treno diretta a Darjeeling per fare gli esercizi spirituali, sentii la “chiamata dentro la chiamata”. Gesù, dentro di me, mi chiedeva la disponibilità a lasciare tutto e a fare il suo lavoro nei sobborghi, per servire i più poveri. Quella voce si fece sentire varie volte nei due anni successivi. Io provai ad avanzare perplessità: “Mio Gesù, quello che mi chiedi è troppo grande per me. Riesco a malapena a comprendere la metà delle cose che desideri. Non sono degna, sono peccatrice, sono debole. Vai, Gesù, e cerca un’anima più degna e più generosa”. Ma più pregavo, più diventava chiara la voce nel mio cuore. Essa mi diceva: “Hai sempre affermato: fa’ di me cio’ che vuoi! Ora voglio agire. Lasciami fare, mia piccola sposa, mia piccola cara. Non temere, io sarò sempre con te … Lasciami agire, non respingermi. Confida in me con amore, confida in me ciecamente”.

“Fu una chiamata in seno alla mia vocazione, una seconda chiamata. Fu una vocazione a lasciare persino Loreto, dov’ero molto felice, e andare nelle strade per servire i più poveri dei poveri. Fu in quel treno che sentii la chiamata a rinunciare a tutto e a seguirLo nei bassi fondi, per servirLo nei più poveri tra i poveri… Sapevo che quella era la Sua volontà e che dovevo seguirLo. Non c’era dubbio che quella sarebbe stata la sua opera”.
Madre Teresa di Calcutta

Grecia: otto angeli vestiti di nero al mercato

Il giornalista Ettore Livini ha raccontato in un articolo pubblicato da la Repubblica (23 dicembre), che otto donne si sono presentate vestite di nere ed in forma anonima al mercato di Barbakeios di Atene. Il 23 di dicembre le donne si sono messe vicino alle casse ed hanno pagato la spesa a chi acquistava piccoli tagli di carne, invitandole anche a comprarne di più.

Secondo quanto raccontato da testimoni oculari, verso metà mattinata otto donne vestite di nero si sono dirette verso otto differenti casse. E ogni volta che si presentava una persona con un piccolo taglio di carne, si offrivano per pagare il conto e invitavano le stesse persone ad acquistare quanto avevano bisogno. Le donne in nero ribattezzate dai media greci come “gli angeli di Barbakeios”, hanno pagato un pranzo decente ad almeno 320 persone per una spesa complessiva di circa 16.000 euro solo per la carne. L’opera compiuta dalle donne in nero è andata avanti per circa un’ora.

Appena la voce si è sparsa e altri sono andati per essere parte della donazione, sono scomparse. In molti si stanno chiedendo chi ha promosso questa iniziativa. Un’azienda che non vuole pubblicità. Famiglie ricche che vivono nel quartiere di Kolonaki?

Sta di fatto che è una buona notizia. I soldi investiti in aiuti non sono tanti, ma dimostrano che la solidarietà verso i più bisognosi è facile e naturale. Insomma, con un atteggiamento simile quello degli angeli di Barbakeios, sarebbe facile risolvere una crisi che vede le famiglie greche con il potere d’acquisto crollato del 40% e la disoccupazione al 27%. Solidarietà e fratellanza per alimentare la fiducia e la speranza, una ricetta che papa Francesco consiglia da sempre. Chissà se i potenti avranno abbastanza sensibilità per vedere e ascoltare.

Un’altra vittima della tratta: Franca Abumen legata e strangolata da più persone

Ipotesi di un delitto nel mondo della prostituzione: caccia ai killer fra Terni, Viterbo e Roma

Franca Abumen, la giovane uccisa a Narni

di Fabio Toni

Un delitto che riconduce al mondo, torbido, dello sfruttamento della prostituzione nell’area compresa fra Roma, Viterbo e Terni. Forse un regolamento di conti. È su queste piste che i carabinieri sono al lavoro per dare un nome e un volto all’assassino di Franca Abumen, la giovane di nazionalità nigeriana uccisa nei pressi di Stifone, fra Narni e Nera Montoro.

Le immagini del luogo del delitto

Legata e uccisa Il corpo della donna, appena 27 anni, è stato trovato domenica intorno alle 12. Dalle prime ricostruzioni, sembra sia stata aggredita da più persone che l’avrebbero bloccata, legandole le caviglie, e poi uccisa barbaramente con un cordino nero stretto intorno al collo. I carabinieri di Terni hanno interessato anche i comandi dell’Arma di Roma e Viterbo, per cercare di ricostruire il quadro che ruotava intorno alla giovane, ma anche a quello delle amiche che sabato sera avevano dato l’allarme, non vedendola rientrare. A breve verrà deciso anche il giorno dell’autopsia che verrà eseguita dal dottor Luigi Carlini su disposizione del sostituto procuratore Raffaella Gammarota.

Una vita da clandestina Intanto anche la polizia di Terni ha ricostruito alcuni passaggi relativi al passato della vittima, sulla base dei controlli svolti. Dalla prima identificazione dell’ottobre 2008 da parte dei carabinieri di Amelia, fino all’espulsione perché non in regola con il permesso di soggiorno. Presso il Centro di identificazione e accoglienza di Ponte Galeria, la giovane aveva presentato anche richiesta di asilo. Una domanda inoltrata anche al tribunale di Roma dopo il parere negativo della commissione territoriale. In attesa della decisione, ogni provvedimento di espulsione era stato sospeso.

«I killer non resteranno impuniti» Su Facebook diversi messaggi sulla pagina della ragazza. Alexander Aigbe scrive: «r.i.p. ur killer neve go unpunished» (riposa in pace, i tuoi killer non resteranno impuniti), mentre Osamu Loye: «We miss you r.i.p.» (Ci manchi, riposa in pace)

Violenza legalizzata Pochi giorni prima dell’orribile delitto, durante un convegno organizzato dall’ordine dei medici e dall’associazione donne medico, il comandante del carabinieri della provincia di Terni, Giuseppe Alverone, aveva definito la prostituzione una «violenza legalizzata», sottolineando come di tante denunce e segnalazioni di cittadini giunte in caserma, relative a episodi di prostituzione, nessuna avesse mai avuto come oggetto i clienti o gli sfruttatori. Oggi quelle parole pongono la responsabilità del delitto anche sulle spalle di chi dà linfa e nutre quella che è una forma vera e propria di schiavitù.

398 persone. 398 storie. 398 incontri che ci fanno soffrire e gioire (Rapporto 2013 sulla tratta e sfruttamento delle nigeriane)

Sono state incontrate 398 ragazze e donne nigeriane, di queste, ben 310 risultano sfruttate e sotto ricatto di “Maman” (sfruttatrici) o di “Bros” (sfruttatori).

La percentuale è quindi vicina all’ 78%. E’ un numero sorprendentemente in crescita, dovuto probabilmente alle tante ragazze arrivate nel 2011 passando per la Libia che ottenuti il permesso di soggiorno umanitario hanno lasciato i centri di accoglienza per ricongiungersi agli sfruttatori che da tempo le attendevano.

E’ rimasto stabile(circa il 10%) il numero delle donne nigeriane disperate che tornano in strada dopo anni di vita normale. Si tratta di donne senza strumenti culturali, in molti casi analfabete che non riescono a trovare un inserimento stabile nel mondo del lavoro, cui la crisi ha tolto ogni speranza di risalita, senza un supporto formativo mirato.

Continuano ad esserci donne che hanno da poco terminato di pagare il debito agli sfruttatori e non riescono a regolarizzarsi e a fare ingresso nel mercato del lavoro, anche questo numero è destinato ad aumentare, anche se registriamo almeno una decina di donne che hanno deciso di dichiarare fallito il loro progetto migratorio in Europa e fare ritorno in Africa.

Abbiamo notizia di varie ragazze che terminato il debito con gli sfruttatori hanno comunque deciso di andare in altri stati europei: Germania, Inghilterra e paesi nordici le mete preferite.

SCARICATE IL PDF COMPLETO :   RAPPORTO sulla tratta nigeriana in torino e provincia

appello per il sostegno di alcune mamme in difficoltà

carissimi, come sapete ci occupiamo di donne in difficoltà: alcune sono vittime della tratta e dello sfruttamento, altre sono rifugiate politiche, altre hanno grossi problemi familiari e/o disabilità.

Le mamme che l’associazione sostiene sono moltissime, si tratta di casi che le Caritas e i centri d’ascolto parrocchiali non sono in grado di gestire perché troppo complicati ed onerosi, in molti casi si tratta di donne e famiglie che a causa della crisi economica versano in difficili condizioni.

Le donne vittime di violenza e sfruttamento che l’associazione aiuta sono molte decine (oltre 300 le ragazze aiutate a lasciare la strada in questi anni e moltissime altre quelle aiutate nel reinserimento sociale)

ALCUNE DELLE STORIE degli anni passati
Y. ha lasciato la strada due anni fa. Ha scelto di vivere onestamente raccogliendo roba usata che spedisce in Nigeria e il cui ricavato (tolte le spese di spedizione) vanno metà a lei e metà al sostegno dei fratellini in Africa. Fa qualche ora di pulizia. Noi la aiutiamo con i pacchi e recuperando vestiario e altro materiale che può vendere. Ha bisogno di un sostegno per le pratiche dei documenti (cerchiamo per lei 250 euro)

J. ha lasciato la strada denunciando i suoi sfruttatori 3 anni fa. Ha perso il lavoro che faticosamente aveva trovato. Non ha grandi capacità o abilità nel lavorare, è quasi analfabeta. La aiutiamo nell’avvio di una piccola attività di vendita da ambilante porta a porta che la renderà autonoma. (cerchiamo per lei 250 euro)

E. ha perso da poco il compagno che le permetteva di avere una piccola pensione. Lei ha 300 euro con cui mantiene anche il figlio e 2 nipoti. Le spese del funerale e delle gravose cure degli ultimi mesi del marito le han fatto finire gli ultimi risparmi. Chiede un aiuto per pagare il gas e luce arretrati (cerchiamo per lei 300 euro)

C. vive in una casa inagibile, è italiana e fa qualche ora di lavoro ad accompagnare un disabile. Le servono in soldi per pagare la bombola del gas e per alcune bollette (cerchiamo per lei 280 euro)

I. ha 4 figli, il marito ha un lavoro (semistatale) che non viene pagato da oltre un anno e mezzo (vergognoso). Ha lo sfratto esecutivo e breve, nonostante la padrona di casa li abbia aiutati molto (ma anche lei ha problemi economici e l’affitto era la sua unica entrata). Ma soprattutto I. ha problemi di salute e prende molte medicine. (cerchiamo per lei 150 euro)

E. ha 3 figli, un marito che ha perso lavoro. Ha fame, fame vera, al punto di chiederci pane secco, avanzi di feste, ristoranti. Una fame umile e dignitosa. La aiutiamo in orari in cui nessuno possa vederla. (cerchiamo per lei 150 euro al mese per 6 mesi).

A breve altri casi concreti (segneremo in rosso quando abbiamo reperito le offerte o risolto i casi.

Alcuni casi del 2012

E. ha due bambine bellissime e un bravo marito. Entrambi hanno perso il lavoro lo scorso anno e si arrangiano con lavoretti saltuari.
Sono nigeriani ma hanno una discreta scolarizzazione. Li aiutiamo nella spesa, per i vestiti dei figli (non prendiamo vestiti da adulti, ma solo per bambini e giovani) e il materiale scolastico delle bimbe.

N. è anziana e vedova. Vive con la sua pensione ed aiuta i vari nipoti anche loro in condizioni di povertà estrema.
La aiutiamo a trovare prodotti da vendere che riesce a piazzare tra amici e conoscenti per pagare le bollette e con pacchi viveri e vestiario per i nipotini.

V. è una giovane mamma che ne ha viste di tutti i colori. Ha due figlie malate, ha perso il lavoro e vive in una casa popolare. Ha tante spese extra per le cure delle figlie ma è molto intraprendente e trova sempre dei lavoretti. L’aiutiamo per alcune spese importanti e per alcune bollette “difficili”.

Alcuni casi del 2010-2011

L. è una mamma ivoriana, che alcuni nostri volontari conoscono da alcuni anni e che sta cercando di risolvere i suoi problemi.
Abbiamo aiutato lei e il suo bambino, perchè si impegna tanto e si è data molto da fare per lavorare onestamente e riuscire a rifarsi una vita.
Per sostenerla, abbiamo rallentato lo sfratto in attesa di sistemarla in una comunità di accoglienza. Ora studia e si prepara per un lavoro.

S., K. E L. tre mamme nigeriane, di cui 2 con grossi problemi di salute.
Una delle mamme ha problemi di depressione a causa della condizione economica disastrosa, e siamo riusciti con il vostro aiuto a risollevarla e darle un po’ di pace.

S. e L.  sono mamme italiane, che hanno lavori saltuari, sono entrambe sopra i 40 anni e non hanno esperienze particolari da far fruttare nel mondo del lavoro, i loro figli hanno dei problemi e i mariti sono malati. Abbiamo dato un sostegno per alcune emergenze che non potevano  affrontare da sole. Una delle famiglie ora ha trovato una occupazione per entrambi i coniugi e tutto va meglio.

 PER AIUTARE:

“Amici di Lazzaro”:
PosteItaliane C/C postale 27608157
BancoPosta IBAN: IT 98 P 07601 01000 0000 27608157
è bene inviare i proprio dati (cognome e nome, email e indirizzo**)  per poter aggiornare i donatori sull’uso delle offerte

INFO: info@amicidilazzaro.it  tel. 3404817498

La paura ha i piedi nudi (Il poliziotto e il povero)

Assetato di gesti di cuore, il mondo della Rete si era commosso per il video girato a Times Square da una turista: si vedeva un poliziotto newyorchese infilare degli stivali nuovi ai piedi nudi di un barbone. Della vicenda, natalizia assai, mi avevano colpito due particolari: il cognome del poliziotto buono, Deprimo (la carità come antidoto alla depressione?), e il motivo per cui la turista aveva ripreso la scena: le era tornato alla mente un episodio dell’infanzia, quando il padre – poliziotto anche lui – aveva compiuto un gesto analogo nei confronti di un barbone. La prova che ciò che rimarrà di noi in chi abbiamo amato non saranno le parole ma i gesti.

Poi qualcuno ha sporcato la favola. Il barbone. Quando un giornalista del New York Times è andato a intervistarlo, lo ha trovato al solito posto, coi piedi nudi e intirizziti dal freddo. «E gli stivali che ti ha regalato il poliziotto?», ha chiesto. «Li ho nascosti», ha risposto l’uomo. «Valgono un sacco di soldi, potrei rischiare la vita». Sembrano i ragionamenti di uno spostato e in effetti lo sono. Ma come assomigliano ai miei. Il terrore che gli rubassero gli stivali, ha indotto il barbone a restare a piedi nudi, cioè nella condizione in cui si sarebbe trovato se glieli avessero rubati davvero. Quante volte succede anche a me di rinunciare a qualcosa per paura di perderla. Di respingere ciò che potrebbe scaldarmi, nel timore che il calore sia una condizione momentanea e che, dopo averla provata e smarrita, il freddo mi si rivelerà ancora più pungente. Il barbone ha ucciso un atto d’amore con uno di paura. Cercherò di ricordarmene la prossima volta che la vita mi darà un paio di stivali.

massimo gramellini