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La vita di Madre Teresa

teresa_de_calcuta“ Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”.Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa di Calcutta fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri. “Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”. Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la Sua sete di amore e per le anime”. 

Questa luminosa messaggera dell’amore di Dio nacque il 26 agosto 1910 a Skopje, città situata al punto d’incrocio della storia dei Balcani. La più piccola dei cinque figli di Nikola e Drane Bojaxhiu, fu battezzata Gonxha Agnes, ricevette la Prima Comunione all’età di cinque anni e mezzo e fu cresimata nel novembre 1916. Dal giorno della Prima Comunione l’amore per le anime entrò nel suo cuore. L’improvvisa morte del padre, avvenuta quando Agnes aveva circa otto anni, lasciò la famiglia in difficoltà finanziarie. Drane allevò i figli con fermezza e amore, influenzando notevolmente il carattere e la vocazione della figlia. La formazione religiosa di Gonxha fu rafforzata ulteriormente dalla vivace parrocchia gesuita del Sacro Cuore, in cui era attivamente impegnata.

All’età di diciotto anni, mossa dal desiderio di diventare missionaria, Gonxha lasciò la sua casa nel settembre 1928, per entrare nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda. Lì ricevette il nome di suor Mary Teresa, come Santa Teresa di Lisieux. In dicembre partì per l’India, arrivando a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo la Professione dei voti temporanei nel maggio 1931, Suor Teresa venne mandata presso la comunità di Loreto a Entally e insegnò nella scuola  per ragazze, St. Mary. Il 24 maggio 1937 suor Teresa fece la Professione dei voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse: “la sposa di Gesù” per “tutta l’eternità”. Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Continuò a insegnare a St. Mary e nel 1944 divenne la direttrice della scuola. Persona di profonda preghiera e amore intenso per le consorelle e per le sue allieve, Madre Teresa trascorse i venti anni della sua vita a “Loreto” con grande felicità. Conosciuta per la sua carità, per la generosità e il coraggio, per la propensione al duro lavoro e per l’attitudine naturale all’organizzazione, visse la sua consacrazione a Gesù, tra le consorelle, con fedeltà e gioia.

Il 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette l’“ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”. Quel giorno, in che modo non lo raccontò mai, la sete di Gesù per amore e per le anime si impossessò del suo cuore, e il desiderio ardente di saziare la Sua sete divenne il cardine della sua esistenza. Nel corso delle settimane e dei mesi successivi, per mezzo di locuzioni e visioni interiori, Gesù le rivelò il desiderio del suo Cuore per “vittime d’amore” che avrebbero “irradiato il suo amore sulle anime. ”Vieni, sii la mia luce”, la pregò. “Non posso andare da solo” Le rivelò la sua sofferenza nel vedere l’incuria verso i poveri, il suo dolore per non essere conosciuto da loro e il suo ardente desiderio per il loro amore. Gesù chiese a Madre Teresa di fondare una comunità religiosa, le Missionarie della Carità, dedite al servizio dei più poveri tra i poveri. Circa due anni di discernimento e verifiche trascorsero prima che Madre Teresa ottenesse il permesso di cominciare la sua nuova missione. Il 17 agosto 1948, indossò per la prima volta il sari bianco bordato d’azzurro e oltrepassò il cancello del suo amato convento di “Loreto” per entrare nel mondo dei poveri.

Dopo un breve corso con le Suore Mediche Missionarie a Patna, Madre Teresa rientrò a Calcutta e trovò un alloggio temporaneo presso le Piccole Sorelle dei Poveri. Il 21 dicembre andò per la prima volta nei sobborghi: visitò famiglie, lavò le ferite di alcuni bambini, si prese cura di un uomo anziano che giaceva ammalato sulla strada e di una donna che stava morendo di fame e di tubercolosi. Iniziava ogni giornata con Gesù nell’Eucaristia e usciva con la corona del Rosario tra le mani, per cercare e servire Lui in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”. Alcuni mesi più tardi si unirono a lei, l’una dopo l’altra, alcune sue ex allieve.

Il 7 ottobre 1950 la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità veniva riconosciuta ufficialmente nell’Arcidiocesi di Calcutta. Agli inizi del 1960 Madre Teresa iniziò a inviare le sue sorelle in altre parti dell’India. Il Diritto Pontificio concesso alla Congregazione dal Papa Paolo VI nel febbraio 1965 la incoraggiò ad aprire una casa di missione in Venezuela. Ad essa seguirono subito altre fondazioni a Roma e in Tanzania e, successivamente, in tutti i continenti. A cominciare dal 1980 fino al 1990, Madre Teresa aprì case di missione in quasi tutti i paesi comunisti, inclusa l’ex Unione Sovietica, l’Albania e Cuba.

Per rispondere meglio alle necessità dei poveri, sia fisiche, sia spirituali, Madre Teresa fondò nel 1963 i Fratelli Missionari della Carità; nel 1976 il ramo contemplativo delle sorelle, nel 1979 i Fratelli contemplativi, e nel 1984 i Padri Missionari della Carità. Tuttavia la sua ispirazione non si limitò soltanto alle vocazioni religiose. Formò i Collaboratori di Madre Teresa e i Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d’amore. Questo spirito successivamente portò alla fondazione dei Missionari della Carità Laici. In risposta alla richiesta di molti sacerdoti, nel 1991 Madre Teresa dette vita anche al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti come una “piccola via per la santità” per coloro che desideravano condividere il suo carisma e spirito.

In questi anni di rapida espansione della sua missione, il mondo cominciò a rivolgere l’attenzione verso Madre Teresa e l’opera che aveva avviato. Numerose onorificenze, a cominciare dal Premio indiano Padmashri nel 1962 e dal rilevante Premio Nobel per la Pace nel 1979, dettero onore alla sua opera, mentre i media cominciarono a seguire le sue attività con interesse sempre più crescente. Tutto ricevette, sia i riconoscimenti sia le attenzioni, “per la gloria di Dio e in nome dei poveri”.

L’intera vita e l’opera di Madre Teresa offrirono testimonianza della gioia di amare, della grandezza e della dignità di ogni essere umano, del valore delle piccole cose fatte fedelmente e con amore, e dell’incomparabile valore dell’amicizia con Dio. Ma vi fu un altro aspetto eroico di questa grande donna di cui si venne a conoscenza solo dopo la sua morte. Nascosta agli occhi di tutti, nascosta persino a coloro che le stettero più vicino, la sua vita interiore fu contrassegnata dall’esperienza di una profonda, dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui. Chiamò la sua prova interiore: “l’oscurità”. La “dolorosa notte” della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, condusse Madre Teresa a un’unione ancora più profonda con Dio. Attraverso l’oscurità partecipò misticamente alla sete di Gesù, al suo desiderio, doloroso e ardente, di amore, e condivise la desolazione interiore dei poveri.

Durante gli ultimi anni della sua vita, nonostante i crescenti seri problemi di salute, Madre Teresa continuò a guidare la sua Congregazione e a rispondere alle necessità dei poveri e della Chiesa. Nel 1997 le suore di Madre Teresa erano circa 4.000, presenti nelle 610 case di missione sparse in 123 paesi del mondo. Nel marzo 1997 benedisse la neo-eletta nuova Superiora Generale delle Missionarie della Carità e fece ancora un viaggio all’estero. Dopo avere incontrato il Papa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, rientrò a Calcutta e trascorse le ultime settimane di vita ricevendo visitatori e istruendo le consorelle. Il 5 settembre 1997 la vita terrena di Madre Teresa giunse al termine. Le fu dato l’onore dei funerali di Stato da parte del Governo indiano e il suo corpo fu seppellito nella Casa Madre delle Missionarie della Carità. La sua tomba divenne ben presto luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni credo, poveri e ricchi, senza distinzione alcuna. Madre Teresa ci lascia un testamento di fede incrollabile, speranza invincibile e straordinaria carità. La sua risposta alla richiesta di Gesù: “Vieni, sii la mia luce”, la rese Missionaria della Carità, “Madre per i poveri”, simbolo di compassione per il mondo e testimone vivente dell’amore assetato di Dio.

Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, il Papa Giovanni Paolo II permise l’apertura della Causa di Canonizzazione. La beatificazione si e’ svolta il 19 ottobre 2003.
La memoria liturgica e’ il 5 settembre.

Giovani in servizio 2018

Gli Amici di Lazzaro

lanciano la proposta
” GIOVANI IN SERVIZIO 2018″, per le nuove attivita’ del 2017-2018 a Torino.

L’associazione cerca circa 65 giovani dai 16 ai 30 anni per

— doposcuola medie (6)
— doposcuola elementari (2)
— corsi di italiano a ragazze straniere (4)
— ascolto e aiuto a ex vittime di tratta (2)
— nuova unita’ di strada serale per le vittime di tratta (si tratterà di una modalità innovativa di educativa) (6)
— animazione, gioco e preghiera con ragazzini stranieri disagiati (6)
— animatori e cantori per il coro gopel/rock multietnico “Fire” (6)
— animatori per incontri in scuole e parrocchie su tratta e bioetica (6)
— volontarie per serate di accoglienza e svago con ragazze accolte dall’associazione (6)
— serate di preghiera, ascolto e amicizia con i senzacasa (8)
— progetto sostegno ai cristiani perseguitati in Torino (ex musulmani, o cristiani che vivono in centri per rifugiati a prevalenza musulmana) (4)
— progetto contro i matrimoni combinati e forzati (4)
— progetto di educativa contro sexting/utero in affitto/pornografia (4)

possiamo inserire anche qualche adulto in alcune di queste iniziative ma solo se 3/4 dei volontari sono sotto i 35 anni per mantenere la prevalenza giovanile dell’associazione

per informazioni:  info@amicidilazzaro.it   tel e whatsapp 3404817498

 

Gli “Amici di Lazzaro” dalla parte degli ultimi

adl ufficioL’associazione nata nel ’97 ha fra i suoi impegni la lotta alle vittime della tratta della prostituzione. Tra  gli altri obiettivi l’aiuto alle famiglie in difficolta’   Elena Spagnolo – Repubblica – Torino

“L’unità di strada funziona così. Ci troviamo di sera, con un gruppo di volontari. Saliamo sul furgoncino dell’associazione e andiamo in giro per la città, di notte. Incontriamo le ragazze e scambiamo qualche parola con loro: cerchiamo di costruire un rapporto alla pari”. Così Laura, volontaria dell’associazione Amici di Lazzaro, racconta come lei e altri giovani incontrano le prostitute straniere, soprattutto nigeriane. “Offriamo innanzitutto dialogo e amicizia; poi parliamo anche della possibilità di lasciare la strada”.

Un’attività, quella di vicinanza e sostegno alle vittime della tratta, che da molti anni contraddistingue l’associazione torinese. “Amici di Lazzaro è nata nel 1997. Tutto è partito perché io e altri giovani, poco più che ventenni, insieme al padre gesuita P. JeanPaul Hernandez avevamo cominciato a frequentare i senza tetto di Porta Nuova – racconta Paolo Botti, fondatore e presidente – In stazione conoscemmo anche alcune prostitute nigeriane, e cominciammo a occuparci di vittime della tratta”. Con gli anni l’associazione è cresciuta, insieme alle attività. Oggi i volontari sono circa 80, e organizzano anche corsi di italiano per donne straniere, doposcuola per alunni di elementari e medie, sostegno alle famiglie, progetti in Romania.

“In questo periodo aiutiamo circa 120 famiglie in difficoltà – spiegano – soprattutto di due tipi: ex vittime della tratta, oppure lunaparchisti. Abbiamo conosciuto questo mondo anni fa, insegnando catechismo nelle aree lunapark delle città. Molti lavoratori di questo settore soffrono la crisi: hanno attrazioni vecchie, lavorano poco. Così diamo loro sostegno economico, o alimenti”. L’associazione ha anche un piccolo punto di accoglienza, 4 o 5 posti letto. “Lo spirito è quello di essere amici dei poveri, dei piccoli. Cerchiamo di rispondere alle necessità. Ad esempio, ora servirebbero spazi più grandi per l’accoglienza, non riusciamo a soddisfare tutte le richieste. L’associazione vive solo di donazioni”. Molte energie sono dedicate alle vittime della tratta. “Incontriamo circa 400, 500 ragazze all’anno. Di queste, circa 40-50 ogni anno riescono a uscire dal giro. Ci occupiamo soprattutto di ragazze nigeriane, che nell’80% dei casi sono costrette a prostituirsi: è più facile avvicinarle perché non sono controllate a vista dai loro sfruttatori, che però le costringono minacciando ritorsioni contro le loro famiglie in Africa. Spesso poi sono soggiogate psicologicamente: chi le porta in Italia fa dei riti vodoo, convincendole che se non rispetteranno i patti succederà qualcosa di brutto. Tra i servizi che diamo c’è una rete di contatti in Nigeria per aiutare le famiglie di chi lascia”.

“Sono ragazze costrette con la violenza – spiega Laura – vogliamo sensibilizzare perché se non ci fossero i clienti sarebbe diverso. Invece sono tanti, è un argomento di cui si parla poco, tabù”. Gli amici di Lazzaro sono giovani: l’età va dai 28 ai 30, 35 anni. “L’associazione è di ispirazione cattolica e molti sono credenti, ma c’è anche qualche ateo” racconta Paolo, il presidente. Lui ha lasciato il suo posto di fisso vent’anni fa per dedicarsi all’associazione. “Volevo partire per l’Africa, poi ho capito che potevo fare molto anche qui”

 

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/03/26/news/gli_amici_di_lazzaro_dalla_parte_degli_ultimi-32203672/

 

L’ultima lettera di Madre Teresa di Calcutta

Questa mia lettera porta l’amore, la preghiera e la benedizione della Madre per ciascuna di voi, perché siate soltanto tutte di Gesù attraverso Maria.

So che la Madre lo dice spesso – “Siate soltanto tutte di Gesù attraverso Maria” -, ma ripete questo perché è tutto ciò che la Madre vuole per voi, tutto ciò che la Madre vuole da voi. Se nel vostro cuore siete soltanto tutte di Gesù attraverso Maria, e se fate ogni cosa soltanto per Gesù attraverso Maria, sarete autentiche Missionarie della Carità.

Grazie per tutti gli auguri affettuosi che mi avete mandato in occasione della festa della Congregazione. Dobbiamo essere davvero grate a Dio, specialmente per averci donato lo spirito di Maria quale spirito della nostra Congregazione. L’amorevole fiducia in Dio e il totale abbandono a Lui fecero rispondere “Sì” a Maria al messaggio dell’angelo, e la gioia la spinse ad andare in tutta fretta a servire la cugina Elisabetta. Tutto questo è così simile alla nostra vita: dire “Sì” a Gesù e andare in tutta fretta a servirLo nei più poveri tra i poveri. Rimaniamo vicine a Maria e Lei farà crescere, in ciascuna di noi, questo stesso spirito.

Si sta avvicinando il 10 settembre*. Questa è un’altra opportunità per noi, di rimanere accanto a Maria, per ascoltare il grido di Gesù: “Ho sete” e risponderci con tutto il cuore. È soltanto con Maria che possiamo udire il grido di Gesù: “Ho sete”, ed è soltanto con Maria che possiamo ringraziare degnamente Dio per aver fatto un dono così grande alla nostra Congregazione.

L’anno scorso è stato il Giubileo d’oro del giorno dell’Ispirazione, e spero che tutto l’anno sia stato un anno di ringraziamento. Non giungeremo mai ad esaurire il dono fatto alla Madre, per la Congregazione, quel giorno, perciò non dobbiamo mai smettere di rendere grazie per esso. Che la nostra gratitudine si manifesti nella determinazione di saziare la Sete di Gesù con una vita di autentica carità: amore per Gesù nella preghiera, amore per Gesù nelle consorelle, amore per Gesù nei più poveri trai poveri – niente altro.

Sono venuta pure a sapere che Gesù ci vuole fare un altro dono. Quest’anno, il Santo padre proclamerà S. Teresa del Bambin Gesù “Dottore della Chiesa”, nel centenario del suo ritorno a casa da Gesù. Vi immaginate .solo perché ha fatto piccole cose con grande amore la Chiesa la proclama Dottore della Chiesa, al pari di S. Agostino e della grande S. Teresa! Proprio come nel Vangelo quando Gesù ha detto a chi stava seduto all’ultimo posto: “Amico, vieni più avanti”. Perciò, rimaniamo molto piccole e seguiamo la via di S.Teresina, quella della fiducia, dell’amore e della gioia, in modo da portare a compimento la promessa della Madre di donare santi alla Madre Chiesa.
Madre Teresa (ultima lettera da lei scritta alle consorelle Missionarie della Carità. La lettera è datata 5 settembre 1997, poche ore prima di morire)

* Il 10 settembre 1946, durante un viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il suo ritiro annuale, madre Teresa ricevette quella che lei chiamava “l ‘ispirazione”, la sua “chiamata nella chiamata”: servire Gesù nei più poveri dei poveri.

Dormitori a Torino – Servizi per chi e’ in difficolta’

dormitoriATTENZIONE:
non chiamate noi (AMICI DI LAZZARO non ha dormitori).
Dovete chiamare direttamente i dormitori o presentarvi lì alla sera.

Dormitori a bassa soglia
CASE DI OSPITALITA’ NOTTURNA DEL COMUNE DI TORINO
Le case di ospitalità notturna offrono una risposta ai bisogni primari di ricovero notturno temporaneo ed igiene personale a persone maggiorenni effettivamente senza dimora e prive di reddito.
Possono accedere alle Case e fruire dei servizi di pernottamento e accompagnamento sociale:
● I/Le cittadini/e italiani/e I/Le cittadini/e dell’Unione Europea;
● Gli/Le stranieri/e in possesso dei titoli di permanenza e soggiorno (per motivi diversi da turismo, affari, studio).
I cittadini comunitari accedono per un massimo di tre mesi (con riferimento al D.Lgs 30/2007) fatte salve situazioni di pregiudizio conclamato. Il conteggio dei tre mesi è fatto considerando come primo giorno la data di iscrizione nella lista d’attesa per accedere al posto fisso.
Le Case sono APERTE TUTTO L’ANNO.
L’accesso è consentito dalle ore 20.00 e l’uscita avviene entro le ore 8.00 del giorno successivo.
L’ospitalità è GRATUITA. Le persone che intendono richiedere l’ospitalità devono recarsi presso una delle Case e verificare la disponibilità di un posto letto. Qualora non ci fosse disponibilità immediata la persona viene inserita in una lista d’attesa. I cittadini residenti a Torino possono fruire dell’ospitalità temporanea per 30 notti consecutive, i cittadini non residenti possono fruire dell’ospitalità temporanea per 7 notti. E’possibile riscriversi nella lista d’attesa per fruire nuovamente dell’ospitalità solo al termine del periodo di ospitalità (la 30° notte per i residenti e la 7° notte per in non residenti a Torino).
I posti letto durante il periodo invernale possono aumentare fino ad un massimo di due in ogni struttura.

CASA DI OSPITALITÀ NOTTURNA Via Sacchi 47 tel. 011 5682885 – Coop. Animazione Valdocco, Terra mia
Posti letto disponibili: 16 SOLO PERSONE MAI STATE OSPITI NEI DORMITORI (o mai state ospiti NEGLI ULTIMI DUE ANNI).
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 4 – 12 – 33 – 33/ – 63

CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Carrera 181–tel. 011 712334 – Cooperativa Stranaidea
Posti letto disponibili: 42
Orario: dalle 20 alle 8
Note: SOLO UOMINI
Mezzi pubblici: 65 – 65/

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Ghedini 6 – Coop. Animazione Valdocco Posti letto disponibili: 40
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI E DONNE
Mezzi pubblici: 18, 49
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Strada delle Ghiacciaie 68a – tel. 011 0588798 – Coop. Frassati
Posti letto disponibili : 24
Orario: dalle 20 alle 8
Note: UOMINI e DONNE
Mezzi pubblici: 2 –29
• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA Via Pacini 18
011 2481667 (dalle 20 alle 8.00)– Associazione Gruppo Abele
Posti letto disponibili : 5 posti in servizio privato (accesso anche senza documento d’identità)

Note :UOMINI (prenotazione lunedì mattina alle h.9),

DONNE (prenotazione tutti i giorni dalle h.9 alle 13 per donne che sono già state in dormitori comunali per 3 mesi)
OSPITALITÁ SOLO 1 SETTIMANA
Posti letto disponibili: 20 posti come Casa di Ospitalità Notturna del Comune –  Note: SOLO DONNE

Mezzi pubblici: 18 – 49 – 75 – 77

• CASA DI OSPITALITA’ NOTTURNA corso Tazzoli 76 tel. 011/3098493 – Coop. Stranaidea
Posti letto disponibili: 24
Note: UOMINI e DONNE; la struttura non ha lista di attesa ma accoglie situazioni di emergenza individuate dai servizi itineranti, diurno e notturno gestiti, per conto del Servizio Adulti in Difficoltà del Comune di Torino
Mezzi pubblici: 2 – 10 – 40 – 62
STRUTTURE DEL VOLONTARIATO

Asili Notturni UMBERTO I (dormitorio privato) : Via Ormea 119 – 011/6963290
Ospitalità per circa 30 notti- Mezzi pubblici: 1 – 18 – 34 – 35 – 42 – 67
Orario: dalle 20 alle 8 (chi al momento non trovasse posti in altri dormitori può chiamare per farsi tenere da parte un posto, se disponibile, ma questo viene perso se non ci si presenta entro le 21.30)
Note: SOLO UOMINI italiani e stranieri, necessario DOCUMENTO D’IDENTITÁ VALIDO, servizio mensa self-service dalle h.18 (per prendere il numero) dal lunedì al sabato (no domenica e festivi).

SERMIG – ARSENALE DELLA PACE: Piazza Borgo Dora 61 – 011/4368566
Posti letto: 24 donne, 45 uomini
Mezzi pubblici: 4 – 50 – 51 – 63/ – 77
Femminile: servizio di pronta accoglienza per maggiorenni aperto dalle 16,30 alle 8.
Offerte cena, colazione e doccia.
Accesso con prenotazione che si può effettuare direttamente in piazza Borgo Dora 61 ogni giovedì mattina alle ore 10. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità. Il posto viene inizialmente assegnato per 15 giorni, rinnovabile per altri 15 se buona condotta o no problemi di altra natura. Richiesto un contributo di 1 euro a notte.
Maschile: offerte cena, colazione e doccia. Accesso con prenotazione telefonando al Sermig per sapere il giorno di prenotazione.
Per via delle richieste numerose non è facilissimo trovare posto.

BARTOLOMEO & C. : Via Saluzzo 9/D – 011/6504821
Orario: 19.30-7.30
La durata dell’ospitalità viene stabilita dalla sede centrale caso per caso (di solito 30 giorni circa).
Note: SOLO PER UOMINI italiani. Per ottenere il posto bisogna essere stati precedentemente selezionati nella sede di Via Camerana 10/A (aperta dalle 15 alle 18, 011/534854).

SAN LUCA : Via Negarville 14
011/3471300 Orario: 19.30-7.30 (sabato e domenica fino alle 9 di mattina). Prenotazione non necessaria.
Si può chiedere un posto all’accoglienza serale (orario 18-19).
Posti letto: 40-45 Note: SOLO UOMINI. Non necessario permesso di soggiorno, ma richiesto un documento di identità valido (o eventuale denuncia di furto o simili). Generalmente gli utenti vengono inviati dal Comune o da centri di ascolto Caritas. Possibilità di permanenza per 15 giorni – 1 mese – 6 mesi. Richiesto contributo di 1€ per la cena e 2,50€ per dormire. Possibilità di permanenza maggiore  in alloggi di seconda accoglienza di cui vengono lasciate le chiavi agli ospiti, con la possibilità anche di cucinare all’interno. In questo caso è richiesto un contributo per le spese da valutare caso per caso.

CASA DI PRONTO INTERVENTO : Via Nizza 24
DONNE: gestanti o con bambini piccoli

COTTOLENGO :
Via Andreis 26 – 011/5225655 da ottobre a maggio
prevalentemente per UOMINI, in casi eccezionali per coppie

ENDURANCE (bus/dormitorio)
a RIVOLI sul piazzale di Via Isonzo, a fianco dello stadio comunale tel.329 7507241
•L’orario di apertura del mezzo è dalle 20,00 alle 8,00 (21 notti consecutive poi lista di attesa)

Signore, fammi buon amico di tutti (San Vincenzo de Paoli)

Signore, fammi buon amico di tutti, fa che la mia persona ispiri fiducia a chi soffre e si lamenta.
A chi cerca luce lontano da Te, a chi vorrebbe cominciare e non sa come, a chi vorrebbe confidarsi e non se ne sente capace.
Signore aiutami, perché non passi accanto a nessuno con il volto indifferente, con il cuore chiuso, con il passo affrettato.

Signore, aiutami ad accorgermi subito di quelli che mi sta accanto, di quelli che sono preoccupati e disorientati, di quelli che soffrono senza mostrarlo, di quelli che si sentono isolati senza volerlo. Signore, dammi una sensibilità che sappia andare incontro ai cuori. Signore, liberami dall’egoismo, perché ti possa servire, perché ti possa amare, perché ti possa ascoltare, in ogni fratello che mi fai incontrare.
San Vincenzo de Paoli

Ecco il programma: amore, amore, bontà, bontà (Charles de Foucauld)

Io vorrei tanto per me, e di conseguenza vorrei per voi, – perché mi sembra davvero una buona cosa – un po’ di solitudine e di silenzio. Da una parte sono molto solitario, perché non ho qui una sola persona che abbia verso di me il minimo attaccamento (se non, forse, un povero, fantaccino, Miloud; pregate per la sua conversione! è un’anima semplice e un buon cuore)… C’è anche un furiere maggiore di fanteria, un francese, che mi dimostra vera amicizia.

Ma dall’altra parte, dalle quattro e mezzo del mattino alle sei e mezzo della sera, non smetto mai di parlare e di veder persone: schiavi, poveri, malati, soldati, viaggiatori, curiosi. Questi, i curiosi, ormai li ho solo raramente, ma gli schiavi, i malati, i poveri aumentano anziché diminuire… Celebro la santa Messa prima del giorno, per non essere troppo disturbato dal rumore e per fare il ringraziamento un po’ tranquillo; è però inutile che lo faccia di buon’ora, durante il ringraziamento vengo sempre chiamato tre o quattro volte…

Ecco come fr. Charles esamina la sua vita a Béni-Abbés. Egli si domanda: «In che modo fare l’elemosina meglio che per il passato?» e risponde: «Facendola come la faceva Gesù, in un’imitazione più fedele del Modello Divino. Preoccupandosi meno di dare denaro e dando di più quello che dava Gesù: la nostra fraterna tenerezza il nostro tempo, la nostra pena».

Ancora si domanda: «In che modo praticare l’eguaglianza e la fraternità con gli indigeni?» e risponde: «Lasciandoli avvicinare a me, parlarmi, soprattutto non impiegando i soldati per allontanarli da me, non avendo paura di dedicare loro il mio tempo; anziché evitare le loro lunghe conversazioni, desiderarle, ma spostarle sempre verso Dio: riuscire a guidare io queste chiacchierate, distaccarle dalla terra e farle sempre salire alle cose spirituali. Non temere il contatto degli indigeni, né quello dei loro vestiti, coperte, ecc…

Non avere paura né della loro sporcizia né delle loro pulci… Vivere insieme agli indigeni con la familiarità che aveva Gesù verso i suoi apostoli, i quali erano simili ad essi… Soprattutto, vedere sempre Gesù in loro e, di conseguenza, trattarli non soltanto con senso di eguaglianza e di fraternità, ma anche con l’umiltà, col rispetto, con l’amore, con la dedizione comandate da questa fede».

Diventare i loro amici, amarli e farsi amare, portarli alla virtù, e dalla virtù e dalla buona volontà ad ogni verità, vivere per salvarli. Ecco il programma: amore, amore, bontà, bontà.

Ci vorrebbero molti buoni preti, non per predicare (li accoglierebbero come nei villaggi bretoni accoglierebbero dei turchi che andassero a predicare Maometto, e anche peggio), ma per prendere contatto, farsi amare, ispirare stima, fiducia, amicizia, rendere possibile un avvicinamento, dissodare la terra prima di seminare.

Per gli schiavi ho una piccola camera nella quale li riunisco e in cui trovano sempre alloggio, accoglienza, pane quotidiano, amicizia; a poco a poco insegno loro a pregare Gesù. Dal 5 gennaio, giorno in cui la loro cameretta fu terminata, ne ho avuti tutte le notti qui alla Fraternità, grazie a Dio… Con più virtù da parte mia, più intelligenza e maggiori risorse, si potrebbe raggrupparli ancora meglio! Talvolta, vedo anche venti schiavi al giorno.

I viaggiatori poveri trovano anch’essi nella Fraternità un umile asilo e un po’ da mangiare… Ma il locale è stretto, la virtù del monaco e il suo savoir-faire sono ancor più scarsi… Adesso posso ricevere appena una quindicina d’ospiti: fra un po’ di tempo, una trentina, perché continuo a costruire. Ma bisognerebbe potere accoglierne ancor di più: spesso capitan qui dai trenta ai quaranta viaggiatori al giorno.

Gl’infermi e i vecchi abbandonati trovano qui un rifugio, un tetto, cibo e cure. Ma le cure son così insufficienti, e il cibo così scarso!… Tre o quattro vecchi m’han già chiesto di essere ospiti fissi della Fraternità…

Ecco il programma: amore, amore, bontà, bontà.

(testi tratti dagli scritti e lettere di Charles de Foucauld)

Erabor, la baby-schiava

06Dalla Nigeria in Piemonte: chiusa per mesi in casa, frustata e brutalizzata

TORINO. Al telefono la chiamavano la bambina. E in effetti Erabor era arrivata a Torino con la faccia acerba, le gambe magre da ragazzina, venduta dal padre perche’ ritenuta la più resistente della famiglia. Da Uromi, villaggio di fango in Nigeria, all’Europa dei ricchi: avrebbe dovuto lavorare per tutti. Come baby-sitter, a parole. Ma era chiaro che sarebbe venuta a prostituirsi. Il fatto è che la bambina non voleva vendersi. Quando, la sera del 24 ottobre 2007, è comparsa barcollando davanti al pronto soccorso dell’ospedale Martini, i medici non sapevano cosa pensare. Il referto è riassunto dal gip Silvia Bersano Begey, nella sentenza che ha condannato a 11 e 7 anni di carcere i suoi aguzzini: «Gravi lesioni agli arti inferiori e superiori, estese ulcere profonde, amputazione parziale dell’orecchio sinistro, perdita di sostanza cutanea su tutta la sommità del cranio con completa asportazione dello scalpo». Deturpata e terrorizzata, Erabor non parlava. Aveva paura delle possibili ritorsioni sui famigliari per il mancato guadagno. Anche davanti ai poliziotti, alcuni giorni dopo, è rimasta in silenzio a lungo. Solo quando ha ottenuto che il verbale venisse stracciato, con la garanzia che nessuno scrivesse, allora ha iniziato a raccontare.

Era stata istruita bene. Diceva di avere 18 anni, anche se secondo un primo accertamento medico poteva averne sedici o diciassette. Durante un viaggio in due tempi via Lagos e Parigi, era stata vittima di riti voodoo, privata del passaporto e costretta a pagare 40 mila euro per poterlo riscattare. Una storia simile a quella di molte altre ragazze africane vittime della tratta, fino a questo punto. Ma quanto è successo dopo alla bambina nessuno lo aveva mai visto. È finita nelle mani di una maman nigeriana e di un pensionato piemontese, Mabel Imade e Angelo Bossolasco. È stata tenuta prigioniera per mesi in una casa di Mondovì, in provincia di Cuneo. Costretta in ginocchio nella stessa stanza senza finestre per notti intere, obbligata a farsi pipì addosso. Aveva piaghe da decubito, le ossa fuori dalla carne. Sulla pelle, acidi e cavi elettrici. Frustata e bastonata, fino al distacco completo dello scalpo. La maman ha cercato di tenere a bada le infezioni con l’acqua bollente. Ma la bambina andava persuasa: «Non portava rispetto e guadagnava poco».

Gli investigatori hanno proibito le pubblicazione delle foto di Erabor. Il gip Begey: «Sono assolutamente eloquenti, anche in assenza di approfondimenti clinici. La ragazza è stata sottoposta a tentativi di ricostruzione a mezzo di chirurgia plastica con esiti comunque devastanti». Nella casa di Mondovì, il Luminol ha evidenziato tracce di sangue ovunque: lenzuola, sedie, rubinetti, prese della luce, in tutte le stanze, anche nel ripostiglio. Mabel Imade e Angelo Bossolasco ieri sono stati condannati in primo grado per tratta di essere umani, riduzione in schiavitù, lesioni prolungate aggravate dalle sevizie. Materialmente è stata lei ad infierire. Ma il ruolo di lui è stato ritenuto decisivo: «La condizione fondamentale per la commissione del reato di riduzione in schiavitù è stata la messa a disposizione da parte di Bossolasco dei locali per detenere la ragazza, segregarla e occultarla, mano a mano che le sue condizioni fisiche si aggravavano».

Parole agghiaccianti, quelle del gip: «Bossolasco non concorre nella prima parte dell’incredibile vicenda della Erabor – l’introduzione in Italia e l’acquisto del corpo – ma il suo previo consenso per la gestione futura della “merce” è circostanza essenziale». L’avvocato Davide Diana difende Mabel Imade: «Siamo di fronte a un caso limite – spiega – l’unica cosa che ho potuto fare è stata convincerla a confessare». L’avvocato Michele Galasso assiste Erabor: «È ancora molto provata, ha subìto violenze inaudite, ma questa sentenza esemplare ci conforta». Ora Erabor vive in un comunità protetta, ha un permesso di soggiorno, eppure resta «soggiogata». Ha chiesto una foto del suo scalpo da spedire a casa: «Almeno capiscono perché non posso guadagnare».

www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200907articoli/45102girata.asp

NICCOLO’ ZANCAN

Un bicchiere di latte che valeva una vita

Un giorno, un povero ragazzo che cercava di pagarsi gli studi vendendo fazzolettini di carta e altri oggettini di poco valore ai passanti o bussando di porta in porta, si accorse di avere in tasca solo pochi centesimi e di essere terribilmente affamato.
Decise che avrebbe chiesto qualcosa da mangiare alla prossima casa. Tuttavia si sentì mancare di coraggio quando ad aprire la porta venne una graziosa bambina dai grandi occhi verdi.
Così, invece di cibo, chiese un bicchiere d’acqua.
La bambina si accorse della sua fame e gli portò un grosso bicchiere di latte.
Il ragazzo la ringraziò calorosamente e poi chiese: «Quanto le devo?»,
«Non mi deve niente» rispose la bambina. «La mamma dice che non si deve niente per la gentilezza».
Lui replicò: «Allora grazie, grazie con tutto il mio cuore».
Appena Howard Kelly lasciò quella casa, non si sentiva meglio solo fisicamente, ma la sua fede in Dio e nell’umanità era cresciuta molto.
Era sul punto di rinunciare e rassegnarsi a non studiare, ma quel piccolo gesto gli aveva ridato la forza e la volontà di continuare a lottare.
Molti anni dopo, quella stessa bambina, ormai adulta, si ammalò gravemente. I dottori locali non sapevano che fare. Alla fine la mandarono in una grande città dove c’erano degli specialisti in grado di curare quella malattia così rara.
Il dottor Howard Kelly, una vera celebrità nel campo, fu uno degli invitati per il consulto.
Quando il professore udì il nome della città da cui proveniva la donna, una strana luce gli brillò negli occhi. Accorse immediatamente nell’ospedale e si fece indicare la camera dell’ammalata.
La riconobbe immediatamente, e non solo per gli occhi verdi. Subito dopo si avviò verso la stanza dove si teneva il consulto deciso a fare di tutto per salvare la vita della donna.
Da quel momento dedicò tutto il tempo possibile a quel caso. Dopo una lunga e strenua lotta, la battaglia fu vinta. Il professor Kelly chiese all’ufficio amministrativo dell’ospedale di passare a lui il conto finale della spesa. Lo esaminò e poi scrisse alcune parole in un angolo del foglio.
Il conto fu poi portato alla paziente. La donna esitò ad aprirlo: era sicura che avrebbe dovuto impegnare tutto il resto della vita per pagare quel conto certo salatissimo.
Alla fine con cautela lo sbirciò, ma la sua attenzione fu subito attirata dalle parole scritte a mano su un lato del conto.
Lesse queste parole: «Pagato totalmente con un bicchiere di latte».
Ed era firmato: dottor  Howard Kelly. (storia vera)

«Chi darà anche solo un bicchiere d’acqua fresca, a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, vi assicuro che riceverà la sua ricompensa».
(Vangelo di Matteo 10, 42)

Tiziano Terzani: Credo a Madre Teresa

Riproponiamo il “reportage” dell’incontro che il giornalista e scrittore Tiziano Terzani ebbe con Madre Teresa a Calcutta nel 1996, poi confluito in gran parte nel volume «In Asia» (Longanesi):

Avevo appena spento il registratore e la stavo ringraziando per il tempo che mi aveva dedicato, quando lei, guardandomi fissa coi suoi occhi azzurri arrossati dall’età, mi ha chiesto: «Ma perché tutte queste domande?». «Perché voglio scrivere di lei, Madre». «Non scriva di me. Scriva di Lui…», ha detto, alzando gli occhi al cielo. Poi s’è fermata, ha preso le mie mani nelle sue – grandi, tozze e già un po’ deformi – e, come volesse confidarmi un gran segreto, ha continuato: «Anzi, la smetta di scrivere e vada a lavorare in uno dei nostri centri… Vada a lavorare un po’ nella casa dei morenti». Madre Teresa era tutta lì.
Per due settimane non ho fatto altro che seguirla; ho passato ore nella “Casa Madre” sulla Circular Road, ho visitato il centro per i lebbrosi, quello per gli orfani, quello per i moribondi, la casa per i ritardati mentali e quella per le ragazze mezzo impazzite nelle prigioni. L’ho accompagnata a Guwahati, nello Stato dell’Assam, dove Madre Teresa è andata a inaugurare il primo “rifugio” in India per le vittime dell’Aids, un’altra categoria di disperati in questo Paese in teoria così tollerante, ma dove i pazienti che risultano sieropositivi vengono cacciati via dagli ospedali, “ostracizzati” dai villaggi e, una volta morti, non vengono neppure bruciati negli inceneritori comunali, ma buttati via assieme alle immondizie.
Son venuto a Calcutta, sulle tracce di Madre Teresa, spinto da una vecchia curiosità: quella per la grandezza umana. Esiste ancora? E come si esprime? Ho voluto farmi una mia idea della sua opera; sapendo che, per capire Madre Teresa bisogna capire Kaligath, è da lì che sono partito per rifare a grandi tappe il suo straordinario cammino. Già alla porta uno potrebbe bloccarsi, disgustato: “casa per i derelitti morenti” dice un cartello sbiadito sulla porta. Ancora un passo e si legge: il fine più alto della vita umana è quello di morire in pace con Dio. Ci si potrebbe voltare e tornare indietro, in disaccordo con questa interpretazione dell’esistenza, ma gli occhi cadono su una brandina dov’è disteso una sorta di “fagotto” d’ossa e pelle: un vecchio, ormai senza età, con gli occhi lucidi e sbarrati, lotta per prendere le ultime boccate d’aria. Una suora gli siede accanto e gli accarezza una mano. «L’hanno trovato ieri su un mucchio di spazzatura. Fra poco sarà in paradiso».

Forse il senso di quella scritta sul fine della vita non è, tutto sommato, sbagliato. Kaligath, nella periferia meridionale di Calcutta, è una città di per sé disperante e tragica che a volte sembra essere stata messa da Dio sulla faccia della terra solo per provare che Lui non esiste (oppure che c’è bisogno che esista?). Arrivarci a piedi, passando i due crematori municipali dove centinaia di cadaveri vanno ogni giorno in fumo, soffermandosi davanti ai vari templi e tempietti, bordelli e negozi, venditori di frutta e di amuleti è un perfetto “esercizio spirituale” per spogliarsi dei propri pregiudizi, per lasciarsi dietro quella «ragione» su cui noi occidentali contiamo così tanto per spiegarci tutto.

Oggi di queste case ce ne sono decine in tutto il mondo; ma è a questa che Madre Teresa è legatissima. «Una volta mi capitò di prendere un uomo coperto di vermi», mi raccontò. «Mi ci vollero delle ore per lavarlo e togliergli a uno a uno tutti i vermi dalla carne. Alla fine disse: «Son vissuto come un animale per le strade, ma muoio come un angelo» e, morendo, mi fece un bellissimo sorriso. Tutto qui. Questo è il nostro lavoro: “amore in azione”. Semplice».
Sì, semplice. Semplice com’è lei. A incontrarla, come nel caso del Dalai Lama, la prima cosa che colpisce è appunto questa: che, se c’è grandezza, è nella sua semplicità. Come il Dalai Lama, Madre Teresa non è un’intellettuale, le cose che dice sono elementari, le storie che racconta sono sempre le stesse, ma, come le parabole, hanno un fondo di verità e restano impresse, accendono la fantasia. Alla base di tutta la sua opera c’è un’idea sola: «Servire i più poveri dei poveri» e su quell’idea ha fondato tutto, senza mai un dubbio, senza mai un tentennamento. «Come si possono avere dubbi su quel che si fa? Il lavoro è Suo», dice, sempre rivolgendosi al Cielo, che sembra essere il suo vero interlocutore.

In tempi di “liberalismo” e di liberazione sessuale lei parla del senso dell’amore, del valore della verginità. Ora che l’acquisizione di beni materiali sembra la grande, unica grande ossessione comune a tutta l’umanità, ora che la ricchezza sembra il principale criterio di successo e di moralità, lei insiste sulla «santità dei poveri» e vuole che le sue suore vivano come quelli. Tre “sari”, un crocefisso, un rosario e una sporta son le uniche cose che una Missionaria della Carità può possedere.
Nel 1994 venne l’operazione «smitizzazione» guidata da Tariq Alì, un ex “leader” studentesco dell’ultrasinistra di origine pakistana, e da Christopher Hitchens, uno scrittore già noto per un suo velenosissimo libro contro la monarchia inglese. Senza entrare nel mondo di miseria dell’India, né in quello di fede di Madre Teresa, l’intera opera delle Missionarie della Carità viene smontata in nome della ragione, dell’efficienza e di una moralità che distingue fra benefattori buoni e cattivi. Quanto al «miracolo», è una bugia, scrive Hitchens.

Eppure basta andare a Kaligath e il «miracolo» è davanti agli occhi di tutti. Ogni mattina alle 7, una ventina di volontari si presentano alla «Casa dei morenti» per aiutare le suore. Per lo più sono occidentali, spesso studenti universitari, che, invece di passare le loro vacanze ad abbronzarsi sulle spiagge di Goa, scelgono di andare a lavorare lì. La prima volta che ci sono arrivato, anch’io per fare quell’esperienza, per cercare di capire, c’erano un tedesco impiegato di banca, una donna del mondo della moda di New York, alcune ragazze spagnole e una coppia d’italiani in viaggio di nozze. Pulivano i pavimenti, facevano il bagno ai malati, toglievano, in un “puzzo” rivoltante di escrementi, i lenzuoli sporchi e lavavano, a mano, le coperte e i materassini blu delle brande. «Questo è il posto più bello dell’India», diceva Andi, il tedesco.
«Una volta lei, Madre, ha detto che, se ci fosse di nuovo da scegliere fra la Chiesa e Galileo, lei starebbe ancora dalla parte della Chiesa. Ma non è questo un rifiuto della modernità, un rifiuto della scienza che oggi è invece la grande fede dell’Occidente?» ho chiesto. «Allora perché l’Occidente lascia morire la gente per le strade? Perché? Perché tocca a noi 135 a Washington, a New York, in tutte queste grandi città, aprire dei posti per dar da mangiare ai poveri? Diamo cibo, vestiti, rifugio, ma soprattutto diamo amore perché sentirsi rifiutati da tutti, sentirsi non amati è ancor peggio che aver fame e freddo. Questa è oggi la grande malattia del mondo. Anche di quello occidentale».

Penso a Gandhi. Anche lui non credeva che i problemi dell’umanità potessero essere risolti da una rivoluzione sociale, politica o scientifica, ma solo da una “rivoluzione spirituale”. Peccato che, anche in India, quella rivoluzione non sia avvenuta. E il messaggio di Madre Teresa finirà, come quello di Gandhi, per essere dimenticato dopo la sua scomparsa? «Il futuro non è affar mio», mi ha risposto. «Nemmeno quello del suo ordine?». «No. Lui provvederà. Lui ha scelto me e allo stesso modo sceglierà qualcuno che continuerà il lavoro».
Le ricordo un sogno che lei stessa ha raccontato. Madre Teresa si presenta a San Pietro e quello, fermo sulla porta, dice: «Via, via. Questo non è un posto per te. In Paradiso non ci sono i poveracci e i “baraccati”». «Allora riempirò questo posto di quella gente, così poi avrò anch’io il diritto di venirci», gli risponde Madre Teresa. «Ora crede di avercene mandati abbastanza da aver conquistato quel diritto, Madre? Si sente vicina?» le ho chiesto. «Aspetto che mi chiami». «Non ha paura della morte?». «No. Perché dovrei? Ho visto tantissima gente morire e nessuno attorno a me è morto male».
S’era fatto tardi, e la campana era già suonata due volte per chiamare a raccolta nella cappella al primo piano le suore e i volontari per la preghiera della sera, e lei voleva andare a prendere il suo posto, inginocchiata su un pezzo di “balla”. A guardarla quell’ultima volta, in mezzo alla sua gente, mi pareva che le preoccupazioni che tanti «ragionevoli» si fanno sul futuro delle Missionarie della Carità fossero superflue. Se il lavoro che lei e le suore fanno non è il «loro», ma il Suo, quel lavoro certo continuerà. Perché qui quel che più conta è credere.

Avvenire- Tiziano Terzani

Serate in stazione

dai diari che ogni settimana i volontari del Gruppo Stazioni scrivono:
Fuori dalla stazione, sul muretto, abbiamo avuto il piacere di incontrare un nuovo amico senza fissa dimora, Mario; è stato davvero piacevole poter parlare con lui, amante della montagna e delle “piccole cose”, della natura e delle sue meraviglie… Ci ha raccontato della sua giovinezza trascorsa sempre tra le vette… E tutto questo racconto era accompagnato da una nota di nostalgia e tristezza per non poter più trascorrere quelle piacevoli e appassionanti giornate…
Abbiamo salutato i nostri amici e concluso la serata con una preghiera…

“…Fuori dalla saletta d’ aspetto non sarebbero potuti mancare gli storici Michele e Gianluca, sempre contenti di vederci e poterci raccontare le loro novità… soprattutto il viaggiatore Michele, che torna a Genova per un po’di tempo…!
Signore ti affidiamo i nostri amici e le loro vite”…
Prima ancora di iniziare i vari spostamenti abbiamo fatto conoscenza con Alex, un signore romeno di circa 40 anni che si trova in Italia da 9 mesi. In Romania ha la moglie ed un bimbo, David di 9 anni che purtroppo ha problemi cardiopatici. Alex ha assistito al momento di preghiera con attenzione e partecipazione, in particolare per i canti che sono stati eseguiti.
“…Ci lasciamo distrarre dai superbi canti di Luisa “la cantantessa” (è la signora che viene,  che qualche volta si unisce ai nostri canti, a porta nuova) che sembrava aver bevuto… Cantava a chiunque le si avvicinasse da “lasciatemi cantare” a “felicità”. Purtroppo non era facile avere un dialogo con lei”…

se hai dai 17 ai 30 anni e vuoi vivere con noi questo servizio di preghiera e amicizia coi senzacasa contattaci!

Dalla parte dei piccoli e dei poveri – intervista a Paolo Botti

“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solostrada amici di lazzaro
di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 38, 40)
Intervista a cura di Enrico Occelli
Qualche domanda a Paolo Botti, torinese che da anni dedica la vita al servizio con la sua associazione “Amici di Lazzaro”

Domanda: Quando ti ho conosciuto eri un ragazzino che cantava negli “Alunni del Cielo”, il gruppo vocale fondato e diretto da Padre Geppo Arione. C’è un legame tra quella comunità e la tua scelta successiva? Che cosa porti con te di quella prima esperienza?
Risposta: Prima degli “Amici di Lazzaro” ho dedicato vari anni al servizio con gli Alunni del Cielo, dove oltre alla missione dell’annuncio del Vangelo con la musica e il canto ho scoperto il mondo dei poveri che Padre Geppo seguiva ed aiutava; qui ho fatto le prime esperienze di accoglienza di vittime di sfruttamento che ospitavamo all’Istituto Sociale, presso i padri gesuiti.

Ho imparato tanto da Padre Geppo: la prudenza unita alla fiducia nella Provvidenza, lo spirito semplice e povero nel fare le cose unito alla creatività e alla voglia di inventarne sempre di nuove. La mia attività attuale è lo specchio di quegli insegnamenti, della sua saggezza e della sua intelligenza.

Domanda: Qual è la vocazione specifica degli “Amici di Lazzaro”?
Perché hai scelto proprio questa missione?
Risposta: La nostra vocazione è far fare ai giovani esperienze di servizio, amicizia e preghiera con i poveri e i piccoli. Non ho scelto questa missione, direi piuttosto che pian piano mi si è aperta davanti e ho capito che era molto bella!

Domanda: Quanti siete e come operate? Ci racconti una tua giornata tipo?
Risposta: Siamo circa 50 volontari divisi in vari gruppi di servizio (ved. box). Le mie giornate sono molto
varie. Al mattino prima delle sette mi svegliano i miei bimbi, con cui faccio colazione; poi comincia il lavoro, commissioni e qualche colloquio con famiglie e mamme; ogni pomeriggio e tre sere a settimana ho vari impegni nelle nostre attività. In mezzo ci metto qualche lavoro extra che serve per mantenermi, e un po’ di preghiera trovando il tempo negli spostamenti anche brevi in auto, mentre addormento i bimbi, in tutti i momenti in cui c’è silenzio.
Inoltre tutte le settimane dedico un po’ di tempo ad aggiornarmi su temi giovanili per poter dialogare
meglio coi ragazzini (musica, cinema, fumetti) e naturalmente alla mia formazione cristiana. La giornata termina verso l’una o le due di notte… perché spesso alcune attività le posso fare solo quando in casa tutto tace, a notte fonda.

Domanda: Come vive la tua “famiglia stretta”, tua moglie e i tuoi figli, i rapporti con la “famiglia allargata”?
Risposta: In parte ci convive giorno e notte, dal momento che a casa nostra ospitiamo sempre da 2 a 4 ragazze, a volte ex vittime di sfruttamento, altre volte ragazze con problemi economici, a volte ragazze
madri. Stiamo bene, e ci fa bene aprirci agli altri. A volte desideriamo un po’ di privacy in più, però
quando abbiamo qualche giorno di pace sentiamo che ci manca il “sano caos” nella casa. Anche i miei
figli, pur se piccoli, già si inseriscono in molte iniziative diurne, perché spesso li porto con me e sono abituati a vedere tante persone, tanti bimbi, ad avere tanti amici intorno.

Domanda: Qual è il tuo “sogno” per il futuro?
Risposta: Una casa più grande, magari una canonica o una scuola, dove poter accogliere qualche povero in più e poter ospitare anche gruppi di giovani per settimane comunitarie o campi di servizio. Da anni come associazione siamo davvero poveri; facciamo tanto con pochissimo spazio, senza una vera e propria sede, e speriamo che arrivi qualcosa…

Domanda: Come è vista la tua esperienza (ed altre simili) nell’ambito della Chiesa torinese e universale? Come la vedi tu?
Risposta: Credo sia vista bene. Soprattutto negli ultimi anni tante parrocchie hanno cominciato a collaborare con noi; tanti parroci ci vogliono bene e ci aiutano.
La nostra è un’esperienza di Chiesa fatta di cattolici semplici che provano a vivere il bene nel servizio e nel quotidiano. Speriamo che l’associazione testimoni la bellezza dell’essere cattolici e porti frutto di conversione in noi, nei volontari e in chi aiutiamo.
Inoltre siamo visti come una realtà abbastanza unica perché accanto al lato sociale, di aiuto ai poveri, non perdiamo la fedeltà totale alla Chiesa e al Papa e non rinunciamo al lato spirituale e all’annuncio esplicito del Vangelo. Inoltre l’amicizia coi poveri aiuta davvero tanti a riscoprire la bellezza della vita.


“Amicizia, preghiera e servizio”, sono questi i tre cardini della nostra associazione.
GRUPPO STAZIONI – Serate di incontro e ascolto dei senzacasa nelle stazioni e nel centro di Torino.
UNITÀ di STRADA CONTRO LO SFRUTTAMENTO – Incontro con le ragazze nigeriane vittime
di tratta e sfruttamento.
CORSI gratuiti di LINGUA ITALIANA per le donne straniere.
DOPOSCUOLA PER ELEMENTARI e MEDIE. In partenza anche un supporto linguistico e scolastico
per ragazzi e ragazze delle superiori.
•Attività di GIOCO E ANIMAZIONE, weekend e CAMPI ESTIVI per dare non solo aiuto ma
anche valori, proposte e per condividere la nostra esperienza di fede.
•PROGETTO EMERGENZA FAMIGLIE – Un aiuto materiale con pacchi viveri e sostegno economico
a tante famiglie in difficoltà.
•AIUTO ALLA MATERNITÀ – Aiuto a ragazze e donne che si trovano ad avere una gravidanza inattesa,
che è il nostro modo per combattere l’aborto non a parole ma con fatti concreti e solidali.
•CATECHISMO INTERCULTURALE – Formazione spirituale a chi lo desidera e a chi vuol approfondire
la fede cattolica o sente il desiderio della conversione al cattolicesimo.
(Dalla home page del sito www.amicidilazzaro.it)
Per il tuo contributo: ccp 27608157
Per altre informazioni  info@amicidilazzaro.it  3404817498 (anche sms/whatsapp)

da Chiesa Qui Oggi  – 2013

I “samaritani” delle lucciole, di notte lungo i viali per salvarle dal marciapiede

“Abbiamo salvato tre ragazze nigeriane dall’inizio di settembre”.
Così racconta l’intervento dell’associazione «Amici di Lazzaro» il suo fondatore, Paolo Botti, impegnato insieme agli altri volontari a sottrarre le prostitute straniere dal giogo degli sfruttatori. Alle ultime tre ragazze aiutate a liberarsi, si aggiungono due romene e un’albanese che sono  state tolte dalla strada nelle settimane precedenti.

In media salvano una ragazza a settimana, decine all’anno e  ora cercano nuovi volontari da preparare per le loro attività.
«Usciamo tre volte a settimana, all’incirca due ore ogni sera, dalle  dieci in poi», (LEGGI QUI)  racconta Paolo Botti che ha creato l’associazione nel  1997 per aiutare i clochard. «Ci eravamo accorti che molte nigeriane  andavano in stazione per recarsi ai luoghi in cui si vendevano  e quindi nel 1999 abbiamo cominciato a occuparci di sfruttamento  della prostituzione soprattutto  alla Pellerina e in corso  Massimo».

In dieci anni le zone sono cambiate  e ora gli “Amici di Lazzaro”  coprono un’area più vasta: «Giriamo  Torino e la cintura nelle sere,  ma quando usciamo la domenica  pomeriggio ci spingiamo anche  a Carmagnola, Rivalta, Chivasso…  ». È un compito delicato, anche  se con l’esperienza acquisita e la  fama conquistata sul campo si  può agire con sicurezza: «È più facile  avvicinare le nigeriane —  spiega — perché non hanno un  protettore che le controlla a vista. Il difficile viene dopo: temono ritorsioni  verso le famiglia. Sono  succubi dei riti woodoo».

Con le  ragazze dell’Est la vicenda è diversa:   «Sono sempre controllate,  però per alcune — come le rumene  che hanno i documenti in regola  o le albanesi già regolarizzate  — l’inserimento è più facile».   Si procede con calma: «All’inizio  spieghiamo che possono denunciare  gli sfruttatori e restare  in Italia. A quelle che hanno paura  forniamo aiuti pratici o burocratici  per instaurare un rapporto  di fiducia. Offriamo delle alternative,  come i corsi per imparare l’italiano  che la nostra associazione  organizza, o indicando le associazioni  che possono fornire accoglienza,  cure mediche o formazioni  professionali», spiega Botti.   A volte «alcune ci contattano di  loro volontà perché c’è un passaparola  tra le ragazze già uscite dal  giro e le altre. Capitano anche dei  clienti che ne vedono una in difficoltà  e ce le segnalano».

AMICI DI LAZZARO, CONTRO LA TRATTA

Quante le donne aiutate: dal 2000 oltre 370 ragazze hanno ottenuto aiuto dall’associazione per liberarsi dallo sfruttamento della prostituzione. L’associazione incontra in strada le vittime della tratta (almeno 600 ogni anno). Nel 2009-2012 oltre 100 ragazze hanno lasciato la strada.
Sostieni il nostro servizio: Sostieni la lotta alla tratta e allo sfruttamento con il progetto 50×100 (100 benefattori che diano 50 euro all’anno. “Amici di Lazzaro”
Poste
Italiane C/C postale  27608157
BancoPosta IBAN: 
IT 98 P 07601  01000  0000 27608157

Opuscolo in pdf sulla tratta (scarica)

Secondo i dati dell’associazione  più della metà delle prostitute  a Torino sono nigeriane, seguite  dalle rumene (20%). Sono in aumento  le cinesi, il cui sfruttamento  è più nascosto, e le arabe. Facciamo anche dei corsi di formazione. Sono lezioni per capire  la prostituzione ma anche le  ragazze sfruttate, la loro cultura — dice —  . Ad esempio mostriamo un documentario  sui quartieri a luci  rosse di Amsterdam, finiti in mano  agli sfruttatori». Una lezione è  dedicata alla religiosità woodoo:  «Spieghiamo come funzionano i  riti e come le ragazze li vivono,  perché fa parte della loro cultura  animista che scandisce le loro vite e rende dipendenti loro e la loro  famiglia». (LEGGI QUI I 18 MITI SULLA PROSTITUZIONE)

Andrea Giambartolomei, LaRepubblica Torino   

Preghiera cristiana con il creato – Papa Francesco nella Laudato Si

creatoTi lodiamo, Padre, con tutte le tue creature,
che sono uscite dalla tua mano potente.
Sono tue, e sono colme della tua presenza
e della tua tenerezza.
Laudato si’!

Figlio di Dio, Gesù,
da te sono state create tutte le cose.
Hai preso forma nel seno materno di Maria,
ti sei fatto parte di questa terra,
e hai guardato questo mondo con occhi umani.
Oggi sei vivo in ogni creatura
con la tua gloria di risorto.
Laudato si’!

Spirito Santo, che con la tua luce
orienti questo mondo verso l’amore del Padre
e accompagni il gemito della creazione,
tu pure vivi nei nostri cuori
per spingerci al bene.
Laudato si’!

Signore Dio, Uno e Trino,
comunità stupenda di amore infinito,
insegnaci a contemplarti
nella bellezza dell’universo,
dove tutto ci parla di te.
Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine
per ogni essere che hai creato.
Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti
con tutto ciò che esiste.
Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto
per tutti gli esseri di questa terra,
perché nemmeno uno di essi è dimenticato da te.
Illumina i padroni del potere e del denaro
perché non cadano nel peccato dell’indifferenza,
amino il bene comune, promuovano i deboli,
e abbiano cura di questo mondo che abitiamo.
I poveri e la terra stanno gridando:
Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce,
per proteggere ogni vita,
per preparare un futuro migliore,
affinché venga il tuo Regno
di giustizia, di pace, di amore e di bellezza.
Laudato si’!
Amen.
(Papa Francesco)

Preghiera per la nostra terra – Papa Francesco nella Laudato Si

Mano-terraDio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l’amore e la pace.
(Papa Francesco)

5 per MILLE: scrivi 97610280014 per AMICI DI LAZZARO

banner 5 per mille 2016Per i poveri, per i giovani, per dare a tutti dignita’ e diritti: Amici di Lazzaroper liberare le vittime di tratta,
per aiutare tanti poveri,
per aiutare tanti bambini in difficolta’

scrivi 976102800145permille_amici_di_lazzaro BANNER

5 per 1000   per AMICI DI LAZZARO
www.amicidilazzaro.it

Nella dichiarazione dei redditi (modello 730, modello UNICO)  
puoi scegliere di devolvere senza alcun esborso il 5×1000  della IMPOSTA DEL REDDITO a sostegno del VOLONTARIATO:

BASTA UNA FIRMA
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Signore, insegnaci a non amare noi stessi (Raoul Follereau)

Signore insegnaci a non amare (solo) noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare quelli che nessuno ama.

Signore, facci soffrire della sofferenza altrui.
Facci la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
protetta da Te,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo senza aver meritato di morire di freddo.

Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo.
Abbi pietà dei lebbrosi,
ai quali Tu così spesso hai sorriso
quand’eri su questa terra;
pietà dei milioni di lebbrosi,
che tendono verso la tua misericordia
le mani senza dita,
le braccia senza mani…

E perdona a noi di averli,
per una irragionevole paura, abbandonati.

E non permettere più, Signore,
che noi viviamo felici da soli.
Facci sentire l’angoscia della miseria universale,
e liberaci da noi stessi. Così sia!

Raoul Follereau, apostolo dei lebbrosi

Il 10 settembre di Madre Teresa di Calcutta

Martedì 10 settembre 1946, durante il viaggio in treno, ebbe un incontro mistico con Cristo. Benché determinata a non rivelare mai i particolari, in seguito rivelò:

Il 10 settembre 1946, mentre ero in treno diretta a Darjeeling per fare gli esercizi spirituali, sentii la “chiamata dentro la chiamata”. Gesù, dentro di me, mi chiedeva la disponibilità a lasciare tutto e a fare il suo lavoro nei sobborghi, per servire i più poveri. Quella voce si fece sentire varie volte nei due anni successivi. Io provai ad avanzare perplessità: “Mio Gesù, quello che mi chiedi è troppo grande per me. Riesco a malapena a comprendere la metà delle cose che desideri. Non sono degna, sono peccatrice, sono debole. Vai, Gesù, e cerca un’anima più degna e più generosa”. Ma più pregavo, più diventava chiara la voce nel mio cuore. Essa mi diceva: “Hai sempre affermato: fa’ di me cio’ che vuoi! Ora voglio agire. Lasciami fare, mia piccola sposa, mia piccola cara. Non temere, io sarò sempre con te … Lasciami agire, non respingermi. Confida in me con amore, confida in me ciecamente”.

“Fu una chiamata in seno alla mia vocazione, una seconda chiamata. Fu una vocazione a lasciare persino Loreto, dov’ero molto felice, e andare nelle strade per servire i più poveri dei poveri. Fu in quel treno che sentii la chiamata a rinunciare a tutto e a seguirLo nei bassi fondi, per servirLo nei più poveri tra i poveri… Sapevo che quella era la Sua volontà e che dovevo seguirLo. Non c’era dubbio che quella sarebbe stata la sua opera”.
Madre Teresa di Calcutta

Grecia: otto angeli vestiti di nero al mercato

Il giornalista Ettore Livini ha raccontato in un articolo pubblicato da la Repubblica (23 dicembre), che otto donne si sono presentate vestite di nere ed in forma anonima al mercato di Barbakeios di Atene. Il 23 di dicembre le donne si sono messe vicino alle casse ed hanno pagato la spesa a chi acquistava piccoli tagli di carne, invitandole anche a comprarne di più.

Secondo quanto raccontato da testimoni oculari, verso metà mattinata otto donne vestite di nero si sono dirette verso otto differenti casse. E ogni volta che si presentava una persona con un piccolo taglio di carne, si offrivano per pagare il conto e invitavano le stesse persone ad acquistare quanto avevano bisogno. Le donne in nero ribattezzate dai media greci come “gli angeli di Barbakeios”, hanno pagato un pranzo decente ad almeno 320 persone per una spesa complessiva di circa 16.000 euro solo per la carne. L’opera compiuta dalle donne in nero è andata avanti per circa un’ora.

Appena la voce si è sparsa e altri sono andati per essere parte della donazione, sono scomparse. In molti si stanno chiedendo chi ha promosso questa iniziativa. Un’azienda che non vuole pubblicità. Famiglie ricche che vivono nel quartiere di Kolonaki?

Sta di fatto che è una buona notizia. I soldi investiti in aiuti non sono tanti, ma dimostrano che la solidarietà verso i più bisognosi è facile e naturale. Insomma, con un atteggiamento simile quello degli angeli di Barbakeios, sarebbe facile risolvere una crisi che vede le famiglie greche con il potere d’acquisto crollato del 40% e la disoccupazione al 27%. Solidarietà e fratellanza per alimentare la fiducia e la speranza, una ricetta che papa Francesco consiglia da sempre. Chissà se i potenti avranno abbastanza sensibilità per vedere e ascoltare.

Un’altra vittima della tratta: Franca Abumen legata e strangolata da più persone

Ipotesi di un delitto nel mondo della prostituzione: caccia ai killer fra Terni, Viterbo e Roma

Franca Abumen, la giovane uccisa a Narni

di Fabio Toni

Un delitto che riconduce al mondo, torbido, dello sfruttamento della prostituzione nell’area compresa fra Roma, Viterbo e Terni. Forse un regolamento di conti. È su queste piste che i carabinieri sono al lavoro per dare un nome e un volto all’assassino di Franca Abumen, la giovane di nazionalità nigeriana uccisa nei pressi di Stifone, fra Narni e Nera Montoro.

Le immagini del luogo del delitto

Legata e uccisa Il corpo della donna, appena 27 anni, è stato trovato domenica intorno alle 12. Dalle prime ricostruzioni, sembra sia stata aggredita da più persone che l’avrebbero bloccata, legandole le caviglie, e poi uccisa barbaramente con un cordino nero stretto intorno al collo. I carabinieri di Terni hanno interessato anche i comandi dell’Arma di Roma e Viterbo, per cercare di ricostruire il quadro che ruotava intorno alla giovane, ma anche a quello delle amiche che sabato sera avevano dato l’allarme, non vedendola rientrare. A breve verrà deciso anche il giorno dell’autopsia che verrà eseguita dal dottor Luigi Carlini su disposizione del sostituto procuratore Raffaella Gammarota.

Una vita da clandestina Intanto anche la polizia di Terni ha ricostruito alcuni passaggi relativi al passato della vittima, sulla base dei controlli svolti. Dalla prima identificazione dell’ottobre 2008 da parte dei carabinieri di Amelia, fino all’espulsione perché non in regola con il permesso di soggiorno. Presso il Centro di identificazione e accoglienza di Ponte Galeria, la giovane aveva presentato anche richiesta di asilo. Una domanda inoltrata anche al tribunale di Roma dopo il parere negativo della commissione territoriale. In attesa della decisione, ogni provvedimento di espulsione era stato sospeso.

«I killer non resteranno impuniti» Su Facebook diversi messaggi sulla pagina della ragazza. Alexander Aigbe scrive: «r.i.p. ur killer neve go unpunished» (riposa in pace, i tuoi killer non resteranno impuniti), mentre Osamu Loye: «We miss you r.i.p.» (Ci manchi, riposa in pace)

Violenza legalizzata Pochi giorni prima dell’orribile delitto, durante un convegno organizzato dall’ordine dei medici e dall’associazione donne medico, il comandante del carabinieri della provincia di Terni, Giuseppe Alverone, aveva definito la prostituzione una «violenza legalizzata», sottolineando come di tante denunce e segnalazioni di cittadini giunte in caserma, relative a episodi di prostituzione, nessuna avesse mai avuto come oggetto i clienti o gli sfruttatori. Oggi quelle parole pongono la responsabilità del delitto anche sulle spalle di chi dà linfa e nutre quella che è una forma vera e propria di schiavitù.