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Bordelli: “Come animali in gabbia”

Nei siti internet vengono descritti dai clienti di mezz’Europa come paradisi in cui il sesso è facile e sicuro e dove scegliere il corpo che più ti piace, anche la carne più “fresca”. I bordelli tedeschi frequentemente anche sui media appaiono come imprese perfette dai guadagni facili anche per le donne che vendono il proprio corpo, al sicuro dal punto di vista sanitario e in regola anche per il fisco.
Ma c’è chi non la pensa proprio così. Già nel 2007 la Germania era infatti stata segnalata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc) come una delle destinazioni più utilizzate dagli sfruttatori per le vittime della tratta di esseri umani. Pare infatti che moltissime provengano dalla Romania, tra le principali fonti di “merce umana” secondo l’Onu.

Ogni anno migliaia di donne e ragazzine, alcune appena tredicenni, vengono adescate con promesse di posti di lavoro ben pagati o di matrimonio per essere invece vendute a criminali che le rinchiudono nei bordelli. Nel 2014 era anche stato diffuso il Manifesto dei terapeuti tedeschi del trauma contro la prostituzione su iniziativa di una traumatologa, la dott.ssa Ingeborg Kraus, stanca di lavorare per riparare i danni delle donne violentate nei nelle case chiuse.
Che i bordelli nascondano non tanto escort soddisfatte ma piuttosto donne alienate, come animali in gabbia lo dice anche l’ex prostituta Marie Merklinger intervenuta più volte anche in Italia a sostegno della proposta di legge sulla punibilità del cliente. La sua storia è come quella di tante altre ragazze nella Germania dove il meretricio è legalizzato. Lei però è tedesca, non viene dai paesi dell’Est come nella stragrande maggioranza dei casi, e ha scelto di iniziare a prostituirsi a 40 anni per necessità pensando di poter scegliere come gestire il mercato.
Hai iniziato perché non trovavi un lavoro?
“Sì, avevo provato a cercare un lavoro ma non riuscivo a trovarne uno stabile che mi permettesse di vivere bene. Poi mi sono detta che c’era qualcosa che non avevo ancora fatto. Basta entrare in internet, indicare il costo della prestazione, 30 euro, e il bordello dove lavori ed è fatta. La mia prima esperienza fu con otto uomini. Fu un trauma. Ho scoperto subito che quel lavoro non poteva corrispondere alla mia sessualità ma dovevo solo soddisfare le fantasie degli uomini. Hai a che fare con persone che ti fanno schifo e devi continuare mentre quelli abusano del tuo corpo e devi pure fingere di essere la loro fidanzata. Non ero più io, non mi riconoscevo”.
Ma altre donne raccontano di guadagnare tanto e di stare bene…
“Non è la verità. Anche oggi quando entro nei bordelli parlo con le donne che ci lavorano e anche quando queste mi dicono che l’hanno fatto per scelta, poi pian piano si confidano e rivelano lo schifo che provano. La verità è che in Germania la situazione è fuori controllo e, anche se si insiste a separare la tratta dalla prostituzione, i due fenomeni non sono distinti. La polizia non può entrare facilmente nei bordelli. Gran parte delle donne vengono da paesi poverissimi di Romania, Bulgaria e Ungheria. Addirittura un politico di quei Paesi ha dichiarato ‘Quelle donne sono animali e non ci interessano’”.
Ma com’è la vita quotidiana dentro a un bordello?
“Le donne vivono nelle stesse stanze dove ricevono i clienti. La camera costa 150 euro al mese più 30 euro di tasse. La prestazione va dai 5 ai 50 euro. Si è costrette a ricevere anche 60 uomini al giorno ed è inutile raccontarsela: molti clienti chiedono anche prestazioni senza protezione. Le ragazze nuove e inesperte mettono a rischio la propria salute e soffrono per riuscire a pagare la stanza e anche le tasse. Per questo lavorano dalle 12 alle 14 ore”.
Una psicoterapeuta tedesca, la dott.a Michaela Huber, sostiene che “L’alienazione è necessaria per farsi penetrare molte volte da sconosciuti. Ma ci si lascia dietro solo un guscio vuoto che può ancora compiere alcuni gesti e movimenti”…
“Sì l’alienazione ti fa resistere ma in realtà dentro di te stai male per gli abusi subìti. Devi sottostare ai piaceri degli uomini e basta. Non hai la forza nemmeno di uscirne perché entri come in un vortice. E davvero rischi di impazzire. Il problema sono proprio i clienti e l’immagine che hanno di te, come di un oggetto. Perché la gente capisca che le donne sono trattate come animali, racconto sempre dell’insegna che pubblicizza un bordello della mia città: ‘Salsiccia, birra, xxxx : 50 euro’”.
Come hai fatto ad uscire dal giro?
“Prima ho chiesto aiuto al Servizio sanitario ma mi hanno solo fatto compilare dei moduli. Poi ho cercato altri servizi ma mi hanno risposto che era strano che volessi uscire dalla prostituzione. Allora la mia terapia è stata la rabbia. E ho cercato un’associazione che si occupasse di me e delle altre donne. Grazie a Solwodi che in diverse città europee aiuta le vittime della prostituzione sono riuscita a trovare sostegno. Ed oggi insieme ad altre donne di diversi paesi europei facci parte dell’organizzazione Space international che cerca di dare voce e sostegno alle donne sopravvissute agli abusi nella prostituzione e giro tutta la Germania cercando di aiutare chi vuole uscirne e anche di promuovere ovunque il modello nordico che criminalizza chi acquista il corpo della donna”.

di Irene Ciambezi – www.interris.it

Sofia dalla Nigeria a 17 anni

Lagos. Sofia ha 17 anni, tanti fratelli e sorelle e tanta poverta’ in casa.
Il lavoro in strada e’ duro e la “madame” e’ violenta , lavora 12-14 ore al giorno, in due posti diversi , al mattino sulle statali, di notte in citta’.
Conosce un italiano che le parla di futuro, speranza, vita nuova.. e lei fugge una volta, poi ci ripensa , la paura di ritorsioni sulla famiglia è troppa e ritorna dagli sfruttatori, così una seconda volta… ma la terza volta si decide veramente. La strada non è la sua vita. Lei è cristiana e  vuole vivere onestamente senza questa continua paura addosso, paura della polizia, della madame , dei criminali, delle malattie.
Scappa e viene accolta momentaneamente in una famiglia “aperta” ai poveri. Ora la sua vita è diversa, ha studiato l’italiano (“non era poi così difficile..ma in strada non si impara molto”), il permesso di soggiorno è arrivato , il lavoro anche, la casa c’è già….e ha ripreso a ridere di gusto, ride perchè sa che la sua giovane vita ha ancora molto davanti.
Quando ci incontriamo ci chiede se le “sisters” (le “altre amiche”) sono ancora in strada e vorrebbe venire in strada con le nostre unità di strada (associazione Amici di Lazzaro) per spronarle a scappare e aiutarle a vincere la paura. Ma non è ancora tempo di rivedere la strada, ora Sofia si merita di vivere la sua vita quotidiana senza dover rincontrare quel mondo della notte che tanto l’ha fatta soffrire. Ma ancora troppe Sofia sono in strada. Troppi i clienti che alimentano il mercato. Troppo pochi quelli che ci contattano per aiutarle.
Troppo quieto il nostro vivere di fronte alle nuove schiave del Terzo Millennio.
Ma abbiamo fiducia. Ci sono anche tanti giovani e famiglie e persone di buona volontà che si offrono di fare qualcosa di sostenerci e sostenere queste nostre sorelle che vivono ferite nella dignità e nei loro diritti più elementari.
Si sa …la Prostituzione è la schiavitù più vecchia del mondoanche il mondo cambia e noi cerchiamo di cambiare il mondo nel nostro piccolo…cominciando da Sofia, da Vera e dalle nostre amiche e da chi conosciamo. Ognuno faccia ciò che può. E’ già molto.
Per aiutare una donna o sostenerci, puoi contattarci e incontrarci su appuntamento:  tel. 340 4817498   info@amicidilazzaro.it

Donne che (quasi) nessuno aiuta. Vuoi aiutare?

festa-della-donna-amicheIn occasione della festa della donna vorremo far conoscere alcune “categorie” di donne che la carita’ dimentica….

Donne usate per l’utero in affitto
si tratta di donne a volte ingannate, a volte forzate, a volte portate dalla povertà a prestarsi alla fecondazione e alla procreazione conto terzi. Si sottopongono a cicli di fecondazione artificiale dolorosi e dannosi e portano avanti gravidanze che terminano poi in una adozione del loro figlio. E’ una pratica che le rende macchine da procreazione e che lede la loro dignità (oltre che il diritto dei nascituri a non essere procreati per essere poi adottati e allontanati dalla madre naturale).
In Italia non vi sono  vittime ma vi sono coppie che ne hanno create all’estero (per ora la fecondazione eterologa e la maternità in affitto detta surrogata sono vietate ma pressioni politiche e lobbistiche premono per “aprire” a questa pratica).

Donne sposate a forza (matrimoni forzati)
si tratta di donne obbligate a matrimoni spesso precoci, in cui non hanno voce per decidere. Decidono le loro famiglie, che decidono chi sposeranno e quando, negando loro la possibilità di basare il matrimonio su una scelta libera e per amore.
In Italia sono già centinaia i casi, specialmente di ragazze vissute e anche nate qui che vengono riportate in altri paesi a sposarsi senza consenso.

Donne vittime di tratta a scopo sessuale
si tratta di donne portate con l’inganno o la costrizione a vendere il proprio corpo e la propria sessualità. Per strada o nei night, nelle case o negli eros center, ovunque le donne non sono libere di smettere o di cambiare la propria vita.
In Italia sono circa 30.000 le donne che si prostituiscono sotto sfruttamento e altre 15.000 quelle che lo fanno per disperazione.

Donne uccise prima della nascita con l’aborto selettivo (gendericidio)
si tratta di donne uccise nel grembo materno solo perchè di sesso femminile in società in cui i figli maschi sono ritenuti più redditizi e più utili. Questa pratica ha portato a grandi scompensi numerici nella proporzione tra uomini e donne in India, Cina e altri paesi. In Italia è una pratica diffusa tra alcune comunità etniche straniere e tra le coppie che praticano la fecondazione artificiale all’estero (eludendo la legge italiana che vieta la selezione eugenetica dei feti).

Donne vittime di mutilazioni genitali femminili
si tratta di donne cui vengono praticate mutilazioni (Mgf, infibulazione, ecc) e operazioni che rendono le donne sessualmente mutilate e provocano in molti casi anche danni fisici oltre che psicologoci.
In Italia sono decine di migliaia le donne che ne sono vittima.

Donne obbligate all’uso del velo e del burqa
si tratta di donne obbligate a vestire e atteggiarsi in maniera non libera.
Specialmente il burqa limita fortemente le possibilità di integrazione e autonomia lavorativa delle donne che ne fanno uso.
I mariti e le famiglie sono i maggiori responsabili di queste forzature.
In Italia sono poche centinaia le donne forzate all’uso del burqa ma è plausibile che siano molte migliaia le donne forzate all’uso del velo e impedite nella propria libertà di espressione dalle forzature familiari.

Donne costrette all’aborto (trauma post aborto)
si tratta di donne obbligate dalle famiglie, dai mariti e fidanzati, ad abortire. Talvolta sono le condizioni economiche e le pressioni sociali anche da parte di operatori sanitari a spingerle ad abortire. Vi sono anche migliaia di donne che pur avendo vissuto volontariamente l’aborto portano dentro il dolore tremendo della uccisione di un proprio figlio con l’aborto.
Essendo oltre 100,000 gli aborti annui in Italia più varie decine di migliaia di aborti provocati dalla cosidetta “pillola del giorno dopo”, sono diverse migliaia le donne che portano questo trauma da costrizione o da scelta volontaria.

Si tratta di periferie esistenziali nuove, che ci interpellano come cristiani e persone di buona volontà e che ci chiedono di impegnarci e inventare forme nuove di prevenzione, sostegno e riabilitazione per chi ne è vittima.
Periferie della vita che i mass media ignoreranno ricordando solo le pur gravi violenze sulla donna e il femminicidio ma dimenticando tutto un mondo di violenze diverse, violenze “politicamente scorrette”, violenze scomode, nuove ma che riflettono solo la fragilità femminile di fronte a un mondo che non sa ancora riconoscere a pieno la dignità e diversità femminile.

Chi volesse impegnarsi su queste tematiche ci scriva e ci contatti.
Sono campi nuovi (a parte la lotta alla tratta su cui siamo già attivi da anni) su cui vorremmo aprire vie nuove.

Sofia e Tessi, nigeriane dai diversi destini

sofia tessiSofia (20 anni) e Tessi (18 anni) vengono da Benin City in Nigeria, entrambe hanno famiglie disastrate:
un padre con più mogli, come si usa in Nigeria, tante sorelle e fratelli, pochi soldi, poco lavoro e malpagato, vivono in una casa fatta di 1 camera e cucina in 8 – 10 persone.

In una situazione simile il loro sogno è l’Europa: Spagna, Italia, Francia o GranBretagna.
“Lì si trova lavoro facilmente, se hai dei problemi tutti ti aiutano, tutti sono ricchi…”.
Ed un giorno per entrambe arriva la possibilità dell’Italia, c’è una amica di famiglia (“madame Ouakeke”) che propone loro un lavoro a Milano.

Qualche settimana di viaggio via terra e poi si riesce a trovare un posto su un aereo da Abidjian verso Milano e poi con il treno verso Torino, è fatta !! Si arriva in Italia con un documento falso e la promessa di un lavoro, in cambio daranno dai soldi a chi organizza il viaggio:
45mila euro e 48mila euro ! …..non sanno nemmeno a quanto equivalgano in Naira (la moneta locale nigeriana).

Intanto per sicurezza la Madame ha fatto fare alle due ragazze un patto con un rito tradizionale nigeriano:
capelli, peli del pube e sangue per il rito wodoo, il “juju” per legare le ragazze e le loro famiglie alla madame.
Se non rispetteranno il patto rischiano la vita o la salute (lo “spirito” si arrabbia).
Per loro è un patto più solido di un contratto scritto.

Oltre a questa paura profonda del Wodoo ci sarà anche la paura della Madame che con suo marito inizia a picchiarle, e a prepararle al “lavoro” tanto atteso.
La dura realtà che le aspetta sarà la strada, prostituendosi di notte e di giorno, fino a raggiungere i 2000 – 3000 euro al mese , oltre alle 400 del joint (l’affitto del posto di lavoro… ogni lampione o spiazzo ha un suo costo differente), oltre alle spese per la casa, al cibo e ai “regali” da fare alla madame.
Una realtà fatta di umiliazioni, di furti, di botte da parte di ladri, teppisti e quotidianamente anche da parte degli sfruttatori, mai contenti dell’incasso, o sempre timorosi che le ragazze possano scappare.

Di Sofia dopo qualche contatto perdiamo le notizie, forse è in Spagna, venduta da chi la sfrutta ad altri sfruttatori.
Con Tessi invece i volontari della nostra unità di strada (Amici di Lazzaro) riescono a mantenere costantemente dei contatti, le spiegano che può scappare dalla strada e rimanere in Italia denunciando chi la sfrutta, la spronano a non aver paura a fidarsi di noi.
Ci mette un po’ di settimane e decidere sino alla decisione.
Una notte scappa e ci contatta, ora è libera, sta aspettando i documenti e il lavoro presto inizierà.

A noi ora interessa trovare anche Sofia.
E le altre Sofia sparse per l’italia.
Dateci una mano ad aiutare ed avvicinare le tante ragazze schiave dello sfruttamento.

Corso gratuito per volontari contro lo sfruttamento della prostituzione

volto nigeriana

CORSO GRATUITO

CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE:
UNITA’ DI STRADA, PREVENZIONE, SOSTEGNO ALLE VITTIME e REINSERIMENTO
(prevalentemente 
per volontari dai 18 ai 30 anni)

QUANDO:   mercoledì 13 settembre (1 incontro) –
venerdì 15 settembre (2 incontro)
mercoledì 20 settembre (3 incontro)
dalle 20.00 alle 23

DOVE: Torino presso il Centro Servizi VOL.TO. (2 piano)
a Torino in V.Giolitti 21
(piazza Valdo Fusi a 5 minuti da Piazza San Carlo)
ISCRIZIONI E INFORMAZIONI: info@amicidilazzaro.it
tel. 3404817498  www.amicidilazzaro.it

ARGOMENTI DEL CORSO:
Introduzione al fenomeno della tratta delle persone a scopo sessuale. La prostituzione in Italia e all’estero.
I sexy shop, le case chiuse, le red-zone: i fallimenti della regolamentazione. Modalità diverse di prostituzione coatta: Nigeria-Est Europa-Brasile-Cina.
La legislazione sull’immigrazione e i percorsi di reinserimento. I servizi garantiti dal sistema italiano. Tecniche e problematiche del lavoro di strada.
L’atteggiamento del volontario. La religiosità nigeriana Wodoo-Juju
. I clienti, la sessualita’. Le problematiche dell’accoglienza e delle differenze culturali.
Le ricadute in strada dovute alla disperazione. I sostegni alle persone in difficolta’.
Il sexting e le forme di prostituzione semi volontaria. I retroscena: le violenze famigliari, la donna nelle culture, la vendita delle figlie a scopo sessuale.
Gli ideali e la proposta dell’associazione Amici di Lazzaro.

SCOPO DEL CORSO:
Il corso è rivolto alla formazione di nuovi volontari di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Negli incontri vengono forniti elementi di base sulla realtà della prostituzione e della tratta a scopo sessuale, approfondendo alcuni aspetti legati a varie attività dell’associazione. Il corso è tenuto dai responsabili delle varie unità di strada e da formatori esperti del settore.

LE OPPORTUNITA’ DI SERVIZIO VOLONTARIO CONTRO LA TRATTA:
1) unità in strada * di incontro con le vittime nigeriane  (* è necessario essere automuniti non perché si usino i propri mezzi ma perché il ritorno è a ora tarda dopo la mezzanotte)
2) sostegno alle ex vittime nel centro di ascolto (pacchi viveri, aiuto nella ricerca di lavoro e formazione, altri aiuti)
3) aiuto alle donne accolte in casa di accoglienza (solo per volontarie)
4) iniziative di prevenzione della tratta (via internet) e riduzione della domanda (incontri con i ragazzi nelle scuole superiori)
5) iniziative di aggregazione e spiritualità con ragazze uscite dalla tratta

L’ASSOCIAZIONE AMICI DI LAZZARO: L’associazione Amici di Lazzaro ha attive varie unità di strada che avvicinano le ragazze sfruttate, informandole delle opportunità di fuga, accoglienza e sui vari servizi offerti dalla rete di associazioni che si occupano della tratta e dello sfruttamento. Grazie a quest’attività di volontariato, decine di ragazze in questi anni hanno lasciato la strada e si sono reinserite nella società. L’associazione accoglie ragazze e donne in difficoltà, aiutandole a ritrovare una vita normale.

IL FENOMENO DELLA PROSTITUZIONE:
Nella sola provincia di Torino vi sono circa 900 donne che si prostituiscono di cui 750 vittime di sfruttamento. Di queste il 60% sono nigeriane, e il 20% rumene.
Gli Amici di Lazzaro dal 1997 hanno aiutato circa 350 donne a lasciare la strada. Attualmente seguono anche circa 80 ex vittime con difficoltà di reinserimento.
 

La chiusura delle “case” – Lina Merlin

Molta gente non ha capito nulla dell’articolo che porta il mio nome, fin da quando, allo stato di progetto, sollevò tante discussioni, forse anche perché non s’è data la pena di leggerlo, altrimenti non si sarebbero dette e scritte numerose sciocchezze.
La legge, comunque, è passata ed è in via di applicazione. Non avverrà alcun salto nel buio, se mai, un balzo verso la luce, ed il Partito al quale appartengo sarà giustamente orgoglioso di aver assolto la sua missione emancipatrice, come l’hanno assolta i socialisti di altri Paesi, in un settore dei più delicati. I critici, et pour cause, hanno voluto confondere nell’opinione pubblica l’oggetto della mia legge: la regolamentazione, con la prostituzione che un flagello, in costante ascesa, quando il contrasto tra le classi sociali, per le crisi economiche, colpisce i ceti più poveri; quando la disoccupazione o lo scarso salario, spinge la donna a far mercato di sé; quando l’ambiente familiare non è tale da sviluppare in lei quel senso di dignità, che costituisce il primo fattore della sua autodifesa contro le insidie d’ogni genere. Se è vero che la prostituzione è un male millenario, non è però antica quanto il mondo, perché si è manifestata con il sorgere della proprietà privata che scavò un solco profondo tra i possessori di beni e coloro che, non possedendo nulla, divennero merce lavoro, e le donne merce prostituzione. Solo nel 1802 tale mercimonio, che in ogni tempo aveva subito anatemi o condanne, perfettamente inutili a eliminarlo ad almeno a diminuirlo, fu regolamentato, prima dalla Francia, poi da altri Paesi e fu così istituita la prostituzione di Stato.

Un’iniziativa socialista non poteva, logicamente, mirare alla eliminazione, per legge, di una piaga connessa a profonde cause, d’ordine naturale in misura assai ridotta (2.88%), ma sociali ed economiche in grandissima parte. Il socialismo, di se stesso, è lotta contro quelle cause; ogni militante socialista le combatte con l’azione organizzata dal Partito, in ogni campo della vita politica, economica ed etico-sociale, giorno per giorno, ora per ora.

Ci arriveremo, ma intanto ecco il primo passo che bisogna fare: togliere la complicità dello stato, insita nella regolamentazione, sperimentata in Italia, come presso altre nazioni, ottenendo risultati opposti a quelli che venivano sbandierati a sua giustificazione, cioè contenimento della prostituzione, difesa della salute pubblica e della morale pubblica, ecc. ecc. Si costatò, al contrario, un aumento della prostituzione, poiché il tenutario, organizzato, come ogni mercante, per sete di guadagno, studia e applica i messi più idonei onde accrescere la sua clientela e la recluta tra i più giovani; i meno esperti, gli indifesi; aumento delle malattie veneree, perché il sistema in vigore nella casa, genera nel cliente, che dovrebbe premunirsi da sé, l’illusione dell’immunità, mentre tra le due superficialissime visite settimanali, le centinaia di uomini, contagiati e non controllati che la donna è obbligata a ricevere, fanno di lei il più potente veicolo di infezione; distruzione della personalità della donna, come creatura umana e come cittadina, poiché uscita dalla casa per età, per malattia o per qualsiasi altro motivo, oltre alle tare acquisite da un abnorme esercizio di sessualità, subisce, ed insieme a lei subiscono le persone della sua famiglia, le conseguenze dell’iscrizione nel registro di polizia, il che le impedisce il suo reinserimento nella vita normale; la degradazione cui pervengono uomini e donne che si pongono al di sotto degli animali inferiori, i quali non violano l’atto di natura che ha il fine della conservazione della specie, con l’amore meretricio, ma seguono l’istinto in cui è implicita la scelta, la nessuna difesa della moralità pubblica, perché la casa è un incentivo per i giovanissimi ad iniziare le pratiche sessuali prima della loro maturità fisiologica e tanto meno è garanzia di sicurezza per le donne oneste , poiché il dilagare dei vizi minaccia tutta la collettività e si inocula come un germe letale nel sangue del popolo.

Intorno alle case, oltre che vergognoso traffico della carne umana, reso sfacciato dalla regolare licenza, fin qui rilasciata dagli organi statali, si organizza la malavita, la tratta delle bianche, cui non sono certo estranei i delitti, il traffico degli stupefacenti, la criminalità, la corruzione politica ecc. E tutto ciò non è frutto di fantasia, ma è documentabile e certamente documentato presso gli archivi della polizia. È lecito, pertanto, domandarci se non abbiano perduto, posto il caso che l’abbiano mai avuto, il senso della realtà coloro che pretendono debba sussistere la complicità dello Stato coi tenutari, anzi col trust internazionale dei tenutari, i soli veramente interessati al mantenimento di un regime che frutta loro miliardi senza incorrere in alcun pericolo.

Perché, almeno in nome della coerenza non chiedono, anzi non pretendono, sia regolamentata anche la prostituzione maschile?
Mi pare che gli italiani, oggi che si chiudono le “case”, non abbiano che una preoccupazione: “come faremo?”. Eppure ci sarebbe bisogno di altre case, comode ed igieniche, per i milioni di altri italiani che non hanno un’abitazione degna di questo nome. “Come faremo senza quelle donne?”. Eppure fonti autorevoli ci fanno sapere che il 30% delle donne dai 15 ai 60 anni, cioè cinque milioni contro le 2500 donne ospiti costanti delle case, si danno alla prostituzione nei suoi vari gradi. È una triste realtà che offre la possibilità ad ognuno di risolvere il suo problema, sotto la sua personale responsabilità. E se qualche abituale cliente dei lupanari fosse eventualmente costretto a fare penitenza, sia certo che per essere continente nessuno è mai morto, mentre di fame si muore.
Ed ecco un problema al quale si deve pensare seriamente: gli 8/10 dell’umanità soffrono la fame. Su 2700 milioni di abitanti della Terra, solo 500 si nutrono sufficientemente e 2200 patiscono o crepano addirittura di fame, che trascina seco un corteo di malattie sociali le quali, come piovre, afferrano anche quelli che mangiano.
E bando al pietismo per le “povere donne” che fuori dalla casa ospitale restano sul lastrico. Ci si pensa ora, perché non prima? Uscite dalla casa per raggiunti limiti di età, quasi sempre senza un soldo, poiché fra i tenutari, i magnaccia, i medici disonesti ed altri accoliti, furono sempre defraudate della triste mercede; uscite spesso per malattia, parto, o per l’intervallo quindicinale nel cambio da lupanare a lupanare, se ne andavano talora col figlio di via e sempre col peso infamante dell’iscrizione dei libri della Questura. Questo almeno non l’avranno più ed oggi, se vorranno, le 2500 ospiti dimesse potranno avvalersi dell’aiuto, che viene offerto ad esse e ai loro figli, al fine del loro inserimento nella vita normale, il che, lo sappiamo, non è facile, e di ciò non è responsabile la legge liberatrice ma la regolamentazione schiavistica che le ha legate al triste mestiere.

E le malattie? Eh via non scherziamo con le sciocche argomentazioni in difesa del sistema profilattico delle case, e stiano ben zitti certi medici che quel sistema dovrebbero meglio conoscere.
Se Napoleone, nel 1802, credette nell’efficacia della visita preventiva alle sole donne, oggi, 1958, dobbiamo avere fede in quei mezzi che la scienza offre a tutti, uomini e donne, e la cui efficacia è già sperimentata.
Lina Merlin
Milano – Venerdì 19 Settembre 1958

Il cliente origine e causa della prostituzione

Dal momento che e’ la domanda a determinare e sostenere l’offerta, tra i principali attori del mondo della prostituzione c’e’ sicuramente il “cliente”.

Tanti nomi per definire il ruolo della donna che vende il proprio corpo, uno solo per chi ne fruisce. Ma come per ogni servizio commerciale, dietro all’anonimato del termine “cliente” c’è una moltitudine di acquirenti. In Italia sono almeno 2 milioni e mezzo a cercare sesso in strada, in luoghi chiusi, su internet. La stima di 2,5 milioni e mezzo di clienti è stata fatta recentemente dall’università di Bologna ed è basata sul numero delle prostitute (circa 25-30mila), moltiplicato per il numero di prestazioni giornaliere (circa 10) e i giorni della settimana lavorati. In genere sette su sette.

È difficile tracciare un profilo tipo del cliente perché sono persone normali, insospettabili, che appartengono a ogni ceto sociale (dall’impiegato all’alto dirigente), ad ogni livello di istruzione ed età, appartengono a entrambi sessi (ma sono certamente di più i maschi), hanno diverse nazionalità (molti oggi sono stranieri, più deboli socialmente e segnati nella loro identità, debolezza che spesso si traduce in aggressività). Molti sono uomini sposati, che considerano il rapporto con la prostituta come ‘complementare’ a una relazione stabile. In generale, volendo trovare un denominatore comune, sono interiormente soli per una palese incapacità di rapportarsi all’altro sesso.

Le motivazioni

Ovviamente li spinge la ricerca di sesso, ma c’è una varietà di sfumature che definisce in modo più articolato le possibili spinte:

rassicurazione alla propria virilità. A volte questo conferisce al commercio sessuale una sorta di funzione “terapeutica” (per categorie deboli, vedi il caso dei disabili), a volte è una via preferenziale di iniziazione al sesso, perché non ti espone alla paura di sbagliare o di essere giudicato non all’altezza.

– soddisfazione immediata di un bisogno biologico, che rivela una concezione egoistica del piacere.

curiosità e desiderio di nuove esperienze, vale a dire ricerca di diversità, sia etnica (come avviene ad esempio nei riguardi delle donne africane), che sessuale (come nel caso dei rapporti con transessuali).

– dimostrazione ed esercizio di un potere sessuale ed economico, e affermazione della propria supremazia maschile di fronte ad un oggetto sessuale degradato e vulnerabile

– la compulsione, cioè l’essere vittime della propria incapacità di gestire le proprie inclinazioni, i propri appetiti

– il bisogno di ascolto. Alcuni sono spinti dalla ricerca di ascolto, di coccole, a volte addirittura dalla ricerca di amore

– altri, al contrario, sono spinti dal desiderio di una pratica sessuale che sia esplicitamente priva di qualsiasi coinvolgimento emotivo o affettivo (cosa che, per alcuni clienti sposati, non equivale a infedeltà)

– i giustizieri. Generalmente in gruppo, vogliono punire le prostitute per il giudizio moralistico che hanno su di loro.

Le richieste e la concezione della donna

I clienti chiedono ciò che non possono fare con le loro mogli o compagne, giochi erotici, sesso trasgressivo o “estremo”, imitazione dell’immaginario che deriva dalla pornografia, per soddisfare gusti particolari. E’ una sessualità che non contempla la responsabilità nei confronti dell’altro ma si alimenta di animalità. Osservandoli mentre girano in macchina scrutando le ragazze prima di sceglierle, l’impressione è di assistere a un rituale quasi più importante del consumo stesso, una simbolica caccia che mira allappagamento del gusto estetico, oltre che di quello sessuale.

Alcuni cercano le minorenni, perché la giovane età accentua il senso di supremazia. C’è poi in alcuni l’assurda convinzione che le minorenni ti preservino maggiormente dal rischio di contagio dell’Aids. A questo proposito, si riscontra frequentemente la richiesta di rapporti non protetti, con clienti disposti a pagare anche quattro o cinque volte di più pur di soddisfare questo desiderio. Ma così aumentano irresponsabilmente i rischi di contagio sia sulle ragazze che su mogli e fidanzate ignare..

Capita che i clienti si innamorino, che investano anche sul piano relazionale, che vogliano colpire e conquistare la prostituta. Sono presenti in questa dinamica anche atteggiamenti salvifici. Emerge cioè l’idea del maschio come colui che può garantire sicurezza e protezione. Per questa tipologia di clienti sono le donne “normali” ad essere inaffidabili.

Tali clienti possono essere una valida risorsa, perché rappresentano per le ragazze un canale per arrivare a servizi che altrimenti non sarebbero alla loro portata. Spesso però accade che sia il cliente stesso a ritrovarsi vittima di una situazione in cui la ragazza approfitta della sua disponibilità economica e affettiva, al fine di saldare più in fretta il debito contratto con gli sfruttatori.
(Clicca qui per approfondire)

In generale, la concezione della femminilità di cui i clienti sono lo specchio è molto bassa: si cercano donne remissive e accondiscendenti, oggetti e non essere umani, sfogatoi per le proprie pulsioni e frustrazioni o, nella peggiore delle ipotesi, bersagli di una violenza che esprime la connessione oggi molto accentuata tra sessualità, potere e mercificazione.

La questione morale

I clienti non percepiscono la questione morale. Faticano a vedersi come ingranaggi di un sistema di violenza e sfruttamento. I più sembrano non rendersi conto della forte implicazione che i loro atti hanno rispetto al problema dello sfruttamento, ignorando (volutamente?) che la loro domanda favorisce e incrementa un’offerta che ha stretti legami con la criminalità organizzata.

Sono poi molti gli alibi etici e le giustificazioni a disposizione del cliente: “le ragazze sapevano cosa sarebbero venute a fare”, “a loro piace farlo”, “se non portassero soldi a casa verrebbero picchiate, dunque in qualche modo le sto aiutando” ecc.

Lo sdoganamento sociale

La nostra società ha contribuito pesantemente a sdoganare il maschilismo, a legittimare moralmente che tutto possa essere considerato alla stregua di merce. Più in dettaglio, rispetto alla prostituzione c’è una costruzione sociale negativa nei confronti delle prostitute e una positiva nei confronti del cliente. Ma così facendo si nega la comune responsabilità, e diviene troppo facile per il cliente sottrarsi al pungolo della morale.

Inoltre, a leggere i giornali sembra quasi che, se prostituirsi per pochi soldi e con clienti umili sia deplorevole, oltre che illegittimo, prostituirsi per una tariffa adeguata e con persone di potere lo sia meno: meno deplorevole, meno illegittimo. Come se in fondo la vera colpa, anche morale, fosse quella di non avere soldi. La povertà.

Quando poi emergono fatti relativi alla prostituzione ad alti livelli, spesso si palesa una strisciante e maschilista solidarietà per l’uomo di potere vittima delle proprie debolezze, con l’immediato corollario che il proprio privato sia, appunto, privato, una dimensione sulla quale non si esprimono opinioni, non si esplicitano condanne.

Risoluzione Ue: “Punire i clienti: chi acquista sesso compie reato” febbraio 2014

Il testo Honeyball votato da 343 eurodeputati chiede a tutta l’Unione di adottare il ‘modello nordico’ (Svezia, Islanda e Norvegia), (clicca per approfondire) sistema fortemente repressivo che mira a eliminare le legislazioni che hanno legalizzato o depenalizzato la pratica di questo mestiere. “I paesi dell’Ue dovrebbero ridurre la domanda di prostituzione punendo i clienti, non le prostitute”, “la prostituzione è una forma di schiavitù incompatibile con la dignità umana e i diritti umani”. Nel testo si invitano gli Stati membri a recepire negli ordinamenti nazionali la direttiva contro la domanda di prostituzione.
Armando Buonaiuto – Corso di formazione volontari Amici di Lazzaro

Germania. Prostitute, inferno nei bordelli legali, sfruttatori in paradiso

BERLINO – La Germania, considerata oggi il più grande mercato della prostituzione dell’ Unione Europea, poco più di un decennio fa ha legalizzato quello che è comunemente detto ”il mestiere più antico del mondo”.

L’obiettivo della legge: difendere le prostitute dallo sfruttamento, dare loro tutela legale e “metterle in regola”, con i conseguenti diritti e doveri, tra cui il dovere di pagare le tasse.

Il risultato: bordelli legali e a tariffe forfettarie e tutto compreso, donne che lavorano in condizioni economiche sempre più svantaggiate, impiegate a ritmi estenuanti e costrette a ogni tipo di prestazione sessuale, traffico di esseri umani in aumento, grande affluenza di donne dall’estero, soprattutto dall’Est europeo, mentre, nonostante tutto, la prostituzione di strada è sempre presente.

Queste le conclusioni tratte dalla lunga inchiesta pubblicata dal settimanale tedesco Spiegel, un vero e proprio viaggio nella Germania a luci rosse.

“Il sesso con tutte le donne per il tempo che vuoi, tutte le volte che vuoi e come vuoi. Sesso in mille variazioni anche con più persone. Il prezzo: 70 euro di giorno e 100 euro di sera.

Quando, nel 2009, il bordello Pussy Club ha aperto vicino a Stoccarda, questa era la sua pubblicità. Secondo la polizia sono stati circa 1.700 i clienti che hanno approfittato dell’offerta nel fine settimana di apertura. Gli autobus sono arrivati da lontano e i giornali locali hanno riferito che in coda, fuori dal bordello, c’erano circa 700 uomini.

 

In seguito, i clienti avrebbero scritto in chat di un servizio presumibilmente insoddisfacente, lamentando che le donne, già dopo poche ore, non erano più “adatte a un uso prolungato”.

Il bordello King George di Berlino, passato alle tariffe forfettarie, considerato metodo utile per combattere la crisi, utilizza lo slogan “Geiz macht Geil” che, tradotto liberamente dal tedesco, suona come “Essere a buon mercato ti fa eccitato”. Per 99 euro, i clienti possono godere di sesso e bevande fino alla chiusura dello stabilimento. Il sesso anale, il sesso orale non protetto e baciare-con-lingua sono extra. Gli extra costano dai 10 ai 20 euro. Il King George offre un “gang-bang party” il lunedì, il mercoledì e il venerdì.

Le agenzie di viaggio organizzano bus turistici e offrono tour anche di otto giorni che hanno come meta i bordelli tedeschi, molti a prezzo forfettario.

Le escursioni sono “legali” e “sicure”, scrive un fornitore sulla sua homepage per rassicurare i potenziali clienti a cui vengono promesse fino a 100 “donne completamente nude” con indosso nient’altro che i tacchi. Alcuni clienti sono stati persino prelevati all’aeroporto e portati ai club in una Bmw Serie 5.

La legge sulla prostituzione è stata approvata nel 2001 dal Parlamento tedesco, il Bundestag, con i voti del Partito Socialdemocratico e dei Verdi, la coalizione di governo al potere al momento. L’intento era di migliorare le condizioni di lavoro delle prostitute: le donne avrebbero potuto ricorrere alla legge per difendere i loro salari e avrebbero potuto contribuire a programmi di assicurazione sanitaria, di disoccupazione e di pensionamento, in sostanza avrebbero pagato le tasse. Si voleva che la prostituzione diventasse una professione come quella di cassiere di banca o di assistente dentista, accettata invece che ostracizzata.

E’ l’immagine di una “prostituta emancipata”: libera di fare come vuole, coperta dal sistema di assicurazione sociale, facendo il lavoro che la diverte e in possesso di un conto presso la banca di risparmio locale.

A quanto riporta Spiegel, sembra però che la legge non abbia funzionato e che i propositi dei suoi promotori, che speravano che “le lavoratrici del sesso” sarebbero riuscite ad emergere dai margini della società e avere protezione giuridica, siano stati disattesi: negli ultimi anni le condizioni delle prostitute sembrano essere peggiorate, i protettori sarebbero potenti come sempre e il traffico di esseri umani ancora un flagello.

Luoghi di prostituzione e luoghi d’uscita: il caso di Torino

Intervista di Elisabetta Mirone a Paolo Botti sulla prostituzione a Torino

Da quanto lavori nel campo del contrasto alla tratta delle donne? Dal 2000

Prima di lavorare per la tua attuale associazione hai avuto altre esperienze in questo campo? Ho fatto accoglienza di donne profughe e vittime di tratta. Come opera la tua associazione? Di quali aspetti vi occupate?
Le nostre attività vanno dall‟attività di strada, all‟accoglienza di chi fugge dalla tratta, a percorsi di formazione linguistica e aiuto materiale alle ex vittime.

Mi parleresti meglio delle unità di strada? Come funzionano? Quanti approcci positivi riuscite a portare a termine? Dove operate? Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?
Sono composte da 4-6 volontari che incontrano le ragazze in strada, specializzandosi sulle nigeriane, proponendo la fuga e aiuto per lasciare gli sfruttatori e/o proposte di formazione e aiuto per lasciare la strada anche in altri modi diversi dalla denuncia delle madame. Operiamo su Torino e la difficoltà maggiore è fornire formazione adeguata alle poche risorse culturali delle vittime. Altra difficoltà è il trovare posti di lavoro per chi cerca di lasciare la strada.

Come funzionano le case di fuga?
Non ce ne occupiamo, se non in casi eccezionali in cui per una ragazza in fuga non si trovi posto nelle case abituali di accoglienza. In tal caso la ospitiamo riducendo al minimo uscite e contatti con l‟esterno per evitare che venga trovata o qualcuno la veda e/o minacci lei o i famigliari.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate nella vostra attività’ (dall‟unità di strada all‟inserimento lavorativo)?
Il lavoro sicuramente, poi la lingua sia per le ragazze aiutate sia per i volontari.

Mi parleresti meglio, in base alla tua esperienza, di come si localizza la prostituzione a Torino?
Quali sono le zone più „calde‟, come le diverse nazionalità si spartiscono il territorio, come evolvono questi fenomeni. NIGERIANE: Mirafiori sud – strada Settimo, Via Ala di Stura, Pellerina, Strada del portone (grugliasco), Albanesi e romene: via Ormea/via giuria, via Sansovino, via ReissRomoli, c.Traiano, C.Svizzera Altre nazionalità sparse a piccolissimi numeri.

Quali sono i caratteri della prostituzione a Torino? Si differenzia da altre città? Se sì come?
A Torino è prevalentemente in strada con solo un 10% al chiuso in appartamenti.
Qual è il quadro legislativo italiano in merito a chi esce dalla tratta? L‟art. 13 della legge 228/2003 e l‟art. 18 del “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell‟immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” stabiliscono delle misure di assistenza per coloro che escono dalla tratta, mi spiegheresti un po‟ meglio cosa significano concretamente questi articoli all‟interno del vostro lavoro? Li ritieni efficaci? È sempre possibile metterli in pratica?
Non riesco in breve a spiegarli, l‟essenza è che chi denuncia ha come diritto: PDS, accoglienza, percorsi di formazione e lavoro. Chi non denuncia per gravi motivi ha le stesse agevolazioni, ma la via senza denuncia viene concessa più raramente (varia a seconda delle questure). Oramai entrambi sono meno appetibili per chi deve rischiare una denuncia perché il 90% delle donna ha già un pds o sa di ottenerlo con finte richieste di asilo politico o pds umanitario.

Mi sapresti parlare del ruolo della polizia e delle forze dell‟ordine nel contrasto alla tratta nel contesto torinese? Quali sono i vostri rapporti? Come vi coinvolgono? Come si può arrivare ad un controllo più efficace delle reti dei trafficanti in un futuro prossimo?
Pochi rapporti, solo per le denunce che non facciamo fare noi direttamente. Riteniamo l‟azione della polizia irrisoria forse perché la prostituzione è ritenuta meno importante rispetto a droga e altri crimini. Le denunce sono tante, i processi e arresti pochi.

Esistono grandi differenze nel modo di operare tra la tua associazione e le altre presenti sul territorio? Se sì me ne parleresti meglio?
Gran parte delle associazioni fa la parte sanitaria, per noi c‟è prioritario che conoscano le vie di fuga e di reinserimento, poi manteniamo in contatti nel tempo anche con chi si libera.

Ritieni che politiche volte al controllo della domanda, quindi al cliente, come quelle adottate in Svezia, potrebbero essere più efficaci nel contrastare il fenomeno della tratta? Perché?
Si, è l‟unica via che può ridurre la domanda cambiando l‟accettazione sociale dell‟essere clienti. Inoltre la legge svedese non punisce le donne ma solo chi acquista rapporti sessuali.

Ritieni al contrario che regolamentare la prostituzione contribuirebbe a combattere i traffici criminali più efficacemente? Perché?
La regolamentazione non riduce mai il fenomeno ma lo amplifica, inoltre con l‟immigrazione in atto nei paesi occidentali, si aprirebbe un mercato amplissimo di donne disperate con un abbandono della lotta alla tratta come ormai avviene in Olanda e Germania in cui le donne sono regolarmente e legalmente sfruttate.

Per la tua esperienza, cosa si potrebbe fare per contrastare la tratta più efficacemente? Pensi che delle iniziative di cooperazione coi paesi d‟origine delle vittime sarebbero efficaci? Quali potrebbero essere alcune soluzioni strutturali del problema?
Si. Mancano vere e imponenti campagne di informazione e lotta alla tratta. Manca la lotta a chi collabora in Africa con i trafficanti (ad esempio arrestare gli stregoni che compiono i riti „wodoo‟ che legano psicologicamente ragazze alle sfruttatrici), manca il sequestro dei beni delle madame. Manca il rimpatrio forzato di chi sconta pene legate alla tratta.

Giovane nigeriana, dalle tenebre della tratta alla luce della fede

nigeriana“Il Signore solleva l’indigente dalla polvere, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere con i principi, con i principi del suo popolo”. Le parole del Salmo 112 sembrano scritte proprio per Elisabetta, una ragazza nigeriana di 22 anni, portata via dal suo Paese, costretta a prostituirsi, ridotta in schiavitù, fino a che riesce a ribellarsi e a trovare la libertà anche spirituale.

La svolta, come spesso accade, si presenta sotto forma di un incontro. Suor Eugenia Bonetti ed Elisabetta – si legge su “Credere” – si incontrano per la prima volta alla stazione Termini di Roma, dieci anni fa. Suor Eugenia, missionaria della Consolata, responsabile dell’Ufficio tratta donne e minori dell’Unione delle superiore maggiori d’Italia (Usmi), coordina una rete di 250 suore di 70 congregazioni che operano in più di cento case di accoglienza.

E’ allora che la suora le propone di lasciare la strada e quella vita di sfruttamento e abusi. Le promette accoglienza in una casa-famiglia perché possa prendersi cura di sé e della bambina che porta in grembo. A quel tempo, però, Elisabetta non voleva quella figlia frutto di tante umiliazioni e violenze subite in strada.

“Ricordo la sua decisione, molto sofferta, di un mattino di ottobre – ricorda suor Eugenia – quando scappò dalla strada per accettare l’incognita in un ambiente nuovo, con persone sconosciute e che paravano una lingua che lei ancora non capiva. Ricordo la sua disperazione e i suoi singhiozzi, i suoi alti e bassi, le sue paure e le sue attese, le lacrime e i sogni, la rabbia e il silenzio, la nostalgia della famiglia, ma anche la vergogna e la paura di non essere più accolta dai genitori se avessero saputo…”.

Poi ci fu un contatto telefonico con la mamma. Quella telefonata, in cui la madre le chiedeva di accogliere la figlia con amore, perché ogni vita è sempre un dono di Dio, fu il primo passo decisivo per la rinascita di Elisabetta, culminato in seguito col Battesimo nella Basilica di San Pietro ricevuto dalle mani di Giovanni Paolo II. Oggi Elisabetta lavora in una scuola, è inserita nella comunità parrocchiale, è sposata con un connazionale e attende con gioia il suo terzo figlio.

Ricorda ancora suor Eugenia: “Risento le sue parole al telefono subito dopo il primo parto: ‘Senza il vostro aiuto e la vostra accoglienza, ora non sarebbe nata la mia bambina, ma non ci sarei stata nemmeno io, giacché la vita per me non aveva più senso’”.

La gente mi comprava, mi usava, mi urlava contro. Parla Joy

black1Sono Joy ho 22 anni, mia mamma è del Ghana e mio padre di Benin City (nigeriano). Dopo le secondary school, ho fatto la parrucchiera, la cameriera e la sarta. Non avevo i soldi per continuare gli studi e con la mia famiglia ho deciso di venire in Europa a lavorare. Siamo andati dall’ Asè – native doctor, per fare l”agreement” con lo sponsor-madame. Dovevo pagare 60.000 euro. In Italia ho capito che non mi avevano detto la verità, quanto tempo avrei dovuto stare in strada?”, “pensavo alle promesse fattemi a Benin City, lavoro? quale lavoro!! qui c’è solo la strada , e gente che mi urla contro, che mi usa, che mi compra per fare sesso con me!”. E poi i ladri, quelli che ti picchiano, le botte della madame, il freddo.

Avevo parlato già tante volte con i volontari dell’ associazione Amici di Lazzaro che mi parlavano, mi davano del the caldo, poi una sera ho chiesto aiuto a loro. “Avevo capito che ero libera dall’agreement (il giuramento di fedelta’ fatto a chi ti aiuta a venire in Europa, in teoria era un benefattore) con la Madame: non mi aveva detto la verità, tante bugie, tante violenze, sono scappata e sono andata da loro”. “Mi hanno accolta da dei loro amici della chiesa cattolica, ho parlato con la mia famiglia in Nigeria spiegando che la Madame era stata molto violenta con me e che non dovevamo più pagare nulla”. A Torino un prete cattolico mi ha benedetto e sono libera e protetta da ogni Voodu-Juju, sto bene! Ho i documenti e lavoro.

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se volete aiutare una ragazza o sostenere dei progetti di reinserimento: info@amicidilazzaro.it
sms/whatsapp tel. 340 4817498

(possono chiamare anche direttamente le donne/ragazze sfruttate in inglese, francese, rumeno, italiano, 24 su 24)

Jennifer sperava un lavoro ha trovato dolore

Benin City (Nigeria), quando una coppia nigeriana le propone un lavoro da operaia in Italia, Jennifer firma un contratto : col suo lavoro si impegna a pagare circa 42.000 euro agli “intermediari” per il viaggio e tutte le pratiche.

Arrivata in Italia con l’aereo, iniziano le prime sorprese: il lavoro non c’è, il passaporto le viene ritirato, c’è però una casa e persone che le spiegano che per pagare tutti quei soldi dovrà prostituirsi. Non serve a nulla ribellarsi, loro hanno dalla loro la forza fisica, le minacce di coinvolgere la sua famiglia e lei è sola e lontana da casa.
Inoltre la minacciano con i riti Wodoo-Juju che la spaventano moltissimo.

Inizia ad andare in strada di notte, vede “clienti” quasi tutti italiani, ma niente altri contatti esterni, esce di casa a volte ma solo insieme alla sua “madame”, che se guadagna poco la sgrida o la picchia. Il debito intanto non scende mai anche se rimedia 100 Euro a notte .
Si sente “sporca”, si sente vittima ormai senza via d’uscita, rassegnata, poi una notte d’autunno la incontriamo con uno dei nostri gruppi, parliamo un po’ e prima di andare via la salutiamo, e lei chiede di fare insieme una preghiera in inglese e un canto nella sua lingua, dicendoci una piccola bugia “sono povera e sono qui per far soldi”. Nasce pian piano l’amicizia, ritorniamo spesso per salutarla, finchè lei un giornovince la paura e decide di aprirsi e chiedere aiuto.

Insieme decidiamo come poterla aiutare, e finalmente riesce a scappare dalla casa-prigione in cui da tempo ormai usciva solo per prostituirsi.
Prima vive in una comunità protetta, poi arrivano i documenti, studia l’italiano, impara a cucire bene e arriva infine il lavoro e una casa indipendente.

Oggi è serena, la sua vita è diversa, l’amicizia con i ragazzi e le ragazze del gruppo è continuata, oggi usa il suo vero nome “S.”.
E noi “Amici di Lazzaro” siamo felici di sapere che tante altre Jennifer stanno lasciando la strada per una vita nuova.

Se volete aiutare tante Jennifer …….chiamateci.

La tratta delle nere

rapporto201130 arresti tra Nigeria, Italia e altri paesi europei per associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitu’, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. L’operazione è stata eseguita dai Ros su ordine della magistratura di Ancona. Al centro delle indagini un’organizzazione transnazionale, di matrice prevalentemente nigeriana, dedita allo sfruttamento di connazionali. Le ragazze venivano fatte arrivare illegalmente in Italia e poi ridotte in schiavitù con il ricorso a violenza, riti esoterici e minacce ai familiari nel paese di origine. Anche due medici italiani tra gli arrestati: l’accusa è di aver eseguito aborti clandestini su ordine dell’organizzazione. La tratta degli esseri umani è la terza fonte di reddito per i criminali in Italia, un giro di affari “inestimabile”, come ha ammesso Francesco Rutelli, in una relazione del Copasir. Paolo Botti, dell’Associazione Cattolica “Amici di Lazzaro” si occupa da anni di fornire aiuto ed assistenza alle ragazze nigeriane che cercano di fuggire dai loro aguzzini: “I numeri sono spaventosi, si stima che in Italia arrivino ogni anno 40, 50mila schiave; vengono private dei documenti e costrette a pagare cifre fino a 70mila euro per riavere un’identità. Noi riusciamo a strapparne dal giro decine ogni anno”. Gli arrivi sembrano essersi un po’ ridotti negli ultimi mesi, a causa della crisi economica che ha ridotto gli introiti anche nell’ambito della prostituzione ma sono pochi gli interventi di sistema per arrestare il fenomeno della tratta degli esseri umani: “Le forze dell’ordine fanno molto per la repressione del fenomeno – prosegue Botti – ma gli sforzi investigativi si infrangono di fronte ad una giustizia immobile che impiega 10 anni a concludere i processi”. Fondamentale anche la sensibilizzazione dei clienti, secondo i volontari dell’associazione: “la persona che si trovano di fronte subisce violenze e soprusi inimmaginabili”.
CNRmedia
http://www.cnrmedia.com/cronaca/newsid/3836/la-tratta-delle-nere.aspx

 

Le schiave della strada (Roberto Pelleriti)

Si chiama “Amici di Lazzaro” l’’associazione che dal 1997 ad oggi si occupa degli emarginati, ossia dei poveri, dei senza casa, degli immigrati, delle prostitute. Della gente che vive nella strada e che nella strada trova una dimensione umana di solitudine o di schiavitù. L’’idea nasce da Jean Paul, un giovane padre gesuita francese, che nella sua permanenza a Torino forma diversi gruppi di giovani, tra i venti e i trent’’anni col fine di sfatare il tabù dell’’incomunicabilità con la gente di strada cercando di creare un legame umano che, oltre agli indispensabili aiuti per dormire e mangiare o abbandonare la strada, possa creare un legame di fiducia con persone abbandonate allo sconforto. Proprio per questo motivo uno dei gruppi si occupa specificatamente delle animazioni nei dormitori per continuare l’’amicizia nata in strada. Nasce di conseguenza, l’’associazione di volontariato sotto l’’organizzazione di Paolo Botti, che con grandi fatiche spese nell’’impegno sociale, incentra l’’impegno sul problema più amplificato nelle strade, quello della prostituzione. “Abbiamo iniziato con un solo gruppo-dichiara Paolo- che si occupava di avvicinare i senzatetto a Porta Nuova e prestava servizio nei dormitori, gradualmente si sono formati diversi gruppi che hanno iniziato ad operare nelle varie zone della città e da poco ne sono sorti altri a Settimo, Pinerolo e Candiolo.
Ogni gruppo si ritrova una volta alla settimana e inizia a percorrere la zona assegnata cercando di avvicinare le ragazze. Il nostro lavoro è continuativo,  un po’ per volta cerchiamo di instaurare amicizia e fiducia sperando che prima o poi arrivi la richiesta di aiuto”.

Come sono le loro reazioni e soprattutto come accolgono il contatto con l’’associazione?
“Le ragazze di origine africana sono molto disponibili a parlare,
improvvisare una canzone o raccogliersi in preghiera lì sulla strada insieme a noi, perché la maggior parte è profondamente religiosa; le ragazze dell’’est, invece, necessitano di più pazienza perché più intimorite e controllate.

Noi ci presentiamo come un gruppo di amici e solo successivamente porgiamo la possibilità di affidarsi a noi per uscire dalla strada.

Esiste infatti l’’art 18, un progetto a livello nazionale che garantisce alle ragazze costrette a prostituirsi un programma di inserimento con permesso di soggiorno, protezione dagli sfruttatori e possibilità di borse lavoro e abitazione. Si può contattare direttamente il numero verde 800290290 oppure mettersi in contatto con l’’ufficio stranieri di Torino (o ovviamente contattando noi Amici di Lazzaro).

Il programma di protezione prevede la denuncia degli sfruttatori per i reati di traffico di traffici di clandestini, sequestro di persona, violenza e induzione alla prostituzione e ovviamente una sistemazione tempestiva e temporanea in comunità super protette. Il passo successivo consiste nell’’inserimento graduale in comunità diversificate fino alla ricerca dell’’autonomia economica e lavorativa delle ragazze.

Grazie alla nostra mediazione e alla collaborazione con il gruppo Abele, la Caritas, l’’ufficio stranieri e la Tampep (progetto europeo per informazione e prevenzione sanitaria  per la prevenzione dell’AIDS) moltissime ragazze (leggi la storia di Jennifer clicca qui) hanno iniziato il cammino di liberazione ma il dato significativo è che in questo ultimo periodo dalle 400 ragazze avvicinate giungono un concreto numero di appelli per la richiesta di aiuto”.

Roberto Pelleriti – Il Punto

E’ possibile incontrarci su appuntamento:  340 4817498
info@amicidilazzaro.it

Erabor, la baby-schiava

06Dalla Nigeria in Piemonte: chiusa per mesi in casa, frustata e brutalizzata

TORINO. Al telefono la chiamavano la bambina. E in effetti Erabor era arrivata a Torino con la faccia acerba, le gambe magre da ragazzina, venduta dal padre perche’ ritenuta la più resistente della famiglia. Da Uromi, villaggio di fango in Nigeria, all’Europa dei ricchi: avrebbe dovuto lavorare per tutti. Come baby-sitter, a parole. Ma era chiaro che sarebbe venuta a prostituirsi. Il fatto è che la bambina non voleva vendersi. Quando, la sera del 24 ottobre 2007, è comparsa barcollando davanti al pronto soccorso dell’ospedale Martini, i medici non sapevano cosa pensare. Il referto è riassunto dal gip Silvia Bersano Begey, nella sentenza che ha condannato a 11 e 7 anni di carcere i suoi aguzzini: «Gravi lesioni agli arti inferiori e superiori, estese ulcere profonde, amputazione parziale dell’orecchio sinistro, perdita di sostanza cutanea su tutta la sommità del cranio con completa asportazione dello scalpo». Deturpata e terrorizzata, Erabor non parlava. Aveva paura delle possibili ritorsioni sui famigliari per il mancato guadagno. Anche davanti ai poliziotti, alcuni giorni dopo, è rimasta in silenzio a lungo. Solo quando ha ottenuto che il verbale venisse stracciato, con la garanzia che nessuno scrivesse, allora ha iniziato a raccontare.

Era stata istruita bene. Diceva di avere 18 anni, anche se secondo un primo accertamento medico poteva averne sedici o diciassette. Durante un viaggio in due tempi via Lagos e Parigi, era stata vittima di riti voodoo, privata del passaporto e costretta a pagare 40 mila euro per poterlo riscattare. Una storia simile a quella di molte altre ragazze africane vittime della tratta, fino a questo punto. Ma quanto è successo dopo alla bambina nessuno lo aveva mai visto. È finita nelle mani di una maman nigeriana e di un pensionato piemontese, Mabel Imade e Angelo Bossolasco. È stata tenuta prigioniera per mesi in una casa di Mondovì, in provincia di Cuneo. Costretta in ginocchio nella stessa stanza senza finestre per notti intere, obbligata a farsi pipì addosso. Aveva piaghe da decubito, le ossa fuori dalla carne. Sulla pelle, acidi e cavi elettrici. Frustata e bastonata, fino al distacco completo dello scalpo. La maman ha cercato di tenere a bada le infezioni con l’acqua bollente. Ma la bambina andava persuasa: «Non portava rispetto e guadagnava poco».

Gli investigatori hanno proibito le pubblicazione delle foto di Erabor. Il gip Begey: «Sono assolutamente eloquenti, anche in assenza di approfondimenti clinici. La ragazza è stata sottoposta a tentativi di ricostruzione a mezzo di chirurgia plastica con esiti comunque devastanti». Nella casa di Mondovì, il Luminol ha evidenziato tracce di sangue ovunque: lenzuola, sedie, rubinetti, prese della luce, in tutte le stanze, anche nel ripostiglio. Mabel Imade e Angelo Bossolasco ieri sono stati condannati in primo grado per tratta di essere umani, riduzione in schiavitù, lesioni prolungate aggravate dalle sevizie. Materialmente è stata lei ad infierire. Ma il ruolo di lui è stato ritenuto decisivo: «La condizione fondamentale per la commissione del reato di riduzione in schiavitù è stata la messa a disposizione da parte di Bossolasco dei locali per detenere la ragazza, segregarla e occultarla, mano a mano che le sue condizioni fisiche si aggravavano».

Parole agghiaccianti, quelle del gip: «Bossolasco non concorre nella prima parte dell’incredibile vicenda della Erabor – l’introduzione in Italia e l’acquisto del corpo – ma il suo previo consenso per la gestione futura della “merce” è circostanza essenziale». L’avvocato Davide Diana difende Mabel Imade: «Siamo di fronte a un caso limite – spiega – l’unica cosa che ho potuto fare è stata convincerla a confessare». L’avvocato Michele Galasso assiste Erabor: «È ancora molto provata, ha subìto violenze inaudite, ma questa sentenza esemplare ci conforta». Ora Erabor vive in un comunità protetta, ha un permesso di soggiorno, eppure resta «soggiogata». Ha chiesto una foto del suo scalpo da spedire a casa: «Almeno capiscono perché non posso guadagnare».

www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200907articoli/45102girata.asp

NICCOLO’ ZANCAN

Lucciole strappate alla strada

Nigeriane e ragazze dell‘est ,la lunga notte a Vado’ – Moncalieri (Torino)

Amicizia, servizio e attività spirituale. Ecco,condensato in tre parole,lo spirito che anima i circa 100 volontari dell’associazione amici di Lazzaro, nata per contrastare l’emarginazione e la povertà. Inizialmente si occuparono dei senza tetto della Stazione Porta Nuova ; oggi le loro attività comprendono anche corsi di italiano, dopo scuola e molti progetti all’estero,ma soprattutto la lotta allo sfruttamento della prostituzione.

Questo fenomeno, purtroppo, affligge anche il nostro territorio: ragazze giovanissime,tra i 20 e i 25 anni,sono condotte in Italia con la promessa di un lavoro che garantisca la sussistenza delle loro famiglie in Africa o nell’Europa dell’Est. Ma una volta qui, ricattate e prive di documenti, sono costrette a esporsi come merce in vendita sulle nostre strade. Una di queste strade è quella che collega Moncalieri e Trofarello, via Postiglione nell’area industriale Sanda Vadò, e proprio lì le ragazze sono avvicinate, di notte, dai volontari. Sono anche loro giovani, tra i 18 e i 30 anni, perche si tratta di un lavoro duro, che li espone al freddo e li priva di ore di sonno; inoltre difficilmente le ragazze si fiderebbero di uomini adulti.
(LEGGI QUI)

Si spostano in gruppo con il loro pulmino e distribuiscono volantini in inglese che forniscono informazioni sulle strutture sanitarie e indicano il modo per uscire dallo sfruttamento. Sono oramai conosciuti e attesi dalle giovani donne, per lo più nigeriane. Grazie agli Amici di Lazzaro, l’anno scorso, una decina di loro è riuscita a liberarsi dalla schiavitù della strada. L’associazione le ha ospitate e aiutate ad ottenere un lavoro. Anche le famiglie in difficoltà possono contare sull’appoggio di questi volontari, che hanno dato vita in passato, in collaborazione con il Comune di Moncalieri, al progetto “Ecco casa”. E’ in corso inoltre una raccolta di generi alimentari. Chi desiderasse contribuire può contattare l’associazione. Dalla strada a una nuova vita.

LA STORIA DI QUEEN LEI CE L’HA FATTA. Gli Amici di Lazzaro rimangono in contatto con le ragazze che accettano di farsi aiutare anche oltre i primi momenti, più difficili, stabilendo con loro veri rapporti di amicizia. Ecco dunque la storia di una di queste amiche, attraverso la testimonianza di un volontario: “Queen arrivò a Torino nel 2003. Dopo pochi mesi fu costretta a prostituirsi, sotto minaccia di ritorsioni sui suoi familiari in Nigeria. La conoscevamo da un po’, era piccola (20 anni) e sempre spaventata, stanca di vivere e in strada. Una sera la trovammo a Moncalieri, piena di lividi e impaurita. Salì sul pulmino e lasciò la strada, denunciando i suoi sfruttatori. Gli inizi non furono facili, ma poi si à inserita bene: ha amici italiani e stranieri, va a scuola e intanto lavora in una piccola azienda, assunta a tempo indeterminato. Ricordiamo bene che la prima notte, quando la famiglia di volontari la ospitò, si stupì di aver un letto pulito tutto per sé e di essere stata accolta, nonostante avesse fatto quel tipo di vita. Ora è serena e noi siamo felici di sapere che ce l’ha fatta e che tante altre possono fare altrettanto”.
(LEGGI LA STORIA DI ANNA- ex vittima)

  (da IL MERCOLEDI’)

Prostituzione e traffico umano: il buco nero dei bambini scomparsi dell’India

Con almeno 11.228 sparizioni solo nel 2011, il West Bengal è lo Stato con più sparizioni nel Paese. Per la grande povertà, famiglie dei villaggi vendono i propri figli per sperare di dare loro un futuro migliore, ma perdono i contatti. Una prostituta-bambina guadagna circa 80mila rupie al mese (poco più di 1100 euro).

Calcutta (AsiaNews) – Prostituzione, lavori in nero, strada, traffico di essere umani: nel 2011 sono finiti qui almeno 11.228 bambini del West Bengal (WB), lo Stato indiano con il maggior numero di minorenni scomparsi nel nulla. In tutta il Paese, sono 32.342 i piccoli indiani di cui si sono perse le tracce. Le cifre sono parziali, perché basate solo sulle denunce di scomparsa registrate. Povertà e basso tasso di alfabetizzazione sono le cause principali di questo fenomeno, diffuso per lo più nelle aree rurali e nei villaggi: nel solo distretto di Jailapaiguri (WB), 1,9 milioni di famiglie vivono con meno di un dollaro al mese.

Per guadagnare qualche rupia, i genitori “vendono” i propri figli a degli “agenti”, che promettono di inserire i piccoli nel mondo del lavoro nelle grandi città. “Per queste famiglie – spiega ad AsiaNews Reynold Chhetri, vice sovrintendente della polizia a Darjeeling – mandare i figli a lavorare è l’unica possibilità per sopravvivere”. In genere, i trafficanti prendono i bambini e li portano nelle grandi città, come New Delhi, Mumbai e Gurgaon. I genitori non hanno più loro notizie.

Di solito, i bambini vengono impiegati in qualunque tipo di lavoro domestico, o come operai. Le bambine entrano per lo più nel giro della prostituzione, qualcuna va a fare la cameriera a casa di famiglie benestanti. In media, un maschio o una femmina impiegati come lavoratori domestici guadagnano 12mila rupie al mese (circa 165 euro), mentre le piccole prostitute anche 80mila rupie (circa 1100 euro).

P. Arul Dass, professore al Morning Star College di Calcutta (West Bengal), definisce questa tendenza “sconvolgente”. Secondo il sacerdote, “il governo dovrebbe prendere seri provvedimenti per arrestare i problema. Tutti i bambini dovrebbero avere un rifugio sicuro, dove crescere come futuri cittadini responsabili del Paese”. Questo, aggiunge, “è un loro diritto: governo e società civile devono intervenire”.
di Santosh Digal

E’ allarme sfruttamento sessuale tra i minori

Circa 2mila, soprattutto stranieri, si prostituiscono su strada. Provenienti soprattutto da Romania, Nigeria, Albania e Sud Africa

ROMA – H. ha 16 anni ed e’ egiziano. Con la promessa di un brillante futuro alcune persone hanno proposto ai suoi genitori di mandarlo in Italia. E’ sbarcato sulle coste siciliane di notte e, subito dopo, è stato portato e rinchiuso in un casolare insieme ad altri connazionali. Arrivato a Milano H. è stato costretto a lavorare di notte al mercato ortofrutticolo guadagnando tra i 20 e gli 80 centesimi a bancale. Durante il giorno restava rinchiuso in casa. A., invece, è di Lagos, anche lei è arrivata in Italia con la promessa di un lavoro. E’ stata, invece, costretta a prostituirsi. Durante un rito vodoo, infatti, ha dovuto giurare di pagare 35mila per le spese del suo viaggio e per evitare ritorsioni contro la sua famiglia rimasta in Nigeria. Come H. e A. sono migliaia i piccoli schiavi invisibili, minori vittime o a rischio di tratta e sfruttamento in Italia, a scopo sessuale ma anche di accattonaggio, in attività illegali o nel lavoro.

Lo denuncia Save The Children, alla vigilia della Giornata in ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione, con il dossier «I piccoli schiavi invisibili», in collaborazione con l’Associazione On the Road-Consorzio Nova.

Uno sfruttamento che coinvolge migliaia di minori, per lo più stranieri: ragazze rumene, nigeriane, albanesi, nordafricane ma anche maschi rumeni, magrebini, egiziani, afgani e Rom rumeni e della ex Jugoslavia.

Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, si stimano fra i 1.600 e i 2mila i minori sia femmine che maschi coinvolti in prostituzione su strada. Una porzione significativa rispetto alla prostituzione adulta stimata fra le 19mila e le 24mila unità. E crescente e allarmante è lo sfruttamento sessuale indoor, nel chiuso di appartamenti: sarebbe 3 volte superiore a quello su strada, con una presenza di minori pari a circa il 10 per cento sul totale degli adulti coinvolti. Nascoste agli occhi di tutti, le giovani vittime sono difficilmente raggiungibili da parte degli operatori sociali e di chi voglia aiutarle ad uscire da una vita da incubo.

«A questo quadro bisogna aggiungere il fatto che dietro la gran parte di questi minori – commenta Raffaela Milano, responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children Italia – ci sono situazioni di grande povertà, bisogno ed emarginazione su cui fanno leva le organizzazioni criminali. E’ il caso – prosegue – per esempio delle donne e ragazze nigeriane di cui rileviamo un aumento degli arrivi via mare da Lampedusa proprio in queste ultime settimane. Non si può escludere – aggiunge – che fra di esse ci possano essere vittime di tratta, anche in ragione del fatto che, come le stesse Nazioni Unite documentano, sono quasi 6mila ogni anno le nigeriane che vengono portate in Europa per essere sfruttate. Save the Children – conclude – sta monitorando con attenzione la situazione delle minori non accompagnate».

La rilevazione di Save the Children e On the Road conferma che i minori principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale è costituito da ragazze provenienti dalla Romania (46%) e dalla Nigeria (36%) seguite da ragazze albanesi (11%) e del Nord Africa (7%).

Un fenomeno particolarmente drammatico è lo sfruttamento sessuale di minori maschi. Ad essere coinvolti in sfruttamento sessuale, particolarmente nelle grandi città italiane come Roma e Napoli, sono adolescenti Rom, di età fra i 15 e 18 anni. Alcuni di essi lavorano come lavavetri di giorno ai semafori per poi prostituirsi durante la notte, in luoghi della città conosciuti per la prostituzione maschile, o nei pressi di sale cinematografiche con programmazione pornografica, saune e centri massaggi per soli uomini. Accanto ai minori Rom sono coinvolti nella prostituzione anche minori maghrebini e rumeni. I primi in genere finiscono nel «mercato del sesso» per arrotondare lo stipendio guadagnato di giorno ai semafori. Per i secondi invece la prostituzione è la principale fonte di guadagno. In genere i minori maschi che si prostituiscono si muovono per lo più in gruppo e sottostanno a dei leader che sono anche quelli che procurano loro clienti particolari disposti a pagare cifre consistenti, per poter godere di prestazioni di lungo periodo. Questa pratica registrata solo su Roma e Napoli, è nota come «affitto»: nel periodo specificato il minore vive infatti con il cliente.

La prostituzione «al chiuso» in appartamento, night, centri massaggi è un fenomeno sommerso ma di notevoli proporzioni e che comporta uno sfruttamento più pesante, visto il controllo esercitato dagli sfruttatori sulle vittime e la limitata capacità delle operatori delle organizzazioni che operano su strada di raggiungerle. La presenza di minori, in particolare, è sempre più spesso attestata ed in significativa crescita come emerge ad un’analisi attenta delle riviste di annunci espliciti di vendita di sesso a pagamento da cui si evince la giovanissima età di molte prostitute. Si stima che la prostituzione indoor sia 3 volte la prostituzione su strada e che i minori in essa coinvolti siano almeno il 10%. Le ragazze vittime tendono a negare la loro minore età temendo – condizionate dagli sfruttatori – di poter essere arrestate.

Tratta e sfruttamento nell’accattonaggio. Sono principalmente di etnia Rom e provengono dai paesi della ex Jugoslavia e dalla Romania, i minori coinvolti nell’accattonaggio. Ma si registra una presenza anche di minori provenienti dal Marocco, dal Bangladesh e dall’Africa subsahariana. Nelle regioni dell’Italia meridionale mendicano anche ragazzi italiani. Per quanto riguarda il genere, le femmine sono più numerose dei maschi perché la tradizionale divisione dei ruoli nei gruppi Rom, ancora seguita da molti, vuole che i ragazzi, dopo i 14 anni, si dedichino alla raccolta del rame.

Minori egiziani e afgani: due gruppi a rischio. 5.850 minori supportati da Save the Children sono minori che – giungendo in Italia da soli, «non accompagnati» – sono esposti al rischio di subire sfruttamento. Sono 6.340 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia: Afganistan, Tunisia, Egitto e Marocco i principali paesi di provenienza

I “samaritani” delle lucciole, di notte lungo i viali per salvarle dal marciapiede

“Abbiamo salvato tre ragazze nigeriane dall’inizio di settembre”.
Così racconta l’intervento dell’associazione «Amici di Lazzaro» il suo fondatore, Paolo Botti, impegnato insieme agli altri volontari a sottrarre le prostitute straniere dal giogo degli sfruttatori. Alle ultime tre ragazze aiutate a liberarsi, si aggiungono due romene e un’albanese che sono  state tolte dalla strada nelle settimane precedenti.

In media salvano una ragazza a settimana, decine all’anno e  ora cercano nuovi volontari da preparare per le loro attività.
«Usciamo tre volte a settimana, all’incirca due ore ogni sera, dalle  dieci in poi», (LEGGI QUI)  racconta Paolo Botti che ha creato l’associazione nel  1997 per aiutare i clochard. «Ci eravamo accorti che molte nigeriane  andavano in stazione per recarsi ai luoghi in cui si vendevano  e quindi nel 1999 abbiamo cominciato a occuparci di sfruttamento  della prostituzione soprattutto  alla Pellerina e in corso  Massimo».

In dieci anni le zone sono cambiate  e ora gli “Amici di Lazzaro”  coprono un’area più vasta: «Giriamo  Torino e la cintura nelle sere,  ma quando usciamo la domenica  pomeriggio ci spingiamo anche  a Carmagnola, Rivalta, Chivasso…  ». È un compito delicato, anche  se con l’esperienza acquisita e la  fama conquistata sul campo si  può agire con sicurezza: «È più facile  avvicinare le nigeriane —  spiega — perché non hanno un  protettore che le controlla a vista. Il difficile viene dopo: temono ritorsioni  verso le famiglia. Sono  succubi dei riti woodoo».

Con le  ragazze dell’Est la vicenda è diversa:   «Sono sempre controllate,  però per alcune — come le rumene  che hanno i documenti in regola  o le albanesi già regolarizzate  — l’inserimento è più facile».   Si procede con calma: «All’inizio  spieghiamo che possono denunciare  gli sfruttatori e restare  in Italia. A quelle che hanno paura  forniamo aiuti pratici o burocratici  per instaurare un rapporto  di fiducia. Offriamo delle alternative,  come i corsi per imparare l’italiano  che la nostra associazione  organizza, o indicando le associazioni  che possono fornire accoglienza,  cure mediche o formazioni  professionali», spiega Botti.   A volte «alcune ci contattano di  loro volontà perché c’è un passaparola  tra le ragazze già uscite dal  giro e le altre. Capitano anche dei  clienti che ne vedono una in difficoltà  e ce le segnalano».

AMICI DI LAZZARO, CONTRO LA TRATTA

Quante le donne aiutate: dal 2000 oltre 370 ragazze hanno ottenuto aiuto dall’associazione per liberarsi dallo sfruttamento della prostituzione. L’associazione incontra in strada le vittime della tratta (almeno 600 ogni anno). Nel 2009-2012 oltre 100 ragazze hanno lasciato la strada.
Sostieni il nostro servizio: Sostieni la lotta alla tratta e allo sfruttamento con il progetto 50×100 (100 benefattori che diano 50 euro all’anno. “Amici di Lazzaro”
Poste
Italiane C/C postale  27608157
BancoPosta IBAN: 
IT 98 P 07601  01000  0000 27608157

Opuscolo in pdf sulla tratta (scarica)

Secondo i dati dell’associazione  più della metà delle prostitute  a Torino sono nigeriane, seguite  dalle rumene (20%). Sono in aumento  le cinesi, il cui sfruttamento  è più nascosto, e le arabe. Facciamo anche dei corsi di formazione. Sono lezioni per capire  la prostituzione ma anche le  ragazze sfruttate, la loro cultura — dice —  . Ad esempio mostriamo un documentario  sui quartieri a luci  rosse di Amsterdam, finiti in mano  agli sfruttatori». Una lezione è  dedicata alla religiosità woodoo:  «Spieghiamo come funzionano i  riti e come le ragazze li vivono,  perché fa parte della loro cultura  animista che scandisce le loro vite e rende dipendenti loro e la loro  famiglia». (LEGGI QUI I 18 MITI SULLA PROSTITUZIONE)

Andrea Giambartolomei, LaRepubblica Torino   

La storia di Vera: voleva solo trovare un lavoro

prostituta22Bucarest-ROMANIA  e Valona-ALBANIA.
Una giovane ragazza rumena di nome Vera, conosce un commerciante albanese che la corteggia e le propone di partire per l’Italia dove lui ha dei contatti e puo’ darle un lavoro.
Dopo averci pensato un po’ su Vera si decide e lascia la Romania dove un qualunque lavoro non le avrebbe dato comunque la possibilità di vivere dignitosamente dato che i salari sono troppo bassi e la vita costa cara.
Si passa per l’Albania e poi la Grecia e infine si arriva in Italia .. ma qui le cose si complicano. Il passaporto sparisce e arrivano le botte del “fidanzato” , <<lavora per me…>>
<<se sarai brava potrai anche mandare qualche soldo a casa…>>.

E comincia un periodo di sofferenze atroci.
Botte a casa dal “padrone”, botte in strada da chi periodicamente la rapina, la picchia…., botte anche dalla “collega” in strada più impaurita di lei che la vede parlare con qualche italiano di “fuga”, “documenti”, “libertà”, se lei scappa anche la sua vicina e “compagna di sfruttamento” subirà punizioni.
Poi un giorno dopo l’ennesima sfuriata e percosse del ” fidanzato” <<non ti dai abbastanza da fare per fare soldi…>> decide di fuggire.
Una amica le parla di associazioni, enti che la possono aiutare e con l’aiuto di un cliente “sensibile” scappa verso la libertà, contatta gli Amici di Lazzaro e grazie alla collaborazione con tante altre associazioni si sta rifacendo una vita, ha i documenti, un lavoro dignitoso , una casa sua e soprattutto ha la serenità dentro.
In Italia di donne e ragazze che vivono la condizione di Vera ce ne sono migliaia. Schiave oggi. Non possiamo tacere.

Per aiutare una donna o sostenerci,
puoi contattarci e incontrarci su appuntamento:  tel. 340 4817498   info@amicidilazzaro.it