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Lo status di rifugiato

Gli elementi per il riconoscimento dello status di rifugiato sono:
1) il timore “fondato” che deve accompagnarsi all’elemento della “fondatezza”;
2) la persecuzione. (vedi art. 7 d.lgs. n. 251/2007).
Non è sufficiente la presenza di atti persecutori poiché occorre che questi siano riconducibili ai motivi indicati dalla Convenzione di
Ginevra. Tali atti, così configurati, sono in grado di produrre una grave violazione dei diritti umani e possono assumere molteplici forme che si integrano con l’evoluzione dei fenomeni migratori
e geopolitici. Tra questi:
a) atti di violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale;
b) provvedimenti legislativi, amministrativi, di polizia o giudiziari, discriminatori per loro stessa natura o attuati in modo discriminatorio;
c) azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie;
d) rifiuto di accesso ai mezzi di tutela giuridici e conseguente sanzione sproporzionata o discriminatoria;
e) azioni giudiziarie o sanzioni penali in conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto, quando questo potrebbe
comportare la commissione di crimini, reati o atti che rientrano nelle clausole di esclusione di cui all’articolo 10, comma 2;
e-bis) azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie che comportano gravi violazioni di diritti umani
fondamentali in conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare per motivi di natura morale, religiosa, politica o di appartenenza
etnica o nazionale;
f) atti specificamente diretti contro un genere sessuale o contro l’infanzia. Tra i primi rientrano ad esempio i matrimoni forzati,
le mutilazioni genitali femminili, la violenza di genere (in senso lato), gli stupri di massa e le gravidanze forzate, la segregazione, la tratta
e lo sfruttamento, la negazione dell’istruzione, ogni forma di privazione della libertà. Nei confronti di minori rientrano i matrimoni precoci, il reclutamento dei bambini soldato ecc.
3) L’impossibilità e/o la non volontà di avvalersi della protezione dello Stato di cittadinanza e/o di residenza;
4) La presenza fuori dal Paese di cittadinanza o di residenza abituale. Rispetto a questo elemento, fondamentale ai fini del rilascio, non
è necessario che tale timore sia ragionevolmente sorto durante la permanenza nel Paese d’origine, questo può sorgere anche successivamente all’espatrio.
Tutta la disciplina relativa alle condizioni per la concessione della protezione internazionale è contenuta nella Direttiva 2011/95/UE,
cosiddetta “direttiva qualifiche” (vedi box “Le direttive”).
La stessa prevede una serie di diritti relativi alla protezione contro il refoulement (respingimento), ai permessi di soggiorno, ai
documenti di viaggio e all’accesso all’occupazione, all’istruzione, all’assistenza sociale e sanitaria, all’alloggio e alle misure d’integrazione.

L’obbligo di tutela nasce dal momento in cui l’individuo soddisfa i criteri indicati nell’art. 1 della Convenzione di Ginevra e giunge nel
territorio o si trova nella giurisdizione di uno Stato estero, indipendentemente dall’avvenuto riconoscimento formale da parte dello Stato: “una persona non diventa rifugiato perché è riconosciuta come tale, ma è riconosciuta come tale proprio perché è un rifugiato”.

Tratto dal
Manuale operativo richiedenti/titolari di protezione internazionale e vittime di tratta – 2015

Prostituzione Indoor: per chi e perchè?

Alcuni dati da una ricerca del Gruppo Abele sul tema della prostituzione al chiuso.

La prostituzione Indoor (al chiusi) è per clienti impauriti, che vogliono disporre di più tempo che in strada e sentirsi tutelati. Per clienti dai 18 ai 70 anni, in gran parte italiani di ceto medio-alto, come li hanno definiti le donne incontrate nei progetti.
Pochi stranieri tra i clienti, non graditi alle donne e alle transessuali che si prostituiscono al chiuso, perché dalle stesse definitipiù violenti e meno facoltosi economicamente”. Tra gli italiani molte richieste di coppie per un incontro a tre e alcune richieste di clienti che vogliono, specificatamente incontri con minorenni credendo che la giovane età li preservi dal rischio di contrarre l’Aids…

Perché i clienti si sentono poco sicuri in strada e temono di essere intercettati dalle Forze di Polizia, e quindi temono il controllo, la multa e di finire sui giornali. La strada diventa allora pericolosa. La casa, il “chiuso”, più tutelante. E allora, anche se agganciano in strada, chiedono più di prima di appartarsi al chiuso. 

La conseguenza è stata quindi che la strada è rimasta il luogo privilegiato dell’incontro, la vetrina più efficace e frequentata. A parte una iniziale contrazione della presenza, i numeri sulla strada sono tornati progressivamente ad essere gli stessi. Ma al chiuso, soprattutto in seguito a queste politiche, il fenomeno ha avuto un’impennata che ha portato la prostituzione indoor a una radicalizzazione e a un’estensione sull’intero territorio nazionale..

A cura di Mirta Da Pra Pocchiesa, giornalista, responsabile del Progetto prostituzione e tratta del Gruppo Abele.

NOTA:
se venite a contatto con donne che si prostituiscono in casa e hanno bisogno di aiuto non esitate a chiamare la Polizia o i Carabinieri per liberarle.

Che nera tristezza morire in terra straniera

Un omelia di qualche anno fa… per le ragazze che anche questo mese sono morte a causa della tratta.

E’ questa un’amara realtà, spesso taciuta da tutti i media, perché i poveri normalmente non fanno notizia, immaginiamoci poi loro, le donne di strada, le prostitute: molto spesso ragazze giovanissime, partite da un paese segnato da varie forme di povertà, su su per i sentieri di sabbia, in balia delle onde del mare, approdate in un paese straniero, sbattute in strada, costrette a prostituirsi per molto tempo e poi … ecco che arriva anche la morte … per lo sfinimento durante il viaggio verso l’Europa, perché caduta in mare, per un tragico incidente, per le percosse subite, perché la madam ti ha scaraventato in un fiume, per quello che un cliente ti ha fatto all’insaputa ingerire, per l’AIDS che si è contratto nei rapporti non protetti …

E ancor prima ti senti morire se lungo il viaggio della tratta o arrivata in terra di sfruttamento, ti raggiunge l’improvvisa notizia della morte del padre o della madre o di un fratello … tutte persone che stavano nel tuo cuore … che hai lasciato per partire … che non rivedrai più. Quando poi la morte raggiunge chi è in strada essa mostra un volto quanto mai severo e tragico anche perché avvenuta in terra straniera. E’ così! Si sa che la morte arriva prima o poi, ma se si muore lontani da casa, lontani dalla propria terra, lontani dalle persone più care, morire diventa ancor più una nera tristezza. Tante ragazze, tante donne sfruttate e prostituite sono morte sulle nostre strade italiane, e con loro anche tanti trans …

Questo è un altro caro prezzo del mercato della prostituzione. Requiem per queste persone, per questi “ nostri morte/i “ e splenda ad esse/i la luce perpetua: Riposino in pace. Amen … ma senza pace per noi! Vogliamo a questo proposito riportare un’opportuna preghiera/riflessione per i funerali di Tina, qualche anno fa, in una Chiesa, a Torino: Tina carissima, La tua vita che si è interrotta repentinamente 13 mesi fa ci pesa terribilmente sulla coscienza e abbiamo bisogno del tuo perdono per trovare la forza di continuare a lottare contro tutte le forme di schiavitù e sfruttamento. Chiediamo perdono alla tua bambina Elisa che hai lasciato in Romania a pochi mesi dalla nascita; chiediamo perdono anche alla tua mamma e a tutte le mamme che piangono per le loro figlie venute in Italia con il miraggio di una vita piena di speranze e sono state colpite da una morte cruenta ed umiliante come la tua. Tina, perdona l’ipocrisia della nostra società del benessere e del consumo, che ostenta sviluppo e progresso tecnologico, ma che ha dimenticato il rispetto per la dignità e la sacralità di ogni persona.

Perdona la connivenza delle nostre autorità civili che permettono e tollerano questa nuova forma di schiavitù del 2000 e non vogliono sconfiggere il racket e le organizzazioni dei trafficanti di esseri umani, lasciando che la vita di migliaia di giovani indifese sia distrutta da vili interessi o turpi guadagni. Perdona le forze dell’ordine che non ti hanno protetta e difesa, perché eri clandestina, priva di identità e perciò derubata anche della tua dignità e libertà. Perdona specie chi, ogni notte, ti cercava, ti violentava, ti usava come oggetto di piacere, per poi buttarti nuovamente sulla strada come spazzatura, collaborando con i tuoi aguzzini ed incrementando il loro guadagno, pagando una tariffa destinata a sostenere la criminalità organizzata. Perdona le autorità religiose che non hanno saputo gridare abbastanza forte il tuo dolore e denunciare l’ingiustizia del tuo sfruttamento e della riduzione in schiavitù.

Durante l’Anno Santo del Grande Giubileo invano hai atteso che si spezzassero le tue catene e si avverasse per te e per tutte le compagne di strada “ l’Anno di grazia e di misericordia del Signore “ ( Lc. 4,19 ) Perdona l’atteggiamento di tanti cristiani ben pensanti che ti hanno giudicato e condannato, perché davi fastidio proprio come l’adultera del Vangelo, imbrattavi le nostre strade e umiliavi il nostro falso pudore. Ti chiedo perdono a nome di tutte noi donne perché con indifferenza e omertà abbiamo ignorato il tuo grido di dolore e ti abbiamo lasciata sola sulla strada, a vivere il dramma della tua solitudine, del disprezzo, dell’angoscia e della paura. Ti chiedo perdono, Tina, a nome del tuo uccisore che ha barbaramente mutilato il tuo giovane corpo. Ma lui non è il solo responsabile della tua morte; infatti, prima di essere colpita, tu eri già morta. Quante persone hanno ucciso i sogni e le attese dei tuoi 20 anni!

Di questa tua morte ci sentiamo tutti colpevoli e corresponsabili: per questo invochiamo la tua misericordia. Ora desideriamo per te il riposo nella pace e nell’amore di quel Dio che è Padre di tutti gli emarginati, i disperati, gli umiliati e disprezzati della storia, perché Lui : “ Ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili “; Lui “ Ha ricolmato di beni gli affamati ed ha rimandato i ricchi a mani vuote “ ( Lc2,52-53. Lui asciughi ora le tue lacrime e ti doni la gioia della pace e della vita eterna. Alla piccola Elisa, rimasta orfana, e ai tuoi familiari, giunga il conforto della nostra preghiera, la solidarietà e la condivisione per il loro grande dolore. A noi, la consapevolezza e l’impegno di difendere e liberare tutte le schiave del ventunesimo secolo. Amen

Speriamo che non torna più e sta con sua moglie

Alexia è una ragazza albanese che si prostituisce da quando, minorenne, è stata rapita e portata sulla strada. Adesso, dopo tanti anni di “vita”, si sente stanca e sconfitta e decide di raccontare con questo sfogo le caratteristiche e i tratti di tanti suoi clienti.

“I clienti non sono tutti uguali. Ci sono quelli che vengono per consumare un rapporto veloce in auto, o a volte anche in piedi, magari accanto a un lampione. Addirittura vi sono clienti che arrivano in bicicletta o a piedi. Escono di casa dicendo alle mogli che vanno a fare footing o ad allenarsi con la bicicletta.

Infatti, non vi ho ancora detto che oltre ai clienti che mi cercano per un rapporto veloce, come per sfogarsi, ve ne sono molti altri che arrivano e mi pagano in base al tempo che io passo con loro in motel o a casa loro, se la moglie non c’è, o in ufficio.  Io solitamente chiedo 100 euro per un’ora, 200 euro per due ore, 300 euro per un intero pomeriggio o per una intera serata. In questo caso il rapporto dura solo pochi minuti, come al solito, il resto del tempo lo passo guardando la televisione, mentre il cliente parla e parla. Io mi limito a far finta di ascoltarlo guardando l’orologio con la speranza che il tempo stabilito passi in fretta.

Poi ci sono quelli che si innamorano e sono tanti. Dicono che vogliono sposarmi, portarmi con loro, fuggire insieme. Promettono tante cose, ma ormai ho imparato, dopo cinque anni sulla strada, a non fidarmi più delle promesse dei clienti che vogliono aiutarti. Quando è il momento scappano, perché hanno paura.

Gli innamorati spesso vogliono pagarmi per stare con loro molto tempo e non lavorare. Sono quasi gelosi degli altri clienti, anche perché forse loro si sentono amanti e non clienti. E sono tanti anche i pensionati che vengono, mi coprono di regali, sono innamorati e questo li fa sentire ancora giovani. Questi per noi sono i migliori, cioè i più affidabili: tranquilli, fanno tutto quello che diciamo noi, sono fissi e fedeli, non se ne vanno con l’ultima “novità” che arriva sulla strada come succede con gli altri. E sì perché quando arriva la ragazza giovane e nuova, magari la sedicenne, i clienti la vanno subito a cercare: come se fossimo bestie!

Per non parlare poi delle richieste da maiali che ogni sera mi sento fare. Ci sono tanti che perdono la testa per me. Una volta mi sono spostata per un certo periodo e, al mio ritorno, la mia amica mi ha raccontato che un mio cliente era venuto per sei mesi tutte le settimane a cercarmi, perché non poteva vivere senza di me.

Certo io con loro sono brava a recitare la parte dell’amante quando serve e quando mi danno tanti soldi. E così loro si illudono di essere miei fidanzati e mi regalano collane d’oro, bracciali, orecchini. Mi portano nei negozi di lusso a comprare vestiti firmati. Magari poi a casa alla moglie dicono che bisogna risparmiare perché i soldi sono pochi. Un signore mi ha dato 10.000 euro per passare una settimana con lui in giro per l’Italia. Mi ha portato a Roma, a Firenze, a Venezia.”

Ma gli Italiani sono matti anche perché spesso mi chiedono rapporti non protetti. Non hanno paura delle malattie! Mi offrono il doppio o il triplo, ma io mica sono matta, alla mia salute ci tengo e dico sempre di no. Perché i soldi saranno importanti, ma la vita è una sola.

Alcuni clienti mi fanno pena e, quando sono sposati e hanno figli, penso: “speriamo che non gli sia piaciuto, così non torna più e sta con sua moglie”. I peggiori, invece, sono quelli che non finiscono mai di metterti le mani addosso, che ti toccano in modo pesante, ti schiacciano come fossimo di gomma e ti fanno male, senza preoccuparti di te. Questi non li sopporto e me ne vado. Non sono mica un oggetto. C’è anche chi ti vuol baciare, ma questo non lo faccio mai, dove non c’è amore non ci può essere il bacio con la bocca. Quando sono stanca chiudo gli occhi e penso: “adesso finisce, adesso finisce…”

È capitato che persone che sembravano per bene, una volta salita in auto, mi hanno derubata, minacciata con il coltello, picchiata e violentata: non ti puoi proprio fidare di nessuno. Solo dei clienti abituali, quelli fissi, che vengono tutte le settimane, mi fido perché li conosco. Degli altri ho sempre paura. Il più delle volte quelli troppo giovani o che hanno una faccia che non mi piace, li mando via perché ho paura. Spesso sono ubriachi o drogati, ma io me ne accorgo e non salgo in auto.

Penso che non ci sia un “lavoro” peggiore di questo. Spero di andarmene presto dall’Italia e tante volte mi sono detta: “Se non ci fossero gli uomini che vengono a cercarci, forse non saremmo costrette a fare questa vitaccia e sopportare tutti!”

Se non venissero più a comprare il nostro corpo noi non saremmo qui

Incontriamo Elena ogni settimana al suo posto. Alta, bionda, bella: potrebbe essere una modella come se ne vedono tante sui giornali e in televisione. O una ragazza come ne vediamo nelle nostre città, che va a scuola, pratica sport, ha tanti amici e tanti ragazzi che le girano intorno.

Eppure ogni settimana ci accorgiamo che la sua tristezza intrisa di rassegnazione si fa più intensa. Elena lavora sulla strada già da quattro anni. Il suo ragazzo- protettore la sorveglia da vicino, passando spesso con l’auto per verificare se “non perde tempo”. Infatti, con lei non possiamo fermarci a lungo.

Non c’è domenica, non c’è mai festa per Elena. Con qualsiasi tempo, pioggia e gelo in inverno, caldo e sole cocente in estate, da quattro anni ogni giorno per Elena è sempre uguale al precedente. Si parte da Milano con il treno al mattino e si torna alla sera alle otto: subito una doccia per lavare via le mille mani che ti hanno toccato fuori e dentro, poi la cena e quindi a letto stanca morta. Se ha guadagnato tanto lui è contento e di buon umore, se ha guadagnato poco allora cominciano le scenate e a volte le botte. Ma Elena accetta tutto questo con rassegnazione, perché “questo è il mio destino e se voglio un giorno tornare dalla mia famiglia e nel mio Paese non posso lasciarlo”.

A volte Elena ricorda insieme a noi, con malinconia, di aver giocato in una squadra di pallavolo di serie A. Quelli erano i tempi delle belle speranze degli innamoramenti, delle dolci illusioni.

Ma poi la vita è andata in un altro modo; come per la Silvia di leopardiana memoria, le belle illusioni hanno lasciato spazio alla dura realtà, al disincanto freddo di una vita sulla strada spesa a soddisfare i desideri di sconosciuti che si presentano ad ogni ora con richieste di prestazioni sempre più strane, con il rischio, sempre in agguato, di essere derubate, picchiate, violentate e qualche volta uccise dallo squilibrato di turno.

“Se gli Italiani non venissero più a comprare il nostro corpo – dice spesso Elena – noi non saremmo qui”. Ha ragione Elena.

Allora con lei cerchiamo di tenere acceso il fuoco della speranza, la speranza di un futuro migliore, perché la vita è in debito con lei. Essere segno di speranza diventa con lei il nostro compito principale. Far capire che questa sua vita può essere cambiata, che solo lei con la sua volontà può mettere la parola fine e voltare per sempre pagina, anche se questo comporta dei sacrifici e dei rischi. È la nostra priorità.

Intervista sulla tratta ad una mediatrice culturale di origine nigeriana

La mediatrice culturale che ho avuto la possibilità di intervistare è di nazionalità nigeriana, è stato possibile realizzare l’intervista in quanto componente degli Amici di Lazzaro (ndr scrive Iolanda Maramonte)  con cui la Caritas collabora: in altro modo sarebbe stato più difficile e probabilmente non avrebbe raccontato alcuni aspetti dettagliati su esperienze di vita che ho avuto modo di ascoltare.

Durante l’intervista ho potuto notare un forte coinvolgimento emotivo, probabilmente causato dai discorsi che abbiamo affrontato:  abbiamo per lo più parlato di ragazze nigeriane e in particolare quelle che provengono da Benin City, luogo in cui Eunice ha ancora alcuni parenti.

Nella domanda in cui chiedevo in cosa consistessero i riti vudù (domanda 11), l’intervistata ha mostrato un chiaro imbarazzo nell’introdurre il discorso, accentuato da una lunga pausa.       Un’altra particolarità che ho potuto notare, però solo durante la sbobinatura dell’intervista, è stato il suo non pronunciare mai le parole come “prostituta” o “prostituzione” (esempio lampante nella risposta 13), qualora non potesse farne a meno, si mostrava molto imbarazzata e le parole venivano pronunciate con toni bassi o non venivano terminate.

1.(D) Le ragazze con cui avete colloqui più frequentemente di che             nazionalità sono?

(R) Le ragazze con cui abbiamo colloqui sono per la maggior parte nigeriane, ma ci sono anche altre ragazze che si trovano in questa situazione e che provengono dall’Est Europa, dalla Romania, Albania, Bulgaria. Negli ultimi giorni sono arrivate ragazze anche dall’Ucraina.

  1. (D) Per quanto riguarda la Nigeria i paesi maggiormente colpiti quali sono?

(R) Sicuramente in Nigeria il paese più colpito è Benin City, infatti più del 90% delle ragazze che sono in questo giro purtroppo arrivano da questa città.

  1. (D) Ma le ragazze di Benin City non sanno a cosa vanno incontro venendo in Europa, dato che il numero delle ragazze di quella nazionalità è cosi alto? Non c’e una rete di informazioni riguardo a questo problema e ai pericoli ad esso correlati?

(R) Certo la voce gira, sicuramente l’informazione c’e, ma oggi come oggi molti non sanno esattamente cosa succeda, in quanto abbiamo scoperto che le persone che vanno alla ricerca di queste ragazze  le ricercano nei piccoli paesini, dove l’informazione è più scarsa,  sono ancora del tutto ignoranti riguardo al problema. Ci sono comunque alcune che arrivano già sapendo più o meno, ma c’è sempre questo sfondo d’inganno, ignorano le condizioni in cui lavoreranno. Alcune sono per sino sicure che andranno a lavorare nei “night club” . Una volta arrivate a destinazione le ragazze  non fanno capire effettivamente ai loro famigliari il lavoro che fanno o cosa gli viene fatto per vari motivi come per la vergogna o per una questione morale.

Questo nascondere le informazioni impedisce un’ulteriore conoscenza della verità e della pericolosità del problema. I famigliari sanno che in Europa succede qualcosa,ma non sanno cosa esattamente, sanno qualcosa ma non tutto … non di certo la verità!

  1. (D) La famiglia media nigeriana conta di tanti componenti oppure no?

(R) La famiglia media nigeriana è molto numerosa, cioè in Nigeria oggi come oggi esiste ancora la poligamia, dove un uomo può sposare più di una donna di conseguenza i figli sono talmente tanti che a livello economico le famiglie sono molto povere … e sappiamo come è l’economia Nigeriana! Soprattutto nella città di cui parliamo hanno sempre avuto questa usanza, questa cultura, in cui si fanno molti figli ma ogni donna si deve impegnare a provvedere alla propria famiglia o meglio, ai propri figli.

Quando un uomo ha più di una donna, quattro o cinque ad esempio, non può mantenerle tutte, ed ogni donna cerca di organizzarsi facendo qualcosina. Nel nostro paese i figli possono essere sei, sette e la ragazza cerca sempre di aiutare la propria madre, i propri fratelli.

  1. (D) La donna che ruolo occupa nella società nigeriana?

(R) In Nigeria oggi come oggi la donna è sempre vista come una figura sottomessa, diciamo così, è una persona, è una presenza che si vede ma di cui non si deve proprio parlare. Sempre inferiore all’uomo, quindi fino ad oggi è sempre stato così anche se in modo limitato: ad esempio se parliamo di eredità, in alcune parti della Nigeria le figlie femmine non hanno diritto ai beni dei genitori, quindi se un uomo ha solo figlie femmine alla sua morte gli altri membri della famiglia prenderanno tutte le sue cose, la casa, la terra, le figlie femmine avranno solo un posto in seguito  nella famiglia del marito.

  1. (D) È possibile che le donne nigeriane partano dal proprio paese perché sanno che la donna europea ha più valore di  quella africana o nigeriana?

(R)  Mah … direi che non è proprio questo, non è proprio uno dei motivi per cui vengono in Europa o decidono di partire. Direi piuttosto che potrebbe essere una  motivazione per rimanere, per migliorare la propria vita! Perché sappiamo tutti il modo in cui si vive in Africa: la vita laggiù è dura, difficile, quasi senza speranza, senza futuro. Le ragazze che partono più che altro lo fanno non solo per loro stesse ma per dare un futuro alla propria famiglia, un futuro non di sopravvivenza, per farle stare meglio.

Molto spesso le ragazze che riescono poi a trovare una sistemazione, un lavoro “normale”, la prima cosa  che chiedono è il ricongiungimento con la famiglia e con i figli. Cercano di far star meglio anche le persone che sono rimaste giù in Africa.

  1. (D) Queste ragazze come e da chi vengono contattate e poi convinte a partire?

(R) Allora, questo giro di traffico è in mano a grosse organizzazioni criminali. Non è fatto da una sola persona. In Nigeria ci sono dei contatti, ci sono delle persone che vengono chiamati “sponsor” uomini o donne che vanno a ricercare queste ragazze nei piccoli paesini, ma anche nella città cercando di convincerle  che possono offrire loro qualche aiuto, e cosi c’è il primo contatto. Queste ricerche sono sotto pagamento, dopodiché prendono queste donne e le danno alle persone che le porteranno in viaggio. Si verifica una vera e propria selezione delle ragazze durante la ricerca, perché gli sponsor , gli organizzatori sanno che le ragazze alte, le ragazze belle magre sono molto più richieste di quelle che sono brutte, grasse ecc. Per convincerle a partire basta poco perché andando nei piccoli paesini cercano di convincerle proponendosi come un aiuto ai loro problemi di povertà proponendo di lavorare come baby-sitter o presso una famiglia di amici, oppure di lavorare come commesse o come cameriere, non manca però a chi viene proposto di lavorare “anche” nei night club.

  1. (D) Una volta assicuratasi le ragazze, l’organizzazione come organizza il viaggio e in media quanto dura?

(R) Il viaggio … il viaggio è uno dei periodi più difficili. può essere fatto in diversi modi: può essere fatto in aereo, ed in questo modo il viaggio si svolge in condizioni normali, molto meno stressanti;  ma può essere fatto anche in macchina, ad esempio dalla Nigeria percorrendo i confini del Benin poi Amally e ancora tanti altri, sottoponendo così le ragazze a viaggi lunghi!  Fermandosi più volte nei paesi per periodi lunghi come due/ tre settimane o anche un mese o due prima di proseguire fino alla prossima tappa.

Il viaggio dura mediamente da un giorno a  due tre anni, sì  possono arrivare anche  dopo due tre anni che sono partite, le ragazze che vivono questa situazione di viaggio sono quelle che soffrono di più,  queste organizzazioni fanno fare quasi tutte queste diverse tappe praticamente a piedi, sono pochi i percorsi che fanno con dei mezzi, in questo modo il viaggio diventa un calvario, una cosa pesantissima! Moltissime donne durante il viaggio muoiono: sono le persone più deboli.  Muoiono per fame e per sete, sono costrette persino a bere la propria urina per “dissetarsi”.

Ci sono delle ragazze che quando vengono a parlarci a volte ci raccontano alcune cose che hanno vissuto attraversando il deserto del Sahara a piedi e con le guide arabe che proseguono sul cammello. Alcune volte ascolti storie di ragazze che partono in sette o otto e poi ne arrivano solo due vive, le altre non ce la fanno.

  1. (D) Le ragazze capiscono già durante il viaggio di essere state ingannate e quindi si sentono deluse?

(R)  Beh il viaggio inizia da subito ad essere deludente per le ragazze perché le persone che le hanno ingaggiate e che dicono “ti porto il Europa per trovare un lavoro”e poi ti fanno fermare in Ganape per un mese, poi in Costa d’Avorio per due mesi e poi in Marocco per tre mesi poi ti fa fare questo viaggio che è brutto e pesante, tutto questo  delude le aspettative.

Quando decidono di partire non gli viene detto che il viaggio sarà cosi duro, anzi viene detto loro che quando arriveranno al Lagos prenderanno l’aereo e il giorno dopo arriveranno in Europa, è da queste cose che capiscono che ciò che andranno a fare non è bene, non è quello per cui sono partite.

  1. (D) Cosa impedisce a queste donne che vivono in queste condizioni inumane di scappare o di rifiutarsi di continuare il viaggio?

(R) La cosa che più di tutte impedisce loro di tornare indietro è il rito vudù che devono fare prima di partire, l’80-90% delle ragazze che partono prima sono costrette a fare questo rito vudù, si tratta di rituali magico-religiosi che cercano di legare la ragazza a queste organizzazioni  per saldare il debito delle spese affrontate per il viaggio per arrivare in Europa. Spesso questi riti vengono estesi anche ad alcuni componenti della famiglia come garanzia in più di un sicuro risarcimento spese.

Le ragazze sanno di dover partire già con un legame profondo con questi sponsor,  già questo impedisce loro di scappare e a maggior ragione perché sono  state coinvolte anche le famiglie.

  1. (D) In cosa consistono questi riti vudù?

(R) Eh eh eh … si tratta di una cosa diabolica. Vengono prelevate unghie, peli pubici, fanno delle incisioni con strumenti appuntiti per prelevare del sangue, viene preso anche sangue mestruale,  tagliano i capelli,tutte queste cose nella nostra cultura simboleggiano la vita, la vita di una persona, in particolar modo il sangue mestruale è l’identità di un’africana.

Queste parti del corpo le usano per questi riti, è proprio come se prendessero nelle proprie una parte della tua vita in modo da poterla gestire come vogliono.

  1. (D) Nella vostra cultura c’è proprio una credenza radicata dei riti vudù?

(R) Sì! Decisamente! sì … sì, c’è! Esiste ancora perché noi ci crediamo come crediamo che esistano le credenze cristiane, mussulmane, esistono anche quelle della religione vudù.

Queste credenze sono radicate nella cultura africana,  è una cosa che c’è, che esiste veramente, è una cosa che gioca molto sulla psiche di una persona, sulla mentalità. La sua particolarità è radicare la paura nella persona  che viene letteralmente sottomessa,  ed una volta che vengono fatti questi riti per la persona che li ha subiti è impossibile tornare indietro.

  1. (D) Che ruolo hanno le famiglie delle vittime? È possibile che la famiglia venda queste ragazze?

(R) Vendute dal proprio famigliare, no! Sicuramente ci troviamo di fronte a varie situazioni: molte ragazze che arrivano ai nostri servizi ci raccontano che la famiglia non sa nulla del lavoro che fanno le figlie; poi ci sono anche le ragazze che raccontano ,non so, magari che qualcuno della propria famiglia sa più o meno cosa fanno qui in Europa. Ci possono essere ad esempio delle ragazze che confidano alle proprie madri,  piuttosto che ai loro padri, di voler fare questo viaggio, e la mamma non capisce esattamente di cosa si tratta, ma vede la partenza della figlia soltanto come una via per migliorare la condizione della propria famiglia. La madre può forse sapere qualcosa, ma anche se sanno ,non sanno esattamente cosa.

Quando arrivano le ragazze e iniziano a fare … “Qualcosa!” e poi decidono di uscire dal giro, noi cerchiamo di farle parlare prima di tutto con la loro famiglia, con la loro mamma,  così viene fuori che  la mamma non sa esattamente cosa sta facendo, che non vogliono dirlo perché sarebbe una grossa delusione, le figlie non vogliono dire niente perché sono per la famiglia un bene!

  1. (D) Quali sentimenti hanno verso i loro trafficanti?

(R) I sentimenti peggiori, sentono odio, rabbia, schifo … sono persone che ti fanno perdere il valore della vita,  che ti fanno sentire un cane , ti rubano la tua identità,  t’ingannano, prima dicono  che andrai a lavorare a casa di un’amica  e poi il giorno stesso ti portano a comprare i vestiti, a rifarti il colore  dei capelli,  le ragazze si sentono meno di niente e si sentono solo ingannate perché le insegnano tre o quattro parole in italiano per farsi capire dai clienti, t’insegnano i gesti! Anche se la ragazza non vuole farlo, alla madam non interessa; sei costretta, devi  farlo per forza. L’unica cosa che chiede sono i soldi “tu devi darmi i soldi, non m’importa niente neanche se tu stai morendo, io voglio i miei soldi”. Ti fanno andare con dieci/quindici clienti a notte e poi la mattina presto ti chiedono sempre i soldi, ti fanno perdere tutto,  a loro non importa che le ragazze vengono picchiate, uccise.

Quando vengono a fare le denunce trovi a volte ragazze che ne parlano con rabbia e angoscia, come di una persona che ti ha tolto tutto ciò che avevi di umano.

  1. (D) Chi è la madam?

(R) La madam è sempre una donna che prima era in questo giro e che ora si è fatta i soldi, si è messa in proprio comprando altre ragazze, paga cifre che si aggirano intorno ai 14-20 mila euro alle organizzazioni che gliele procura e che poi la ragazza dovrà ripagare, per ottenere la libertà. La quota che la ragazza dovrà ripagare come riconoscimento alla madam si aggira invece intorno ai 50-60 mila euro, le ragazze devono lavorare giorno e notte per ripagare la madam sperando poi di essere libere, ma il più delle volte è un giro senza fine. A volte può capitare che una volta ripagato tutto il debito le ragazze debbano fare dei “regali” alla madam come segno di riconoscimento o perché non si sono comportate bene o può anche succedere che queste donne  vengano  rivendute ad altre madam.

  1. (D) Probabilmente questa le può sembrare una domanda un po’ particolare: per caso le è mai capitato che qualche ragazza le raccontasse come aveva vissuto la propria sessualità con gli uomini italiani?

(R)  …mah, posso dire che per quello che mi risulta le ragazze quando vanno con gli uomini non provano nulla, non c’è sentimento, è solo un lavoro. Noi cerchiamo di non fare mai domande specifiche anche perché non vogliamo farle stare peggio di quanto non stiano già.

  1. (D) Come fa la madam ad assicurarsi che le ragazze non la denuncino?

(R) Una volta arrivate a casa la madam sottopone ad un nuovo rito vudù le ragazze oppure semplicemente  le ricatta psicologicamente con frasi come “guai a te se chiami la polizia, guai a te se scappi! Possiamo sempre rifarci sulla tua famiglia! Se vai a denunciarmi sei tu che ritorni a casa perché non hai i documenti!”, ed altro ancora. Quindi le ragazze anche se vogliono uscirne, scappare, si sentono comunque legate anche perché non conoscono come funziona la burocrazia italiana e se sanno qualcosa è solo perché gli è stato riferito dalla madam.

Solo quando conoscono persone che sulla strada gli offrono il loro aiuto vengono a conoscenza ad esempio dell’articolo 18, dei vantaggi che possono avere se denunciano e altre cose. Però poche sono disposte a denunciare: la paura è sempre più grande e più forte.

  1. (D) Prima di partire le ragazze hanno i documenti?

(R) L’organizzazione fa fare dei documenti falsi che però durante il viaggio vengono sostituiti con altri e poi al termine del lungo viaggio gli vengono tolti definitivamente,  ma non dalla madam bensì dagli stessi trafficanti perché gli stessi documenti verranno riutilizzati per altre ragazze, viene sostituita solo la foto. Ecco perché le ragazze spesso raccontano che prima di partire gli hanno fatto le foto per i documenti, convinte che poi quel documento sarebbe rimasto a loro.

  1. (D) Oltre al debito che devono pagare hanno altre spese cui far fronte o no?

(R) Sì … oltre al debito devono pagare anche le spese dell’alloggio in cui vivono che si aggira intorno ai 226 euro mensili. In più ci sono ancora le spese per mangiare, ed ancora mensilmente  devono pagare anche il posto in cui la ragazza lavora il “Joint” e la quota si aggira intorno a 400/500 euro, tutto questo viene pagato sempre alla madam.

  1. (D) In che modo riescono a pagare le spese?

(R) Eh! All’inizio è molto molto difficile riuscire a mettere da parte i soldi per le spese,  anche perché la madam si prende tutto l’incasso! Il pagamento avviene all’incirca in questo modo:  ogni  dieci o quindici giorni la madam passa per prendere l’incasso che stabilisce lei a quanto deve ammontare e questo spesso si aggira intorno ai cinque milioni, non tutte però vivono lontano dalla madam! In moltissimi casi le ragazze convivono con le loro protettrici e questo rende ancora più difficile la possibilità di mettere da parte i soldi.

E’ difficile soprattutto all’inizio fare più soldi di quelli che chiede la madam, per pagare anche le spese e tenere un po’ di soldi da parte da mandare a casa! Chi non riesce a raggiungere queste cifre richieste dalla madam viene picchiata dalla stessa,  lasciata senza mangiare e invece di lavorare solo la sera sono costrette a lavorare anche al mattino ad esempio: vanno sul joint alle dieci del mattino tornano intorno alle diciasette, mangiano e verso le venti ripartono per raggiungere il joint per poi tornare a casa alle sei del mattino e cosi via  fino a quando non riescono a pagare. Quando vengono picchiate vengono letteralmente massacrate; vengono picchiate con bastoni, bottiglie di vetro rotte,  vengono trascinate per tutta la casa dai capelli, vengono morse!!! … (silenzio) …. alcune ragazze hanno raccontato che a volte le veniva messo del peperoncino nei genitali e per non far sentire le urla al vicinato le veniva messo in faccia un cuscino, rischiando di morire soffocate.

  1. (D) Le ragazze nigeriane sulla strada hanno qualche tipo di protezione?

(R) No!! Sulla strada non hanno nessun tipo di protezione! Anzi  sono soggette ad ogni tipo di violenza, aggressione, vengono derubate, alcune vengono persino accoltellate! Molte perdono anche la vita lungo i viali di campagna dove vengono portate dai clienti e lì aggredite e abusate e in fine uccise brutalmente per un’incomprensione, per un gioco erotico troppo pericoloso o semplicemente per divertimento e odio!

  1. (D) Cosa spinge queste ragazze ad abbandonare la strada?

(R) Per fortuna oggi più che in passato sono spinte dai controlli sempre più frequenti, retate dalla polizia, controlli dei documenti e se vengono prese possono rischiare di essere rimpatriate e così di dover essere catturate e rivendute alla madam. Un altro motivo può essere che se vengono rimpatriate tutti verrebbero a conoscenza del che lavoro facevano e quindi vivrebbero una fortissima delusione. La stessa che avrebbero anche la famiglia che come abbiamo detto spera nei soldi che la ragazza manda loro!! Ed ancora sono spinte dalla delusione perché dopo tanti sforzi e sofferenze non avrebbero ancora nulla, anzi meno di quanto avevano prima di partire.

In altri casi invece pur sapendo di essere legate da questi riti vudù vogliono scappare per una questione morale, si sentono sporche, altre invece sono convinte dai propri amanti,  dai clienti, e infine anche perché non sopportano il freddo e i disagi che si possono avere sulla strada.

  1. (D) Hai mai incontrato ragazze che hanno tentato il suicidio o hanno compiuto atti autolesionistici?

(R) Mah … in molti casi abbiamo avuto a che fare con ragazze che avevano tentato di far fine a questo calvario uccidendosi, però solo nelle ragazze più deboli, quelle più piccole, che non trovando una via d’uscita  speravano di trovarla uccidendosi!  Ricordo la storia di una ragazza di quindici anni che dopo una discussione con la madam e dopo essere stata picchiata ha tentato il suicidio buttandosi dal terzo piano, fortunatamente non è morta! È stata porta in ospedale dove la polizia è intervenuta e ci ha segnalato il caso. Era entrata in uno stato di depressione, è stato molto difficile starle vicino anche perché spesso aveva manie depressive suicide e in comunità molte volte ha tentato di  buttarsi giù dal balcone.

  1. (D) Hai mai incontrato ragazze con sensi di colpa per quello che facevano, cioè sentivano che era colpa loro, oppure capivano che erano state costrette a farlo?

(R) Più che sensi di colpa….!!!! Non le era stato proposto un altro lavoro!  Si sentono ingannate.

In pochi casi abbiamo riscontrato sensi di colpa. Ricordo una ragazza che era ormai logorata da questi sensi di colpa perché ripeteva che la colpa era tutta sua, perché lei sapeva; ripeteva di aver abbandonato la madre che stava già male prima di partire, e che poi ha saputo essere morta dopo due anni che era partita. Abbiamo dovuto fare un grandissimo lavoro di convincimento, spiegarle che la colpa non era stata la sua, che era stata ingannata, perché invece di essere stata aiutata da quella donna cui era andata a chiedere aiuto, questa l’aveva solo ingannata perché la cifra che le aveva chiesto come debito era talmente alta che lei non è riuscita a mandare praticamente nulla alla mamma per aiutarla a sopravvivere.

  1. (D) Come vivono la cultura italiana, si sentono accettate o meno sia quando lavorano sulla strada che quando ne escono?

(R) … E’ difficile dirlo … ho sentito una ragazza  poco tempo fa che mi diceva “da quando ho deciso di non fare più questo lavoro la gente mi guarda in modo diverso, con più rispetto” perché prima  è facile che magari dal modo di vestirsi o di comportarsi in giro venivano “riconosciute”. Per strada sono aggressive,  ma non perché lo sono di natura, ma perché sono costrette a diventarlo per difendersi, però una volta uscite dalla prostituzione si sentono diverse sono più serene e l’approccio con gli altri è differente. Si sentono più accettate anche se l’inserimento è molto difficile.

Comunque sei sempre diversa dagli altri, ti distingui per i caratteri molto evidenti come il colore della pelle.  C’è da dire che nella cultura italiana è ancora radicata l’idea che le ragazze di colore, o sono tutte prostitute o ex prostitute! La cosa che più mi fa rabbia è che è un’idea comune a tante persone non solo a quelli di una certa età, che in un certo senso le possiamo comprendere , ma la cosa che sconvolge è che quest’idea è uguale e comune tra molti giovani.

  1. (D) Dopo che escono dal giro dello sfruttamento in che modo considerano l’uomo italiano?

(R) Mah … quelle che sono state aiutate ad uscire dalla strada da un cliente, considerano l’uomo italiano come una persona buona,  una persona di cuore che è disposto a mettersi in gioco.

  1. (D) Come si comportano i clienti che accompagnano le ragazze al vostro servizio?

(R) Sono persone che si prendono a cuore la sorte di queste donne, che provano un sentimento quasi paterno nei confronti delle ragazze, che offrono un aiuto sincero, perché si sono affezionate a loro e quindi desiderano che non facciano più questo tipo di lavoro, pochi di loro però ammettono di essere dei clienti. La maggior parte dice che sono ragazze che hanno conosciuto e che hanno voluto aiutare.

Linda: “E’ un lavoro sporco che nessuna donna vorrebbe mai fare”

Abbiamo incontrato Linda per la prima volta nel novembre del 1997. Ci accoglieva sempre con il suo sorriso naturale e ingenuo, ma si manteneva fredda e diffidente nei nostri confronti e dopo qualche minuto di conversazione, ci faceva capire che qualche cliente la stava aspettando e che lei doveva lavorare per guadagnare tanti soldi da mandare alla famiglia in Albania.

Ci diceva anche di non aver bisogno di visite mediche: insomma sembrava che questa ragazza, per noi minorenne anche se lei insisteva e ribadiva ogni volta di avere 18 anni compiuti, non avesse problemi e che la scelta di questo lavoro fosse libera e consapevole.

Invece, come abbiamo avuto modo di constatare per tante altre ragazze albanesi, che abbiamo incontrato in più di un anno di attività sulla strada, anche lei era venuta in Italia con l’inganno: con la promessa, da parte del suo prima ragazzo-fidanzato e poi protettore-aguzzino, di guadagnare soldi per poi tornare in Albania, acquistare una casa e sposarsi.

Nei momenti di tristezza Linda piano piano si lasciava andare, ci rivelava le sue verità e, poco alla volta, ha cominciato a fidarsi di noi.

Inizialmente ci chiedeva di poter fare visite mediche ed esami del sangue nelle ore di lavoro, di nascosto dal suo protettore (che aveva sempre negato di avere nei primi contatti). Spesso queste visite erano un pretesto per stare del tempo con noi, per coltivare un’amicizia che diventava ogni giorno sempre più importante.

E così dentro questo rapporto significativo, giocato all’insegna della gratuità, la sua vera storia veniva a galla. Venivamo a sapere che quando guadagnava poco (cioè meno di un milione al giorno), il ragazzo – protettore, che nemmeno abitava con lei, la picchiava e la minacciava. Spesso era costretta a lavorare al pomeriggio nella nostra zona e alla sera a Milano con orari davvero massacranti.

Ma un giorno Linda ha avuto la forza e il coraggio di ribellarsi, di dire basta. Si è accorta che il ragazzo che lei nonostante tutto amava e per cui aveva accettato di fare questo “lavoro sporco che nessuna donna vorrebbe mai fare”, in realtà era sposato e aveva una famiglia in Albania a cui mandava i soldi che lei guadagnava, vendendo il proprio corpo di adolescente. Inoltre, da tempo le aveva nascosto tutti i numeri di telefono della sua famiglia e della sorella in Italia.

Questi fatti hanno spinto Linda a chiederci di aiutarla, a venire via dalla strada, a rifarsi una vita come una ragazza normale.

Abbiamo così concordato un appuntamento una notte di marzo. Siamo andati con l’auto dell’associazione alla sua casa, l’abbiamo fatta salire con le poche cose (i soldi li ha sempre tenuti tutti lui) e così Linda è sparita per sempre dal suo protettore e dalla strada.

Adesso è ospite in una comunità protetta lontana da Milano. Ha un lavoro, segue un corso per imparare bene la lingua italiana, studia pianoforte (la sua passione da sempre), ha un’amica del cuore con cui vorrebbe non appena possibile condividere un appartamento in affitto.

Linda ci ha spiegato che le ragazze albanesi spesso non vogliono abbandonare il ragazzo-protettore-aguzzino, anche se questo le picchia e le costringe a prostituirsi, perché “se una ragazza resta sola non può più far ritorno in Albania, perché la gente della sua città, i parenti, gli amici, i vicini di casa e la famiglia stessa non l’accetterebbero più, sarebbe etichettata per sempre come una puttana e quindi sarebbe emarginata dalla vita sociale. Se una ragazza si fidanza e parte dall’Albania con quest’uomo non può ritornare da sola indipendentemente che vi siano dei buoni motivi”. Quindi chi sceglie di venire via dalla strada e di lasciare il ragazzo-protettore sa che non potrà più far ritorno al suo Paese. Linda, infatti, oggi telefona regolarmente ai genitori, alla sorella, al fratello, ma sa che la sua vita sarà per sempre qui in Italia.

Il mercato degli ingressi nella tratta di esseri umani

Le reti si saldano con il mercato degli ingressi, alimentano, costruiscono, organizzano mercati del passaggio delle frontiere.
Le ricerche sull’argomento, in particolare quelle di Sciortino, ci dicono che in gran parte dei casi non dobbiamo pensare alle grandi mafie transnazionali; possono anche essere organizzazioni molto più informali e casalinghe, piccoli gruppi, possono essere poco più che tassisti i famosi guidatori dei gommoni che attraversano l’Adriatico.
Certamente lo squilibrio tra le possibilità d’ingresso e la spinta a partire crea un grande mercato per coloro che sono disposti a mettere in connessione la speranza di migliorare la propria vita con la concreta possibilità di giungere nei luoghi occidentali dove sia possibile attuare questa speranza. Questo enorme squilibrio crea il primo e fondamentale anello del traffico di essere umani, i debiti, la soggezione delle persone che non hanno di che pagare o che vengono comunque sollecitate e incitate a partire, anche in assenza dei mezzi per pagare il trasportatore.

Nel caso delle ragazze diventa ancora più interessante dal punto di vista degli organizzatori del traffico dilazionare il pagamento del debito, prolungando la relazione.
Mentre per un normale immigrato trasportato da un lato all’altro della frontiera il trafficante ha generalmente interesse a ottenere subito il pagamento o il saldo del pagamento di cui la prima parte magari gli è già stata versata, nel caso delle ragazze il trafficante ha normalmente interesse a prolungare la relazione e a dilazionare il pagamento del debito, in modo da poter sfruttare la persona trafficata durante il suo soggiorno in Italia, per un tempo che di solito non è definito in anticipo, attuando così uno schema di relazione in cui vengono minimizzati i costi, i disagi e le prepotenze che la persona dovrà subire una volta entrata in Italia e rimasta legata alla rete che l’ha fatta entrare.

Traffico di esseri umani o libera scelta: alcune prime riflessioni a partire dalla ricerca Caritas Ambrosiana”

Sette ragioni per non regolamentare la prostituzione

7ragionicontroregolamentazioneLotta alla prostituzione per prevenire la tratta di persone e lo sfruttamento sessuale Sette ragioni per non regolamentare la prostituzione(1) Regolamentare la prostituzione aumenta la domanda di vittime di tratta. Infatti il 75-80% delle donne presenti nei bordelli olandesi e tedeschi, paesi in cui la prostituzione è legalizzata, è stata trafficata contro la loro volontà. *1* (2) Rende molto più difficile identificare le vittime di tratta. Già oggi osserviamo come l’atteggiamento degli sfruttatori sia cambiato: se prima il tipo di sfruttamento e di violenza era maggiore, ora è diventato più subdolo. I magnaccia aumentano la quota parte destinata alle prostitute per estinguere il loro debito. Ciononostante il reato di tratta rimane. (3) Non permette la repressione della tratta punendo gli sfruttatori, in quanto è un ottimo scudo dietro cui i trafficanti si possono mascherare. (4) Non aumenta le entrate statali provenienti dalla tassazione della prostituzione, perché aumenta il mercato nero. *2* In Germania la maggior parte dei bordelli, gestiti dalla criminalità organizzata, si è rifiutata di pagare le tasse. *3* Inoltre le persone che si prostituiscono non vogliono essere associate alla prostituzione, per cui non dichiarano le tasse. (5) Non riduce gli abusi nei confronti delle donne . Infatti, il 60 % delle prostitute che operano nei Paesi Bassi hanno subito violenza fisica, mentre il 40% delle stesse ha dichiarato di aver subito violenza sessuale *4* Negli Stati Uniti, l’86% delle prostitute ha dichiarato di aver subito violenza fisica dai clienti. Il 59% delle prostitute tedesche ha dichiarato che la regolamentazione non le fa sentire più sicure dalla violenza fisica o sessuale. (6) Non aumenta la sicurezza sanitaria delle donne che si prostituiscono. Nello Stato di  Victoria, in Australia, un cliente su cinque dichiara di voler avere rapporti sessuali non protetti. In Canada, il tasso di mortalità delle prostitute è 40 volte superiore alla media nazionale *5* La prostituzione comporta effetti dannosi per la salute delle persone che la praticano, le quali sono più soggette a traumi sessuali, fisici e psichici, alla dipendenza da stupefacenti e alcool, alla perdita di autostima, così come a un tasso di mortalità superiore rispetto al resto della popolazione. (7) Aumentano i costi sociali dati dall’aumento della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili nella popolazione. Molte donne, inconsapevoli mogli dei clienti, contraggono il papilloma virus (non solo l’HIV).
Bibliografia
*1* Janice Raymond, Ten Reasons for Not Legalizing Prostitution , Coalition Against Trafficking in Women, in Prostitution, Trafficking, and Traumatic Stress 315, 317 (Melissa Farley ed., 2003)..
*2* U.S. Dep’t of State, The Link Between Prostitution and Sex Trafficking 1 (2004), available at http://www.state.gov/ documents/organization/38901.pdf .
*3* Donna M. Hughes, Don’t Legalize: The Czech Republic Proposes a Dutch Solution to Sex Trafficking, The Nat’l Rev. Online, May 11, 2004, http://www.nationalreview.com/hughes/hughes200405110833.asp
*4* Monica O’Connor & Grainne Healy, Coal. Against Trafficking In Women, Eur. Women’s Lobby, The Links Between Prostitution and Sex Trafficking: A Briefing Handbook, 18 (2006), available at http://action.web.ca/home/catw/attach/handbook.pdf
*5* U.S. Dep’t of State, Off. to Monitor and Combat Trafficking in Persons, Trafficking in Persons Report June 2004 in Country Narratives, Western Hemisphere testo elaborato dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Errori dei media sulla prostituzione

E’ vero …
arrivano sempre più ragazzine rumene, che in molti casi sono semi consenzienti nel senso che vengono portate in Italia e messe in strada da pseudo fidanzati (come avvenne negli anni 90 con le albanesi) … ma si può considerare “libera” una ragazza di 17-18 anni che si prostituisce da quando ne aveva 13-14 perché viveva in ambienti degradati, magari venduta da famigliari?
E’ libera se dice al suo fidanzato “voglio cambiare” e non può farlo perchè sennò sono botte?

E’ vero
di italiane ci sono solo più le tossicodipendenti e alcune storiche disperate (50-60 anni)…

Non è vero …
che i clienti stiano aumentando, il “fatturato” nazionale della prostituzione è in calo da anni, causa la crescita di altri vizi come il gioco online, la droga, la crisi economica

Non è vero …
che i clienti sono quasi tutti padri di famiglia.
La maggioranza è composta da single anche giovanissimi.
Non essendovi stigma sociale, andare “a ragazze” è considerato quasi cosa normale.

E’ vero …
che per le africane lo sfruttamento è sempre altissimo con minacce non sulla ragazza ma sulle famiglie di origine (e questo vale anche per le russe, bulgare, polacche e molte rumene)…

Abbiamo decine di testimonianze che dimostrano che lo sfruttamento è ancora altissimo, più subdolo perchè alle ragazze è dato un tornaconto maggiore (ti sfrutto, ma ti dò il 20%)…il che significa che la ragazza è combattuta tra il volere una vita diversa e le pressioni della famiglia (più o meno ignara) “mandaci i soldi per rifare la casa, per pagare la scuola, per curare i nonnni….”
Da tutta Italia ci arrivano segnalazioni di clienti e ragazze che segnalano situazioni di sfruttamento…

Su Torino e provincia conosciamo annualmente e personalmente circa 800 ragazze…80% sfruttate…

idem su molte zone della Lombardia…

Quello che i giornali possono divulgare è che è inammissibile

“andare con minorenni”

“andare con donne sfruttate”

“andare con donne libere ma che non hanno altre vie di uscita”

“andare con donne che non hanno le risorse culturali per cambiare vita”

Se un cliente ci pensa capisce subito che una donna che abbia un lavoro, una cultura, una famiglia, degli affetti e una vita normale non si prostituirebbe mai, nè in strada, nè altrove.

La prostituzione si combatte con il coraggio

street nightFra le proposte di volontariato che giungono dall’’Associazione “Amici di Lazzaro”, una e’ finalizzata a formare operatori di strada per incontrare ed aiutare giovani donne costrette alla prostituzione. Avvicinando queste ragazze e fermandosi a parlare con loro più volte, è possibile far nascere un’’amicizia e ottenere fiducia.

Talune raccontano della loro vita: povertà e miseria, prima; sfruttamento e violenza, dopo. Incoraggiate dai volontari, molte trovano la forza di chiedere aiuto per uscire dal “giro”.

Gli operatori dell’’associazione sono in apprensione, perché da tempo non incontrano più Sofia e raccontano di lei. Sofia ha 20 anni e Tessi 18 vengono entrambe da Benin City, una città della Nigeria. Appartengono a famiglie molto povere.

Nella casa di Sofia, camera e cucina, vivono in otto tra fratelli e sorelle, insieme al padre e le sue tre mogli. Il lavoro è poco e malpagato. Simile situazione nella casa di Tessi:

il papà non c’’è più, lei e le sorelle più piccole si spezzano la schiena per coltivare un campo, che non dà frutti sufficienti a sfamare i fratellini e la madre malata. In simili situazioni è facile desiderare di partire in cerca di una soluzione.

Il loro sogno è l’’Europa, circola infatti voce che in Spagna, Italia, Francia o Gran Bretagna si possa trovare lavoro facilmente. La possibilità di un lavoro in Italia giunge da un’’amica delle loro famiglie, Madame Ouakeke:

“Lì se hai dei problemi tutti ti aiutano, tutti sono ricchi…”. Qualche settimana di viaggio via terra poi si riesce a trovare posto su un aereo da Abjian verso Milano e pii con il treno verso Torino, è fatta.

Si arriva in Italia con un documento falso e la promessa di un
lavoro, in cambio daranno dei soldi a chi organizza il viaggio:

45mila euro e 48mila euro. Le ragazze non sanno nemmeno a quanto equivalgono in Naira (la moneta locale nigeriana), ma ormai hanno contratto il debito. Intanto per sicurezza la Madame ha fatto fare alle due ragazze un patto con un rito vodoo tradizionale nigeriano:

capelli,peli del pube e sangue per il rito Wodoo, il “juju” che serve a legare le ragazze e le loro famiglie a lei.

Se non rispetteranno la vita o la salute (lo “spirito” si arrabbia). Per loro è un patto più solido di un contratto scritto.

Per loro è un patto più solido di un contratto scritto.

Oltre a questa paura profonda del Wodoo ci sarà anche la paura della Madame che con suo marito potrà iniziare a picchiarle, e a prepararle al “lavoro” tanto atteso.

La dura realtà che le aspetta sarà la strada, prostituendosi di notte e di giorno, fino a raggiungere 2000-3000 euro al mese.

Da questi soldi devono togliere 400 euro per il joint (l’affitto del posto di lavoro, ogni lampione o spiazzo ha un costo differente), le spese per la casa, il cibo e il costo dei “regali” da fare alla Madame.

Quello che rimane è una quota per pagare il debito iniziale.

I volontari di “Amici di Lazzaro” riescono a mantenere costantemente dei contatti con Tessi, le spiegano che può scappare dalla strada e rimanere in Italia, le spiegano che può scappare dalla strada o rimanere e rimanere in Italia denunciando chi le sfrutta, la spronano a non aver paura e a fidarsi di loro.

Ci mette un po’ di settimane, ma alla fine 4 decide e una notte scappa. Ora è libera, sta aspettando i documenti e un lavoro onesto che presto inizierà.

“Da un po’ di tempo non abbiamo più notizie di Sofia,-dice un responsabile dell’’associazione-ci interessa ritrovarla, ma naturalmente non soltanto lei.
Le ragazze nella sua condizione sono parecchie e ci piacerebbe poterle aiutare tutte. Chiediamo a chi conosce situazioni di sfruttamento di contattarci”.

TorinoCronaca (ora CronacaQui)

Chi desidera sostenere o collaborare con gli “Amici di Lazzaro” può telefonare al  340-4817498
info@amicidilazzaro.it

Sofia e Tessi, nigeriane dai diversi destini

sofia tessiSofia (20 anni) e Tessi (18 anni) vengono da Benin City in Nigeria, entrambe hanno famiglie disastrate:
un padre con più mogli, come si usa in Nigeria, tante sorelle e fratelli, pochi soldi, poco lavoro e malpagato, vivono in una casa fatta di 1 camera e cucina in 8 – 10 persone.

In una situazione simile il loro sogno è l’Europa: Spagna, Italia, Francia o GranBretagna.
“Lì si trova lavoro facilmente, se hai dei problemi tutti ti aiutano, tutti sono ricchi…”.
Ed un giorno per entrambe arriva la possibilità dell’Italia, c’è una amica di famiglia (“madame Ouakeke”) che propone loro un lavoro a Milano.

Qualche settimana di viaggio via terra e poi si riesce a trovare un posto su un aereo da Abidjian verso Milano e poi con il treno verso Torino, è fatta !! Si arriva in Italia con un documento falso e la promessa di un lavoro, in cambio daranno dai soldi a chi organizza il viaggio:
45mila euro e 48mila euro ! …..non sanno nemmeno a quanto equivalgano in Naira (la moneta locale nigeriana).

Intanto per sicurezza la Madame ha fatto fare alle due ragazze un patto con un rito tradizionale nigeriano:
capelli, peli del pube e sangue per il rito wodoo, il “juju” per legare le ragazze e le loro famiglie alla madame.
Se non rispetteranno il patto rischiano la vita o la salute (lo “spirito” si arrabbia).
Per loro è un patto più solido di un contratto scritto.

Oltre a questa paura profonda del Wodoo ci sarà anche la paura della Madame che con suo marito inizia a picchiarle, e a prepararle al “lavoro” tanto atteso.
La dura realtà che le aspetta sarà la strada, prostituendosi di notte e di giorno, fino a raggiungere i 2000 – 3000 euro al mese , oltre alle 400 del joint (l’affitto del posto di lavoro… ogni lampione o spiazzo ha un suo costo differente), oltre alle spese per la casa, al cibo e ai “regali” da fare alla madame.
Una realtà fatta di umiliazioni, di furti, di botte da parte di ladri, teppisti e quotidianamente anche da parte degli sfruttatori, mai contenti dell’incasso, o sempre timorosi che le ragazze possano scappare.

Di Sofia dopo qualche contatto perdiamo le notizie, forse è in Spagna, venduta da chi la sfrutta ad altri sfruttatori.
Con Tessi invece i volontari della nostra unità di strada (Amici di Lazzaro) riescono a mantenere costantemente dei contatti, le spiegano che può scappare dalla strada e rimanere in Italia denunciando chi la sfrutta, la spronano a non aver paura a fidarsi di noi.
Ci mette un po’ di settimane e decidere sino alla decisione.
Una notte scappa e ci contatta, ora è libera, sta aspettando i documenti e il lavoro presto inizierà.

A noi ora interessa trovare anche Sofia.
E le altre Sofia sparse per l’italia.
Dateci una mano ad aiutare ed avvicinare le tante ragazze schiave dello sfruttamento.

Diario di strada da San Salvario – L’impotenza

Scrivendo storie legate alla prostituzione coatta, un titolo così sarebbe forse un augurio per tanti “clienti”e tanti sfruttatori:
l’impotenza.

Ma il suo significato è un altro. Incontriamo Teira, albanese, è giovanissima, dice di avere 18 anni, le prime volte ci saluta solo, poi iniziamo a parlare, a poco a poco, sera dopo sera si fida di più di noi, instaura una buona amicizia con la nostra Anna e parla, parla sempre di più.

Parla del suo fidanzato-marito, spacciatore, della mamma morta, del fratello in prigione in Albania per rapina, e della sua vita. Vuole guadagnare per pagare la cauzione a suo fratello, 10000 euro , in realtà sono una tangente da dare alla polizia del posto per la scarcerazione…. Un giorno dice: ho dato 10000 euro … e mio fratello è ancora dentro, l’hanno fregata per l’ennesima volta.

TT. è un misto di arguzia e ingenuità, ignoranza e acume. Ci dice che in realtà ha solo 16 anni. Ora è incinta, tutte le volte che viene espulsa dall’Italia ritorna dopo pochi giorni con un carico di droga, vuol comprarsi un gommone e iniziare un traffico di immigrati.

Però allo stesso tempo lancia segnali di essere stufa, ma la situazione è tremenda, non esce mai e quando sta dalla sorella ugualmente non può uscire, sono gelosi (dice lei), o probabilmente sono loschi pure i parenti e sfruttano la sua bellezza per far soldi, e la sua dipendenza psicologica per usarla nei loro loschi traffici.

Ora ditemi se di fronte a TT. non ci dobbiamo sentire IMPOTENTI.

Droga-Prostituzione-Immigrazione-Contrabbando e noi piccoli volontari. Non ci rimane che la preghiera… e forse è la cosa più importante. Forse è la base di tutto: umanamente è un caso quasi disperato.

Poi una sera TT. sparisce e con lei la nostra speranza di rivederla. Sarà ancora viva, sarà libera? Per fortuna sono credente e di una cosa sono certo: gli ultimi andranno tutti in paradiso, ed è là che li ritroveremo.

Paolo – Diario di strada del 2002

La chiusura delle “case” – Lina Merlin

Molta gente non ha capito nulla dell’articolo che porta il mio nome, fin da quando, allo stato di progetto, sollevò tante discussioni, forse anche perché non s’è data la pena di leggerlo, altrimenti non si sarebbero dette e scritte numerose sciocchezze.
La legge, comunque, è passata ed è in via di applicazione. Non avverrà alcun salto nel buio, se mai, un balzo verso la luce, ed il Partito al quale appartengo sarà giustamente orgoglioso di aver assolto la sua missione emancipatrice, come l’hanno assolta i socialisti di altri Paesi, in un settore dei più delicati. I critici, et pour cause, hanno voluto confondere nell’opinione pubblica l’oggetto della mia legge: la regolamentazione, con la prostituzione che un flagello, in costante ascesa, quando il contrasto tra le classi sociali, per le crisi economiche, colpisce i ceti più poveri; quando la disoccupazione o lo scarso salario, spinge la donna a far mercato di sé; quando l’ambiente familiare non è tale da sviluppare in lei quel senso di dignità, che costituisce il primo fattore della sua autodifesa contro le insidie d’ogni genere. Se è vero che la prostituzione è un male millenario, non è però antica quanto il mondo, perché si è manifestata con il sorgere della proprietà privata che scavò un solco profondo tra i possessori di beni e coloro che, non possedendo nulla, divennero merce lavoro, e le donne merce prostituzione. Solo nel 1802 tale mercimonio, che in ogni tempo aveva subito anatemi o condanne, perfettamente inutili a eliminarlo ad almeno a diminuirlo, fu regolamentato, prima dalla Francia, poi da altri Paesi e fu così istituita la prostituzione di Stato.

Un’iniziativa socialista non poteva, logicamente, mirare alla eliminazione, per legge, di una piaga connessa a profonde cause, d’ordine naturale in misura assai ridotta (2.88%), ma sociali ed economiche in grandissima parte. Il socialismo, di se stesso, è lotta contro quelle cause; ogni militante socialista le combatte con l’azione organizzata dal Partito, in ogni campo della vita politica, economica ed etico-sociale, giorno per giorno, ora per ora.

Ci arriveremo, ma intanto ecco il primo passo che bisogna fare: togliere la complicità dello stato, insita nella regolamentazione, sperimentata in Italia, come presso altre nazioni, ottenendo risultati opposti a quelli che venivano sbandierati a sua giustificazione, cioè contenimento della prostituzione, difesa della salute pubblica e della morale pubblica, ecc. ecc. Si costatò, al contrario, un aumento della prostituzione, poiché il tenutario, organizzato, come ogni mercante, per sete di guadagno, studia e applica i messi più idonei onde accrescere la sua clientela e la recluta tra i più giovani; i meno esperti, gli indifesi; aumento delle malattie veneree, perché il sistema in vigore nella casa, genera nel cliente, che dovrebbe premunirsi da sé, l’illusione dell’immunità, mentre tra le due superficialissime visite settimanali, le centinaia di uomini, contagiati e non controllati che la donna è obbligata a ricevere, fanno di lei il più potente veicolo di infezione; distruzione della personalità della donna, come creatura umana e come cittadina, poiché uscita dalla casa per età, per malattia o per qualsiasi altro motivo, oltre alle tare acquisite da un abnorme esercizio di sessualità, subisce, ed insieme a lei subiscono le persone della sua famiglia, le conseguenze dell’iscrizione nel registro di polizia, il che le impedisce il suo reinserimento nella vita normale; la degradazione cui pervengono uomini e donne che si pongono al di sotto degli animali inferiori, i quali non violano l’atto di natura che ha il fine della conservazione della specie, con l’amore meretricio, ma seguono l’istinto in cui è implicita la scelta, la nessuna difesa della moralità pubblica, perché la casa è un incentivo per i giovanissimi ad iniziare le pratiche sessuali prima della loro maturità fisiologica e tanto meno è garanzia di sicurezza per le donne oneste , poiché il dilagare dei vizi minaccia tutta la collettività e si inocula come un germe letale nel sangue del popolo.

Intorno alle case, oltre che vergognoso traffico della carne umana, reso sfacciato dalla regolare licenza, fin qui rilasciata dagli organi statali, si organizza la malavita, la tratta delle bianche, cui non sono certo estranei i delitti, il traffico degli stupefacenti, la criminalità, la corruzione politica ecc. E tutto ciò non è frutto di fantasia, ma è documentabile e certamente documentato presso gli archivi della polizia. È lecito, pertanto, domandarci se non abbiano perduto, posto il caso che l’abbiano mai avuto, il senso della realtà coloro che pretendono debba sussistere la complicità dello Stato coi tenutari, anzi col trust internazionale dei tenutari, i soli veramente interessati al mantenimento di un regime che frutta loro miliardi senza incorrere in alcun pericolo.

Perché, almeno in nome della coerenza non chiedono, anzi non pretendono, sia regolamentata anche la prostituzione maschile?
Mi pare che gli italiani, oggi che si chiudono le “case”, non abbiano che una preoccupazione: “come faremo?”. Eppure ci sarebbe bisogno di altre case, comode ed igieniche, per i milioni di altri italiani che non hanno un’abitazione degna di questo nome. “Come faremo senza quelle donne?”. Eppure fonti autorevoli ci fanno sapere che il 30% delle donne dai 15 ai 60 anni, cioè cinque milioni contro le 2500 donne ospiti costanti delle case, si danno alla prostituzione nei suoi vari gradi. È una triste realtà che offre la possibilità ad ognuno di risolvere il suo problema, sotto la sua personale responsabilità. E se qualche abituale cliente dei lupanari fosse eventualmente costretto a fare penitenza, sia certo che per essere continente nessuno è mai morto, mentre di fame si muore.
Ed ecco un problema al quale si deve pensare seriamente: gli 8/10 dell’umanità soffrono la fame. Su 2700 milioni di abitanti della Terra, solo 500 si nutrono sufficientemente e 2200 patiscono o crepano addirittura di fame, che trascina seco un corteo di malattie sociali le quali, come piovre, afferrano anche quelli che mangiano.
E bando al pietismo per le “povere donne” che fuori dalla casa ospitale restano sul lastrico. Ci si pensa ora, perché non prima? Uscite dalla casa per raggiunti limiti di età, quasi sempre senza un soldo, poiché fra i tenutari, i magnaccia, i medici disonesti ed altri accoliti, furono sempre defraudate della triste mercede; uscite spesso per malattia, parto, o per l’intervallo quindicinale nel cambio da lupanare a lupanare, se ne andavano talora col figlio di via e sempre col peso infamante dell’iscrizione dei libri della Questura. Questo almeno non l’avranno più ed oggi, se vorranno, le 2500 ospiti dimesse potranno avvalersi dell’aiuto, che viene offerto ad esse e ai loro figli, al fine del loro inserimento nella vita normale, il che, lo sappiamo, non è facile, e di ciò non è responsabile la legge liberatrice ma la regolamentazione schiavistica che le ha legate al triste mestiere.

E le malattie? Eh via non scherziamo con le sciocche argomentazioni in difesa del sistema profilattico delle case, e stiano ben zitti certi medici che quel sistema dovrebbero meglio conoscere.
Se Napoleone, nel 1802, credette nell’efficacia della visita preventiva alle sole donne, oggi, 1958, dobbiamo avere fede in quei mezzi che la scienza offre a tutti, uomini e donne, e la cui efficacia è già sperimentata.
Lina Merlin
Milano – Venerdì 19 Settembre 1958

Il cliente origine e causa della prostituzione

Dal momento che e’ la domanda a determinare e sostenere l’offerta, tra i principali attori del mondo della prostituzione c’e’ sicuramente il “cliente”.

Tanti nomi per definire il ruolo della donna che vende il proprio corpo, uno solo per chi ne fruisce. Ma come per ogni servizio commerciale, dietro all’anonimato del termine “cliente” c’è una moltitudine di acquirenti. In Italia sono almeno 2 milioni e mezzo a cercare sesso in strada, in luoghi chiusi, su internet. La stima di 2,5 milioni e mezzo di clienti è stata fatta recentemente dall’università di Bologna ed è basata sul numero delle prostitute (circa 25-30mila), moltiplicato per il numero di prestazioni giornaliere (circa 10) e i giorni della settimana lavorati. In genere sette su sette.

È difficile tracciare un profilo tipo del cliente perché sono persone normali, insospettabili, che appartengono a ogni ceto sociale (dall’impiegato all’alto dirigente), ad ogni livello di istruzione ed età, appartengono a entrambi sessi (ma sono certamente di più i maschi), hanno diverse nazionalità (molti oggi sono stranieri, più deboli socialmente e segnati nella loro identità, debolezza che spesso si traduce in aggressività). Molti sono uomini sposati, che considerano il rapporto con la prostituta come ‘complementare’ a una relazione stabile. In generale, volendo trovare un denominatore comune, sono interiormente soli per una palese incapacità di rapportarsi all’altro sesso.

Le motivazioni

Ovviamente li spinge la ricerca di sesso, ma c’è una varietà di sfumature che definisce in modo più articolato le possibili spinte:

rassicurazione alla propria virilità. A volte questo conferisce al commercio sessuale una sorta di funzione “terapeutica” (per categorie deboli, vedi il caso dei disabili), a volte è una via preferenziale di iniziazione al sesso, perché non ti espone alla paura di sbagliare o di essere giudicato non all’altezza.

– soddisfazione immediata di un bisogno biologico, che rivela una concezione egoistica del piacere.

curiosità e desiderio di nuove esperienze, vale a dire ricerca di diversità, sia etnica (come avviene ad esempio nei riguardi delle donne africane), che sessuale (come nel caso dei rapporti con transessuali).

– dimostrazione ed esercizio di un potere sessuale ed economico, e affermazione della propria supremazia maschile di fronte ad un oggetto sessuale degradato e vulnerabile

– la compulsione, cioè l’essere vittime della propria incapacità di gestire le proprie inclinazioni, i propri appetiti

– il bisogno di ascolto. Alcuni sono spinti dalla ricerca di ascolto, di coccole, a volte addirittura dalla ricerca di amore

– altri, al contrario, sono spinti dal desiderio di una pratica sessuale che sia esplicitamente priva di qualsiasi coinvolgimento emotivo o affettivo (cosa che, per alcuni clienti sposati, non equivale a infedeltà)

– i giustizieri. Generalmente in gruppo, vogliono punire le prostitute per il giudizio moralistico che hanno su di loro.

Le richieste e la concezione della donna

I clienti chiedono ciò che non possono fare con le loro mogli o compagne, giochi erotici, sesso trasgressivo o “estremo”, imitazione dell’immaginario che deriva dalla pornografia, per soddisfare gusti particolari. E’ una sessualità che non contempla la responsabilità nei confronti dell’altro ma si alimenta di animalità. Osservandoli mentre girano in macchina scrutando le ragazze prima di sceglierle, l’impressione è di assistere a un rituale quasi più importante del consumo stesso, una simbolica caccia che mira allappagamento del gusto estetico, oltre che di quello sessuale.

Alcuni cercano le minorenni, perché la giovane età accentua il senso di supremazia. C’è poi in alcuni l’assurda convinzione che le minorenni ti preservino maggiormente dal rischio di contagio dell’Aids. A questo proposito, si riscontra frequentemente la richiesta di rapporti non protetti, con clienti disposti a pagare anche quattro o cinque volte di più pur di soddisfare questo desiderio. Ma così aumentano irresponsabilmente i rischi di contagio sia sulle ragazze che su mogli e fidanzate ignare..

Capita che i clienti si innamorino, che investano anche sul piano relazionale, che vogliano colpire e conquistare la prostituta. Sono presenti in questa dinamica anche atteggiamenti salvifici. Emerge cioè l’idea del maschio come colui che può garantire sicurezza e protezione. Per questa tipologia di clienti sono le donne “normali” ad essere inaffidabili.

Tali clienti possono essere una valida risorsa, perché rappresentano per le ragazze un canale per arrivare a servizi che altrimenti non sarebbero alla loro portata. Spesso però accade che sia il cliente stesso a ritrovarsi vittima di una situazione in cui la ragazza approfitta della sua disponibilità economica e affettiva, al fine di saldare più in fretta il debito contratto con gli sfruttatori.
(Clicca qui per approfondire)

In generale, la concezione della femminilità di cui i clienti sono lo specchio è molto bassa: si cercano donne remissive e accondiscendenti, oggetti e non essere umani, sfogatoi per le proprie pulsioni e frustrazioni o, nella peggiore delle ipotesi, bersagli di una violenza che esprime la connessione oggi molto accentuata tra sessualità, potere e mercificazione.

La questione morale

I clienti non percepiscono la questione morale. Faticano a vedersi come ingranaggi di un sistema di violenza e sfruttamento. I più sembrano non rendersi conto della forte implicazione che i loro atti hanno rispetto al problema dello sfruttamento, ignorando (volutamente?) che la loro domanda favorisce e incrementa un’offerta che ha stretti legami con la criminalità organizzata.

Sono poi molti gli alibi etici e le giustificazioni a disposizione del cliente: “le ragazze sapevano cosa sarebbero venute a fare”, “a loro piace farlo”, “se non portassero soldi a casa verrebbero picchiate, dunque in qualche modo le sto aiutando” ecc.

Lo sdoganamento sociale

La nostra società ha contribuito pesantemente a sdoganare il maschilismo, a legittimare moralmente che tutto possa essere considerato alla stregua di merce. Più in dettaglio, rispetto alla prostituzione c’è una costruzione sociale negativa nei confronti delle prostitute e una positiva nei confronti del cliente. Ma così facendo si nega la comune responsabilità, e diviene troppo facile per il cliente sottrarsi al pungolo della morale.

Inoltre, a leggere i giornali sembra quasi che, se prostituirsi per pochi soldi e con clienti umili sia deplorevole, oltre che illegittimo, prostituirsi per una tariffa adeguata e con persone di potere lo sia meno: meno deplorevole, meno illegittimo. Come se in fondo la vera colpa, anche morale, fosse quella di non avere soldi. La povertà.

Quando poi emergono fatti relativi alla prostituzione ad alti livelli, spesso si palesa una strisciante e maschilista solidarietà per l’uomo di potere vittima delle proprie debolezze, con l’immediato corollario che il proprio privato sia, appunto, privato, una dimensione sulla quale non si esprimono opinioni, non si esplicitano condanne.

Risoluzione Ue: “Punire i clienti: chi acquista sesso compie reato” febbraio 2014

Il testo Honeyball votato da 343 eurodeputati chiede a tutta l’Unione di adottare il ‘modello nordico’ (Svezia, Islanda e Norvegia), (clicca per approfondire) sistema fortemente repressivo che mira a eliminare le legislazioni che hanno legalizzato o depenalizzato la pratica di questo mestiere. “I paesi dell’Ue dovrebbero ridurre la domanda di prostituzione punendo i clienti, non le prostitute”, “la prostituzione è una forma di schiavitù incompatibile con la dignità umana e i diritti umani”. Nel testo si invitano gli Stati membri a recepire negli ordinamenti nazionali la direttiva contro la domanda di prostituzione.
Armando Buonaiuto – Corso di formazione volontari Amici di Lazzaro

Luoghi di prostituzione e luoghi d’uscita: il caso di Torino

Intervista di Elisabetta Mirone a Paolo Botti sulla prostituzione a Torino

Da quanto lavori nel campo del contrasto alla tratta delle donne? Dal 2000

Prima di lavorare per la tua attuale associazione hai avuto altre esperienze in questo campo? Ho fatto accoglienza di donne profughe e vittime di tratta. Come opera la tua associazione? Di quali aspetti vi occupate?
Le nostre attività vanno dall‟attività di strada, all‟accoglienza di chi fugge dalla tratta, a percorsi di formazione linguistica e aiuto materiale alle ex vittime.

Mi parleresti meglio delle unità di strada? Come funzionano? Quanti approcci positivi riuscite a portare a termine? Dove operate? Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?
Sono composte da 4-6 volontari che incontrano le ragazze in strada, specializzandosi sulle nigeriane, proponendo la fuga e aiuto per lasciare gli sfruttatori e/o proposte di formazione e aiuto per lasciare la strada anche in altri modi diversi dalla denuncia delle madame. Operiamo su Torino e la difficoltà maggiore è fornire formazione adeguata alle poche risorse culturali delle vittime. Altra difficoltà è il trovare posti di lavoro per chi cerca di lasciare la strada.

Come funzionano le case di fuga?
Non ce ne occupiamo, se non in casi eccezionali in cui per una ragazza in fuga non si trovi posto nelle case abituali di accoglienza. In tal caso la ospitiamo riducendo al minimo uscite e contatti con l‟esterno per evitare che venga trovata o qualcuno la veda e/o minacci lei o i famigliari.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate nella vostra attività’ (dall‟unità di strada all‟inserimento lavorativo)?
Il lavoro sicuramente, poi la lingua sia per le ragazze aiutate sia per i volontari.

Mi parleresti meglio, in base alla tua esperienza, di come si localizza la prostituzione a Torino?
Quali sono le zone più „calde‟, come le diverse nazionalità si spartiscono il territorio, come evolvono questi fenomeni. NIGERIANE: Mirafiori sud – strada Settimo, Via Ala di Stura, Pellerina, Strada del portone (grugliasco), Albanesi e romene: via Ormea/via giuria, via Sansovino, via ReissRomoli, c.Traiano, C.Svizzera Altre nazionalità sparse a piccolissimi numeri.

Quali sono i caratteri della prostituzione a Torino? Si differenzia da altre città? Se sì come?
A Torino è prevalentemente in strada con solo un 10% al chiuso in appartamenti.
Qual è il quadro legislativo italiano in merito a chi esce dalla tratta? L‟art. 13 della legge 228/2003 e l‟art. 18 del “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell‟immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” stabiliscono delle misure di assistenza per coloro che escono dalla tratta, mi spiegheresti un po‟ meglio cosa significano concretamente questi articoli all‟interno del vostro lavoro? Li ritieni efficaci? È sempre possibile metterli in pratica?
Non riesco in breve a spiegarli, l‟essenza è che chi denuncia ha come diritto: PDS, accoglienza, percorsi di formazione e lavoro. Chi non denuncia per gravi motivi ha le stesse agevolazioni, ma la via senza denuncia viene concessa più raramente (varia a seconda delle questure). Oramai entrambi sono meno appetibili per chi deve rischiare una denuncia perché il 90% delle donna ha già un pds o sa di ottenerlo con finte richieste di asilo politico o pds umanitario.

Mi sapresti parlare del ruolo della polizia e delle forze dell‟ordine nel contrasto alla tratta nel contesto torinese? Quali sono i vostri rapporti? Come vi coinvolgono? Come si può arrivare ad un controllo più efficace delle reti dei trafficanti in un futuro prossimo?
Pochi rapporti, solo per le denunce che non facciamo fare noi direttamente. Riteniamo l‟azione della polizia irrisoria forse perché la prostituzione è ritenuta meno importante rispetto a droga e altri crimini. Le denunce sono tante, i processi e arresti pochi.

Esistono grandi differenze nel modo di operare tra la tua associazione e le altre presenti sul territorio? Se sì me ne parleresti meglio?
Gran parte delle associazioni fa la parte sanitaria, per noi c‟è prioritario che conoscano le vie di fuga e di reinserimento, poi manteniamo in contatti nel tempo anche con chi si libera.

Ritieni che politiche volte al controllo della domanda, quindi al cliente, come quelle adottate in Svezia, potrebbero essere più efficaci nel contrastare il fenomeno della tratta? Perché?
Si, è l‟unica via che può ridurre la domanda cambiando l‟accettazione sociale dell‟essere clienti. Inoltre la legge svedese non punisce le donne ma solo chi acquista rapporti sessuali.

Ritieni al contrario che regolamentare la prostituzione contribuirebbe a combattere i traffici criminali più efficacemente? Perché?
La regolamentazione non riduce mai il fenomeno ma lo amplifica, inoltre con l‟immigrazione in atto nei paesi occidentali, si aprirebbe un mercato amplissimo di donne disperate con un abbandono della lotta alla tratta come ormai avviene in Olanda e Germania in cui le donne sono regolarmente e legalmente sfruttate.

Per la tua esperienza, cosa si potrebbe fare per contrastare la tratta più efficacemente? Pensi che delle iniziative di cooperazione coi paesi d‟origine delle vittime sarebbero efficaci? Quali potrebbero essere alcune soluzioni strutturali del problema?
Si. Mancano vere e imponenti campagne di informazione e lotta alla tratta. Manca la lotta a chi collabora in Africa con i trafficanti (ad esempio arrestare gli stregoni che compiono i riti „wodoo‟ che legano psicologicamente ragazze alle sfruttatrici), manca il sequestro dei beni delle madame. Manca il rimpatrio forzato di chi sconta pene legate alla tratta.

Jennifer sperava un lavoro ha trovato dolore

Benin City (Nigeria), quando una coppia nigeriana le propone un lavoro da operaia in Italia, Jennifer firma un contratto : col suo lavoro si impegna a pagare circa 42.000 euro agli “intermediari” per il viaggio e tutte le pratiche.

Arrivata in Italia con l’aereo, iniziano le prime sorprese: il lavoro non c’è, il passaporto le viene ritirato, c’è però una casa e persone che le spiegano che per pagare tutti quei soldi dovrà prostituirsi. Non serve a nulla ribellarsi, loro hanno dalla loro la forza fisica, le minacce di coinvolgere la sua famiglia e lei è sola e lontana da casa.
Inoltre la minacciano con i riti Wodoo-Juju che la spaventano moltissimo.

Inizia ad andare in strada di notte, vede “clienti” quasi tutti italiani, ma niente altri contatti esterni, esce di casa a volte ma solo insieme alla sua “madame”, che se guadagna poco la sgrida o la picchia. Il debito intanto non scende mai anche se rimedia 100 Euro a notte .
Si sente “sporca”, si sente vittima ormai senza via d’uscita, rassegnata, poi una notte d’autunno la incontriamo con uno dei nostri gruppi, parliamo un po’ e prima di andare via la salutiamo, e lei chiede di fare insieme una preghiera in inglese e un canto nella sua lingua, dicendoci una piccola bugia “sono povera e sono qui per far soldi”. Nasce pian piano l’amicizia, ritorniamo spesso per salutarla, finchè lei un giornovince la paura e decide di aprirsi e chiedere aiuto.

Insieme decidiamo come poterla aiutare, e finalmente riesce a scappare dalla casa-prigione in cui da tempo ormai usciva solo per prostituirsi.
Prima vive in una comunità protetta, poi arrivano i documenti, studia l’italiano, impara a cucire bene e arriva infine il lavoro e una casa indipendente.

Oggi è serena, la sua vita è diversa, l’amicizia con i ragazzi e le ragazze del gruppo è continuata, oggi usa il suo vero nome “S.”.
E noi “Amici di Lazzaro” siamo felici di sapere che tante altre Jennifer stanno lasciando la strada per una vita nuova.

Se volete aiutare tante Jennifer …….chiamateci.

Servizio Civile con gli Amici di Lazzaro “Nuove strade per vivere”

Sono aperte le selezioni per il Servizio Civile da svolgere con gli Amici di Lazzaro.
Il progetto si chiama
“Nuove strade per vivere 2017” per il quale si cercano 4 volontari

Sede progetto: Associazione Amici di Lazzaro che da anni si occupa di persone che vivono situazioni di sofferenza ed emarginazione (donne e minori stranieri, anziani soli, rifugiati politici, indigenti, ecc.) con iniziative gratuite autofinanziate che coinvolgono varie decine di volontari divisi su diversi gruppi di servizio.

Il servizio sarà su tre ambiti:

1) Attivazione di nuovi servizi di prevenzione
antitratta e sostegno per donne in difficolt
2) Sostegno a interi nuclei famiglie e giovanissimi
3) Sensibilizzazione su povertà, disoccupazione e formazione

QUI IL LINK PER PRESENTARE LA DOMANDA

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Requisiti e condizioni di ammissione: (tratto dal bando ministeriale)

Ad eccezione degli appartenenti ai corpi militari e alle forze di polizia, possono partecipare alla selezione i giovani, senza distinzione di sesso che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età, in possesso dei seguenti requisiti:

– essere cittadini italiani;

– essere cittadini degli altri Paesi dell’Unione europea;

– essere cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia;

– non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata.

I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda e, ad eccezione del limite di età, mantenuti sino al termine del servizio.

Non possono presentare domanda i giovani che:

 a) abbiano già prestato servizio civile nazionale, oppure abbiano interrotto il servizio prima della scadenza prevista, o che alla data di pubblicazione del presente bando siano impegnati nella realizzazione di progetti di servizio civile nazionale sensi della legge n. 64 del 2001, ovvero per l’attuazione del Programma europeo Garanzia Giovani;

  1. b) abbiano in corso con l’ente che realizza il progetto rapporti di lavoro o di collaborazione retribuita a qualunque titolo, ovvero che abbiano avuto tali rapporti nell’anno precedente di durata superiore a tre mesi.

 Non costituisce causa ostativa alla presentazione della domanda di servizio civile nazionale l’aver già svolto il servizio civile nell’ambito del programma europeo “Garanzia Giovani” e nell’ambito del progetto sperimentale europeo IVO4ALL o aver interrotto il servizio civile nazionale a conclusione di un procedimento sanzionatorio a carico dell’ente originato da segnalazione dei volontari.

 Procedure selettive

 Il candidato deve presentarsi al colloquio per le selezioni secondo le date previste dal relativo calendario pubblicato sulla Home Page del sito www.volontariato.torino.it. La pubblicazione del calendario ha valore di notifica della convocazione e il candidato che, pur avendo inoltrato la domanda, non si presenta al colloquio nei giorni stabiliti senza giustificato motivo, è escluso dalla selezione per non aver completato la relativa procedura.

 Presentazione delle domande 

 La domanda di partecipazione, indirizzata direttamente a Vol.To, deve pervenire presso la sede di Via Giolitti, 21 – Torino entro e non oltre le ore 14.00 del 26 giugno 2017 secondo le seguenti modalità:

1) con Posta Elettronica Certificata (PEC) – indirizzata a volontariato.torino@pcert.it – di cui è titolare l’interessato, avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf;

2) a mezzo “raccomandata A/R”;

3) consegnate a mano.

La domanda, firmata dal richiedente, deve essere:

– redatta secondo il modello riportato nell’Allegato 2 al presente bando, attenendosi scrupolosamente alle istruzioni riportate in calce al modello stesso e avendo cura di indicare la sede per la quale si intende concorrere;

– accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale;

– corredata dalla scheda di cui all’Allegato 3 contenente i dati relativi ai titoli.

 Per informazioni : serviziocivile@volontariato.torino.it – numero verde 800.590003

QUI IL LINK PER PRESENTARE LA DOMANDA

Spiritualita’, liberta’ e consolazione (di Paolo Botti)

liberta-personaleL’impegno dell’associazione che rappresento, Amici di Lazzaro, e’ articolato. Per contattare le vittime di tratta i volontari escono due-tre sere a settimane in strada, con una cosiddetta “unità mobile”

L’associazione è formata da un centinaio di volontari tra cui non ci sono né mediatori né operatori. Fra le attività proposte alle donne contattate ci sono: un laboratorio di italiano per ragazze (non solo quelle che provengono dalla tratta); un’attività di doposcuola per bambini, cui partecipano anche figli di ragazze che sono state vittime della tratta; il supporto legale e consigli sulla ricerca di lavoro, formazione e la possibilità di fuggire dallo sfruttamento (art.18 o vie ordinarie di legalizzazione).

 

La dimensione della spiritualità delle ragazze nigeriane è importante sia quando sono ancora in strada, sia quando ne sono uscite.

 

E’ molto utile capire la posizione della famiglia di provenienza rispetto alla spiritualità sia per quel che concerne il ju-ju, la religione tradizionale, sia per la confessione cristiana di appartenenza. E’ fondamentale capire che importanza ha per lei, e per la sua famiglia, il giuramento fatto con gli sponsor trafficanti. A volte le ragazze non credono al vudu, ma i loro famigliari sì, questo le influenza perché le lamentele e le pressioni dei parenti creano molta ansia e preoccupazione in loro, la paura delle famiglie non può essere dimenticata. Se invece crede anche la ragazza nell’efficacia del giuramento (nel patto fatto con il tradizionale rito vudu) e ha paura è necessario intervenire su di lei e sulla famiglia; se la paura rimane latente la persona è come bloccata e molti comportamenti a noi incomprensibili possono avere origine proprio dal terrore del vudù o dalla lettura che le ragazze danno di eventi quotidiani in chiave vudù:

La compagna di stanza russa o parla nel sonno : “è una strega”.

Il sognare un parente: “è la madame che vuol fare qualcosa di male”.

Ammalarsi e prendere la febbre o dolori: “ è una punizione”.

Muore un parente: “è colpa mia” “è stata la madame”.
“Father, pray for me, padre , preghi per me”

Per tentare di aprire una breccia in questo mondo spirituale complesso e a noi così lontano, la nostra associazione ha creato una rete di sacerdoti che non necessariamente vengono in strada con noi ma che conoscono il problema (e che preferibilmente conoscono l’inglese) e sono disponibili ad incontrare in chiesa o parlare al telefono alle ragazze.

Argomento dei colloqui possono essere semplici richieste di preghiera della ragazza o domande su questioni spirituali. Non si tratta quindi di confessione o sacramenti ma piuttosto di assistenza e consigli spirituali.

Dato che lo sfruttamento nigeriano ha come specifico l’aspetto spirituale bisogna lavorare molto su questo piano e vi sono vari segni cristiani graditi dalle ragazze: le “chaplet”ovvero rosari con il crocifisso da portare al collo, il Vangelo o la Bibbia in inglese e altri gesti di natura religiosa come dare alle ragazze un messaggio cartaceo o un sms con una frase di incoraggiamento o riflessione tratta dalla Bibbia. Infatti moltissime ragazze mandano messaggi ai parenti, ai fratelli, alle sorelle in Nigeria scrivendo frasi della Bibbia, specie dai Salmi, per esempio: «The Lord is With you», oppure «The Lord is my sheppard».

“Una volta siamo andati a casa di una ragazza che era uscita dalla tratta: tutte le sere chiamava il fratello, si metteva in ginocchio e pregava in diretta telefonica insieme a lui, in Nigeria e lei in Italia. Anche se le ragazze sono talvolta cristiane protestanti in genere le ragazze accettano volentieri un colloquio con un sacerdote cattolico, perché è visto come una figura affidabile e come una opportunità interessante.”

“Avevo giurato di pagare, lo spirito (del juju) mi punirà?” Il compito dei sacerdoti o altre figure religiose è anche quello di rassicurare sulla correttezza della scelta fatta dalla ragazza quando hanno lasciato i propri sfruttatori senza saldare il debito rompendo quindi anche un giuramento vudù.

In prospettiva sarebbe utile un accompagnamento anche alla crescita umana e spirituale della persona, per andare oltre la paura, e curare spiritualmente le ferite subite nella tratta. Talvolta i colloqui spirituali possono essere utili anche per chi ha non è stata sfruttata, ma che nella sua vita di strada ha conosciuto violenze, umiliazioni e ferite che lasciano comunque il segno. L’assistenza spirituale non esclude un eventuale supporto psicologico, perché si tratta di piani diversi.

 

Creare una rete di sacerdoti, suore, religiosi in genere può essere di grande aiuto per le ragazze che credono nel vudù e nel ju ju perché molte di loro hanno paura, si sentono perseguitate, oppure hanno sofferto talmente tanto che hanno bisogno di guarire da sofferenze che sono di tipo spirituale.

Un altro aspetto importante è il fatto che noi diciamo spesso alle ragazze che il giuramento non è valido se non è stata detta loro tutta la verità, cioè che se c’è stata la menzogna nell’atto della sua formulazione il patto è nullo. Per quanto riguarda l’aspetto spirituale, proponiamo alle ragazze che accogliamo una riflessione su Dio che, diciamo loro, viene non solo a consolare ma soprattutto a liberare. Purtroppo spesso per le ragazze Dio è solo una fonte di consolazione che si esplica col sollievo portato dalla preghiera. Noi cerchiamo di riportare l’essenza vera del cristianesimo: Dio non viene a dare consolazione, ma viene a dare libertà. Insistiamo anche sul fatto che la libertà non evita il ricevere il male, cioè se tu credi in Dio non eviti la sofferenza. Dio non ti libera dal ricevere il male, ma dal farlo. Dio non ti libera dal dolore, ma dalla disperazione del dolore. Quindi incoraggiamo le ragazze a credere in Dio perché questo darà loro la forza per affrontare le avversità e per cercare ad esempio il momento giusto per scappare.

Proseguendo nelle proposte, la spiritualità ha bisogno anche di luoghi di comunione, di aggregazione. Una ragazza ospite in comunità un giorno mi ha chiesto come fare, e dove andare, per trovare amici italiani. Per molte delle ragazze nigeriane, gli unici luoghi di aggregazione sono le chiese di diverse confessioni cristiane (pentecostali, evangeliche o cattoliche), ed è preferibile avere proposte e offerte positive, evitando che la solitudine porti le ragazze a buttarsi in affetti, gruppi o amicizie che approfittino della sua momentanea difficoltà o bisogno di relazioni. Il problema è che dovremmo creare dei ponti: noi come associazione abbiamo cercato di farlo inserendo le ragazze nelle parrocchie, in ambiti di normalità: il coro (se alle ragazze piace cantare) o in altre attività di cui la ragazza abbia piacere di fare esperienza. In genere i gruppi giovanili accolgono abbastanza bene uno straniero, però è importante preparare l’accoglienza in modo che vi sia nei gruppi, cori, corsi qualcuno che aspetta la ragazza, che quando arriva si senta attesa, salutata, accolta. Noi abbiamo visto che tutte le ragazze che si sono inserite in gruppi sportivi, parrocchie ecc. riescono poi facilmente a crearsi una rete e ciò ha poi anche ripercussioni positive sul lavoro, nel senso che a volte capita che tramite conoscenti italiani riescono a trovare un’occupazione. Ma ciò serve anche per avere un sostegno spirituale, perché ciò fa in modo che loro abbiano una comunità di riferimento che non è solo etnica ma anche aperta al territorio.

 

Per fare questi ci vogliono volontari che comprendano questa dimensione spirituale, è importante che il volontario sia inserito in lavori di équipe che gli permettano di approcciarsi alla dimensione spirituale che per le ragazze è molto importante. Inoltre è importante – e questa è una proposta che faccio al mondo cattolico – utilizzare ritualità e pratiche che sono molto vicine alla realtà protestante. Ad esempio il “Rinnovamento dello spirito”, movimento cattolico cui partecipano 300.000 persone in Italia, ha un tipo di preghiera e una gestualità molto libera e dei canti che sono praticamente gli stessi delle ragazze. Questo movimento tra l’altro prevede un percorso chiamato “Seminario di Vita Nuova”, cioè sette incontri molto interessanti che alcune delle nostre ragazze hanno seguito. Cercarle di inserire in movimenti come questo è molto importante perché qui trovano la loro preghiera però inserita in un contesto italiano in cui trovano una rete, trovano amicizie e accoglienza.

Un’altra proposta, a proposito della ritualità, sarebbe quella di pensare ed inventare dei riti che siano mirati alle ragazze ancora sotto sfruttamento: molte volte con le ragazze che incontriamo in strada facciamo dei falò, delle iniziative cui partecipano tante ragazze insieme della stessa zona.

Ultima cosa su cui bisogna fare molta attenzione è che questa formazione umana e spirituale è fondamentale anche per prevenire il fenomeno della tratta, perché molte madame sono ex ragazze sfruttate. A volte succede che molte ragazze che magari hanno fatto i percorsi d’accoglienza, trovandosi senza lavoro, finiscano spesso in attività poco lecite, e per disperazione ad alimentare una prostituzione “fai da te”.

 

A questo proposito una esistono esperienze interessanti: ci sono delle comunità cattoliche di lingua inglese (a Torino c’è la comunità di S. Tommaso, o il gruppo ecumenico di lingua inglese al Cafasso) in cui vengono attivati gruppi di auto-aiuto tra nigeriani. Questi gruppi si trovano anche in tutte le parrocchie in Nigeria (CWO, CMO, Catholic Women or Man Organization): per esempio quando alcune ragazze perdono il lavoro e non sanno come pagare l’affitto, questi gruppi intervengono dando loro un sostegno economico e aiuto reciproco. Aiutare e sostenere questi gruppi è molto importante per evitare di lasciare le ragazze nella solitudine e nel vuoto.

Concludendo direi che la dimensione spirituale non è tutto, ma è fondamentale e complementare a quella lavorativa, affettiva e materiale. Le ragazze, le donne che incontriamo hanno dei bisogni esteriori e interiori a noi sta capire come accompagnarle e tirare fuori il meglio da loro, e magari con un po’ di umiltà imparare da loro, recuperando e riscoprendo la dimensione cristiana della vita, non può che farci bene.

Paolo Botti, responsabile dell’Associazione Amici di Lazzaro www.amicidilazzaro.it , da anni si occupa di tratta e del loro reinserimento e accoglienza.

La tratta delle nere

rapporto201130 arresti tra Nigeria, Italia e altri paesi europei per associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitu’, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. L’operazione è stata eseguita dai Ros su ordine della magistratura di Ancona. Al centro delle indagini un’organizzazione transnazionale, di matrice prevalentemente nigeriana, dedita allo sfruttamento di connazionali. Le ragazze venivano fatte arrivare illegalmente in Italia e poi ridotte in schiavitù con il ricorso a violenza, riti esoterici e minacce ai familiari nel paese di origine. Anche due medici italiani tra gli arrestati: l’accusa è di aver eseguito aborti clandestini su ordine dell’organizzazione. La tratta degli esseri umani è la terza fonte di reddito per i criminali in Italia, un giro di affari “inestimabile”, come ha ammesso Francesco Rutelli, in una relazione del Copasir. Paolo Botti, dell’Associazione Cattolica “Amici di Lazzaro” si occupa da anni di fornire aiuto ed assistenza alle ragazze nigeriane che cercano di fuggire dai loro aguzzini: “I numeri sono spaventosi, si stima che in Italia arrivino ogni anno 40, 50mila schiave; vengono private dei documenti e costrette a pagare cifre fino a 70mila euro per riavere un’identità. Noi riusciamo a strapparne dal giro decine ogni anno”. Gli arrivi sembrano essersi un po’ ridotti negli ultimi mesi, a causa della crisi economica che ha ridotto gli introiti anche nell’ambito della prostituzione ma sono pochi gli interventi di sistema per arrestare il fenomeno della tratta degli esseri umani: “Le forze dell’ordine fanno molto per la repressione del fenomeno – prosegue Botti – ma gli sforzi investigativi si infrangono di fronte ad una giustizia immobile che impiega 10 anni a concludere i processi”. Fondamentale anche la sensibilizzazione dei clienti, secondo i volontari dell’associazione: “la persona che si trovano di fronte subisce violenze e soprusi inimmaginabili”.
CNRmedia
http://www.cnrmedia.com/cronaca/newsid/3836/la-tratta-delle-nere.aspx