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Giovani in servizio 2018

Gli Amici di Lazzaro

lanciano la proposta
” GIOVANI IN SERVIZIO 2018″, per le nuove attivita’ del 2017-2018 a Torino.

L’associazione cerca circa 65 giovani dai 16 ai 30 anni per

— doposcuola medie (6)
— doposcuola elementari (2)
— corsi di italiano a ragazze straniere (4)
— ascolto e aiuto a ex vittime di tratta (2)
— nuova unita’ di strada serale per le vittime di tratta (si tratterà di una modalità innovativa di educativa) (6)
— animazione, gioco e preghiera con ragazzini stranieri disagiati (6)
— animatori e cantori per il coro gopel/rock multietnico “Fire” (6)
— animatori per incontri in scuole e parrocchie su tratta e bioetica (6)
— volontarie per serate di accoglienza e svago con ragazze accolte dall’associazione (6)
— serate di preghiera, ascolto e amicizia con i senzacasa (8)
— progetto sostegno ai cristiani perseguitati in Torino (ex musulmani, o cristiani che vivono in centri per rifugiati a prevalenza musulmana) (4)
— progetto contro i matrimoni combinati e forzati (4)
— progetto di educativa contro sexting/utero in affitto/pornografia (4)

possiamo inserire anche qualche adulto in alcune di queste iniziative ma solo se 3/4 dei volontari sono sotto i 35 anni per mantenere la prevalenza giovanile dell’associazione

per informazioni:  info@amicidilazzaro.it   tel e whatsapp 3404817498

 

Gli “Amici di Lazzaro” dalla parte degli ultimi

adl ufficioL’associazione nata nel ’97 ha fra i suoi impegni la lotta alle vittime della tratta della prostituzione. Tra  gli altri obiettivi l’aiuto alle famiglie in difficolta’   Elena Spagnolo – Repubblica – Torino

“L’unità di strada funziona così. Ci troviamo di sera, con un gruppo di volontari. Saliamo sul furgoncino dell’associazione e andiamo in giro per la città, di notte. Incontriamo le ragazze e scambiamo qualche parola con loro: cerchiamo di costruire un rapporto alla pari”. Così Laura, volontaria dell’associazione Amici di Lazzaro, racconta come lei e altri giovani incontrano le prostitute straniere, soprattutto nigeriane. “Offriamo innanzitutto dialogo e amicizia; poi parliamo anche della possibilità di lasciare la strada”.

Un’attività, quella di vicinanza e sostegno alle vittime della tratta, che da molti anni contraddistingue l’associazione torinese. “Amici di Lazzaro è nata nel 1997. Tutto è partito perché io e altri giovani, poco più che ventenni, insieme al padre gesuita P. JeanPaul Hernandez avevamo cominciato a frequentare i senza tetto di Porta Nuova – racconta Paolo Botti, fondatore e presidente – In stazione conoscemmo anche alcune prostitute nigeriane, e cominciammo a occuparci di vittime della tratta”. Con gli anni l’associazione è cresciuta, insieme alle attività. Oggi i volontari sono circa 80, e organizzano anche corsi di italiano per donne straniere, doposcuola per alunni di elementari e medie, sostegno alle famiglie, progetti in Romania.

“In questo periodo aiutiamo circa 120 famiglie in difficoltà – spiegano – soprattutto di due tipi: ex vittime della tratta, oppure lunaparchisti. Abbiamo conosciuto questo mondo anni fa, insegnando catechismo nelle aree lunapark delle città. Molti lavoratori di questo settore soffrono la crisi: hanno attrazioni vecchie, lavorano poco. Così diamo loro sostegno economico, o alimenti”. L’associazione ha anche un piccolo punto di accoglienza, 4 o 5 posti letto. “Lo spirito è quello di essere amici dei poveri, dei piccoli. Cerchiamo di rispondere alle necessità. Ad esempio, ora servirebbero spazi più grandi per l’accoglienza, non riusciamo a soddisfare tutte le richieste. L’associazione vive solo di donazioni”. Molte energie sono dedicate alle vittime della tratta. “Incontriamo circa 400, 500 ragazze all’anno. Di queste, circa 40-50 ogni anno riescono a uscire dal giro. Ci occupiamo soprattutto di ragazze nigeriane, che nell’80% dei casi sono costrette a prostituirsi: è più facile avvicinarle perché non sono controllate a vista dai loro sfruttatori, che però le costringono minacciando ritorsioni contro le loro famiglie in Africa. Spesso poi sono soggiogate psicologicamente: chi le porta in Italia fa dei riti vodoo, convincendole che se non rispetteranno i patti succederà qualcosa di brutto. Tra i servizi che diamo c’è una rete di contatti in Nigeria per aiutare le famiglie di chi lascia”.

“Sono ragazze costrette con la violenza – spiega Laura – vogliamo sensibilizzare perché se non ci fossero i clienti sarebbe diverso. Invece sono tanti, è un argomento di cui si parla poco, tabù”. Gli amici di Lazzaro sono giovani: l’età va dai 28 ai 30, 35 anni. “L’associazione è di ispirazione cattolica e molti sono credenti, ma c’è anche qualche ateo” racconta Paolo, il presidente. Lui ha lasciato il suo posto di fisso vent’anni fa per dedicarsi all’associazione. “Volevo partire per l’Africa, poi ho capito che potevo fare molto anche qui”

 

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/03/26/news/gli_amici_di_lazzaro_dalla_parte_degli_ultimi-32203672/

 

Insegnare l’italiano per integrare. Cerchiamo volontari (tanti)

Per settembre 2017…..

Abbiamo molte richieste di giovani e adulti che vogliono imparare l’italiano e avere occasioni di dialogo e conoscenza per integrarsi e migliorare la loro condizione di vita.
Le attività si svolgono il martedì e mercoledì al pomeriggio in via Bibiana 29 a Torino.
E’ una piccola sede in cui riusciamo a fare molte cose per aiutare chi e’ in difficoltà.
Se vuoi aiutarci contattaci molto rapidamente via email info@amicidilazzaro.it  oppure via sms/Whatsapp al 3404817498

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nel 2017 hanno partecipato ai corsi circa 100 donne di circa 22 nazioni

Servizio Civile con gli Amici di Lazzaro “Nuove strade per vivere”

Sono aperte le selezioni per il Servizio Civile da svolgere con gli Amici di Lazzaro.
Il progetto si chiama
“Nuove strade per vivere 2017” per il quale si cercano 4 volontari

Sede progetto: Associazione Amici di Lazzaro che da anni si occupa di persone che vivono situazioni di sofferenza ed emarginazione (donne e minori stranieri, anziani soli, rifugiati politici, indigenti, ecc.) con iniziative gratuite autofinanziate che coinvolgono varie decine di volontari divisi su diversi gruppi di servizio.

Il servizio sarà su tre ambiti:

1) Attivazione di nuovi servizi di prevenzione
antitratta e sostegno per donne in difficolt
2) Sostegno a interi nuclei famiglie e giovanissimi
3) Sensibilizzazione su povertà, disoccupazione e formazione

QUI IL LINK PER PRESENTARE LA DOMANDA

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Requisiti e condizioni di ammissione: (tratto dal bando ministeriale)

Ad eccezione degli appartenenti ai corpi militari e alle forze di polizia, possono partecipare alla selezione i giovani, senza distinzione di sesso che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età, in possesso dei seguenti requisiti:

– essere cittadini italiani;

– essere cittadini degli altri Paesi dell’Unione europea;

– essere cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia;

– non aver riportato condanna anche non definitiva alla pena della reclusione superiore ad un anno per delitto non colposo ovvero ad una pena della reclusione anche di entità inferiore per un delitto contro la persona o concernente detenzione, uso, porto, trasporto, importazione o esportazione illecita di armi o materie esplodenti, ovvero per delitti riguardanti l’appartenenza o il favoreggiamento a gruppi eversivi, terroristici o di criminalità organizzata.

I requisiti di partecipazione devono essere posseduti alla data di presentazione della domanda e, ad eccezione del limite di età, mantenuti sino al termine del servizio.

Non possono presentare domanda i giovani che:

 a) abbiano già prestato servizio civile nazionale, oppure abbiano interrotto il servizio prima della scadenza prevista, o che alla data di pubblicazione del presente bando siano impegnati nella realizzazione di progetti di servizio civile nazionale sensi della legge n. 64 del 2001, ovvero per l’attuazione del Programma europeo Garanzia Giovani;

  1. b) abbiano in corso con l’ente che realizza il progetto rapporti di lavoro o di collaborazione retribuita a qualunque titolo, ovvero che abbiano avuto tali rapporti nell’anno precedente di durata superiore a tre mesi.

 Non costituisce causa ostativa alla presentazione della domanda di servizio civile nazionale l’aver già svolto il servizio civile nell’ambito del programma europeo “Garanzia Giovani” e nell’ambito del progetto sperimentale europeo IVO4ALL o aver interrotto il servizio civile nazionale a conclusione di un procedimento sanzionatorio a carico dell’ente originato da segnalazione dei volontari.

 Procedure selettive

 Il candidato deve presentarsi al colloquio per le selezioni secondo le date previste dal relativo calendario pubblicato sulla Home Page del sito www.volontariato.torino.it. La pubblicazione del calendario ha valore di notifica della convocazione e il candidato che, pur avendo inoltrato la domanda, non si presenta al colloquio nei giorni stabiliti senza giustificato motivo, è escluso dalla selezione per non aver completato la relativa procedura.

 Presentazione delle domande 

 La domanda di partecipazione, indirizzata direttamente a Vol.To, deve pervenire presso la sede di Via Giolitti, 21 – Torino entro e non oltre le ore 14.00 del 26 giugno 2017 secondo le seguenti modalità:

1) con Posta Elettronica Certificata (PEC) – indirizzata a volontariato.torino@pcert.it – di cui è titolare l’interessato, avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf;

2) a mezzo “raccomandata A/R”;

3) consegnate a mano.

La domanda, firmata dal richiedente, deve essere:

– redatta secondo il modello riportato nell’Allegato 2 al presente bando, attenendosi scrupolosamente alle istruzioni riportate in calce al modello stesso e avendo cura di indicare la sede per la quale si intende concorrere;

– accompagnata da fotocopia di valido documento di identità personale;

– corredata dalla scheda di cui all’Allegato 3 contenente i dati relativi ai titoli.

 Per informazioni : serviziocivile@volontariato.torino.it – numero verde 800.590003

QUI IL LINK PER PRESENTARE LA DOMANDA

La Nuova evangelizzazione, aiutata dai musulmani

di Samir Khalil Samir – I migranti islamici aiutano l’occidente secolarizzato a riscoprire la dimensione del sacro, il pudore, ma anche il coraggio a testimoniare in pubblico la propria fede. I cristiani dimenticano di evangelizzare i musulmani perché troppo tiepidi e insicuri nella loro fede cristiana. La missione è un gesto di amore espresso attraverso l’amicizia. La testimonianza di uno degli esperti del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione

Beirut (AsiaNews) – Le migrazioni di musulmani in occidente sono una strada provvidenziale per noi cristiani per riscoprire la nostra fede e per evangelizzare queste comunità. L’Instrumentum Laboris del Sinodo sulla Nuova evangelizzazione parla della necessita di riscoprire la fede e la sua ragionevolezza e allo stesso tempo mette in luce le nuove situazioni e i nuovi areopaghi in cui si svolge la missione di oggi: fra questi vi sono appunto le migrazioni.

Buona Notizia e proselitismo

Va detto però che nel mondo musulmano già l’uso della parola “evangelizzare” è un problema. A tutt’oggi, la parola araba “tabshīr” è utilizzata dai musulmani per esprimere un proselitismo di tipo negativo, un aspetto aggressivo della missione. Spesso, discutendo con i miei amici islamici, io spiego loro che invece il verbo si usa anche nel Corano, in modo molto nobile. Nel libro sacro ai musulmani, si mette questa parola nella bocca di Gesù, che dice: ” Io vi porto il lieto annunzio (“vangelo”) di un profeta che verrà dopo di me il cui nome è Ahmad” (wa-mubashshiran bi-rasulin ya’ti min ba’di smuhu Ahmad = Corano 61:6). In pratica, secondo il Corano, Gesù porta il lieto annunzio profetizzando la venuta di Maometto.

I musulmani citano spesso questa frase, come uno dei loro “dogmi” o delle cosiddette “prove” che dimostrano la superiorità dell’islam sul cristianesimo, Maometto essendo l’ultimo profeta mandato da Dio all’umanità, il “sigillo dei profeti” (khâtam al-nabiyyîn), come dice il Corano 33:40. Anni fa insegnavo filosofia araba all’università del Cairo. I miei studenti (18 in tutto) erano tutti musulmani. Un giorno, alla fine di un corso, uno di loro mi ha accusato: “Lei è venuto qui per fare proselitismo! (tabshīr)”. Io gli ho risposto che mi faceva troppo onore, perché secondo il Corano sono i profeti che fanno tabshir e addirittura Cristo stesso. Lui, un po’ confuso, mi risponde che non intendeva usare quella parola in quel senso. E io gli ho detto che non conoscevo altro senso se non quello con cui la parola è usata nel Corano.

Musulmani e cristiani con un messaggio al mondo intero

La discussione è servita a chiarire le nostre reciproche posizioni. Voi musulmani – spiegavo – avete l’obbligo di fare la Da’wa; avete istituzioni politiche e sociali per fare “l’appello” alla fede, per invitare i non musulmani a aderire all’islam.

Io trovo giusto che voi invitiate la gente a diventare musulmani, perché è segno che ci credete sul serio. Ma anche noi cristiani abbiamo questo obbligo di annunciarvi il lieto annunzio del Vangelo. Come lo dice il Signore risuscitato ai suoi discepoli: “Andate nel mondo intero, proclamate la Buona Notizia (= Vangelo) a tutta la creazione” (Marco 16:15). Si tratta dunque di una missione universale, valida per tutti e tutte.

Insomma, occorre ricordare a noi e ai musulmani che l’evangelizzazione non è scovare trucchi per convertire o manipolare l’altro, ma il desiderio di mettere a disposizione dell’altro quanto di bello abbiamo scoperto nella nostra vita.

Verità e Libertà, per amore dell’altro

Il problema è che i musulmani non permettono questa libertà di evangelizzare, col motivo che nessuno ha la libertà di rinunciare alla Verità che è nell’Islam. Ma usano di tutti i mezzi per fare la Da’wa, la propaganda islamica. Basta un minuto per fare la doppia proclamazione di fede, la shahâda: “Proclamo che non c’è altro Dio che Dio, e che Muhammad è suo Profeta!”

Spesso spiego ai miei amici musulmani che la libertà è il dono più grande che Dio abbia fatto all’umanità. Dio ci lascia liberi di fare il male, non ci punisce tutte le volte che sbagliamo, anzi ci permette che ci allontaniamo da lui. Certo, Lui c’indica la via del bene, a traverso l’insegnamento dei suoi Messaggeri, ma non obliga nessuno a seguirla.

Ciò significa che la libertà di scelta è fondamentale anche per Dio! Del resto, quel che distingue l’animale dall’uomo è proprio la coscienza. L’animale è programmato con l’istinto, che li permette di agire istintivamente in conformità con la sua propria natura. L’uomo è libero: puo’ scegliere di fare il male, puo’ scegliere di ubriacarsi o di mangiare oltre misura fino ad esserne malato. Non ha l’istinto che lo guida in modo sicuro; invece ha la sua coscienza, che deve pero’ affinare ed educare.

Ciò significa che occorre avere la libertà di scegliere la via che voglio seguire. Occore avere la libertà di annunciare il Vangelo o il Corano per promuovere l’atto di libertà, cosi’ tipico dell’Uomo. Questo significa anche che l’annuncio non può essere un atto di conquista, ma solo un gesto di amore verso l’altro.

Evangelizzazione, un obbligo di amore

L’evangelizzazione per noi cristiani è un obbligo evangelico ed un obbligo di amore (Matteo 28, 19-20). Ma per motivi sociologici o altro, ci vergogniamo di farlo, magari per un falso rispetto della libertà altrui. Ma se è per amore che evangelizziamo, allora troverò il modo di trasmettere la cosa più bella che posseggo ed essere pronto anche a ricevere il loro messaggio.

Un esempio: per me, ogni giorno, sentendo il muezzin, io mi ricordo di Dio e mi metto a pregare col cuore con i musulmani che in questo momento alzano il cuore verso Dio, in uno scambio di esperienze spirituali. Di fatto, senza saperlo, i musulmani ci stanno evangelizzando.

Il musulmano infatti non ha timore di presentare la sua fede; il cristiano in Occidente si vergogna, pensando che la sua fede è un valore privato. Perciò, in Occidente i cristiani – guardando i musulmani – devono convertirsi per comprendere che la religione fa parte delle realtà spirituali della vita, affianco a tutte le altre e non c’è bisogno di nasconderla. Dobbiamo imparare a essere orgogliosi della nostra fede, senza per questo cadere nell’ostentazione o nella propaganda e il proselitismo.

L’immigrazione musulmana, un atto della Provvidenza divina

Anche la presenza di gruppi musulmani nei Paesi europei e occidentali richiede con urgenza l’evangelizzazione. Nei Paesi islamici è quasi impossibile invitare un musulmano a scoprire il Vangelo. Quasi ovunque, anche nei Paesi musulmani detti “laici” (Turchia, Tunisia per esempio), la conversione dall’islam al cristianesimo non è, in pratica, un atto banale o permesso. Tale difficoltà è dovuta al fatto che l’islam, essendo una realtà politico-militare come anche religiosa-spirituale, considera la conversione come un tradimento della “Nazione musulmana” (la Ummah), e vieta l’evangelizzazione sotto pena di prigione o di morte.

Ma l’immigrazione ha cambiato i connotati della questione. In Europa occidentale ci sono circa 15 milioni di musulmani. Troppo spesso si vede questo loro arrivo come un’invasione, e forse lo è in una certa misura, perché sta cambiando troppo velocemente la struttura della società, e rischia di modificare profondamente la società nel futuro.

Ma c’è anche un’altra lettura possibile. Se quest’immigrazione, essenzialmente per motivi economici, fosse un gesto della Provvidenza divina che manda i musulmani in un terreno più liberale e neutrale. Perciò, invece di vedere l’immigrazione come un’aggressione, vediamola come una possibilità di incontro e di scambio di valori: loro presentano la loro spiritualità, e noi abbiamo la possibilità di presentare con libertà la nostra spiritualità. Mi sembra più costruttivo e positivo cambiare registro e vedere questa immigrazione come un dono di Dio.

Semplicità e coraggio per dirsi credente ed annunziare l’Amore di Dio in Cristo

Ma di fatto mi sembra che siamo noi cristiani ad essere carenti. I musulmani – magari con il loro modo talvolta eccessivo di esibire la loro religione – ci spingono a riscoprire la nostra spiritualità e il coraggio di proclamarsi con semplicità credente: una volta noi attraversavamo anche i mari sconosciuti per annunciare il Vangelo; ora diciamo che perfino a casa nostra “è impossibile annunciare” perché “l’ambiente sociologico non lo permette” o perché “bisogna andare cauti”, oppure per un falso “rispetto” dell’altro.

Invece, in Europa, ormai un musulmano può entrare in una chiesa quando vuole; se vuole leggere il Vangelo, può acquistarlo in una libreria (in alcuni Paesi islamici è proibito introdurre Vangeli). Dobbiamo guardare questa situazione di libertà come una grande occasione di evangelizzazione, e con infinito rispetto della libertà loro. Non dobbiamo essere irrealisti, ma dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento verso i musulmani, pensando che anche loro attendono l’amore infinito di Gesù.

Come evangelizzare i musulmani?

Come si fa l’evangelizzazione con i musulmani? La cosa primaria è l’amicizia. Evangelizzare non è aggredire, ma creare amicizia senz’altro scopo che la simpatia, l’accoglienza, la fraternità. E questo si può fare ovunque: per strada, coi vicini, a scuola, nel lavoro, nel bus, nel treno … E parlando, affrontando i problemi della vita, dei figli, ognuno comunica la propria visione, testimonia i propri valori e il fondamento della propria fede.

Per esempio, talvolta mi trovo con alcuni musulmani che osservano il puro e l’impuro nei cibi, e provano disgusto a vedermi mangiare del maiale. Io spiego loro che per noi cristiani “tutto è puro per quelli che sono puri“, come dice Paolo (Tito 1:15), in conformità con l’insegnamento di Gesù : “Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!» (Mt 15:11). Perciò, per noi non vi sono divieti sul cibo. Questa piccola cosa mostra che perfino nelle cose di tutti i giorni noi possiamo offrire il segno della novità cristiana.

Oppure quando due mamme scambiano le loro esperienze con i figli e le figlie, c’è il messaggio del Vangelo che passa attraverso scambi apparentemente banali … se siamo penetrati dal Vangelo. L’evangelizzazione comincia con noi stessi, con lasciarci prendere da Cristo per vivere più seriamente l’ideale del Vangelo.

In Europa ci sono migranti della prima o della terza generazione, che non si sentono accettati: questa vicinanza fraterna, piena di testimonianza è importante. L’evangelizzazione non è un corso di teologia sulla Trinità, non suppone studi particolare. L’evangelizzazione è una testimonianza di vita fraterna, solidare e pura.

Siamo anche evangelizzati dal musulmano

Allo stesso tempo, in una società occidentale così secolarizzata, dove il denaro è diventato una divinità (il Mammone del Vangelo) (Matteo 6:24, e Luca 16:9-13), dove il sesso è divenuto una cosa banale, quasi un gioco o uno sfogo di tipo animale, certi atteggiamenti di pudore dei musulmani sono importanti anche per noi. E il richiamo quotidiano del musulmano all’unicità divina: Non c’è altra divinità che Dio: né soldi, né sesso, né potere … solo Dio conta, ci riporta all’essenziale della fede cristiana.

Troppo spesso in Europa incontro vescovi e sacerdoti che sono fin troppo cauti nella testimonianza e nell’evangelizzazione verso i musulmani. Essi preferiscono lasciare ognuno nella sua religione, perché tanto “tutti si salvano nella loro tradizione”… e qualcuno aggiunge “come l’ha insegnato il Vaticano II” ! In realtà in questione qui non c’è la salvezza finale (che è un affare di Dio), ma il desiderio di condividere la gioia della salvezza ora. E l’amore consiste nel comunicare all’altro ciò che io ho ricevuto.

In conclusione

Nel cristianesimo odierno in Europa c’è una mancanza di convinzione nel Vangelo. Lo scambio e la convivenza fra cristiani e musulmani ci potrà aiutare a scoprire la ricchezza della fede cristiana. Quando un musulmano mi parla della bellezza e della pratica della sua fede, o della preghiera, dell’adorazione, ecc… risveglia in me elementi simili presenti nella mia tradizione. Attraverso i musulmani possiamo riscoprire il valore del sacro nella vita e riscoprire la ricchezza della nostra tradizione. Diam’s, la cantante rapper francese di origine cipriota, Mélanie Georgiades ,si è convertita all’islam perché ha scoperto quanto i musulmani ci tengono alla preghiera.

L’immigrazione musulmana ha certo in alcuni casi un carattere aggressivo, soprattutto quando i musulmani pretendono di seguire i loro costumi e le lore norme in Occidente, con poco rispetto per i costumi e norme del Paese d’immigrazione. E’ una realtà di ogni giorno – ma non è una realtà generalizzata – che bisogna osservare con attenzione.

Mi sembra però più importante di guardare alle migrazioni non come un’aggressività da temere, ma come una possibilità di scambio di esperienze profonde, e soprattutto come un’occasione provvidenziale. Essa ci aiuta a superare la secolarizzazione, ci porta alla riscoperta del Vangelo e ci spinge ad annunciarlo.

Lucciole strappate alla strada

Nigeriane e ragazze dell‘est ,la lunga notte a Vado’ – Moncalieri (Torino)

Amicizia, servizio e attività spirituale. Ecco,condensato in tre parole,lo spirito che anima i circa 100 volontari dell’associazione amici di Lazzaro, nata per contrastare l’emarginazione e la povertà. Inizialmente si occuparono dei senza tetto della Stazione Porta Nuova ; oggi le loro attività comprendono anche corsi di italiano, dopo scuola e molti progetti all’estero,ma soprattutto la lotta allo sfruttamento della prostituzione.

Questo fenomeno, purtroppo, affligge anche il nostro territorio: ragazze giovanissime,tra i 20 e i 25 anni,sono condotte in Italia con la promessa di un lavoro che garantisca la sussistenza delle loro famiglie in Africa o nell’Europa dell’Est. Ma una volta qui, ricattate e prive di documenti, sono costrette a esporsi come merce in vendita sulle nostre strade. Una di queste strade è quella che collega Moncalieri e Trofarello, via Postiglione nell’area industriale Sanda Vadò, e proprio lì le ragazze sono avvicinate, di notte, dai volontari. Sono anche loro giovani, tra i 18 e i 30 anni, perche si tratta di un lavoro duro, che li espone al freddo e li priva di ore di sonno; inoltre difficilmente le ragazze si fiderebbero di uomini adulti.
(LEGGI QUI)

Si spostano in gruppo con il loro pulmino e distribuiscono volantini in inglese che forniscono informazioni sulle strutture sanitarie e indicano il modo per uscire dallo sfruttamento. Sono oramai conosciuti e attesi dalle giovani donne, per lo più nigeriane. Grazie agli Amici di Lazzaro, l’anno scorso, una decina di loro è riuscita a liberarsi dalla schiavitù della strada. L’associazione le ha ospitate e aiutate ad ottenere un lavoro. Anche le famiglie in difficoltà possono contare sull’appoggio di questi volontari, che hanno dato vita in passato, in collaborazione con il Comune di Moncalieri, al progetto “Ecco casa”. E’ in corso inoltre una raccolta di generi alimentari. Chi desiderasse contribuire può contattare l’associazione. Dalla strada a una nuova vita.

LA STORIA DI QUEEN LEI CE L’HA FATTA. Gli Amici di Lazzaro rimangono in contatto con le ragazze che accettano di farsi aiutare anche oltre i primi momenti, più difficili, stabilendo con loro veri rapporti di amicizia. Ecco dunque la storia di una di queste amiche, attraverso la testimonianza di un volontario: “Queen arrivò a Torino nel 2003. Dopo pochi mesi fu costretta a prostituirsi, sotto minaccia di ritorsioni sui suoi familiari in Nigeria. La conoscevamo da un po’, era piccola (20 anni) e sempre spaventata, stanca di vivere e in strada. Una sera la trovammo a Moncalieri, piena di lividi e impaurita. Salì sul pulmino e lasciò la strada, denunciando i suoi sfruttatori. Gli inizi non furono facili, ma poi si à inserita bene: ha amici italiani e stranieri, va a scuola e intanto lavora in una piccola azienda, assunta a tempo indeterminato. Ricordiamo bene che la prima notte, quando la famiglia di volontari la ospitò, si stupì di aver un letto pulito tutto per sé e di essere stata accolta, nonostante avesse fatto quel tipo di vita. Ora è serena e noi siamo felici di sapere che ce l’ha fatta e che tante altre possono fare altrettanto”.
(LEGGI LA STORIA DI ANNA- ex vittima)

  (da IL MERCOLEDI’)

La fantasia della carita’ sulle orme di Giovanni Paolo II

UgpII-5na riflessione per chi vuol far parte di Amici di Lazzaro:

“Lo scenario della poverta’ puo’ allargarsi indefinitamente, se aggiungiamo alle vecchie le nuove poverta’, che investono spesso anche gli ambienti e le categorie non prive di risorse economiche, ma esposte alla disperazione del non senso, all’insidia della droga, all’abbandono nell’età avanzata o nella malattia, all’emarginazione o alla discriminazione sociale. Il cristiano, che si affaccia su questo scenario, deve imparare a fare il suo atto di fede in Cristo decifrandone l’appello che egli manda da questo mondo della povertà. Si tratta di continuare una tradizione di carità che ha avuto già nei due passati millenni tantissime espressioni, ma che oggi forse richiede ancora maggiore inventiva. È l’ora di una nuova « fantasia della carità », che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna condivisione. (LEGGI QUI) Dobbiamo per questo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come « a casa loro ». Non sarebbe, questo stile, la più grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno? Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l’annuncio del Vangelo, che pur è la prima carità, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui l’odierna società della comunicazione quotidianamente ci espone. La carità delle opere assicura una forza inequivocabile alla carità delle parole. “

(di Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte 50)

E’ allarme sfruttamento sessuale tra i minori

Circa 2mila, soprattutto stranieri, si prostituiscono su strada. Provenienti soprattutto da Romania, Nigeria, Albania e Sud Africa

ROMA – H. ha 16 anni ed e’ egiziano. Con la promessa di un brillante futuro alcune persone hanno proposto ai suoi genitori di mandarlo in Italia. E’ sbarcato sulle coste siciliane di notte e, subito dopo, è stato portato e rinchiuso in un casolare insieme ad altri connazionali. Arrivato a Milano H. è stato costretto a lavorare di notte al mercato ortofrutticolo guadagnando tra i 20 e gli 80 centesimi a bancale. Durante il giorno restava rinchiuso in casa. A., invece, è di Lagos, anche lei è arrivata in Italia con la promessa di un lavoro. E’ stata, invece, costretta a prostituirsi. Durante un rito vodoo, infatti, ha dovuto giurare di pagare 35mila per le spese del suo viaggio e per evitare ritorsioni contro la sua famiglia rimasta in Nigeria. Come H. e A. sono migliaia i piccoli schiavi invisibili, minori vittime o a rischio di tratta e sfruttamento in Italia, a scopo sessuale ma anche di accattonaggio, in attività illegali o nel lavoro.

Lo denuncia Save The Children, alla vigilia della Giornata in ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione, con il dossier «I piccoli schiavi invisibili», in collaborazione con l’Associazione On the Road-Consorzio Nova.

Uno sfruttamento che coinvolge migliaia di minori, per lo più stranieri: ragazze rumene, nigeriane, albanesi, nordafricane ma anche maschi rumeni, magrebini, egiziani, afgani e Rom rumeni e della ex Jugoslavia.

Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, si stimano fra i 1.600 e i 2mila i minori sia femmine che maschi coinvolti in prostituzione su strada. Una porzione significativa rispetto alla prostituzione adulta stimata fra le 19mila e le 24mila unità. E crescente e allarmante è lo sfruttamento sessuale indoor, nel chiuso di appartamenti: sarebbe 3 volte superiore a quello su strada, con una presenza di minori pari a circa il 10 per cento sul totale degli adulti coinvolti. Nascoste agli occhi di tutti, le giovani vittime sono difficilmente raggiungibili da parte degli operatori sociali e di chi voglia aiutarle ad uscire da una vita da incubo.

«A questo quadro bisogna aggiungere il fatto che dietro la gran parte di questi minori – commenta Raffaela Milano, responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children Italia – ci sono situazioni di grande povertà, bisogno ed emarginazione su cui fanno leva le organizzazioni criminali. E’ il caso – prosegue – per esempio delle donne e ragazze nigeriane di cui rileviamo un aumento degli arrivi via mare da Lampedusa proprio in queste ultime settimane. Non si può escludere – aggiunge – che fra di esse ci possano essere vittime di tratta, anche in ragione del fatto che, come le stesse Nazioni Unite documentano, sono quasi 6mila ogni anno le nigeriane che vengono portate in Europa per essere sfruttate. Save the Children – conclude – sta monitorando con attenzione la situazione delle minori non accompagnate».

La rilevazione di Save the Children e On the Road conferma che i minori principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale è costituito da ragazze provenienti dalla Romania (46%) e dalla Nigeria (36%) seguite da ragazze albanesi (11%) e del Nord Africa (7%).

Un fenomeno particolarmente drammatico è lo sfruttamento sessuale di minori maschi. Ad essere coinvolti in sfruttamento sessuale, particolarmente nelle grandi città italiane come Roma e Napoli, sono adolescenti Rom, di età fra i 15 e 18 anni. Alcuni di essi lavorano come lavavetri di giorno ai semafori per poi prostituirsi durante la notte, in luoghi della città conosciuti per la prostituzione maschile, o nei pressi di sale cinematografiche con programmazione pornografica, saune e centri massaggi per soli uomini. Accanto ai minori Rom sono coinvolti nella prostituzione anche minori maghrebini e rumeni. I primi in genere finiscono nel «mercato del sesso» per arrotondare lo stipendio guadagnato di giorno ai semafori. Per i secondi invece la prostituzione è la principale fonte di guadagno. In genere i minori maschi che si prostituiscono si muovono per lo più in gruppo e sottostanno a dei leader che sono anche quelli che procurano loro clienti particolari disposti a pagare cifre consistenti, per poter godere di prestazioni di lungo periodo. Questa pratica registrata solo su Roma e Napoli, è nota come «affitto»: nel periodo specificato il minore vive infatti con il cliente.

La prostituzione «al chiuso» in appartamento, night, centri massaggi è un fenomeno sommerso ma di notevoli proporzioni e che comporta uno sfruttamento più pesante, visto il controllo esercitato dagli sfruttatori sulle vittime e la limitata capacità delle operatori delle organizzazioni che operano su strada di raggiungerle. La presenza di minori, in particolare, è sempre più spesso attestata ed in significativa crescita come emerge ad un’analisi attenta delle riviste di annunci espliciti di vendita di sesso a pagamento da cui si evince la giovanissima età di molte prostitute. Si stima che la prostituzione indoor sia 3 volte la prostituzione su strada e che i minori in essa coinvolti siano almeno il 10%. Le ragazze vittime tendono a negare la loro minore età temendo – condizionate dagli sfruttatori – di poter essere arrestate.

Tratta e sfruttamento nell’accattonaggio. Sono principalmente di etnia Rom e provengono dai paesi della ex Jugoslavia e dalla Romania, i minori coinvolti nell’accattonaggio. Ma si registra una presenza anche di minori provenienti dal Marocco, dal Bangladesh e dall’Africa subsahariana. Nelle regioni dell’Italia meridionale mendicano anche ragazzi italiani. Per quanto riguarda il genere, le femmine sono più numerose dei maschi perché la tradizionale divisione dei ruoli nei gruppi Rom, ancora seguita da molti, vuole che i ragazzi, dopo i 14 anni, si dedichino alla raccolta del rame.

Minori egiziani e afgani: due gruppi a rischio. 5.850 minori supportati da Save the Children sono minori che – giungendo in Italia da soli, «non accompagnati» – sono esposti al rischio di subire sfruttamento. Sono 6.340 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia: Afganistan, Tunisia, Egitto e Marocco i principali paesi di provenienza

I “samaritani” delle lucciole, di notte lungo i viali per salvarle dal marciapiede

“Abbiamo salvato tre ragazze nigeriane dall’inizio di settembre”.
Così racconta l’intervento dell’associazione «Amici di Lazzaro» il suo fondatore, Paolo Botti, impegnato insieme agli altri volontari a sottrarre le prostitute straniere dal giogo degli sfruttatori. Alle ultime tre ragazze aiutate a liberarsi, si aggiungono due romene e un’albanese che sono  state tolte dalla strada nelle settimane precedenti.

In media salvano una ragazza a settimana, decine all’anno e  ora cercano nuovi volontari da preparare per le loro attività.
«Usciamo tre volte a settimana, all’incirca due ore ogni sera, dalle  dieci in poi», (LEGGI QUI)  racconta Paolo Botti che ha creato l’associazione nel  1997 per aiutare i clochard. «Ci eravamo accorti che molte nigeriane  andavano in stazione per recarsi ai luoghi in cui si vendevano  e quindi nel 1999 abbiamo cominciato a occuparci di sfruttamento  della prostituzione soprattutto  alla Pellerina e in corso  Massimo».

In dieci anni le zone sono cambiate  e ora gli “Amici di Lazzaro”  coprono un’area più vasta: «Giriamo  Torino e la cintura nelle sere,  ma quando usciamo la domenica  pomeriggio ci spingiamo anche  a Carmagnola, Rivalta, Chivasso…  ». È un compito delicato, anche  se con l’esperienza acquisita e la  fama conquistata sul campo si  può agire con sicurezza: «È più facile  avvicinare le nigeriane —  spiega — perché non hanno un  protettore che le controlla a vista. Il difficile viene dopo: temono ritorsioni  verso le famiglia. Sono  succubi dei riti woodoo».

Con le  ragazze dell’Est la vicenda è diversa:   «Sono sempre controllate,  però per alcune — come le rumene  che hanno i documenti in regola  o le albanesi già regolarizzate  — l’inserimento è più facile».   Si procede con calma: «All’inizio  spieghiamo che possono denunciare  gli sfruttatori e restare  in Italia. A quelle che hanno paura  forniamo aiuti pratici o burocratici  per instaurare un rapporto  di fiducia. Offriamo delle alternative,  come i corsi per imparare l’italiano  che la nostra associazione  organizza, o indicando le associazioni  che possono fornire accoglienza,  cure mediche o formazioni  professionali», spiega Botti.   A volte «alcune ci contattano di  loro volontà perché c’è un passaparola  tra le ragazze già uscite dal  giro e le altre. Capitano anche dei  clienti che ne vedono una in difficoltà  e ce le segnalano».

AMICI DI LAZZARO, CONTRO LA TRATTA

Quante le donne aiutate: dal 2000 oltre 370 ragazze hanno ottenuto aiuto dall’associazione per liberarsi dallo sfruttamento della prostituzione. L’associazione incontra in strada le vittime della tratta (almeno 600 ogni anno). Nel 2009-2012 oltre 100 ragazze hanno lasciato la strada.
Sostieni il nostro servizio: Sostieni la lotta alla tratta e allo sfruttamento con il progetto 50×100 (100 benefattori che diano 50 euro all’anno. “Amici di Lazzaro”
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Opuscolo in pdf sulla tratta (scarica)

Secondo i dati dell’associazione  più della metà delle prostitute  a Torino sono nigeriane, seguite  dalle rumene (20%). Sono in aumento  le cinesi, il cui sfruttamento  è più nascosto, e le arabe. Facciamo anche dei corsi di formazione. Sono lezioni per capire  la prostituzione ma anche le  ragazze sfruttate, la loro cultura — dice —  . Ad esempio mostriamo un documentario  sui quartieri a luci  rosse di Amsterdam, finiti in mano  agli sfruttatori». Una lezione è  dedicata alla religiosità woodoo:  «Spieghiamo come funzionano i  riti e come le ragazze li vivono,  perché fa parte della loro cultura  animista che scandisce le loro vite e rende dipendenti loro e la loro  famiglia». (LEGGI QUI I 18 MITI SULLA PROSTITUZIONE)

Andrea Giambartolomei, LaRepubblica Torino   

Sulla strada, a cercare chi è solo

Intervista dal Quaderno della Diocesi di Torino, per la Quaresima.

Abbiamo incontrato Paolo Botti, responsabile dell’associazione “Amici di Lazzaro” (tel. 340 4817498, www.amicidilazzaro.it), nella minuscola sede al pianterreno di via Bibiana 29, dove si svolgono ogni giorno le più disparate attività.

Quando e come è nata l’associazione?
Siamo nati nel 1997 da un incontro di preghiera e ascolto con i senza casa nella stazione Porta Nuova. Lì abbiamo incontrato anche le prime nigeriane, che prendevano il treno per andare a prostituirsi in altre città. Adesso ogni settimana due gruppi vanno a portare a queste persone conforto e amicizia. Poi abbiamo organizzato corsi di italiano per ragazze sfruttate, oggi aperti alle donne straniere in generale, e i doposcuola elementari e medie. Successivamente abbiamo iniziato a proporre attività di svago e animazione per bambini di famiglie disagiate o che vivono in comunità. Inoltre, seguiamo circa 100 famiglie in difficoltà, soprattutto ex vittime della tratta.

Perché proprio le nigeriane?
Perché, rispetto ad altre etnie, possiamo incontrarle più facilmente in quanto nessuno le controlla a vista. È più difficile, però, tirarle fuori dal giro a causa delle minacce che subiscono, della paura che venga fatto del male ai loro familiari, anche a quelli che vivono nei Paesi di provenienza. Nel 2013 ne abbiamo seguite 370.
Il vostro impegno prioritario non è quello di portare cibo e coperte a chi trascorre la notte in strada…
Di servizi del genere ce ne sono già tanti a Torino. Noi puntiamo sull’amicizia. Ogni anno incontriamo circa 100 persone senza tetto, molte delle quali non cercano aiuto perché hanno perso interesse per la vita: stando loro vicino, ricominciano a prendersi cura di sé, frequentano le mense e i dormitori, si tirano su. A coloro che si lasciano andare noi offriamo amicizia e preghiera, facendoli sentire “accolti”.

Loro sanno che siamo lì per loro, ci conoscono come persone, non come associazione. Tutte le settimane andiamo in 15 alla stazione Porta Nuova: prima ci sediamo per terra nell’atrio o all’aperto e preghiamo insieme, poi, in piccoli gruppi, raggiungiamo le diverse zone. Certo, ci portiamo sempre dietro una coperta o il tè caldo, ma andiamo soprattutto a parlare con loro, a creare rapporti di amicizia: è più facile, quindi, che portiamo un libro o cioccolatini piuttosto che vestiti.

Chi sono i volontari?
Hanno tutti tra i 20 e i 30 anni, studenti e lavoratori provenienti da ogni parte di Torino. Sono attratti soprattutto dall’aspetto dell’amicizia: in tutte le attività che proponiamo, compreso il doposcuola, l’amicizia si intreccia con gli aiuti concreti (ad esempio i pacchi per le famiglie bisognose) che distribuiamo grazie alle offerte di supermercati, del banco alimentare, di parrocchie, persone che ogni anno organizzano collette all’interno delle aziende in cui lavorano… Conosciamo bene tutte le persone che seguiamo, le loro storie, le loro difficoltà. L’amicizia è importante soprattutto per chi è solo, in particolare le vittime della tratta, che fanno riferimento a noi per tutti i loro bisogni. Per gli operatori di strada proponiamo corsi di formazione per capire il mondo della tratta, per sapere come aiutare queste donne e cosa possiamo e non possiamo fare per loro. Si insiste sul fatto che non devono pretendere che le persone incontrate accettino il nostro aiuto; viene sottolineato l’aspetto della gratuità: donare gratuitamente senza aspettarsi risultati o ringraziamenti. Perché se non c’è gratuità ti scoraggi, patisci le delusioni. È un messaggio che riusciamo a far passare ed è questo che rafforza il volontario e lo spinge a continuare. E la continuità è importante per costruire autentici rapporti di amicizia.

Il servizio che l’associazione svolge è nutrito dalla preghiera, dall’annuncio. Come “curate” questa dimensione?
In sede abbiamo volantini con la catechesi in tutte le lingue; ai bambini del doposcuola ogni anno diamo un dvd o un libro che spiegano il Natale e la Pasqua. Quella volta che abbiamo ricevuto in dono numerosi CD sulla vita di Gesù in arabo, sono venute a chiedercelo tantissime famiglie, conosciute e non. Coltiviamo molto l’aspetto missionario di annuncio agli stranieri. Ogni anno delle suore ci regalano migliaia di rosari di loro produzione (che inviano ai missionari) a cui sono allegati libretti in tutte le lingue. Li vogliono tutti. A Natale e Pasqua, inoltre, distribuiamo alle ragazze prostitute (non solo nigeriane) il Vangelo o preghiere nella loro lingua: sono preghiere scelte da noi per incoraggiarle, per aiutarle a uscire dalla disperazione. E ancora, l’8 marzo regaliamo a tutte le donne con cui entriamo in contatto una mimosa, del cioccolato e la preghiera di Giovanni Paolo II “Grazie a te donna”.
a cura di Patrizia Spagnolo – Quaderni di fraternità, diocesi di Torino

Il meglio deve ancora venire. Noi siamo qui per questo (testimonianza di Manu)

Era da un po’ di tempo che avevo il desiderio di fare un servizio a contatto con i bambini e proprio l’anno scorso ho partecipato al Campo Bimbi/Ragazzi ad Avigliana organizzato dall’Associazione. E’ stata un’esperienza ricca, non solo per il bel clima di collaborazione e familiarita’ che si è creato tra tutti, ma anche per il calore e la facilita’ con cui i bambini, seppur appartenenti a culture e realta’ diverse, sono riusciti ad integrarsi tra loro e divertirsi senza tante difficolta’.

Da quest’esperienza abbiamo, con un gruppo di volontari, iniziato ad andare a trovare una volta al mese i bambini di una comunità di accoglienza che avevano partecipato al campo e con cui, sin da subito, si è creato un legame particolare. I ragazzi, le educatrici e la comunità stessa ci hanno accolti in un clima familiare e disponibile e ciò ha permesso di ascoltare e divertirci con i bambini non solo all’interno della Comunità, ma anche nelle gite fuori porta, dove spesso ci siamo riuniti con i ragazzi del dopo scuola. Il servizio con i bambini é per me un dono grande e tutte le volte vedere, stare, giocare con ciascuno di questi piccoli mi testimonia la bellezza e la genuinità con cui si affidano, si abbandonano, si raccontano, richiedono affetto, nonostante le sofferenze vissute. Con gli occhi pieni di speranza, ad ogni sorriso sembrano dire che “il meglio deve ancora venire” e sanno che in quest’avventura non sono soli. Noi adulti spesso ci dimentichiamo che gusto abbia la semplicità e la “leggerezza” del cuore, ma grazie a questi amici speciali ogni tanto ho la fortuna di fare memoria ed anche di divertirmi come una “bambina” assieme a loro. GRAZIE AMICI! Manu (volontaria Amici di Lazzaro)

398 persone. 398 storie. 398 incontri che ci fanno soffrire e gioire (Rapporto 2013 sulla tratta e sfruttamento delle nigeriane)

Sono state incontrate 398 ragazze e donne nigeriane, di queste, ben 310 risultano sfruttate e sotto ricatto di “Maman” (sfruttatrici) o di “Bros” (sfruttatori).

La percentuale è quindi vicina all’ 78%. E’ un numero sorprendentemente in crescita, dovuto probabilmente alle tante ragazze arrivate nel 2011 passando per la Libia che ottenuti il permesso di soggiorno umanitario hanno lasciato i centri di accoglienza per ricongiungersi agli sfruttatori che da tempo le attendevano.

E’ rimasto stabile(circa il 10%) il numero delle donne nigeriane disperate che tornano in strada dopo anni di vita normale. Si tratta di donne senza strumenti culturali, in molti casi analfabete che non riescono a trovare un inserimento stabile nel mondo del lavoro, cui la crisi ha tolto ogni speranza di risalita, senza un supporto formativo mirato.

Continuano ad esserci donne che hanno da poco terminato di pagare il debito agli sfruttatori e non riescono a regolarizzarsi e a fare ingresso nel mercato del lavoro, anche questo numero è destinato ad aumentare, anche se registriamo almeno una decina di donne che hanno deciso di dichiarare fallito il loro progetto migratorio in Europa e fare ritorno in Africa.

Abbiamo notizia di varie ragazze che terminato il debito con gli sfruttatori hanno comunque deciso di andare in altri stati europei: Germania, Inghilterra e paesi nordici le mete preferite.

SCARICATE IL PDF COMPLETO :   RAPPORTO sulla tratta nigeriana in torino e provincia

appello per il sostegno di alcune mamme in difficoltà

carissimi, come sapete ci occupiamo di donne in difficoltà: alcune sono vittime della tratta e dello sfruttamento, altre sono rifugiate politiche, altre hanno grossi problemi familiari e/o disabilità.

Le mamme che l’associazione sostiene sono moltissime, si tratta di casi che le Caritas e i centri d’ascolto parrocchiali non sono in grado di gestire perché troppo complicati ed onerosi, in molti casi si tratta di donne e famiglie che a causa della crisi economica versano in difficili condizioni.

Le donne vittime di violenza e sfruttamento che l’associazione aiuta sono molte decine (oltre 300 le ragazze aiutate a lasciare la strada in questi anni e moltissime altre quelle aiutate nel reinserimento sociale)

ALCUNE DELLE STORIE degli anni passati
Y. ha lasciato la strada due anni fa. Ha scelto di vivere onestamente raccogliendo roba usata che spedisce in Nigeria e il cui ricavato (tolte le spese di spedizione) vanno metà a lei e metà al sostegno dei fratellini in Africa. Fa qualche ora di pulizia. Noi la aiutiamo con i pacchi e recuperando vestiario e altro materiale che può vendere. Ha bisogno di un sostegno per le pratiche dei documenti (cerchiamo per lei 250 euro)

J. ha lasciato la strada denunciando i suoi sfruttatori 3 anni fa. Ha perso il lavoro che faticosamente aveva trovato. Non ha grandi capacità o abilità nel lavorare, è quasi analfabeta. La aiutiamo nell’avvio di una piccola attività di vendita da ambilante porta a porta che la renderà autonoma. (cerchiamo per lei 250 euro)

E. ha perso da poco il compagno che le permetteva di avere una piccola pensione. Lei ha 300 euro con cui mantiene anche il figlio e 2 nipoti. Le spese del funerale e delle gravose cure degli ultimi mesi del marito le han fatto finire gli ultimi risparmi. Chiede un aiuto per pagare il gas e luce arretrati (cerchiamo per lei 300 euro)

C. vive in una casa inagibile, è italiana e fa qualche ora di lavoro ad accompagnare un disabile. Le servono in soldi per pagare la bombola del gas e per alcune bollette (cerchiamo per lei 280 euro)

I. ha 4 figli, il marito ha un lavoro (semistatale) che non viene pagato da oltre un anno e mezzo (vergognoso). Ha lo sfratto esecutivo e breve, nonostante la padrona di casa li abbia aiutati molto (ma anche lei ha problemi economici e l’affitto era la sua unica entrata). Ma soprattutto I. ha problemi di salute e prende molte medicine. (cerchiamo per lei 150 euro)

E. ha 3 figli, un marito che ha perso lavoro. Ha fame, fame vera, al punto di chiederci pane secco, avanzi di feste, ristoranti. Una fame umile e dignitosa. La aiutiamo in orari in cui nessuno possa vederla. (cerchiamo per lei 150 euro al mese per 6 mesi).

A breve altri casi concreti (segneremo in rosso quando abbiamo reperito le offerte o risolto i casi.

Alcuni casi del 2012

E. ha due bambine bellissime e un bravo marito. Entrambi hanno perso il lavoro lo scorso anno e si arrangiano con lavoretti saltuari.
Sono nigeriani ma hanno una discreta scolarizzazione. Li aiutiamo nella spesa, per i vestiti dei figli (non prendiamo vestiti da adulti, ma solo per bambini e giovani) e il materiale scolastico delle bimbe.

N. è anziana e vedova. Vive con la sua pensione ed aiuta i vari nipoti anche loro in condizioni di povertà estrema.
La aiutiamo a trovare prodotti da vendere che riesce a piazzare tra amici e conoscenti per pagare le bollette e con pacchi viveri e vestiario per i nipotini.

V. è una giovane mamma che ne ha viste di tutti i colori. Ha due figlie malate, ha perso il lavoro e vive in una casa popolare. Ha tante spese extra per le cure delle figlie ma è molto intraprendente e trova sempre dei lavoretti. L’aiutiamo per alcune spese importanti e per alcune bollette “difficili”.

Alcuni casi del 2010-2011

L. è una mamma ivoriana, che alcuni nostri volontari conoscono da alcuni anni e che sta cercando di risolvere i suoi problemi.
Abbiamo aiutato lei e il suo bambino, perchè si impegna tanto e si è data molto da fare per lavorare onestamente e riuscire a rifarsi una vita.
Per sostenerla, abbiamo rallentato lo sfratto in attesa di sistemarla in una comunità di accoglienza. Ora studia e si prepara per un lavoro.

S., K. E L. tre mamme nigeriane, di cui 2 con grossi problemi di salute.
Una delle mamme ha problemi di depressione a causa della condizione economica disastrosa, e siamo riusciti con il vostro aiuto a risollevarla e darle un po’ di pace.

S. e L.  sono mamme italiane, che hanno lavori saltuari, sono entrambe sopra i 40 anni e non hanno esperienze particolari da far fruttare nel mondo del lavoro, i loro figli hanno dei problemi e i mariti sono malati. Abbiamo dato un sostegno per alcune emergenze che non potevano  affrontare da sole. Una delle famiglie ora ha trovato una occupazione per entrambi i coniugi e tutto va meglio.

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INFO: info@amicidilazzaro.it  tel. 3404817498

A.A.A. cercasi volontari da doposcuola

Progetto-Doposcuola_021Iscriversi in palestra o a un corso di inglese, di arabo? Magari, provare con il teatro, ricominciare con il violoncello? E un ciclo di lezioni di storia del Medioevo, una “full immersion” nella cucina giapponese?

Al rientro dalle vacanze giovani, adulti, anziani e bambini sono alle prese con la scelta di attività per allargare orizzonti cultuali, sportivi, per riempirsi le giornate, scacciare la depressione, fare nuove conoscenze e per chissà quali nuove ragioni.

Dall’’Associazione Amici di Lazzaro arriva una proposta trasversale rispetto alle età e alle categorie.

Una proposta capace di arricchire contemporaneamente più persone, allargare gli orizzonti culturali di qualcuno, sicuramente togliere dalla depressione e riempire le giornate di altri.

La proposta è di trasformarsi in volontari “da doposcuola” ed è rivolta a studenti, dai 16 anni in su, a docenti in pensione e a chiunque abbia un po’ di tempo libero e di capacità per insegnare qualche disciplina a bambini e ragazzi, italiani e stranieri.

In questo inizio d’i anno scolastico è stato sottolineata spesso dai mezzi d’i informazione l’ormai altissima percentuale di figli di immigrati iscritti nelle scuole italiane.

Torino ha una media di presenze che ormai sfiora l’’8% ma in certe scuole dell’obbligo si arriva ad oltre il 50%. Tra questi giovanissimi sono numerosi quelli che cominciano l’anno scolastico insieme con la loro vita qui.

Ma, lo dicono i direttori e i presidi, le risorse per “rinforzare” i “non parlanti” non sono sufficienti.

Gli Amici di Lazzaro – sono giovani che in città intervengono a sostegno di gruppi e realtà impegnate con le persone svantaggiate- da anni organizzano corsi di italiano per straneri e, in Borgo Vittoria, anche doposcuola su richiesta delle mamme straniere.

Moltissimi bambini e ragazzi hanno bisogno di essere supportati anche in materie come matematica, inglese, geografia” dice Botti. Spesso le famiglie non sono in grado di aiutare i figli e il doposcuola diventa prezioso. “Anche perché – prosegue il volontario –noi incontriamo spesso ragazzi che la scuola dell’’obbligo ha sempre promosso, ma che in realtà non hanno assolutamente le basi per andare avanti e fare qualcosa di costruttivo.

Così finisce che restano nel loro gruppo etnico ai margini…”

Chi è interessato può contattare info@amicidilazzaro.it o il 340.4817498.
da La Stampa – Maria Teresa Martinengo

Chi salva una mamma salva il mondo

carissimi, come sapete ci occupiamo di donne in difficoltà: alcune sono vittime della tratta e dello sfruttamento, altre sono rifugiate politiche, altre hanno grossi problemi familiari e/o disabilità.

Le mamme che l’associazione sostiene sono moltissime, si tratta di casi che le Caritas e i centri d’ascolto parrocchiali non sono in grado di gestire perché troppo complicati ed onerosi, in molti casi si tratta di donne e famiglie che a causa della crisi economica versano in difficili condizioni.

Le donne vittime di violenza e sfruttamento che l’associazione aiuta sono molte decine (oltre 350 le ragazze aiutate a lasciare la strada in questi anni e moltissime altre quelle aiutate nel reinserimento sociale)

CASI CONCRETI DI QUESTE ORE (dicembre 2016):
Mamma separata, ha una ragazzina che non va piu’ a scuola, ha lasciato le superiori per aiutare la mamma facendo qualche ora di pulizia, la mamma vende fiori, scope, spugne, asciugamani porta a porta. Hanno problemi economici gravi, pur vivendo in una casa popolare (basso affitto)

B. ha lasciato la strada da due anni, ne ha viste di tutti i colori: violenze, torture, abusi, il rifiuto dei famigliari a starle vicino.
Va a scuola, fa dei lavoretti, aiuta in un ristorante, fa un corso di cucito. Ha bisogno di aiuto economico per completare il percorso difficile di reinserimento

J. ha un marito italiano molto bravo e volenteroso. Non riescono ad avere un lavoro stabile, il figlio piu’ grande e’ andato all’estero a lavorare, hanno tanta volonta’ ma anche tante difficoltà economiche che vivono con grande dignita’.

Elena, sta perdendo la casa, il datore di lavoro la sfruttava facendole fare tantissime ore (10-11 al giorno) in cambio la ospitava quasi gratis per 200 euro al mese.

PER AIUTARE:
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Testimonianza di Andrea (volontario di strada contro lo sfruttamento)

La testimonianza di Andrea, che ora sta diventando un francescano.

Ormai da 5 anni sono amico di Lazzaro. Ripenso a questa mia lunga esperienza, e a quanti doni il Signore mi ha fatto in essa. Anzi tutto, quello di incontrare la realtà della strada, direttamente, senza i filtri dei mezzi di informazione, dei “sentito dire”, di alcun romanticismo; e scoprire così che la realtà supera sempre, nel bene e nel male, l’immaginazione. In questa realtà, ho incontrato le schiave della nostra opulenta società, spesso dimenticate e disprezzate, per divenire loro amico. E così, ho imparato a cantare, danzare e pregare con loro nel freddo penetrante delle limpidissime notti invernali, illuminate dai lampioni delle strade e dai fuochi delle nostre amiche; a dire con trepidazione “Our Father”, riconoscendo in loro mie sorelle e a cercando di immaginare lo sguardo ardente d’amore del Padre su di loro. Ho imparato a riconoscere, dinanzi alle molte difficoltà e delusioni, che sono un servo inutile; che devo riporre più fiducia nella preghiera; che davvero che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Ho conosciuto tra i volontari persone splendide, che mi hanno contagiato col loro entusiasmo, dedizione e perseveranza: la loro amicizia continua ad arricchirmi e a riempirmi di gioia. In tanti momenti di dubbio, ed anche di sofferenza, ho sperimentato che andare incontro ai poveri con amore conduce sempre al Signore. Andrea

Il significato cristiano dell’Albero di Natale

“Significativo simbolo del Natale di Cristo, perche’ con la sue foglie sempre verdi richiama la vita che non muore” (Benedetto XVI)

L’immagine dell’albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un popolare tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale. La derivazione dell’uso moderno della tradizione dell’albero di Natale, tuttavia, non è stata provata con chiarezza. Sicuramente questa usanza risale alla Germania del XVI secolo. Ma esiste una leggenda che risale a molti secoli prima.

 Una storia, infatti, lega l’albero di Natale a San Bonifacio, il santo nato in Inghilterra intorno al 680 e che evangelizzò le popolazioni germaniche. Si narra che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Il Santo, con un gruppo di discepoli, arrivò nella radura dov’era la “Sacra Quercia” e, mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti. Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde. .

San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà»..

 

Bonifacio riuscì a convertire i pagani e il capo del villaggio mise un abete nella sua casa, ponendo sopra ai rami delle candele.

Tra i primi riferimenti storici alla tradizione dell’albero di Natale, la scienza, attraverso l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570 che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. Ma è la città di Riga, capitale della Lettonia, a proclamarsi sede del primo albero di Natale della storia: nella sua piazza principale si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510..

 

L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania.

Per molto tempo la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni protestanti della Germania e solo nei primi decenni del XIX secolo si diffuse nei paesi cattolici. A Vienna l’albero di Natale apparve ufficialmente nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau Weilburg, mentre in Francia fu importato dalla duchessa di Orléans nel 1940. Oggi la tradizione dell’albero di Natale è universalmente accettata anche nel mondo cattolico. Papa Giovanni Paolo II lo introdusse nel suo pontificato facendo allestire, accanto al presepe, un grande albero di Natale proprio in piazza San Pietro.

Babbo Natale ovvero Santa Claus ovvero San Nicola..

La storia del vecchio buono con la barba che porta i doni

Negli anni che vanno dal 243 al 366 dopo Cristo, nell’antica Roma imperiale, amici e parenti si scambiarono le prime “strenae” (strenne) per festeggiare il “dies natalis”.

Agli auguri di buona salute, si accompagnarono presto ricchi cesti di frutta e dolciumi, e poi doni di ogni tipo, perché la nascita di Gesù e, insieme, l’anniversario dell’ascesa al trono dell’Imperatore, divenissero il simbolo di una prosperità che avrebbe dovuto protrarsi per l’intero anno.


Ma vediamo chi fu veramente Babbo Natale

Babbo Natale: fu San Nicola, il primo “donatore” di regali di cui si ha memoria. Visse fra gli anni 243 e 366 dopo Cristo a Myra, nell’Asia Minore, l’attuale Turchia.

Nato da una famiglia ricca, rimase orfano giovanissimo quando i suoi genitori morirono di peste. Fu così allevato in un monastero e fu ordinato prete a soli 17 anni, diventando così uno dei più giovani preti dell’epoca, ma anche dei tempi moderni.

Molte storie vengono ancora raccontate sulla sua generosità, soprattutto perché regalò poco a poco tutta la sua ricchezza, in modo particolare ai bambini poveri della sua città natale.

Le leggende narrano che era solito donare dei sacchetti d’oro oppure anche gettarli dalla finestra nella strada sottostante, dove venivano raccolti dai poveri del quartiere. E così, sulla sua generosità e sul suo spirito caritatevole circolarono presto numerose storie e leggende, che ancora oggi si narrano.

Una di queste storie racconta di una famiglia povera in cui vivevano tre ragazze che a causa dell’assoluta mancanza di denaro stavano per imboccare la via della prostituzione. San Nicola le salvò della perdizione lanciando una notte nel camino della loro casa dei sacchetti di monete d’oro, che per combinazione caddero dentro le calze di lana messe lì ad asciugare e che furono trovati la mattina dopo.

Qualche anno più tardi divenne vescovo, ma senza i paramenti ufficiali, infatti fu rappresentato con una lunga barba bianca e avvolto in un grande manto.

 

Babbo Natale e i suoi nomi in Europa

Quando ci fu lo scisma tra Chiesa Cattolica e Chiesa Protestante ogni nazione inventò il ”proprio Babbo Natale”. Per i francesi era ”Pere Noel”, in Inghilterra ”Father Christmas” (sempre dipinto con ramoscelli di agrifoglio, edera e vischio) e la Germania aveva ”Weihnachtsmann” (l’uomo del natale).

 Nessuno sa come ha fatto il cavallo bianco di San Nicola a trasformarsi in un gregge di renne. Un libro del XIX secolo mostra una illustrazione in cui compare con una sola renna. Nel 1882 Clement Clarke Moore, professore di greco, scrisse per i suoi figli una poesia su Santa Claus dove parlava di otto renne. In Svezia è invece ancora rappresentato circondato da caprioli.

Le otto renne si chiamano Comet, Dancer, Dasher, Prancer, Vixen, Donder, Blitzen, Cupid, in italiano Cometa, Ballerina, Fulmine, Donnola, Freccia, Saltarello, Donato, Cupido.

Una presunta nona renna, chiamata Rudolph, nacque, sempre a scopo pubblicitario nei grandi magazzini statunitensi Montgomery Ward, nel 1939. Questa nuova renna aveva un grosso naso rosso, molto utile a Babbo Natale nelle notti di nebbia.

San Nicola e Gesù Bambino

Per tanti anni la notte dei doni venne identificata con il 5 Dicembre fintanto che – durante la riforma protestante durante la quale le figure dei Santi persero gran parte del fascino che esercitavano sulla gente – cominciò a girare voce che a portare i regali la notte di Natale fosse invece il Bambino Gesù…

Non si sa come siano andate esattamente le cose in seguito, ma da allora prese piede la convinzione popolare che Gesù Bambino distribuisse i regali grazie all’aiuto di un misterioso vecchietto vestito con abiti vescovili.

In alcuni paesi, ad esempio in Olanda e Germania, si dice addirittura che al vecchio e al Bambino si siano uniti uno o più gnomi o folletti… vestiti di pellicce e muniti di un grosso libro nero e di una frusta da usare per punire i bambini che si sono comportati male durante l’anno!

Babbo Natale moderno

Col passare dei secoli il rito trovò la sua personificazione in un forte vecchio dalla barba bianca, residente al Polo Nord dove, secondo la tradizione, aiutato da numerosi gnomi costruirebbe dei giocattoli da distribuire come doni durante la notte di Natale, con l’ausilio di una slitta trainata da renne volanti e passando attraverso i camini delle case.

Alcune leggende metropolitane associano il colore rosso di Santa Claus/Babbo Natale a una scelta pubblicitaria di una nota marca di bevande, ma alcune ricerche storiche smentiscono questa possibilità: anche San Nicola era rappresentato con vari vestiti rossi o verdi.

 

La prostituzione si combatte con il coraggio

street nightFra le proposte di volontariato che giungono dall’’Associazione “Amici di Lazzaro”, una e’ finalizzata a formare operatori di strada per incontrare ed aiutare giovani donne costrette alla prostituzione. Avvicinando queste ragazze e fermandosi a parlare con loro più volte, è possibile far nascere un’’amicizia e ottenere fiducia.

Talune raccontano della loro vita: povertà e miseria, prima; sfruttamento e violenza, dopo. Incoraggiate dai volontari, molte trovano la forza di chiedere aiuto per uscire dal “giro”.

Gli operatori dell’’associazione sono in apprensione, perché da tempo non incontrano più Sofia e raccontano di lei. Sofia ha 20 anni e Tessi 18 vengono entrambe da Benin City, una città della Nigeria. Appartengono a famiglie molto povere.

Nella casa di Sofia, camera e cucina, vivono in otto tra fratelli e sorelle, insieme al padre e le sue tre mogli. Il lavoro è poco e malpagato. Simile situazione nella casa di Tessi:

il papà non c’’è più, lei e le sorelle più piccole si spezzano la schiena per coltivare un campo, che non dà frutti sufficienti a sfamare i fratellini e la madre malata. In simili situazioni è facile desiderare di partire in cerca di una soluzione.

Il loro sogno è l’’Europa, circola infatti voce che in Spagna, Italia, Francia o Gran Bretagna si possa trovare lavoro facilmente. La possibilità di un lavoro in Italia giunge da un’’amica delle loro famiglie, Madame Ouakeke:

“Lì se hai dei problemi tutti ti aiutano, tutti sono ricchi…”. Qualche settimana di viaggio via terra poi si riesce a trovare posto su un aereo da Abjian verso Milano e pii con il treno verso Torino, è fatta.

Si arriva in Italia con un documento falso e la promessa di un
lavoro, in cambio daranno dei soldi a chi organizza il viaggio:

45mila euro e 48mila euro. Le ragazze non sanno nemmeno a quanto equivalgono in Naira (la moneta locale nigeriana), ma ormai hanno contratto il debito. Intanto per sicurezza la Madame ha fatto fare alle due ragazze un patto con un rito vodoo tradizionale nigeriano:

capelli,peli del pube e sangue per il rito Wodoo, il “juju” che serve a legare le ragazze e le loro famiglie a lei.

Se non rispetteranno la vita o la salute (lo “spirito” si arrabbia). Per loro è un patto più solido di un contratto scritto.

Per loro è un patto più solido di un contratto scritto.

Oltre a questa paura profonda del Wodoo ci sarà anche la paura della Madame che con suo marito potrà iniziare a picchiarle, e a prepararle al “lavoro” tanto atteso.

La dura realtà che le aspetta sarà la strada, prostituendosi di notte e di giorno, fino a raggiungere 2000-3000 euro al mese.

Da questi soldi devono togliere 400 euro per il joint (l’affitto del posto di lavoro, ogni lampione o spiazzo ha un costo differente), le spese per la casa, il cibo e il costo dei “regali” da fare alla Madame.

Quello che rimane è una quota per pagare il debito iniziale.

I volontari di “Amici di Lazzaro” riescono a mantenere costantemente dei contatti con Tessi, le spiegano che può scappare dalla strada e rimanere in Italia, le spiegano che può scappare dalla strada o rimanere e rimanere in Italia denunciando chi le sfrutta, la spronano a non aver paura e a fidarsi di loro.

Ci mette un po’ di settimane, ma alla fine 4 decide e una notte scappa. Ora è libera, sta aspettando i documenti e un lavoro onesto che presto inizierà.

“Da un po’ di tempo non abbiamo più notizie di Sofia,-dice un responsabile dell’’associazione-ci interessa ritrovarla, ma naturalmente non soltanto lei.
Le ragazze nella sua condizione sono parecchie e ci piacerebbe poterle aiutare tutte. Chiediamo a chi conosce situazioni di sfruttamento di contattarci”.

TorinoCronaca (ora CronacaQui)

Chi desidera sostenere o collaborare con gli “Amici di Lazzaro” può telefonare al  340-4817498
info@amicidilazzaro.it

Cinque motivi contro le case chiuse

L’associazione Amici di Lazzaro www.amicidilazzaro.itcontro ogni proposta di tassazione e regolamentazione della prostituzione.

La prostituzione non è un lavoro, è sfruttamento, è offesa alla dignità umana.

A seguito di svariate proposte politiche circa una eventuale regolamentazione della prostituzione,  sentiamo il dovere di rispondere e far sentire la nostra voce che è quella delle vittime, delle donne sfruttate o semplicemente comprate ed usate dai clienti come oggetti.
Non siamo schierati politicamente, abbiamo tra noi persone con idee politiche diverse, ma siamo certamente schierati dalla parte dei poveri e degli ultimi, seguendo la dottrina sociale della Chiesa Cattolica.
Come uomini e donne, come cittadini, come cattolici e persone di buona volontà, siamo fortemente contrari per varie ragioni che potremmo riassumere in

“5 motivi contro le case chiuse”


1) La regolamentazione
non riduce il fenomeno .Nei paesi dove la prostituzione è stata legalizzata la tratta non si è ridotta ma si è inserita nei canali istituzionali rendendo ancora più difficile liberare le donne. E il numero complessivo delle persone coinvolte è aumentato enormemente, l’esempio lampante è la Germania dove le donne coinvolte sono aumentate da 100.000 a 300.000 e le persone trafficate sono più che raddoppiate. La regolamentazione nasconde e non risolve lo sfruttamento. In paesi come Olanda e Germania, la tratta ha assunto forme diverse e nascoste, ma i dati giudiziari dicono che essa è altissima. Chiudere le donne in night, locali, appartamenti aumenta la zona d’ombra in cui le mafie gestiscono le ragazze sfruttate. (solo negli ultimi 2 mesi abbiamo avuto 3 ragazze nigeriane scappate dallo sfruttamento, che sono state sfruttate anche stando nelle vetrine di Amsterdam)

2)     La prostituzione è lo sfruttamento più antico del mondo, tale concetto è ben rappresentato dalla legge svedese che afferma  “La prostituzione è una violenza dell’uomo contro la donna”, la legge svedese, replicata dalla Norvegia e dall’Islanda, afferma che il vendere il proprio corpo lede i diritti della persona e favorisce una cultura di sottomissione e svilimento della dignità umana. La legge svedese punisce i compratori di sesso a pagamento.

3)     La regolamentazione lancia un messaggio diseducativo. Culturalmente la regolamentazione porterebbe alla normalizzazione della prostituzione, specie fra i giovani e i ceti deboli, diventando una delle tante alternative tra cui scegliere per risolvere il problema del lavoro, dell’impegno lavorativo e formativo. La prostituzione evidentemente non è un lavoro e non può esservi equiparato.

4)     Lo stato non  può speculare su comportamenti non etici. Tassare la prostituzione, sarebbe come tassare le mazzette o il ricavato del contrabbando. Ricavare un utile infatti non lascerebbe  allo stato  e agli enti locali la necessaria libertà di lotta culturale e giudiziaria alla prostituzione.

5)     Un alibi per i clienti. La tassazione di un “comportamento”, diventerebbe un pessimo alibi per i clienti che riterrebbero moralmente accettabile (in quanto legalizzato) comprare prestazioni sessuali.

Chiediamo che lo stato si impegni maggiormente nel lottare contro la tratta usando al meglio le sue risorse investigative e in programmi di lotta allo sfruttamento e alla riduzione della domanda con campagne ad hoc per sensibilizzare gli uomini al rispetto della donna. In 10 anni abbiamo liberato 350 donne in Piemonte e sappiamo che l’80% delle donne è sfruttato, sia all’interno dei locali sia in strada.

Potete chiamarle prostitute, meretrici, escort, rimangono tutte vittime dell’egoismo di qualche uomo che offende la dignità femminile. Noi che da anni andiamo in strada tutte le notti a incontrare e liberare le donne lo possiamo testimoniare:
La prostituzione è lo sfruttamento più vecchio del mondo.


Paolo Botti – presidente Amici di Lazzaro

per info: tel. 3404817498     info@amicidilazzaro.it

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