Tenerezza (Piero Gribaudi)

tenerezzaUn uomo amava senza tenerezza. La provava nel cuore ma non riusciva ad esprimerla in gesti.
Dispiaciuto, si recò un giorno a consultare un maestro. Dopo avergli esposto il caso, si senti chiedere:
“Quali difetti ami della tua donna?”.
“Quali difetti? Quali qualità, vorrai dire…”
“No, intendo proprio dire quali difetti”.
“Ma nessuno, naturalmente”, rispose l’uomo.
“Sta qui il tuo errore. Scegli a caso un suo difetto. Entraci dentro e fallo tuo. Vedrai che, a poco a poco, proprio di lì ti nasceranno quei gesti che ti paiono impossibili”.
L’uomo, pur poco convinto, si sottomise alla prova. Scelse, fra quanti giudicava i difetti della propria donna, quello a lui più fastidioso: la sua mania per le pulizie di casa.
Si mise ad osservarla mentre le faceva. Erano gesti rapidi e precisi, frutto di una specialissima attenzione. Si trattava di una sorta di battaglia, nella quale la donna impegnava tutta se stessa. Poco per volta, ogni angolo di casa, ogni oggetto, ogni stoviglia riacquistavano una specie di energia vitale: quell’armonia che a lui, per tanti anni, era parsa naturale e dovuta, come nata dal caso.
Alla fine, la donna si sedette, stanca e madida di sudore. L’uomo finse di arrivare in quel momento e prima che lei dicesse: “Attento…” gli nacque fra le dita un gesto: le rassettò i capelli.

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