Ti ho salvato perché non hai ucciso

David ha 48 anni, è originario dell’Iran e da vent’anni vive in Thailandia come rifugiato. Dodici anni fa è venuto alla nostra casa del Pime a Nonthaburi per chiedere aiuto. Gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia. Mi ha detto che veniva da famiglia di militari: suo padre era un generale e lui stesso ha studiato all’accademia.

Era un giovane musulmano molto leale ed entusiasta, pieno di zelo per la sua religione e di odio nei confronti dei cristiani. Gli era stato insegnato che se tocchi un cane devi lavarti le mani tre volte; se tocchi un cristiano  devi lavarti le mani sei volte. E insieme a questa molte altre cose per creare una divisione radicale tra i credenti delle due religioni.

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David ha combattuto nella guerra Iran-Iraq durante la quale è stato ferito gravemente anche con armi chimiche. Lo hanno portato in Germania per un trattamento medico speciale che gli ha salvato la vita.

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In seguito è stato mandato in Libano per una missione: doveva condurre dei prigionieri cristiani a uno scambio con alcuni prigionieri musulmani. Ha cominciato a porsi domande sul senso di tutto questo quando ha visto che i prigionieri presi in consegna erano un anziano e una donna incinta. Successivamente si è innamorato di una ragazza cristiana e in nome suo non ha più preso alcun cristiano come prigioniero. Alla fine i servizi segreti iraniani lo hanno trovato con Mary in un hotel.

Lo hanno bendato e condotto in un luogo di detenzione: lo hanno torturato in molti modi finché ha provato a suicidarsi tagliandosi le vene. Portato in ospedale, quando ancora era privo di conoscenza un uomo vestito di bianco gli è apparso e gli ha detto: «Ti ho salvato perché non hai ucciso i miei fratelli».

Il padre è riuscito a far uscire David dall’ospedale su una macchina, lo hanno caricato prima su una barca e poi su un aeroplano ed è arrivato qui a Bangkok. Con i polsi ancora sanguinanti è uscito dall’hotel, ha camminato per la strada finché si è imbattuto nella chiesa del Redentore. Entrato ha visto una grande statua di Gesù e ha udito le stesse parole: «Ti ho salvato perché non hai ucciso i miei fratelli».

«Devo conoscere chi è quest’uomo», ha pensato David. Ha cercato una Bibbia in farsi che un sacerdote gli ha procurato. È andato a Messa tutti i giorni e ha ricevuto la comunione come gli altri fedeli. Legge la Bibbia: è rimasto molto colpito da Gesù, che perdona tutti e prende su di sé i peccati del mondo. Ho detto a David che non era appropriato ricevere la comunione prima di essere battezzato. L’ho preparato e l’ho battezzato l’anno dopo a Pasqua nella chiesa di San Marco a Pathumthani. David ha lavorato molti anni come volontario con il Cooer (l’associazione cattolica di assistenza). Quest’anno ha cominciato il programma di studi teologici per laici che dura quattro anni.

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«Voglio conoscere meglio Dio, voglio dedicarmi totalmente a Colui che ha dato tutto se stesso per me. Mi ha salvato da me che volevo uccidermi. Mi ha salvato dall’intelligence iraniana che voleva uccidermi. Mi ha salvato dalla mia morte spirituale per i miei molti peccati».
Sia Benedetto Dio.
(Adriano Pelosin – Pime)