Trafficking di donne a scopo di sfruttamento sessuale in Thailandia

nanahotelIn Thailandia, la prostituzione e’ un fenomeno relativamente nuovo. Nel vecchio Siam, l’aristocrazia viveva in regime poligamico, ma nei villaggi era praticata la monogamia e le relazioni sessuali erano strettamente controllate. Le prostitute vivevano in poche citta’, insieme ai loro bambini, emarginate dal resto della societa’. Nel 1950, si stima che ci fossero solo 20.000 prostitute in tutto il paese, pochissime a confronto del mezzo milione stimato attualmente. Il fattore che ha determinato il brusco aumento del fenomeno prostituivo e soprattutto del traffico a scopo di sfruttamento sessuale in Thailandia, e’ stata – ormai c’è un sostanziale accordo su questo – la presenza militare americana nella regione, a partire dagli anni ’60, in concomitanza con la guerra del Vietnam. Il fenomeno da allora interesso’ tutta l’area della regione del Mekong:

Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam. Il paese maggiormente investito dal fenomeno fu pero’ la Thailandia, dove i soldati americani venivano mandati per periodi di licenza (i cosiddetti R&R, periodi di Rest and Recuperation). Attorno a questa presenza nacquero locali notturni e luoghi, A.Trifirò,

SE PUOI.... AIUTACI:

tratto dal sito www.tdhsea.org , P. Monzini

Progetto interregionale “Vie d’Uscita”:

cominciarono così ad essere condotte nel Paese donne provenienti da Laos, Cambogia, Myanmar (allora Cambogia) e dalla Cina meridionale. Le tailandesi, invece, venivano trafficate sia internamente – in particolare dal Nord e dal Nordest del Paese, aree di etnia Hill – e verso l’esterno, principalmente in Giappone.

Il governo non contrastò il fenomeno, anzi ne favorì l’evoluzione in quanto rappresentava una straordinaria fonte di guadagno per lo stato: la legge denominata “Entertainment Act” di fatto rese lecita la prostituzione nei locali. Anche nei casi di palese sfruttamento, le forze dell’ordine tailandesi non hanno mai contrastato il fenomeno. In meno di vent’anni, si passò dalle 20 mila prostitute del 1950, a 400 mila nei soli bordelli di Bangkok nella metà degli anni ’70.

Con la fine della guerra, l’industria del sesso si espanse ed il paese divenne una delle principali mete di turismo sessuale per gli occidentali. Oggi l’industria del sesso è uno dei settori trainanti dell’economia di tutta l’area, e l’OIL stima che una percentuale compresa tra il 2 ed il 14% del PIL di Indonesia, Malaysia, Filippine e Thailandia provenga proprio dal turismo sessuale.

************************************ IL TUO 5 per mille PER I POVERI per gli ultimi, per chi e' sfruttato, per difendere la vita sul tuo 730, modello Unico, metti il codice fiscale degli Amici di Lazzaro: 97610280014 ****************

 

Il fenomeno della prostituzione minorile è una piaga in tutti i paesi dell’area, soprattutto in Thailandia dove minori provenienti dai paesi limitrofi sono trafficati a fini sessuali. L’intensità delle attività di trafficking nell’area devono essere attribuite ai lunghi e porosi confini della regione e alle disparità economiche tra i paesi dell’area hanno determinato le rotte del traffico, tutte con destinazione Thailandia. Infatti, la posizione geografica del paese ne fa una naturale area di transito verso altre aree come Giappone, Taiwan e l’Australia ed inoltre l’economia tailandese è forte e trainante, e tende ad incoraggiare l’immigrazione clandestina dai paesi limitrofi. Migliaia di donne e bambine provenienti dal Myanmar, dal Laos, Vietnam e dalla Cina meridionale vengono trafficate ogni anno in Thailandia; secondo CATW – Coalition against Trafficking in Women – è addirittura divenuto Paese di destinazione per donne dalla Russia, dall’ ex Jugoslavia e dal sud America. Verso l’esterno, le donne tailandesi sono trafficate in Giappone (prima destinazione), Australia, India, verso i paesi del Medio oriente e verso il Nord America. In Europa le destinazioni principali sono l’Olanda e la Germania, dove sono prevalentemente impiegate nel circuito dei locali notturni e dei quartieri a luci rosse .

Particolarmente consistente è la tratta delle giovani tailandesi all’interno del Paese:

il traffico interno coinvolge per la gran parte giovani tra i 12 ed i 16 anni, provenienti dal Nord ed appartenenti alla minoranza Hill.

Le deprivazioni cui le tribù Hill sono state sottoposte e la persistenza di un politica nazionale tesa alla negazione dei loro diritti, sono la causa principale degli abusi che si perpetuano nei confronti delle giovani; queste sono molto frequentemente vendute dalle stesse famiglie ai trafficanti, che si spacciano per benefattori e promettono lavori ben pagati nella capitale.

La condizione delle popolazioni del Nord è andata peggiorando dopo il boom economico degli anni ’90, che ha portato, tra l’altro, alla sottrazione alle famiglie Hill dei loro terreni, unica fonte di sostentamento. Molte giovani, senza altre opportunità di lavoro, accettano di prostituirsi come unico mezzo per garantire.

La maggior parte di queste informazioni sono state tratte da siti dedicati al trafficking: CATW – Coalition against trafficking, Terres des Hommes, Human Trafficking.  Si veda anche il fotoreportage “L’innocenza violata”,. Un documento interessante sul traffico di donne dall’est asiatico è anche il testo di Chris de Stoop, Trafficanti di donne, Gruppo Abele, Torino, 1997. Focus sul fenomeno della tratta delle donne: analisi delle trasformazioni correnti e nuove strategie d’intervento di protezione sociale. Il caso Piemonte  – un sostentamento alla famiglia: esiste nella cultura tailandese un valore chiamato katanyu, che significa mostrare la gratitudine ai genitori, e che si traduce nella contribuzione materiale al mantenimento della famiglia, cui nessuno può sottrarsi anche a costo della prostituzione.

Come riportato in un recente studio del Programma Internazionale per l’Eliminazione dello Sfruttamento del Lavoro Minorile (ILO-IPEC, International Labour Organization- International Programme for the Elimination of the Exploitation of Child Labour), i dati più attendibili sulla prostituzione minorile in Thailandia, per i metodi statistici utilizzati, sarebbero quelli forniti dalla Commissione Nazionale per le Donne (Thai National Commission for Women) secondo i quali il numero totale di prostitute al di sotto dei 18 anni di età in Thailandia sarebbe stimabile fra le 30mila e le 35mila unità. Si stima, inoltre, che lavorino in Thailandia un numero approssimativo di circa 16mila prostituite straniere, delle quali il 30% sarebbe costituito da minori. Si calcola, poi, che a partire dal 1990 circa 80mila donne e bambine siano state vittime di traffici illegali verso la Thailandia a fini di sfruttamento sessuale, la maggior parte provenienti dal Myanmar, dal Sud della Cina (regione dello Yunnan) e dal Laos.