Turismo sessuale, triste primato italiano

turismosex_01Da circa un anno agenti di viaggio e tour operator denunciano una crisi del settore turistico che, per quel che riguarda i viaggi degli italiani, a fine 2012 registrava un calo approssimativamente dell’ordine del 14-20% rispetto al 2011. Sarebbe di conforto sapere che, se non altro, anche il turismo sessuale risente della crisi. Da anni gli italiani, maschi e femmine, figurano infatti tra i maggiori fruitori di sesso a pagamento all’estero. Già nel 2005 si stimava che fossero circa 80.000 e la cifra è stata confermata nel 2011 da indagini svolte dall’Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, e dall’Ecpat, la più grande rete internazionale di organizzazioni in lotta contro il turismo sessuale e lo sfruttamento sessuale dei minori.

Ripresi in questi giorni, in vista delle grandi vacanze estive, da alcuni mass media italiani e stranieri, i dati Unicef ed Ecpat indicano che gli italiani scelgono come destinazione soprattutto Santo Domingo, Brasile e Colombia, dove figurano tra le 4-5 nazionalità più presenti, e il Kenya, paese in cui i nostri connazionali costituiscono la maggioranza dei turisti sessuali, concentrati soprattutto nelle città della costa, da Malindi al Mombasa. Il peggio è che i turisti sessuali, italiani e non, quasi mai si preoccupano dell’età di chi si prostituisce. I pedofili veri e propri costituiscono il 5% del totale. Tutti gli altri semplicemente non si pongono domande oppure includono i rapporti con un minore tra le esperienze trasgressive da provare almeno una volta nella vita (il 60% dei casi) o abitualmente (il 35%): e si tratta, in misura crescente, di persone tra i 20 e i 40 anni.

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Farlo spendendo poco e senza il rischio di incorrere in sanzioni spiega la scelta di andare all’estero e in particolare in determinati paesi. In Kenya, ad esempio, ricorrere a prostitute minorenni è più che tollerato, del tutto sicuro (come può essere sicuro il sesso in un paese in cui si calcola che almeno il 27% delle prostitute sia HIV positivo). Il sesso con minorenni è comunemente praticato e, benché le leggi non lo consentano, tradizionalmente le figlie si danno in spose anche bambine esigendo inoltre dal marito, in cambio, un compenso in denaro o in beni che gli antropologi chiamano “prezzo della sposa”. Per farsi un’idea, qualche anno fa proprio in una cittadina della costa, a Kwale, un uomo, un locale, di 60 anni ha chiesto e ha ottenuto in moglie una bambina che ancora non aveva compiuto 11 anni. A trattative concluse, il padre della sposa ha ottenuto in cambio 17 mucche, un secchio di farina di frumento, cinque litri di olio commestibile, due paia di pantaloni, un paio di scarpe usate e un cellulare senza batteria. Denunciati dagli insegnanti della piccola che aveva smesso di andare a scuola, padre e marito della bambina se la sono cavata con una multa pari a circa 50 euro.

Persino la violenza sessuale è raramente sanzionata in Kenya. Qualche rischio può tutt’al più darsi nel caso di rapporti sessuali con maschi minorenni, più che altro se il cliente è a sua volta un maschio. Quanto al costo, secondo i nostri standard è irrisorio. Bisogna considerare che in Kenya il salario minimo mensile non arriva a 57 euro, il 43,4% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno, ed è quindi sotto la soglia della povertà, e il tasso di disoccupazione è del 40%. L’Ecpat calcola che sulla costa del Kenya il commercio sessuale coinvolga non meno di 15.000 bambine, per lo più tra i 12 e i 14 anni e persino più giovani. Non dice invece quanti siano maschi minorenni che si prostituiscono. Ma i numeri, benché indicativi, non rendono lo squallore di quel che succede: negli alberghi, ad esempio, dove tutti fanno finta di niente e tutti, dal manager ai fattorini ricavano qualcosa; e nei locali frequentati da prostitute e da clienti sfrenati, del tutto privi di remore essendo lontano da casa e incuranti del giudizio di chi li circonda…

Accade anche che in certi hotel il personale – e almeno, in questo caso, si tratta per lo più di giovani maggiorenni – sbirci l’arrivo dei gruppi di turiste alla reception, già spartendosele…proveranno poi ad abbordarle in sala da pranzo, al bar o sulla spiaggia. Una parte dei turisti sessuali, maschi e femmine, ammanta però il sesso a pagamento immaginando un legame sentimentale. Accade allora di vedere negli aeroporti scene di sofferti distacchi, promesse di pronto ritorno e di fedele attesa… salvo che, mentre i turisti passano i controlli di sicurezza, dalla dogana, appena sbarcati, escono altri turisti ansiosi di ricongiungersi con quegli stessi “grandi amori” i quali hanno appena salutato i clienti in partenza. Innamorati o no, i turisti sessuali tornano a una vita rispettabile, quasi sempre attesi a casa da parenti ignari: magari anche da figli più grandi delle prostitute con cui si sono dilettati.
Anna Bono (La Nuova Bussola Quotidiana)