Una analisi sulla composizione dei clienti della prostituzione

clienti prostituzioneItaliano, integrato e con posizione sociale non marginale e di tutte le età: tra chi chiede sesso a pagamento ci sono ”consumatori”, ”insicuri”, ”romantici” e chi preferisce il ”tour” in compagnia di amici, alcol e droga

Un uomo che richiede una prestazione sessuale a pagamento non lo fa solo per il sesso fine a se stesso. Secondo le prostitute intervistate nella ricerca condotta dalla Caritas delle diocesi di Concordia-Pordenone, Udine e Vittorio Veneto, infatti, esistono numerose altre motivazioni complementari, dettate spesso da un’insoddisfazione, dalla ricerca di maggiore sicurezza, dalla voglia di dominare una persona, dal vivere un”esperienza trasgressiva.

E’ un quadro triste e desolato quello del mondo dei clienti delle prostitute.

Quando il cliente è sposato, il più delle volte non considera la sua azione come infedeltà. I giovani invece, in aumento tra i clienti, lo fanno sostanzialmente per copiare gli altri (come accade per il fumo o la droga) e sono attratti dall’idea di trasgressione insita nel rapporto a pagamento. Non è facile definire il cliente-tipo, dal momento che è trasversale a tutti i ceti sociali e a tutte le età. E’ una persona normale, perlopiù italiana, con una vita integrata nella società e spesso con una posizione sociale non marginale.

Sulla base delle testimonianze raccolte, la Caritas ha comunque stilato una tipologia dei clienti, per tratteggiare un quadro il più possibile esaustivo dell’altra faccia della prostituzione.

“Esperienze di gruppo”: in questa categoria compare il caso di chi, durante una serata in compagnia di amici, alcol e droga, finisce con l’organizzare un “tour” di 2-3 ore che non necessariamente si conclude con un rapporto.

Il “rapporto funzionale” è invece legato a una necessità fisico-biologica: “La prostituta – si spiega nell’analisi – diventa l’esperta che ha una funzione terapeutica, aiutando le persone in difficoltà sul piano sessuale, consolidando il dominio maschile senza mettere in discussione le istituzioni familiari”.

Il “piacere egoistico” si ha nel momento in cui l’uomo può soddisfare il proprio piacere: “È una sorta di rivalsa rispetto a un mondo femminile ritenuto sempre più esigente, in quanto il rapporto vissuto all’interno della coppia è visto come vincolante”.

I “clienti consumatori” vedono la donna esclusivamente come una merce in vendita e l’eccitazione consiste nel poter trovare ragazze giovani e carine, mentre gli “sperimentatori” cercano maggiore piacere in rapporti non ottenibili altrove, reclamando ciò che non sarebbe possibile chiedere a mogli o compagne.

Ci sono poi gli “insicuri”, che vogliono essere certi di non essere rifiutati, e i “blasé”, che riferiscono delle loro esperienze in modo negativo: “Vengono viste come un passaggio obbligato per soddisfare la curiosità o per fare quello che tutti fanno. Emerge un individuo sovrastimolato e per questo reso insensibile a qualsiasi cosa, spinto da curiosità o noia a cercare tutte le esperienze possibili”. Le ultime due categorie sono in calo rispetto al passato: si tratta dei “romantici”, che investono anche sul piano relazionale, che vogliono colpire e conquistare la prostituta e che hanno anche atteggiamenti salvifici, e dei “fedeli”, che hanno rapporti ripetitivi e usuali, cercano anche il dialogo, si informano sulla vita della prostituta.
da Redattore Sociale