Una pittoresca visita alla fiera del New Age

“Provi a mettere le mani su questa piramide. Sente l’energia?”. “Compri questi sassi, la faranno sentire meglio”. Passeggiando tra gli stand del 12mo Salone della Svizzera italiana per il benessere, sono molti gli espositori che ci si avvicinano offrendo strane terapie o sospetti sistemi di guarigione. “Basterebbe un approccio cauto ¬– spiega il professor Introvigne ¬-, un esame razionale, per capire che in molti casi si è di fronte a forme particolari di spiritualità”. Spiritualità intesa come esoterismo, come magia. “Bisogna usare la ragione, e in nome di questa esaminare in modo spassionato tutti questi stand”. Solo in questo modo ci si può rendere conto di quanto dubbiosa sia la pretesa secondo cui stando ad una certa distanza da una piramide io possa accrescere il mio benessere o guarire da certe malattie. “A Tisana si parla in molti stand di una malattia come il cancro: allora ci dobbiamo chiedere se effettivamente l’idea che manipolando energie universali, su cui la ragione non riesce a darsi prove nemmeno che esistano, io possa effettivamente guarire. Altrimenti si alimentano pericolose illusioni”.

“Ero stato a Tisana cinque o sei anni fa e credo che rispetto a quell’epoca il salone stia risentendo di una certa crisi di questo mondo alternativo, che un tempo era ricollegato alla sigla “new age” oggi rifiutata da molti. Al di là di alcuni espositori istituzionali, in ogni caso, credo che chi si reca al Salone possa compiere tre percorsi, che non sono necessariamente collegati tra loro”. Il primo percorso, spiega Introvigne, è quello di prodotti alimentari, cosmetici o per il fitness, che in qualche modo si presentano come più organici, naturali e sani rispetto alle normali proposte commerciali. Il secondo è quello di metodi o prodotti terapeutici che si situano un po’ al limite della medicina o delle terapie ufficiali, “in una zona grigia tra la terapia, la filosofia, lo stile di vita e la spiritualità”. Il terzo itinerario è quello di forme che non hanno remore a dichiararsi, o dove comunque è facilmente riconoscibile un riferimento spirituale o religioso.

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“Oggi vi è un’insoddisfazione, che si tratti di alimentazione, di cosmetica o di terapia, verso prodotti standardizzati, meccanici, verso una cura della persona e un’alimentazione del corpo che tiene conto soltanto di leggi della chimica e della fisica e non tiene conto della persona nel suo insieme”. Il fatto che vi siano molte persone che in un’epoca di cibi standardizzati vadano alla ricerca del pane casereccio, della frutta seccata senza conservanti o dei salamini ticinesi non è però di per sé un male. “No, ma bisogna fare un richiamo: questo movimento in direzione dei prodotti naturali o dello “slow food” in un mondo di “fast food” deve essere, come tutte le cose, accostato con equilibrio e moderazione. Quello che è negativo, e che in una parte della letteratura in distribuzione a Tisana si intravede, è un certo fondamentalismo di chi dice che tutta la produzione alimentare dovrebbe essere biologica e la produzione non biologica è sospetta e va combattuta. Pensare di risolvere il problema dell’alimentazione della famiglia umana attraverso il ricorso ai prodotti artigianali è un’utopia irrealizzabile. Chi sostiene questa tesi non tiene conto del fatto che gli alimenti naturali qualche volta non sono meno, ma più costosi rispetto alla produzione di massa, e spesso i poveri o i Paesi del Terzo mondo non se li possono permettere “.

LA SOTTILE LINEA ROSSA
Il secondo itinerario è già molto più problematico e riguarda quelle terapie che sono un po’ al limite. “Abbiamo visto forme di Reiki, un metodo di origine giapponese che si propone di aumentare il benessere e di arrecare sollievo manovrando il flusso dell’energia universale attraverso i movimenti delle mani di un “maestro”“. Ma si tratta di una pratica terapeutica o magico-spirituale? “La comunità scientifica non sa spiegare perché il Reiki debba funzionare, perché l’imposizione delle mani da parte di un “maestro” sia diversa dall’imposizione delle mani da parte mia. Sebbene vi siano molti medici che credono che il Reiki abbia reali effetti sul benessere della persona (ma attenzione, vi sono medici convinti di tutto, compresa la reincarnazione), è chiaro che ci troviamo di fronte a qualcosa che non fa parte della scienza medica”. E se non è scienza, è magia, “e il rischio è di cadere nella superstizione”.
Mutatis mutandis, quello che abbiamo detto per il Reiki vale anche per molti altri metodi proposti a Tisana. “Vi sono molte forme di terapia che sono al limite di quanto accettato dalle istanze scientifiche. Penso alla cura attraverso i profumi, i fiori, i minerali, i cristalli, e tutto quello che in qualche modo fa riferimento al grande flusso di un’energia universale che attraverso tutti questi strumenti potrebbe essere mobilitata”. Un esempio particolarmente caratteristico presente a Tisana è quello delle Piramidi di Horus, “l’idea che alcune strutture – in questo caso la piramide, ma c’è anche chi parla di cristallo o di spirale – poste nella nostra casa o nel nostro giardino dirigano e reinterpretino l’energia universale con influssi benefici per il nostro corpo e il nostro spirito”.
È molto difficile stabilire un confine tra il terapeutico, il medico e lo spirituale. Lo vediamo bene in questi giorni di avvicinamento alla votazione federale sulla medicina alternativa. “Molte delle terapie offerte a Tisana si presentano come mediche e scientifiche, ma basta sfogliare il materiale diffuso negli stand per trovare riferimenti a percorsi spirituali, ai chakra (punti del corpo con particolare significato esoterico, secondo una tradizione che nasce dal buddismo), all’energia universale, fino alla dottrina della reincarnazione”. Il rischio non è quindi quello di venir imbrogliati? “Certamente, come in altri ambienti, anche in questo vi è statisticamente una certa percentuale di pecore nere e di truffatori. Pensare che siano la maggioranza sarebbe però sbagliato. Ma di sicuro quando si arriva a stand che vendono cristalli o pietre semipreziose e si trovano volantini che invitano a fare viaggi per andare a trovare guaritori spirituali in Brasile, il dubbio è lecito”.

LE RELIGIONI
“Il terzo percorso è molto più chiaro e non ingenera alcuna ambiguità”. Sono presenti, sia tra le conferenze previste a margine della manifestazione sia in alcune bancarelle, espressioni religiose presentate più o meno apertamente per tali. “Uno dei seminari, per esempio, è offerto da Lama Khemsar Rimpoche, del Centro Kunzhi-Ling di Agno, che è chiaramente un centro religioso. Così come vi è lo stand di un centro di meditazione Vipassana, che fa riferimento alla più antica tradizione del buddismo. Un altro stand che certamente è religioso, ma che i non addetti ai lavori potrebbero avere alcune difficoltà a individuare, è quello dello Shumei. Si tratta della branca di una nuova religione giapponese di origine scintoista, una delle più diffuse al mondo. Vi sono infine stand in cui il collegamento è meno immediato: penso a quello di Scientology, presente come “Comitato dei cittadini per i diritti dell’uomo che lotta contro la psichiatria”“.

UNA PRESENZA INQUIETANTE
È difficile spiegarsi come, tra una bancarella di cerali e un angolo per i massaggi, ci si possa imbattere nello stand di Exit. “Il fatto che si faccia una certa propaganda al diritto di suicidio, anche ove sia pienamente lecito dal punto di vista legale, è moralmente una questione molto discutibile. È inquietante e allarmante che chi partecipa a un salone del benessere poi trovi la fiera del suicidio”. Ma come mai, mi chiedo, una simile associazione può farsi pubblicità in un posto simile? “A ben guardare – mi risponde il professor Introvigne ¬– Exit offre un approccio alla vita (o alla morte) alternativo. Ed è quello che propongono la maggior parte degli stand presenti a Tisana. “Alternativo è bello”, potrebbe essere il titolo di questa fiera. Un’alternativa rispetto alla nostra tradizione, che – lo si voglia o no – è quella cristiana”. E l’esperienza insegna che non sempre, anzi raramente, l’alternativa è ragionevole.

da
Per capire se “ti sana” non spegnere il cervello
di Gregorio Schira (“Il Giornale del Popolo”)

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