Vieni Gesù Bambino – Il Miracolo di Natale (Maria Winowska)

gesu-bambinoMaria Winowska (che fu amica di Giovanni Paolo II, ed è una apprezzata scrittrice di agiografia) ha pubblicato questo racconto vero che le fu narrato da un sacerdote ungherese

Ci sono delle cose che sembrano favole, ma favole non sono. Quando si parla di cose che valicano la materia, la gente che vive di sola materia, scrolla la testa e si trincera dietro una prudente indifferenza. Volete leggere una realtà che sfiora la fantarealtà? E’ avvenuto in Ungheria, una terra martoriata, ma in prima linea per la difesa della realtà dello spirito. Realtà che nobilitano la creatura umana e la distaccano sempre più dalla bestialità travolgente che è insita nella teoria del marxismo.
La scrittrice, che ha colto dalla bocca dell’intervistato la narrazione, la rende in modo avvincente e artistica. Ma non è solo un bel racconto. E’ una cosa veramente accaduta.

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“Generalmente spiccano di più gli eroismi degli adulti” disse Padre Norbert, “però il coraggio che i piccoli portano sotto la spinta enorme in virtù del Battesimo rimane inosservato. Solo gli Angeli sono testimoni della loro lotta spirituale! Questi non riescono a trasformarla in letteratura e non immaginano il grande valore di certe parole e fatti che succedono loro spontaneamente, così rimangono nascosti nella loro semplice modestia, se non vengono scoperti, oppure Dio non mandi qualcosa di straordinario.
Dunque, nel mio isolamento di Z… dove, prima dell’occupazione sovietica ero parroco e da dove mi scacciarono, successe una volta un fatto strano. Non mi permetterei mai di raccontarlo pubblicamente, altrimenti gli intellettuali mi prenderebbero senz’altro per pazzo”.
L’oratore si fermò un momento, poi proseguì: “Lei probabilmente non mi crederà, io stesso, una ventina d’anni fa non ci avrei creduto. Però i fatti sono chiari come il sole; e anche se non si volesse credere, i fatti parlano da sé. Le cose sono andate così: una classe di 32 bambini con la maestra sono rimasti vittime di una allucinazione collettiva, o bisogna ammettere ciò che effettivamente è successo. Nessuno di noi dubita dell’accaduto. Però non dimenticherò mai il sorriso ironico e gli sguardi sarcastici che suscitò il mio racconto in qualche parte d’Europa oltre la cortina di ferro”.
“Lei stuzzica sempre di più la mia curiosità, Padre! Non mi tenga sulle spine, mi racconti”.
“Dunque, questa è la mia storia. Cambierò solo i nomi per confondere le tracce. Si tratta dell’Ungheria, e lì la verità costa sangue! Il fatto è accaduto in un piccolo paese di 1.500 anime circa. La maestra elementare era una militante atea. Tutte le sue lezioni erano imperniate allo scopo di eliminare Dio. Ogni occasione era buona per sminuire la nostra Santa Religione, deriderla e screditarla. Il suo programma era semplice: formazione di giovani atei. I bambini intimiditi non osavano difendersi. Le loro famiglie erano credenti e fedeli nell’adempimento dei loro doveri religiosi. Come Parroco del paese radunavo il mio piccolo popolo in chiesa per le lezioni di religione. In Ungheria come ovunque dietro la cortina di ferro, le lezioni di religione sono separate della altre. Come possono raccapezzarsi le povere pecorelle? Faccia attenzione! Talvolta, se necessario, la Grazia interviene aiutata da misteriosi carismi. In generale, le sciocchezze con cui la maestra, signorina Gertrud, bombardava continuamente i bambini, non avevano un grande effetto su di loro.
Mi impegnai con tutte le mie forze per sostenere spiritualmente i bambini per abituarli a ricevere spesso il Sacramento della Comunione. E, caso strano, la signorina Gertrud sembrava avere un fiuto misterioso per individuare chi si era comunicato e queste sue “pecore nere” come lei le chiamava, le trattava con sfrenata rabbia. Sembrava che lo avesse saputo da questa o da quella spia. Però arrivò anche la resa dei conti. La nuova regola del digiuno eucaristico permise ai bambini di prendere qualcosa di caldo prima di avviarsi a scuola lungo il cui tragitto si trovava anche la chiesa. Qualcuno si comunicava, altri no. Però la signorina Gertrud, al primo sguardo, scopriva i primi e nelle prime ore di lezione li chiamava fuori. Se ci fosse stata una spia tra noi, avrebbe dovuto essere molto scaltra per rivelarle i nomi in così breve tempo, e nemmeno noi abbiamo mai pensato ad una tale possibilità. La parrocchia era unita e i bambini formavano una salda comunità.
Nella IVA si trovava la decenne Angela. Era molto intelligente, capace e sempre la prima. Le sue compagne non la invidiavano perché aveva un cuore d’oro ed era sempre pronta ad aiutarle. Un giorno mi chiese di poter fare tutti i giorni la Santa Comunione.
“Ma sai anche di che cosa ti carichi?” le chiesi. Rise birichina come se volesse fare uno scherzo a qualcuno. “Signor Parroco la maestra non mi potrà rimproverare facilmente, glielo posso assicurare. Sarò ancora più diligente… Per favore, non mi dica di no. Quando prendo la Comunione mi sento più forte. Dica di sì, devo dare il buon esempio e perciò devo avere molta forza!”. Le dissi sì, sebbene con preoccupazione. Da quel momento la IVA fu un piccolo inferno. Angela sapeva impeccabilmente tutto ciò che la maestra le chiedeva. Però la maestra riversava su di lei la sua cattiva luna e la maltrattava in ogni modo. La bambina sopportava tutto pazientemente però divenne visibilmente sofferente. “Senti Angela, ma non è troppo pesante?” “No, signor Parroco. Gesù ha sofferto molto di più quando gli sputarono addosso. Questo non mi è ancora capitato”.
Il coraggio che dimostrava mi riempì di grande ammirazione. Angela non venne mai a lagnarsi da me del pessimo trattamento che riceveva, ma le sue compagne mi raccontavano piangendo degli attacchi della maestra. Dal lato del profitto, questa non poteva dire niente e così si inventava ogni giorno qualcosa di nuovo per toglierle la fede. Scavalcando il suo programma di insegnamento, la signorina Gertrud, a beneficio delle sue scolare, apri tutto il suo arsenale ateista e Angela non poté farci niente. Stava in piedi, muta a capo chino, soffocando i singhiozzi. Il suo credo però rimase inalterato, ma come difenderlo? Da novembre le lezioni divennero sempre più un duello tra la maestra e la scolara. Apparentemente trionfava la prima ed aveva sempre l’ultima parola. Perché dunque questa tenacia? Probabilmente era il silenzio di Angela che esasperava la maestra.

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Le compagne di classe disperate chiesero il mio aiuto. Cosa potevo fare? Il mio intervento avrebbe avvelenato ancora di più l’atmosfera. Per fortuna Angela tenne duro. Non rimase altro che pregare, pregare con tutte le nostre forze. La cosa si sparse nel paese e in tutto il circondario. Nessuno mi rimproverò per aver dato giornalmente la Santa Comunione ad Angela. Non era un segreto per nessuno che la maestra voleva, attraverso questa fragile bambina, colpire un bene comune, il tesoro della Fede. I genitori incoraggiavano la loro figlia a resistere ed improvvisamente Angela si trovò al centro dell’interesse comune. Tutti ammiravano la sua forza. Solo lei non se ne rendeva conto. Si sentiva umiliata per la sua incapacità di difendersi e per non saper portare dei motivi per la sua fede.
Poco prima di Natale, esattamente il 17 dicembre, la signorina Gertrud escogitò un gioco crudele che, come lei pensava, avrebbe eliminato la fede inutile che impestava la sua scuola. Il fatto merita di essere raccontato in tutti i suoi particolari. Angela fu involontariamente coinvolta in un gioco di domande e risposte. “Che cosa fai se i tuoi genitori ti chiamano?” “Vado”, rispose la ragazzina timidamente sottovoce. “Molto bene. Li senti chiamare e vai subito, come fa un bravo bambino. Che cosa succede se i tuoi genitori chiamano lo spazzacamino?” “Viene”, rispose Angela. Il suo cuore batteva in fretta, si aspettava un tranello, però non immaginava di che genere. La signorina Gertrud continuava con le sue domande: “I suoi occhi brillavano come quelli di un gatto che gioca con un topo”, mi raccontò più tardi una delle piccole testimoni. “Guardava in maniera così cattiva, così cattiva!”. “Bene, mia piccola. Lo spazzacamino viene perché c’è, perché è vivo”. Un momento di silenzio. “Tu vieni perché sei viva. Però per esempio i tuoi genitori chiamano la nonna che è morta. Verrà?” “No, non credo”. “Brava. E se chiamano Barbablù? Oppure Cappuccetto rosso? Oppure Pollicino? Ti piacciono le fiabe, no? Allora che cosa succederà?” “Non verrà nessuno, perché sono fiabe”. Angela sollevò il suo sguardo limpido, però lo riabbassò subito.

“I suoi occhi mi avevano fatto male”, mi confidò più tardi. Il dialogo proseguì. “Molto bene”, gongolò la maestra. “Mi sembra che oggi tu riesca a pensare più chiaramente. Dunque bambini vedete che qualsiasi vivente che esiste, viene se lo si chiama. E chi non viene quando è chiamato, o non esiste oppure non è più vivo. E’ chiaro, vero?”. “Sì”, rispose la classe in coro. “E adesso facciamo un piccolo esperimento”. Rivolta ad Angela: “Adesso esci”. Titubante la piccola lasciò il banco, e subito dopo la porta si chiuse pesantemente dietro l’esile figuretta. “E adesso bambini chiamatela!”. “Angela, Angela!” risuonò un coro di trenta voci. Si poteva credere, alla fine, veramente ad un gioco. Angela ritornò, era molto sconcertata. La maestra godeva del suo successo. “Siamo tutti della stessa idea, non è vero?” Disse. “Se chiamate qualcuno che vive, questi viene perché c’è. Angela è qua in carne ed ossa; sente quando la chiamate e viene. E adesso supponiamo di chiamare Gesù Bambino. C’è ancora qualcuno di voi che crede in Gesù Bambino!” Per un attimo tutto tace. Poi, alcune voci timide dicono, “Sì, sì…”. “E tu, Angela, credi tu che Gesù Bambino ti senta se lo chiami?” Angela si sentì improvvisamente sollevata da un peso. Ecco dunque il tranello della cui portata non poteva immaginare. Con grande slancio rispose: “Certo, credo che mi senta”. “Molto bene. Adesso facciamo un tentativo. Avete visto prima che Angela è rientrata dopo che l’avete chiamata. Se Gesù Bambino c’è, entrerà se voi lo chiamate. Chiamate dunque tutti insieme molto forte: • Vieni Gesù Bambino! – Uno, due, tre, tutti insieme”. I bambini abbassarono la testa e in un silenzio di tomba si sentì una risata satanica. “E qui vi volevo. Questa è la mia prova. Non avete il coraggio di chiamarlo, perché sapete benissimo che non potrebbe venire, il Bambino. E non vi può sentire perché non esiste, come Pollicino, come Barbablù, il vostro Gesù, perché sono semplicemente delle favole… storie per vecchietti seduti davanti al camino, storie che nessuno prende seriamente perché non sono vere”. I bambini sconvolti tacevano ancora. Questa brutale dimostrazione li aveva colpiti al cuore. Chi è un po’ addentro nella psicologia infantile, sa quale effetto possono avere sui bambini queste sofisticherie che si basano su un esperimento concreto. Prima l’una, poi l’altra incominciarono a dubitare, come ammisero dopo.
“Sì, veramente se c’è Gesù Bambino, come mai non si vede?” Angela era sempre muta e mortalmente pallida. “Temevo che sarebbe caduta”, mi raccontò una delle ragazzine. La maestra godeva visibilmente del dubbio dei bambini. Alla fine disse trionfante: “Schiacciate l’infame!”. Improvvisamente successe una cosa inaspettata. Angela saltò in mezzo alla classe, i suoi occhi lanciavano scintille: “Noi, Lo vogliamo chiamare! Ascoltate! Tutti insieme diciamo: • Vieni, Gesù Bambino! – In un attimo tutta la classe si alzò. Con le mani giunte, sguardi invocanti e cuori gonfi di una smisurata fede gridarono: “VIENI, GESÙ BAMBINO”! La maestra non era preparata a ciò. Involontariamente fece due, tre passi indietro , lo sguardo fisso su Angela in un silenzio di tomba. Poi di nuovo la voce cristallina: “Ancora una volta!” Era come un grido che avrebbe potuto far crollare i muri, come più tardi spiegò un bambino. Paura, impazienza, dubbio ricacciato dentro e che poteva in ogni momento esplodere, sotto l’influsso di una di loro che improvvisamente si era proclamata loro rappresentante: l’impulso dell’unità che aveva colpito tutti… Ma forse, non c’era l’attesa di un miracolo, “Io gridavo, però, non mi aspettavo niente di particolare”, mi disse Gisela. E invece accadde.

Ve lo racconterò con le stesse parole dei bambini, li ho interrogati singolarmente. La loro libera espressione sembrò più perfetta di una rappresentazione che avremmo potuto dare noi adulti. Alcune loro frasi mi sono rimaste impresse indelebilmente. Anche io, povero pastore di anime com’ero, avevo bisogno di un segno. Troppo spesso non si crede a sufficienza! I bambini non guardano verso la porta bensì il muro davanti a loro e Angela risaltava su questa cornice bianca. Ma la porta si aprì silenziosamente. Videro che una forte luce si concentrava sulla porta. Questa luce cresceva, cresceva, poi divenne una palla di fuoco. Ebbero improvvisamente paura, però tutto accadde così in fretta che non ebbero nemmeno il tempo di gridare. La palla si aprì e dentro apparve un Bambino splendido come non ne avevano mai visto. Il Bambino sorrideva loro senza dire una parola. La Sua sola presenza era una infinita dolcezza. Non avevano più paura, c’era solo gioia. Durò… un momento? … un quarto d’ora?… un’ora? Le opinioni a questo punto stranamente erano diverse. Certo è che l’accaduto non superò un’ora di lezione. Il Bambino era vestito di bianco e sembrava un piccolo sole. La luce proveniva da Lui stesso. La luce del giorno sembrava scura al confronto. Alcune delle ragazze rimasero come accecate e faceva loro male agli occhi. Altri poterono guardarLo senza conseguenze. Non diceva niente, sorrideva solo, poi scomparve nella palla di luce che si dissolse nel nulla.
La porta si richiuse dolcemente da sola. Piene di emozione, il cuore ricolmo di gioia, le ragazze non potevano pronunciare parola. Un grido acuto ruppe il silenzio. Quasi impazzita e con gli occhi che le uscivano dalle orbite, la maestra gridò: “E’ venuto, è venuto!” poi scappò e sbatté dietro di sé la porta. Ad Angela sembra di svegliarsi da un sogno. Disse semplicemente: “Avete visto, Gesù Bambino esiste. E adesso ringraziamo”. Tutti si inginocchiarono commossi e recitarono un Padre nostro, un’Ave Maria ed un Gloria al Padre. Poi uscirono dalla classe perché era arrivato il momento della pausa.
La cosa si sparse molto in fretta. I genitori mi chiesero di interrogare i bambini ed io li interrogai singolarmente. Posso testimoniare sotto giuramento di non aver trovato nei loro racconti la benché minima contraddizione. E, ciò che mi ha più sorpreso, è che l’avvenimento non sembrò loro niente di straordinario. “Avevamo bisogno di aiuto”, mi raccontò una delle ragazze, “Gesù Bambino doveva venire ad aiutarci”. “E la maestra?” chiesi io. “E” vero, ci devo ancora dire qualcosa in merito.
La signorina Gertrud fu ricoverata in manicomio. Il provveditorato mise a tacere la cosa. Sapemmo in seguito che la maestra gridava continuamente: “E’ venuto! E’ venuto!”. E perciò non era più in grado di insegnare. Volevo andare a farle visita, ma non mi fu concesso. L’ingresso in questi ospedali è tassativamente vietato ai sacerdoti. Stranamente i casi di pazzia religiosa lì sono particolarmente numerosi. Persone che per esempio hanno partecipato alla sconsacrazione delle nostre chiese sono finite quasi tutte in manicomio. Tuttavia, tutti i giorni durante la S. Messa, prego per la signorina Gertrud”.
“E Angela?”. “Adesso ha finito la scuola e aiuta la madre a casa perché, ho dimenticato di dirvelo, è la maggiore di una grossa nidiata! Avrebbe desiderato un lavoro ma l’ho persa di vista dopo il mio involontario esilio”. Padre Norbert aspirò una boccata di fumo e con un po’ di ironia disse: “Signora, non so se Lei crede alla mia storia e tantomeno se vorrà pubblicarla”. “E se io accettassi la sfida?” “D’accordo”.

Maria Winowska (Elaborato dalla Rivista “Città Nuova”, Aprile 1995)

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