Vizio e malattia: quale relazione? – Bruto Maria Bruti

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Il vizio è l’abitudine di comportarsi in modo disordinato e tale abitudine è la conseguenza di una prolungata ripetizione di atti disordinati. Esiste spesso un rapporto d’interdipendenza fra vizio e malattia. Si pensi al caso dell’alcolismo. Alcune persone possono giungere all’alcolismo per libera scelta, ma poi si crea uno stato di dipendenza psicologica, si hanno alterazioni ingravescenti della personalità e nascono anche patologie di tipo organico dovute all’abuso dell’alcol: dipendenza biologica, turbe neurologiche, turbe dell’apparato digerente e di quello cardio-vascolare.
Quindi molte scelte, libere all’inizio, alla fine rendono schiavi.

Invece molte scelte apparentemente libere non lo sono totalmente, ma fortemente condizionate da situazioni di “disordine” familiare e sociale, dalle quali la persona è contagiata o che subisce senza sua colpa. Tali situazioni di disordine nascono dall’accumulazione e dalla concentrazione degli effetti prodotti dal cattivo uso della libertà da parte di tante persone, che interagiscono negativamente con la libertà del singolo e che riducono notevolmente la sua consapevolezza e la sua responsabilità spingendolo su strade sbagliate.

Infatti alcune persone giungono – per esempio – all’alcolismo in conseguenza di ferite della psiche; in certi casi abusano dell’alcol nel tentativo illusorio di vincere il senso di solitudine e d’isolamento, ma finiscono, senza volerlo, per dare maggiore consistenza ai propri problemi e per aggiungere, alle vecchie sofferenze della psiche, le nuove, che nascono dalla dipendenza e dalle patologie determinate dall’abuso dell’alcol.

Dunque il vizio può portare alla malattia e la malattia al vizio: spesso essi si fondono e si confondono fino a costituire un “circolo vizioso”, una spirale senz’apparente via d’uscita, in cui le diverse componenti si alimentano reciprocamente.

Che cosa vuole Dio da ognuno di noi, specialmente quando siamo diventati prigionieri di un’abitudine disordinata?

Vuole che con il suo aiuto iniziamo un
cammino umile e paziente ( la cosiddetta “via stretta”) lungo le strade indicate dai comandamenti. Per nostro Signore non sono i risultati che contano ma soprattutto l’intenzione di fare la sua volontà che coincide con il nostro vero bene: fare la sua volontà continuando a camminare lungo la strada giusta, correggendo continuamente la rotta ( conversione) e continuamente rialzandoci dopo le cadute ( penitenza ).

Dio sa meglio di noi qual’è il nostro bene, ci conosce meglio di quanto noi stessi ci conosciamo, e desidera il nostro bene più di quanto noi stessi possiamo volere: infatti la nostra mente non è mai assolutamente chiara ma sempre obnubilata da stanchezza, malattia, abitudini, passioni e specialmente dall’ignoranza e questo è conseguenza del peccato originale e di tutti i peccati attuali.
Bruto Maria Bruti