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da quasi 10 anni i volontari dell'associazione Amici di Lazzaro, incontrano in strada le vittime della tratta. Ogni anno vengono avvicinate e informate circa 600 donne sulle circa 900 che si prostituiscono in Torino e provincia.
Nel 2008 e 2009 le ragazze aiutate a lasciare la strada sono state 80.
Questa opera di incontro, sostegno e reinserimento, costa ogni anno circa 5000 euro.
L'obiettivo è quello di trovare 100 benefattori da 50 euro.
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I “samaritani” delle lucciole,
Di notte lungo i viali per salvarle dal marciapiedeAndrea Giambartolomei, LaRepubblica Torino
"ABBIAMO salvato tre ragazze nigeriane dall’inizio di settembre"
Così racconta l’intervento dell’associazione «Amici di Lazzaro» il suo fondatore, il trentottenne Paolo Botti, impegnato
insieme agli altri volontari a sottrarre le prostitute straniere dal giogo degli sfruttatori.
Alle ultime tre ragazze aiutate a liberarsi, si aggiungono due romene e un’albanese che sono state tolte dalla strada nelle settimane precedenti.
IN MEDIA salvano una ragazza a settimana, decine all’anno e ora cercano nuovi volontari da preparare per le loro attività.
«Usciamo tre volte a settimana, all’incirca due ore ogni sera, dalle dieci in poi», racconta Paolo Botti che ha creato l’associazione nel 1997 per aiutare i clochard. «Ci eravamo accorti che molte nigeriane andavano in stazione per recarsi ai luoghi in cui si vendevano e quindi nel 1999 abbiamo cominciato a occuparci di sfruttamento della prostituzione soprattutto alla Pellerina e in corso Massimo».
In dieci anni le zone sono cambiate e ora gli “Amici di Lazzaro” coprono un’area più vasta: «Giriamo Torino e la cintura nelle sere, ma quando usciamo la domenica pomeriggio ci spingiamo anche a Carmagnola, Rivalta, Chivasso… ».
È un compito delicato, anche se con l’esperienza acquisita e la fama conquistata sul campo si può agire con sicurezza: «È più facile avvicinare le nigeriane — spiega — perché non hanno un protettore che le controlla a vista.
Il difficile viene dopo: temono ritorsioni verso le famiglia. Sono succubi dei riti woodoo». Con le ragazze dell’Est la vicenda è diversa: «Sono sempre controllate, però per alcune — come le rumene che hanno i documenti in regola o le albanesi già regolarizzate — l’inserimento è più facile».
Si procede con calma: «All’inizio spieghiamo che possono denunciare gli sfruttatori e restare in Italia. A quelle che hanno paura forniamo aiuti pratici o burocratici per instaurare un rapporto di fiducia. Offriamo delle alternative, come i corsi per imparare l’italiano che la nostra associazione organizza, o indicando le associazioni che possono fornire accoglienza, cure mediche o formazioni professionali», spiega Botti.
A volte «alcune ci contattano di loro volontà perché c’è un passaparola tra le ragazze già uscite dal giro e le altre. Capitano anche dei clienti che ne vedono una in difficoltà e ce le segnalano». Secondo i dati dell’associazione più della metà delle prostitute a Torino sono nigeriane, seguite dalle rumene (20%). Sono in aumento le cinesi, il cui sfruttamento è più nascosto, e le arabe. Domani dalle 9,30 alle 13 al Centro Servizi per il Volontario di via Toselli
c’è il primo dei tre incontri tenuti dai responsabili e da esperti per preparare i nuovi volontari, persone dai 18 ai 30 anni d’età che possono dedicare tre ore serali a settimana per il volontariato (chi fosse interessato può chiamare lo 340.4817498 o scrivere a info@amicidilazzaro. it). Gli altri incontri saranno il 26 settembre e il 3 ottobre. «Sono lezioni per capire la prostituzione ma anche le ragazze, la loro cultura — dice — . Ad esempio mostriamo un documentario sui quartieri a luci rosse di Amsterdam, finiti in mano agli sfruttatori». Una lezione è dedicata alla religiosità woodoo: «Spieghiamo come funzionano i riti e come le ragazze li vivono, perché fa parte della loro cultura animista che scandisce le loro vite e rende dipendenti loro e la loro famiglia».