Mosul (AsiaNews) – Era morto da almeno cinque giorni l’arcivescovo
caldeo di Mosul, trovato stamattina da alcuni membri della Chiesa su
segnalazione dei rapitori stessi. Lo ha accertato l’autopsia cui è stato
sottoposto il corpo di mons. Paulo Farj Rahho, rinvenuto in un terreno
abbandonato fuori città, usato anche come discarica. Lo riferiscono ad
AsiaNews fonti vicine al vescovo deceduto. Mons. Rahho era stato
sepolto, ha riferito mons. Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad.
Sul corpo del presule, rapito il 29 febbraio, sembra non vi siano segni
di violenze. Probabilmente è morto per la mancanza di medicinali che
doveva assumere regolarmente per i suoi gravi problemi di salute. Ma
ancora sulle cause del decesso non vi è chiarezza.
Mons. Rahho e i tre uomini che erano con lui al momento dell’agguato, si
aggiungono al lungo elenco di cristiani uccisi in Iraq.
Mosul
si conferma la città più pericolosa per la comunità cristiana, la cui
presenza è scesa a un terzo rispetto al 2003. Grande è il tributo di
sangue versato da questa diocesi. Solo nel 2007 sarebbero almeno 13 i
cristiani uccisi – tra cui p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno – più
due preti e un vescovo rapiti. Numerosi gli attacchi ad obiettivi
cristiani. L’ultima ondata di violenze si è registrata tra il 6 e il 17
gennaio 2008, quando una serie di esplosioni ha colpito: la chiesa
caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi
distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al
Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di
Mosul Jadida.
Secondo una lista stilata da AsiaNews, per l’anno passato il bilancio
delle vittime di azioni violente in Iraq è di 47 morti, di cui almeno 13
solo a Mosul.