Beirut (AsiaNews) – Ancora
un attentato, ieri, contro la comunità cristiana di
Mosul, nel nord dell’Iraq. Obiettivo dell’attacco di
ieri ancora un negoziante, secondo una strategia che
mira a sradicare la comunità cristiana. Ad essere ucciso
mentre era al lavoro è stato Oarkis Alton un
commerciante di dischi, e suo cugino è stato ferito.
L’attentato è avvenuto malgrado una maggiore presenza
della polizia, che sorveglia le chiese e pattuglia i
quartieri cristiani, come promesso dalle autorità
irachene, gli impegni delle quali trovano oggi largo
spazio su numerosi giornali arabi, anche fuori
dall’Iraq.
Sui media arabi, infatti,
oggi si parla della situazione dei cristiani di Mosul.
Numerosi quotidiani riportano anche i sentimenti di
“allarme e grande sofferenza” espressi ieri da Benedetto
XVI per le persecuzioni contro i cristiani. “Gli
attacchi a Mosul hanno costretto solo nella scorsa
settimana centinaia di famiglie cristiane a lasciare la
città”, ha detto Al Jazeera, citando il
governatore della provincia, Duraid Mohammed Kashmoula.
L’emittente ha ricordato anche l’affermazione
dell’arcivescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako, secondo il
quale i cristiani sono di fronte ad una campagna di
“liquidazione”, come già accaduto a Baghdad “a suon di
sequestri e uccisioni. In una settimana abbiamo contato
dodici vittime cristiane”.
Numerosi, come il
Middle East Times sottolineano l’affermazione
dell’ufficio del primo ministro Nuri Al Maliki di voler
“prendere immediate misure per risolvere i problemi e le
difficoltà incontrate dai cristiani a Mosul” e parlano
di mille agenti già spostati nella città. “Maliki
rafforza la sicurezza per proteggere i cristiani”,
titola il TheDaily Star. Di “un crescendo di
attacchi” contro la comunità cristiana parla Al
Bawaba, aggiungendo che “500 famiglie sono state
costrette la scorsa settimana a lasciare le case ed a
cercare rifugio in chiese, monasteri e case di parenti”.
Di 5mila persone costrette ad abbandonare le proprie
case riferisce il libanese L’Orient Le Jour,
che ricorda poi come sono 250mila i cristiani che hanno
lasciato l’Iraq, su 800mila che erano.
L’autorevole
Asharq
Alawsatt, quotidiano panarabo, ha anche un
editoriale del suo redattore capo, Tariq Alhomayed,
intitolato “Dobbiamo proteggere i cristiani iracheni”.
L’articolo parla di una “campagna organizzata che ha per
obiettivo i cristiani iracheni” ed afferma che “mentre
Al Qaeda continua a torturare i cristiani, è importante
notare che il gruppo dei deputati sciiti ha respinto la
proposta di legge che protegge la minoranza cristiana”,
ossia l’articolo della legge elettorale che prevedeva
una loro rappresentanza. “La nuova legge è incompleta e
disgregante, dando solo il minimo dei diritti politici
alle minoranze irachene, come i cristiani caldei”.
“E’ dovere di tutti gli
iracheni e non solo del loro governo – è la conclusione
dell’editoriale - proteggere i cristiani iracheni
dall’essere uccisi e allontanati e da tutte le forme di
oppressione, particolarmente tenendo conto che sono
sempre stati patriottici e non hanno mai preso parte ad
alcuna alleanza contro il loro Paese e per di più
soffrono più di ogni altro gruppo cristiano del Medio
Oriente”.
Il Middle East Online,
invece, dopo aver riferito le parole di mons. Sako,
tenta sostanzialmente di smentirlo affermando che “un
rapporto del Ministero dei diritti umani che esamina il
numero di morti nelle diverse comunità etniche, causati
direttamente o indirettamente da attacchi, tra il 2003 e
la fine del 2007 mostra che solo 172 uccisioni ci sono
state tra i cristiani iracheni: 107 caldei, 33
ortodossi, 24 cattolici, quattro assiri, tre anglicani
ed un armeno. Osservatori dicono che i cristiani non
sono minacciati più della media degli iracheni”.