La fantasia della carità
(di Giovanni Paolo II,
Novo Millennio Ineunte 50)
"Lo scenario della povertà può allargarsi indefinitamente, se aggiungiamo
alle vecchie le nuove povertà, che investono spesso anche gli ambienti e le
categorie non prive di risorse economiche, ma esposte alla disperazione del
non senso, all'insidia della droga, all'abbandono nell'età avanzata o nella
malattia, all'emarginazione o alla discriminazione sociale. Il cristiano,
che si affaccia su questo scenario, deve imparare a fare il suo atto di fede
in Cristo decifrandone l'appello che egli manda da questo mondo della
povertà. Si tratta di continuare una tradizione di carità che ha avuto già
nei due passati millenni tantissime espressioni, ma che oggi forse richiede
ancora maggiore inventiva. È l'ora di una nuova « fantasia della carità »,
che si dispieghi non tanto e non solo nell'efficacia dei soccorsi prestati,
ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il
gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante, ma come fraterna
condivisione.
Dobbiamo per questo fare in modo che i
poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come « a casa loro ». Non
sarebbe, questo stile, la più grande ed efficace presentazione della buona
novella del Regno? Senza questa forma di evangelizzazione, compiuta
attraverso la carità e la testimonianza della povertà cristiana, l'annuncio
del Vangelo, che pur è la prima carità, rischia di essere incompreso o di
affogare in quel mare di parole a cui l'odierna società della comunicazione
quotidianamente ci espone. La carità delle opere assicura una forza
inequivocabile alla carità delle parole. "