Sostieni la lotta alla tratta e allo sfruttamento:
da quasi 10 anni l'associazione Amici di Lazzaro, 3-4 volte alla settimana incontra in strada le vittime della tratta,
con un gruppo di volontari che utilizzano un pulmino dell'associazione.
Ogni anno vengono avvicinate e informate circa 600 donne sulle circa 900 che si prostituiscono in Torino e provincia.
L'associazione aiuta almeno 30-40 di queste ragazze a lasciare la strada e di molte sostiene anche economicamente il reinserimento.

Questa opera di incontro, sostegno e reinserimento, costa ogni anno circa 5000 euro.
Come ogni anno nei mesi estivi cerchiamo chi ci sostenga. L'obiettivo è quello di trovare 100 benefattori da 50 euro.
Sostieni la lotta alla tratta e allo sfruttamento.   

OBIETTIVO 50x100
:                     "Amici di Lazzaro"  C/C postale  27608157
                                                          "Amici di Lazzaro"   Iban :       IT 98 P 07601  01000  0000 27608157 
 

SPECIALE TRATTA   

  • Campagna anti tratta - articoli per comprendere e approfondire questa tematica

    Erabor, la baby-schiava
    Dalla Nigeria in Piemonte: chiusa per mesi in casa, frustata e brutalizzata
    NICCOLO' ZANCAN
    TORINO
    Al telefono la chiamavano la bambina. E in effetti Erabor era arrivata a Torino con la faccia acerba, le gambe magre da ragazzina, venduta dal padre perché ritenuta la più resistente della famiglia. Da Uromi, villaggio di fango in Nigeria, all’Europa dei ricchi: avrebbe dovuto lavorare per tutti. Come baby-sitter, a parole. Ma era chiaro che sarebbe venuta a prostituirsi. Il fatto è che la bambina non voleva vendersi. Quando, la sera del 24 ottobre 2007, è comparsa barcollando davanti al pronto soccorso dell’ospedale Martini, i medici non sapevano cosa pensare. Il referto è riassunto dal gip Silvia Bersano Begey, nella sentenza che ha condannato a 11 e 7 anni di carcere i suoi aguzzini: «Gravi lesioni agli arti inferiori e superiori, estese ulcere profonde, amputazione parziale dell’orecchio sinistro, perdita di sostanza cutanea su tutta la sommità del cranio con completa asportazione dello scalpo». Deturpata e terrorizzata, Erabor non parlava. Aveva paura delle possibili ritorsioni sui famigliari per il mancato guadagno. Anche davanti ai poliziotti, alcuni giorni dopo, è rimasta in silenzio a lungo. Solo quando ha ottenuto che il verbale venisse stracciato, con la garanzia che nessuno scrivesse, allora ha iniziato a raccontare.

    Era stata istruita bene. Diceva di avere 18 anni, anche se secondo un primo accertamento medico poteva averne sedici o diciassette. Durante un viaggio in due tempi via Lagos e Parigi, era stata vittima di riti voodoo, privata del passaporto e costretta a pagare 40 mila euro per poterlo riscattare. Una storia simile a quella di molte altre ragazze africane vittime della tratta, fino a questo punto. Ma quanto è successo dopo alla bambina nessuno lo aveva mai visto. È finita nelle mani di una maman nigeriana e di un pensionato piemontese, Mabel Imade e Angelo Bossolasco. È stata tenuta prigioniera per mesi in una casa di Mondovì, in provincia di Cuneo. Costretta in ginocchio nella stessa stanza senza finestre per notti intere, obbligata a farsi pipì addosso. Aveva piaghe da decubito, le ossa fuori dalla carne. Sulla pelle, acidi e cavi elettrici. Frustata e bastonata, fino al distacco completo dello scalpo. La maman ha cercato di tenere a bada le infezioni con l’acqua bollente. Ma la bambina andava persuasa: «Non portava rispetto e guadagnava poco».

    Gli investigatori hanno proibito le pubblicazione delle foto di Erabor. Il gip Begey: «Sono assolutamente eloquenti, anche in assenza di approfondimenti clinici. La ragazza è stata sottoposta a tentativi di ricostruzione a mezzo di chirurgia plastica con esiti comunque devastanti». Nella casa di Mondovì, il Luminol ha evidenziato tracce di sangue ovunque: lenzuola, sedie, rubinetti, prese della luce, in tutte le stanze, anche nel ripostiglio. Mabel Imade e Angelo Bossolasco ieri sono stati condannati in primo grado per tratta di essere umani, riduzione in schiavitù, lesioni prolungate aggravate dalle sevizie. Materialmente è stata lei ad infierire. Ma il ruolo di lui è stato ritenuto decisivo: «La condizione fondamentale per la commissione del reato di riduzione in schiavitù è stata la messa a disposizione da parte di Bossolasco dei locali per detenere la ragazza, segregarla e occultarla, mano a mano che le sue condizioni fisiche si aggravavano».

    Parole agghiaccianti, quelle del gip: «Bossolasco non concorre nella prima parte dell’incredibile vicenda della Erabor - l’introduzione in Italia e l’acquisto del corpo - ma il suo previo consenso per la gestione futura della “merce” è circostanza essenziale». L’avvocato Davide Diana difende Mabel Imade: «Siamo di fronte a un caso limite - spiega - l’unica cosa che ho potuto fare è stata convincerla a confessare». L’avvocato Michele Galasso assiste Erabor: «È ancora molto provata, ha subìto violenze inaudite, ma questa sentenza esemplare ci conforta». Ora Erabor vive in un comunità protetta, ha un permesso di soggiorno, eppure resta «soggiogata». Ha chiesto una foto del suo scalpo da spedire a casa: «Almeno capiscono perché non posso guadagnare».

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200907articoli/45102girata.asp

visitatore n°     

 

    Amici di Lazzaro
codice fiscale 97610280014
conto corrente postale (anche bancario)  27608157


attenzione
le donazioni online subiscono una ritenuta  del 3,4% + €0,35 EUR,
per cifre oltre i 50-100 euro meglio i bonifici o conti correnti postali