La storia di
Marta, 22 anni...
il martirio della
“Goretti” spagnola
Colui
che è stato condannato per il crimine, ancora in
carcere, ha fatto capire che se avesse ceduto
all’aggressione, come varie vittime precedenti, non
l’avrebbe uccisa.
di
Patricia Navas
BURGOS, lunedì,
13 giugno 2011 (ZENIT.org).- Il processo diocesano
della causa di beatificazione della giovane Marta
Obregón, assassinata a Burgos nel 1992 per aver
resistito a una violenza carnale, inizierà questo
martedì nella cappella della Facoltà di Teologia di
Burgos (Spagna).
Un tribunale
ecclesiastico cercherà di provare la sua santità
attraverso il martirio per aver difeso la virtù
della castità, ha reso noto a ZENIT il postulatore
diocesano della causa, Saturnino López.
López ha
sottolineato il coraggio di Marta, studentessa del
5° anno di Giornalismo, al momento della morte,
difendendo i valori e le virtù cristiane e non
cedendo di fronte all’aggressione.
“La santità è per
le virtù o per il martirio”, ha spiegato. “E il
martirio è per aver difeso la fede sotto due
aspetti: per odio alla fede o per difesa di virtù,
come nel caso di Santa Maria Goretti”.
Sono molte le
persone che si affidano a lei chiedendole favori di
ogni tipo. Tra le testimonianze raccolte sulla web
della causa, la sua amica Rosi scrive: “Il tuo
martirio non è qualcosa di vano, ma è un grido di
Dio al mondo che non valorizza più la grandezza
della Santa Purezza”.
Avviando la sua
causa nel 2007, l’Arcivescovado di Burgos ha
dichiarato: “Sottoponendo i dati al parere di Santa
Madre Chiesa, tutto ci suggerisce che la giovane
studentessa di Giornalismo Marta Obregón ci abbia
lasciato un bell’esempio, sia in una vita grata
all’amore e alla misericordia di Dio che nella sua
morte coraggiosa”.
Marta Obregón
nacque a La Coruña il 1° marzo 1969. Era la seconda
di quattro sorelle di una famiglia cristiana. A
causa del lavoro del padre, la famiglia visse un
anno a Barcellona, e nel dicembre 1970 si stabilì
definitivamente a Burgos.
Ragazza
spontanea, di carattere aperto e di bell’aspetto,
Marta studiò con profitto presso il Colegio de Jesús
María. Nell’infanzia frequentò insieme alla sorella
il Club Arlanza di Burgos, della prelatura dell’Opus
Dei.
Debolezza
e riconversione
Nel 1988 iniziò
la sua prima relazione con un ragazzo “con il quale
sperimentò la debolezza di fronte alla passione,
fino a che una volta arrivò il pericolo nello stesso
luogo in cui in un altro pomeriggio offrì la sua
vita piuttosto che offendere Dio e permettere che la
sua dignità venisse degradata”.
Saturnino López
lo spiega in una breve biografia pubblicata nel
bollettino dell’Arcivescovado di Burgos nel 2007.
Marta iniziò gli
studi universitari a Madrid sperando di diventare
una giornalista famosa. In seguito modificò le sue
aspirazioni e confessò apertamente che pensava solo
a Dio e a fargli piacere.
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Durante le
vacanze estive del 1990 partecipò a un viaggio a
Taizé organizzato da un gruppo neocatecumenale.
A Taizé ebbe
luogo una prodigiosa riconversione di Marta, che al
ritorno decise di confessarsi. Si sentiva ancora
“sporca” per ciò che era avvenuto più di due anni
prima.
Per motivi
sconosciuti, però, il confessore non l’assolse, il
che le provocò una grande sofferenza e una lotta tra
la sua volontà di donarsi a Dio e il suo sentimento
di abbandono da parte Sua.
Poco dopo, un
incontro casuale con un sacerdote del Cammino
Neocatecumenale che l’ascoltò le permise di
sperimentare il perdono e la misericordia di Dio.
Da quel momento
iniziò a difendere i valori cristiani con coraggio,
in privato e in pubblico, con gli amici,
all’università e nei mezzi di comunicazione.
Conobbe un altro
giovane cattolico, con cui intrattenne un bel
rapporto e con il quale volle essere missionaria
itinerante, ma poco dopo egli ruppe la relazione
senza darle spiegazioni.
Dopo la morte di
Marta, il ragazzo ha riconosciuto: “Dio l’allontanò
affettivamente da me, perché la mia sofferenza non
fosse maggiore”.
“Fiat”
Per il
postulatore, è molto importante il fatto che Marta
ripetesse spesso “Signore, fiat”. “Era la sua
ricerca della vocazione, lo ripeteva molto
emozionata”, spiega.
Nel suo ultimo
anno di vita, si recava ogni pomeriggio a studiare
al centro dell’Opus Dei che aveva abbandonato per
qualche anno. Terminava sempre la giornata con
mezz’ora di preghiera in ginocchio davanti al
Santissimmo.
Il giorno del suo
sacrificio, chiese che lasciassero i libri sul
tavolo di studio con l’intenzione di tornare la
mattina dopo per seguire la Messa, comunicarsi e
continuare la preparazione per gli esami di
febbraio.
Non tornò più.
Verso le 22.00, una sua vicina sentì un grido
lacerante, ma visto che non si ripeteva non uscì a
vedere cosa fosse accaduto.
Cinque giorni
dopo, il cadavere della Serva di Dio Marta Obregón
venne rinvenuto coperto di neve a circa cinque
chilometri da Burgos. Aveva 22 anni.
Il rapporto
forense indica che Marta morì nelle prime ore del 22
gennaio, festa del martirio di Santa Agnese,
cercando di sottrarsi a una violenza.
Il suo corpo
presentava numerosi colpi e 14 ferite di arma bianca
tipo bisturi, una delle quali le penetrò il cuore.
Colui che è stato condannato per il crimine,
ancora in carcere, ha fatto capire che se avesse
ceduto all’aggressione, come varie vittime
precedenti, non l’avrebbe uccisa.
Serenità
e perdono
Moltissime
persone, profondamente commosse, parteciparono
all’ultimo saluto a Marta. Il dolore si mescolava a
gioia e pace.
Alcuni testimoni
che videro il volto della ragazza affermano colpiti
che era sereno e dolce, come se non avesse subito il
terrore dei colpi e le pressioni che apparivano sul
suo corpo.
Molti altri
rimasero profondamente colpiti dalla serenità della
famiglia di Marta e dalle parole di perdono della
madre.
“E’ la forza
dello spirito”, sottolinea il postulatore. “Chi non
ha sofferto umanamente per la morte di una persona
cara e allo stesso tempo si è sentita più vicina di
prima a quella persona?”. Per López bisogna
“continuare a pregare per l’aggressore perché è
colui che ne ha più bisogno”.
Quanto alla
testimonianza dei familiari di Marta, sottolinea che
la ragazza “è stata loro sottratta per un tempo
determinato, ma per fede hanno la certezza che è già
passata per il mistero pasquale”.
“Se è morta per
essere fedele a Cristo e difendere una virtù”,
afferma, “questo dà forza ai suoi genitori”.
[Traduzione
dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]