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con i poveri, i piccoli e gli indifesi.

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La storia di Caterina
uccisa in strada dal cliente...

Da tempo la conoscevamo ed era diventata una nostra amica di  strada, non si era ancora decisa a far denuncia ai suoi sfruttatori per paura di ritorsioni nel suo paese.., a fine ottobre era stata spostata in Lombardia, poi ci è arrivata la notizia.. UCCISA da un cliente dopo una lite....
Caterina Stevens.. 24 anni.. nigeriana
..
è morta strangolata. Il dolore e la rabbia sono grandi. Ma sappiamo che aveva fede e sarà certamente in Paradiso.

Signore, portala con te in Paradiso.

Dalle ora e per sempre la gioia che non ha avuto nella sua vita terrena. E a noi dona un cuore sempre più aperto e buono per accogliere,
amare ed aiutare tutti i poveri che tu ci farai incontrare. A te, o Maria, Madonna della strada,
affidiamo tutte le donne che soffrono in strada. rendici capaci di pregare ogni giorno
e che la nostra preghiera sia una preghiera viva che cambia il nostro stile di vita,
il nostro modo di pensare e di amare. Amen.     Amici di Lazzaro

dai giornali....:

IL GIORNO

L'omicidio
dopo una notte di follia

PAVIA — Una notte di follia, in preda all'alcool e alla cocaina. Man mano che si chiariscono i dettagli delle indagini che hanno portato
all'arresto di Marco Rubino, 34enne di Pavia, emerge la drammatica storia della nottata di follia di un giovane uomo insospettabile, che fino alla sera di lunedì 5 novembre non aveva mai commesso alcun reato.
Dipendente dell'Asm, sposato con una 26enne pavese, con un figlio di un anno e mezzo, Marco Rubino è ora nel carcere di Torre del Gallo, accusato di omicidio volontario, sequestro di persona e occultamento di cadavere. Già braccato dalla polizia per aver aggredito 2 prostitute a San Martino, senza mai andare a dormire, il pomeriggio dopo la folle nottata è stato lui stesso ad andare in questura, spinto dalla moglie e da un amico poliziotto, e a raccontare tutto al capo della Mobile, Pierpaolo Marraffa. Così è iniziato un interrogatorio di 11 ore, alla presenza del magistrato lodigiano, Ilaria Sanesi, e dell'avvocato nominato d'ufficio. Quel maledetto lunedì 5 novembre, l'uomo era uscito con degli amici nel tardo pomeriggio passando la serata in giro per locali bevendo birra e alcolici. Il 34enne ha anche preso della cocaina, sebbene non fosse un consumatore abituale.
Prima di mezzanotte, i suoi amici sono tornati a casa mentre lui ha iniziato a girovagare a bordo della Y10 blu. Prima le aggressioni a 2 prostitute albanesi a San Martino. Poi la trasferta nel Milanese. E' arrivato sulla Tangenziale di Milano, dove a un distributore automatico ha provato a fare benzina, senza riuscirci perchè ha rotto la chiave del serbatoio.
Infine, sulla Melegnanina, ha caricato la prostituta nigeriana Catherina Stevens, 24 anni. Anche con lei il rapporto a pagamento è finito in aggressione: con una presa al collo, l'uomo le ha schiacciato il nervo vagale, provocandone la morte immediata. Credendola solo svenuta, l'ha scaricata in una campagna. Dopo la confessione, ancora in stato confusionale, il 34enne è stato ricoverato per una decina di giorni nel reparto di Psichiatria del San Matteo. Stefano Zanette


dal giornale "ILNUOVO"- Milano- Cronaca

 In carcere l'omicida della prostituta nigeriana

E' stato arrestato il presunto assassino della giovene africana il cui corpo è stato rinvenuto dieci giorni fa a Locate Triulzi.

MILANO - E' stao condotto ieri in carcere l'omicida, reo confesso, della prostituta nigeriana il cui corpo era stato ritrovato dieci giorni fa in un campo a Locate Triulzi.
Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile in collaborazione con i carabinieri di Corsico. L’uomo, Marco R., 34 anni, di Pavia, era incensurato.

Aveva confessato il giorno dopo aver ucciso la donna. Per dieci giorni è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico.  La vittima, Catherina Stevens, aveva 24 anni ed era originaria della Nigeria. Le analisi sul cadavere hanno confermato che è stata uccisa per strangolamento. Il suo corpo era stato trovato seminudo in località.

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LA PROVINCIA PAVESE
Prostituta uccisa, ex autista in manette
Pavia: sotto choc confessa l'aggressione
Portato prima in psichiatria poi in carcere

16 NOVEMBRE 2001, ORE 8:20, ultimo aggiornamento ore 17:20)

di Maria Grazia Piccaluga

PAVIA. Il cerchio, dopo dieci giorni di indagini, si è stretto. Gli uomini della squadra mobile di Pavia ieri mattina hanno arrestato il presunto assassino della giovane prostituta nigeriana abbandonata la notte del 5 novembre nei campi alla periferia di Locate Triulzi: Marco Rubino, 34 anni, pavese, dipendente dell'Asm, è da ieri detenuto nel carcere di Torre del Gallo. E' accusato di omicidio volontario. Oggi incontrerà per la prima volta il suo avvocato, dopo una settimana di "isolamento" in ospedale.
Nel reparto di Psichiatria del San Matteo Rubino è arrivato la mattina del 7 novembre dopo un estenuante interrogatorio in questura durato un'intera notte. Più di dieci ore chiuso nell'ufficio del capo della squadra mobile, Pierpaolo Marraffa, alla presenza del magistrato di Lodi che indagava sulla morte della nigeriana. Un fiume di parole e di disperazione. Poi la crisi e il ricovero. Una settimana in una sorta di "limbo", sospeso tra lo "strappo" della semi-confessione e la mannaia dell'arresto che pendeva ormai sul suo capo. Ieri mattina il trasferimento dall'ospedale al carcere. Ma su quella notte rimangono ancora alcuni nodi da sciogliere. La perizia disposta dal sostituto procuratore chiarirà, ad esempio, le cause della morte. Per ora - spiega il suo avvocato, Carlo Dell'Acqua - con certezza si sa solo che «c'è una donna morta e che il mio cliente è stato con lei quella sera».
La notte del 5 novembre la Y10 guidata da Rubino svolta in una strada sterrata nei pressi di Locate. A bordo c'è Caterina Stevens, 26 anni. E' alta, bella, da pochi giorni la nigeriana frequenta le strade dell'hinterland milanese. I due si appartano. Lei si spoglia ma qualcosa, a un certo punto, non va. La situazione precipita, forse esplode una discussione violenta. Caterina si accascia sul sedile, tra le braccia del partner sconosciuto. Lui racconterà poi di essersi allontanato senza avere la certezza che fosse viva o morta. Tra l'erba, dove l'ha scaricata, la ritrova il mattino seguente un contadino. Scattano immediatamente le indagini dei carabinieri. Ma nel frattempo per Rubino - tornato a casa - il peso diventa insopportabile. Lo tormenta per ore. Poi decide di confessare tutto alla moglie. Un amico, un poliziotto, viene informato dell'accaduto e gli consiglia di costituirsi. Quando telefona alla squadra mobile gli agenti, in realtà, già conoscono il suo nome. Sul tavolo del commissario ci sono due verbali. Sono le denunce di due prostitute albanesi che denunciano un'aggressione avvenuta proprio la sera del 5 novembre. Sarebbero state malmenate da un cliente. Una di loro ha annotato la targa. E' quella della Y10 di proprietà della moglie di Rubino. E' bastato un controllo dello stato di famiglia per risalire a lui. Ma c'erano ancora molti dubbi e molte ombre. Era necessario che riconoscessero l'uomo «con gli occhi verdi, di ghiaccio» che avevano descritto. Rubino invece, a sorpresa, telefona in questura e nel tardo pomeriggio ci va di persona. Dapprima respinge le accuse di aggressione alle due slave, poi comincia un racconto che sorprende anche gli inquirenti: di quelle non sa niente, ma sarebbe lui il presunto assassino della nigeriana di Locate. L'interrogatorio si fa sempre più pressante. A Pavia arriva anche il magistrato di Lodi e un avvocato d'ufficio. Resta sotto torchio fino all'alba. E' provato, in preda a un forte choc. Si decide quindi per un ricovero in Psichiatria, dove viene tenuto in osservazione. In questura intanto si tirano le fila delle sue dichiarazioni. Il racconto sembra credibile. Ma il magistrato vuole conferme prima di chiedere un provvedimento restrittivo. Dispone l'autopsia che sembra confermare un soffocamento. Ma Rubino rimane in ospedale. La procura non ravvisa pericolo di fuga o inquinamento delle prove e lo trattiene in Psichiatria. Ieri l'arresto. L'accusa è di omicidio volontario, sequestro di persona e violenza sessuale. Ma sarà la perizia ad aggiungere ulteriori certezze.

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Svolta-choc: il sospettato è di Pavia
Avrebbe aggredito anche
due prostitute a S. Martino
L'ora della morte della giovane nigeriana avvalora la ricostruzione

di Adriano Agatti

PAVIA. Si stringe il cerchio intorno all'assassino della prostituta nigeriana strangolata nelle campagne di Locate Triulzi, vicino a Siziano. Il sospettato è un uomo di mezza età di Pavia che la stessa notte avrebbe anche aggredito due prostitute albanesi vicino a S. Martino.
Le indagini, affidate agli agenti della squadra mobile di Pavia, proseguono ma per il momento non sono stati presi provvedimenti. La svolta, comunque, sembra nell'aria e nei prossimi giorni ci potrebbero essere novità clamorose.
Gli investigatori, anche se mantengono un riserbo molto stretto, sembra che siano sicuri del collegamento tra le aggressioni di San Martino e l'omicidio di Locate Triulzi. Le due prostitute, che sono state picchiate selvaggiamente alle porte di Pavia, sono state interrogate ed avrebbero addirittura consegnato agli investigatori il numero di targa dell'auto del picchiatore.
Ecco la ricostruzione del raid tra le prostitute avvenuto nella notte tra lunedì e martedì scorso. La vicenda inizia verso le 23.30 di lunedì sera quando un uomo al volante di un'auto blu (forse una Y10) si avvicina ad una prostituta albanese vicino al rondò di San Martino. La fa salire: i due si accordano per un pagamento di 50 mila. Si appartano ma il cliente non riesce a consumare il rapporto. "Ridammi le 50 mila", si mette ad urlare. E colpisce la prostituta con schiaffi, calci e pugni.
Alla fine la donna gli restituisce la banconota e viene scaricata sulla statale. L'uomo, tre quarti d'ora più tardi, carica un'altra prostituta albanese alla frazione Tre Re. La scena è identica: il rapporto non viene consumato e la donna è picchiata selvaggiamente. Il cliente fugge sulla statale 35. Intanto le donne lanciano l'allarme e vengono medicate al pronto soccorso dell'ospedale San Matteo. Guariranno in una decina di giorni. Sono state fortunate: la serata di lavoro poteva finire molto peggio.
Il misterioso cliente, sembra ubriaco fradicio, si sposta verso Siziano dove imbocca la provinciale 40 Binasco-Melegnano. Qualche chilometro più avanti carica una prostituta nigeriana e si apparta in una strada di campagna vicino alla cascina Resentera. Il territorio comunale è di Locate Triulzi. Anche con lei non riesce ad avere un rapporto completo e probabilmente la donna non vuole restituire le 50 mila del pagamento. La discussione è sempre più violenta ed alla fine il cliente la immobilizza e soffoca. La donna è completamente nuda e viene scaricata ad una trentina di metri dalla strada provinciale.
L'assassino torna a casa e martedì mattina il corpo viene recuperato da un contadino che abita a Locate. Le indagini sono scattate subito e sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Corsico.
Nel tardo pomeriggio di martedì l'indagine, coordinata dai magistrati della procura della repubblica di Lodi, è passata di competenza agli agenti della squadra mobile di Pavia. Gli investigatori hanno infatti collegato le aggressioni di San Maritno con l'omicidio di Locate. Forse è il passo decisivo.

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