Chi siamo Cosa facciamo noi Cosa puoi fare tu PER IL 2012
AIUTA UN POVERO
clicca qui
Incontri Testimonianze Nel mondo Approfondimenti
Fai Volontariato DONA ORA
Storie di povertà e tratta Storie di rinascita Storie di speranza Storie di carità Storie di fede
Jennifer (Nigeria) - mi sentivo sporca Volevano farmi abortire Anna, dalla strada alla vita Una nuova vita Fatima (Marocco) - ero sottomessa
La storia del mese 10 euro per aiutare Goccia   OFFRI IL TUO TEMPO

Il bambino non è mai un rischio
speciale gravidanza (da Sempre, novembre 2003, pg 27-28)

"Ho tenuto per mano il bambino abortito fino a quando il suo cuore ha cessato di battere" di Enrico Masini

CLICCA QUI PER SAPERE COME SOSTENERCI"Oggi- dice il neonatologo Bellieni- la metà delle donne passano la metà della vita facendo di tutto per non avere figli e la seconda metà a disperarsi perché non gli vengono". E a rimetterci è sempre chi dovrebbe nascere.

"Una volta è nato vivo un bambino di 20 settimane da un aborto spontaneo.
L' ostetrica lo stava avvolgendo in un panno per buttarlo via. Io, consapevole che così piccolo non lo potevo rianimare, l'ho battezzato e gli sono stato vicino tenendogli la mano finché dopo 45 minuti ha cessato di battergli il cuore.
Chi passava mi diceva di lasciar stare, che dovevo buttarlo via.
Io rispondevo che non si può buttar via un bambino, ha il diritto di morire con tutta la sua dignità". A raccontare il fatto, straziante e allo stesso tempo carico di umanità, è il dottor Carlo Bellieni, neonatologo presso il Policlinico "Le Scotte" di Siena, intervenuto al gruppo di studio su
"disabilità nel grembo materno" durante il convegno di Belluria del 19-20 settembre 2003.
 

 ▪  Accoglienza  
abbiamo accolte in varie comunità
molte ragazze 
 
 
 
▪  Mamme in difficoltà  
diamo pacchi viveri
a decine di donne e famiglie, alcune anziane sole.

"In neonatologia -continua il medico- curiamo i feti, bambino che stanno nel palmo di una mano e pesano 500 grammi, con un piedino di 2 centimetri. E' evidente che il feto è una persona, noi li curiamo tutti i giorni. Il feto prova dolore, più di un adulto, perché non ha ancora sviluppato la capacità di produrre endorfine. Ricorda e riconosce la voce e i sapori di ciò che mangia la madre, bevendo. il liquido amniotico. Almeno dalle 30 settimane sogna, si rileva il sonno REM. Spesso dobbiamo fare prelievi ai feti ed è per loro dolorosissimo, ma il dolore scompare se gli stiamo vicini accarezzandogli, parlandogli, tenendogli la manina.
Quello che connota il feto, la persona, fin dall'utero della mamma è il desiderio di una presenza, qualcuno che stia con, accanto.
Abbiamo scoperto che l'accudimento è il sistema analgesico e terapeutico fondamentale".
Se dall'esperienza professionale del medico emerge chiaramente che il feto è persona a tutti gli effetti, e quindi titolare di diritti, la realtà è ben diversa, e il fatto che il bambino abbia o meno diritto di nascere si vuol far dipendere dalla valutazione degli adulti. Una errata visione che,
secondo Bellieni, viene alimentata dagli stessi medici: "In diagnosi prenatale si usa la parola rischio: "Lei signora ha il rischio di avere un bambino Down nella percentuale x" E' una cosa fuorviante, è oggettivamente sbagliato applicare la parola rischio alla parola bambino.
Si dovrebbe dire "Suo figlio ha la probabilità di essere malato di ."
Perché il bambino non è mai un rischio.

Di fatto invece, secondo il medico, oggi la gravidanza viene vissuta con angoscia, con il timore continuo che il bambino non sia sano, non sia normale.
Un atteggiamento che non ha solo implicazioni sul piano etico ma che porta a conseguenze patologiche sui bambini che devono nascere. E' il caso, ad esempio, dell'eccessivo ricorso all'amniocentesi, che "ha un rischio di morte per il bambino di 1 su 100 e serve principalmente per la diagnosi della sindrome di Down che colpisce circa 1 bambino su 700.

 Accoglienza  abbiamo accolte in varie comunità molte ragazze   
 
 
▪  Mamme in difficoltà  
diamo pacchi viveri
a decine di donne e famiglie, alcune anziane sole.

Quindi nella ricerca esasperata di eliminare un bambino Down si fanno fuori 7 bambini sani".

Ma Bellieni evidenzia anche un paradosso del nostro tempo:" Oggi la metà delle donne passano la prima metà della vita facendo di tutto per non avere figli e la seconda metà a disperarsi perché non gli vengono". Si sceglie di avere un figlio quando si sono raggiunte sicurezze sul piano economico e professionale, ma poi magari il figlio non viene più (oltre al fatto che "un
'età materna oltre i 35 anni è legata a maggior rischio di anomalie per il bambino, di abortività' e di prematurità"). Sempre più frequentemente si ricorre così a pratiche come la fecondazione in vitro, in cui però "capita che alcuni feti vengano abortiti selettivamente, si ha un rischio doppio di paralisi cerebrali e di malformazioni, un rischio 2-3 volte maggiore di peso
alla nascita basissimo, una percentuale di gravidanze gemellari del 15% contro il dato normale di 2-3%".

Bellieni, medico, chiama in causa anzitutto la responsabilità della categoria alla quale appartiene:" Ciò che aiuta i genitori è lo sguardo che i medici che attuano le indagini prenatali hanno su quel bambino, dal quale dipende lo sguardo che avranno poi i genitori nei confronti del loro figlio"
. "Dobbiamo fare un passo indietro interiore quando si guarda qualcuno- conclude- .
La persona che ho davanti è mia proprietà o ha un valore in sé? Questo libera dalla possibilità di poter fare delle sciocchezze. 
Ci fa rendere conto che io e lui abbiamo lo stesso destino".

E' possibile incontrarci su appuntamento:  340 4817498   info@amicidilazzaro.it

SOSTIENICI
"Amici di Lazzaro"  PosteItaliane C/C postale  27608157
BancoPosta IBAN: 
IT 98 P 07601  01000  0000 27608157
inviate i vostri dati (cognome e nome, email e indirizzo)
per informarvi sull'uso delle offerte.

associazione Amici di Lazzaro  c.f. 97610280014
via Giolitti 21 10123  -  tel. 340 4817498  info@amicidilazzaro.it