Il
bambino non è mai un rischio
speciale gravidanza (da Sempre, novembre 2003, pg
27-28)
"Ho tenuto per mano il bambino abortito fino a quando il suo cuore ha
cessato di battere" di Enrico Masini

"Oggi- dice il neonatologo Bellieni-
la metà delle donne passano la metà della vita facendo di tutto per non avere figli e la seconda metà a disperarsi perché non gli vengono". E a rimetterci è sempre chi dovrebbe nascere.
"Una volta è nato vivo un bambino di 20 settimane da un aborto
spontaneo.
L' ostetrica lo stava avvolgendo in un panno per buttarlo via. Io, consapevole
che così piccolo non lo potevo rianimare, l'ho battezzato e gli sono stato
vicino tenendogli la mano finché dopo 45 minuti ha cessato di battergli il
cuore.
Chi passava mi diceva di lasciar stare, che dovevo buttarlo via.
Io rispondevo che non si può buttar via un bambino, ha il diritto di morire
con tutta la sua dignità". A raccontare il fatto, straziante e allo stesso
tempo carico di umanità, è il dottor Carlo Bellieni, neonatologo presso il
Policlinico "Le Scotte" di Siena, intervenuto al gruppo di studio su
"disabilità nel grembo materno" durante il convegno di Belluria del
19-20 settembre 2003.
"In neonatologia -continua il medico- curiamo i feti, bambino che stanno
nel palmo di una mano e pesano 500 grammi, con un piedino di 2 centimetri. E'
evidente che il feto è una persona, noi li curiamo tutti i giorni. Il feto
prova dolore, più di un adulto, perché non ha ancora sviluppato la capacità
di produrre endorfine. Ricorda e riconosce la voce e i sapori di ciò che mangia
la madre, bevendo. il liquido amniotico. Almeno dalle 30 settimane sogna, si
rileva il sonno REM. Spesso dobbiamo fare prelievi ai feti ed è per loro
dolorosissimo, ma il dolore scompare se gli stiamo vicini accarezzandogli,
parlandogli, tenendogli la manina.
Quello che connota il feto, la persona, fin dall'utero della mamma è il
desiderio di una presenza, qualcuno che stia con, accanto.
Abbiamo scoperto che l'accudimento è il sistema analgesico e terapeutico
fondamentale".
Se dall'esperienza professionale del medico emerge chiaramente che il feto è
persona a tutti gli effetti, e quindi titolare di diritti, la realtà è ben
diversa, e il fatto che il bambino abbia o meno diritto di nascere si vuol far
dipendere dalla valutazione degli adulti. Una errata visione che,
secondo Bellieni, viene alimentata dagli stessi medici: "In diagnosi
prenatale si usa la parola rischio: "Lei signora ha il rischio di avere un
bambino Down nella percentuale x" E' una cosa fuorviante, è oggettivamente
sbagliato applicare la parola rischio alla parola bambino.
Si dovrebbe dire "Suo figlio ha la probabilità di essere malato di ."
Perché il bambino non è mai un rischio.
Di fatto invece, secondo il medico, oggi la gravidanza viene vissuta con
angoscia, con il timore continuo che il bambino non sia sano, non sia normale.
Un atteggiamento che non ha solo implicazioni sul piano etico ma che porta a
conseguenze patologiche sui bambini che devono nascere. E' il caso, ad esempio,
dell'eccessivo ricorso all'amniocentesi, che "ha un rischio di morte per il
bambino di 1 su 100 e serve principalmente per la diagnosi della sindrome di
Down che colpisce circa 1 bambino su 700.
Quindi nella ricerca esasperata di eliminare un bambino Down si fanno fuori 7
bambini sani".
Ma Bellieni evidenzia anche un paradosso del nostro tempo:" Oggi la metà
delle donne passano la prima metà della vita facendo di tutto per non avere
figli e la seconda metà a disperarsi perché non gli vengono". Si sceglie
di avere un figlio quando si sono raggiunte sicurezze sul piano economico e
professionale, ma poi magari il figlio non viene più (oltre al fatto che
"un
'età materna oltre i 35 anni è legata a maggior rischio di anomalie per il
bambino, di abortività' e di prematurità"). Sempre più frequentemente si
ricorre così a pratiche come la fecondazione in vitro, in cui però
"capita che alcuni feti vengano abortiti selettivamente, si ha un rischio
doppio di paralisi cerebrali e di malformazioni, un rischio 2-3 volte maggiore
di peso
alla nascita basissimo, una percentuale di gravidanze gemellari del 15% contro
il dato normale di 2-3%".
Bellieni, medico, chiama in causa anzitutto la responsabilità della categoria
alla quale appartiene:" Ciò che aiuta i genitori è lo sguardo che i
medici che attuano le indagini prenatali hanno su quel bambino, dal quale
dipende lo sguardo che avranno poi i genitori nei confronti del loro
figlio"
. "Dobbiamo fare un passo indietro interiore quando si guarda qualcuno-
conclude- .
La persona che ho davanti è mia proprietà o ha un valore in sé? Questo libera
dalla possibilità di poter fare delle sciocchezze.
Ci fa rendere conto che io e
lui abbiamo lo stesso destino".
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