La
maternità è un dono non un errore da evitare (di Raffaella Frullone)

Si parla tanto di prevenzione, ma si previene una
malattia, una patologia, non una gravidanza. La maternità non è un
errore, un rischio da cui guardarsi, ma un dono». Così Medua Boioni Dedè,
già Presidente e tra i fondatori della confederazione italiana centri
regolazione naturale fertilità commenta l’articolo apparso sul quotidiano
Repubblica del 15 marzo dal titolo “Sesso sicuro – Nuovi contraccettivi, dal
condom per lei allo stick sottopelle”. Il pezzo, inserito nella sezione
“Salute” è accompagnato da una serie di commenti e approfondimenti e tra i
titoli leggiamo “In arrivo anche in Italia gli ultimi metodi per evitare
gravidanze indesiderate. Per le giovanissime si parla di doppia protezione:
preservativo contro patologie sessuali e pillola anticoncezionale”. E poi
ancora “E venne l’era dell’amore senza paura”.
Dottoressa Boioni, che cosa non la convince di quanto letto in
queste pagine?
Direi tutto, ma soprattutto l’aspetto culturale e sociale, si dà per
scontato che i giovanissimi abbiano o comunque cerchino di avere una vita
sessuale attiva, ma non è sempre così, anzi. Gli adolescenti cercano amore,
qualcosa che sia duraturo e non effimero, non possiamo rispondere a questi
bisogni con i preservativi. Senza contare che ci sono delle conseguenze
pesanti per gli adolescenti che vivono una sessualità precoce, ma di questo
non si parla…
Quale tipo di conseguenze?
Innanzitutto psicologiche. I ragazzi vivono il primo rapporto come una
prova, ma spesso rimangono frustrati perché non è come lo hanno immaginato,
le ragazze invece aspettano con ansia questo momento perché perdendo la
verginità si sentono più donne, ma poi rimangono molto deluse. Queste
sensazioni negative spesso si trascinano negli anni, nelle relazioni.
Purtroppo ho avuto a che fare con cinquantenni che ancora non avevano
elaborato i traumi della prima volta, e ovviamente neanche lo sapevano…
Queste sono cose che non si raccontano l’unico rischio da cui il mondo
adulto sembra voler mettere al riparo i ragazzi è quello di avere un figlio,
di compiere l'errore di rimanere incinta, ma una vita che nasce non è un
rischio e tantomeno un errore. Inoltre ci si scorda di dire la cosa
fondamentale, e cioè che per programmare una gravidanza l’unica cosa su cui
agire è il proprio comportamento. Autocontrollo e autodeterminazione non
sono dei paletti o delle restrizioni, ma anzi degli ingredienti essenziali
per vivere a pieno l’intimità e la comunione con l’altra persona, che non
può ridursi ad un incontro fisico.
Qualcuno non sarebbe d’accordo…
Nonostante quello che si crede non possiamo scindere il corpo dalla psiche e
dalle emozioni, nemmeno l’uomo. Aneliamo comunque all’amore, non siamo
soddisfatti dal piacere, perché il piacere finisce, quindi nessuno può dire
che traiamo gioia da un incontro soltanto genitale.
Eppure la sessualità, o meglio il libertinaggio dei costumi e la
promiscuità sono diventati la normalità e l’unica preoccupazione sembra non
essere l’amore, bensì la contraccezione…
La mentalità contraccettiva non è altro che il rifiuto della possibilità del
concepimento, in quanto l’ipotesi si una vita che nasce da un lato
terrorizza i genitori, dall’altro è vista dai giovani come una possibilità
remotissima. Così si ricorre all’educazione sessuale che però di educazione
ha ben poco. Si spiegano gli strumenti con i quali scongiurare il rischio di
una gravidanza, ma l’educazione ha ben altro scopo: quello di aiutare la
persona a far uso di tutte le sue dimensioni comprese la ragione,
l’intelligenza e la capacità di autocontrollo. Dico sempre ai ragazzi che
incontro che chi ama davvero l’altra persona è in grado di autocontrollarsi,
perché mette al centro l’altra persona, e qui non si tratta soltanto si
evitare una gravidanza, ma di incontrare davvero l’altra persona. Si può
provare un po’ di piacere, ma la gioia è tutt’altro…
Sempre sulle pagine di Repubblica la sessuologa Roberta Giommi dice
“Costruire una mentalità preventiva è il sogno di chi si occupa di
educazione alla sessualità e all’affettività”, è d’accordo?
Sarà il sogno suo, non certo il mio. O meglio se il sogno è fare in modo che
le persone traggano dalla genitalità il massimo del piacere, allora sono
d’accordo, ma questa non è sessualità. La Giommi parla di sesso e fertilità,
sesso e sicurezza, mi chiedo se si sia scordata il binomio sesso e amore.
Per me il sogno è fare in modo che le persone scoprano come attraverso il
corpo si può mostrare amore all’altra persona, un amore che soddisfa e
realizza l’intimo dell’uomo e della donna, in una donazione che ci consegna
all’altro per l’eternità, qualcosa che dura al di fuori del rapporto
sessuale, che è progetto di vita, che è il costruire qualcosa, all’interno
della quale ovviamente rientrano anche i figli. Se ci si mettono dei valori
dentro il rapporto sessuale si rinnova ogni giorno, perché cresce e diventa
fecondo, un bambino non diventa un rischio ma il frutto di un rapporto. Il
piacere non ci soddisfa perché passa. E’ la gioia che resta nel cuore...