La bufala infinita su Ipazia

Raffaello Santi, Public domain, via Wikimedia Commons

Da anni si diffondono articoli, post, meme e citazioni erronee su Ipazia, l’intellettuale pagana che fu trucidata da un gruppo di cristiani intorno al 415. Per chiarire la questione (ho consultato Vittorio Messori per garantire la vostra sicurezza), racconta Eusebio di Cesarea che Ipazia non fu uccisa per ordine di san Cirillo di Alessandria né per motivi religiosi, ma per motivi politici.

I responsabili dell’attacco erano alcuni eretici chiamati “parabolani”, cristiani fanatici che avevano preso in prestito il loro nome dai gladiatori che si battevano contro i leoni (prima che Teodosio abolisse tali spettacoli nel circo). Questi individui disprezzavano la vita e, volendo morire il più presto possibile per Cristo (secondo la loro convinzione), si impegnarono con un giuramento ad assistere i malati di peste e le persone affette da malattie infettive.

Cirillo cercava di controllarli, ma a un certo punto scoppiò un dissidio politico tra lui e il prefetto di Alessandria, Oreste. Si sospettava che Oreste fosse pagano e così i parabolani (a cui si aggiunse qualche monaco fuori controllo) presero di mira Ipazia, che era favorita da Oreste. Inoltre, l’ostilità verso Bisanzio, di cui Oreste era un rappresentante, era diffusa in tutto l’Egitto. Questo astio giocò un ruolo importante quando gli Arabi arrivarono e furono accolti in Egitto con gioia, principalmente a causa dell’odio antibizantino (Costantinopoli applicava tasse pesanti). Cirillo venne a conoscenza del linciaggio solo dopo che l’atto era stato compiuto.

Prima dell’Illuminismo, pochi conoscevano Ipazia. Successivamente, il positivista John Toland nel 1720 e Voltaire nel 1736 iniziarono a diffondere la narrativa della progressista Ipazia vittima dell’oscurantismo clericale. Nel 1776, l’inglese Edward Gibbon consolidò il mito nella sua opera sulla caduta dell’Impero romano attribuendone la colpa al cristianesimo. Nel secolo successivo, i romantici rappresentarono Ipazia come una bellissima figura dell’antico mondo trucidata dal fanatismo papista.

Nel Novecento, Ipazia fu reinterpretata come veterofemminista e divenne una vittima della misoginia cattolica. L’unico punto di vista divergente fu quello di Mario Luzi, che le dedicò un dramma nel 1978. Nel mondo del cinema, la storia di Ipazia è stata spesso presentata come uno scontro tra scienza e religione, tolleranza e fideismo, con una netta distinzione tra buoni e cattivi.

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Tuttavia, è importante comprendere la verità sul “caso Ipazia” con i mezzi limitati a nostra disposizione. Innanzitutto, nonostante possa essere stata bellissima da giovane, nel 415, quando fu uccisa, Ipazia aveva circa sessant’anni, un’età avanzata per l’epoca. La sua morte fu il risultato di un omicidio politico e la religione non fu un fattore rilevante.

Ipazia, figlia di un filosofo chiamato Teone, era una neoplatonica che teneva una scuola ad Alessandria, una delle tante scuole in quella città rinomata per la sua cultura. Tuttavia, questa “scuola” era più un cenacolo riservato a selezionati adepti, seguendo il metodo platonico e pitagorico, in cui venivano insegnati “misteri” che non dovevano essere divulgati a tutti. Ipazia non era “pagana” nel senso di adorare divinità come Giove, Giunone e Mercurio. In realtà, come neoplatonica, era più vicina al cristianesimo che al paganesimo, elogiando virtù come la verginità e la modestia nel vestire.

Tuttavia, le sue idee politiche e i suoi consigli divennero oggetto di controversia tra il prefetto cristiano Oreste e il patriarca Cirillo di Alessandria. Oreste era sostenitore della visione cesaropapista dei rapporti tra autorità religiosa e potere politico, mentre Cirillo cercava di preservare l’indipendenza della Chiesa. La tensione tra i due sfociò in un contrasto aperto nel 414, e sebbene Cirillo cercò un compromesso, Oreste rimase irremovibile sulle sue posizioni.

Nel contesto di questo conflitto politico, la colpa dell’intransigenza di Oreste venne attribuita a Ipazia e ai suoi consigli. Si diffuse la voce che i “misteri” insegnati nella sua scuola riguardassero pratiche magiche e negromantiche. Ipazia fu assalita da un gruppo di fanatici mentre veniva trasportata in lettiga, trascinata giù e trucidata. Dopo questo evento, Oreste e Cirillo si riconciliarono, e Oreste lasciò Alessandria.

È importante sottolineare che Cirillo non aveva nulla in particolare contro il paganesimo, che era ormai minoritario e insignificante. La sua principale preoccupazione era rivolta alle eresie cristiane, che stavano emergendo a un ritmo accelerato. Cirillo iniziò a scrivere contro l’imperatore Giuliano l’Apostata solo anni dopo, quando quest’ultimo tentò di ripristinare l’antica religione romana per motivi politici. Fino all’invasione islamica, l’eredità del neoplatonismo, con la sua ricerca del divino attraverso la filosofia e la pratica delle virtù, continuò ad essere presente ad Alessandria.

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Tuttavia, gli intellettuali, gli artisti, i registi e gli scrittori spesso immaginano e rappresentano il mondo pagano come un’epoca d’oro di scienza e tolleranza, un mondo distrutto dalle religioni monoteistiche, in particolare il cristianesimo. Questo disegno storico distorto ignora il fatto che il mondo pagano era caratterizzato da disperazione, con pochi che prosperavano sulle spalle di milioni di schiavi e continui conflitti scatenati dalle ambizioni personali. Inoltre, questi adattamenti politicamente corretti si allineano al potere dominante del momento senza tener conto della verità storica.
PB.

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