La Thailandia e l’utero in affitto

La maternità surrogata commerciale è illegale in Thailandia. Nel 2015, il governo thailandese ha approvato il Protection of Children Born from Assisted Reproductive Technologies Act (ART Act), che regola la maternità surrogata nel paese.

Ai sensi della legge ART, è consentita solo la maternità surrogata altruistica, il che significa che la madre surrogata non può ricevere alcun compenso finanziario per portare il bambino, ad eccezione delle spese ragionevoli relative alla gravidanza e al parto. Inoltre, gli aspiranti genitori e il surrogato devono essere cittadini tailandesi e condividere un legame di sangue.

Inoltre, gli aspiranti genitori devono essere una coppia eterosessuale legalmente sposata da almeno tre anni e almeno uno di loro deve essere il genitore genetico del bambino. La coppia deve inoltre essere incapace di concepire un figlio in modo naturale e avere un certificato medico come prova.

Fece scalporfe il caso del piccolo Gammy, il bimbo down non riconosciuto dalla coppia australiana che lo aveva “commissionato”. L’eco mediatica mondiale e la conseguente rete di solidarietà che si creo’ intorno alla mamma del bimbo spinse il governo a modificare la normativa vigente.

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“In base alla nuova legge, le coppie di stranieri non potranno servirsi della maternità surrogata in Thailandia”, ha detto il ministro. Per poter accedere ai servizi di fecondazione eterologa negli ospedali, d’ora in poi le coppie dovranno avere requisiti ben precisi: eterosessuali, regolarmente sposate da almeno tre anni, con una sterilità certificata da un medico, almeno un componente della coppia dovrà essere cittadino thailandese.

La legge proibì anche la vendita di sperma, ovuli ed embrioni. Il ministro precisò poi che, non avendo la norma un carattere retroattivo, i contenziosi già aperti dovevano essere giudicati secondo la legge sulla protezione dei bambini del 2003.

Nel corso della conferenza stampa, fu dunque sottolineato che questa legge di dodici anni fa avrebbe regolato anche un’ultima vicenda di cronaca giudiziaria che ebbe ampio rilievo in Thailandia. Una coppia omosessuale (composta da un americano e da uno spagnolo) rimase bloccata nel Paese asiatico per non rinunciare alla piccola Carmen, bimba nata da un utero in affitto. La mamma biologica della neonata, una volta venuta a sapere che sua figlia sarebbe finita in mano a una coppia dello stesso sesso, stracciò il contratto e decise di tenere la bambina.

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